lunedì 21 settembre 2015

Ho intervistato Erri De Luca, mi dichiaro colpevole


Di Laura Eduati

La Procura di Torino ha chiesto otto mesi di carcere per Erri De Luca per avermi detto al telefono "la Tav va sabotata".

Dopo quella telefonata, molto breve, ho trascritto quella intervista che poi è stata usata per accusarlo di istigazione a delinquere.

Era il primo giorno di settembre 2013. Di quel pomeriggio non ricordo reati. Ricordo che cercai il numero di Erri de Luca nell'agenda e che rispose al primo tentativo. Ricordo di aver posto qualche domanda e di aver chiamato la redazione per comunicare ciò che mi aveva detto. Ricordo poi di aver inviato l'articolo. Lo scrittore, se non sbaglio, mi scrisse un messaggio per ringraziarmi di aver riportato il contenuto correttamente.

Il resto è storia processuale. Il pm Rinaudo, nella requisitoria di oggi, ha dichiarato che le parole di un intellettuale non sono parole qualunque e che possono istigare alla violenza. Ma quelle parole, sebbene pronunciate da Erri De Luca, le ho scritte anche io e soprattutto sono state pubblicate dall'Huffington Post. Se fossero rimaste una conversazione privata, dubito che si sarebbe aperto un fascicolo contro l'autore.

Non era poi nemmeno la prima volta che Erri De Luca ribadiva quella opinione. Non alla stampa né alla televisione, ma alle persone che normalmente seguono le sue opere e il suo impegno civile: la maggioranza è composta dalle stesse persone che si oppongono alla Tav e che dunque non avevano bisogno di una intervista sull'Huffington Post per conoscere le sue idee. Chiunque sapeva che la pensa in questo modo, e continuerà a pensarla così.

Numerosi intellettuali, soprattutto stranieri, hanno firmato un appello di solidarietà accusando l'Italia di mettere alla sbarra uno scrittore per avere espresso una opinione. Molto forte, molto discutibile, ma pur sempre una opinione.

Ecco, come giornalista sono stata megafono di quella istigazione a delinquere, e dunque non capisco perché la Procura di Torino non abbia mai pensato di inserire nell'elenco degli indagati anche me, il mio telefono, il mio computer e le persone della redazione di turno quella domenica.

Il fatto è che se l'avessero fatto, molti sarebbero inorriditi per quello che sicuramente sarebbe stato definito un brutto colpo alla libertà di espressione. Tuttavia se la logica non fa difetto, De Luca non avrebbe potuto compiere quel reato senza l'attiva partecipazione di una giornalista e di un giornale. Perciò mi dichiaro colpevole.

Fonte: L'Huffington Post

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