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mercoledì 1 maggio 2019

Festa dei lavoratori?


Per milioni di persone, i disoccupati, quella del primo maggio è una giornata come le altre.Non c'è niente da festeggiare. Purtroppo, da diversi anni a questa parte, la festa dei lavoratori non coincide affatto con la festa del lavoro. Lavoro a tempo determinato, lavoro nero, lavoro part time. Lavoro e basta non se ne trova. C’è sempre un aggettivo appresso. E sono quegli aggettivi a modificare il senso del lavoro, la sua prospettiva futura, la sua sicurezza, il suo status. Il precariato ha diminuito sia i disoccupati che gli occupati a tempo indeterminato. Risultato,l’insicurezza. Quella sociale, però. Perché poi c’è anche l’insicurezza materialefisica, nel mondo del lavoro. Le morti bianche le chiamano. Anche qui un aggettivo a caratterizzare la morte. Bianca perché è innocente. Non si può morire sul lavoro!

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art.1 Cost.)

IL SIGNIFICATO DI QUESTA FESTA
Il primo maggio è la festa dei lavoratori o festa del lavoro. E’ una festività che annualmente viene celebrata per ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. L'origine della festa viene fatta risalire ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate alla Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialista ed anarchico - suggerirono come data della festività il Primo maggio. In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia soltanto due anni dopo. In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista - che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma - ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945. Nel 1947 fu funestata a Portella della Ginestra (Palermo) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.

giovedì 25 aprile 2019

25 aprile, la festa della Liberazione


Oggi si festeggia la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo. Il 25 Aprile è l’anniversario della rivolta armata partigiana e popolare contro le truppe, ormai di occupazione, naziste e i loro fiancheggiatori fascisti della repubblica sociale italiana. Grazie al sangue versato dai partigiani fu possibile dare agli italiani la libertà che era stata negata durante il ventennio di dittatura fascista.

venerdì 8 marzo 2019

Perchè si 'festeggia' l'8 marzo



Oggi è l’8 marzo, la festa della donna. Dietro questa festa (termine non proprio esatto perchè in realtà si chiama Giornata internazionale della donna) c'è un significato molto importante.

La storia più conosciuta della festa della donna è senza dubbio quella che risale al 1908. In un' azienda tessile, la Cotton di New York, alcune operaie decisero di fare sciopero per denunciare le condizioni poco accettabili nelle quali erano costrette ad eseguire il proprio lavoro. La protesta continuò per alcuni giorni, fino all'8 marzo, quando i proprietari decisero di bloccare tutte le uscite dell'industria. Il destino ha voluto che scoppiasse un incendio in cui persero la vita 129 donne, alcune anche italiane, che volevano solo avere un posto migliore in cui lavorare. Questa pare sia la leggenda più conosciuta sulla festa della donna, ma non la vera storia.

La vera storia della festa della donna va fatta coincidere con il 28 febbraio del 1909, quando il Partito Socialista americano, dopo anni di discussioni, decise di organizzare una grande manifestazione in favore del diritto di voto delle donne. Dal novembre 1908 fino al febbraio 1909 furono molte le proteste e gli scioperi delle donne che desideravano un aumento e un posto di lavoro migliore. Nel 1910 venne presa in seria considerazione l'istituzione di una giornata dedicata alle donne. Il 25 marzo del 1911 successe qualcosa di molto significativo per la nascita della festa della donna. In una fabbrica di New York, la Triangle, un incendio uccise 146 persone, la maggior parte donne immigrate. Da lì in avanti le proteste delle donne iniziarono a moltiplicarsi anche in molto paesi Europei. A San Pietro Burgo, l'8 marzo 1917, le donne manifestarono il loro desiderio di porre fine alla guerra protestando nelle piazze. Questa data fu ispirazione per far istituire a Mosca la Giornata Internazionale dell'Operaia, che si celebra appunto l'8 marzo.

La festa della donna in Italia iniziò a essere commemorata nel 1922. Ma solo nel 1945 l'Unione Donne in Italia diede un certo peso a tale manifestazione, celebrando la giornata della donna nelle zone liberate dal fascismoL'anno successivo, l'8 marzo 1946, nacque la giornata della donna: tutta Italia ricordò la celebrazione dell'anno prima. Fu scelta la mimosa come simbolo perché fiorisce nei primi giorni di marzo. Negli anni a seguire la giornata è diventata anche simbolo di reclamo di diritti e di tutela delle conquiste delle donne.

Non ci limitiamo a pensare, dunque, che è la festa dove regalare le mimose al gentil sesso e/o delle cene fuori per le donne, ma pensiamo soprattutto al significato importante che c'è dietro questa festa.



martedì 1 maggio 2018

Festa dei lavoratori?


Per milioni di persone, i disoccupati, quella del primo maggio è una giornata come le altre. Non c'è niente da festeggiare. Purtroppo, da diversi anni a questa parte, la festa dei lavoratori non coincide affatto con la festa del lavoro. Lavoro a tempo determinato, lavoro nero, lavoro part time. Lavoro e basta non se ne trova. C’è sempre un aggettivo appresso. E sono quegli aggettivi a modificare il senso del lavoro, la sua prospettiva futura, la sua sicurezza, il suo status. Il precariato ha diminuito sia i disoccupati che gli occupati a tempo indeterminato. Risultato, l’insicurezza. Quella sociale, però. Perché poi c’è anche l’insicurezza materiale, fisica, nel mondo del lavoro. Le morti bianche le chiamano. Anche qui un aggettivo a caratterizzare la morte. Bianca perché è innocente. Non si può morire sul lavoro!

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art.1 Cost.)

IL SIGNIFICATO DI QUESTA FESTA
Il primo maggio è la festa dei lavoratori o festa del lavoro. E’ una festività che annualmente viene celebrata per ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. L'origine della festa viene fatta risalire ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate alla Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialista ed anarchico - suggerirono come data della festività il Primo maggio. In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia soltanto due anni dopo. In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista - che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma - ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945. Nel 1947 fu funestata a Portella della Ginestra (Palermo) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.

mercoledì 25 aprile 2018

25 aprile, la festa della Liberazione


Oggi si festeggia la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo. Il 25 Aprile è l’anniversario della rivolta armata partigiana e popolare contro le truppe, ormai di occupazione, naziste e i loro fiancheggiatori fascisti della repubblica sociale italiana. Grazie al sangue versato dai partigiani fu possibile dare agli italiani la libertà che era stata negata durante il ventennio di dittatura fascista.

domenica 22 aprile 2018

Almeno 48 morti in un attentato a Kabul

Una persona si è fatta esplodere in un centro per l'iscrizione nei registri elettorali, l'ISIS ha rivendicato l'attacco

(AP Photo/ Rahmat Gul)

Stamattina c’è stato un attentato suicida in un centro per l’iscrizione nei registri elettorali a Kabul, la capitale dell’Afghanistan. Il ministero della Salute ha detto che sono morte almeno 48 persone. Altre 50 persone sono rimaste ferite, scrive Associated Press. Lo Stato Islamico (o ISIS) ha rivendicato l’attentato. Le prossime elezioni legislative in Afghanistan si terranno il 20 ottobre.

Quello di oggi è solo l’ultimo di una serie di attentati che ha colpito Kabul negli ultimi mesi. Il 21 gennaio un gruppo di miliziani ha attaccato per più di 12 ore il più grande hotel di Kabul, l’Intercontinental, uccidendo 22 persone; sabato 27 l’esplosione di un’ambulanza in un’area molto affollata della città ha ucciso 103 persone. Entrambi gli attentati sono stati rivendicati dai talebani, ma anche l’ISIS ne ha compiuti due di entità minore a gennaio.

L’impressione è che in Afghanistan nessuno stia davvero vincendo o perdendo e riuscire a fare un accordo di pace sembra sempre più improbabile. Come ha scritto Mark Fisher sul New York Times tre mesi fa, il problema di fare la pace tra le parti è che «mezza generazione di combattimenti ha eroso la fiducia e polarizzato le posizioni dei combattenti». Inoltre sembra mancare un mediatore, qualcuno che venga riconosciuto come interlocutore da entrambe le parti e che abbia su entrambe una certa influenza e credibilità.

Fonte: Il Post

sabato 14 aprile 2018

Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno attaccato obiettivi militari in Siria

È successo questa notte come ritorsione per l'attacco chimico di Douma, gli obiettivi sono tutti collegati al regime di Bashar al Assad

Damasco, Siria (AP Photo/Hassan Ammar)

Nella notte tra venerdì e sabato Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno attaccato tre obiettivi militari in Siria, come ritorsione per l’attacco chimico compiuto il 7 aprile a Douma, est di Damasco, dal regime del presidente Bashar al Assad. I bombardamenti aerei di questa notte hanno colpito un sito di ricerca a Damasco, sospettato di essere legato alla produzione di armi chimiche e biologiche, un deposito di armi chimiche a ovest della città di Homs, più a nord, e un’importante postazione militare del regime siriano, sempre vicino a Homs. La televisione siriana ha detto che le forze governative hanno intercettato più di una decina di missili e ha sostenuto che l’unico obiettivo danneggiato nel bombardamento sia stato il sito di ricerca a Damasco. Ha anche detto che tre persone sarebbero state ferite a Homs. I governi di Stati Uniti, Francia e Regno Unito non hanno commentato.

L’attacco, ha confermato il segretario della Difesa americano Jim Mattis, è terminato: non sono previsti altri bombardamenti a meno che Assad non usi di nuovo armi chimiche contro la sua popolazione. Mattis ha detto che l’attacco è stato due volte più grande e ha colpito due obiettivi in più del bombardamento che il presidente americano Donald Trump aveva ordinato lo scorso anno contro una base militare siriana come ritorsione dell’attacco chimico compiuto dal regime di Assad nella provincia di Idlib. Funzionari della Difesa americani hanno detto che nell’attacco sono stati usati missili da crociera Tomahawk, lanciati da almeno tre navi da guerra diverse, e un bombardiere B-1, che ha sganciato missili a lungo raggio sugli obiettivi. Missili a lungo raggio sono stati lanciati anche dagli aerei da guerra francesi e britannici, mentre un sottomarino britannico ha lanciato altri missili da crociera.

Il generale americano Joseph Dunford ha aggiunto che negli attacchi di questa notte si è evitato di colpire obiettivi che avrebbero potuto causare perdite ai russi, alleati di Assad, e anche il governo russo ha confermato che tra gli obiettivi non ci sono state basi militari con soldati russi. È un particolare importante: significa che gli Stati Uniti, in accordo con Francia e Regno Unito, hanno deciso di compiere un attacco mirato e limitato, per evitare di arrivare a uno scontro diretto con la Russia che avrebbe potuto innescare una nuova escalation di violenze in Siria. Il dipartimento della Difesa americano, comunque, ha detto che la Russia non è stata avvisata in anticipo degli obiettivi colpiti.

L’attacco di questa notte è stato annunciato da un discorso di Trump, che nei giorni scorsi aveva minacciato in diverse occasioni il regime di Assad per l’attacco chimico a Douma, nel quale erano state uccise almeno 40 persone. Trump ha detto:


«Un anno fa, Assad ha lanciato un feroce attacco con le armi chimiche contro la sua gente innocente. Gli Stati Uniti hanno risposto con 58 missili che hanno distrutto il 20 per cento delle forze aeree siriane. Lo scorso sabato, il regime di Assad ha colpito di nuovo per massacrare i civili innocenti, impiegando armi chimiche, questa volta nella città di Douma vicino alla capitale Damasco. Questo massacro è stato una significativa escalation nell’uso di armi chimiche da parte di un regime terribile. Il male e l’attacco spregevole hanno lasciato madri, padri, neonati e bambini dibattersi nel dolore e annaspare per respirare. Queste non sono le azioni di un uomo. Sono i crimini di un mostro»


Anche la prima ministra britannica Theresa May ha fatto un breve discorso trasmesso dalla televisione che ha confermato il coinvolgimento britannico: «non c’erano alternative praticabili all’uso della forza», ha detto May, che però ha aggiunto che gli attacchi non sono stati un tentativo di destituire il regime di Assad. Anche la Francia ha confermato la sua partecipazione all’intervento militare di questa notte e il presidente Emmanuel Macron ha diffuso un comunicato sull’intervento dal sito dell’Eliseo.

Anatoly Antonov, ambasciatore russo a Washington, ha diffuso un comunicato che dice: «Avevamo avvisato che azioni di questo tipo non sarebbero rimaste senza conseguenze. Tutta la responsabilità ricade su Washington, Londra e Parigi». Nella notte è arrivata anche la reazione dell’Iran, altro importante alleato di Assad. Il ministro degli Esteri iraniano ha detto: «Senza dubbio, l’America e i suoi alleati, che hanno intrapreso un’azione militare senza prove e prima che arrivasse un verdetto definitivo dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, sono responsabili delle conseguenze regionali di questo avventurismo». L’Iran si riferisce alla tesi russa seconda la quale il 7 aprile a Douma non sarebbe stato compiuto alcun attacco chimico, che sarebbe stato invece una messinscena organizzata dalle intelligence di paesi stranieri che cercavano un pretesto per attaccare Assad. Questa tesi, comunque, fa acqua da tutte le parti, come avevamo spiegato qui.

L’attacco è stato condannato anche dal regime di Assad. L’account Twitter della presidenza siriana ha pubblicato un video che dice di mostrare Assad mentre cammina all’interno del palazzo presidenziale a Damasco, questa mattina.

Fonte: Il Post

sabato 31 marzo 2018

16 morti nelle proteste nella Striscia di Gaza

L'esercito israeliano ha sparato e lanciato lacrimogeni per disperdere le migliaia di persone che si sono radunate ieri lungo il confine con Israele

I soldati israeliani al confine con Gaza, davanti ai manifestanti. (Oren Ziv/picture-alliance/dpa/AP Images)

16 persone palestinesi sono morte e oltre 1.400 sono state ferite dall’esercito israeliano, durante le grandi proteste organizzate lungo il confine fra la Striscia di Gaza e il territorio israeliano, e alle quali hanno partecipato circa 30mila persone. L’esercito israeliano ha sparato sui manifestanti e ha usato anche proiettili di gomma e gas lacrimogeni lanciati dai droni per disperdere la protesta, in quello che in molti hanno denunciato come uso eccessivo della forza. Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, ha chiesto che sia fatta un’indagine indipendente e trasparente sulla morte dei 16 palestinesi. La protesta, chiamata “Marcia del Ritorno”, era prevista da settimane e si è svolta in sei diverse manifestazioni coordinate lungo il confine della Striscia.

Come già si sapeva nei giorni scorsi, infatti, Israele ha schierato oltre 100 tiratori scelti lungo il confine, con il permesso di sparare per rispondere alla protesta. Secondo Adalah, organizzazione per i diritti dei palestinesi in Israele, l’esercito israeliano ha sparato su manifestanti palestinesi disarmati. Anche diverse testimonianze e video diffusi venerdì sui social network da attivisti locali confermano questa versione. La protesta sembra essere stata infatti in larga parte pacifica, anche se Haaretz riporta di alcuni manifestanti che hanno tirato pietre e molotov contro i soldati israeliani.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha invece sostenuto che i soldati abbiano fatto fuoco solo sui manifestanti che provavano a sfondare la recinzione sul confine. Il generale dell’esercito Eyal Zamir ha detto che tra i manifestanti c’erano membri di organizzazioni terroristiche che hanno provato a compiere attacchi usando le proteste come copertura, e l’esercito ha insistito con questa versione.

Taye-Brook Zerihoun, vice capo del Dipartimento per gli Affari politici dell’ONU, ha avvertito il Consiglio di sicurezza dell’ONU che la situazione potrebbe peggiorare nei prossimi giorni, e ha chiesto che Israele rispetti le leggi internazionali sui diritti umani, usando la forza solo quando è l’ultima risorsa. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha indetto un giorno di lutto nei territori palestinesi, per ricordare i morti delle proteste.

La protesta è stata indetta per celebrare l’anniversario di un’altra protesta di massa, tenuta nel 1976, in cui 6 manifestanti palestinesi che protestavano contro l’occupazione israeliana furono uccisi dall’esercito israeliano. La marcia in ricordo dei manifestanti uccisi si tiene ogni anno il 30 marzo, ma quest’anno la tensione è decisamente più alta per via della prossima inaugurazione dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, prevista per il 14 maggio, frutto di una controversa decisione del presidente americano Donald Trump.

Nei giorni scorsi gli organizzatori della protesta hanno insistito più volte che le manifestazioni non sarebbero state violente, ma l’esercito israeliano aveva espresso molti dubbi e ipotizzato che dietro gli organizzatori potesse esserci Hamas, il gruppo politico-terrorista che controlla la Striscia dal 2007. Una fonte anonima del comitato organizzatore ha detto ad Haaretz che Hamas non ha pagato direttamente i manifestanti, ma che ha donato dei soldi al comitato organizzatore. Un altro elemento che fa pensare che dietro alla manifestazione potrebbe esserci Hamas è il fatto che Fatah – il principale partito palestinese “moderato”, tornato da poco in cattivi rapporti con Hamas – stia sostanzialmente ignorando le proteste.

Le proteste dovrebbero continuare anche nei prossimi giorni fino al 15 maggio, il giorno dell’inaugurazione dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme: per gli israeliani il 14 maggio è il giorno dell’Indipendenza, quello in cui festeggiano la vittoria nella guerra arabo-israeliana del 1948. I palestinesi invece celebrano il 15 maggio il giorno della nakba – “la catastrofe” – cioè quello in cui molti di loro furono costretti a lasciare le proprie case, finite in territorio israeliano. Sono state allestiti dei campi lungo il confine, e sono previste nuove manifestazioni ogni venerdì.

Fonte: Il Post

giovedì 8 marzo 2018

Perchè si 'festeggia' l'8 marzo


Oggi è l’8 marzo, la festa della donna. Dietro questa festa (termine non proprio esatto perchè in realtà si chiama Giornata internazionale della donna) c'è un significato molto importante.

La storia più conosciuta della festa della donna è senza dubbio quella che risale al 1908. In un' azienda tessile, la Cotton di New York, alcune operaie decisero di fare sciopero per denunciare le condizioni poco accettabili nelle quali erano costrette ad eseguire il proprio lavoro. La protesta continuò per alcuni giorni, fino all'8 marzo, quando i proprietari decisero di bloccare tutte le uscite dell'industria. Il destino ha voluto che scoppiasse un incendio in cui persero la vita 129 donne, alcune anche italiane, che volevano solo avere un posto migliore in cui lavorare. Questa pare sia la leggenda più conosciuta sulla festa della donna, ma non la vera storia.

La vera storia della festa della donna va fatta coincidere con il 28 febbraio del 1909, quando il Partito Socialista americano, dopo anni di discussioni, decise di organizzare una grande manifestazione in favore del diritto di voto delle donne. Dal novembre 1908 fino al febbraio 1909 furono molte le proteste e gli scioperi delle donne che desideravano un aumento e un posto di lavoro migliore. Nel 1910 venne presa in seria considerazione l'istituzione di una giornata dedicata alle donne. Il 25 marzo del 1911 successe qualcosa di molto significativo per la nascita della festa della donna. In una fabbrica di New York, la Triangle, un incendio uccise 146 persone, la maggior parte donne immigrate. Da lì in avanti le proteste delle donne iniziarono a moltiplicarsi anche in molto paesi Europei. A San Pietro Burgo, l'8 marzo 1917, le donne manifestarono il loro desiderio di porre fine alla guerra protestando nelle piazze. Questa data fu ispirazione per far istituire a Mosca la Giornata Internazionale dell'Operaia, che si celebra appunto l'8 marzo.

La festa della donna in Italia iniziò a essere commemorata nel 1922. Ma solo nel 1945 l'Unione Donne in Italia diede un certo peso a tale manifestazione, celebrando la giornata della donna nelle zone liberate dal fascismo. L'anno successivo, l'8 marzo 1946, nacque la giornata della donna: tutta Italia ricordò la celebrazione dell'anno prima. Fu scelta la mimosa come simbolo perché fiorisce nei primi giorni di marzo. Negli anni a seguire la giornata è diventata anche simbolo di reclamo di diritti e di tutela delle conquiste delle donne.

Non ci limitiamo a pensare, dunque, che è la festa dove regalare le mimose al gentil sesso e/o delle cene fuori per le donne, ma pensiamo soprattutto al significato importante che c'è dietro questa festa.

sabato 24 febbraio 2018

I morti a Ghouta orientale sono più di 500

È il settimo giorno dei bombardamenti del regime di Assad e dei suoi alleati nell'enclave ribelle nella periferia di Damasco, in Siria

Ghouta orientale, fotografata venerdì. (AMMAR SULEIMAN/AFP/Getty Images)

L’Osservatorio siriano per i Diritti Umani – organizzazione non governativa con sede a Londra, considerata vicina ai ribelli e molto citata dai giornali internazionali – ha detto che i morti nei bombardamenti compiuti negli ultimi sette giorni dal regime di Bashar al Assad e dei suoi alleati a Ghouta orientale, un’area nella periferia di Damasco abitata da circa 400mila persone e controllata dai ribelli siriani, sono arrivati a 500. Proprio ieri la Russia aveva bloccato una risoluzione dell’ONU che prevedeva l’imposizione di una tregua di un mese a Ghouta orientale: ci si aspetta che nel pomeriggio di oggi il Consiglio di Sicurezza dell’ONU provi di nuovo a votare la risoluzione.

L’Osservatorio siriano per i Diritti Umani ha detto che 29 civili sono morti nei bombardamenti di sabato, e che in tutto ci sono 129 bambini tra i morti di questa settimana. L’Osservatorio ha detto che i bombardamenti di Ghouta orientale sono stati compiuti dagli aerei dell’esercito siriano fedele ad Assad e da quelli russi, nonostante la Russia abbia negato un coinvolgimento diretto nell’operazione. Si tratta del bilancio più grave nella guerra siriana dall’agosto 2013, quando il regime di Assad bombardò con armi chimiche questa stessa zona.

I video, le immagini e le testimonianze degli ultimi giorni da Ghouta orientale sono molto forti. I bombardamenti, compiuti da aerei siriani e russi, stanno colpendo anche ospedali e altre infrastrutture civili. Gli abitanti di Ghouta sono costretti a nascondersi nei rifugi sotterranei, che però non sempre si dimostrano sicuri, e le strutture mediche rimaste in piedi hanno carenza di personale, di medicine e di attrezzature di vario tipo. Ghouta è infatti circondata dal 2013: per diverso tempo è stato possibile per i ribelli e la popolazione civile far entrare beni di ogni tipo sfruttando dei tunnel sotterranei, ma da quando le forze alleate di Assad hanno preso il controllo sui territori circostanti questo tipo di traffici si è interrotto.

Fonte: Il Post

sabato 27 gennaio 2018

C’è stato un altro grave attacco a Kabul

È esplosa un'autobomba vicino a un ufficio del governo e ci sono almeno 40 morti e oltre 140 feriti: è stato rivendicato dai talebani

(WAKIL KOHSAR/AFP/Getty Images)

Stamattina a Kabul, la capitale dell’Afghanistan, c’è stata una forte esplosione nei pressi di un ufficio del ministero degli Interni. Il ministero della Salute ha detto che sono morte almeno 40 persone e che i feriti sono più di 140. Il ministero dell’Interno ha detto che si è trattato di un attacco con un’autobomba, che il veicolo usato era un’ambulanza e che l’esplosione è avvenuta vicino a un checkpoint, in un’area dove ci sono molte ambasciate straniere e edifici governativi. Al momento dell’esplosione, quando in Afghanistan era l’ora di pranzo, l’area era molto affollata: l’attacco è stato rivendicato dai talebani.

La settimana scorsa, sempre a Kabul, un attacco al più grande hotel della città aveva causato 18 morti. Negli ultimi mesi ci sono stati numerosi gravi attacchi terroristici a Kabul, cosa che ha messo in dubbio le capacità del governo di gestire la situazione. Alcuni attacchi sono stati rivendicati dalla branca afghana dello Stato Islamico (o ISIS); altri sono stati attribuiti al gruppo estremista “Rete Haqqani”, formato da una fazione di talebani che hanno base in Pakistan.

Fonte: Il Post

mercoledì 24 gennaio 2018

L’attacco contro Save the Children in Afghanistan

Un gruppo di uomini armati è entrato nell'edificio dell'organizzazione a Jalalabad: ci sono almeno 2 morti, l'ISIS ha rivendicato

Soldati afghani fuori dall'edificio di Save the Children a Jalalabad (NOORULLAH SHIRZADA/AFP/Getty Images)

In Afghanistan è in corso un attacco contro la sede dell’organizzazione internazionale Save the Children a Jalalabad, 150 chilometri a est della capitale Kabul. L’attacco è iniziato alle 9.10 ora locale (in Italia erano le 5.40 di notte) con l’esplosione di un’autobomba, ha raccontato il portavoce del governo provinciale a BBC News. Poi alcuni uomini armati sono entrati nell’edificio, forse usando un lanciarazzi per abbattere il cancello. Sohrab Qaderi, un membro del consiglio provinciale di Nangarhar (la provincia di Jalalabad), ha detto che le forze speciali afghane si stanno scontrando con due o tre assalitori armati di granate e mitragliatrici.

Per il momento ci sono notizie di 2 persone uccise e 12 ferite. Lo Stato Islamico (o ISIS) ha rivendicato l’attacco, parlando di tre assalitori, mentre in precedenza il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, aveva smentito su Twitter il coinvolgimento del suo gruppo. Non è chiaro se all’interno dell’edificio ci sia ancora personale di Save the Children.

Il portavoce di Save the Children ha detto che il gruppo è «devastato» dalla notizia dell’attacco. Save the Children, che è presente in Afghanistan dal 1976 e che oggi gestisce progetti in 16 diverse province afghane, ha deciso di sospendere tutte le sue attività nel paese.

L’ultimo attacco in Afghanistan era stato compiuto nella notte tra il 20 e il 21 gennaio, quando un gruppo di uomini armati aveva tenuto prigionieri per dodici ore gli ospiti dell’Intercontinental Hotel di Kabul, uccidendo 22 persone, molte delle quali straniere.

Fonte: Il Post

domenica 21 gennaio 2018

C’è stato un attacco al più grande hotel di Kabul

Sei persone sono morte durante l'assedio dell'hotel durato 12 ore, fino all'intervento dell'esercito: l'attacco è stato rivendicato dai talebani

L'Intercontinental Hotel di Kabul, dopo la fine dell'attacco avvenuto tra il 20 e il 21 gennaio 2018 (AP Photo/Rahmat Gul)

Nella notte tra il 20 e il 21 gennaio l’Intercontinental Hotel di Kabul, il più grande albergo della città, dove solitamente alloggiano funzionari governativi, è stato attaccato da un gruppo di uomini armati che per circa dodici ore hanno tenuto prigionieri gli ospiti: sei civili – tra cui una donna straniera – e tre attentatori sono morti e sette persone sono state ferite. Oltre 150 persone, 41 delle quali straniere, sono state tenute in ostaggio fino a quando l’esercito afghano non ha fermato gli autori dell’attacco ed evacuato l’hotel. L’attacco è stato rivendicato dai talebani. Nei giorni scorsi l’ambasciata statunitense di Kabul aveva diffuso un avviso secondo cui era possibile che alcuni gruppi armati stessero pianificando degli attacchi contro gli hotel della città e altri luoghi frequentati da stranieri.

Secondo i racconti dei testimoni, all’arrivo degli attentatori – le 21 ora locale – la maggior parte degli ospiti dell’hotel si trovava a cena. Alcune testimonianze dicono che gli autori dell’attacco sono entrati passando per una porta delle cucine: vedendo il gruppo armato (con armi da fuoco e granate) tutti si sono spaventati e molti si sono nascosti nelle proprie stanze, sotto i letti o nei bagni. Alcune persone hanno anche cercato di uscire dall’hotel usando delle lenzuola per calarsi da un balcone all’ultimo piano. Le forze speciali dell’esercito afghano sono entrate nell’hotel dopo essere arrivate sul tetto dell’edificio trasportate da elicotteri, e le immagini dell’hotel trasmesse dalla TV afghana hanno mostrato una grossa colonna di fumo nero proveniente da alcuni incendi interni.

L’Intercontinental di Kabul, che non fa parte dell’omonima catena internazionale ed è di proprietà dello stato afghano, si trova sul fianco di una collina che sovrasta la capitale e ha 200 camere. È molto sorvegliato, dato che solitamente ospita funzionari del governo e stranieri che vivono in città. La scorsa notte ad esempio si trovavano all’interno della struttura molti funzionari del ministero delle Telecomunicazioni, perché in programma per oggi c’era un convegno di tecnologia informatica. Non è la prima volta che l’hotel subisce un attacco: era già successo nel 2011, quando una notte un gruppo di miliziani talebani aveva assaltato l’hotel per poi scontrarsi con l’esercito. In quell’occasione erano morti almeno 10 civili.

Il ministero dell’Interno afghano ha annunciato che ci sarà un’indagine per stabilire come sia stato possibile per gli attentatori entrare nell’hotel, nonostante i sistemi di sicurezza. Solo due settimane fa la sorveglianza della struttura era stata appaltata a un’azienda privata.

Negli ultimi mesi ci sono stati numerosi gravi attacchi terroristici a Kabul, cosa che ha messo in dubbio le capacità del governo di gestire la situazione. L’ultimo era stato alla fine di dicembre, quando nei pressi della redazione di un’agenzia stampa e di un centro culturale musulmano di dottrina sciita c’era stato un attentato suicida in cui erano morte 41 persone. Questo attacco e molti altri sono stati rivendicati dalla branca afghana dello Stato Islamico (o ISIS); altri sono stati attribuiti al gruppo estremista “Rete Haqqani”, formato da una fazione di talebani che hanno base in Pakistan. Un’altra quarantina di persone era morta a ottobre in un attacco dell’ISIS a una moschea sciita.

Fonte: Il Post

giovedì 4 gennaio 2018

Almeno 28 morti in Siria per i bombardamenti di caccia russi sui civili

Tra le vittime anche dei bambini. Il 31 dicembre due soldati russi erano stati uccisi in un attacco dei miliziani dell'opposizione armata siriana


Secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, almeno 28 persone sono morte nelle ultime 24 ore in seguito ad alcuni attacchi di caccia russi e dell’artiglieria dell’esercito fedele al governo di Bashar al-Assad in zone residenziali dell’enclave ribelle assediata in Ghouta orientale, alla periferia di Damasco.

Tra le vittime ci sono anche undici donne, sette bambini e un volontario dei Caschi bianchi, l’organizzazione umanitaria per la difesa dei civili in Siria.

L’attacco potrebbe rappresentare una rappresaglia per l’uccisione, avvenuta il 31 dicembre, di due militari russi nella aerea di Hmeymim, a sud di Latakia. Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa russo il 4 gennaio, i responsabili dell’attentato sarebbero dei miliziani dell’opposizione armata siriana.

“Il 31 dicembre 2017, al calar della notte, il campo d’aviazione di Hmeymim ha subito un improvviso fuoco di mortaio da parte di un gruppo di miliziani sovversivi: due militari sono rimasti uccisi nel bombardamento”, recita il comunicato del ministero della Difesa russo.

Sempre secondo questo comunicato, citato dall’agenzia di stampa russa TASS, ci sarebbero state 10 violazioni del cessate il fuoco in Siria nelle ultime 24 ore.

Secondo il ministero russo, la maggior parte di queste si è verificata in territori controllati dal gruppo terroristico al-Nusra, legato ad al-Qaeda.

A maggio, Russia, Iran e Turchia hanno raggiunto un accordo per stabilire in Siria quattro zone di de-escalation dove è vietato condurre attacchi. Queste si trovano in Ghouta orientale, alla periferia di Damasco, nella provincia meridionale di Daraa, nell’area circostante la città di Homs e nella provincia di Idlib, insieme ad alcune aeree delle vicine province di Aleppo, Latakia e Hama.

Al momento, quasi 400mila civili sono assediati in Ghouta orientale dalle forze fedeli al governo di Damasco.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 28 dicembre 2017

Ci sono almeno 41 morti per un attacco suicida a Kabul

È successo nei pressi della redazione di un'agenzia stampa e di un centro culturale sciita: l'attacco è stato rivendicato dall'ISIS

(SHAH MARAI/AFP/Getty Images)

Stamattina c’è stato un attacco suicida nella zona ovest di Kabul, in Afghanistan, nei pressi della redazione di un’agenzia stampa e di un centro culturale musulmano di dottrina sciita. Il ministero della Salute afghano ha detto che ci sono almeno 41 morti e 84 feriti. Parlando con BBC, il ministero degli Interni ha aggiunto che l’attacco suicida è stato seguito da altre due esplosioni. L’attentato è stato rivendicato dallo Stato Islamico (o ISIS).

Il capo della polizia di Kabul ha detto che l’attentato è avvenuto mentre nel centro culturale sciita, chiamato Tebyan, era in corso una discussione di gruppo.

Due mesi fa c’erano stati due attacchi simili ad altrettante moschee, una sciita e una sunnita: morirono 72 persone. A maggio, invece, un’autobomba esplose nella zona fra il palazzo presidenziale e le ambasciate causando più di 90 morti.

Fonte: Il Post

giovedì 14 dicembre 2017

Ci sono almeno 15 morti per un attentato suicida in una scuola di polizia di Mogadiscio, in Somalia


Un attentatore suicida travestito da poliziotto si è fatto esplodere in una scuola di polizia di Mogadiscio, in Somalia, uccidendo almeno 15 agenti. Un funzionario di polizia ha detto a Reuters che ci sono altri 17 feriti. Il gruppo terrorista islamista al Shabaab ha rivendicato l’attentato, sostenendo però di avere ucciso 27 poliziotti: un bilancio molto più alto di quello confermato.

(AP Photo/Farah Abdi Warsameh) 

Fonte: Il Post

martedì 5 dicembre 2017

Esplosione su un autobus a Homs, in Siria: 8 morti

Otto persone sono morte e 16 sono rimaste ferite. Molti dei passeggeri erano studenti universitari

Il luogo dell'esplosione a Homs, in Siria. Credit: AFP

Almeno 8 persone sono morte dopo che una bomba è esplosa a bordo di un autobus nella città di Homs, in Siria, presso la strada di al-Ahram martedì 5 dicembre 2017.

A riferirlo è stata la tv pubblica siriana Ikhbariya.“Un’esplosione è stata causata da una bomba all’interno di un autobus passeggeri nel quartiere di Akrama”, hanno detto i giornalisti del network siriano.

Otto persone sono morte e 16 sono rimaste ferite, secondo l’agenzia Reuters che cita l’autorità sanitaria locale.

Molti dei passeggeri erano studenti universitari, secondo quanto ha riferito il governatore di Homs, Talal al-Barazi, alla televisione di stato Ikhbariya. L’esplosione si è verificata nel quartiere in cui si trova l’università di al-Baath.

Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità per un attacco simile a Homs nel mese di maggio, quando un’autobomba ha ucciso 4 persone e ne ha ferite 32.

Homs si trova nella parte occidentale della Siria ed è la terza città più grande del paese. A maggio 2017 è rientrata sotto il pieno controllo governativo per la prima volta dallo scoppio della guerra civile siriana nel 2011. Centinaia di ribelli siriani hanno lasciato in quel periodo al-Waer, il quartiere sotto il controllo dell’opposizione, insieme alle loro famiglie.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 24 novembre 2017

Attacco in una moschea nel Sinai, almeno 235 morti e 125 feriti

L'attentato è avvenuto presso la moschea di Al Rawdah a Bir al-Abed, a ovest della città di Arish


Almeno 235 persone sono state uccise da sospetti miliziani che hanno fatto esplodere una bomba e hanno aperto il fuoco presso una moschea nel Sinai, nel nord dell’Egitto, venerdì 24 novembre 2017. La notizia è stata riportata dall’agenzia statale Mena, che cita fonti ufficiali.

L’attacco è avvenuto presso la moschea di Al Rawdah a Bir al-Abed, a ovest della città di Arish, capoluogo della regione. Altre 125 persone sarebbero rimaste ferite. I testimoni dicono che numerose ambulanze sono arrivate sulla scena.

Un leader tribale e capo di una milizia beduina che combatte al fianco delle forze governative egiziane ha detto all’agenzia di stampa Afp che la mosche colpita dall’attacco è un luogo conosciuto come punto di raccolta di fedeli musulmani sufi. Questa confraternita islamica è la più “mistica” della religione musulmana ed è considerata “eretica” dai gruppi fondamentalisti.

Gli attentatori avrebbero collocato ordigni artigianali intorno al luogo di culto, facendoli esplodere all’uscita dei fedeli, dopo la preghiera del venerdì, giorno sacro per i musulmani. Sempre gli attentatori, avrebbero poi sparato sui fedeli in fuga.

Secondo quanto riportato dal canale televisivo Sky News Arabia, alcuni droni armati delle forze egiziane hanno ucciso 15 miliziani coinvolti nell’ attacco.

Stando a quanto riportato dall’emittente araba, gli attacchi aerei sono stati effettuati in un’area desertica vicino al luogo dell’attacco, a Bir al-Abed, a ovest della città di Arish.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha convocato un incontro d’emergenza poco dopo l’attacco.

Il governo ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale.

Le forze di sicurezza egiziane stanno combattendo contro un’insurrezione del sedicente Stato islamico nel governatorato del Sinai del Nord, dove i miliziani hanno ucciso centinaia di membri della polizia e soldati con l’intensificarsi dei combattimenti negli ultimi tre anni

Al momento nessun gruppo ha rivendicato l’attacco.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 22 novembre 2017

Il “boia di Srebrenica” Mladic è stato condannato per genocidio e crimini contro l’umanità

Mladic è stato allontanato dall'aula del tribunale dopo aver urlato ai giudici stavano leggendo la sentenza. È stato condannato all'ergastolo

Ratko Mladic. Credit: Afp

L’ex comandante serbo Ratko Mladic è stato condannato in primo grado all’ergastolo dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, che ha sede all”Aia, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, incluso genocidio. Con una sentenza letta in aula mercoledì 22 novembre, la corte ha condannato Mladic per dieci degli undici capi d’imputazione che gli sono stati contestati, tutti relativi alla guerra in Bosnia negli anni Novanta.

Mladic è stato allontanato dall’aula del tribunale dopo aver urlato ai giudici stavano leggendo la sentenza. I giudici avevano rigettato la richiesta del suo avvocato di aggiornare l’udienza per ragioni di salute.

“I crimini commessi si classificano tra quelli più efferati conosciuti all’umanità, e includono genocidio e sterminio come crimine dell’umanità”, ha detto il presidente del tribunale Alphons Orie leggendo il riassunto della sentenza.

Soprannominato “il macellaio dei Balcani” o “il boia di Srebrenica”, Mladic, che ha 74 anni, ha respinto le accuse di fronte al tribunale della Nazioni Unite.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha detto che la sentenza su Mladic è un avvertimento sul fatto che gli autori di tali crimini “non sfuggiranno alla giustizia, a prescindere da quanto siano potenti o da quanto tempo possa occorrere”.

Zeid ha definito l’ex generale serbo-bosniaco “il simbolo del male” e ha parlato della sua condanna come di un “importantissima vittoria per la giustizia”.

All’inizio dell’udienza, Mladic è sembrato rilassato, sorridendo e gesticolando alle fotocamere.

Il suo processo si è aperto di fronte al Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia nel 2012. Il suo caso è stato l’ultimo ad essere esaminato dalla corte.

Alla fine della guerra, nel 1995, Mladic si è dato alla macchia, e ha vissuto nell’anonimato in Serbia, protetto dalla sua famiglia e da elementi dei servizi di sicurezza.

È stato incriminato per genocidio e crimini contro l’umanità, ma è rimasto in latitanza per 16 anni, fino a quando nel 2011 è stato rintracciato ed arrestato nella casa di campagna di un cugino del nord della Serbia.

Le vittime sopravvissute e i loro parenti hanno assistito al verdetto nel memoriale vicino Srebrenica. Decine di persone si sono radunate fuori dall’aula del tribunale, mostrando foto delle vittime del genocidio e di coloro i cui cadaveri non sono più stati trovati.

Durante la Guerra in Bosnia del 1992-1995 morirono 30mila bosniaci.

Dall’11 al 14 luglio del 1995, a Srebrenica, cittadina nell’attuale Bosnia ed Erzegovina, oltre 8.300 uomini e ragazzi bosniaci – in gran parte musulmani – furono sterminati dall’esercito serbo-bosniaco. Le donne e i bambini furono risparmiati ma furono costretti a fuggire.

Per non lasciare traccia della carneficina, i corpi delle vittime furono smembrati e i resti furono sotterrati in diversi punti lontano dal luogo del massacro. I resti di centinaia di uomini non sono ancora stati ritrovati.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 21 novembre 2017

Almeno 50 persone sono morte in un attentato in Nigeria

Un attentatore si è fatto esplodere nella moschea di Mubi, nel nord-est del paese

Almeno 50 persone sono morte in un attentato nella città di Mubi, nel nord-est della Nigeria, e ci sono decine di feriti. Secondo la polizia, l’attacco è stato compiuto da un attentatore suicida che è entrato in una moschea prima di farsi esplodere. Sembra che l’attentatore fosse molto giovane.



Non c’è ancora un numero chiaro dei morti e feriti nell’attacco, perché la polizia sta cercando di rintracciare tutte le persone coinvolte che sono state trasportate disordinatamente nei vari ospedali della città.

L’attentato non è stato rivendicato, ma molti scrivono che il responsabile più probabile è Boko Haram, un’organizzazione terroristica nigeriana affiliata allo Stato Islamico (o ISIS). In passato Boko Haram ha spesso utilizzato attentatori molto giovani per compiere le sue operazioni terroristiche e militari.

Fonte: Il Post