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martedì 19 marzo 2019
In ricordo di don Peppe Diana
Sono trascorsi 25 anni dall'uccisione di don Peppe Diana, il parroco assassinato per mano della camorra. Era il 19 marzo del 1994. Don Peppe aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze.Gli spararono in faccia. Fu la camorra a ucciderlo. Sognava una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
lunedì 19 marzo 2018
In ricordo di don Peppe Diana
Sono trascorsi 24 anni dall'uccisione di don Peppe Diana, il parroco assassinato per mano della camorra. Era il 19 marzo del 1994. Don Peppe aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze. Gli spararono in faccia. Fu la camorra a ucciderlo. Sognava una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
domenica 19 marzo 2017
In ricordo di don Peppe Diana
Sono trascorsi 23 anni dall'uccisione di don Peppe Diana, il parroco assassinato per mano della camorra. Era il 19 marzo del 1994. Don Peppe aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze. Gli spararono in faccia. Fu la camorra a ucciderlo. Sognava una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
sabato 19 marzo 2016
In ricordo di don Peppe Diana
Sono trascorsi 22 anni dall'uccisione di don Peppe Diana, il parroco assassinato per mano della camorra. Era il 19 marzo del 1994. Don Peppe aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze. Gli spararono in faccia. Fu la camorra a ucciderlo. Sognava una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
sabato 28 novembre 2015
"Prendere 110 e lode a 28 anni non serve ad un fico, è meglio prendere 97 a 21 anni". Alcune precisazioni per il Ministro Poletti
“Prendere 110 e lode a 28 anni non serve ad un fico, è meglio prendere 97 a 21 anni”. Caro Ministro Poletti, non so se lei abbia ragione o torto, ma vorrei dire delle cose che ha tralasciato (e chissà perchè).
La sua dichiarazione potrebbe tranquillamente tradursi col fatto che dall’università deve uscire gente impreparata, cosa che già avviene.
Inoltre, caro Ministro Poletti, forse, sarebbe anche il caso di dire che chi si laurea a 28 anni (o anche più) non è pure per la burocrazia lenta, per gli ordinamenti che ogni anno vengono stravolti, per i 40 esami da sostenere, molti dei quali abbastanza inutili, per le tasse universitarie alle stelle?
Ha dimenticato questi piccoli dettagli, se proprio vogliamo definirli tali.
Certo, c’è anche gente che si laurea in corso con o senza il massimo dei voti, per carità. Ma non tutti sono Einstein e/o sono ricchi. E, poi, prendere 97 a 21 anni, molto spesso, non è sinonimo di preparazione. Anzi…
Caro Ministro Poletti, non in ultimo, parla lei che la laurea non ce l’ha ed è solo diplomato? Lei che già da ragazzo era presente nelle sedi di partito? Facile parlare così, non crede?
Caro Ministro Poletti, se molti si laureano a 28 anni e se l’università italiana fa schifo, forse, è anche per colpa del governo di cui lei fa parte.
sabato 27 giugno 2015
Un appello alla stampa responsabile
Perché non recensire ogni giorno i siti web virtuosi e segnalare quelli che spacciano bufale? Un servizio al pubblico sempre più necessario
L'opinione di Umberto Eco
Mi sono molto divertito con la storia degli imbecilli del web. Per chi non l’ha seguita, è apparso on line e su alcuni giornali che nel corso di una cosiddetta “lectio magistralis” a Torino avrei detto che il web è pieno di imbecilli. È falso. La “lectio” era su tutt’altro argomento, ma questo ci dice come tra giornali e web le notizie circolino e si deformino.
La faccenda degli imbecilli è venuta fuori in una conferenza stampa successiva nel corso della quale, rispondendo a non so più quale domanda, avevo fatto un’osservazione di puro buon senso. Ammettendo che su sette miliardi di abitanti del pianeta ci sia una dose inevitabile di imbecilli, moltissimi di costoro una volta comunicavano le loro farneticazioni agli intimi o agli amici del bar - e così le loro opinioni rimanevano limitate a una cerchia ristretta. Ora una consistente quantità di queste persone ha la possibilità di esprimere le proprie opinioni sui social networks. Pertanto queste opinioni raggiungono udienze altissime, e si confondono con tante altre espresse da persone ragionevoli.
Si noti che nella mia nozione di imbecille non c’erano connotazioni razzistiche. Nessuno è imbecille di professione (tranne eccezioni) ma una persona che è un ottimo droghiere, un ottimo chirurgo, un ottimo impiegato di banca può, su argomenti su cui non è competente, o su cui non ha ragionato abbastanza, dire delle stupidaggini. Anche perché le reazioni sul web sono fatte a caldo, senza che si abbia avuto il tempo di riflettere.
È giusto che la rete permetta di esprimersi anche a chi non dice cose sensate, però l’eccesso di sciocchezze intasa le linee. E alcune scomposte reazioni che ho poi visto in rete confermano la mia ragionevolissima tesi. Addirittura, qualcuno aveva riportato che secondo me in rete hanno la stessa evidenza le opinioni di uno sciocco e quelle di un premio Nobel, e subito si è diffusa viralmente una inutile discussione sul fatto che io avessi preso o no il premio Nobel. Senza che nessuno andasse a consultare Wikipedia. Questo per dire come si è inclini a parlare a vanvera.
Un utente normale della rete dovrebbe essere in grado di distinguere idee sconnesse da idee ben articolate, ma non è sempre detto, e qui sorge il problema del filtraggio, che non riguarda solo le opinioni espresse nei vari blog o twitter, ma è questione drammaticamente urgente per tutti i siti web, dove (e vorrei vedere chi ora protesta negandolo) si possono trovare sia cose attendibili e utilissime, sia vaneggiamenti di ogni genere, denunce di complotti inesistenti, negazionismi, razzismi, o anche solo notizie culturalmente false, imprecise, abborracciate.
Come filtrare? Ciascuno di noi è capace di filtrare quando consulta siti che riguardano temi di sua competenza, ma io per esempio proverei imbarazzo a stabilire se un sito sulla teoria delle stringhe mi dica cose corrette o meno. Nemmeno la scuola può educare al filtraggio perché anche gli insegnanti si trovano nelle mie stesse condizioni, e un professore di greco può trovarsi indifeso di fronte a un sito che parla di teoria delle catastrofi, o anche solo della guerra dei trent’anni.
Rimane una sola soluzione. I giornali sono spesso succubi della rete, perché ne raccolgono notizie e talora leggende, dando quindi voce al loro maggiore concorrente - e facendolo sono sempre in ritardo su Internet. Dovrebbero invece dedicare almeno due pagine ogni giorno all’analisi di siti web (così come si fanno recensioni di libri o di film) indicando quelli virtuosi e segnalando quelli che veicolano bufale o imprecisioni. Sarebbe un immenso servizio reso al pubblico e forse anche un motivo per cui molti navigatori in rete, che hanno iniziato a snobbare i giornali, tornino a scorrerli ogni giorno.
Naturalmente per affrontare questa impresa un giornale avrà bisogno di una squadra di analisti, molti dei quali da trovare al di fuori della redazione. È un’impresa certamente costosa, ma sarebbe culturalmente preziosa, e segnerebbe l’inizio di una nuova funzione della stampa.
Fonte: L'Espresso
Leggi anche: Umberto Eco: "Con i social parola a legioni di imbecilli"
L'opinione di Umberto Eco
Mi sono molto divertito con la storia degli imbecilli del web. Per chi non l’ha seguita, è apparso on line e su alcuni giornali che nel corso di una cosiddetta “lectio magistralis” a Torino avrei detto che il web è pieno di imbecilli. È falso. La “lectio” era su tutt’altro argomento, ma questo ci dice come tra giornali e web le notizie circolino e si deformino.
La faccenda degli imbecilli è venuta fuori in una conferenza stampa successiva nel corso della quale, rispondendo a non so più quale domanda, avevo fatto un’osservazione di puro buon senso. Ammettendo che su sette miliardi di abitanti del pianeta ci sia una dose inevitabile di imbecilli, moltissimi di costoro una volta comunicavano le loro farneticazioni agli intimi o agli amici del bar - e così le loro opinioni rimanevano limitate a una cerchia ristretta. Ora una consistente quantità di queste persone ha la possibilità di esprimere le proprie opinioni sui social networks. Pertanto queste opinioni raggiungono udienze altissime, e si confondono con tante altre espresse da persone ragionevoli.
Si noti che nella mia nozione di imbecille non c’erano connotazioni razzistiche. Nessuno è imbecille di professione (tranne eccezioni) ma una persona che è un ottimo droghiere, un ottimo chirurgo, un ottimo impiegato di banca può, su argomenti su cui non è competente, o su cui non ha ragionato abbastanza, dire delle stupidaggini. Anche perché le reazioni sul web sono fatte a caldo, senza che si abbia avuto il tempo di riflettere.
È giusto che la rete permetta di esprimersi anche a chi non dice cose sensate, però l’eccesso di sciocchezze intasa le linee. E alcune scomposte reazioni che ho poi visto in rete confermano la mia ragionevolissima tesi. Addirittura, qualcuno aveva riportato che secondo me in rete hanno la stessa evidenza le opinioni di uno sciocco e quelle di un premio Nobel, e subito si è diffusa viralmente una inutile discussione sul fatto che io avessi preso o no il premio Nobel. Senza che nessuno andasse a consultare Wikipedia. Questo per dire come si è inclini a parlare a vanvera.
Un utente normale della rete dovrebbe essere in grado di distinguere idee sconnesse da idee ben articolate, ma non è sempre detto, e qui sorge il problema del filtraggio, che non riguarda solo le opinioni espresse nei vari blog o twitter, ma è questione drammaticamente urgente per tutti i siti web, dove (e vorrei vedere chi ora protesta negandolo) si possono trovare sia cose attendibili e utilissime, sia vaneggiamenti di ogni genere, denunce di complotti inesistenti, negazionismi, razzismi, o anche solo notizie culturalmente false, imprecise, abborracciate.
Come filtrare? Ciascuno di noi è capace di filtrare quando consulta siti che riguardano temi di sua competenza, ma io per esempio proverei imbarazzo a stabilire se un sito sulla teoria delle stringhe mi dica cose corrette o meno. Nemmeno la scuola può educare al filtraggio perché anche gli insegnanti si trovano nelle mie stesse condizioni, e un professore di greco può trovarsi indifeso di fronte a un sito che parla di teoria delle catastrofi, o anche solo della guerra dei trent’anni.
Rimane una sola soluzione. I giornali sono spesso succubi della rete, perché ne raccolgono notizie e talora leggende, dando quindi voce al loro maggiore concorrente - e facendolo sono sempre in ritardo su Internet. Dovrebbero invece dedicare almeno due pagine ogni giorno all’analisi di siti web (così come si fanno recensioni di libri o di film) indicando quelli virtuosi e segnalando quelli che veicolano bufale o imprecisioni. Sarebbe un immenso servizio reso al pubblico e forse anche un motivo per cui molti navigatori in rete, che hanno iniziato a snobbare i giornali, tornino a scorrerli ogni giorno.
Naturalmente per affrontare questa impresa un giornale avrà bisogno di una squadra di analisti, molti dei quali da trovare al di fuori della redazione. È un’impresa certamente costosa, ma sarebbe culturalmente preziosa, e segnerebbe l’inizio di una nuova funzione della stampa.
Fonte: L'Espresso
Leggi anche: Umberto Eco: "Con i social parola a legioni di imbecilli"
Pubblicato da
Andrea De Luca
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giovedì 11 giugno 2015
Umberto Eco: “Con i social parola a legioni di imbecilli”
Allo scrittore la laurea honoris causa in «Comunicazione e Cultura dei media» a Torino
«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».
Attacca internet Umberto Eco nel breve incontro con i giornalisti nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino, dopo aver ricevuto dal rettore Gianmaria Ajani la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” perché «ha arricchito la cultura italiana e internazionale nei campi della filosofia, dell’analisi della società contemporanea e della letteratura, ha rinnovato profondamente lo studio della comunicazione e della semiotica». È lo stesso ateneo in cui nel 1954 si era laureato in Filosofia: «la seconda volta nella stessa università, pare sia legittimo, anche se avrei preferito una laurea in fisica nucleare o in matematica», scherza Eco.
La sua lectio magistralis, dopo la laudatio di Ugo Volli, è dedicata alla sindrome del complotto, uno dei temi a lui più cari, presente anche nel suo ultimo libro `Numero zero´. In platea il sindaco di Torino, Piero Fassino e il rettore dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi. Quando finisce di parlare scrosciano gli applausi. Eco sorride: «non c’è più religione, neanche una standing ovation». La risposta è immediata: tutti in piedi studenti, professori, autorità.
«La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità», osserva Eco che invita i giornali «a filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno». «I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno».
Eco vede un futuro per la carta stampata. «C’è un ritorno al cartaceo. Aziende degli Usa che hanno vissuto e trionfato su internet hanno comprato giornali. Questo mi dice che c’è un avvenire, il giornale non scomparirà almeno per gli anni che mi è consentito di vivere. A maggior ragione nell’era di internet in cui imperversa la sindrome del complotto e proliferano bufale».
Fonte: La Stampa
Il conferimento laurea honoris causa in “Comunicazione e Culture dei Media” a Umberto Eco LAPRESSE
«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».
Attacca internet Umberto Eco nel breve incontro con i giornalisti nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino, dopo aver ricevuto dal rettore Gianmaria Ajani la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” perché «ha arricchito la cultura italiana e internazionale nei campi della filosofia, dell’analisi della società contemporanea e della letteratura, ha rinnovato profondamente lo studio della comunicazione e della semiotica». È lo stesso ateneo in cui nel 1954 si era laureato in Filosofia: «la seconda volta nella stessa università, pare sia legittimo, anche se avrei preferito una laurea in fisica nucleare o in matematica», scherza Eco.
La sua lectio magistralis, dopo la laudatio di Ugo Volli, è dedicata alla sindrome del complotto, uno dei temi a lui più cari, presente anche nel suo ultimo libro `Numero zero´. In platea il sindaco di Torino, Piero Fassino e il rettore dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi. Quando finisce di parlare scrosciano gli applausi. Eco sorride: «non c’è più religione, neanche una standing ovation». La risposta è immediata: tutti in piedi studenti, professori, autorità.
«La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità», osserva Eco che invita i giornali «a filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno». «I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno».
Eco vede un futuro per la carta stampata. «C’è un ritorno al cartaceo. Aziende degli Usa che hanno vissuto e trionfato su internet hanno comprato giornali. Questo mi dice che c’è un avvenire, il giornale non scomparirà almeno per gli anni che mi è consentito di vivere. A maggior ragione nell’era di internet in cui imperversa la sindrome del complotto e proliferano bufale».
Fonte: La Stampa
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Andrea De Luca
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sabato 18 aprile 2015
Cara Boldrini, la storia non si cancella
"Si dovrebbe cancellare la scritta 'Dux' dall'obelisco del Foro Italico a Roma". Lo ha detto il Presidente della Camera Laura Boldrini, al termine della cerimonia a Montecitorio per ricordare il 70° anniversario della Resistenza. L'obelisco in questione, che si trova davanti al Foro Italico, venne eretto nel 1932 e originariamente prese il nome da Benito Mussolini, a cui era dedicato. Sulla colonna, a caratteri cubitali è presente la scritta 'Mussolini Dux'.
Non sono d'accordo con questa dichiarazione della Boldrini. Premesso che non sono fascista, quell'obelisco rappresenta una testimonianza di un'epoca storica, il fascismo appunto. La storia non si cancella, bella o brutta che sia.
giovedì 19 marzo 2015
In ricordo di don Peppe Diana
Sono trascorsi 21 anni dall'uccisione di don Peppe Diana, il parroco assassinato per mano della camorra. Era il 19 marzo del 1994. Don Peppe aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze. Gli spararono in faccia. Fu la camorra a ucciderlo. Sognava una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
martedì 17 marzo 2015
Dolce e Gabbana e i figli dei gay
Una frase di uno dei due stilisti omosessuali sui figli delle coppie gay ha causato un notevole strascico di polemiche
di The Post Internazionale
"Non mi convincono i figli della chimica, i bambini sintetici, uteri in affitto, semi scelti da un catalogo": queste dichiarazioni di Domenico Dolce, stilista che insieme al collega Stefano Gabbana forma il celebre brand di moda Dolce & Gabbana, uscite sull'ultimo numero del settimanale Panorama, hanno alzato una notevole quantità di critiche.
Due stilisti che, oltre alla professione e al brand, condividono anche il fatto di essere omosessuali, fatto che ha contribuito a scatenare una serie di pesanti critiche verso questa affermazione.
"Come vi permettete di dire che i miei meravigliosi bambini sono sintetici?" ha replicato infatti il cantante britannico Elton John, anche lui omosessuale, e padre di figli nati grazie alla fecondazione in vitro. Lo stesso cantante ha inoltre lanciato l'hashtag #boycottDolceGabbana, invitando dunque a boicottare il marchio dei due stilisti.
A Elton John sono seguite le critiche di numerose altre personalità, come quelle della cantante Courtney Love, che ha dichiarato sul suo account Instagram che ha raccolto tutti i suoi vestiti Dolce & Gabbana e che ha intenzione di bruciarli.
In risposta a queste critiche, Stefano Gabbana ha riferito in una nota ufficiale che i due credono fortemente nella democrazia e hanno detto il loro modo di sentire la realtà senza voler criticare in alcun modo le scelte degli altri.
Domenico Dolce, autore della frase della discordia, invece, ha riferito che è siciliano e cresciuto in una famiglia tradizionale, fatta di una madre, un padre e i figli, e che non per questo vuole criticare l'esistenza di altre realtà.
Fonte: The Post Internazionale
di The Post Internazionale
"Non mi convincono i figli della chimica, i bambini sintetici, uteri in affitto, semi scelti da un catalogo": queste dichiarazioni di Domenico Dolce, stilista che insieme al collega Stefano Gabbana forma il celebre brand di moda Dolce & Gabbana, uscite sull'ultimo numero del settimanale Panorama, hanno alzato una notevole quantità di critiche.
Due stilisti che, oltre alla professione e al brand, condividono anche il fatto di essere omosessuali, fatto che ha contribuito a scatenare una serie di pesanti critiche verso questa affermazione.
"Come vi permettete di dire che i miei meravigliosi bambini sono sintetici?" ha replicato infatti il cantante britannico Elton John, anche lui omosessuale, e padre di figli nati grazie alla fecondazione in vitro. Lo stesso cantante ha inoltre lanciato l'hashtag #boycottDolceGabbana, invitando dunque a boicottare il marchio dei due stilisti.
A Elton John sono seguite le critiche di numerose altre personalità, come quelle della cantante Courtney Love, che ha dichiarato sul suo account Instagram che ha raccolto tutti i suoi vestiti Dolce & Gabbana e che ha intenzione di bruciarli.
In risposta a queste critiche, Stefano Gabbana ha riferito in una nota ufficiale che i due credono fortemente nella democrazia e hanno detto il loro modo di sentire la realtà senza voler criticare in alcun modo le scelte degli altri.
Domenico Dolce, autore della frase della discordia, invece, ha riferito che è siciliano e cresciuto in una famiglia tradizionale, fatta di una madre, un padre e i figli, e che non per questo vuole criticare l'esistenza di altre realtà.
Fonte: The Post Internazionale
domenica 15 marzo 2015
L’ultima di Salvini: «Il figlio di coppie gay parte con handicap»
Le frasi choc del segretario della Lega Nord non finiscono mai. Per lui i matrimoni omosessuali «non sono un diritto umano». Gay Center risponde: «Non sa quel che dice. Parla per slogan»
Si allunga la serie di dichiarazione anti-rom, anti-immigrati e anti-gay di Matteo Salvini. Intervenendo nel corso della trasmissione radiofonica di Radio 24 La Zanzara il segretario federale della Lega Nord ha affermato che non affitterebbe la casa a «rom cenciosi», che vieterebbe il velo islamico, che le nozze gay «non sono un diritto umano» e che il bambino di una coppia omosessuale «parte con un handicap».
SALVINI: «LE NOZZE GAY NON SONO UN DIRITTO UMANO. IL BAMBINO DI UNA COPPIA OMOSEX PARTE CON UN HANDICAP» – «Matrimonio e adozione gay – ha dichiarato Salvini – non sono un diritto umano. I bambini devono nascere e crescere come il buon Dio ha deciso, l’utero in affitto è bieco e volgare egoismo». «Ma – ha detto ancora il leader del Carroccio – pensiamo al bambino: oltre all’egoismo del genitore pensiamo al bimbo. Se cresce con genitori o un genitore gay parte da un gradino più sotto. Parte con handicap».
SALVINI: «IO PROIBIREI DI INDOSSARE IL VELO ISLAMICO» – Sugli stranieri Salvini ha poi affermato: «Ho letto che a Bologna due islamici non trovano una casa da affittare. Ma uno sarà libero di affittare la casa a chi vuole? Se arriva un rom cencioso, con quattro bambini che usa ai semafori, sarò libero di non affittargli la casa?». E ancora, sull’Islam: «Il velo è simbolo di oppressione. La donna che porta il velo non mi piace, è simbolo di prigionia. Fosse per me lo proibirei, si va in giro a volto scoperto».
MARRAZZO (GAY CENTER): «SALVINI NON SA COSA DICE. PARLA PER SLOGAN» – Le parole del segretario leghista hanno immediatamente scatenato indignazione. «Salvini non sa cosa dice. Ormai – ha fatto sapere in una nota Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center – parla per slogan. Prima i Rom, adesso i gay. Un buon modo per riesumare slogan fascisti. E fare quello di destra puro e duro da salotto radiofonico o tv».
GRILLINI (GAYNET): «PER SALVNI PROVO UNA GRANDE PENA» – «Vedo che Salvini – è stato il commento di Franco Grillini, presidente di gayNet Italia – è ossessionato dai gay, dai matrimoni omosessuali e dalle adozioni da parte delle coppie lgbt. Psicologicamente sarei portato a dire che gatta ci cova, se uno ne parla tanto… se non parla d’altro, se gli interessa solo questo». «In realtà – ha continuato Grillini nella sua nota – provo una grande pena perché Salvini e Maroni solo pochi anni fa dicevano esattamente il contrario ed entrambi sono proprio l’esempio di come si cambia discorso politico a seconda delle convenienze. Dai comunisti padani di cui Salvini era il capo ai nazisti padani per raccattare qualche voto dalle fogne della storia». «Secondo Salvini i gay adottati sono handicappati? Tutti gli studi effettuati su persone educate da genitori omosessuali – ha continuato Grillini – dimostrano che il successo educativo è lo stesso di tutti gli altri ma Salvini si guarda bene dallo studiare perché se vede un libro mette mano alla pistola«. «Il bello è che Salvini fa finta di combattere l’estremismo islamico e poi ne condivide valori e idee politico esattamente come Al Bagdadi. L’unica soddisfazione a proposito di Salvini è che gli italiani sono vaccinati dall’estremismo e dal fascismo e finché c’è Salvini – ha concluso il presidente di Gaynet – la Lega non vincerà mai e il nostro non saraà mai leader del centrodestra».
(Foto di copertina di Marco Dal Maso da archivio LaPresse)
Fonte: Giornalettismo
Si allunga la serie di dichiarazione anti-rom, anti-immigrati e anti-gay di Matteo Salvini. Intervenendo nel corso della trasmissione radiofonica di Radio 24 La Zanzara il segretario federale della Lega Nord ha affermato che non affitterebbe la casa a «rom cenciosi», che vieterebbe il velo islamico, che le nozze gay «non sono un diritto umano» e che il bambino di una coppia omosessuale «parte con un handicap».
SALVINI: «LE NOZZE GAY NON SONO UN DIRITTO UMANO. IL BAMBINO DI UNA COPPIA OMOSEX PARTE CON UN HANDICAP» – «Matrimonio e adozione gay – ha dichiarato Salvini – non sono un diritto umano. I bambini devono nascere e crescere come il buon Dio ha deciso, l’utero in affitto è bieco e volgare egoismo». «Ma – ha detto ancora il leader del Carroccio – pensiamo al bambino: oltre all’egoismo del genitore pensiamo al bimbo. Se cresce con genitori o un genitore gay parte da un gradino più sotto. Parte con handicap».
SALVINI: «IO PROIBIREI DI INDOSSARE IL VELO ISLAMICO» – Sugli stranieri Salvini ha poi affermato: «Ho letto che a Bologna due islamici non trovano una casa da affittare. Ma uno sarà libero di affittare la casa a chi vuole? Se arriva un rom cencioso, con quattro bambini che usa ai semafori, sarò libero di non affittargli la casa?». E ancora, sull’Islam: «Il velo è simbolo di oppressione. La donna che porta il velo non mi piace, è simbolo di prigionia. Fosse per me lo proibirei, si va in giro a volto scoperto».
MARRAZZO (GAY CENTER): «SALVINI NON SA COSA DICE. PARLA PER SLOGAN» – Le parole del segretario leghista hanno immediatamente scatenato indignazione. «Salvini non sa cosa dice. Ormai – ha fatto sapere in una nota Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center – parla per slogan. Prima i Rom, adesso i gay. Un buon modo per riesumare slogan fascisti. E fare quello di destra puro e duro da salotto radiofonico o tv».
GRILLINI (GAYNET): «PER SALVNI PROVO UNA GRANDE PENA» – «Vedo che Salvini – è stato il commento di Franco Grillini, presidente di gayNet Italia – è ossessionato dai gay, dai matrimoni omosessuali e dalle adozioni da parte delle coppie lgbt. Psicologicamente sarei portato a dire che gatta ci cova, se uno ne parla tanto… se non parla d’altro, se gli interessa solo questo». «In realtà – ha continuato Grillini nella sua nota – provo una grande pena perché Salvini e Maroni solo pochi anni fa dicevano esattamente il contrario ed entrambi sono proprio l’esempio di come si cambia discorso politico a seconda delle convenienze. Dai comunisti padani di cui Salvini era il capo ai nazisti padani per raccattare qualche voto dalle fogne della storia». «Secondo Salvini i gay adottati sono handicappati? Tutti gli studi effettuati su persone educate da genitori omosessuali – ha continuato Grillini – dimostrano che il successo educativo è lo stesso di tutti gli altri ma Salvini si guarda bene dallo studiare perché se vede un libro mette mano alla pistola«. «Il bello è che Salvini fa finta di combattere l’estremismo islamico e poi ne condivide valori e idee politico esattamente come Al Bagdadi. L’unica soddisfazione a proposito di Salvini è che gli italiani sono vaccinati dall’estremismo e dal fascismo e finché c’è Salvini – ha concluso il presidente di Gaynet – la Lega non vincerà mai e il nostro non saraà mai leader del centrodestra».
(Foto di copertina di Marco Dal Maso da archivio LaPresse)
Fonte: Giornalettismo
venerdì 5 dicembre 2014
Un anno fa ci lasciava Nelson Mandela
Il 5 dicembre 2013 moriva Nelson Mandela, simbolo della lotta al razzismo.
Breve storia di Nelson Mandela
Nelson Mandela è stato il massimo rappresentante dell’ultima lotta dell’Africa nera contro la dominazione bianca nel continente. Ha provato in prima persona la durezza del regime dell’apartheid razzista vigente in Sudafrica dal 1948 al 1994, diventando il leader di coloro che lo combattevano. Ha abbracciato e guidato la lotta armata, trascorrendo quasi un terzo della vita in carcere; liberato nel 1990, ha scelto la strada del perdono e della riconciliazione con gli antichi persecutori. Col suo carisma e la sua scelta di pace, ha evitato al suo Paese di cadere in una violenta spirale di vendette e di sangue. Tale ruolo gli è stato riconosciuto nel 1993, con l’assegnazione del premio Nobel per la Pace insieme al suo predecessore Frederik Willem de Klerk.
Per approfondire: Nelson Mandela (da Wikipedia)
Alcune frasi celebri di Mandela
La pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare.
Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli.
L'educazione è l'arma più potente che può cambiare il mondo.
Ho lottato contro il dominio bianco e contro il dominio nero. Ho coltivato l'ideale di una società libera e democratica nella quale tutti possano vivere uniti in armonia, con uguali possibilità. Questo è un ideale per il quale spero di vivere...
Un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso.
giovedì 6 novembre 2014
'Ci sa fare col gelato'. Il grande 'giornalismo' di Chi...
Un servizio sulla ministra Marianna Madia che 'ci sa fare col gelato'. Il grande 'giornalismo' di Chi...
martedì 29 luglio 2014
Chi è Carlo Tavecchio, candidato alla presidenza della FIGC
Carlo Tavecchio, candidato alla presidenza della FIGC, è stato processato e condannato cinque volte. È stato condannato a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuato in concorso, a 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell’Iva, a 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie, a 3 mesi di reclusione nel 1998 per abuso d'ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, più multe complessive per oltre 7.000 euro. Quest'uomo potrebbe diventare Presidente della FIGC. Evviva il calcio italiano.
Pochi giorni fa lo stesso Tavecchio pronunciò, durante l'assemblea estiva della Lega Dilettanti, questa frase che ha scatenato tante polemiche: "L'Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che Opti Poba (nome di fantasia n.d.r.) è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree".
Il 28 luglio la FIFA ha chiesto alla FIGC di aprire un'indagine sul caso, ricordando alla Federcalcio come la lotta contro il razzismo sia obiettivo di massima priorità ed affermando di aver allertato Jeffrey Webb, presidente della Task Force internazionale contro il razzismo e la discriminazione.
mercoledì 19 marzo 2014
In ricordo di don Peppe Diana, ucciso 20 anni fa dalla camorra
Sono trascorsi 20 anni dall'uccisione di don Peppe Diana, il parroco assassinato per mano della camorra. Era il 19 marzo del 1994. Don Peppe aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze. Gli spararono in faccia. Fu la camorra a ucciderlo. Sognava una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
venerdì 6 dicembre 2013
Addio a Nelson Mandela, simbolo della lotta al razzismo
Nelson Mandela è morto a 95 anni. La notizia è stata data, giovedì 5 dicembre, dal presidente sudafricano, Jacob Zuma, che ha tenuto un discorso televisivo alla nazione. Mandela aveva 95 anni ed era malato da tempo.
Breve storia di Nelson Mandela
Nelson Mandela è stato il massimo rappresentante dell’ultima lotta dell’Africa nera contro la dominazione bianca nel continente. Ha provato in prima persona la durezza del regime dell’apartheid razzista vigente in Sudafrica dal 1948 al 1994, diventando il leader di coloro che lo combattevano. Ha abbracciato e guidato la lotta armata, trascorrendo quasi un terzo della vita in carcere; liberato nel 1990, ha scelto la strada del perdono e della riconciliazione con gli antichi persecutori. Col suo carisma e la sua scelta di pace, ha evitato al suo Paese di cadere in una violenta spirale di vendette e di sangue. Tale ruolo gli è stato riconosciuto nel 1993, con l’assegnazione del premio Nobel per la Pace insieme al suo predecessore Frederik Willem de Klerk.
"Grazie a Mandela la riconciliazione in Sudafrica è stata possibile": lo ha detto in un'intervista telefonica alla Cnn Frederik De Klerk, ultimo presidente sudafricano dell'epoca dell'apartheid, protagonista della fine di un'epoca con Nelson Mandela e con lui premio Nobel per la pace.
Se ne va un personaggio che ha sempre lottato contro la discriminazione e il razzismo. Il mondo intero piange un grande uomo. Addio Madiba
Per approfondire:
- Nelson Mandela (da Wikipedia)
- Chi era e cosa ha fatto Nelson Mandela (tratto dal bloginternazionale di Tommaso Perrone)
- Perchè Nelson Mandela era unico (tratto da fanpage.it)
Alcune frasi celebri di Mandela
La pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare.
Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli.
L'educazione è l'arma più potente che può cambiare il mondo.
Ho lottato contro il dominio bianco e contro il dominio nero. Ho coltivato l'ideale di una società libera e democratica nella quale tutti possano vivere uniti in armonia, con uguali possibilità. Questo è un ideale per il quale spero di vivere...
Un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso.
martedì 19 marzo 2013
In ricordo di don Peppe Diana
Sono trascorsi 19 anni dall'uccisione di don Peppe Diana, il parroco assassinato per mano della camorra. Era il 19 marzo del 1994. Don Peppe aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze. Gli spararono in faccia. Fu la camorra a ucciderlo. Sognava una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
giovedì 14 marzo 2013
Tutte le polemiche sul nuovo Papa Francesco
Il nuovo Papa non ha fatto in tempo a benedire i fedeli che già in molti hanno mostrato di non aver gradito la sua elezione. La Nacion ad esempio ci presenta uno spaccato del nuovo Pontefice Francesco I, al secolo Jorge Bergoglio, ricordando come l’arcivescovo di Buenos Aires sia uno strenuo oppositore dei matrimoni gay e dell’aborto e di come in passato sia stato accusato del rapimento di due sacerdoti, avvenuto durante la dittatura militare. Insomma, anche un Papa apprezzato e “del popolo” come Papa Francesco ha i suoi detrattori.
CONTRO I MATRIMONI GAY - Nel corso della discussione del disegno di legge finalizzato alla legalizzazione del matrimonio tra due persone del medesimo sesso, Bergoglio pubblicò una lettera di rifiuto indirizzata ai quattro monasteri di Buenos Aires. Queste le sue parole:
“Cerchiamo di non essere ingenui: non si tratta solo di una lotta politica ma parliamo della pretesa di distruggere il progetto di Dio”
Bergoglio poi aggiungeva:
“Non parliamo solo di un disegno di legge ma di una mossa tesa ad ingannare i figli di Dio. Questa è opera dell’invidia del Diavolo in grado di entrare con il suo peccato nel mondo nel tentativo di distruggere l’immagine di Dio, ovvero quella di uomo e di una donna il cui compito è quello di crescere, moltiplicarsi e dominare la Terra”
LA DIFESA DELLA VITA - Il matrimonio omosessuale è diventato legale il 15 luglio 2010. Come detto il neo-Papa si è distinto per le sue posizioni contrarie all’aborto, ritenuto ripugnante anche se richiesto a seguito di uno stupro. Lo scorso settembre, a seguito di una sentenza della Corte Suprema, il sindaco di Buenos Aires Mauricio Macrì ha deciso di regolamentare gli aborti resi necessari da una violenza sessuale. Bergoglio definì tale decisione “deplorevole”. L’arcivescovo della capitale avvertì in una dichiarazione che l’intenzione del Sindaco era finalizzata a rimuovere il valore supremo della vita e di ignorare i diritti del nascituro. Ed in un documento della conferenza episcopale argentina aggiunse che “l’aborto non è mai una soluzione”.
COINVOLTO IN UN RAPIMENTO? - Riferendosi ad una madre con bambino, l’uomo di Chiesa ha spiegato che ci si trova davanti a due persone e che per questo entrambe devono essere conservate, visto che la vita è un valore assoluto. Ma non è tutto. Nel 2005 il Los Angeles Times riaprì un capitolo oscuro del neo-Pontefice a causa della denuncia di un avvocato il quale accusò Bergoglio di essere dietro il rapimento di due preti, avvenuto nel 1976. All’epoca Francesco I era già in predicato di diventare Papa ma venne superato da Joseph Ratzinger.
VECCHIE CALUNNIE - L’accusa, formalizzata in un tribunale della capitale argentina, è relativa al coinvolgimento dell’Arcivescovo nell’atto criminale svolto sotto la dittatura militare. In realtà non venne specificato il ruolo del porporato ma secondo la legge argentina è possibile denunciare una persona anche con poche prove a sostengo della propria tesi. Nel 1976 Orlando Yorio e Francisco Jalis vennero rapiti da militari di marina. Vennero ritrovati in un campo seminudi e drogati cinque mesi dopo. All’epoca Bergoglio era a capo dei Gesuiti d’Argentina ed all’epoca le accuse vennero liquidate come “vecchie calunnie”.
Fonte: Giornalettismo
lunedì 4 febbraio 2013
Berlusconi: 'Restituiremo l'Imu'
"Come risarcimento di un'imposizione sbagliata e ingiusta, nel primo Consiglio dei ministri delibereremo la restituzione dell'Imu sulla prima casa pagata dai cittadini nel 2012.
La restituzione potrà avvenire con un rimborso sul conto corrente oppure, specie per i pensionati, in contanti agli sportelli delle Poste. Ciascun contribuente che ha pagato l'Imu riceverà una lettera dal ministro dell'Economia e dello sviluppo. Una volta ricevuta la lettera, andranno a riscuotere il rimborso. Rimborso che credo possa essere possibile nell'arco di un mese". (Silvio Berlusconi)
sabato 2 febbraio 2013
Giovanardi attacca Ilaria Cucchi: 'Sta sfruttando la morte del fratello'
Carlo Giovanardi, dopo la battaglia contro i gay, questa volta se la prende con la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria Cucchi, che intende candidarsi nelle liste di Rivoluzione civile. Ecco le sue parole: "E' evidente che Ilaria Cucchi sta sfruttando la tragedia del fratello. Tutte le perizie sul caso arrivano alla conclusione che non c'è nessuna relazione tra la morte di Cucchi ed eventuali percosse subite. Cucchi era stato ricoverato in ospedale precedentemente 17 volte per percosse, lesioni e fratture subite dai suoi amici spacciatori. Tre poveri agenti di custodia sono massacrati da quattro anni perché dappertutto è stato detto che lui è stato massacrato di botte e il processo invece sta dimostrando il rovescio, cioè che è morto perché era debole, aveva una serie di patologie. Ha fatto lo sciopero della fame e i medici invece di curarlo l'hanno lasciato morire prendendo per buona la volontà di una persona che non sapeva gestirsi”.
Ed infine: “Gli agenti sotto processo sono poveri cristi che lavorano per 1200 euro al mese e subiscono un processo su un'accusa costruita sul nulla. Come succede sempre in Italia su fatti come questi, si costruisce una carriera politica e la sorella è diventata capolista di un partito”.
Di fronte alle accuse, Ilaria Cucchi ha risposto con queste parole: "Giovanardi sta facendo campagna elettorale sulla morte di mio fratello. Non merita risposta alcuna".
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