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martedì 19 aprile 2016

Tutti i vincitori della centesima edizione del premio Pulitzer

Tutti vincitori delle varie categorie del premio Pulitzer

Una delle foto vincitrici. Credit: Yannis Behrakis della Reuters

Il 18 aprile 2016 sono stati assegnati i premi Pulitzer. Ad aggiudicarsi il premio come miglior servizio pubblico è stata l'agenzia di stampa Associated Press, per un'inchiesta sugli abusi nei confronti dei pescatori asiatici. Per la categoria Ultim'ora si è aggiudicato il premio lo staff del Los Angeles Times per "l'eccezionale copertura" della sparatoria dei San Bernardino, in California.

Il miglior servizio di giornalismo investigativo è stato quello di Leonora LaPeter Anton e Anthony Cormier del Tampa Bay Times e Michael Braga del Sarasota Herald-Tribune, premiati come "straordinario esempio di giornalismo collaborativo che ha rivelato le violenze e lo stato di abbandono degli ospedali per malati mentali in Florida".

Il premio Pulitzer per il fotogiornalismo è andato invece a Mauricio Lima, Sergey Ponomarev, Tyler Hicks e Daniel Etter del The New York Times e lo staff della Thomson Reuters, entrambi per aver raccontato per immagini la tragedia dei migranti, i pericoli del loro viaggio e le difficoltà che hanno incontrato.

Qui tutti i premi:

- Categoria Giornalismo:

Servizio pubblico: Associated Press

Ultim'ora: lo staff del Los Angeles Times

Investigativo: Leonora LaPeter Anton e Anthony Cormier del Tampa Bay Times e Michael Braga del Sarasota Herald-Tribune

Locale: Michael LaForgia, Cara Fitzpatrick e Lisa Gartner del Tampa Bay Times

Nazionale: lo staff del The Washington Post

Breaking News Foto: Mauricio Lima, Sergey Ponomarev, Tyler Hicks e Daniel Etter del The New York Times e lo staff della Thomson Reuters Internazionale: Alissa J. Rubin del The New York Times

Miglior articolo: Kathryn Schulz del The New Yorker

Miglior editoriale: John Hackworth del Sun Newspapers, Charlotte Harbor, FL

Miglior editoriale a fumetto: Jack Ohman del The Sacramento Bee

Miglior fotografia: Jessica Rinaldi del The Boston Globe


- Categoria Arti e lettere:

Narrativa: The Sympathizer di Viet Thanh Nguyen (Grove Press)

Drammaturgia: Hamilton di Lin-Manuel Miranda

Storia: Custer's Trials: A Life on the Frontier of a New America di T.J. Stiles (Alfred A. Knopf)

Biografia e autobiografia: Barbarian Days: A Surfing Life di William Finnegan (Penguin Press)

Poesia: Ozone Journal di Peter Balakian (University of Chicago Press)

Saggistica: Black Flags: The Rise of ISIS di Joby Warrick (Doubleday)

Musica: In for a Penny, In for a Pound di Henry Threadgill (Pi Recordings)

Fonte: The Post Internazionale

martedì 15 dicembre 2015

Opinione del Rockpoeta: Sentenza D'Appello Caso Solvay

Daniele Verzetti Rockpoeta

CASO SOLVAY SENTENZA D'APPELLO:(FONTE: Alessandria News) "ALESSANDRIA –18:30 Quattro le condanne per disastro colposo

Dal loro articolo sul web: "La sentenza è arrivata: la condanna è di due anni e sei mesi per quattro degli otto manager imputati. Ad essere stati condannati sono Francesco Boncoraglio, Luigi Guarracino, Giorgio Carimati e Giorgio Canti. Per loro il reato è "disastro colposo"."

Sul sito di Radio Gold ci sono maggiori ed interessanti approfondimenti e delucidazioni

Anche il blog di Medicina democratica che segue dall'inizio questa vicenda ha manifestato l'amarezza e la delusione per questa sentenza.

Per quanto mi riguarda, sono spaesato ed onestamente non so cosa pensare. Da un lato a qualcuno potrebbe sembrare una sentenza importante perché "inchioda" almeno alcuni degli imputati alle loro responsabilità, dall'altra però, (solo due anni e mezzo e solo "disastro colposo,") è secondo me invece chiaramente una decisione che lascia molto perplessi anche se nessuno di noi ancora conosce la motivazione del dispositivo. Spero cmq che il PM ricorra in Cassazione.

Io, peraltro, dentro la Solvay ci sono stato e qui ne ho parlato Qui sotto invece il video della poesia nata da quella visita e che in molti già conoscete.

Daniele Verzetti Rockpoeta®



Fonte: L'Agorà

Leggi anche: Opinione del Rockpoeta: Tema: "Una gita alla Solvay"

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venerdì 6 novembre 2015

Il Cile ammette che Pablo Neruda potrebbe essere stato assassinato

Pablo Neruda a Londra, nel 1965. (Neil Libbert, Lebrecht Music & Arts/Contrasto)

Un documento ufficiale del ministero dell’interno cileno riconosce per la prima volta la possibilità che il poeta Pablo Neruda sia stato assassinato. Il testo sostiene che il premio Nobel per la letteratura del 1971 non è morto “a causa del cancro alla prostata di cui soffriva”, ma che “risulta chiaramente possibile e altamente probabile l’intervento di terzi”.

Neruda è morto alle 22.30 del 23 settembre 1973 nella clinica Santa María di Santiago. Aveva 69 anni. Poche ore dopo, doveva partire per il Messico. Dodici giorni prima, l’11 settembre, l’esercito guidato dal generale Augusto Pinochet aveva preso il potere e il presidente Salvador Allende si era suicidato nel suo ufficio del palazzo della Moneda. Erano già cominciate le persecuzioni contro gli oppositori e la maggior parte degli amici di Neruda erano finiti in prigione. Chi era riuscito a nascondersi, aveva chiesto asilo in altri paesi. Nei giorni del golpe, Neruda non era a Santiago, ma nella sua casa di Isla Negra, sulla costa. Si informava da radio e televisione e aveva programmato un viaggio a Città del Messico per raggiungere amici cileni fuggiti in esilio e denunciare a livello internazionale il regime militare appena installato nel suo paese. Il 19 settembre, però, è tornato nella capitale per essere ricoverato.

Queste circostanze e il momento della morte di uno dei più celebri oppositori alla dittatura militare hanno da sempre alimentato forti perplessità sulla versione ufficiale: il certificato firmato dal medico nel 1973 imputa il decesso alle metastasi del tumore alla prostata. Il caso è stato riaperto nel 2011, quando l’autista del poeta, Manuel Araya, ha detto che Neruda era stato ucciso. Il Partito comunista cileno ha presentato una denuncia e quindi i magistrati hanno cominciato ad indagare. L’8 aprile del 2013 è stato addirittura riesumato il cadavere, affinché una squadra di periti potessero esaminarlo. Allora, non erano state trovate tracce di veleno nel corpo.

Ma nonostante la diffidenza diffusa tra i cileni e varie rivelazioni uscite negli anni, è la prima volta che la versione fornita dal regime di Pinochet è contraddetta ufficialmente da un governo del Cile.

“Di fronte ai persistenti dubbi sulla causa della morte di Neruda – si legge nella nota di oggi del ministero dell’interno di Santiago – il governo, attraverso il suo dipartimento sui diritti umani [che appunto fa capo al ministero dell’interno] ha costituito due commissioni di esperti internazionali e interdisciplinari per produrre perizie che permettano di arrivare ad una conclusione scientifica”.

Il documento che raccoglie i risultati cui sono giunti questi periti è stato inviato il 25 marzo al magistrato che indaga sulla morte del premio Nobel. Protetto dal segreto istruttorio, il rapporto è arrivato al quotidiano spagnolo El País che lo pubblica oggi. Santiago ha subito confermato l’esistenza del documento e la sostanza del suo contenuto in un comunicato stampa: “Quello che oggi pubblica El País effettivamente fa parte di uno scritto che questo organismo ha mandato al giudice per le indagini preliminari Mario Carroza”.

Il giudice Carroza, interpellato dal giornale di Madrid, ha riconosciuto che i documenti dei periti del ministero portano a credere all’omicidio, ma che bisogna aspettare la fine delle indagini: “Noi abbiamo sempre pensato che ci fosse qualcosa di strano. Neruda aveva il cancro, ma non era in agonia e nemmeno in fase terminale. Eppure, quel 23 di settembre la sua malattia peggiorò di colpo e in sei ore è morto”.

Lo studio del ministero rivela che quel giorno al paziente “fu applicata un’iniezione o gli fu somministrato qualcosa per via orale che ha fatto precipitare la sua prognosi in appena sei ore”.

C’è un’altra novità, svelata dal giudice Carroza al quotidiano di Madrid: “Sto aspettando il risultato di un’ultima analisi scientifica. Nel corpo del poeta è stato trovato un batterio, il germe dello stafilococco dorato”. Secondo gli esperti consultati dal País si tratta di una sostanza che non si usa nei trattamenti contro i tumori e che, se alterata e somministrata in dosi massicce, può essere tossica e mortale..

Fonte: Internazionale

giovedì 5 novembre 2015

Daniele Verzetti Rockpoeta: La Seconda Pelle

Daniele Verzetti Rockpoeta


Daniele Verzetti Rockpoeta - LA SECONDA PELLE - Sala dei Chierici, Biblioteca Berio - Genova 17 ottobre 2015

Per approfondire: Opinione del Rockpoeta: Tema: "Una gita alla Solvay"

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giovedì 24 settembre 2015

Opinione del Rockpoeta: Tema: "Una gita alla Solvay"

Daniele Verzetti Rockpoeta

TEMA: "UNA GITA ALLA SOLVAY"

Svolgimento

Era il 13 settembre. Piccola gita turistica dentro la "città" di Solvay a Spinetta Marengo. Una sorta di "Porte aperte alla Solvay" per mostrarsi alla gente con la faccia pulita (non a caso uso questo aggettivo) e buona. 

Prima di entrare nei dettagli dell'esperienza vissuta, per chi non conoscesse le problematiche legate alla Solvay, faccio pochi cenni. C'è un processo in corso presso la Corte D'Assise d'Alessandria con sentenza attesa per novembre di quest'anno, per disastro doloso, a causa di inquinamento dovuto a cromo esavalente.
In questo polo chimico si produce di tutto o meglio tante cose che servono a svariati prodotti: fluoro per il filo interdentale, sostanze per il goretex. ecc…

Il problema è che nonostante le tante belle parole, Solvay scarica nel Bormida sostanze di ogni tipo compreso il cromo esavalente. Non parliamo poi dell'aria che si respira…

Per dovere di cronaca, prima c'era Ausimont, infatti entrambe le società sono imputate. Solvay sostiene che la colpa di questo inquinamento dell'aria, delle falde acquifere insomma di tutto ricade solo su Ausimont. Ma ci sono video e rilevazioni che testimoniano chiaramente che cromo esavalente e moltissime altre sostanze sono ancora e continuamente scaricate dentro al Bormida ed ovunque. Infatti si stima che il sottosuoli dove sta la Solvay sia assolutamente da bonificare. Gli abitanti di Spinetta non bevono assolutamente l'acqua, che è "potabile" per modo di dire, ma ci si lavano, e respirano l'aria ed i gas che talvolta fuoriescono dalla Solvay.

Capisco che possiate non crederci ma vi lascio in primis alcuni video per spiegarvi meglio di cosa si tratta. 

PRIMO VIDEO: qui si capisce cosa succede e come la Solvay che sostiene di agire per l'ambiente e che non scarica più cromo esavalente non è sincera

Su come tengano tutto nascosto o ci stiano provando, QUESTO SECONDO VIDEO tratto da una trasmissione di LA 7 con intercettazioni significative, vi aprirà gli occhi ancora di più.

Ed infine QUESTO TERZO VIDEO che indica ruspe Solvay in atto mentre sotterrano e realizzano colline intere di detriti. Nel video qui sopra linkato vedete la collina in fase di realizzazione, nella mia foto "rubata" durante il giro dentro la Solvay, vedete una di queste collinette realizzata.

Qui la mia foto…


E veniamo alla mia visita. Entri e sembra di essere ad Auschwitz. Baracconi che sembrano abbandonati, e soprattutto la puzza. Entri e ti si appiccica addosso da subito, non te la togli più. Sorrisi, saluti, gente cordiale, e poi quei palloni bianchi che contengono stands propagandistici.

Entri prendi il trenino a vapore (aveste visto da fuori il fumo che faceva) ed inizi il tour pilotato. Ma anche attraverso questo tour capisci molte cose. In primis ti dicono di chiudere tutti i finestrini del treno o meglio del tuo scomparto. Perché se non esiste pericolo? E perché, se esiste, uscendo non abbiamo avuto mascherine? Il tour parte. Senti odori nauseanti, avverti un qualcosa che si appiccica alla tua pelle, come vi dicevo, e non te ne liberi più. Io ancora stamattina 14 settembre mentre sto scrivendo questo post sento quell'odore sulle mia mani, quella pellicola sulla pelle e ieri sera mi bruciava la gola. E pensate che io sono restato dentro per circa un paio d'ore forse due ore e mezza circa non di più. Immaginate lavorarci e viverci quotidianamente... 

Primo impianto che abbiamo visitato è quello delle polveri fini. Nessuno usa la mascherina ma tutti noi abbiamo il casco. L'odore è forte e nauseante, per arrivarci vedi anche vapore che esce dall'asfalto e per loro tutto è naturale. Ti dicono che producono aria, elettricità ed hanno pannelli solari. Vero, ma lo fanno per produrre morte. Cromo esavalente è solo una delle sostanze più terribili che escono. PFOA è un'altra, ma se avrete visto i video che non vi rubano molto tempo, avrete avuto un quadro molto chiaro della situazione. La gente è quella che ti sorprende di più in negativo purtroppo ma su questo aspetto ci torneremo tra poco. Nessuna mascherina vi dicevo, perché le polveri fini non sono come quelle sottili, non le puoi inalare, ti dicono (ma a me risulta che cmq si possano respirare anche attraverso la pelle) nonostante credo che siano parenti strette di quelle altre.

Le polveri fini le ho viste, in effetti sono apparentemente più "consistenti" di quelle sottili, ma certo non fanno bene. E se poi, parole loro, esiste un errore di lavorazione, prendono quei 25kg di polveri dentro quei recipienti speciali e le cacciano via subito. Dove? Non ci è stato ovviamente svelato…

Ti dicono che hanno come rilevatori dei "nasi" che operano con rilevamenti nelle vare aree dell'impianto in un numero di 187 al minuto. Quello che non ti dicono è che se per caso un rilevamento fosse negativo, nessuno avrebbe neanche il tempo di scappare via da lì.

Ti dicono che hanno regalato ad ARPA Piemonte una centralina di ultima generazione per i rilevamenti. Ma come mai allora la stessa ARPA è in giudizio contro la Solvay?

Ma torniamo alla gente: molti di loro entusiasti come bambini anzi, mi correggo, molto più dei bambini portati in questo luogo di morte in numero considerevole. Pensate, piccola nota di folklore sic, che sul finire del giro abbiamo visto un video che magnificava l'operato della Solvay oltre ad esplicare i metodi di imballaggio. Ok, video finito ci si alza e si va via, giusto? No, sbagliato, alla conclusione del video, neanche si fosse trattato di un concerto rock, scrosciante applauso finale! Sono rimasto davvero basito.

Entrare in quella che veramente è una piccola città è stato sinceramente inquietante

Ma tranquilli, noi tutti siamo in errore, loro in realtà "promuovono risorse ambientali" per la salvaguardia del Pianeta…


LA SECONDA PELLE

Gelido fetore

Entri
Ed una pellicola nauseante ti avvolge
Come una carta moschicida
Un imballaggio soffocante.

E' come una seconda pelle
Indelebile
Incolore
Che brucia come la tua gola, ogni sera.

Acqua di morte
E vorresti non lavarti
E pensi: "Meglio sporco ma sano"
E senti che la vita ti scivola via.

Luci colorate di fumo
Addobbano il cielo di morte
Qui ogni giorno è Natale!

E le tue lacrime di sangue e cromo
Non mondano e non purificano
Il tuo colpevole silenzio.

Entri
E sembra l'inferno
Auschwitz postmoderna

Entri
E ti prende un groppo alla gola
Stuprato da sorrisi stereotipati o di facciata
Catturato da quello sguardo di incredulità
Di chi invece vorrebbe parlarti ma non può.

Noi come mosche
E l'aria che respiriamo il nostro insetticida

E vorremmo un futuro
Una nuova luce di speranza
Ma la sola luce che vediamo
E' quella di solventi chimici colorati
E le sole note che udiamo
Sono quei tre rintocchi di sirena
Ogni mercoledì

E non ti chiedi per chi suona la campana
Perché sai che oggi o domani
Arriverà comunque
Inesorabilmente il tuo turno
Il tuo momento.

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA

Fonte: L'Agorà

Daniele Verzetti Rockpoeta
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mercoledì 17 giugno 2015

Smartphone e Malala, ecco la “Buona maturità” renziana

La prima volta di Calvino nella nuova maturità. Tema dedicato a Malala Yousafzai, lo smartphone nel saggio tecnico. Ma così com’è l’esame non funziona

Lidia Baratta

(Flickr/Caterina)

La prima volta di Italo Calvino, la resistenza, Malala e il diritto allo studio, gli smartphone e le sfide del ventunesimo secolo. Secondo Daniele Grassucci, direttore del portale Skuola.net, le tracce della prima prova della maturità 2015 consegnate ai 489.962 studenti ammessi «riprendono temi molto renziani. Si vede che siamo sotto la Buona scuola. Quest’anno potremmo definirla “la buona maturità”».

Analisi del testo. Per la prima volta dall’inizio della nuova formula della maturità compare Italo Calvino. Il brano scelto per l’analisi del testo è tratto da Il sentiero dei nidi di ragno del 1947. «È stata rispettata l’alternanza tra poesia e prosa», spiega Grassucci. «Nella narrativa è molto probabile che nei programmi scolastici si riesca a trattare Calvino, anche se non è detto, essendo un autore recente. Ma la prova dell’analisi del testo è strutturata in modo che si possa svolgere indipendentemente dalla conoscenza dell’autore». In ogni caso, «la prosa per gli studenti risulta più semplice della poesia, anche se nasconde delle insidie in quanto non sono presenti le classiche figure retoriche che si studiano per i versi di poesia». La previsione è che a scegliere l’analisi del testo «sarà come al solito il 10-15%».

La Resistenza. Il tema storico è dedicato alla Resistenza con un brano di Dardano Fenulli, generale vittima dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. «È un tema azzeccato nel toto maturità, visto l’anniversario dei settant’anni dalla liberazione dal nazifascismo», spiega Daniele Grassucci. «Anche se potrebbe rappresentare un problema, visto che un numero consistente di ragazzi non arriva a finire il programma di storia del Novecento». Quello storico, comunque, resta «il tema più ostico e sarà scelto al massimo dall’1-2%». La formula del tema negli ultimi anni risulta sempre meno battuta rispetto al saggio breve. «Il saggio breve è più semplice: prendi i testi proposti e li rielabori».

Malala Yousafzai. «Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo». Il tema di carattere generale parte da una citazione dell’attivista pakistana premio Nobel per la pace 2014 per riflettere sul diritto allo studio. «È un tema molto renziano, si vede che siamo sotto la “Buona scuola”», commenta il direttore di Skuola.net. «Così come sono molto renziani il saggio sulle sfide del ventunesimo secolo per l’ambito socio-economico e quello delle nuove tecnologie per l’ambito tecnico scientifico. Potremmo chiamarla la “buona maturità”».

Lo smartphone e le sfide del XXI secolo. Ossessione del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che non si separa mai dal suo iPhone, lo smartphone compare nella traccia del saggio in ambito tecnico-scientifico. I brani proposti, tra cui quelli di Maurizio Ferraris e Daniele Marini, analizzano l’evoluzione delle relazione sociali grazie agli smartphone, la cultura del “sempre connessi”, il controsenso della solitudine nel momento in cui l’utente non è raggiungibile e l’annullamento della separazione tra vita privata e vita lavorativa. «Dal 2000 a oggi la tecnologia è comparsa ben cinque volte nel saggio tecnico- scientifico», ricorda Grassucci. Nel 2000 si è proposto Gutenberg e la rivoluzione di Internet, nel 2002 l’ecommerce, nel 2009 i social network, nel 2014 la tecnologia pervasiva. «In linea con la politica renziana anche il saggio socio-economico, che si concentra sulle sfide del XXI secolo e la competenza del cittadino nella vita economica e sociale», con brani di Ignazio Visco, Martha Nussbaum e una raccomandazione del parlamento europeo.

Il Mediterraneo e la letteratura. «Il saggio sull’immigrazione era presente nel totoesame, che quest’anno ha azzeccato due tracce su sette, che non è poco», dice Grassucci. Difficile da indovinare invece il saggio storico letterario, che quest’anno si concentra sulla letteratura come esperienza di vita proponendo dipinti di Van Gogh, Matisse, Hopper, e brani di Borges, Dante, Todorov. «Un tema molto vago come lo è sempre il saggio storico-letterario, che analizza sempre topoi come il viaggio, il sogno, l’amicizia. Fare il toto esame su questo è impossibile».

Ma sarà utile questa maturità? «Se vogliamo fare una prova formativa per svezzare i ragazzi e far fare loro un esame simile a quell universitari, potrebbe avere anche senso», risponde Grassucci. «Ma non ha senso spendere 200 milioni di euro all’anno, questo è quanto costa la maturità, per un esame che non serve poi a niente nella vita. Tanto i test di ingresso all’università si fanno comunque, visto che non si fidano dell’esito dell’esame di maturità». Anche perché, a vedere le votazioni finali, «l’esame è tutt’altro che oggettivo da Nord a Sud. I 100 e lode sono concentrati tutti al Sud, il che risulta difficile in termini demografici. Viene bocciato solo l’1%, e la decisione non avviene in sede d’esame ma durante gli scrutini. Ratificare quello che ha già stabilito il consiglio di classe prima dell’esame è totalmente inutile. C’è bisogno che sia un esame vero».

Sarà davvero la “Buona maturità”? Nel disegno di legge sulla Buona Scuola non è prevista alcuna riforma dell’esame di maturità. Si era detto di utilizzare i commissari interni per risparmiare i quasi 160 milioni di euro spesi per i professori esterni ogni anno, e invece non si è fatto. E anche le modifiche delle prove d’esame, visto che quest’anno a fare la maturità ci sono i primi ragazzi con i programmi riformati dalla riforma Gelmini, «sono state fatte in corso d’opera con enormi ritardi». Il decreto ministeriale con le nuove prove è arrivato solo a gennaio. I licei scientifici, ad esempio, hanno fatto la prima simulazione della nuova prova di matematica solo il 22 febbraio. E il ministero dell’Istruzione ha pubblicato le prime simulazioni su cui esercitarsi solo tra aprile e maggio. Senza contare che quest’anno, con i cosiddetti “calendari perpetui”, molti studenti hanno terminato la scuola solo una settimana prima dell’inizio delle prove di maturità.

Fonte: Linkiesta.it

lunedì 13 aprile 2015

È morto lo scrittore tedesco Günter Grass

Lo ha annunciato la casa editrice Steidl. L’autore premio Nobel per la letteratura aveva 87 anni

Lo scrittore tedesco Günter Grass a Madrid nel 2007. Susana Vera, Reuters/Contrasto

Lo scrittore tedesco Günter Grass è morto in una clinica della città di Lubecca, nel nord della Germania. Lo ha annunciato la casa editrice Steidl. Aveva 87 anni.

Nato a Danzica il 16 ottobre del 1927, Grass a diciassette anni entra come volontario nelle Waffen SS. Catturato dagli statunitensi nel 1945, finisce in un campo di prigionia in Baviera. Queste esperienze saranno poi ricordate nell’autobiografia Sbucciando la cipolla (Einaudi), la cui uscita è stata preceduta da un’intervista al giornale Frankfurter Allgemeine Zeitung e da molte polemiche sulla sua militanza nel braccio militare delle forze armate naziste.

L’esordio avviene nel 1959 con il romanzo Il tamburo di latta, primo titolo della trilogia di Danzica, che comprende anche Gatto e topo e Anni di cani. All’attività di romanziere, Grass ha alternato la scrittura di poesie, saggi e testi teatrali. Nel 1999 riceve il premio Nobel per la letteratura. Il suo ultimo romanzo tradotto in italiano è Il passo del gambero.

Fonte: Internazionale

lunedì 8 dicembre 2014

Verso il 70° dalla liberazione: come ci arriviamo?

Sembra un po’ presto per pensarci, d’altronde mancano 4 mesi e poco più. Però, di tempo ne abbiamo avuto tanto e di materiale ne abbiamo abbastanza per poter (forse) rispondere alle seguenti domanda: come ci stiamo arrivando al 70° anniversario della liberazione dal nazifascismo? A quel 25 aprile 2015, ci giungeremo forti, con una memoria collettiva che non intende dimenticare i valori sorti con la Resistenza, con la Liberazione, con la nascita della Repubblica e della Carta fondamentale, oppure deboli, con spettri pronti a riavvianghiarci tra le loro spire, dopo aver pensato che fossero scomparsi del tutto? Cosa ne è stato del sacrificio di tanti partigiani che hanno rischiato e/o perduto la vita pur di restituire il Paese alla democrazia, delle tante donne che – non solo come «staffette» – hanno contribuito alla causa della liberazione, del lavoro dei partiti che ci hanno donato la Costituzione Repubblicana? Spero di sbagliarmi, ma penso che la risposta sia abbastanza dolorosa: di tutto quel periodo ci è rimasto solo l’aspetto storico. Mi spiego: è ormai sapere comune il fatto che il 25 aprile l’Italia viene liberata dal nazifascismo, mediante le insurrezioni partigiane e la risalita da Sud delle truppe alleate, che il 2 giugno 1946 un referendum sancisce la nascita della Repubblica e la fine della Monarchia, che il 1° gennaio 1948 entra in vigore la Costituzione. Ciò che sta venendo meno di quel momento tragico e, allo stesso tempo, foriero di fatti positivi, è l’aspetto dei valori, degli ideali che ne sono fuoriusciti. Valori e ideali che, almeno su carta, sono cementati nei principi fondamentali della nostra Costituzione. Basta farsi un giro tra le persone per capire che stiamo vivendo un clima di dispersione, di arrendevolezza, di sconforto…

Iniziamo, per l’ennesima volta, da un triste luogo comune: l’avversione verso gli stranieri. Durante il regime fascista, una delle conseguenze dell’avvicinamento dell’Italia alla Germania di Hitler (sancito poi con il Patto d’acciaio del 22 maggio 1939) fu la pubblicazione di leggi razziali e di un “manifesto della razza” (1938) firmato da 10 scienziati italiani. In pillole: si sanciva l’esistenza di una pura razza italiana, che non doveva mescolarsi con quelle inferiori, in primis con gli ebrei. Poco tempo prima c’erano state nel Terzo Reich le famigerate «Leggi di Norimberga» e poi, durante la guerra, il più grave attentato alla dignità umana: la «Soluzione finale». Una vittoria delle truppe dell’Asse (Italia – Giappone – Germania) avrebbe dato vita ad un nuovo ordine mondiale, basato sulla diseguaglianza e sulla possibilità di legittimare definitivamente lo sterminio di popoli ritenuti inferiori: gli ebrei in primis, ma anche le popolazioni dell’Europa orientale che, nei piani di Hitler, doveva diventare il granaio dell’Impero tedesco, con gli abitanti destinati alla semischiavitù. Di ciò (e di tanto altro) cosa ci resta? Pochissimo: i partiti fascisti provano a rialzare la testa, lo straniero diventa il capro espiatorio dei nostri problemi.

Fosse solo questo il problema: nel tempo abbiamo imparato anche ad abusare dei diritti conquistati. Giusto per fare qualche esempio: durante il periodo fascista la partecipazione politica era consentita solo se ti tesseravi nell’unico partito riconosciuto: il Partito Nazionale Fascista. L’alternativa: restare in Italia e darti alla lotta clandestina (rischiando l’esilio o qualche anno di carcere duro, se non la pena di morte), oppure emigrare all’estero. E per partecipazione politica si intendono tanti diritti: il voto, la libertà di pensiero, la libertà di associazione etc. Cosa dice poi l’art.1 della nostra Costituzione? «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro» : il lavoro diventa base del nostro ordinamento, e lo Stato fa di tutto per garantirlo, è un patto tra i cittadini e le istituzioni. Pensate in quale bel mondo viviamo: fino a 70 anni fa potevano votare solo gli uomini, le donne erano solo «angeli del focolare» destinati ad occuparsi della famiglia e delle faccende casalinghe. Per carità, ciò lo era anche prima della marcia su Roma, ma con la Liberazione tutto è cambiato. Oggi invece, a votare non si va più, si preferisce l’astensione. I motivi di questa scelta sono ben condivisibili: la sfiducia nella politica, la crisi economica etc. Ma ricordiamoci ogni tanto, che senza le pallottole ed il sangue versato dai componenti della Resistenza, senza il coraggio di uomini, donne, giovani e meno giovani, oggi (forse) staremmo ancora con la tessera fascista in tasca, a votare SI o NO alle elezioni per un listone, senza possibilità di scegliere alternative nettamente opposte. Le donne oggi continuerebbero a non aver accesso a talune attività lavorative (es.: la magistratura)… Quindi, donne che vi prestate al neofascismo, come fate ad accettare un sistema di valori che vi vedrebbe subalterne? E voi uomini, come fate a condannare questa Repubblica che vi permette di parlare e pensare, al contrario di ciò che spettava ad una voce dissidente durante il regime autoritario? Si dirà che il partito fascista è fuorilegge: stiamo attenti, perchè il fascismo si esplica tranquillamente anche in partiti che hanno rappresentanti nelle istituzioni. Tornando al lavoro: prima era obbligatoria la tessera, oggi no; prima non potevi scioperare e/o protestare in altri modi, oggi si.

Di tutto ciò cosa è rimasto? Ben poco: forse i diritti vengono visti come una cosa definitivamente acquisita, ma ciò non può permettere a tutti noi il lusso di utilizzarli solo quando fa comodo. Quando si deve votare, facciamolo, qualunque sia la situazione del Paese; quando non si deve votare, partecipiamo, aderiamo ad un partito (o fondiamolo), entriamo in un’associazione (o creiamola)… insomma, non restiamo con le mani in mano, perchè il Paese è di tutti, ed ognuno di noi, in diversa misura, è responsabile di ciò che accade nella penisola. Il lavoro non si trova? Cerchiamolo, arrangiamoci, consapevoli che ciò lo facciamo non solo per noi stessi, ma per la collettività, per le future generazioni… Ovviamente, è impossibile ipotizzare un ritorno al periodo mussoliniano, anche perchè il fascismo non è esente da evoluzioni. Ma le basi restano sempre quelle, e se ieri si attaccava lo straniero per non inquinare la razza italiana, oggi lo prendi di mira perchè «colpevole» di rovinare la nostra brava gente italica. Detto ciò, sfruttiamo questi 4 mesi per recuperare i valori antifascisti e costituzionali, e festeggiare degnamente il 70° dalla Liberazione.

“Ormai tutti han famiglia, hanno figli,
Che non sanno la storia di ieri.
lo son solo e passeggio tra i tigli
Con te, cara, che allora non c’eri.
E vorrei che quei nostri pensieri,
Quelle nostre speranze d’allora,
Rivivessero in quel che tu speri,
O ragazza color dell’aurora “

Italo Calvino

“nessuna conquista è per sempre,

c’è sempre qualcuno interessato a toglierla per cui resistere è,
non solo un dovere, ma una necessità dei giovani, altrimenti non si va avanti!”

Maria Cervi

Fonte: El Nuevo Dìa

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venerdì 21 novembre 2014

Opinione del Rockpoeta: Il Disonestamente Giusto

Daniele Verzetti Rockpoeta

La sentenza di ieri sera brucia ancora sulla pelle. Vorrò leggere la motivazione per capire come sia stato possibile che nessuno si sia potuto accorgere della sopravvenuta prescrizione. Resta il fatto di uno Stato che non vara leggi serie (basti pensare che non abbiamo ancora il reato di tortura) ma anche di una sentenza che doveva fare giustizia e non l'ha sostanzialmente fatta.

In queste ore continua a prevalere in me un profondo senso di disapprovazione (eufemismo elegante che simula il concetto di rabbia ed amarezza) per quanto compiuto dal Dr. Francesco Iacoviello (continuo a parlare di lui come elemento cardine dato che non mi risulta che gli avvocati dell'imputato si fossero anch'essi accorti di questo cavillo)

Disapprovazione in quanto scopro che la Cassazione ed il famigerato Dr. Iacoviello, hanno ritenuto che la prescrizione scatti dal 1986, data di chiusura degli stabilimenti mentre i giudici d'appello, avevano sottolineato che questo genere di reato, siccome si protrae negli effetti e realizzazione nel tempo, non poteva avere la prescrizione decorrente dalla data di chiusura della fabbrica nel 1986.

Si trattava e si tratta di un reato a consumazione prolungata. Ora so, parlo per iperbole, che se lancio colposamente oggi una bomba atomica su una città, risponderò salva prescrizione, solo delle morti immediate e non di quelle numerose per cancro negli anni a seguire. Buono a sapersi per i bioterroristi, salvo che non siano così narcisi dal voler rivendicare il fatto e quindi ammettere il dolo e la volontarietà.

E' vero, la legge è la legge, ma è anche pur vero che la vedo applicare in modo ligio e preciso solo e sempre verso i più deboli ed in questo caso anche interpretandola forzatamente contro i più deboli. D'altronde, qualcuno potrebbe anche affermare, cosa aspettarsi da chi ha de facto, sempre per vizi di forma, "assolto"Dell'Utri ed Andreotti e proviene dalla "gloriosa" Scuola di Carnevale…

Curiosi anche i trascorsi di Arturo Cortese Presidente della Sez.I della Cassazione, anche lui "implicato" in questa sentenza. Il giornalista D'Avanzo rilevò in passato una curiosa coincidenza con Cortese come relatore a proposito di un processo a danno di Berlusconi " D'Avanzo rileva :
"La prima singolarità affiora innanzitutto in una coincidenza. Nel collegio giudicante, il relatore (Arturo Cortese) - relatore anche oggi – aveva già affrontato un giudizio con Berlusconi imputato (corruzione della Guardia di Finanza). La responsabilità di Berlusconi (condannato in primo grado) era stata prescritta in appello. Con una decisione, secondo gli addetti, «singolare», la sentenza della Cassazione invece di «uniformarsi a criteri e parametri normali, più conformi ai precedenti consolidati e alle collaudate prassi interpretative», si mosse su un terreno «difforme da ogni precedente», come scrissero i giuristi che se ne occuparono (Questione giustizia n.2, 2002). Berlusconi da prescritto divenne assolto nel merito.
Una scelta interpretativa difforme da ogni precedente è stata di nuovo la via imboccata dal relatore e dal collegio. Così singolare e difforme da muoversi contro le convinzioni – non della procura di Milano, queste sono sciocchezze – ma dell´intero sistema giudiziario che ha affrontato la corruzione organizzata da Cesare Previti (già condannato per questo reato) e anche dei criteri e dei parametri della stessa Cassazione. Forse, invece di andare a caccia di farfalle e fanfaluche, sarebbe più interessante incuriosirsi dell´originalità della sentenza salvapreviti, dell´imprevisto orientamento della Cassazione, riflettere sui sintomi di un quietismo togato che meglio di Franco Cordero non si può descrivere: «Ogni giudice integrato nel sistema assorbe tranquillamente eventuali errori, anzi non li vede; quando li veda, non gli fanno né caldo né freddo; lavorava a nome e per conto dell´istituzione; basta che uno navighi nella corrente giusta; la storia li diluisce questi miserabili fatterelli individuali".

Per carità, questa decisione sarà stata presa in buona fede ma certo che queste coincidenze inquietano. Sarebbe interessante, anzi è decisamente importante, conoscere anche gli altri membri del collegio giudicante e sapere chi ha avallato questa sentenza così controversa, quindi eccoli: - La Corte di Cassazione è composta dal presidente Artuso Cortese, dalla relatrice Stefania di Tomassi e dai magistrati Aldo Cavallo, Piera Maria Severino Caprioglio e Enrico Giuseppe Sandrini.

Ed allora, indagini e amarezze a parte, dico soltanto che per una sola volta, avrei voluto vedere qualcuno comportarsi in modo "disonestamente giusto" e magari, solo ed esclusivamente in quest'occasione, voltarsi dall'altra parte e far finta di nulla lasciando prescrivere la prescrizione.

Daniele Verzetti Rockpoeta®


Amianto Invisibile

Amianto Invisibile
Colpo di Spugna
I morti restano
La Giustizia é assente.

Amianto "incolpevole"
Un processo lento crea la morte
Uno breve l'approva.

Polveri nei polmoni
Macigni nel cuore

Il tempo di uno spot
E la Giustizia muore.

DANIELE VERZETTI, ROCKPOETA


Fonte: L'Agorà

Daniele Verzetti Rockpoeta
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lunedì 17 novembre 2014

Opinione del Rockpoeta: Una drammatica giornata di sole…


Mi chiamo Daniele Verzetti, in arte Rockpoeta, sono genovese e sono molto preoccupato. Abbiamo una grave emergenza: oggi è domenica 16 novembre 2014 ed in Liguria abbiamo il sole. E' un dramma perchè non sappiamo come gestire quest'evento così raro ed emergenziale.

Abbiamo paura di subire danni seri agli occhi per l'eccesso di luce. Forse la nostra pelle potrebbe scottarsi. Aggiungo che fa troppo caldo e temiamo una forte siccità.

E poi, tutti quei soldi spesi per canoe, gommoni e stivaloni. Se ora queste emergenze si riproponessero maggiormente, avremmo problemi anche a spostarci non avendo più automobili ed altri mezzi di locomozione su gomma.

Perdonate questo prologo sarcastico e denso di amarezza. Denso come il fango che ha invaso la mia terra, come i fiumi pieni di terra e detriti che hanno invaso strade e paesi ed ancora anche la mia città, Genova. 

Perdonatemi, perchè se è vero che queste tragedie sono figlie di errori (o forse sarebbe meglio dire di orrori) che hanno origine nel passato, va anche detto che hanno anche colpe molto recenti. Aver costruito sui greti dei torrenti nei decenni scorsi è una grave colpa, ma perseverare oggi con la cementificazione selvaggia, come nel caso dei box in costruzione a Piazza Rotonda a Borgoratti nel capoluogo ligure con la frana relativa verificatasi ieri, proprio in quel punto, o il voler fare 15.000 mq di centro commerciale alla Foce nell'area dell'ex Fiera, dimostra come questi siano tutti segnali di come non si voglia cambiare in alcun modo direzione.

Nel 2015 avremo le elezioni regionali. Ovvio che mi auguro che la Paita non sia nemmeno tra le possibili scelte per il Governatore della Regione. Su Cofferati, mi limito a dire che l'esperienza di Bologna non mi fa ben sperare e che sono anche stanco che si portino dei big a svernare nei comuni importanti o nelle grandi Regioni per far fare loro qualcosa.

Sostengo, inoltre, che per risolvere forse queste problematiche, ci vorrebbero alcune svolte concrete. In primis le grandi opere: no alla gronda ed al terzo valico e sì allo scolmatore da 250 milioni di euro per il Bisagno. Sì ad altre opere di medio termine e di prima necessità per cercare di difendersi al meglio in attesa di vedere conclusa la mega opera dello scolmatore. Aggiungo poi che in certi casi come terremoti, alluvioni, ecc., i soldi che i Comuni hanno e che sono assurdamente bloccati dal Patto di Stabilità, dovrebbero essere invece svincolati dallo stesso ed usati. Vi faccio un esempio concreto e reale: Ceriale, ridente località turistica della Riviera Ligure di Ponente: ebbene loro hanno un rio che esonda sempre alla minima precipitazione. Quel comune, ha detto il Sindaco, ha sia i soldi che il progetto per realizzare quanto serve per mettere gli abitanti di Ceriale in sicurezza e quindi mettere quel rio in condizione di non nuocere più, ma ovviamente, non li può usare. Questa è l'Europa, un'Europa che secondo me va riformata seriamente e non nella direzione voluta dalla BCE, da Renzi e dalla Merkel. Comunque, queste sono altre questioni, da discutere in seguito. 

Ora vi devo lasciare, i raggi del sole sono adesso troppo forti e devo chiudere le persiane per difendermi. E spero che queste barriere di luce siano sufficienti per limitare i danni...

Daniele Verzetti Rockpoeta®

Vi propongo questa mia poesia intitolata 'In ginocchio nel fango': http://agoradelrockpoeta.blogspot.it/2014/11/langolo-del-rockpoeta-in-ginocchio-nel.html

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martedì 22 ottobre 2013

Terra dei fuochi. Da consapevoli assassini ad inconsapevoli vittime

La terra dei fuochi è una terra infuocata, ma anche nu fuoc ‘e terr, un fuoco da terra o i fuochi di terra. Una volta in queste zone i fuochi da terra erano quelli di artificio, che partivano appunto da terra per arrivare in cielo a celebrare le feste dei Santi. Santi, che ora non basterebbe invocare tutte le ore di tutti i santi giorni per lavare tutto il sangue avvelenato o per tentare di salvare dalle sofferenze tutte quelle vittime, che, attenzione, non sono i morti già andati, ma sono quelli che aspettano che la morte arrivi a prenderli come topi in una trappola, perché forse non c’è niente di più brutto della morte stessa se non l’attesa che essa arrivi, certa, inesorabile ed in un tempo relativamente breve. Morti in attesa di esserlo, proprio per il frutto di queste terre, di quella terra, che come la protagonista di un’efferata vendetta, da mamma diventa carogna ed inghiotte i suoi figli, stanca dell’incesto perpetrato ai suoi danni da quegli stessi figli che per anni l’hanno fottuta, venduta e avvelenata insieme ai loro fratelli. Ora in quanti cartelli si esprime la rabbia. È vero, città intere di quelle zone non devono morire e, scrivere questo, esprime tutta la nostra vicinanza, ma mi piacerebbe vedere anche dei cartelli in cui qualcuno scriva che quei morti, tutti quei morti già andati, e molti erano e sono bambini, non dovevano morire, o potevano morire non incontrando la sorte che hanno incontrato, una sorte maligna e beffarda che li ha strappati via dai loro giochi prima di portali poi via per sempre.

Ora qualcuno dice che la speranza stia nella bonifica di questi territori, bonifica che si farà anche se ci vorrà del tempo. Ma innanzitutto quali confini hanno questi territori? Per cui, quale bonifica sarà davvero possibile? Ed inoltre, a che prezzo? Quale sarà o potrà essere ancora il prezzo che si dovrà pagare? Quanto sangue ancora dovrà essere versato in questa terra per bonificarla dai veleni sversati? E a cosa servirà?

È vero sarà importante il tempo. Ma non quanto tempo ci vorrà, semmai, chissà se basterà tutto il tempo che ci vorrà? Perché se mai ci si riuscirà, se mai si riuscirà a ridare dei frutti a questa terra, ammesso che il “pomo” torni ad essere di nuovo “d’oro”, chi lo coltiverà? e soprattutto, chi riuscirà a mangiarlo? Boh!!!

A terr re fuoc
A terr re fuoc è nu fuoc e terr,
e i muort e stu camp so pegg e chill e na guerr.
A terr re fuoc è nu fuoc che parte da terr,
ma nun’ allamp dint ‘o ciel che rire,
pecchè è na terra che chiagne, è na vit che more.
Nun’è nu fuoc r’artificio che canta a nu sant,
sta terr è nu sacrificio cercat a tutt quant.
A terr re fuoc è na terr che coce
addò l’alberi e i rami addiventn croci,
e o’ frutt e sta terr nu so chiù pummarole,
ma ca mort dint ‘o cor so na porta ‘e dulore.
A terr re fuoc nun ten speranz,
pecchè a vit nun’è vit se a mort ce penz,
e dint ‘o spital addò a cas è na stanza,
pur a vit che rest nunn’ è vita vissuta, ma è mort che avanza.
E comme quann chiov,
che o brutt nunn’ è l’acqua che è semp acqua pur quann’ è acqua che scenn,
ma o brutt è che l’acqua che scenn è acqua che nfonn,
e o fang che fa, nunn’ è brutt p’ò fang ma p’ò pere c’affonn,
accussì sta mort nun è brutt p’a mort che sarrà semp certa,
ma pecchè certo sta terr nu s’ammeritava stà ciorta!!!

Vincenzo Minichino

lunedì 1 novembre 2010

Un anno fa la scomparsa di Alda Merini


Il 1 novembre dello scorso anno ci lasciava Alda Merini, la poetessa italiana per antonomasia. Alda era nata a Milano il 21 marzo 1931 e giovanissima iniziò a comporre le prime liriche. La prima raccolta di poesie di Alda Merini fu 'La presenza di Orfeò', che risale al 1953, ma il suo capolavoro ancora oggi considerato tale è 'La Terra Santà' che le è valso, nel 1993, il Premio Librex-Guggenheim 'Eugenio Montale' per la Poesia.

'Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita' (Alda Merini)

lunedì 2 novembre 2009

Ciao Alda


Alda Merini, la poetessa italiana per antonomasia, si è spenta all'età di 78 anni ieri pomeriggio nel reparto di oncologia dell'ospedale San Paolo di Milano dov'era ricoverata da una decina di giorni per un tumore osseo. Alda era nata a Milano il 21 marzo 1931 e giovanissima iniziò a comporre le prime liriche. La prima raccolta di poesie di Alda Merini fu 'La presenza di Orfeò', che risale al 1953, ma il suo capolavoro ancora oggi considerato tale è 'La Terra Santà' che le è valso, nel 1993, il Premio Librex-Guggenheim 'Eugenio Montale' per la Poesia.