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sabato 28 aprile 2018

È morto Alfie Evans


È morto Alfie Evans, il bambino britannico di 23 mesi con una grave malattia neurodegenerativa di cui si era parlato molto negli ultimi giorni per l’opposizione dei genitori alla sospensione del supporto vitale disposta dall’ospedale in cui era ricoverato. Lo hanno annunciato i genitori su Facebook. Interessandosi al caso, nei giorni scorsi l’Italia aveva concesso la cittadinanza al bambino, offrendo ai genitori di trasferirlo per prolungarne le terapie: il supporto vitale era stato interrotto lunedì, e la coppia aveva intrapreso una battaglia legale per ripristinarlo.

La malattia di Alfie Evans non era nota, ma lo aveva lasciato in uno stato semi-vegetativo: a febbraio un giudice aveva stabilito che i medici potevano interrompere le cure senza il consenso dei genitori, accogliendo le prove che ne dimostravano l’inutilità. Una corte d’appello aveva poi confermato la decisione, e un giudice aveva escluso la possibilità del trasferimento in Italia.

Fonte: Il Post

giovedì 14 dicembre 2017

Il testamento biologico è legge

È passato al Senato dopo mesi di ostruzionismo: introdurrà, entro alcuni limiti, il diritto all’interruzione delle terapie

Emma Bonino con alcuni rappresentanti dell'associazione Luca Coscioni durante il voto al Senato. (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

La legge sul testamento biologico è stata approvata dal Senato oggi, giovedì 14 dicembre, dopo mesi di ostruzionismo e decine di migliaia di emendamenti. È passata con 180 voti a favore, 71 contrari e 6 astensioni, con una maggioranza diversa da quella che sostiene il governo Gentiloni. Hanno votato a favore il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e la sinistra (MDP, Sinistra Italiana-Possibile), mentre alcuni senatori cattolici e gran parte del centrodestra hanno votato contro: Forza Italia, che ha lasciato però libertà di coscienza ai propri senatori, Lega Nord e Alternativa Popolare. La legge sul testamento biologico introdurrà entro alcuni limiti il diritto all’interruzione delle terapie, che finora doveva passare dai tribunali.

Ieri, mercoledì 13 dicembre, l’aula aveva approvato gli otto articoli che compongono la legge senza modifiche rispetto al testo della Camera votato lo scorso 20 aprile. Gli emendamenti al disegno di legge erano circa 3.000, presentati per lo più da Alternativa Popolare e Lega Nord. Il gruppo di “Federazione per la libertà-Idea” di Gaetano Quagliariello aveva anche presentato alla presidenza del Senato la richiesta di 15 voti segreti sul provvedimento che una maggioranza trasversale, composta da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, ha però superato respingendo con un margine piuttosto ampio anche le modifiche più controverse, come quella sull’idratazione e la nutrizione del malato terminale. Durante l’approvazione finale, in piazza Montecitorio c’erano alcuni rappresentanti dell’Associazione Luca Coscioni che hanno festeggiato insieme a diversi altri attivisti.

La legge permette – entro alcuni limiti – di esprimere in anticipo quali trattamenti medici ricevere nel caso di gravi malattie. In particolare, consente a qualsiasi maggiorenne la possibilità di rinunciare ad alcune terapie mediche, in particolare alla nutrizione e all’idratazione artificiale. Questa interruzione può essere ottenuta anche con le cosiddette “disposizioni anticipate di trattamento” (DAT), un documento nel quale si può indicare a quali terapie si vuole rinunciare e a quali condizioni, nel caso in cui a un certo punto si sia impossibilitati a esprimere la propria preferenza. Il paziente può anche chiedere di essere sedato in maniera continua e profonda, in modo da poter morire senza soffrire, in una sorta di coma indotto. Di fatto il diritto all’interruzione delle terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiale, era già stato ottenuto per via giurisprudenziale, cioè grazie alle sentenze dei tribunali; ora sarebbe allargato a tutti, per legge.

Secondo i sostenitori della libertà di scelta sul fine vita, la legge arrivata al Senato è sostanzialmente buona, anche se contiene diverse aperture alla possibilità che le volontà del malato non vengano rispettate. Per esempio è permessa ampia libertà per il medico di rifiutarsi di seguire le indicazioni del paziente o quelle contenute nelle DAT, qualora siano state scoperte nuove terapie che potrebbero permettere un miglioramento del paziente di cui lui stesso non era a conoscenza al momento della redazione delle DAT. Ma un medico può rifiutarsi di interrompere nutrizione o idratazione artificiale anche per motivi descritti in maniera molto generica, che sembrano introdurre la possibilità di un’obiezione di coscienza.

Fonte: Il Post

giovedì 7 settembre 2017

Perché è assurdo credere che i migranti portino la malaria

Due esponenti di Amref Health Africa spiegano a TPI cosa c'è di sbagliato in questa credenza

Credit: Reuters

“Ci stiamo battendo in queste ore affinché il caso di Sofia Zago non sia strumentalizzato dalle campagne mediatiche e politiche che alimentano l’odio contro i migranti”. Guglielmo Micucci, direttore di Amref Health Africa in Italia, parla a TPI delle bufale sul caso della bambina di Trento morta di malaria all’ospedale di Brescia.

“Quella cui ci troviamo di fronte è una tragedia, ma non dobbiamo strumentalizzarla. La malaria è una malattia terribile presente in tutto il mondo: i dati del 2015, parlano di 300 milioni di casi. Fra questi, 300 milioni annui, di cui il 90 per cento in Africa e 500mila morti ogni anno. Parliamo di migliaia di bambini. Ma è una tragedia che non tocca l’Italia, i numeri parlano chiaro”.

Sul processo di trasmissione cosa può dirci?

La malaria è una malattia che da anni è studiata dagli scienziati. Si parla già di una prima sperimentazione per un vaccino-test tra il 2018 e il 2020. Ma la letteratura medica sul tema già attesta che non c’è un processo di migrazione della malaria dall’Africa all’Europa.

Legare le migrazioni delle popolazioni africane a questa malattia è semplicemente una bufala. Si tratta, lo ripeto, di una schifosa strumentalizzazione.

In Italia cosa sta succedendo?

Quello che avviene è già sotto il controllo dell’Istituto superiore di sanità. I rischi che ci sono attualmente sono dovuti all’aumento dei movimenti globali dell’essere umano, come il trasporto delle zanzare nelle valigie, ma riguardano movimenti globali di persone che vanno ben oltre il concetto di migrazione.

Il rischio riguarda tutte le malattie trasmissimili e che possono ripresentarsi con casi isoalti in paesi dove non sono più presenti.

Chi si ammala in Africa e giunge nel nostro paese può contagiare altre persone?

Questa è un’assurdità. Le faccio un esempio per smontare questa bufala. Qualche anno fa, all’epoca dell’ebola, si credeva che la malattia sarebbe arrivata anche in Italia sempre a causa delle migrazioni.

Una persona che ha contratto l’ebola e viaggia nel Mediterraneo non sopravvive, perché il fisico non resiste. Con la malaria il processo di incubazione è sicuramente diverso e più lungo, ma la questione non cambia molto. Quando parliamo di cinque milioni di infetti, parliamo di persone debilitate. Se io prendo la malaria ho un fisico che mi permette di rispondere, ma quando la malattia tocca categorie più vulnerabili ha un processo di violento e porta velocemente alla morte.

È ridicolo pensare che un migrante malato sia in grado di percorrere l’intero tragitto, giungere in Libia e da lì partire per l’Italia, riuscendo a sopravvivere.

C’è quindi da avere paura?

Assolutamente no. Sul caso della bambina morta a Brescia non si conoscono le circostanze del contagio. Questo è l’unico che si sia mai presentato in Italia, paese nel quale sono giunti 200mila migranti solo quest’anno.

Senza considerare che il numero degli italiani che vanno in vacanza in Africa è tre volte superiore. È più facile che una zanzara sia portata nelle valigie piuttosto che il processo inverso.

***

Sul caso abbiamo intervistato anche Jared Oule, esperto di malaria per Amref.

Come si trasmette la malaria?

È una malattia che si trasmette con il morso di una zanzara anofele femmina infetta.

Disponiamo di prove di trasmissione da essere umano a essere umano?

Esistono indizi di trasmissioni congenite, ma non sono mai state quantificate. È anche possibile trasmettere la malaria per via sanguigna, con le trasfusioni, se un donatore di sangue non ha ricevuto i controlli specifici per la malattia.

Qual è la distanza maggiore che può percorrere una zanzara?

Il raggio di spostamento normale di una zanzara è di circa un chilometro, ma grazie al vento può arrivare fino a 10 chilometri.

Qual è la probabilità di morte se la malaria è diagnosticata e trattata in tempo?

In Kenya chiediamo di cercare cure immediate, ossia entro 24 ore dall’arrivo della febbre per evitare complicazioni e casi gravi, che possono diventare fatali. Il tasso di mortalità dipende dalla presenza o meno di complicazioni nell’infezione al momento della diagnosi e dalla disponibilità di strumenti negli istituti. Se è riconosciuta come severa, le probabilità di morte sono significativamente maggiori rispetto al caso contrario.

Esistono vaccini per la malaria?

La maggior parte dei vaccini contro la malaria sono in fase sperimentale. Il vaccino più avanzato utilizzato si chiama RTSS. Ha passato la fase tre della sperimentazione ed è al momento sottoposto al sistema di approvazione dell’Oms.

Le difficoltà nell’ottenere vaccini contro la malaria includono i costi di sviluppo e la natura temporanea dell’immunità data dalle vaccinazioni. Un vaccino sarà testato in Kenya e in altri due paesi africani il prossimo anno.

Fonte: The Post Internazionale

sabato 29 luglio 2017

La Camera ha approvato il decreto legge sui vaccini

Con 296 voti a favore, 92 contrari e 15 astenuti il decreto vaccini è legge. Il Senato lo aveva già approvato lo scorso 20 luglio


La Camera ha dato il via libera definitivo al cosiddetto decreto sui vaccini obbligatori con 296 voti a favore, 92 contrari e 15 astenuti. Il governo aveva posto la fiducia sul decreto, che era stata votata alcune ore fa con 305 voti a favore, 147 contrari e due astenuti.

Con 172 voti a favore, 63 contrari e 13 astenuti, l’aula del Senato l’aveva approvato lo scorso 20 luglio. La discussione in Senato sulla Conversione in legge del decreto del 7 giugno 2017, n. 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, era stata avviata l’11 luglio.

L’iter legislativo

Il 7 giugno il governo aveva varato il decreto numero 73, dal titolo Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, con scadenza per essere convertito entro il 6 agosto. Il giorno seguente il decreto è stato assegnato alla 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) in sede referente che vi ha posto una serie di emendamenti e ha terminato l’esame il 10 luglio.

Che cosa prevede il testo del disegno di legge, dopo l’approvazione degli emendamenti

Il disegno di legge, che converte il decreto-legge del 7 giugno, amplia l’elenco delle vaccinazioni obbligatorie per i minori, che sono gratuite e revisiona le sanzioni previste per chi non provvede a vaccinare i propri figli o bambini che gli sono affidati. La principale modifica dal testo del decreto, dopo il passaggio in Commissione, riguarda la riduzione delle vaccinazioni obbligatorie, passate da 12 a 10: polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite, rosolia e varicella.

A queste, poi, se ne aggiungono altre quattro consigliate ma non obbligatorie: anti-meningococco B e C, anti-pneumococco e anti-rotavirus.

Il Senato ha approvato, tra gli altri, l’emendamento che prevede l’istituzione dell’Anagrafe Vaccinale Nazionale, che registrerà la situazione vaccinale degli italiani. Sono state diminuite, inoltre, le sanzioni ai genitori che non vaccinano i figli ed è stato tolto il riferimento al rischio della perdita di patria potestà.

Un altro emendamento prevede che i vaccini, previa autorizzazione dell’Asl territorialmente competente, possano essere prenotati in farmacia e non anche somministrarli come era stato proposto inizialmente.

Il Senato ha poi approvato l’emendamento presentato dalla relatrice Manassero, che prevede che un soggetto già immunizzato potrà adempiere all’obbligo vaccinale con vaccini in formulazione monocomponente o combinata in cui sia assente l’antigene per la malattia per cui si è già coperti.

Vaccini obbligatori e iscrizione scolastica

Per quanto riguarda l’iscrizione a scuola, il disegno di legge prevede che le istituzioni del sistema nazionale di istruzione, i servizi educativi per l’infanzia, i centri di formazione professionale regionale e le scuole private non paritarie sono tenuti, all’atto dell’iscrizione del minore, a richiedere ai genitori che esercitano la responsabilità genitoriale e ai tutori la presentazione della documentazione che provi l’effettuazione delle vaccinazioni. La presentazione della documentazione deve essere completata entro il termine di scadenza per l’iscrizione.

La mancata presentazione della documentazione è segnalata, entro i successivi dieci giorni, all’Asl locale.

Qual è l’ordinamento attualmente in vigore in merito alle vaccinazioni?

Al momento sono obbligatorie per tutti i neonati o i bambini le seguenti vaccinazioni: anti-difterica; anti-tetanica; anti-poliomielitica; antiepatitica B. Per la violazione di queste regole sono previste sanzioni amministrative pecuniarie.

Fonte: The Post Internazionale

È morto Charlie Gard

Lo hanno annunciato i genitori, Connie Yates e Chris Gard, dopo una battaglia tra la vita e la morte durata oltre cinque mesi


Charlie Gard è morto nella sera di venerdì 28 luglio 2017. Lo hanno annunciato i genitori, Connie Yates e Chris Gard, dopo aver condotto una battaglia per oltre cinque mesi al fine di salvare la vita di proprio figlio.

Charlie era un bambino britannico di appena undici mesi cui è stata diagnosticata la sindrome da deplezione del DNA mitocondriale.

Si tratta di una malattia estremamente rara, che finora ha colpito solamente 16 bambini in tutto il mondo e che causa un progressivo indebolimento muscolare. Al momento non esistono cure per questa patologia.

Come si è arrivati fin qui

Di fronte a questa rara malattia, i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, dove Charlie Gard è stato curato, avevano chiesto al comitato etico della struttura l’autorizzazione per la sperimentazione di una terapia.

A marzo scorso però, a causa dell’aggravarsi della malattia, il bambino è stato colpito da un’encefalopatia, un’alterazione anatomo-fisiologica dell’encefalo, che si verifica quando il cervello di un individuo risulta modificato nella sua struttura e/o nelle sue funzioni. Secondo i medici, questo non avrebbe più permesso a Charlie di parlare e di mangiare in autonomia.

A quel punto è stato comunicato ai genitori di Charlie, Connie Yates e Chris Gard, che non c’era più nulla da fare e che, per questa ragione, sarebbe stato meglio sospendere le cure.

I genitori di Charlie, però, non hanno voluto rassegnarsi a questo destino e hanno trovato una clinica negli Stati Uniti disposta a proseguire le cure del figlio con un trattamento sperimentale.

Per poter curare il bambino, i coniugi Yates hanno raccolto oltre un milione e 200mila sterline da oltre 80mila donatori volontari.

Ciononostante, l’ospedale di Londra si è opposto al trasferimento, dal momento che oggi non esiste alcuna cura accettata per la rara malattia di Charlie, e non voleva fosse sottoposto a una cura sperimentale.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 20 luglio 2017

Il Senato ha approvato il decreto sui vaccini

Il testo passa ora alla Camera dei deputati che dovrà approvarlo entro il 6 agosto


Con 172 voti a favore, 63 contrari e 13 astenuti, l’aula del Senato ha approvato il decreto sui vaccini. Il disegno di legge, dopo l’ok del Senato, dovrà passare alla Camera dei deputati.

La discussione in Senato sulla Conversione in legge del decreto del 7 giugno 2017, n. 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, era stata avviata l’11 luglio.

L’iter legislativo

Il 7 giugno il governo aveva varato il decreto numero 73, dal titolo Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, con scadenza per essere convertito entro il 6 agosto. Il giorno seguente il decreto è stato assegnato alla 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità) in sede referente che vi ha posto una serie di emendamenti e ha terminato l’esame il 10 luglio.

Che cosa prevede il testo del disegno di legge, dopo l’approvazione degli emendamenti

Il disegno di legge, che converte il decreto-legge del 7 giugno, amplia l’elenco delle vaccinazioni obbligatorie per i minori, che sono gratuite e revisiona le sanzioni previste per chi non provvede a vaccinare i propri figli o bambini che gli sono affidati. La principale modifica dal testo del decreto, dopo il passaggio in Commissione, riguarda la riduzione delle vaccinazioni obbligatorie, passate da 12 a 10: polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite, rosolia e varicella.

A queste, poi, se ne aggiungono altre quattro consigliate ma non obbligatorie: anti-meningococco B e C, anti-pneumococco e anti-rotavirus.

Il Senato ha approvato, tra gli altri, l’emendamento che prevede l’istituzione dell’Anagrafe Vaccinale Nazionale, che registrerà la situazione vaccinale degli italiani. Sono state diminuite, inoltre, le sanzioni ai genitori che non vaccinano i figli ed è stato tolto il riferimento al rischio della perdita di patria potestà.

Un altro emendamento prevede che i vaccini, previa autorizzazione dell’Asl territorialmente competente, possano essere prenotati in farmacia e non anche somministrarli come era stato proposto inizialmente.

Il Senato ha poi approvato l’emendamento presentato dalla relatrice Manassero, che prevede che un soggetto già immunizzato potrà adempiere all’obbligo vaccinale con vaccini in formulazione monocomponente o combinata in cui sia assente l’antigene per la malattia per cui si è già coperti.

Vaccini obbligatori e iscrizione scolastica

Per quanto riguarda l’iscrizione a scuola, il disegno di legge prevede che le istituzioni del sistema nazionale di istruzione, i servizi educativi per l’infanzia, i centri di formazione professionale regionale e le scuole private non paritarie sono tenuti, all’atto dell’iscrizione del minore, a richiedere ai genitori che esercitano la responsabilità genitoriale e ai tutori la presentazione della documentazione che provi l’effettuazione delle vaccinazioni. La presentazione della documentazione deve essere completata entro il termine di scadenza per l’iscrizione.

La mancata presentazione della documentazione è segnalata, entro i successivi dieci giorni, all’Asl locale.

Qual è l’ordinamento attualmente in vigore in merito alle vaccinazioni?

Al momento sono obbligatorie per tutti i neonati o i bambini le seguenti vaccinazioni: anti-difterica; anti-tetanica; anti-poliomielitica; antiepatitica B. Per la violazione di queste regole sono previste sanzioni amministrative pecuniarie.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 10 luglio 2017

Cinque carabinieri sono stati rinviati a giudizio per il caso di Stefano Cucchi

A deciderlo è stato il gup del tribunale di Roma, che ha accolto la richiesta della procura. Le accuse sono di omicidio preterintenzionale, falso ideologico in atto pubblico e calunnia


Il gup del tribunale di Roma ha disposto il rinvio a giudizio dei carabinieri imputati nell’ambito dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, accogliendo la richiesta della procura di Roma avanzata a febbraio 2017.

Stefano Cucchi era un geometra romano deceduto nell’ottobre 2009 a Roma, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga. Secondo i legali della famiglia Cucchi, Stefano fu picchiato violentemente prima ancora dell’udienza di convalida dell’arresto, la mattina del 16 ottobre.

Dopo il ricovero all’ospedale Pertini, Stefano non fu accudito e nutrito e fu lasciato morire di fame e di sete.

Il giudice dell’udienza preliminare, Cinzia Parasporo, ha disposto il provvedimento per i tre militari, Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco che dovranno rispondere di omicidio preterintenzionale pluriaggravato dai futili motivi e dalla minorata difesa della vittima.

Mentre il maresciallo Roberto Mandolini e il carabiniere Vincenzo Nicolardi sono accusati di calunnia verso gli agenti di polizia penitenziaria. Dovranno rispondere di falso ideologico in atto pubblico e calunnia.

Nel processo la famiglia Cucchi si è costituita parte civile.

Si chiude così l’inchiesta bis avviata a dicembre 2015. La prima data del processo è stata fissata al 13 ottobre.

“Finalmente i responsabili della morte di mio fratello, le stesse persone che per otto anni si sono nascoste dietro le loro divise, saranno chiamati a rispondere di quanto commesso”, ha commentato Ilaria Cucchi, sorella di Stefano.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 5 luglio 2017

I vaccini obbligatori passeranno da 12 a 10

La commissione Bilancio del Senato ha dato il parere favorevole all'emendamento sul decreto Lorenzin. Anche l'Istituto superiore di sanità approvato la decisione


La commissione Bilancio del Senato ha dato il parere favorevole a ridurre da 12 a 10 i vaccini obbligatori in Italia come previsto dall’emendamento al decreto Lorenzin, firmato dalla presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato Emilia Grazia De Biasi.

Lo ha reso noto Magda Zanoni (Pd), relatrice, in quinta Commissione di Palazzo Madama. Anche l’Istituto superiore di sanità (Iss) aveva dato parere favorevole.

“L’obbligo di 10 vaccini più la garanzia di altri 4 gratuiti appare pienamente rispondente ad affrontare le problematiche epidemiologiche del paese, così come rappresentate dall’Istituto Superiore di Sanità negli ultimi tre anni”, ha dichiarato l’Iss.

I dieci vaccini obbligatori, e vincolanti per l’iscrizione a scuola, saranno quelli contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B, hemophilus influenzae B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia e varicella. Saranno offerti gratuitamente altri quattro vaccini: quelli contro meningococco B, meningococco C, pneumococco e rotavirus.

Il testo del ddl 2856 di Conversione in legge del decreto-legge 7 giugno 2017, n.73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale tornerà in Commissione Igiene e Sanità del Senato, che riprenderà a riunirsi il 5 luglio alle ore 20, e verrà messo in discussione in Senato giovedì 6 luglio.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 30 giugno 2017

La storia di Charlie Gard

Contro la volontà dei genitori, oggi saranno disattivati i sistemi per tenere artificialmente in vita un bambino britannico di 10 mesi gravemente malato

Chris Gard e Connie Yates, i genitori di Charlie Gard (Chris J Ratcliffe/Getty Images)

I sistemi per tenere in vita artificialmente Charlie Gard, un bambino britannico di 10 mesi gravemente malato, saranno disattivati oggi dai medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, dopo una lunga serie di ricorsi – respinti dai tribunali – presentati dai suoi genitori per impedire l’interruzione dei supporti vitali. La vicenda di Gard ha fatto molto discutere, non solo nel Regno Unito, per le sue grandi implicazioni etiche, morali e giuridiche che hanno portato a un ampio e difficile dibattito. I tabloid britannici hanno seguito con grande attenzione il caso di Gard, portando secondo alcuni a una sovraesposizione mediatica che ne ha reso più complicata la gestione.

Charlie Gard è un bambino nato con una mitocondriopatia, una grave malattia ereditaria che non fa funzionare nel modo giusto i mitocondri, gli organelli che producono l’energia necessaria per le funzioni vitali delle cellule. Le malattie mitocondriali sono numerose e di vario tipo, ma nella maggior parte dei casi – come in quello di Gard – portano a gravi disfunzioni muscolari comprese quelle cardiache e causano danni a organi vitali come reni e pancreas. Per buona parte delle malattie mitocondriali a oggi non c’è cura: un numero limitato può essere rallentato grazie ad alcuni farmaci, ma ogni paziente reagisce in modo diverso.

Dopo avere tentato diverse terapie, i medici hanno appurato che per Charlie Gard non c’era nessuna possibilità di migliorare le sue condizioni e che ci sarebbero solo stati ulteriori e dolorosi peggioramenti. Da tempo Gard è mantenuto in vita artificialmente, con macchinari che lo aiutano a respirare e ad assorbire le sostanze nutritive: non vede, non sente, non può emettere rumori, non riesce a muoversi e senza le macchine morirebbe.

Martedì scorso la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), tribunale internazionale che non fa parte dell’Unione Europea, ha respinto l’appello presentato dai genitori di Charlie Gard per consentire di portare loro figlio negli Stati Uniti per tentare un ultimo trattamento sperimentale. Il ricorso era stato presentato in seguito a una sentenza della Corte suprema del Regno Unito, che aveva già respinto la stessa proposta basandosi sulle valutazioni dei medici: il viaggio e il prolungarsi del supporto vitale avrebbero solo causato altre sofferenze al bambino e non avrebbero portato a realistiche possibilità di miglioramento delle sue condizioni.

La CEDU era l’ultimo passaggio legale possibile per i genitori di Charlie Gard: in attesa della sentenza, un tribunale aveva imposto ai medici dell’ospedale di mantenere attivi i sistemi del supporto vitale. I giudici della Corte hanno rimosso il divieto rendendo quindi possibile la disattivazione dei sistemi per tenere in vita artificialmente il bambino.

Ieri i genitori di Charlie Gard hanno pubblicato un aggiornamento su Facebook annunciando che oggi saranno spenti i sistemi che tengono ancora in vita loro figlio. Hanno spiegato di essere in ospedale per trascorrere “le ultime preziose ore” con lui e hanno ricordato che: “Non ci è permesso di scegliere se nostro figlio debba vivere e non ci è nemmeno permesso di decidere quando e dove Charlie dovrà morire”. I genitori hanno concluso il loro messaggio ringraziando tutte le persone che hanno mostrato la loro vicinanza alla famiglia, che aveva anche avviato una raccolta fondi online per ottenere i soldi necessari nel caso in cui fosse stato possibile portare il bambino negli Stati Uniti.

Nei giorni scorsi i Gard avevano contestato la decisione di medici e giudici di interrompere il sostegno vitale per loro figlio in ospedale, e non a casa loro insieme agli altri familiari. In ospedale ci sono però più strumenti e risorse per assistere il bambino e ridurre al minimo le sue sofferenze, hanno spiegato i medici. L’ospedale ha fatto sapere che per motivi di privacy non saranno diffuse altre informazioni.

Fonte: Il Post

lunedì 29 maggio 2017

Che cos'è l'omeopatia e perché se ne parla

Oggi è considerata una pseudo-scienza, dal momento che finora nessuno studio scientifico ha potuto dimostrarne l'efficacia clinica

Questa pratica è basata sui principi formulati dal medico tedesco Samuel Hahnemann nella prima metà del XIX secolo e la sua validità non è mai stata dimostrata mediante esperimenti

Negli ultimi giorni in Italia si parla tanto dell'omeopatia, in seguito alla morte di un bambino causata da un'otite curata solo con farmaci omeopatici e senza antibiotici.

I genitori del bambino erano convinti sostenitori delle cure omeopatiche, e si erano rivolti al dottor Massimiliano Mecozzi, medico omeopatico con studio a Pesaro, che da tre anni seguiva il bambino, mai curato con antibiotici dall'età di tre anni.

Quando il bambino si era ammalato di otite bilaterale, i genitori si erano fidati del dottor Mecozzi, che avrebbe consigliato ai familiari una terapia a base di preparati omeopatici, sconsigliando il ricovero in ospedale.

Le condizioni del bambino però peggioravano sempre di più, fino a quando, dopo aver perso conoscenza, i genitori avevano deciso di portare il bambino all'ospedale di Urbino. Per il piccolo non vi è stato nulla da fare, l'infiammazione era ormai troppo grave. Della sua morte si è occupata la procura di Urbino che sta indagando per omicidio colposo.

Ma in cosa consiste l'omeopatia, che oggi sembra avere sempre più successo a discapito della medicina tradizionale e delle evoluzioni scientifiche moderne?

Questa pratica è basata sui principi formulati dal medico tedesco Samuel Hahnemann nella prima metà del XIX secolo e la sua validità non è mai stata dimostrata mediante esperimenti o ricerche.

L'omeopatia è basata sul "principio di similitudine del farmaco" (similia similibus curantur) enunciato dallo stesso Hahnemann, che non ha fondamento scientifico. Secondo questo principio, il rimedio appropriato per una malattia sarebbe dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella persona malata. Tale sostanza, detta anche "principio omeopatico", una volta individuata viene somministrata al malato in una quantità fortemente diluita e dinamizzata.

In pratica, se una sostanza che in un individuo sano causa una serie di sintomi, se assunta da un individuo ammalato, in dosi diverse, sarebbe capace di curare quegli stessi sintomi. Ad esempio, se il veleno dell’ape provoca irritazioni della pelle, quello stesso veleno diluito sarebbe il rimedio adatto per vincere queste manifestazioni.

L'omeopatia è considerata una pseudo-scienza, dal momento che finora nessuno studio scientifico pubblicato su riviste mediche di valore riconosciuto ha potuto dimostrare che l'omeopatia presenti un'efficacia clinica.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità l'omeopatia non è una cura e non apporta alcun beneficio. Qualche altro studio ha dimostrato che la sua efficacia non andrebbe al di là dell'effetto placebo, come ad esempio una ricerca dell'agosto del 2005 pubblicata dalla rinomata rivista medico scientifica The Lancet che screditava l'omeopatia come metodo curativo scientifico, sostenendo che l'efficacia fosse spiegabile con l'effetto placebo.

Oltre che non avere alcuna efficacia dimostrata, il ricorso a prodotti omeopatici è potenzialmente pericoloso per la salute dal momento che potrebbe spingere chi è affetto da una data malattia, ad abbandonare o ritardare terapie mediche che potrebbero invece essere efficaci.

Al contrario della medicina tradizionale che si basa su un approccio di tipo allopatico, l’omeopatia ha un approccio olistico per il quale il corpo e la mente vengono considerati un’unica entità.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 19 maggio 2017

Il governo ha approvato il decreto sull'obbligo dei vaccini a scuola

L'obbligo riguarda asili nido e scuole materne. Il decreto prevede inoltre l'aumento del numero di vaccini obbligatori, che passano da 4 a 12

Per le scuole dell'obbligo invece l'assenza delle vaccinazioni provocherà solo un'ingente sanzione pecuniaria

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che reintroduce l'obbligatorietà delle vaccinazioni per l'iscrizione a scuola. "Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale" è il titolo del provvedimento.

La linea che è passata è quella della ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli che prevedeva l'obbligo dei vaccini agli asili nido e alle scuole materne. Per le scuole dell'obbligo, invece, l'assenza delle vaccinazioni provocherà solo un'ingente sanzione pecuniaria.

La linea della ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, prevedeva invece l’obbligo delle vaccinazioni per l’iscrizione a elementari, medie e primi due anni di superiori.

Il decreto prevede inoltre l'aumento del numero di vaccini obbligatori, che passano da 4 a 12. Diventano obbligatori i vaccini contro morbillo, parotite, rosolia e varicella e i due contro la meningite, di ceppo B e C.

“Di fronte a questa obbligatorietà abbiamo deciso alcune misure”, ha detto il premier Gentiloni che ha aggiunto: “L'obiettivo è ridurre al minimo nei prossimi mesi e anni la fascia di popolazione non protetta”. L'urgenza del decreto, ha spiegato il presidente del Consiglio, deriva dalla diffusione, negli ultimi mesi, di teorie anti scientifiche che hanno portato un abbassamento della protezione.

“Le vaccinazioni sono uno strumento fondamentale di salute pubblica”, ha detto la ministra alla Salute Beatrice Lorenzin, elencando i problemi legati al calo delle coperture che si sta registrando in questi anni.

Non condivide la linea Fedeli Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia al San Raffaele di Milano e attivo nel campo della divulgazione scientifica. “I bambini non vaccinati a causa dell'egoismo e della superstizione dei genitori sono un pericolo per tutti gli altri bambini, in particolare per quelli malati che non si possono vaccinare. Questi bambini sfortunati hanno un diritto allo studio altrettanto sacrosanto quanto i non vaccinati; e insieme a loro tutta la società, compresi noi due, ha il diritto alla salute, messa in pericolo dalle mancate vaccinazioni”, scrive Burioni.

“Se mi saltasse l'idea di fare truccare la mia automobile potenziandone il motore senza omologarla la polizia stradale non si limiterebbe, giustamente, a farmi una salata multa. Mi sequestrerebbe l'auto perché un veicolo truccato in maniera pericolosa mette a rischio sia il conducente, sia gli altri automobilisti. Da quello che leggo sembra invece che lei auspichi che, a fronte del pagamento di una multa, venga concesso a dei genitori di mettere a rischio la salute dei loro figli, dei figli degli altri e anche di tutti noi. In questo caso non parlo solo da medico e da scienziato; parlo anche da cittadino e da padre. Il fatto che il Ministro responsabile dell'istruzione di mia figlia possa esprimere pubblicamente una simile posizione mi fa orrore, e mi fa sperare che simili follie non trovino ospitalità nel Consiglio dei Ministri, dove non sono felice che sieda con un così delicato incarico una persona che da un lato difende il diritto all'istruzione, dall'altro auspica che venga consentito infrangere il diritto alla Salute a fronte di un semplice pagamento in denaro”, ha aggiunto Burioni.

Fonte: The Post Internazionale

sabato 13 maggio 2017

È tornato ebola in Repubblica Democratica del Congo

Nelle ultime tre settimane ci sono stati nove casi sospetti nel nord del paese, e l'OMS si è già mobilitata

A un uomo viene provata la febbre dopo essere arrivato all'aeroporto di Boende, in Repubblica Democratica del Congo, come parte della profilassi per impedire la diffusione di ebola, 8 ottobre 2014 (KATHY KATAYI/AFP/Getty Images)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’agenzia dell’ONU che si occupa di salute e medicina, ha stabilito che è sorta una nuova epidemia del virus ebola in Repubblica Democratica del Congo, un paese dell’Africa centrale dove abitano 77 milioni di persone. Secondo l’OMS nelle ultime tre settimane sono stati registrati nove casi sospetti nel nord del paese: in tre casi i pazienti sono morti, e in uno di questi è stata accertata la presenza del virus ebola. Il ministro della Sanità della Repubblica Democratica del Congo ha fatto sapere che quella in corso è l’ottava epidemia di ebola nel paese: l’ultima era avvenuta nel 2014 e aveva causato la morte di più di 40 persone. Fra il 2013 e il 2014 ebola ha causato più di 11mila morti e una grande epidemia nell’Africa occidentale: da qualche mese è disponibile un vaccino sviluppato dall’azienda farmaceutica statunitense Merck la cui efficacia è stata provata da moltissimi test.


Tulip Mazumdar, giornalista di BBC che si occupa di salute, ha spiegato che l’epidemia sarà «particolarmente preoccupante» per gli abitanti della zona in cui si è sviluppata, che è piuttosto remota, ma che al contempo «il paese ha affrontato più epidemia di ebola di ogni altro paese al mondo, ed è esperto nel combatterle». Secondo il portavoce regionale dell’OMS, contattato dal Guardian, del personale sanitario locale è già in viaggio verso l’area della nuova epidemia, e nei prossimi giorni sarà raggiunto da esperti di Medici Senza Frontiere, UNICEF e OMS. Seth Berkley, il medico che ha sviluppato il vaccino insieme a Merck, ha spiegato che sono già pronte 300mila dosi di vaccino «per impedire a questa epidemia di diventare pandemica».

Fonte: Il Post

sabato 29 aprile 2017

Quante promesse ha mantenuto Trump?

Per i primi cento giorni da presidente, che cadono oggi, aveva elencato una trentina di impegni: ne ha rispettati pochini

(BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images)

Oggi, sabato 29 aprile, sono cento giorni che Donald Trump è presidente degli Stati Uniti: la sua cerimonia di insediamento si è tenuta infatti il 20 gennaio 2017. Di recente Trump ha ammesso che pensava che fare il presidente «sarebbe stato più facile», ma anche che i primi 100 giorni della sua amministrazione sono stati quelli «più di successo nella storia del paese».

Al di là di questa dichiarazione poco condivisa da osservatori e giornalisti, i primi 100 giorni di ogni nuovo governo o amministrazione sono spesso considerati sufficienti per tracciare un primo bilancio: non sono abbastanza per progetti strutturali e a lungo termine, ma sono sufficienti per dare un’idea di quale direzione prenderà l’amministrazione negli anni successivi. Specialmente quando, come nel caso di Trump, è lo stesso candidato presidente a promettere cambiamenti radicali e ad elencare una serie di misure che avrebbe fatto entro i primi tre mesi di governo: cosa che Trump fece nell’ottobre 2016, in un documento intitolato “Contratto con l’elettore americano” (a-ehm).

Molti siti e giornali – tra cui Vox e l’Atlantic – hanno analizzato e commentato i primi tre mesi di Trump proprio a partire da questo documento. Trump si prese una trentina di impegni. Ne ha rispettati tre, circa un decimo. In altri casi ha cambiato idea, non ci ha nemmeno provato o non ha ottenuto risultati concreti.

Cosa ha fatto Trump
Tra le cose che Trump è riuscito a fare c’è la nomina in tempi piuttosto rapidi di Neil Gorsuch per il seggio vacante della Corte Suprema, il più importante organo giuridico americano. Il seggio era vacante dalla morte del giudice conservatore Antonin Scalia, e per via dell’ostruzionismo del partito Repubblicano il Senato non aveva mai esaminato e ratificato il giudice proposto da Barack Obama. È una scelta che lascerà il segno, perché Gorsuch è piuttosto giovane – ha 49 anni – e la nomina a giudice della Corte Suprema dura a vita.

Trump ha anche mantenuto la promessa di ritirarsi dal trattato TPP, cioè il Trans Pacific Partnership (Partnerariato Trans-Pacifico, da non confondersi con altre cose con sigle simili). Il TPP è uno dei più grandi accordi commerciali mai sottoscritti, firmato nel 2015 da 12 paesi: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam e Stati Uniti, che però dovevano ancora ratificarlo. Il Congresso a maggioranza Repubblicana aveva già fatto sapere di non volerne sapere: quindi per Trump è stata una vittoria facile, più che altro simbolica, ma comunque una vittoria.

Secondo Vox la terza promessa mantenuta di Trump riguarda l’immigrazione: «ha fatto passi significativi per rendere più dure e intimidatorie le misure sull’immigrazione», e grazie ai suoi numerosi divieti è riuscito a creare effettivamente un clima più ostile per gli immigrati, nonostante le successive sospensioni dei decreti ordinate dai tribunali. Trump aveva detto di voler espellere dal paese 2 milioni di immigrati illegali e di voler rendere molto più difficile l’ingresso di stranieri negli Stati Uniti. Gli immigrati espulsi sono stati molti meno di 2 milioni, ma ci sono state altre misure – come la sospensione del programma di accoglienza per i richiedenti asilo siriani – che hanno fatto capire che l’approccio è cambiato.

Cosa non ha fatto Trump
Vox ha scritto che «c’è una gran quantità di leggi che Trump ha detto avrebbe fatto approvare e che non sono diventate leggi e, in molti casi, non sono nemmeno state proposte nella forma di qualcosa che somigli anche solo lontanamente a una legge».

La più grande sconfitta di Trump è però quella sull’Obamacare, la storica riforma sanitaria introdotta dal suo predecessore Barack Obama nel 2014. In campagna elettorale Trump puntò molto sulla proposta della sua abolizione, e promise che l’avrebbe rimpiazzata entro tre mesi. In realtà in marzo ha ritirato la sua confusa proposta di riforma prima ancora che venisse votata dalla Camera, capendo che sarebbe stata bocciata perché una trentina di deputati Repubblicani avevano fatto sapere che non l’avrebbero votata.

Trump non è nemmeno riuscito – ma questo era oggettivamente più difficile – a convincere il Messico a pagare totalmente il muro che intende costruire tra Messico e Stati Uniti e, per la verità, non ha nemmeno iniziato a costruirlo (nel Contratto aveva promesso di trovare i finanziamenti entro i primi 100 giorni). Trump aveva anche detto di voler tagliare da subito i fondi alle cosiddette “sanctuary cities”, cioè le città che scelgono di non considerare come reato l’immigrazione clandestina. Come successo per i divieti sull’immigrazione, Trump ha firmato un ordine esecutivo a riguardo, ma un giudice federale ha bloccato il provvedimento.

Per quanto riguarda invece il clima, Trump aveva detto di voler togliere i finanziamenti miliardari degli Stati Uniti all’ONU (e in generale di impegnarsi meno per combattere il cambiamento climatico), per investire quei soldi per sistemare le infrastrutture degli Stati Uniti. Non l’ha fatto, ma ha comunque firmato un ordine esecutivo per cancellare buona parte delle iniziative adottate dall’amministrazione Obama per contrastare il cambiamento climatico, che però al momento rimane sulla carta.

Nel documento sui suoi primi 100 giorni da presidente Trump non parlò molto di politica estera, ed è quindi difficile dire se ha mantenuto o meno quanto promesso. Trump però fu molto duro nei confronti della Cina – disse di volerla mettere nella lista di paesi che manipolano la propria valuta – ma da presidente ha cambiato decisamente idea, e al momento sembra voglia collaborare con la Cina per provare a gestire la situazione in Corea del Nord.

Trump inoltre aveva detto di voler imporre un limite di mandati per ogni membro del Congresso, e di voler prendere una serie di provvedimenti per limitare i costi della politica e per semplificarne i meccanismi (parlò ad esempio di voler imporre l’eliminazione di due norme federali per ogni nuova norma approvata): anche in questo caso, la promessa non è stata mantenuta, e non è chiaro a che punto siano gli sforzi dell’amministrazione per rispettarla.

Cose da leggere sui primi 100 giorni di Trump
Il New York Times ha chiesto ai suoi lettori di raccontare se e come questi 100 giorni li hanno cambiati e ha raccolto i suoi titoli sui primi 100 giorni da presidenti di Trump, Barack Obama e George W. Bush; il Washington Post ha analizzato i tweet di Trump e ha scritto in un editoriale che ci sono state cose allarmanti ma che «il sistema sta funzionando» e per ora non si è «entrati nella realtà distopica che molti, noi compresi, temevano». Il Guardian ha scritto invece che «tutte le prove di questi 100 giorni mostrano che il futuro sarà profondamente imprevedibile».

Fonte: Il Post

sabato 22 aprile 2017

Radiato per la prima volta in Italia un medico antivaccini

Roberto Gava è il primo medico radiato dall'Ordine per il suo “comportamento non etico e antiscientifico nei confronti dei vaccini”

Credit: Reuters

Roberto Gava è il primo medico radiato dall'Ordine per il suo “comportamento non etico e antiscientifico nei confronti dei vaccini”. Ad annunciarlo è stato, in un tweet, il presidente dell'Istituto superiore di Sanità (Iss), Walter Ricciardi.

“Grazie all'Ordine dei medici di Treviso per aver radiato primo medico per il suo comportamento non etico e antiscientifico nei confronti dei vaccini”.

Il medico radiato dall'Ordine è noto per le sue tesi contro le vaccinazioni.

Secondo Ricciardi, la decisione dell'Ordine dei Medici di Treviso di radiare il cardiologo Roberto Gava per le sue posizioni contro i vaccini è “un passaggio importantissimo, che deve essere un segnale per tutti i medici che non si comportano secondo la deontologia”.

“Il comportamento dell'Ordine, così come quello degli altri che stanno procedendo in modo simile e della presidente della Federazione Chersevani, va apprezzato per coraggio ed etica”, ha aggiunto.

“In tutti i paesi del mondo seri si agisce così, visti i danni che queste posizioni possono provocare la radiazione è una misura più che giustificata. In Italia stiamo vedendo gli effetti delle campagne contro i vaccini, con i tassi di copertura che sono crollati”, ha concluso Ricciardi.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 21 aprile 2017

I cellulari fanno venire il cancro?

Se ne riparla dopo la controversa sentenza di Ivrea, dove un giudice ha riconosciuto un “nesso di causalità” benché non ci siano ancora prove scientifiche chiare

(JOSEP LAGO/AFP/Getty Images)

A Ivrea, in provincia di Torino, un giudice del lavoro ha stabilito che esiste un “nesso di causalità” tra l’utilizzo dei telefoni cellulari e una particolare forma di tumore. La sentenza ha pochi precedenti in tutto il mondo e sta facendo molto discutere perché a oggi non è mai stato dimostrato scientificamente, e in modo incontrovertibile, che le onde radio emesse dai cellulari possano causare alcuni tipi di cancro. Non è il primo caso in cui un magistrato stabilisce un principio non ancora verificato dalla scienza: negli anni scorsi è accaduto più volte per il caso Stamina o sui vaccini, con molte polemiche e critiche da parte della comunità scientifica e successive revisioni delle sentenze negli altri gradi di giudizio.

La sentenza di Ivrea riguarda Roberto Romeo, un dipendente di Telecom Italia di 56 anni, che lavorava come responsabile di una squadra di tecnici che interveniva per riparare i guasti sulla rete telefonica. Alla Stampa ha spiegato che faceva di continuo telefonate per coordinare il suo gruppo di lavoro, restando tra le 4 e le 5 ore al cellulare ogni giorno, per circa 15 anni. Romeo aveva iniziato ad avere qualche problema di udito, trattato con terapie che si erano rivelate inutili, fino a quando non gli era stato diagnosticato un neurinoma, un tumore benigno del nervo acustico, uno dei più frequenti tra quelli intracranici e le cui cause sono ancora sconosciute. Romeo era stato sottoposto a un’operazione di rimozione del neurinoma, con conseguente perdita dell’udito da un orecchio.

In seguito Romeo aveva fatto causa all’INAIL, che non gli aveva riconosciuto una malattia professionale. Dopo una perizia di parte e un accertamento tecnico, affidato dal tribunale, si è andati a processo. Sono stati ascoltati 15 testimoni, che hanno confermato la versione di Romeo circa le sue ricorrenti telefonate per coordinare il loro lavoro. Valutate le perizie e le consulenze, il tribunale ha infine stabilito che il neurinoma sia stato causato da un “uso prolungato” del cellulare, riconoscendo a Romeo un’invalidità al 23 per cento, che comporterà una pensione INAIL aggiuntiva di circa 6mila euro l’anno.

La sentenza di Ivrea sta facendo molto discutere perché a oggi non ci sono evidenze scientifiche per dire con certezza che i cellulari causino il cancro. I telefonini sono usati da miliardi di persone in tutto il mondo da decenni, ma non sono stati rilevati aumenti anomali di particolari forme tumorali. Considerata la diffusione di questi dispositivi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità tiene comunque sotto controllo i potenziali effetti dei cellulari sulla popolazione, con iniziative e programmi per la valutazione del rischio. Una delle sue agenzie più importanti, l’International Agency of Research on Cancer (IARC), nel 2011 ha inserito i cellulari nel Gruppo 2B, nel quale sono elencati prodotti e sostanze definiti “possibilmente cancerogeni per gli esseri umani”. Nel complesso la IARC mantiene e aggiorna quattro categorie in cui sono inserite le sostanze a seconda del loro livello di rischio.

Gli elenchi della IARC non implicano che si contragga sicuramente il cancro entrando in contatto con particolari sostanze, ma segnalano il livello di rischio: la probabilità che si verifichi un evento dannoso. Si parla di rischio assoluto quando viene indicata la possibilità che qualcosa succeda in un certo periodo di tempo, come la probabilità teorica per ogni persona di avere una diagnosi di cancro nel corso della vita, quindi in un intervallo di tempo che di solito è tra gli 0 e gli 84 anni. C’è poi il rischio relativo, che indica invece la probabilità di ammalarsi per chi ha già fattori di rischio, come predisposizioni genetiche. Le misure di questo tipo sono ipotetiche e servono soprattutto per rendere comprensibile la rilevazione di certi tipi di tumore su altri, e il loro rapporto con predisposizioni e abitudini di vita.

Negli anni sono state eseguite centinaia di ricerche scientifiche, su animali ed esseri umani, per verificare se le onde radio emesse dai cellulari possano essere nocive. Nella maggior parte dei casi questi studi non hanno trovato un nesso causale tra l’esposizione ai telefonini e particolari malattie, come i tumori. I pochi studi che hanno trovato qualche elemento di correlazione si sono rivelati quasi sempre inconcludenti, perché nel complesso le prove non erano sufficienti e non si potevano escludere altre variabili che avevano causato particolari patologie. Una ricerca, citata dalla IARC, parla di un aumento del 40 per cento del rischio di gliomi (tumori cerebrali) tra chi utilizza molto il cellulare per telefonare (30 minuti al giorno per 10 anni). Uno studio più recente ha però messo in dubbio la stima perché l’aumento dei tumori di quel tipo non è andato di pari passo con l’aumento dell’utilizzo dei cellulari.

A maggio dello scorso anno uno studio diffuso dal National Toxicology Program, un gruppo di lavoro delle autorità sanitarie statunitensi, ha rilevato la formazione di tumori al cervello e al cuore in alcuni esperimenti di laboratorio condotti su ratti, esposti a radiazioni elettromagnetiche analoghe a quelle prodotte dai cellulari. La ricerca è stata però accolta con scetticismo e diverse critiche, soprattutto per le modalità con cui è stata condotta la sperimentazione.

Fonte: Il Post

martedì 28 marzo 2017

In Nigeria almeno 140 morti per la peggiore epidemia di meningite dal 2009

Secondo il Centro per il controllo delle malattie della capitale Abuja, finora sono state infettate più di mille persone

Un bambino riceve la vaccinazione per la meningite. Credit: Reuters

Un'epidemia di meningite ha ucciso almeno 140 persone in alcuni stati della Nigeria. A riportarlo sono le autorità del paese.

I casi riguardano l'ultimo mese e sono stati documentati in sei stati. Finora sono state infettate più di mille persone, secondo quanto comunicato dal Centro per il controllo delle malattie della capitale Abuja.

Si tratta della peggiore epidemia in Nigeria dal 2009, quando morirono 156 persone. Il timore è che la malattia non possa più essere tenuta sotto controllo se dovesse diffondersi nei campi profughi e nelle prigioni.

Un nuovo ceppo, che potrebbe essere stato importato da un paese vicino, è ora quello prevalente in Nigeria e richiede un vaccino differente rispetto a quello classico, come spiegato dal ministro della Salute Isaac Adewole.

La causa dell'epidemia stagionale è stata attribuita alle notti freddi, al vento polveroso e al clima asciutto. Ad aggravare la situazione ci sono anche le credenze tradizionali, la scarsa igiene e la sovrappopolazione.

--- LEGGI ANCHE: Tutto quello che c'è da sapere sui vaccini

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 17 marzo 2017

C’è un preoccupante aumento dei casi di morbillo

Nei primi mesi di quest'anno sono stati il 230 per cento in più rispetto allo stesso periodo nel 2016: la causa principale è il calo delle vaccinazioni

(Paula Bronstein/Getty Images)

Da ieri si parla molto di un comunicato del ministero della Salute nel quale viene definito “preoccupante” l’aumento del numero di casi di morbillo in Italia, dovuto principalmente a una sensibile riduzione delle vaccinazioni, il sistema più efficace per tenere sotto controllo il virus che causa la malattia. Al di là di qualche titolo eccessivamente allarmista sui giornali, il problema non deve essere sottovalutato: potrebbe causare un’ulteriore diffusione della malattia, che in alcuni casi può portare a serie complicazioni, talvolta letali.

I numeri
Da inizio anno il ministero della Salute ha rilevato più di 700 casi di morbillo in tutta Italia, il 230 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando erano stati rilevati 220 casi (quindi oltre il triplo). Il dato è ulteriormente preoccupante se messo a confronto con il numero complessivo di casi di morbillo di tutto l’anno scorso: 844. In poco più di due mesi si è già quasi raggiunta la quantità di contagi rilevati in un anno intero. Più della metà dei casi di morbillo rientra nella fascia di età tra i 15 e i 39 anni, con un aumento dei contagi tra medici, infermieri e più in generale in ambito sanitario. Le regioni maggiormente interessate sono Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana.

Morbillo
Il morbillo è una malattia infettiva del sistema respiratorio, è causata da un virus ed è altamente contagiosa. Si trasmette per via aerea e chi la contrae diventa contagioso circa tre giorni prima dei sintomi e fino a una settimana dopo la comparsa delle pustole rosse su buona parte del corpo (esantema). La malattia, oltre allo sfogo cutaneo, causa tosse, raffreddore e febbre alta, che di solito raggiunge picchi intorno ai 40 °C. Il morbillo può essere la causa di molte complicazioni, dalla polmonite all’encefalite (una pericolosa infezione che interessa il cervello e il resto del sistema nervoso centrale contenuto nella scatola cranica) passando per otiti di media entità. Nel 2012 secondo l’OMS ci sono state 122mila morti riconducibili al morbillo, circa 330 morti ogni giorno. L’ultima epidemia in Italia, registrata nel 2002, ha causato la morte di sei persone e ha portato a 15 casi di encefalite.

Vaccinazione
Il vaccino trivalente MPR, gratuito e consigliato dai medici, consente di immunizzare i nuovi nati da tre malattie molto comuni nei primi anni di vita e che possono portare a complicazioni pericolose: parotite (gli “orecchioni”), rosolia e appunto il morbillo. Semplificando molto, la vaccinazione consiste nella somministrazione dei virus non vitali (quindi in forma ampiamente depotenziata) che causano le tre malattie, in modo da stimolare una risposta immunitaria da parte dell’organismo che impara a riconoscere i virus e a contrastarli tenendoli sotto controllo. Il sistema immunitario mantiene una memoria che gli potrà servire nel caso in cui entri a contatto con il virus vero e proprio.

Il vaccino MPR negli anni ha permesso di immunizzare centinaia di milioni di persone in tutto il mondo e di salvare la vita a molte di loro, ma è osteggiato dai movimenti contro i vaccini, nati soprattutto in seguito alla disinformazione e a un vecchio e fraudolento studio scientifico del 1998, da tempo smentito da tutte le più importanti organizzazioni sanitarie del mondo compresa l’OMS e ritirato dalla stessa rivista The Lancet, che lo aveva pubblicato alla fine degli anni Novanta. Il presunto rapporto tra vaccini e autismo non è mai stato dimostrato da nessuna ricerca scientifica, ma questo non ha impedito nei tempi recenti ad alcuni magistrati in Italia di emettere discutibili ordinanze e sentenze che hanno contribuito a fare aumentare le diffidenze da parte dei genitori che devono decidere se vaccinare o meno i loro figli.

Rifiuto dei vaccini
Nel comunicato del ministero della Salute si legge che l’aumento della circolazione del morbillo in Italia è dovuto in gran parte “al numero crescente di genitori che rifiutano la vaccinazione, nonostante le evidenze scientifiche consolidate e nonostante i provvedimenti di alcune regioni che tendono a migliorare le coperture interagendo con famiglie e genitori”. I dati confermano la crescente diffidenza verso uno strumento sanitario così importante: nel 2015 la copertura vaccinale contro il morbillo nei bambini fino a 24 mesi di età (la vaccinazione è consigliata entro i primi due anni di vita) è stata dell’85,3 per cento, il 10 per cento più bassa del 95 per cento indicato dagli esperti e dalle principali organizzazioni sanitarie internazionali come soglia minima per fermare la circolazione del morbillo nella popolazione.

Raccomandato, ma non obbligatorio
La somministrazione del vaccino MPR è fortemente consigliata dal ministero della Salute, ma non è obbligatoria, perché le attuali leggi non prevedono obblighi veri e propri. L’ultima parola sul vaccinare o meno i propri figli spetta ai genitori e non c’è possibilità di obbligarli in un senso o nell’altro. Pediatri, medici di famiglia e altri operatori sanitari devono comunque seguire le linee guida del ministero, informando i genitori sull’importanza della vaccinazione per tutelare la salute dei loro figli e quella dell’intera comunità.

Un aspetto che viene spesso sottovalutato è proprio legato alla necessità di dare protezione attraverso i vaccini anche a chi non si può vaccinare, non per scelta ma per particolari condizioni mediche (di solito gravi) che sconsigliano la vaccinazione. Se la maggior parte della popolazione è vaccinata, si riduce enormemente il rischio di contagio anche per chi non ha potuto ricevere il vaccino (o nei rari casi in cui non ha fatto completamente effetto), perché il virus circola tra meno persone e si riducono quindi le possibilità di entrarvi in contatto: è la cosiddetta “immunità di gregge”. Nel momento in cui la copertura vaccinale si riduce, i non vaccinati sono esposti a un rischio molto più alto, che nel caso del morbillo può complicare la guarigione o lasciare conseguenze a vita soprattutto in età matura. Questo spiega in parte il numero più alto del solito di contagi tra persone adulte, segnalato dal ministero.

Incentivi alla vaccinazione
Per contrastare la riduzione delle vaccinazioni, alcune regioni italiane hanno avviato progetti di vario tipo con l’obiettivo di fare aumentare la copertura. In Emilia-Romagna, per esempio, si è deciso di rendere obbligatorie alcune vaccinazioni per i bambini che frequentano l’asilo nido: in assenza della vaccinazione, non si può essere ammessi. Nel caso dell’Emilia-Romagna il morbillo non rientra ancora nelle vaccinazioni obbligatorie per entrare all’asilo, ma altre regioni stanno valutando di inserirlo nelle loro richieste.

A inizio anno, il ministero della Salute ha inoltre attivato un nuovo piano che ha reso gratuiti tutti i principali vaccini, superando le differenze che esistevano tra regione e regione dove in alcuni casi erano ancora a pagamento, tramite ticket. Come previsto da leggi e regolamenti, continuano a essere facoltativi, ma la possibilità di effettuarli senza spese e con minori limitazioni legate all’età dovrebbe consentire di aumentare le coperture.

Fonte: Il Post

sabato 4 marzo 2017

I resti di centinaia di bambini sono stati trovati in un orfanotrofio in Irlanda

La casa per ragazze madri di Tuam è stata attiva dal 1925 al 1961. I bambini soffrivano di malnutrizione, malattie e miseria

Fossa comune con i resti di bambini in un orfanotrofio irlandese. Credits: Reuters

Una commissione di inchiesta sulle case per ragazze madri in Irlanda ha rivelato la presenza di resti umani non classificati in un ex orfanotrofio cattolico a Tuam, nell'Irlanda nordoccidentale. I corpi erano stati sepolti in una struttura sotterranea di 20 stanze e appartenevano a bambini tra le 35 settimane e i 3 anni.

L'orfanotrofio è stato attivo tra il 1925 e il 1961. Molti dei resti appartengono a bambini morti durante gli anni Cinquanta. L'indagine è stata avviata per investigare sulla morte di circa 800 bambini e sulle modalità della loro sepoltura a partire dai certificati di morte.

La commissione ha anche rivelato che gli ospiti di queste strutture soffrivano di malnutrizione, malattie e miserie e non riuscivano a superare spesso i primi anni di età. La ricerca dei responsabili della vicenda continua, mentre è stato invocato l'intervento delle autorità per assicurare degna sepoltura ai resti.

“Questo giorno è dedicato al ricordo e al rispetto della dignità dei bambini che hanno vissuto la loro breve vita in questa casa”, ha dichiarato il ministero per gli Affari giovanili irlandese. “Onoreremo la loro memoria e ci assicureremo di prendere i giusti provvedimenti per trattare i resti in maniera appropriata”.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 27 febbraio 2017

Dj Fabo è morto in Svizzera ricorrendo al suicidio assistito

A comunicarlo sul Twitter è stato Marco Cappato, dell'associazione Luca Coscioni

Fabiano Antonioni è morto il 27 febbraio in Svizzera attraverso l'eutanasia. Credit: Associazione Luca Coscioni

“Fabo è morto alle 11:40, ha scelto di andarsene rispettando le regole, di un paese che non è il suo”. Con questo messaggio postato su Twitter, Marco Cappato, l'esponente radicale dell'associazione Luca Coscioni, ha annunciato la morte di Dj Fabo in Svizzera attraverso eutanasia.

L’ultimo messaggio del dj di 39 anni, rimasto cieco e tetraplegico dopo un grave incidente stradale, era partito poche ore prima dalla clinica dove era arrivato per ricevere il suicidio assistito. "Sono finalmente arrivato in Svizzera - dice in un messaggio audio diffuso dall’associazione Coscioni - e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille".

Di seguito il video in cui Fabo ringrazia l'esponente dei Radicali:



Nell’ordinamento italiano l'eutanasia e il suicidio assistito sono atti entrambi punibili dagli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale. L'unica discussione parlamentare è quella sul testo di legge sul testamento biologico, denominato Dichiarazioni anticipate di trattamento. Il testo è da settimane fermo al vaglio della commissione Affari sociali della Camera, per cura della relatrice del Partito Democratico Donata Lenzi.

Fabiano si era rivolto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere l’eutanasia e poter scegliere liberamente sulla propria vita.

La discussione sulla proposta di legge è stata rinviata più volte in Parlamento, tanto che Fabiano aveva inviato un secondo appello ai parlamentari: “Ho sentito che il Parlamento ha rinviato di tre settimane la legge sul testamento biologico e c'è il rischio che tutto vada perso" - trasmetteva Fabo in un secondo video. "È scandaloso che i parlamentari non abbiano il coraggio di prendere la situazione in mano per tanti cittadini che vivono come me”.

Da allora, 7 febbraio 2017, la proposta di legge non è stata ancora discussa. Marco Cappato ha così accompagnato il giovane ex dj per permettergli di porre fine alle proprie sofferenze.

Aggiornamento (27 febbraio, ore 13:00) – Una precedente versione dell'articolo era intitolata “Dj Fabo è morto in Svizzera ricorrendo all'eutanasia”.

---LEGGI ANCHE: Eutanasia, ovvero poter decidere della propria morte, ma ancora prima della propria vita

---LEGGI ANCHE: I parlamentari italiani “senza coraggio” che non vogliono decidere sul testamento biologico

Fonte: The Post Internazionale

sabato 25 febbraio 2017

I tre carabinieri coinvolti nella morte di Stefano Cucchi sono stati sospesi dal servizio

La sospensione dei tre militari, ai quali sarà dimezzato lo stipendio, è stata disposta dal comando generale dell'Arma e dal ministero della Difesa

Stefano Cucchi morì il 22 ottobre 2009 all'ospedale romano Sandro Pertini

Nel gennaio 2017 la procura di Roma ha chiesto il processo con nuovi capi d'accusa a carico dei tre carabinieri, Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, coinvolti nella morte di Stefano Cucchi.

I tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale pluriaggravato dai futili motivi e dalla minorata difesa della vittima, abuso di autorità contro arrestati, falso ideologico in atto pubblico e calunnia, sono stati sospesi dal servizio il 24 febbraio 2017.

La sospensione dei tre militari, ai quali sarà dimezzato lo stipendio, è stata disposta a titolo precauzionale dal comando generale dell'Arma e dal ministero della Difesa su richiesta del comando generale.

Secondo l'accusa sarebbero i responsabili del pestaggio che il giovane avrebbe subito e che ne determinò la morte.

Stefano fu trovato morto il 22 ottobre 2009 in una stanza all’interno del reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove era ricoverato da quattro giorni, dopo essere stato arrestato dai carabinieri.

Per Roberto Mandolini e Vincenzo Nicolardi, gli altri due militari coinvolti è stato chiesto il rinvio a giudizio per calunnia (il primo anche per falso). In questo caso il comando generale dell'Arma non ha ancora adottato alcun provvedimento.

Fonte: The Post Internazionale