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giovedì 14 dicembre 2017

Secondo Medici Senza Frontiere, la scorsa estate almeno 6.700 rohingya sono stati uccisi nelle violenze in Myanmar


Secondo l’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere, lo scorso agosto almeno 6.700 rohingya sono stati uccisi nelle violenze in Myanmar da parte del governo e dell’esercito. Del tentativo dell’esercito del Myanmar di fare una pulizia etnica della minoranza musulmana rohingya si è molto parlato negli ultimi mesi: circa 647.000 persone erano state costrette con la forza a lasciare le loro case e cercare rifugio in Bangladesh e il governo del Myanmar aveva parlato di circa 400 persone morte (anche se non aveva mai ammesso la sua responsabilità nelle violenze).

Lo studio di Medici Senza Frontiere, basato su interviste con più di 600.000 profughi rohingya, dice che il numero dei morti è molto più alto di quello ammesso dal governo del Myanmar: secondo MSF circa 9.000 persone sono morte tra il 25 agosto e il 25 settembre dopo l’inizio delle violenze e il numero di 6.700 morti è la loro stima più conservativa. Tra i morti, dice MSF, circa 750 erano minorenni.

Rohingya in attesa di essere chiamati per ricevere cibo e acqua nel campo profughi di Kutupalong (ED JONES/AFP/Getty Images)

Fonte: Il Post

mercoledì 29 novembre 2017

Ci sono state 151 presunte violenze sessuali in una piccola comunità norvegese

Hanno coinvolto soprattutto appartenenti a una popolazione indigena, e questo spiega perché siano emerse soltanto ora

Un centro ricreativo di Tysfjord. (TORE MEEK/AFP/Getty Images)

La polizia norvegese ha individuato 151 casi di presunta violenza sessuale, inclusi stupri di bambini, in una piccola e isolata comunità di Tysfjord, che ha meno di duemila abitanti ed è affacciata sul Mare Artico. Per ora due persone sono state formalmente accusate di un totale di dieci violenze sessuali, ma la polizia ha detto che potrebbero esserci altre incriminazioni. Il 70 per cento delle persone coinvolte appartiene alla popolazione indigena Sami, cioè i lapponi, e molti sono fedeli laestadiani, un movimento luterano revivalista molto diffuso in Scandinavia.

L’indagine della polizia è cominciata dopo che nel 2016 il Verdens Gang, un giornale locale, pubblicò le testimonianze di uomini e donne di Tysfjord che dicevano di avere subìto violenze sessuali. Il rapporto della polizia ha identificato però un totale di 82 vittime, di età comprese tra i 4 e i 72 anni, e di 92 sospetti: in alcuni casi ci sono persone che sono sia presunte vittime che presunti colpevoli. Dei 151 casi di presunta violenza sessuale, 43 sono stupri e in tre casi hanno avuto dei bambini come vittime. I primi risalgono al 1953, e infatti oltre 100 casi non saranno perseguiti perché interessati dalla prescrizione.

Del caso di Tysfjord si sta infatti discutendo in Norvegia non solo per la gravità e la natura delle accuse, ma perché secondo molti è rappresentativo dei problemi nel rapporto tra i Sami e le autorità nazionali norvegesi. I giornali norvegesi raccontano infatti che in molti casi le vittime si sono rivolte alle autorità religiose, invece che alla polizia, per raccontare le violenze subite. I Sami sono qualche decina di migliaia, e sono stati a lungo discriminati dalle autorità norvegesi: hanno uno stile di vita strettamente legato alla natura, minacciato dallo sfruttamento minerario ed energetico norvegese.

Una portavoce della polizia ha detto che «non ci sono ragioni per pensare che l’appartenenza etnica o la fede religiosa siano spiegazioni del perché sono avvenute le violenze». Ha però ammesso che ci sono stati certi «meccanismi» nella comunità «che hanno reso difficile che certe cose emergessero», spiegando che c’è «una grande necessità di chiudersi nella famiglia, in un contesto in cui la società norvegese ti guarda dall’alto verso il basso».

Lars Magne Andreassen, direttore di un centro di cultura Sami a Tysfjord, ha detto al Guardian di essere addolorato che questi casi si siano verificati, ma di essere orgoglioso che finalmente siano stati denunciati. Secondo Andreassen c’è stato tanto «un silenzio delle vittime» quanto delle autorità, che non hanno ascoltato la comunità locale.

Fonte: Il Post

giovedì 23 novembre 2017

La Birmania ha firmato un accordo col Bangladesh per il rimpatrio dei musulmani rohingya

Il governo birmano ha detto di essere pronto a ricevere i musulmani rohingya prima possibile. Per il Bangladesh è un “primo passo” per la soluzione della crisi

Rifugiati rohingya in Bagladesh. Credit: Shahnewaz Khan/Sputnik

La Birmania e il Bangladesh hanno firmato giovedì 23 novembre un memorandum d’intesa per il rimpatrio di centinaia di migliaia di musulmani rohingya che hanno lasciato lo stato birmano di Rakhine per sfuggire agli attacchi dell’esercito.

L’accordo è stato firmato dai funzionari nella capitale della Birmania, Naypidaw. Non sono stati diffusi dettagli sul contenuto del documento, ma le autorità del Bangladesh hanno detto che si è trattato di un “primo passo” per la soluzione della crisi.

La Birmania ha detto di essere pronta a ricevere i musulmani rohingya “prima possibile”. Il segretario del ministero birmano del lavoro, dell’immigrazione e della popolazione Myint Kyaing, ha detto che il paese è in attesa di ricevere i moduli di registrazione con i dati personali dei rohingya prima del rimpatrio.

Le agenzie umanitarie, però, hanno avanzato dei dubbi sul ritorno forzato degli appartenenti a questa minoranza, chiedendo che sia garantita la loro sicurezza.

Le violenze contro i rohingya si sono acuite alla fine di agosto del 2017, quando sono scoppiati gli scontri tra le forze di sicurezza birmane e alcuni miliziani del gruppo paramilitare Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa), formazione paramilitare vicina alla comunità rohingya.

La lotta ha causato centinaia di morti nello stato di Rakhine e ha dato inizio a un esodo che ha portato finora 600mila musulmani rohingya ad attraversare il confine con il Bangladesh.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 21 novembre 2017

Almeno 50 persone sono morte in un attentato in Nigeria

Un attentatore si è fatto esplodere nella moschea di Mubi, nel nord-est del paese

Almeno 50 persone sono morte in un attentato nella città di Mubi, nel nord-est della Nigeria, e ci sono decine di feriti. Secondo la polizia, l’attacco è stato compiuto da un attentatore suicida che è entrato in una moschea prima di farsi esplodere. Sembra che l’attentatore fosse molto giovane.



Non c’è ancora un numero chiaro dei morti e feriti nell’attacco, perché la polizia sta cercando di rintracciare tutte le persone coinvolte che sono state trasportate disordinatamente nei vari ospedali della città.

L’attentato non è stato rivendicato, ma molti scrivono che il responsabile più probabile è Boko Haram, un’organizzazione terroristica nigeriana affiliata allo Stato Islamico (o ISIS). In passato Boko Haram ha spesso utilizzato attentatori molto giovani per compiere le sue operazioni terroristiche e militari.

Fonte: Il Post

giovedì 16 novembre 2017

La Corte suprema della Cambogia ha sciolto il principale partito d’opposizione

Oltre 100 membri del Partito cambogiano di salvezza nazionale sono stati interdetti dall'attività politica per 5 anni. Preoccupazione per la tenuta democratica del paese

Soldati cambogiani presidiano la Corte Suprema durante l'udienza. Credit: ANG CHHIN SOTHY

La Corte suprema della Cambogia disposto lo scioglimento del principale partito d’opposizione, bloccando di fatto l’unico reale antagonista del governo alle elezioni del 2018. Il Partito cambogiano di salvezza nazionale (CNRP) è stato accusato di aver complottato per rovesciare il governo, ma i suoi membri negano le accuse e ritengono che il processo abbia motivazioni politiche.

Oltre 100 membri del partito sono stati estromessi dall’attività politica per 5 anni. Il CNRP è l’unico partito d’opposizione a essere riuscito a eleggere rappresentanti in parlamento dopo il voto del 2013, in cui ottenne il 46 per cento delle preferenze contro il 51 per cento del partito di maggioranza, il Partito popolare cambogiano (CPP)

In una dichiarazione alla televisione nazionale, il primo ministro cambogiano Hun Sen ha detto che le elezioni del 2018 andranno avanti. “I membri del CNRP che non sono stati interdetti dall’attività politica possono formare un nuovo partito”, ha detto secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters.

Hun Sen è stato al governo per 32 anni ed è stato accusato di usare le forze di sicurezza e i giudici per intimorire gli avversari politici e mettere a tacere il dissenso.

Lo scioglimento del CNRP è stato chiesto alla Corte a ottobre 2017 dal ministro dell’Interno cambogiano.

In un’intervista concessa al quotidiano britannico The Guardian prima dello scioglimento del partito, il leader d’opposizione Mu Sochua ha definito la mossa del primo ministro Hun Sen l’ennesimo attacco alla democrazia in Cambogia, che “starebbe scivolando molto velocemente in un buco nero”.

Sochua, che è fuggito dal paese insieme a decine di parlamentari, ha sostituito alla guida del CNRP il leader Kem Sokha, arrestato lo scorso settembre con l’accusa di alto tradimento.

La repressione sarebbe cominciata immediatamente dopo le elezioni del 2013, nelle quali il CNRP era riuscito a mettere sotto pressione il CPP.

Il CNRP è ulteriormente cresciuto nel corso degli ultimi quattro anni fino agli ottimi risultati ottenuti nelle elezioni comunali dello scorso giugno. Questo ha portato all’intensificarsi delle azioni del governo contro l’opposizione.

Tra le misure più drastiche adottate dall’esecutivo guidato da Hun Sen, primo ministro del paese del sud-est asiatico da più di 30 anni, ci sono la chiusura del Cambodia Daily, uno dei giornali più diffusi nel paese, e delle stazioni radiofoniche che ritrasmettevano i programmi di Radio Free Asia e Voice of America.

Fonte: The Post Internazionale

domenica 12 novembre 2017

È stata scoperta un’altra fossa comune in Iraq

Contiene almeno 400 corpi e si trova ad Hawija, una città vicino a Kirkuk che fino a un mese fa era controllata dall'ISIS

(MARWAN IBRAHIM/AFP/Getty Images)

Ieri vicino alla città irachena di Hawija, occupata fino al mese scorso dallo Stato Islamico (o ISIS), è stata scoperta una fossa comune con almeno 400 corpi. La fossa è stata scoperta in una base aerea poco fuori dalla città. Alcuni dei corpi ritrovati avevano indosso abiti civili, mentre altri la tuta arancione con cui l’ISIS vestiva i condannati a morte ripresi nei suoi video di propaganda. La fossa è stata scoperta in seguito ai racconti di alcuni abitanti della zona.

Durante la riconquista del territorio occupato dall’ISIS, l’esercito iracheno ha trovato decine di fosse comuni. L’anno scorso Associated Press aveva pubblicato un rapporto in cui venivano identificate 72 fosse comuni che al loro interno contenevano tra i 5.200 e i 15mila corpi.

Hawija era caduta sotto il controllo dell’ISIS durante l’offensiva dell’estate 2014, quella che portò i miliziani dello Stato Islamico a occupare Mosul. La città è rimasta occupata per due anni, fino a quando non è stata liberata lo scorso 5 ottobre. Hawija era l’ultimo avamposto dell’ISIS nel nord dell’Iraq. Gli ultimi territori che oggi controlla nel paese sono le aree desertiche al confine con la Siria.

Fonte: Il Post

domenica 29 ottobre 2017

L’esercito birmano ha stuprato centinaia di bambine rohingya

Lo riporta Medici Senza Frontiere, che nelle sue cliniche porta assistenza alle vittime di abusi sessuali, alcune delle quali hanno raccontato le loro terribili storie

Credit: Soe Zeya

Secondo Medici Senza Frontiere il 50 per cento delle ragazze rohingya minori di 18 anni fuggite in Bangladesh ha subito violenze sessuali sul territorio birmano.

In Bangladesh si sono rifugiati complessivamente 600mila rohingya, in fuga dalle persecuzioni dell’esercito della Birmania.

I rohingya sono una minoranza musulmana che conta circa un milione di persone perseguitate e discriminate da anni, che vive in prevalenza nella regione settentrionale della Birmania.

Vicino al campo profughi di Kutupalong nel distretto di Cox’s Bazar, Medici Senza Frontiere gestisce due cliniche che offrono cure sanitarie di base e di emergenza per i rifugiati rohingya.

All’interno delle cliniche gli operatori umanitari di MSF assistono psicologicamente e fisicamente le ragazze e bambine rohingya vittime di violenza sessuale.

“Il 50 per cento delle ragazze assistite è minorenne e molte di loro hanno meno 10 anni” ha spiegato un’operatrice dell’organizzazione.

Come ha riportato The Guardian, le ragazze presenti ora nelle cliniche sono solo una piccola parte delle bambine violentate durante le operazioni militari messe in atto dalle forze birmane.

“Molte donne e bambine non si fanno curare perché si vergognano di raccontare ciò che hanno subito. La scorsa settimana è arrivata una bambina di 9 anni violentata dai militari ” ha spiegato Aerlyn Pfeil, un medico presente nel campo profughi di Kutupalong.

“Alcune hanno solo 12 o 13 anni. Un caso recente riguarda una bambina che è stata violentata da 3 soldati”.

Una ragazza di 27 anni ha raccontato che, dopo la morte del marito e della madre durante le operazioni militari contro la minoranza musulmana, i soldati birmani hanno violentato la sorella di 14 anni.

“I soldati hanno messo gli uomini da una parte e le donne dall’altra per poi selezionare quelle che volevano prendere. Ho pianto quando ho visto mia sorella portata via ma non potevo fare niente”.

“Le donne venivano portate in una giungla per essere violentate. Poi i loro corpi venivano lasciati lì. Quando sono andata a cercare mia sorella l’ho trovata distesa e non capivo se fosse viva o morta”.

Il medico di MSF Aerlyn Pfeil ha spiegato che una delle richieste che viene effettuata dalle bambine vittime di violenza è quella di avere abiti nuovi. Quando arrivano, infatti, spesso hanno ancora addosso i vestiti di quando sono state stuprate.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 20 ottobre 2017

Ogni settimana 12mila bambini rohingya fuggono dalla Birmania, secondo l’Unicef

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire a sostegno dei minori rohingya perseguitati in Birmania

Una famiglia rohingya nella terra di nessuno al confine tra la Birmania e il Bangladesh. Credit: Afp 

L’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, ha lanciato l’allarme sulla situazione dei minori appartenenti alla minoranza musulmana rohingya presente al confine tra Bangladesh e Birmania. Secondo l’Onu infatti, sono almeno 12mila ogni settimana i bambini costretti a fuggire dalle violenze dell’esercito e dei nazionalisti birmani.

L’Unicef sostiene inoltre come siano almeno 320mila i bambini rohingya a essersi rifugiati in Bangladesh dalla Birmania dalla fine di agosto. Soltanto negli ultimi giorni sono 10mila i minori che hanno attraversato la frontiera tra i due paesi asiatici.

Questi bambini sono a rischio di contrarre malattie e di subire abusi di ogni tipo. “Molti piccoli rifugiati rohingya hanno assistito ad atrocità in Birmania che nessun bambino dovrebbe vedere”, ha detto Anthony Lake, direttore esecutivo dell’Unicef.

L’Unicef ha sottolineato la situazione disperata in cui si trovano i minori oggetto di questa vera e propria crisi umanitaria. “Questi bambini hanno urgente bisogno di cibo, acqua potabile, igiene e vaccinazioni per essere protetti dalle malattie che prosperano in situazioni di emergenza”, ha aggiunto Lake.

“Hanno bisogno di aiuto per superare tutto ciò che hanno sopportato, hanno bisogno di istruzione e di speranza”.

Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, i bambini ospitati nei campi profughi in Bangladesh presentano segni di malnutrizione acuta.

In questi campi mancano i servizi essenziali per le partorienti e i neonati. “Questa crisi sta rubando ai bambini l’infanzia, ma non dobbiamo lasciare che gli rubi anche il futuro”.

Fonte: The Post Internazionale

domenica 3 settembre 2017

Almeno 75mila rohingya stanno fuggendo dalla Birmania

Credit: Reuters/Soe Zeya

Quasi 75mila musulmani rohingya stanno fuggendo dalle violenze in Birmania per cercare rifugio in Bangladesh, dove i campi profughi sono ormai pieni. Da quando le violenze sono scoppiate, lo scorso 25 agosto, migliaia di persone cercano di attraversare il confine tra i due paesi.

“La maggior parte delle persone in arrivo sono completamente esauste, alcune di loro dicono che non hanno mangiato per giorni e alcuni sono completamente traumatizzati dalle loro esperienze”, ha detto Vivian Tan, portavoce regionale per l’UNHCR, citato da Al Jazeera.

In Birmania le forze di sicurezza si stanno scontrando con i musulmani rohingya. Tutto è iniziato il 25 agosto, quando alcuni combattenti appartenenti alla minoranza musulmana hanno attaccato 30 avamposti militari tra stazioni della polizia e basi di frontiera in Birmania. Gli scontri sono continuati per oltre 24 ore. Alla fine oltre 100 persone, la maggior parte militanti rohingya, sono rimasti uccisi negli scontri con le forze di sicurezza birmane.

Da quel giorno i villaggi rohingya sono soggetti a spedizioni punitive e uccisioni di massa da parte delle forze dell’ordine.

Le condizioni degli esuli rohingya in molti casi sono precarie, a causa di malattie respiratorie, infezioni, malnutrizione. Le strutture sanitarie al confine sono insufficienti per affrontare l’afflusso di migliaia di profughi.

Le Nazioni Unite ritengono che il governo della Birmania stia compiendo una pulizia etnica ai danni della minoranza, e lo accusano di crimini contro l’umanità.

Le autorità birmane affermano invece che i musulmani rohingya siano pericolosi “terroristi estremisti”.

Fonte: The Post Internazionale

sabato 22 aprile 2017

Dodici persone sono morte durante le proteste in Venezuela

Nella notte del 21 aprile 8 di loro sono morti fulminati mentre saccheggiavano un negozio, altri due sono stati uccisi da colpi d'arma da fuoco

L'opposizione venezuelana ha annunciato nuove mobilitazioni contro il governo di Nicolas Maduro, convocando una “marcia del silenzio”. Credit: Reuters

Un uomo è stato ucciso con colpi d'arma da fuoco durante le proteste contro il presidente Nicolas Maduro a Caracas, la capitale del Venezuela, nella notte del 21 aprile.

Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Ansa nella notte sarebbero morte dodici persone. Otto di loro sarebbero morte fulminate mentre cercavano di saccheggiare un forno nella città di Caracas. Altri due, invece, sono stati uccisi da spari di arma da fuoco. Non ci sono, però, ulteriori dettagli sulla morte degli altri due.

Durante la notte del 21 aprile circa 20 negozi sono stati saccheggiati.

La nona vittima confermata dall'inizio delle proteste è Melvin Guaitan, ucciso a Sucre, nell'hinterland di Caracas. La notizia è stata data su Twitter dal sindaco della località, Carlos Ocariz. Si tratta della quarta vittima negli ultimi tre giorni.

“Chiediamo che i responsabili di quanto accaduto vengano puniti”, ha scritto Ocariz. Il sindaco ha detto che la nuova vittima si chiamava Melvin Guaitan, definito “un semplice lavoratore” che è stato “ucciso durante una protesta all'ingresso del Barrio 5 de julio”, un quartiere popolare del nord della capitale venezuelana.

“Questa opposizione fallita e ferita sta provando a generare caos nelle aree chiave della città per convincere il mondo che stiamo vivendo una guerra civile, la stessa strategia usata per la Siria, la Libia e l'Iraq”, ha affermato Freddy Bernal, esponente del partito Socialista. Il governo continua a resistere e invocare la fine delle proteste.

Le manifestazioni sono iniziate dopo la decisione della Corte Suprema, avvenuta il 30 marzo, con la quale la stessa corte aveva assunto momentaneamente i poteri del parlamento, di sostanza esautorandolo.

Dopo la manifestazione dell'opposizione del 20 aprile a Caracas, bloccata dalle forze dell'ordine che hanno impedito il passo dei cortei, nella notte si sono registrati scontri violenti fra militanti oppositori, unità della Guardia Nazionale e gruppi armati pro governativi, i cosiddetti colectivos. Nella zona di El Valle (sud di Caracas), dove i residenti hanno denunciato saccheggi e scontri violenti con spari di arma da fuoco, 54 bambini sono stati evacuati dall'Ospedale Materno Infantile Hugo Chavez durante la notte.

La ministra degli Esteri venezuelana, Delcy Rodriguez, ha denunciato su Twitter che “bande armate finanziate dall'opposizione hanno attaccato l'ospedale infantile di El Valle”, ma decine di testimonianze sullo stesso social network indicano che i bambini sono stati evacuati dopo essere stati intossicati dai gas lacrimogeni sparati dalla Guardia Nazionale.

Almeno cinque persone sono rimaste ferite nel corso di saccheggi avvenuti durante la notte in una strada commerciale a El Valle, dove i vicini hanno denunciato che le unità antisommossa che si trovavano a meno di 300 metri non sono intervenute per fermare i responsabili dell'assalto contro negozi locali.

L'opposizione venezuelana ha annunciato nuove mobilitazioni contro il governo di Nicolas Maduro, convocando una “marcia del silenzio” per il 22 aprile in omaggio alle vittime della repressione e un blocco delle principali autostrade del paese per lunedì 24 aprile.

Il vicepresidente del parlamento di Caracas, Freddy Guevara, ha chiesto agli oppositori di “sfilare in silenzio e vestiti di bianco verso le sedi della conferenza episcopale a Caracas e in tutto il paese” per rendere omaggio alle persone uccise durante le manifestazioni.

Fonte: The Post Intenazionale

martedì 28 marzo 2017

In Nigeria almeno 140 morti per la peggiore epidemia di meningite dal 2009

Secondo il Centro per il controllo delle malattie della capitale Abuja, finora sono state infettate più di mille persone

Un bambino riceve la vaccinazione per la meningite. Credit: Reuters

Un'epidemia di meningite ha ucciso almeno 140 persone in alcuni stati della Nigeria. A riportarlo sono le autorità del paese.

I casi riguardano l'ultimo mese e sono stati documentati in sei stati. Finora sono state infettate più di mille persone, secondo quanto comunicato dal Centro per il controllo delle malattie della capitale Abuja.

Si tratta della peggiore epidemia in Nigeria dal 2009, quando morirono 156 persone. Il timore è che la malattia non possa più essere tenuta sotto controllo se dovesse diffondersi nei campi profughi e nelle prigioni.

Un nuovo ceppo, che potrebbe essere stato importato da un paese vicino, è ora quello prevalente in Nigeria e richiede un vaccino differente rispetto a quello classico, come spiegato dal ministro della Salute Isaac Adewole.

La causa dell'epidemia stagionale è stata attribuita alle notti freddi, al vento polveroso e al clima asciutto. Ad aggravare la situazione ci sono anche le credenze tradizionali, la scarsa igiene e la sovrappopolazione.

--- LEGGI ANCHE: Tutto quello che c'è da sapere sui vaccini

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 15 marzo 2017

Il test del Dna conferma che l'uomo ucciso a Kuala Lumpur è Kim Jong-nam

L'identificazione è avvenuta tramite un campione di dna del figlio del fratellastro del presidente della Corea del Nord

La Corea del Nord non ha ancora riconosciuto che l'uomo ucciso in aeroporto sia effettivamente Kim Jong-nam. Credit: Reuters

Il vice primo ministro della Malesia ha dichiarato che l'identificazione del cadavere di Kim Jon-nam è stata confermata tramite il campione di dna del figlio.

“Confermo nuovamente che si tratta di Kim Jong-nam sulla base del campione preso da suo figlio”, ha dichiarato Ahmad Zahid Hamidi.

La Corea del Nord non aveva identificato Kim Jong-nam come vittima dell'omicidio avvenuto il 13 febbraio 2017 nell'aeroporto di Kuala Lumpur con l'utilizzo del gas nervino.

L'uomo, fratellastro del presidente nordcoreano Kim Jong-un, aveva un passaporto a nome di Kim Chol al momento della sua uccisione. Nessun parente si era presentato per il riconoscimento del cadavere.

Fonte: The Post Internazionale

domenica 12 marzo 2017

Scoperta una fossa comune con 500 corpi in una prigione a Mosul

Le vittime sono probabilmente “prigionieri civili” uccisi dall'Isis dopo la conquista della città nel 2014

L'offensiva dell'esercito iracheno contro l'Isis a Mosul è partita a ottobre 2016. Credit: Reuters

Una fossa comune contenente circa 500 corpi è stata rinvenuta nella prigione di Badoush, vicino Mosul, sabato 11 marzo 2017, secondo quanto riferito dalle forze irachene. Le milizie guidate dagli sciiti hanno detto che le vittime sono “prigionieri civili” uccisi dall'Isis.

La prigione di Badoush è stata riconquistata dalle mani dei jihadisti nel corso della scorsa settimana. 

Si ritiene che il sedicente Stato islamico abbia ucciso fino a 600 prigionieri, molti dei quali musulmani sciiti, quando hanno preso Mosul nel 2014.

Il numero dei corpi non è stato ancora verificato, ma un rapporto dell'ong Human Rights Watch (Hrw) pubblicato nel 2014 riportava che centinaia di prigionieri maschi erano stati assassinati dall'Isis all'epoca.

L'offensiva dell'esercito iracheno a Mosul è iniziata a ottobre 2016 e ha lo scopo di riprendere il controllo della città dalle mani dell'Isis.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 8 marzo 2017

Tre fosse comuni sono state scoperte nella Repubblica Democratica del Congo

Al loro interno ci sarebbero i corpi di centinaia di persone uccise dal luglio del 2016 durante gli scontri tra le forze di sicurezza e una milizia locale

Almeno 400 persone sono morte dall'inizio dello scontro tra le forze di sicurezza congolesi e la milizia di Kamuina Nsapu. Credit: Khalid al Mousily

Tre fosse comuni sono state scoperte nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo quanto riportato da alcuni ufficiali delle Nazioni Unite al loro interno ci sarebbero i corpi di centinaia di persone uccise dal luglio del 2016 durante gli scontri tra le forze di sicurezza e una milizia locale.

Almeno 400 persone sono morte dal momento dell'inizio dello scontro con la milizia di Kamuina Nsapu. La polizia ha ucciso il suo leader nell'agosto del 2016, portando a una escalation di violenza. 

Zeid Ra'ad al-Hussein, l'Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, ha insistito affinché il consiglio di Ginevra aprisse un'inchiesta in seguito alle “gravi violazioni” registrate e alla recente scoperta di tre fosse comuni.

Il governo del paese sta indagando sui presunti abusi dei diritti umani. Nel materiale esaminato c'è anche un video in cui alcune truppe congolesi massacravano esponenti della milizia.

Le Nazioni Unite hanno accusato Kamuina Nsapu di ricorrere all'impiego di bambini soldato e di aver attaccato chiese ed edifici governativi.

Fonte: The Post Internazionale

sabato 18 febbraio 2017

La storia dell’omicidio di Kim Jong-nam sta diventando surreale

Una delle donne arrestate per l'omicidio del fratellastro di Kim Jong-un ha detto che pensava di stare recitando in una candid camera

Un giornale malesiano con le indagini sull'omicidio di Kim Jong-nam in prima pagina, il 17 febbraio 2016, a Kuala Lumpur (MOHD RASFAN/AFP/Getty Images)

Ci sono degli sviluppi surreali sulla storia dell’omicidio di Kim Jong-nam, il fratellastro del dittatore nordcoreano Kim Jong-un, ucciso a Kuala Lumpur, in Malesia, il 13 febbraio. Una delle tre persone arrestate per l’omicidio, l’indonesiana Siti Aisyah, ha detto alla polizia che pensava che l’aggressione a Kim facesse parte di una candid camera. Queste informazioni sono state date ai media da Tito Karnavian, il capo della polizia nazionale indonesiana, che è stato informato a sua volta dalle autorità malesi.

Secondo la ricostruzione della polizia, Kim è stato aggredito da due donne all’aeroporto di Kuala Lumpur mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto a Macao; sembra che la causa della morte sia un veleno ad azione rapida iniettato o spruzzato in qualche modo dalle due donne arrestate. Kim Jong-nam è morto mentre veniva portato in ospedale.

Nella versione dei fatti di Siti, lei e l’altra donna arrestata – identificata come la vietnamita Doan Thi Huong – sarebbero state pagate per fare degli scherzi ad alcuni uomini: in particolare convincerli a chiudere gli occhi e poi spruzzargli in faccia dell’acqua. Kim sarebbe stato l’ultimo obiettivo di questi scherzi: ma mentre agli altri uomini aveva spruzzato dell’acqua, Siti sarebbe stata ignara del fatto di aver spruzzato addosso a Kim del veleno. Karnavian ha detto: «Lei non sapeva che si trattava di un tentativo di omicidio organizzato probabilmente da persone straniere». La ricostruzione fornita ai giornalisti da Karnavian non è ancora stata confermata da fonti ufficiali malesi.

Quello che è certo è che Siti è veramente indonesiana: la sua famiglia e i suoi conoscenti, intervistati dai media indonesiani, hanno detto di essere rimasti molto stupiti del suo coinvolgimento in questa vicenda e hanno raccontano che Siti, che ha un figlio di sette anni che vive in Indonesia, era rimasta in Malesia dopo il suo divorzio per avere migliori opportunità di lavoro. La terza persona arrestata nel corso delle indagini sull’omicidio di Kim Jong-nam è il suo fidanzato Muhammad Farid bin Jalaluddin, di nazionalità malese.

Fonte: Il Post

giovedì 26 gennaio 2017

Il presidente eletto del Gambia potrà tornare in patria

Il nuovo presidente del Gambia Adama Barrow, dopo giorni di tensioni e incertezze, è pronto a tornare in patria e assumerà il potere

Adama Barrow. Credit: Reuters

Il nuovo presidente del Gambia Adama Barrow, dopo giorni di tensioni e incertezze, è pronto a tornare in patria per assumere il potere. Il candidato vincente delle elezioni del 1 dicembre 2016 era stato costretto a cercare rifugio nel vicino Senegal, dal momento che l'ex presidente, al potere da 22 anni, Yahya Jammeh, aveva rifiutato di ammettere la sconfitta e aveva promesso di non dimettersi fino a nuove elezioni.

Sabato 21 gennaio, dopo giorni di pressioni e mediazioni da parte dei leader dell'Africa occidentale, Jammeh aveva accettato di lasciare il suo ruolo ed era scappato dal paese, portando con sé almeno 11 milioni di dollari dalle casse statali, e stabilendosi in Guinea Equatoriale.

Barrow aveva già prestato giuramento come presidente del Gambia presso l'ambasciata in Senegal il 19 gennaio, ma nei prossimi giorni ci sarà una inaugurazione pubblica in patria.

Diverse migliaia di soldati dell'Africa occidentale rimangono al confine col Gambia dopo le notizie che alcuni sostenitori di Jammeh sono ancora presenti all'interno delle forze di sicurezza del paese.

Il presidente Barrow sarà accompagnato a Banjul dall'inviato delle Nazioni Unite per l'Africa occidentale, Mohamed Ibn Chambas, il quale ha detto che l'Onu sosterrà la sicurezza in Gambia.

Fonte: The Post Internazionale

sabato 14 gennaio 2017

Ritrovata una ragazza rapita 18 anni fa quando era solo una neonata

Kamiyah Mobley aveva appena otto ore quando una donna che si era finta un'infermiera l'aveva portata via da un ospedale in Florida

Kamiyah Mobley neonata e la sua rapitrice Gloria Williams. Credit: Ufficio dello sceriffo di Jacksonville 

Kamiyah Mobley fu rapita nel luglio del 1998 quando era solo una neonata. Qualcuno l’aveva portata via da un ospedale di Jacksonville, in Florida, e non se ne era saputo più nulla fino a oggi.

Kamiyah era cresciuta con un altro nome, in un’altra città, in un altro stato e convinta che sua madre fosse un’altra donna e non quella che l’aveva partorita.

La polizia l’ha ritrovata dopo 18 anni grazie a una soffiata e l’esame del DNA ha confermato la vera identità della ragazza.

Le autorità di Walterboro, in South Carolina, hanno accusato di rapimento una donna di 51 anni, Gloria Williams.

Williams si era presentata come un’operatrice ospedaliera del Centro medico universitario di Jacksonville e aveva rapito la piccola Kamiyah quando aveva appena otto ore.

Aveva detto alla madre della bambina, Shanara, che la figlia aveva la febbre e doveva essere visitata. L’aveva portata via dalla stanza e nessuno aveva più visto né lei né la neonata.

La famiglia Mobley l’ha cercata a lungo e il caso ha attratto notevole attenzione mediatica. La polizia di Jacksonville non ha mai smesso di cercarla e ha dato seguito a oltre 2.500 segnalazioni, fino a quella giusta, arrivata lo scorso anno.

Ma nonostante la famiglia di Kamiyah sia estasiata all’idea di aver ritrovato la figlia viva e in buona salute, spetta ora alla ragazza decidere se vorrà conoscere i suoi genitori biologici: ha passato tutta la sua vita credendo di essere la figlia di Gloria Williams e, benché avesse il sentore che ci fosse qualcosa di oscuro nel suo passato, non ha alcun ricordo di Shanara.

(qui sotto lo Sceriffo di Jacksonville Mike Williams annuncia il ritrovamento di Kamiyah Mobley. Credit: YouTube)



Fonte: The Post Internazionale

martedì 10 gennaio 2017

65mila rohingya sono fuggiti dalla Birmania verso il Bangladesh

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, nel corso della settimana passata 22mila rohingya hanno abbandonato lo stato di Rakhine a causa della repressione

Un rapporto del governo birmano sui presunti abusi dell'esercito nei confronti dei rohingya ha negato che sia un corso una persecuzione religiosa. Credit: Soe Zeya

Secondo le Nazioni Unite almeno 65mila rohingya hanno abbandonato la Birmania per cercare rifugio in Bangladesh a causa della repressione da parte delle forze armate birmane nello stato settentrionale di Rakhine.

“Al 5 di gennaio, circa 65mila persone risiedono nei campi profughi registrati, in accampamenti di fortuna e nelle comunità locali nel sud del Bangladesh”, ha dichiarato l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell’Onu.

“Nel corso della settimana passata, sono stati segnalati 22mila nuovi arrivi che hanno attraversato il confine provenienti dallo stato di Rakhine”, si legge invece nel rapporto settimanale delle Nazioni Unite.

L’esodo dei rohingya, una comunità di fede musulmana, è cominciato dopo che l’esercito birmano ha avviato un’operazione per individuare i membri di un’insurrezione etnica armata lasciandosi dietro una scia di morte e sangue.

Gli attivisti denunciano infatti che i soldati birmani stanno commettendo stupri e omicidi di massa e stanno distruggendo le abitazioni dei rohingya.

I gruppi per la difesa dei diritti umani sostengono che tali abusi potrebbero costituire crimini contro l’umanità e da molte parti è arrivato l'appello al premio Nobel per la pace e attuale ministro degli Esteri birmano Aung San Suu Kyi affinché metta fine alle presunte violenze.

Il governo birmano ha avviato un’indagine in merito, ma il rapporto pubblicato la settimana scorsa nega che sia in corso un genocidio o una persecuzione di matrice religiosa.

Lunedì 9 gennaio 2017, l’inviato Onu per i diritti umani in Birmania Yanghee Lee ha cominciato la sua visita, che durerà 12 giorni, per avviare un'indagine indipendente sulle accuse lanciate contro l’esercito birmano.

-- LEGGI ANCHE: La storia dei rohingya, una della minoranze più perseguitate al mondo

-- LEGGI ANCHE: Il video che mostra i soldati birmani prendere a bastonate due rohingya

Fonte: The Post Internazionale

martedì 29 novembre 2016

La guerra del governo nigeriano ai mendicanti

A causa delle condizioni in cui versa il sistema sanitario, la maggior parte delle persone che mendicano per le vie di Lagos sono disabili o hanno malattie mentali

Una piazza con un mercato ambulante a Lagos. Credit: Akintunde Akinleye

La controversa legge per contrastare “la minaccia dell’accattonaggio per strada” che il parlamento nigeriano sta per approvare, secondo la denuncia delle organizzazioni a difesa dei diritti umani, ha avuto già l’effetto di una persecuzione ai danni di decine di migliaia di persone disabili e con problemi mentali.

L’accattonaggio in strada a Lagos, la città più popolosa della Nigeria, è illegale e può costare fino a 50 euro di multa e tre mesi di carcere se il mendicante non ha denaro per pagare la sanzione.

A causa delle cattive condizioni in cui versa il sistema sanitario nigeriano, la maggior parte delle persone che mendicano per le vie della città non lo fanno per scelta, ma sono disabili o hanno malattie mentali e dunque imprigionarli è una violazione dei diritti umani.

Secondo l’accusa delle organizzazioni umanitarie, a causa di questa legge negli ultimi anni sono state incarcerate illegalmente decine di migliaia di soggetti vulnerabili, che in realtà avrebbero bisogno di assistenza.

Sebbene il reato esista anche in molte altre nazioni del mondo, le associazioni contestano i metodi brutali della polizia e la scarsa trasparenza negli arresti.

Adesso il parlamento vorrebbe renderla addirittura più severa ed estendere il bando a tutta la nazione. Secondo i sostenitori della proposta di legge, infatti, l’incremento del numero di mendicanti è conseguenza dello sfruttamento criminale e non della povertà diffusa nella nazione.

Secondo un comunicato del governo, da aprile a oggi sono state salvate dalle strade 1.340 cittadini con problemi mentali. Dopo essere arrestati, i mendicanti vengono ospitate nei centri di riabilitazione.

Ma secondo numerose denunce, nelle strutture le condizioni di vita sono inaccettabili: non sono rispettati i diritti umani e i malati mancano dell’attenzione e delle cure mediche necessarie, e subiscono addirittura torture.

Inoltre, in base alle leggi dello stato di Lagos, centinaia di persone sono state deportate dal loro stato di origine in altre zone della Nigeria.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 17 novembre 2016

Il presidente egiziano al-Sisi ha concesso la grazia a 82 prigionieri

Tra di loro vi sono per lo più studenti universitari, in carcere per aver preso parte alle proteste contro il governo di Al-Sisi

Una protesta contro il presidente al-Sisi. Credit: Amr Abdallah Dalsh

Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha concesso la grazia a 82 prigionieri, per lo più studenti universitari, in carcere per aver preso parte alle proteste contro il governo.

Al-Sisi aveva promesso nel mese di ottobre di modificare la legge sulle manifestazioni, che i gruppi per i diritti umani avevano definito troppo limitante nei confronti dei diritti umani, e aveva già accennato a possibili concessioni della grazia nei confronti dei giovani che avevano preso parte a manifestazioni contro il suo governo.

Le 82 concessioni di grazia rappresentano la prima fase di uno sforzo più ampio in questa direzione, sostengono i media locali. Al-Sisi non ha l'autorità di interferire nella magistratura di Egitto, ma ha comunque il potere di concedere la grazia.

Anche un noto presentatore televisivo, Islam al-Buheyri, è stato rilasciato, dopo aver scontato un anno in carcere con l'accusa di blasfemia per aver criticato alcuni predicatori islamici.

Fin dal suo insediamento, a metà del 2013, Al-Sisi ha portato avanti un giro di vite nei confronti dei suoi avversari, incarcerando migliaia di dissidenti e rivali come ad esempio i membri dei Fratelli Musulmani, o altri attivisti laici.

Attualmente la legge prevede che venga richiesta l'autorizzazione da parte del Ministero dell'Interno per ogni incontro pubblico a cui partecipano più di 10 persone. Questo provvedimento in parte ha posto fine a quelle manifestazioni popolari che in tre anni hanno contribuito a destituire due presidenti.

I critici condannano fermamente questa legge considerandola incostituzionale.

Fonte: The Post Internazionale