sabato 26 novembre 2011

Monti cambierà davvero le cose?


E alla fine arriva Mario Monti. Caduto (rovinosamente) Berlusconi, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha nominato l’ex Commissario europeo nuovo Capo del Governo. Ma a quali condizioni? Perché fra totoministri, totoprogramma e totofuturo del paese, non si è ancora capito quali siano – nel dettaglio – le scelte di Monti per rilanciare il paese. La patrimoniale, forse? La reintroduzione dell’Ici? L’anticipo dell’innalzamento dell’età pensionabile, già a 67 anni, al 2020? Il programma sono le richieste contenute nella lettera inviataci mesi fa dalla Bce? Mistero.

Si è fatto un grosso errore, a mio avviso. Un errore che il paese rischia di pagare caro. Già qualche giorno fa avevo sollevato dubbi sulla scelta di Monti: il fatto che sia un uomo di Goldman Sachs (come pure Draghi), e che soprattutto sia membro del Bilderberg Group e della Trilateral Commission non mi fa dormire sonni tranquilli. Perché si ha come l’impressione di essersi finalmente tolti dai piedi un massone (Berlusconi), per ritrovarci nelle mani di un tecnocrate braccio armato della finanza più spietata, quella che per intenderci ha scatenato la crisi con cui da anni dobbiamo fare i conti. Torno al discorso intrapreso poche righe fa. Ho parlato di errore, e molti di voi si chiederanno il perché. È semplice: abbiamo avuto (tutti) fretta. Pur di togliersi dai piedi il Cavaliere, il Parlamento ha votato la legge di stabilità – non una norma qualsiasi – in tre giorni. Legge che fra l’altro contiene anche le misure richieste all’Italia dalla Banca Centrale Europea per rilanciare l’economia. All’interno ci sono norme ripugnanti, vedi quella che è stata ribattezzata «Legge mancia», ovvero un fondo per piccoli interventi nei comuni che i parlamentari hanno a disposizione per i propri collegi. Questo sulla carta: in pratica il provvedimento non è altro che un modo dei parlamentari per assicurarsi una quota “a fondo perduto” da ripartire poi nel chiuso delle commissioni. E non si tratta di poche centinaia di migliaia di euro, ma di ben 150 milioni.

Poi sabato, alle ore 21.41, Berlusconi lascia. Caroselli, champagne, trenini e pure qualche monetina, in ricordo del 1993, di Bettino Craxi e dell’Hotel Raphael. Monti prende l’incarico con riserva, dice che «c’è molto lavoro da fare», che «non si verseranno lacrime e sangue ma qualche sacrificio è necessario». Partono le consultazioni, e si va incontro al primo intoppo: l’ex rettore della Bocconi non vuole un Esecutivo fatto di soli tecnici, ma anche di personalità di spicco del mondo della politica (Amato e Letta, malgrado quest’ultimo abbia fatto l’ormai famoso «passo indietro»?). Alt, fermi tutti un istante. Il Governo tecnico è una cosa – formato, appunto, da figure che non provengono dal mondo della politica –, quello tecnico-politico un’altra. A questo punto, a ben vedere, erano meglio le urne. O no?

Monti parla chiaro: «Il mio non è un incarico a tempo: sono pronto a rinunciare se ci fossero problemi di sorta». Anche questa mattina si sono vissuti momenti di tensioni, visto anche l’annuncio del futurista Italo Bocchino al Corriere della Sera: «Non escludo l'eventualità di un'alleanza futura con il Pd che preveda Monti come candidato a palazzo Chigi». All’ora di pranzo, una volta terminate le consultazioni con Pd e Pdl, il Governo Monti sembra essere in procinto di nascere. Entro venerdì dovrebbe esserci il voto della Camera. Intanto lo spread è risalito paurosamente a quota 530 punti, e la Borsa di Milano è in perdita, così come gli altri listini europei.

Presidente, al paese servono segnali forti. La politica cominci a darne alcuni – riducetevi lo stipendio, tagliatevi i vitalizi, rinunciate alle auto blu –, noi vi seguiremo. Avete la nostra parola.

Giorgio Velardi

Vuoi collaborare con Informare è un dovere? Puoi mandare le tue segnalazioni e/o inviare i tuoi articoli all'indirizzo e-mail andreadl86@yahoo.it

mercoledì 16 novembre 2011

Governo Monti, la lista dei ministri


Ecco la lista dei ministri del nuovo governo Monti. Come detto, nessun politico ma solo 'tecnici':

Corrado Passera, ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture;

Giampaolo Di Paola, ministro della Difesa;

Anna Maria Cancellieri, ministro dell'Interno;

Paola Severino, ministro della Giustizia;

Giulio Terzi, ministro degli Esteri;

Elsa Fornero, ministro del Welfare con delega alle Pari Opportunità;

Francesco Profumo, ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca;

Lorenzo Ornaghi, ministro per i Beni culturali;

Renato Balduzzi, ministro per la Salute;

Mario Catania, ministro delle Politiche Agricole e forestali;

Corrado Clini, ministro dell'Ambiente.

Nominati anche cinque ministri senza portafoglio:

Enzo Moavero Milanesi (Affari Europei),

Piero Gnudi (Turismo e Sport),

Fabrizio Barca (Coesione territoriale),

Piero Giarda (Rapporti con il Parlamento),

Andrea Riccardi (Cooperazione internazionale).

sabato 12 novembre 2011

Berlusconi si è dimesso



Silvio Berlusconi si è dimesso. Dopo l'approvazione della legge di stabilità, il presidente del Consiglio è salito al Colle intorno alle 21 per rimettere il mandato nelle mani del presidente della Repubblica. Alle ore 21.42 la notizia ufficiale delle sue dimissioni.

domenica 6 novembre 2011

Il Financial Time: "In nome di Dio, vattene"


"In nome di Dio, vattene!", questo è il titolo dell’editoriale del Financial Time nei confronti di Silvio Berlusconi. E ancora: "Dopo vent'anni di inutile show, solo un cambio di leadership può ridare credibilità all'Italia".

sabato 5 novembre 2011

Le bugie di Berlusconi, l'imbarazzo dell'Europa

Poche settimane fa, in un articolo pubblicato sul blog che gestisco (http://mercantenotizie.altervista.org/il-linguaggio-obsoleto-di-berlusconi/), ho analizzato il linguaggio ormai obsoleto di Silvio Berlusconi. Una retorica mutata in maniera abissale rispetto a quella con cui, nel 1994, il Cavaliere si era imposto all’attenzione dei media come l’«uomo nuovo» capace di cambiare – in positivo – il destino dell’Italia. Oggi, a diciassette anni dalla sua «discesa in campo», il Presidente del Consiglio sembra cominciare ad accusare i sintomi della vecchiaia (ha 75 anni, ndr). Il motivo? Basta ascoltare le dichiarazioni rilasciate ieri a margine del G20 a Cannes: il capo del Governo, dopo essere tornato a dire che in Italia la crisi non esiste «I ristoranti e gli alberghi sono sempre tutti pieni» ha mostrato dei seri problemi di comunicazione con i partner europei (che sia colpa dell’inglese, come capitato a La Russa?)

Nel corso della conferenza stampa a cui ha presenziato, Berlusconi ha rivelato come «il Fondo monetario internazionale volesse aiutare l’Italia con risorse specifiche, ma l’offerta è stata rifiutata». Un’affermazione forte, che avrà fatto sobbalzare dalle loro sedie gli economisti di mezzo mondo. Ma attenzione: si trattava di una balla. Ci ha pensato Christine Lagarde – che dell’Fmi è il Direttore, non un usciere – a smentire quando detto dal nostro primo ministro, aggiungendo a tal proposito: «All’Italia manca credibilità». Semplice misunderstanding, come si dice in questi casi? No, e di seguito vi spiego il perché.

Il 26 ottobre scorso, durante una telefonata all’amico Bruno Vespa nel corso della trasmissione Porta a Porta al termine del vertice fra i capi di governo dell’Ue, Berlusconi dichiarò in pompa magna: «La Signora Merkel è venuta da me a scusarsi per la situazione che è stata provocata, e mi ha detto in maniera esplicita che non aveva alcuna intenzione di denigrare l’Italia». Ovvio riferimento all’episodio della risatina beffarda fra la cancelliera tedesca e il premier francese Sarkozy di pochi giorni prima. Peccato però che anche in questo caso quanto affermato da Berlusconi fosse completamente falso. La mattina seguente, infatti, sul blog Nomfup di Filippo Sensi (lo stesso che ha inchiodato il ministro inglese Fox per la vicenda dell’amico-consigliere), il portavoce della Merkel ha precisato: «Non ci sono state scuse, perché non c’è nulla di cui scusarsi». Due a zero, e palla al centro. Berlusconi si deve mettere in testa una cosa, pura e semplice: quando varca i confini nazionali non ci sono Minzolini, Vespa e Giuliano Ferrara a mistificare i suoi atteggiamenti e le sue affermazioni. Ergo: eviti di fare figure simili un’altra volta, se ha veramente a cuore questo paese.

In conclusione va ricordato come questa mattina, con un editoriale, il Financial Times – il più autorevole quotidiano economico del mondo – ha chiesto formalmente al premier di lasciare. «In nome di Dio e dell’Italia, vattene!», è il titolo dell’articolo. Sappiamo già come andrà a finire, e questa volta, ahinoi, sarà la dura realtà.

Giorgio Velardi

Vuoi collaborare con Informare è un dovere? Puoi mandare le tue segnalazioni e/o inviare i tuoi articoli all'indirizzo e-mail andreadl86@yahoo.it

venerdì 4 novembre 2011

Prima Roma e ora Genova sott'acqua. Manutenzione e sicurezza assenti


Anche se le modalità e le conseguenze sono state diverse, sia Roma che Genova sono state invase dall'acqua. E la colpa non è di certo solo del maltempo...

A Roma una delle principali cause dell'allagamento delle strade è stata la pessima manutenzione del sistema fognario, che in alcune zone non veniva depurato e ripulito da anni.

A Genova (dove sono straripati i torrenti) si sta puntando il dito contro molti edifici costruiti in prossimità dei corsi d'acqua. Inoltre i torrenti sono stati cementificati, coperti e nascosti dalla vegetazione.

Sicuramente i nubifragi in entrambe le città sono stati molto forti. Ma purtroppo dietro a queste disgrazie c'è sempre lo zampino dell'uomo. Manutenzione e sicurezza assenti sono le principali cause di questi disastri.

mercoledì 2 novembre 2011

Ingroia va al congresso

Se Antonio Ingroia si fosse tenuto per sé i suoi bei pensieri al congresso del Partito dei Comunisti Italiani del segretario Diliberto, forse oggi avremmo più fiducia nella Magistratura. In certi casi, appellarsi all'art. 21 della Costituzione risulta alquanto fuori luogo e fastidioso. “Libertà di parola” e “libertà di manifestazione del pensiero” sono tutti punti fermi molto belli e necessari, scritti nella nostra Carta Fondamentale. In quella Carta però c'è scritto anche che “Ogni processo si svolge nel contradditorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti ad un giudice terzo e imparziale” (Art. 111.2 Cost.). La Corte Costituzionale nel 1991 ha ricordato che ai fini di un giusto esercizio dell'obbligo dell'azione penale, il requisito dell'imparzialità è assolutamente necessario. Del resto, l' obbligo” di esercizio di tale azione costituito in capo al PM serve proprio a garantire l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge penale, "senza consentirgli alcun margine di discrezionalità nell'adempimento di tale doveroso ufficio" (Corte Costituzioanale, sent. 88/1991). A conti fatti quindi: che garanzie di imparzialità offre un magistrato, che seppur nell'esercizio di un diritto costituzionalmente garantito, quale quello di parola, partecipa ad un congresso di partito? Il problema quindi non sta tanto in ciò che Ingroia ha detto (stare dalla parte della Costituzione è senz'altro una cosa giusta e nobile) ma in ciò che Ingroia ha fatto. Perchè la Costituzione prevede che i magistrati in carica non possono “essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale” (Art. 104)? E perchè questi non sono neanche eleggibili nelle circoscrizioni sottoposte, in tutto o in parte, alla giurisdizione degli uffici in cui hanno svolto le loro funzioni nei sei mesi antecedenti la data di accettazione della candidatura? Proprio perchè i requisiti dell'imparzialità e dell'indipendenza sono essenziali ai fini di un'efficace e corretto esercizio della funzione giurisdizionale. Ingroia certamente non è iscritto ad alcun partito e non è candidato da nessuna parte ma partecipare a congressi politici non è certamente un bel modo per manifestare la propria imparzialità, specie se professionale. Forse non siamo ai livelli di Mazzella e Napolitano, giudici della Corte Costituzionale che, nel 2009 a Roma, parteciparono alla famosa cena con Berlusconi, a pochi mesi dal giudizio della Corte sul Lodo Alfano, ma, per quanto accaduto, il PM siciliano ha perso sicuramente parte della propria credibilità. Dice bene quindi Giuseppe Cascini, segretario nazionale dell'Anm, in un'intervista ad Affaritaliani.it: "Ho sempre sostenuto che i magistrati particolarmente esposti, a causa delle loro indagini e delle attività che svolgono, dovrebbero avere particolare prudenza nell'esprimere valutazioni di carattere generale sulla politica del Paese. Devono essere prudenti per rispetto del tipo di indagini e attività che svolgono. Bisogna evitare equivoci che possano appannare l'immagine di imparzialità di un magistrato".

Mario Pagano

Fonte: Ilrenudo

Vuoi collaborare con Informare è un dovere? Puoi mandare le tue segnalazioni e/o inviare i tuoi articoli all'indirizzo e-mail andreadl86@yahoo.it