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lunedì 21 agosto 2017

È morto l’attore comico statunitense Jerry Lewis

Aveva 91 anni. Tante le celebrità che gli hanno reso omaggio


Il comico statunitense Jerry Lewis è morto all’età di 91 anni. La sua famiglia ha comunicato che l’uomo è morto per cause naturali nella sua casa di Las Vegas.

Tante celebrità gli hanno reso omaggio. Whoopi Goldberg lo ha definito “un guadagno per il paradiso, ma una grande perdita per la commedia”. L’attore William Shatner ha scritto “da oggi il mondo sarà molto meno divertente”. L’attore Jim Carrey, il cui stile comico è stato fortemente influenzato da Jerry Lewis, ha dichiarato: “Jerry Lewis era un genio innegabile, una benedizione insondabile, l’assoluta commedia, io sono perché lui era”.

Lewis, il cui vero nome era Joseph Levitch, nacque a Newark, in New Jersey, da genitori ebrei russi che erano entrambi nello showbusiness. Ha iniziato a suonare e a esibirsi sul palco all’età di cinque anni insieme ai suoi genitori.

Lewis ha collaborato per circa un decennio con Dean Martin alla fine degli anni ’40. Durante la sua carriera prese parte a oltre 40 film.

In un’intervista, Lewis disse che la chiave del suo successo era guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino.

Lewis ha anche ottenuto una grande popolarità in Francia dove è stato chiamato “le Roi du Crazy” (“il re della pazzia”). É stato inserito nella Legione d’Onore, il più alto premio francese, nel 1984.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 17 luglio 2017

È morto George A Romero, regista de La notte dei morti viventi

Il suo film sugli zombie del 1968 è diventato un classico del genere horror che conta innumerevoli remake e ha dato vita a una saga

Credit: Carlos Jasso

George A Romero, regista del film La notte dei morti viventi, il film diventato un classico del genere horror, è morto a 77 anni.

Romero è morto domenica 16 luglio con la moglie e la figlia al suo fianco, dopo una battaglia “breve ma aggressiva” contro il cancro ai polmoni. Lo ha reso noto il manager del regista Chris Roe.

Romero era nato il 4 febbraio 1940 nel quartiere Bronx di New York, da padre cubano e madre lituano-statunitense. Ha iniziato la sua carriera nel cinema come direttore commerciale, prima di specializzarsi nel genere horror.

Il regista ha scritto il suo più celebre film, La notte dei morti viventi, insieme a John Russo. La pellicola, uscita nel 1968, fu realizzata con un budget molto basso. Il film combinava il genere horror alla satira sociale e ha generato negli anni una serie di remake e di sequel con al centro gli zombie, di cui l’ultimo è stato pubblicato nel 2009.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 3 luglio 2017

È morto l’attore Paolo Villaggio


Paolo Villaggio è morto a 84 anni a Roma. L’attore era ricoverato da alcuni giorni al Policlinico Gemelli.

Era nato a Genova il 30 dicembre 1932 e ha interpretato, al cinema e in televisione, numerosi personaggi comici e grotteschi. A farlo entrare nella cultura popolare italiana è stato il personaggio del ragionier Ugo Fantozzi, emblema dell’uomo medio italiano.

Tra gli altri personaggi da lui interpretati ricordiamo il professor Kranz e Giandomenico Fracchia.

Nella sua carriera Villaggio ha recitato anche con Fellini, Olmi e Monicelli. È stato inoltre scrittore, sceneggiatore e doppiatore.

Ha ricevuto vari riconoscimenti, tra cui il David di Donatello come miglior attore protagonista e il Leone d’Oro alla carriera.

La figlia Elisabetta ha ricordato il padre su Facebook con queste parole: “Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare”.

A marzo 2017, la figlia di Villaggio aveva postato un suo sfogo personale sui social network, accompagnato da un’immagine insieme a suo padre. “Non starà al meglio, certo”, aveva scritto. “Ma il cinema italiano lo ha abbandonato invece mio padre c’è”.


Fonte: The Post Internazionale

venerdì 24 marzo 2017

È morto Tomas Milian

Aveva 84 anni e negli anni '60 e '70 aveva recitato in moltissimi film western e polizieschi, diventando famoso per i personaggi di “er Monnezza” e Nico Girardi

Tomas Milian in "Squadra volante" (1974). (ANSA/WIKIPEDIA)

Tomas Milian, attore cubano naturalizzato italiano famoso soprattutto per i suoi film polizieschi degli anni Sessanta e Settanta e in particolare per il personaggio di “er Monnezza”, è morto mercoledì a 84 anni a Miami, dove viveva da diversi anni. Milian recitò in moltissimi film tra gli anni Sessanta e Settanta, interpretando personaggi ricorrenti e molto riconoscibili, contribuendo al successo degli spaghetti western e dei polizieschi italiani.

Milian era nato a L’Avana nel 1933: suo padre era un ufficiale dell’esercito che venne incarcerato dopo il colpo di stato di Fulgencio Batista, e che nel 1945 si suicidò. Milian lasciò Cuba negli anni Cinquanta e andò negli Stati Uniti, dove iniziò a recitare trasferendosi poco dopo in Italia. Qui ebbe i suoi primi ruoli: cominciò recitando in La notte brava e Il bell’Antonio di Mauro Bolognini, con dei ruoli secondari ma non marginali. Entro la metà degli anni Sessanta aveva già recitato in molti film, compresi Boccaccio ’70 (nell’episodio di Luchino Visconti), La ricotta di Pier Paolo Pasolini e Giorno per giorno, disperatamente di Alfredo Giannetti, il suo primo film da protagonista. Nella seconda metà degli anni Sessanta cominciò a recitare in film meno d’autore e più popolari, e in particolare negli spaghetti-western, diventandone uno degli interpreti più conosciuti. Fu protagonista di I quattro dell’apocalisse di Lucio Fulci e di La resa dei conti di Sergio Sollima (insieme a Lee Van Cleef).



Dopo i film western, Milian cominciò a fare quelli che sarebbero diventati i suoi film più famosi: quelli polizieschi. Nel 1976, per il film Il trucido e lo sbirro di Umberto Lenzi, fece la sua prima interpretazione come “er Monnezza”, il famoso ladro romano che comparve poi anche nei film La banda del trucido di Stelvio Massi del 1977, La banda del gobbo di Umberto Lenzi del 1977 e Il lupo e l’agnello di Francesco Massaro del 1980. L’altro personaggio che rese famoso Milian fu Nico Girardi, l’ex ladro diventato poliziotto che fu protagonista di undici film tra il 1976 e il 1984. Per entrambi i personaggi, Milian fu doppiato da Ferruccio Amendola, che contribuì non poco al successo dell’interpretazione di Milian.



Con la fine della popolarità dei film polizieschi italiani la sua carriera rallentò: negli anni Ottanta e Novanta fece molti meno film, anche se finì per avere ruoli marginali in film come Havana di Sydney Pollack, JFK – Un caso ancora aperto di Oliver Stone, Amistad, di Steven Spielberg e Traffic di Steven Soderbergh. Uno dei suoi ultimi film è stato Roma nuda di Giuseppe Ferrara, del 2011.



Fonte: Il Post

giovedì 29 dicembre 2016

È morta l'attrice Debbie Reynolds, madre di Carrie Fischer

La protagonista di “Singin’ in the Rain” di Gene Kelly non ha retto il dolore per la scomparsa 24 ore prima della figlia

Debbie Reynolds (a sinistra) insieme alla figlia Carrie Fisher. Credit: Mike Blake

L’attrice statunitense Debbie Reynolds, protagonista nel 1952 di “Singin’ in the Rain” e madre di Carrie Fisher, la “principessa Leila” della serie Star Wars, è morta mercoledì 28 dicembre, il giorno successivo alla scomparsa della figlia.

A dare la notizia è stato il figlio Todd Fischer: “Ora è con Carrie e noi abbiamo il cuore distrutto'' ha detto Fisher dal Cedars-Sinai Medical Center, dove sua madre era stata trasportata in ambulanza ieri.

Lo stress per la morte della figlia "era stato troppo forte" ha spiegato Fisher e Debbie Reynolds è stata colpita da un ictus letale. Aveva 84 anni. La figlia Carrie Fisher era morta il giorno prima a 60 anni, a causa delle complicazioni in seguito a un arresto cardiaco.

Debbie Reynolds, nome d'arte di Mary Frances Reynolds, non aveva ancora 20 anni quando recitò da protagonista nel musical di Gene Kelly “Singin’ in the Rain". Era rimasta celebre anche per il suo ruolo in un altro musical, “The Unsinkable Molly Brown” (“Voglio essere amata in un letto d’ottone"), che le valse una nomination all'Oscar.

Alla fine degli anni Cinquanta fece scalpore il suo divorzio dal cantante Eddie Fisher, che la lasciò per Elizabeth Taylor.

---LEGGI ANCHE: QUANDO CARRIE FISHER ASCOLTAVA LE SCUSE DI JOHN BELUSHI IN THE BLUES BROTHERS

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 28 dicembre 2016

È morta l'attrice Carrie Fisher

La principessa Leila di "Star Wars" è scomparsa all'età di 60 anni dopo l'attacco cardiaco avuto il 23 dicembre su un volo intercontinentale

Una foto di Carrie Fisher risalente all'epoca della prima trilogia di "Guerre Stellari" (1977-1983).

Secondo quanto riportato da un portavoce della famiglia, ieri 27 dicembre alle 8:55 (le 17:55 italiane) è morta a Los Angeles l'attrice Carrie Fisher, celebre per aver interpretato la principessa Leila nella saga di Guerre stellari. L'attrice aveva 60 anni.

Il comunicato diffuso dalla famiglia recita "Con profonda tristezza Billie Lourd (la figlia dell'attrice, NdR) conferma che la sua amata madre Carrie Fisher è deceduta alle 8:55 di questa mattina. Carrie è stata amata dal mondo e ci mancherà profondamente. La nostra intera famiglia ringrazia per i vostri pensieri e le vostre preghiere".

L'attrice, infatti, era stata colpita da un infarto mentre viaggiava a bordo di un aereo venerdì 23 dicembre. Il volo partito da Londra era diretto a Los Angeles. Quindici minuti prima dell'atterraggio, Fisher era andata in arresto cardiaco.

Il personale di bordo aveva tentato di rianimarla praticando il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. La donna era poi stata immediatamente ricoverata in un ospedale di Los Angeles dopo l'atterraggio in pista.

Fisher era in tour per promuovere il suo ultimo libro, The Princess Diarist.

Una volta resa nota la notizia del suo malore, non erano mancati i messaggi di solidarietà dei suoi colleghi. Mark Hamill, che ha vestito i panni di Luke Skywalker, aveva fatto sapere di essere vicino alla famiglia Fisher, mentre Peter Mayhew, che ha impersonato Chewbacca, aveva pubblicato un pensiero su Twitter esprimendo il suo affetto per la "principessa preferita di tutti".

L'ultima apparizione di Carrie Fisher sul grande schermo risale allo scorso anno, nel sequel di Star Wars: Il risveglio della forza, il settimo episodio della saga. È anche apparsa in altri film, tra cui The Blues Brothers ed Harry ti presento Sally.

Non solo cinema: Carrie Fisher è autrice di quattro romanzi e tre libri memorie. Proprio nel suo ultimo libro di memorie, l'attrice aveva rivelato una relazione con Harrison Ford, nata durante le riprese di Star Wars. Lei aveva 19 anni e lui 33.

Fisher in un'intervista recente alla rivista People aveva infatti confessato che "si è trattato di un rapporto intenso. Durante la settimana eravamo Han Solo e Leila. Nei week end, Carrie ed Harrison".

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 13 ottobre 2016

È morto il premio Nobel Dario Fo

Era nato nel 1926 in provincia di Varese. Nel 1997 vinse il premio Nobel per la letteratura

Dario Fo. Credit: Alessandro Bianchi

Si è spento oggi a Milano Dario Fo, drammaturgo, attore, regista, scrittore, pittore e scenografo italiano. Era nato nel 1926 in provincia di Varese. Nel 1997 vince il premio Nobel per la letteratura. Mistero Buffo è la sua opera più nota e apprezzata in tutto il mondo. Le sue opere sono ispirate alla commedia dell'arte italiana. Per anni è stato impegnato nella satira politica e sociale.

"Con Dario Fo l'Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro paese. La sua satira, la ricerca, il lavoro sulla scena, la sua poliedrica attività artistica restano l'eredità di un grande italiano nel mondo. Ai suoi familiari il cordoglio mio personale e del governo italiano", ha commentato il presidente del consiglio Matteo Renzi.

"Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi", è la motivazione del Nobel che gli fu assegnato dall'Accademia svedese nel 1997.

Fin da giovane fu un attivista di sinistra, insieme con la moglie Franca Rame, attrice e drammaturga scomparsa nel 2013.

Tra le sue opere più importanti anche: Lu Santo Jullare Françesco, Non si paga, non si paga!, Morte accidentale di un anarchico, La marijuana della mamma è la più bella.

Per le elezioni politiche italiane del 2013 manifestò il proprio appoggio alla lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia e al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Lo stesso Grillo propose il nome di Dario Fo come possibile successore dii Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica. Fo declinò dicendo: "Fare questo lavoro è duro e sarebbe disastroso per i miei interessi fondamentali cui tengo molto: tenere lezioni ai ragazzi, incontrarmi coi giovani, avere rapporti creativi, scrivere, tenere conferenze".

Un video tratto da Mistero Buffo:



Fonte: The Post Internazionale

martedì 30 agosto 2016

È morto l'attore statunitense Gene Wilder

Si è spento all'età di 83 anni l'attore volto mitico di Willie Wonka e Frankenstein Junior

Gene Wilder

Jerome Silberman, attore, sceneggiatore, scrittore e regista, famoso nel mondo del cinema con lo pseudonimo di Gene Wilder, si è spento all'età di 83 anni. Da tempo era malato di Alzheimer è deceduto a causa di complicazioni dovute proprio alla malattia con la quale conviveva da oltre 20 anni.

Raggiunge l'apice del suo successo negli anni Settanta con i film diretti da Mel Brooks e Richard Pryor. Indimenticabile nell'interpretazione dello scienziato pazzo in "Frankenstein Junior", resterà nella memoria anche per il volto di Willie Wonka, l 'eccentrico e controverso protagonista della "Fabbrica di cioccolato" di Mel Stuart, film culto di tante generazioni.

Torna alla ribalta nel 1974 con due grandi pellicole: "Frankestein Junior" e "Mezzogiorno e mezzo di fuoco", i due film escono a breve distanza l'uno dall'altro e gli regalano anche una nomination all'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale ottenuta grazie a "Frankestein Junior".

Si è spento nella sua casa in Stamford, nel Connecticut, lasciando la moglie Karen Boyer con cui era sposato dal 1991.

Fonte: The Post Internazionale

sabato 30 luglio 2016

È morta Anna Marchesini

Aveva 62 anni ed era una nota attrice italiana, conosciuta soprattutto per aver fatto parte del "Trio" con Solenghi e Lopez: soffriva da anni di artrite reumatoide

Anna Marchesini nel 2008 (Alessandra di Meo/ANSA)

Anna Marchesini, famosa attrice di teatro italiana, è morta oggi all’età di 62 anni. La notizia è stata comunicata dal fratello Gianni questa mattina su Facebook. Marchesini, che era diventata famosa negli anni Ottanta insieme a Tullio Solenghi e Massimo Lopez, con i quali formava il gruppo comico conosciuto come “Trio”, era malata da molto tempo di artrite reumatoide, una malattia che colpisce le articolazioni, e nel 2014 era apparsa in televisione per l’ultima volta, ospite del programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, su Raitre.



Marchesini si diplomò all’accademia d’Arte drammatica Silvio d’Amico di Roma nel 1979, ma aveva debuttato in teatro ancora prima, nel 1976, quando era ancora un’allieva. Oltre al teatro, nei primi anni Ottanta Marchesini iniziò anche a lavorare come doppiatrice di cartoni animati, e negli anni successivi anche di note serie televisive. Nel 1982 iniziò a lavorare con Tullio Solenghi e Massimo Lopez, come autrice, attrice e regista, ottenendo un grande successo. Il Trio esordì in radio con lo spettacolo di Radio 2 Helzapoppin e negli anni successivi partecipò a diversi varietà televisivi, come Tastomatto, Domenica In e Fantastico. Nel 1986, nel 1987 e nel 1989 fecero anche parte del cast del Festival di Sanermo. Il Trio si sciolse nel 1994 e Marchesini continuò a lavorare per un breve periodo solo con Solenghi, per poi proseguire per conto suo la carriera teatrale. Continuò anche ad avere dei ruoli in diversi programmi televisivi della Rai, come Quelli che il calcio e La posta del cuore.





Marchesini si sposò nel 1991 con l’attore Paki Valente, e nel 1992 i due ebbero una figlia, Virginia. Nel 2006 Marchesini dovette annullare tutti i suoi impegni a causa di un attacco di artrite reumatoide, per cui si assentò dalla scene per molto tempo. Scrisse quattro libri: l’ultimo, Moscerine, in cui parlò della sua malattia, venne pubblicato nel 2013.

Fonte: Il Post

martedì 28 giugno 2016

È morto Bud Spencer

Aveva 86 anni, si chiamava Carlo Pedersoli, era stato famosissimo soprattutto negli anni Settanta per i film con Terence Hill, e sempre molto amato

Bud Spencer in una foto dello scorso marzo (Miriam Schmidt/dpa)

Bud Spencer, popolarissimo attore italiano il cui vero nome era Carlo Pedersoli, è morto lunedì a 86 anni in un ospedale di Roma. Era stato famosissimo soprattutto negli anni Sessanta e Settanta per una serie di film comici e spaghetti western assieme a Terence Hill – pseudonimo dell’attore Mario Girotti – ma avrebbe avuto ancora molti successi fino alla fine del secolo. Era nato a Napoli nel 1929 e prima di recitare era stato un titolato nuotatore e pallanuotista, partecipando alle Olimpiadi del 1952, del 1956 e del 1960: il suo primo ruolo era stato una parte marginale nel kolossal hollywoodyano Quo Vadis?.

Dal 1961 cominciò la sua popolare serie di film insieme a Terence Hill, con un personaggio che – con la complicità del suo fisico robusto e del suo aspetto affabile – divenne riconoscibilissimo e amato: quello del pacato partner della coppia capace di grandi quantità di botte e schiaffoni nei confronti dei cattivi, e di posati sarcasmi di accompagnamento.



Quando aveva 11 anni Carlo Pedersoli si trasferì con la famiglia a Roma per motivi legati al lavoro del padre. A Roma iniziò le scuole superiori entrando anche a far parte di un club di nuoto. Finito il liceo con il massimo dei voti, si iscrisse a soli diciassette anni alla facoltà di Chimica che dovette però lasciare nel 1947 perché la famiglia si trasferì nuovamente: a Rio de Janeiro. Lì lavorò come operaio, bibliotecario e anche come segretario d’ambasciata. Tornato a Roma si iscrisse a Giurisprudenza e venne tesserato nella Lazio Nuoto ottenendo buoni risultati ai campionati italiani nello stile libero e nelle staffette miste. Nel 1949 esordì in nazionale e l’anno dopo venne convocato per i campionati europei di Vienna arrivando per due volte in finale. Gareggiò per l’Italia anche alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 e come pallanuotista ai Giochi del Mediterraneo di Barcellona.

Carlo Pedersoli partecipò anche alle Olimpiadi di Melbourne del 1956 arrivando in semifinale nei 100 metri stile libero. In quegli anni cominciò la sua carriera nel cinema: venne scritturato come comparsa in Quo Vadis? e poi per altre piccole parti in diversi film, compreso Un eroe dei nostri tempi di Mario Monicelli. Decise però di tornare in Sudamerica lavorando per nove mesi alla costruzione di una lunga strada di collegamento tra Panamá e Buenos Aires e poi fino al 1960 come dipendente dell’Alfa Romeo di Caracas. Nel 1960 tornò a Roma per partecipare alla sua ultima Olimpiade.

Negli anni Sessanta sposò Maria Amato (figlia del grande produttore Peppino Amato), scrisse canzoni ottenendo un discreto successo e conobbe il regista Giuseppe Colizzi che gli offrì una parte nel film Dio perdona… io no! con Mario Girotti: fu la prima volta che la coppia lavorò insieme. A entrambi gli attori venne consigliato di cambiare i loro nomi, considerati troppo italiani per il genere western: Carlo Pedersoli scelse così lo pseudonimo “Bud Spencer”, in onore dell’attore Spencer Tracy e della birra Budweiser. Fu comunque il film Lo chiamavano Trinità di E.B. Clucher a portare al successo la coppia: Bud Spencer e Terence Hill girarono insieme 18 film.



Pedersoli recitò anche per Dario Argento in 4 mosche di velluto grigio (1971) e in Torino nera, film di Carlo Lizzani. Negli anni Settanta partecipò a Piedone lo sbirro diretto da Steno cui seguirono altri tre film. Continuò nel frattempo a lavorare con successo a diversi film in coppia con Girotti e con lui il 7 maggio 2010 vinse il David di Donatello alla carriera. Negli anni Novanta partecipò anche ad alcune serie, come Big Man (1988) a Detective extralarge (1991-1993). Nel 2003 partecipò a Cantando dietro i paraventi di Ermanno Olmi.



Carlo Pedersoli si candidò anche alle elezioni regionali del 2005 a sostegno del presidente uscente Francesco Storace, nelle liste di Forza Italia, ma non venne eletto. Alle elezioni comunali a Roma del 2013 sostenne attivamente la candidatura della figlia Cristiana con il Popolo della Libertà. L’anno scorso a Napoli ricevette una medaglia e una targa per la sua lunga carriera dal sindaco Luigi De Magistris. Ha scritto tre libri: l’ultimo, pubblicato nel 2014, si intitola Mangio ergo sum.

Fonte: Il Post

sabato 28 maggio 2016

È morto Giorgio Albertazzi

Aveva 92 anni ed è stato un grande attore di cinema e un grandissimo attore e regista di teatro

(Wikimedia)

Giorgio Albertazzi, attore e regista famoso soprattutto per la sua carriera teatrale, è morto oggi a 92 anni. Albertazzi era nato a Fiesole, vicino a Firenze, nel 1923 e avrebbe compiuto 93 anni il 20 agosto. Aveva debuttato a teatro nel 1949, recitando in Troilo e Cressida, un’opera di William Shakespeare diretta in quel caso da Luchino Visconti (famoso regista anche di cinema) e poi era diventato famoso soprattutto grazie a Memorie di Adriano, diretto da Maurizio Scaparro: una rappresentazione che, scrive il Corriere della Sera, «ha raggiunto quasi 1000 repliche, in Italia e all’estero». Uno dei suoi più famosi ruoli cinematografici è stato quello in L’anno scorso a Marienbad, un film del 1961 di Alain Resnais. Sempre il Corriere della Sera riporta le parole di Albertazzi, che una volta disse: «Ci ho messo un paio d’anni a imparare a recitare come Ricci e Benassi. Ci ho messo tutta la vita a imparare a non recitare più. Io non recito, io sono».

Sul suo sito ufficiale c’è invece scritto: «Sul mio passaporto c’è scritto: attore. In realtà faccio anche il regista, lo sceneggiatore, il riduttore di romanzi per la televisione e ora l’autore teatrale».



Durante e dopo la fine della Seconda guerra mondiale Albertazzi, che era stato piuttosto vicino al fascismo, passò alcuni anni in carcere e fu liberato nel 1947 dopo la cosiddetta “amnistia Togliatti”, con cui furono liberate diverse persone detenute per reati politici. Albertazzi iniziò a recitare in quegli anni, scegliendo di non fare l’architetto per cui aveva studiato. Nella sua carriera ha recitato in alcune decine di film ed è stato un popolare volto televisivo: recitò in alcuni famosi sceneggiati (è famoso quello tratto da Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde) e fu uno dei primi attori a portare in televisione la recitazione e il teatro. Nel 1964 ci fu il 400esimo anniversario della nascita di Shakespeare e Albertazzi recitò insieme a Anna Proclemer e Anna Maria Guarnieri al teatro Old Vic di Londra nell’Amleto diretto da Franco Zeffirelli. L’unico film di Albertazzi come regista di cinema è Gradiva, del 1970.



Nel 1996 Albertazzi – che recitò per tutta la sua vita – si candidò alla Camera sostenuto dal centrodestra, ma non venne eletto. Nel 2004 vinse il Premio Gassman alla carriera, un importante premio teatrale e, sempre in quegli anni, recitò insieme a Dario Fo in una serie di spettacoli-lezioni sulla storia del teatro italiano (furono anche trasmessi su Rai 2). Nel 2006, in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Torino, interpretò il “Canto di Ulisse” della Divina Commedia e nel 2009 registrò per Rai 2 alcune letture della Divina Commedia fatte da L’Aquila. Nel 2014 partecipò alla decima edizione di Ballando con le stelle, il programma-gara sul ballo di Rai 1.

Fonte: Il Post

lunedì 23 maggio 2016

I vincitori del Festival di Cannes 2016

I, Daniel Blake di Ken Loach ha vinto la Palma d'Oro. Cose da sapere su questo e altri premi

La modella Bella Hadid sul red carpet di Cannes alla proiezione di "La fille inconnue". Credit: Jean-Paul Pelissier

Il film del regista britannico Ken Loach, I, Daniel Blake ha vinto la palma d'oro, il premio assegnato al miglior film in competizione al Festival del Cinema di Cannes.

I, Daniel Blake è un film prodotto nel Regno Unito che racconta la storia di Daniel Blake, un falegname di 59 anni di Newcastle. Dopo un attacco cardiaco, deve ricorrere ai sussidi dello stato per la prima volta nella sua vita.

La sua strada si incrocia con quella di una madre single, Katie, e dei suoi due bambini, Dasy e Dylan. L’unico modo che aveva Katie di uscire da un ostello per senzatetto di Londra era quello di accettare un appartamento in una città sconosciuta, a 600 chilometri di distanza. Così Katie incontra Daniel, intrappolato come lei nelle maglie della burocrazia dei sussidi statali.

A Cannes 2016 non c'era nessun film italiano in gara. Qui sotto la lista di tutti i premi e in fondo il trailer del film che ha vinto l'ambita Palma d'Oro, il più prestigioso premio assegnato al Festival di Cannes. Qui tutti i film in concorso quest'anno.

I PREMI

Palma d'oro - Moi, Daniel Blake (I, Daniel Blake) di Ken Loach --- in fondo il trailer del film

Miglior attore - Shahab Hosseini per Forushande (The Salesman), di Asghar Farhadi

Miglior attrice - Jaclyn Jose per Ma' Rosa, di Brillante Mendoza

Miglior regia - Olivier Assayas per Personal Shopper e Cristian Mungiu per Baccalaureat (Graduation)

Miglior sceneggiatura - Forushande (The Salesman) di Asghar Farhadi

Miglior cortometraggio - Timecode di Juanjo Gimenez

Miglior opera prima - Divines di Houda Benyamina

Palma d’oro alla carriera - Jean-Pierre Léaud, che ha lavorato con Godard e recitato in Ultimo Tango a Parigi

Premio della giuria - American Honey di Andrea Arnold

Grand prix speciale della giuria - Juste la fin du monde (It's only the end of the world) di Xavier Dola




Fonte: The Post Internazionale

sabato 26 marzo 2016

È morto a 86 anni Paolo Poli

Era un eccezionale attore di teatro, amato per il suo senso dell'umorismo e la sua indipendenza di pensiero: ha lavorato in tv fino a pochi mesi fa

(ANSA/ WEB/ MOVIEPLAYER)

Paolo Poli, uno dei più noti e apprezzati attori italiani di teatro, è morto venerdì 25 marzo. Aveva 86 anni. Poli era nato a Firenze nel 1929: nella sua carriera aveva fatto anche cinema e televisione, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta: caratterizzando i suoi ruoli sempre con una grande brillantezza, senso dell’umorismo, e autonomia dai conformismi. Si era pubblicamente dichiarato omosessuale in tempi in cui era raro e difficile, capace di essere indipendente anche rispetto a questo. Negli ultimi anni era tornato spesso in tv: è stato ospite a Che tempo che fa e alle Invasioni barbariche, e nel 2015 ha condotto un programma autobiografico di 8 puntate su Rai3.



Poli aveva cominciato a recitare da attore professionista nei teatri di Firenze, Roma e Genova negli anni Sessanta, divenendo subito molto noto per il suo talento e le sue esibizioni sopra le righe (durante le recite si travestiva spesso, anche da donna). Negli anni ha recitato in famosissime commedie teatrali, e adattato testi letterari in altrettanti spettacoli: da Rita da Cascia del 1966 – nel quale recitava nella parte di una ragazza – fino a Tito Andronico di Shakespeare, Rosmunda di Vittorio Alfieri, L’asino d’oro di Apuleio, passando per gli adattamenti di Esercizi di stile di Raymond Queneau e Aquiloni, uno spettacolo tratto dalle poesie di Giovanni Pascoli.



Ma Poli ha fatto anche parecchia televisione: fra gli anni Cinquanta e Sessanta leggeva fiabe e poesie sulla RAI, per la quale recitò anche in diverse miniserie. Nel 1970 condusse il programma televisivo Babau, nel quale oltre a recitare intervistava importanti personaggi della cultura italiana del tempo come Umberto Eco e Camilla Cederna. Il programma fu censurato dalla RAI e andò in onda molti anni dopo.





Nel 2015 ha condotto la sua ultima trasmissione, E lasciatemi divertire, andata in onda per otto puntate su Rai3 assieme a Pino Strabioli. L’ultima puntata di E lasciatemi divertire è andata in onda l’8 novembre 2015.

Fonte: Il Post

lunedì 29 febbraio 2016

I vincitori degli Oscar 2016, in ordine

Così come sono stati annunciati: a partire da Miglior sceneggiatura originale fino a Miglior film, passando per Leonardo DiCaprio (finalmente)

La premiazione di "Il Caso Spotlight", Miglior film degli Oscar 2016 (MARK RALSTON/AFP/Getty Images)

Quella di quest’anno era l’88esima edizione dei premi Oscar, noti anche col nome ufficiale di Academy Awards. La cerimonia di premiazione è avvenuta al Dolby Theatre di Los Angeles negli Stati Uniti, quando in Italia era la notte tra domenica 28 e lunedì 29 febbraio. Gli Oscar sono i riconoscimenti più famosi per chi lavora nel cinema. Quest’anno il premio principale – quello di Miglior film – è stato assegnato a Spotlight, che racconta l’inchiesta dei giornalisti del Boston Globe sui preti pedofili negli Stati Uniti. Il film che ha vinto più premi è stato Mad Max: Fury Road, quarto capitolo di una saga cinematografica iniziata nel 1979: ne ha vinti sei, ma tutti “tecnici”. I film The Martian e Carol avevano ricevuto moltissime nomination, rispettivamente sette e sei, ma non hanno vinto nulla. Il premio Oscar per il Miglior attore protagonista è andato a Leonardo DiCaprio, per The Revenant: DiCaprio era già stato candidato altre tre volte per lo stesso premio, più un’altra come attore non protagonista e una come produttore, senza mai vincere. Quello per la Migliore attrice protagonista è stato assegnato a Brie Larson, per Room. Il premio Oscar per la Miglior regia è andato per il secondo anno consecutivo a Alejandro Inarritu, il regista messicano che ha diretto The Revenant quest’anno e Birdaman quello scorso.

Clicca qui per vedere tutti i vincitori degli Oscar, nell'ordine in cui sono stati annunciati

Alicia Vikander e Mark Rylance hanno vinto i premi per i migliori attori non protagonisti. Il grande compositore italiano Ennio Morricone ha vinto il premio Oscar per la miglior colonna sonora, grazie alle musiche che ha composto per The Hateful Eight. I premi per le sceneggiature sono andati a Spotlight e The Big Short; il premio per il miglior cortometraggio animato è stato vinto da Bear Story, che potete vedere qui.

La cerimonia degli Oscar
La cerimonia di premiazione è condotta dall’attore e comico Chris Rock, che aveva già condotto la 77esima, e ha avuto al centro la questione razziale nel cinema statunitense: questa edizione è stata infatti caratterizzata dalle polemiche per la mancata inclusione di attori afroamericani ai premi per la recitazione, nonostante sia Idris Elba in Beasts of No Nation che Michael B. Jordan in Creed fossero stati molto apprezzati. Molti degli attori e dei comici che sono intervenuti sul palco hanno affrontato la questione in modo più o meno scherzoso: Chris Rock se n’è occupato nel suo lungo e diretto monologo iniziale, mentre durante la cerimonia la presidente dell’Academy, che si chiama Cheryl Boone Isaacs ed è una donna nera, ha confermato che saranno presi provvedimenti per invertire questa tendenza.

Le cose che sono successe
Altre cose notevoli che sono successe stanotte: c’erano i veri giornalisti della storia di Spotlight, Leonardo DiCaprio e Kate Winslet si sono fatti vedere insieme davanti ai fotografi per la gioia di tutti i ragazzi degli anni Novanta, l’orso di The Revenant era seduto tutto contento tra il pubblico, i droidi di Star Wars si sono fatti un giro sul palco, il comico Louis C.K. ha fatto un monologo breve ma molto divertente, Lady Gaga – introdotta da Joe Biden – ha cantato una canzone per le persone vittime di abusi sessuali nei campus universitari.

Le votazioni per gli Oscar
L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che è stata fondata nel 1927 con lo scopo di sostenere e promuovere il cinema statunitense: la prima cerimonia degli Oscar si tenne nel 1929 e l’unico anno in cui non furono assegnati gli Oscar è stato il 1933. I vincitori degli Oscar sono decisi da circa 6.300 votanti che fanno parte dell’Academy. I votanti sono tutti professionisti del cinema: attori, registi, produttori, direttori della fotografia e così via (17 settori in tutto). Il blocco più rilevante è quello degli attori: circa un votante su cinque è un attore o un’attrice. La maggior parte dei votanti vota per la maggior parte delle categorie (ci sono alcune eccezioni per degli Oscar particolarmente tecnici, in cui vota solo “chi se ne intende davvero”). Una particolarità è quella che riguarda il modo in cui viene deciso il Miglior film. L’ha spiegata Kyle Stock su Bloomberg:


Il compito più difficile è determinare il Miglior film, che non per forza è quello che ha raccolto il maggior numero di preferenze assolute: ai membri votanti è chiesto di classificare in ordine di preferenza i film candidati e non di sceglierne uno come in altre categorie. Le schede per il Miglior film sono impilate in base alle preferenze assolute. La pila più bassa viene poi ridistribuita a seconda del film in seconda posizione su ogni scheda, e il processo viene ripetuto finché un film ha più della metà delle schede. Un film con solo una minoranza di preferenze potrebbe potenzialmente vincere, nel caso in cui fosse stato indicato in seconda posizione in un numero sufficiente di schede.

Fonte: Il Post

mercoledì 20 gennaio 2016

Ettore Scola, regista di mezza storia d’Italia

È morto martedì a 84 anni: aveva fatto "C'eravamo tanto amati", "Una giornata particolare" e "La famiglia", a dirne solo tre

Ettore Scola alla proiezione di Ridendo e Scherzando al festival del cinema di Roma, 18 ottobre 2015. (AP Photo/Riccardo De Luca)

Ettore Scola è morto martedì 19 gennaio a Roma, a 84 anni. Era uno dei più importanti e ammirati registi e sceneggiatori italiani, da domenica sera era ricoverato in coma al Policlinico di Roma. Scola era nato a Trevico, in provincia di Avellino, il 10 maggio del 1931, ma si era trasferito da subito con la famiglia a Roma, dov’è cresciuto. Tra i suoi film più famosi ci sono C’eravamo tanto amati del 1974 con Stefania Sandrelli, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Aldo Fabrizi, Una giornata particolare (1977) con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, e La famiglia (1987) con Vittorio Gassman. L’ultimo film che ha diretto è Che strano chiamarsi Federico, del 2013, dedicato a Federico Fellini.



Scola è considerato tra i maestri della commedia all’italiana, che ha nobilitato e fatto conoscere anche all’estero dove, soprattutto in Francia, i suoi film sono particolarmente apprezzati. Aveva iniziato la carriera scrivendo le battute per Totò e come sceneggiatore; fu poi Vittorio Gassman, con cui lavorò in moltissimi film, a convincerlo a lavorare come regista, cosa che accadde nel 1964 con Se permettete parliamo di donne.

Scola continuò a scrivere la sceneggiatura di moltissimi film, collaborando soprattutto con Ruggero Maccari. Recitarono per lui i più importanti attori dagli anni Cinquanta in poi: Sophia Loren, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Stefania Sandrelli, Massimo Troisi e Alberto Sordi. Ha vinto sei David di Donatello, tra cui quello alla carriera per i suoi ottant’anni, ed è stato candidato quattro volte ai premi Oscar per il miglior film straniero: nel 1977 per Una giornata particolare, nel 1978 per I nuovi mostri, nel 1983 per Ballando ballando e nel 1987 per La famiglia.

La scena iniziale di Una giornata particolare



L’inizio di La famiglia



Fonte: Il Post

giovedì 14 gennaio 2016

È morto Alan Rickman

Aveva 69 anni ed era malato di cancro: è stato uno dei più importanti attori britannici, ultimamente era famoso per aver fatto Piton nella saga di Harry Potter

È morto Alan Rickman, aveva 69 anni. (Getty Images)

Alan Rickman è morto a Londra a 69 anni, era malato di cancro. Rickman era uno dei più importanti attori britannici contemporanei: aveva recitato molto sia a teatro che nel cinema, era diventato estremamente popolare dopo avere interpretato il ruolo del professor Severus Piton nei film della saga di Harry Potter. In precedenza, nel 1991 vinse un BAFTA, i più importanti premi per il cinema britannici, per la sua interpretazione in Robin Hood, il principe dei ladri. Nel 1996 vinse un Golden Globe e un Emmy Award per la parte di Rasputin in Rasputin – il demone nero. Nel 2011 vinse un MTV award per l’ultimo di Harry Potter. Ma non vince mai un Oscar.

Rickman era nato a Londra nel 1946. Aveva iniziato a recitare a scuola ma non era diventato subito un attore professionista: aveva aperto una società di design a Soho. A 26 anni era entrato alla Royal Academy of Dramatic Art di Londra, una delle più rispettate scuole di teatro britanniche.



Al cinema divenne inizialmente famoso con il primo film della serie Die Hard (Trappola di Cristallo), in cui interpretava l’antagonista di Bruce Willis, nel 1988 due anni dopo essersi trasferito a Los Angeles. Dal 2001 era diventato uno dei personaggi principali dei film di Harry Potter: ma nella sua carriera ha recitato anche in altri film molto popolari come Love Actually e Sweeney Todd, tra gli altri.



Fonte: Il Post

venerdì 27 novembre 2015

E' morto Luca De Filippo, figlio di Eduardo


E’ morto Luca De Filippo, figlio di Eduardo. Il 10 novembre scorso era stato ricoverato per una discopatia e gli fu diagnosticato un male incurabile. E’ morto nella sua casa romana. Luca era figlio di Eduardo De Filippo e della cantante e attrice torinese Thea Prandi. La sua carriera comincia a soli sette anni, nel 1955, quando interpreta Peppeniello in Miseria e nobiltà, di Eduardo Scarpetta, diretto dal padre. Il debutto vero e proprio, però, avviene a vent’anni, ne Il figlio di Pulcinella di Eduardo.

venerdì 23 ottobre 2015

“Danneggia l’immagine della Calabria“, i sindaci della locride contro la programmazione di “Anime nere” su Sky

I primi cittadini di Locri, Staiti e Sant’Agata del Bianco hanno annunciato azioni legali contro Sky per la decisione di voler trasmettere il film di Francesco Munzi che racconta la ‘ndrangheta calabrese

di Gaetano Moraca

Il cast di “Anime Nere” al Festival del Cinema di Venezia (Getty Images/Pascal Le Segretain)

Quello che accade al Sud, in questo caso in Calabria, ha spesso qualcosa di molto vicino al teatro dell’assurdo. Più o meno un anno fa, alla settantunesima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il film di Francesco Munzi Anime Nere, tratto dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, è stato scelto nella rosa dei quattro film italiani in concorso. Dopo di che è sbarcato al Toronto Film Festival, ha fatto incetta di premi a destra e a sinistra (tra cui 9 David di Donatello), è stato tradotto il 19 Paesi, accolto da una plaudente stampa internazionale.

Il libro è stato addirittura pubblicato nel 2008, dalla calabrese Rubbettino. Ma ora, in seguito alla decisione di Sky di inserire il film di Munzi a rotazione nella propria programmazione, alcuni sindaci della locride (in cui è ambientata la storia) hanno ritenuto inaccettabile questa decisione che, a loro dire, danneggia gravemente l’immagine di un’intera regione.

Anime nere, per chi non lo sapesse, racconta la ’ndrangheta calabrese senza retorica né sconti ad alcuno. E lo fa dall’interno di una famiglia malavitosa, mettendo in risalto le tragiche dinamiche parentali. Intervistati da Klaus Davi, tre sindaci della locride hanno fatto sapere di non aver gradito la decisione di Sky. A oltre un anno dall’uscita del film, a oltre sette da quella del libro. La potenza del piccolo schermo?

"Intervistati da Klaus Davi, tre sindaci della locride hanno fatto sapere di non aver gradito la decisione di Sky. A oltre un anno dall’uscita del film, a oltre sette da quella del libro. La potenza del piccolo schermo? 

Nell’intervista, apre le danze il primo cittadino di Locri, Giovanni Calabrese, visibilmente piccato. Di Anime nere parla come di «un servizio pessimo alla Calabria e ai calabresi, perché descrive una situazione fuori dalla realtà, creando un danno d’immagine a un’intera regione. Questo film descrive situazioni di degrado morale oggi non più reali. Non sto dicendo che la mafia non esiste, ma queste descrizioni ci rendono ancora più difficile uscire dalla nostra situazione». Gli fa eco il sindaco del microscopico comune di Staiti, Antonio Domenico Principato, che afferma: «Gli uomini della malavita organizzata sono una sparuta minoranza, il film dà un’immagine troppo nera della Calabria. Io faccio il sindaco da tre anni e non ho mai avuto nessun problema. Inoltre i pastori non sono quelli descritti nel film, che tengono le capre allo stato brado, ma lavorano anche con tecnologie avanzate. Non escludiamo una diffida nei confronti di Sky».

Più pacato invece Giuseppe Strangio, sindaco di Sant’Agata del Bianco e presidente dell’Associazione dei Comuni della locride: «Già il libro mi era sembrato molto greve come denuncia sociale, il film lascia parecchio sgomenti per la durezza delle immagini. Andare in giro e sentirsi etichettati come ‘ndranghetisti, criminali e trafficanti di droga non è una bella cosa. Sky dovrebbe mandare anche altri messaggi, dando voce a tutte le nostre attività legate alla legalità per esempio. Il rischio è che si cada nel banale, riducendo la Calabria a solo quello che si vede nel film».

"Carlo Freccero: “Affermare che Anime nere non debba essere programmato perché lede l’immagine della Calabria è assolutamente sbagliato. Guardiamo agli Stati Uniti, dove ormai il pensiero critico passa soprattutto attraverso fiction e cinema. Serie tv come Breaking Bad e House of cards rappresentano una presa di coscienza collettiva su fenomeni importanti”

Il film intanto è il primo – e su questo la Calabria è incredibilmente in ritardo – a parlare apertamente della ‘ndrangheta. Criaco, che ora in giro per promuovere il nuovo libro Il saltozoppo (Feltrinelli), narra la criminalità organizzata calabrese con la perizia del sociologo, la saggezza dell’antropologo e i toni del poeta tragico, cercando di scovare sempre le origini di quel male.

Come ha ribattuto Carlo Freccero, esperto di tv e comunicazione (e dall’estate scorsa consigliere d’amministrazione Rai) durante la conferenza su tv e informazione organizzata nell'ambito del “Tropea Festival Leggere & Scrivere”, «affermare che Anime nere non debba essere programmato perché lede l’immagine della Calabria è assolutamente sbagliato. Guardiamo agli Stati Uniti, dove ormai il pensiero critico passa soprattutto attraverso fiction e cinema. Serie tv come Breaking Bad e House of cards rappresentano una presa di coscienza collettiva su fenomeni importanti. Allo stesso modo in Italia, la serie tv La Piovra, negli anni Ottanta e Novanta ha consentito agli italiani di comprendere cosa fosse la mafia più di quanto abbiano fatto le inchieste giudiziarie».

Fonte: Linkiesta.it

mercoledì 21 ottobre 2015

Ritorno al futuro, quanto è lontano quel 1985?

Il 21 ottobre 2015 è la data che Zemeckis aveva immaginato come ''destinazione'' per i due viaggiatori del tempo Marty e Doc. Trent'anni dopo molte delle invenzioni immaginate sono diventate realtà. Ma soprattutto tante cose sono cambiate...

Di Paolo Ribichini


«Grande Giove!». Avrebbe esordito così Doc di Ritorno al Futuro, alias Christopher Lloyd, se fosse stato proiettato nel 2015, quello vero. O forse no. Perché il 21 ottobre 2015 cinematografico, giorno nel quale, secondo la famosa saga a spasso nel tempo, Doc e Marty (Michael J. Fox) vengono proiettati, non assomiglia molto all’oggi reale. O meglio: in molti casi la fantasia supera la realtà. Per questo, Doc non rimarrebbe molto folgorato, almeno passeggiando per le nostre strade. Le auto volanti non sono state inventate, gli hoverboard (gli skateboard senza ruote) sono ancora un rudimentale prototipo, le pubblicità vengono ancora attaccate sui cartelloni e non sono tridimensionali. Insomma, il 2015 reale forse non sarebbe bastato per far sobbalzare Doc e Marty.

Quelle invenzioni “indovinate”. Tuttavia, il 2015 immaginato da Bob Gale e Robert Zemeckis con il supporto di Steven Spielberg, qualcosa in comune con la realtà ce l’ha, soprattutto nella vita privata. Le micropizzette che si espandono nel forno ancora non sono state inventate, ma certamente una importante intuizione del film è la smart tv, con la possibilità di fare video-chiamate attraverso sistemi Voip. Altra importante intuizione: il carburante ricavato dall’immondizia. Se nel film Doc lo usa per alimentare la DeLorean, oggi la spazzatura non viene utilizzata per far camminare le auto, bensì per produrre energia elettrica e riscaldamento. Poi ci sono le immagini tridimensionali e quelle oleografiche. Nella realtà non escono dai cartelloni pubblicitari ma dalla tv di casa. Basta spendere migliaia di euro per l’ultima tecnologia e il gioco è fatto. Marty del 2015 guarda una tv con un mosaico di canali. Oggi, in Italia, è Sky ad offrire la visione “mosaico”, per selezionare il canale preferito. E poi perché pagare con i soldi se questo può essere fatto comodamente da casa? Nel 2015 reale c’è l’home banking e soprattutto c’è Paypal nel 2015 di Marty si striscia la carta direttamente da casa. E per entrare dentro casa, nel futuro immaginato da Zemeckis non ci sono chiavi. Basta l’impronta digitale. Nel 2015 reale le serrature hanno avuto ben poche evoluzioni dal 1985. E soprattutto sono ancora meccaniche. Quelle con apertura elettronica ad impronta digitale hanno un costo troppo elevato per un impiego quotidiano e domestico.

Internet e gli smartphone, i grandi assenti. Quello che Zemeckis non è riuscito ad immaginare sono gli smartphone, i tablet e i pc portatili. Nel film, in realtà, i pc non compaiono proprio, nonostante nel 1989, data di uscita della seconda parte della saga, quella ambientata nel futuro, erano già commercializzati. E soprattutto manca completamente internet e tutta la tecnologia che ne è derivata: dal cloud al navigatore sul cellulare, passando per i motori di ricerca e i social network.

Il mondo che cambia. Zemeckis non ci fornisce altre indicazioni sul futuro, al di là di quelle tecnologiche. Nel primo film della trilogia compare un gruppo terroristico libico che si vuole appropriare del combustibile nucleare che Doc utilizza per far viaggiare nel tempo la DeLorean. Non a caso si parla di “libici”. Infatti, in quel periodo, durante la presidenza Reagan, i rapporti tra Gheddafi e gli Usa erano oramai compromessi e gli Usa – si sa – un nemico lo devono sempre avere. Nel 1985, anno di “partenza” di Marty e Doc, sarà ricordato in Italia per la “nevicata del secolo”, per la crisi di Sigonella, per la strage dell’Heysel, durante la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool a Bruxelles. Il mondo era diviso ancora in due blocchi ma già si respirava un’aria nuova: mentre Gorbaciov, a Mosca, avviava la Perestroika, a Los Angeles viene pubblicato il brano We Are the World scritto da Michael Jackson e Lionel Richie. A guardare oggi quel 1985, appare come un’altra epoca. Eppure, sembra ieri quando davanti ad uno schermo di un cinema ridevamo e ci esaltavamo per le avventure nel tempo di Marty e Doc. Questa sera, però, “ritorneremo al passato”, quando molti cinema proietteranno di nuovo, a distanza di 30 anni, i primi due film della trilogia. E quel 21 ottobre 2015 che abbiamo a lungo aspettato, da domani sarà solo “passato”.



La trilogia di Ritorno al Futuro nasce per caso quando lo sceneggiatore Bob Gale nel 1980 decise di sgomberare la propria soffitta. Qui trovò il diario scolastico del padre e scoprì che era stato capoclasse. Iniziò a chiedersi cosa sarebbe successo se lui e suo padre si fossero incontrati. Ne parlò con Zemeckis e così venne fuori il soggetto del film. Fu proposto subito a Steven Spielberg, il quale, però, non riuscì da subito ad avere i finanziamenti per la produzione della pellicola. Il soggetto era certamente “giovanile” e a quel tempo Ritorno al Futuro non conteneva riferimenti sessuali tanto in voga in quel periodo. Inoltre, le major statunitensi guardavano con sospetto lo stesso Zemeckis, molto apprezzato dalla critica ma ritenuto inadeguato per dirigere un film di massa. Solo il successo di un suo film nel 1984, permise di dare nuova speranza al progetto di Ritorno al Futuro, grazie all’Universal. Il segreto del successo di Ritorno al futuro si deve ad un abile miscuglio di nostalgia, comicità e fantascienza. In un’epoca come gli anni ottanta, caratterizzata dall’evoluzione tecnologica, con l’avvento dei computer e degli effetti speciali si viaggia prima in un passato semplice del 1955 e poi nel futuro tecnologico, nel 2015. E poi di nuovo nel passato, nel 1885, nel lontano West.

Fonte: Diritto di critica

venerdì 14 agosto 2015

Cosa fare a Ferragosto se rimani a Roma e Milano e in altre città

Musei aperti fino a sera e spettacoli musicali: fuochi pirotecnici silenziosi e Piero Angela ai Fori inclusi


Ferragosto in città senza mare che si fa? Ecco qui alcuni consigli per il 15 agosto suddivisi per città.

FERRAGOSTO A MILANO: CHE FARE - Dalle 9:00 alle 22:30 si possono ammirare le due mostre al Palazzo Reale. “Mito e Natura” con l’antica Grecia e “Il principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi medicei del Pontormo e Bronzino”. Al Pac, Padiglione d’arte contemporanea, in via Palestro, riduzione speciale a soli 4 euro per tutto il weekend.
“Don’t shoot the painter” è in esposizione al piano terra della Gam, Galleria d’Arte Moderna, in via Palestro. Oltre ai musei il Castello Sforzesco resterà aperto sia sabato 15 che domenica 16, dalle 9:00 alle 19:30, con i suoi otto musei, compreso il nuovo Museo della Pietà Rondanini, e le mostre, tutte a ingresso libero.
Per i concerti inizia giovedì 13 agosto la prima edizione del Milano Latin Festival con musica, danze e gastronomia sudamericana al Mediolanum Forum.
Ai Mercati Generali sabato 15 agosto parte l’Estathé Market Sound con party anni 90s. L’ingresso, sia per la serata di sabato che domenica, è gratuito. Al Carroponte c’è invece la Festa di Radio Popolare Radio Ponte Party, basata sulla condivisione di cibo e bevande (dalle ore 18) e silent disco (ore 23).
Infine sulla nuova Darsena alle 21 è in programma un concerto itinerante sull’acqua Notes on the water e uno spettacolo di luci, musica e fuoco. Si tratta di Energy for Life: illuminazioni in cielo prive di botti per la tutela degli animali.

FERRAGOSTO A ROMA: CHE FARE - I Musei Civici saranno aperti sabato 15 e domenica 16 agosto così come Palazzo dell’Esposizioni e Scuderie aperti fino alle 23.00. Da guardare il programma dell’Estate Romana con gli spazi cinema a Casa del Cinema, Ostia, Piazza Vittorio, Garbatella, Cinecittà e Villa Lazzaroni.
Spettacolo ai Fori Imperiali con i viaggi nell’antica Roma a cura di Piero Angela e Paco Lanciano nel Foro di Cesare. Ingresso libero alla Casa del Jazz con il repertorio dei Michael Rosen.

guarda il video:



FERRAGOSTO A BOLOGNA: CHE FARE - Sotto le due Torri grigliatone nel verde del parco di Prunaro di Budrio. Visite guidate alla Certosa e spettacolo di Archivio Zeta al Cimitero Germanico al passo della Futa.

FERRAGOSTO A TORINO: CHE FARE - A Torino musei aperti a 1 euro come il Gam e Borgo Medievale. Alla Madonna del Pilone è tradizione pranzare “al sacco” in riva al Po. Location alternative? Prati della Mandria o di Stupinigi. Per il Polo Reale c’è “Un Sabato notte al museo” mentre alla Reggia di Venaria dj set e fuochi d’ artificio alla cifra low cost di 6 Euro. Si potranno visitare anche le tombe reali e la Basilica di Superga (di notte stupende, con cena a 25 Euro).

Fonte: Giornalettismo