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domenica 4 marzo 2018

È morto Davide Astori, capitano della Fiorentina e difensore della Nazionale

Aveva 31 anni, è stato trovato morto questa mattina in un albergo di Udine, dove nel pomeriggio avrebbe dovuto giocare

Davide Astori durante la partita di Serie A tra Juventus e Fiorentina giocata lo scorso 20 settembre a Torino (Gabriele Maltinti/Getty Images)

Il calciatore Davide Astori, difensore e capitano della Fiorentina, è stato trovato morto questa mattina a Udine, dove nel pomeriggio avrebbe dovuto giocare Udinese-Fiorentina, partita della 27ª giornata di Serie A. La notizia della morte di Astori è stata confermata dalla dirigenza della Fiorentina, secondo cui sarebbe morto per «un malore»: probabilmente un arresto cardiaco. Astori aveva 31 anni, era sposato e aveva una figlia di due anni. È stato trovato morto nella sua stanza dell’albergo “Là di Moret” — a pochi chilometri dalla Dacia Arena di Udine — dove la Fiorentina si trovava in ritiro da sabato.

Astori era nato a San Giovanni Bianco, in provincia di Bergamo, il 7 gennaio 1987. Era mancino ed era considerato un difensore molto intelligente e bravo coi piedi. Era cresciuto nella primavera del Milan e dopo alcuni anni nelle serie minori – al Pizzighettone e alla Cremonese – si era trasferito per diversi anni al Cagliari, di cui era stato anche capitano. Nella stagione 2014-15 aveva invece giocato per una stagione in prestito alla Roma prima di passare nel 2016 alla Fiorentina, dove aveva giocato quasi 100 partite ufficiali. Faceva parte da anni del giro della Nazionale italiana, con cui ha giocato 14 partite segnando anche un gol contro il Brasile nella Confederations Cup del 2013. La scorsa estate l’allenatore della Fiorentina Stefano Pioli aveva annunciato nel ritiro di Moena la sua nomina a capitano della squadra.

In seguito alla notizia, la Lega Serie A ha rinviato l’intera 27ª giornata di Serie A. Oggi erano in programma sette partite fra cui il derby di Milano fra Milan e Inter: sono state tutte rinviate a data da destinarsi.

Fonte: Il Post

martedì 9 gennaio 2018

Cosa si sono dette le due Coree nel loro primo vertice in due anni

L'8 gennaio 2018 sono iniziati i colloqui di alto livello tra Corea del Nord e Corea del Sud durante i quali, tra le altre cose, si è discusso della partecipazione di atleti nordcoreani alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang

Il ministro sudcoreano per l'Unificazione, Cho Myung-Gyun, stringe la mano al delegato nordcoreano Ri Son-Gwon, durante il vertice dell'8 gennaio 2018 a Panmunjom. Credit: Afp/ Dong-A Ilbo 

Funzionari delle due Coree si sono incontrati dopo più di due anni in un vertice di alto livello. Tra i primi risultati raggiunti vi è quello secondo il quale la Corea del Nord invierà una delegazione ai Giochi olimpici invernali del 2018 che si terranno in Corea del Sud, Pyeongchang, a febbraio 2018.

La delegazione includerà atleti, funzionari, osservatori e sostenitori.

I colloqui sono iniziati l’8 gennaio nel “villaggio della pace” o della “tregua” di Panmunjom nella zona smilitarizzata al confine tra i due paesi. Dopo che la guerra coreana si concluse con una tregua nel 1953, Panmunjom fu designato come l’unico luogo in cui i funzionari di entrambe le parti potessero incontrarsi.

La Corea del Sud ha inoltre proposto di tenere riunioni familiari durante le Olimpiadi invernali per le persone separate dalla guerra di Corea.

I funzionari di Seoul hanno proposto che gli atleti di entrambe le Coree possano marciare insieme alla cerimonia di apertura a Pyeongchang come hanno fatto ai Giochi olimpici invernali del 2006.

Tra le proposte “politiche”, la Corea del Sud ha inoltre avanzato l’idea di riprendere i negoziati sulle questioni militari e sul programma nucleare di Pyongyang, dicendosi disposta a revocare temporaneamente le sanzioni, in coordinamento con le Nazioni Unite, per facilitare la partecipazione del Nord alle Olimpiadi.

La risposta del Nord alle diverse proposte del Sud non è ancora stata resa nota.

Nel suo discorso per il nuovo anno, il leader nordcoreano Kim Jong-un aveva detto che stava pensando di inviare una squadra alle Olimpiadi. Il capo delle Olimpiadi della Corea del Sud aveva già detto in precedenza che gli atleti del Nord sarebbero stati i benvenuti.

Dopo l’apertura rappresentata dal discorso di Kim Jong-Un, Seoul ha colto la palla al balzo, proponendo i colloqui di alto livello, evento che non si verificava da almeno due anni.

Pyongyang ha accettato di prendere parte ai colloqui solo dopo che gli Stati Uniti e la Corea del Sud hanno accettato di ritardare le esercitazioni militari congiunte fino a dopo le Olimpiadi.

Alcuni critici negli Stati Uniti vedono la mossa del Nord come un tentativo di dividere l’alleanza USA-Corea del Sud.

Poco più di una settimana fa la Corea del Nord stava minacciando la guerra nucleare: ieri una delegazione di Pyongyang ha attraversato la linea di demarcazione che divide la Corea del Nord e del Sud e ha confermato che una delegazione nordcoreana parteciperà ai Giochi di Pyeongchang.

Si tratta di un cambiamento improvviso e drammatico dopo mesi di tensione. Ma pochi credono che questo possa rappresentare un primo inizio in un eventuale percorso per la distensione tra i due paesi.

Gli esperti sostengono che il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha sempre più paura che gli Stati Uniti stiano pianificando un attacco militare contro di lui, e ha deciso di fare qualcosa per allentare le tensioni.

La Corea del Nord aveva boicottato i giochi olimpici del 1988 a Seoul.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 6 dicembre 2017

La Russia non parteciperà ai Giochi olimpici invernali del 2018

I Giochi olimpici invernali di Pyeongchang inizieranno il 9 febbraio 2018 e termineranno il 25 dello stesso mese

Credit: AFP PHOTO / Kirill KUDRYAVTSEV

Il Comitato olimpico internazionale ha deciso: la Russia non parteciperà ai giochi invernali del 2018 a Pyeongchang, in Corea del Sud.

Il bando è stato introdotto per punire le autorità di Mosca in relazione all’utilizzo massiccio di doping da parte degli atleti nella scorsa edizione del 2014, ospitate proprio dalla Russia a Sochi.

Secondo le indagini svolte dal Comitato olimpico internazionale, le autorità russe avrebbero avuto responsabilità evidenti nella vicenda, attraverso manipolazioni di leggi e sistemi anti-doping.

Responsabilità però sempre respinte dal Cremlino, che ha parlato di “manipolazioni politiche”.

Il Cio non ha però chiuso le porte alla partecipazione di atleti russi alla competizione.

Questi potranno gareggiare solo sotto bandiera neutrale e dovranno dimostrare di non essere mai stati coinvolti nel programma sponsorizzato dallo stato o aver fatto utilizzo di sostanze dopanti nel corso della loro carriera.

Gli atleti russi invitati a gareggiare si sfideranno sotto la bandiera olimpica, come avviene tradizionalmente per tutti coloro che competono al di fuori di una determinata federazione sportiva nazionale.

I Giochi olimpici invernali di Pyeongchang inizieranno il 9 febbraio 2018 e termineranno il 25 dello stesso mese.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 20 novembre 2017

Carlo Tavecchio si è dimesso

E avrebbe anche richiesto le dimissioni di tutti i consiglieri in carica: i principali organi del calcio italiano potrebbero essere commissariati

Carlo Tavecchio (LaPresse)

Carlo Tavecchio si è dimesso da presidente della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) stamattina, durante il consiglio federale che si è svolto in via Allegri a Roma, nella sede della Federazione. Verso l’ora di pranzo, il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri Marcello Nicchi è uscito in anticipo dalla sede e ha confermato la notizia. Tavecchio, che nel pomeriggio ha tenuto una conferenza stampa, ha anche chiesto le dimissioni di tutti i consiglieri federali ancora in carica. Se i consiglieri federali non dovessero lasciare le loro cariche, la FIGC verrebbe gestita da Cosimo Sibilia, vicepresidente federale, fino alle prossime elezioni. In caso contrario, tutti i principali organi che gestiscono il calcio italiano — FIGC, Lega Serie A e Serie B — potrebbero essere commissariati (Serie A e B lo sono già).

Il vice presidente della UEFA ed ex presidente della FIGC Giancarlo Abete ha commentato la dimissioni in una breve intervista concessa a Sky in cui ha detto: «Tavecchio ha preso atto della mancanza del consenso. L’importante è che si tutelino le rappresentanze democratiche della Federazione e i tempi per le nuove elezioni. Tavecchio ha dichiarato che sarà lui a portare la FIGC alle nuove elezioni».

Fonte: Il Post

martedì 14 novembre 2017

Quanto costerà all’Italia la mancata qualificazione ai mondiali di calcio di Russia 2018

Dall'editoria alla ristorazione, passando per merchandising, televisione, pubblicità e premi sportivi: la non partecipazione dell'Italia ai mondiali del 2018 lascerà un segno anche dal punto di vista economico

Credit: Afp

L’Italia è fuori dai mondiali di calcio per la prima volta dal 1958. La nazionale guidata da Gian Piero Ventura non è riuscita a ribaltare l’1-0 subito venerdì 10 novembre nella partita d’andata dei playoff contro la Svezia a Stoccolma, e nella partita di ritorno del 13 novembre l’effetto San Siro non è stato sufficiente per dare la scossa necessaria ai giocatori, fermati sullo 0-0 dalla squadra del coach Jan Andersson.

La serata del 13 novembre sarà ricordata come una totale disfatta per il calcio italiano, resa ancora più triste dall’addio di alcuni protagonisti del trionfo a Germania 2006 come il capitano Gianluigi Buffon, Daniele De Rossi e Andrea Barzagli.

Un disastro non solo sportivo, ma anche economico. La mancata qualificazione dell’Italia ai mondiali di Russia 2018 intacca i settori più disparati: dall’editoria alla ristorazione, passando per il merchandising, la televisione e la pubblicità.

I tradizionali milioni di tifosi davanti alla televisione – per Brasile 2014 si sono toccati i livelli record di 17,7 milioni di telespettatori – saranno ridotti in maniera drastica; pub, bar e ristoranti che puntano molto sulle partite dell’Italia per attirare clienti subiranno senza dubbio un ingente calo dei profitti nel corso della prossima estate.

Stesso discorso per i giornali: testate sportive come “La Gazzetta dello Sport” e “Corriere dello Sport-Stadio”, tra le più lette e diffuse a livello nazionale, vendono soprattutto quando la nazionale italiana vince e convince ai mondiali o agli europei. Basti pensare che il primato assoluto di tiratura per “La Gazzetta dello Sport” (1.469.043 copie) fu stabilito il 12 luglio 1982, il giorno successivo la finale dei mondiali di Spagna, vinti dagli Azzurri con un indimenticabile 3-1 sulla Germania Ovest.

L’assenza dell’Italia dalla competizione corrisponde a un interesse decisamente inferiore nei confronti della manifestazione calcistica più importante al mondo. Un evento con meno appeal porterà ad un’asta per i diritti tv decisamente ridotta rispetto al solito: per trasmettere le partite di Sudafrica 2010 e Brasile 2014, come affermato da M. Bellinazzo e A. Biondi su “Il Sole 24 Ore”, la Rai ha sborsato 360 milioni di euro in tutto (180 e 180).

Senza partite degli Azzurri, è difficile credere che si farà avanti qualche competitor – per Russia 2018, oltre ai tradizionali Rai e Sky, dovrebbe avanzare una proposta anche Mediaset – disposto a spendere cifre simili. Una bella batosta anche per la Fifa, che potrebbe perdere circa 100 milioni di diritti tv sul mercato italiano.

Le televisioni perderanno ingenti profitti dalla vendita di spazi pubblicitari, così come la FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) non potrà contare sui contributi economici garantiti dalla Fifa alle squadre partecipanti a Russia 2018. Il totale per l’edizione dell’anno prossimo ammonta alla cifra record di 790 milioni di dollari, 214 in più rispetto a quella messa a disposizione per i mondiali in Brasile di tre anni fa.

Le 32 squadre che si sono qualificate alla fase finale potranno fare affidamento sui 400 milioni di dollari loro riservati per premi e passaggi di turno: di questi, 8 andranno alle 16 squadre eliminate nella fase a gironi, 28 alla seconda classificata e 38 alla nazionale che si laureerà campione del mondo. La semplice partecipazione nei gruppi in Russia avrebbe permesso all’Italia di Ventura di guadagnare 12 milioni: una cifra significativa per la FIGC, che nel 2015 e nel 2016 – anno degli europei in Francia – ha fatturato rispettivamente 153 e 174 milioni di euro.

Ma le perdite della Federazione non si fermeranno qui: la Rai potrebbe ritrattare le cifre degli accordi per la trasmissione delle partite della Nazionale (25 milioni di euro) e top sponsor quali Eni e Poste Italiane potrebbero non rinnovare i contratti in scadenza l’anno prossimo.

Oltre a questo, si aggiungeranno i mancati versamenti delle royalties legate alla partecipazione a eventi sportivi speciali garantiti dallo sponsor tecnico Puma, che con la Federazione guidata da Carlo Tavecchio ha un accordo di 18,7 milioni annui fino al 2022 e che dovrà abbassare di molto le stime di vendita del merchandising della nazionale italiana di calcio nel corso della prossima estate.

La mancata qualificazione dell’Italia ai mondiali russi dell’anno prossimo apre una voragine all’interno del calcio tricolore e rischia di colpire tutta l’economia nazionale. Una squadra che vince o addirittura trionfa – come quella guidata da Marcello Lippi a Germania 2006 – in un paese fortemente appassionato di calcio qual è l’Italia, porta benefici insperati in tanti settori diversi, come rivelò uno studio condotto nel 2014 dalla Coldiretti: “L’anno successivo alla vittoria degli azzurri nel campionato mondiale di calcio del 2006 in Germania, l’economia nazionale è cresciuta in modo sostenuto con un aumento record del 4,1 per cento del Pil a valori correnti mentre il numero di disoccupati è diminuito del 10 per cento. Nel 2007 si è anche verificato un incremento delle vendite nazionali all’estero del 10 per cento, e a beneficiarne maggiormente sono stati i prodotti simbolo del Made in Italy”.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 24 ottobre 2017

Gli adesivi antisemiti con Anna Frank fatti dalla tifoseria organizzata della Lazio

Sono stati trovati nella curva sud dello Stadio Olimpico, quella che di solito ospita la tifoseria organizzata della Roma

(Twitter di Ruth Dureghello)

La tifoseria organizzata della Lazio ha riempito di adesivi antisemiti la curva sud dello Stadio Olimpico di Roma, dove era stata ammessa per il posticipo della nona giornata di Serie A contro il Cagliari — giocato domenica alle 20.45 — dopo la squalifica della curva nord in seguito ai cori razzisti dei tifosi contro un giocatore del Sassuolo nella partita di campionato disputata lo scorso 1 ottobre. La Lazio condivide lo Stadio Olimpico con la Roma e solitamente la sua tifoseria organizzata sta nella curva nord, mentre quella della Roma nella curva sud: gli adesivi antisemiti sono stati incollati proprio per offendere i tifosi della Roma. Sia tra gli ultras della Lazio che tra quelli della Roma è diffuso l’antisemitismo.

Tra gli adesivi trovati in curva sud ce n’è uno con la faccia di Anna Frank, l’autrice del famoso diario morta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen a 15 anni, con indosso una maglia della Roma. Gli stessi adesivi erano già stati attaccati in giro per Roma nel 2013.

(ANSA)

Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, ha diffuso su Twitter una fotografia degli adesivi presa dall’account Instagram di un tifoso della Lazio. Dureghello ha scritto: «Fuori gli antisemiti dagli stadi». In serata la FIGC ha aperto un’inchiesta sugli adesivi.

Fonte: Il Post

domenica 4 giugno 2017

Cosa è successo in piazza San Carlo a Torino

Un momento di panico e caos ha provocato un totale di 1.527 feriti, secondo quanto comunicato dalla Prefettura nella mattinata di domenica 4 giugno

Le immagini del panico in piazza San Carlo. Reuters/Giorgio Perottino

Nella serata di sabato 3 giugno 2017 in piazza San Carlo a Torino, mentre i tifosi della Juventus assistevano alla finale di Champions League contro il Real Madrid, un momento di panico e caos ha provocato un totale di 1.527 feriti, secondo quanto comunicato dalla Prefettura nella mattinata di domenica 4 giugno.

Tra i feriti, cinque sono in codice rosso, di cui tre - due donne e un bambino di 7 anni calpestato dalla folla - sono in coma farmacologico.

Erano tra i 20mila e i 40mila gli spettatori accorsi per guardare la finale su un maxischermo, quando all'improvviso un suono ha scatenato il panico nella folla, che allontanandosi istintivamente dal luogo della presunta esplosione ha creato una reazione collettiva di fuga che ha coinvolto migliaia di persone.

Secondo le prime ricostruzioni delle forze dell'ordine, i motivi di panico potrebbero essere stati due: l'esplosione di un petardo di piccole dimensioni e, poco dopo, la caduta del parapetto del parcheggio sotterraneo della piazza.

Secondo alcuni testimoni, ci sarebbe stato anche chi avrebbe spaventato i presenti gridando alla bomba, e le autorità stanno indagando per procurato allarme.

Le versioni sui motivi che hanno scatenato il panico sono ancora poco chiare, e le indagini sono in corso per chiarire l'accaduto.

Qui sotto il video del momento di panico in piazza San Carlo a Torino:

Fonte: The Post Internazionale

sabato 22 aprile 2017

Il ciclista Michele Scarponi è morto in un incidente stradale

Il vincitore del Giro d'Italia 2011 è stato investito in sella alla sua bici mentre si allenava alle porte di Filottrano, suo paese natale in provincia di Ancona


Il ciclista italiano Michele Scarponi è morto in un incidente stradale mentre si allenava alle porte di Filottrano, suo paese di origine in provincia di Ancona. Lo riporta l'agenzia di stampa Ansa a cui la notizia è stata confermata dal presidente della Federciclismo, Renato Di Rocco.

Scarponi è stato investito frontalmente da un autocarro mentre era in sella alla sua bici ed è morto sul colpo. L'incidente è avvenuto intorno alle 8 di stamattina e sull'accaduto indagano i carabinieri di Filottrano e Osimo.

Il ciclista aveva 37 anni e venerdì 22 aprile aveva concluso al quarto posto il Tour of the Alps, dove aveva vinto la prima tappa il lunedì precedente.

Professionista dal 2002, aveva vinto nel 2009 la Tirreno-Adriatico e nel 2011 il Giro d'Italia grazie alla squalifica per doping dello spagnolo Alberto Contador. L'ultimo suo successo risale al 2013 quando si è aggiudicato il Gp Costa degli Etruschi. Attualmente portacolori dell'Astana, Scarponi ne era stato nominato capitano per il prossimo Giro d'Italia, al via il 5 maggio, per il forfait di Fabio Aru. Scarponi lascia la moglie e due gemellini in tenera età.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 21 aprile 2017

È stata arrestata una persona per l’attentato contro il Borussia Dortmund

La polizia tedesca ha fermato un uomo che non ha legami con il terrorismo islamista e che avrebbe messo le bombe per guadagnare in borsa


La polizia tedesca ha arrestato venerdì mattina un uomo accusato di aver messo le tre bombe che l’11 aprile scorso hanno danneggiato il pullman della squadra di calcio del Borussia Dortmund e ferito un suo calciatore, in quello che finora era ritenuto essere un attentato di tipo terroristico. La polizia, secondo lo Spiegel, non ha ancora elementi per collegare direttamente l’arrestato alle tre bombe, ma ha diverse prove che lo rendono un sospettato molto forte: Sergei V., come è stato chiamato dalla polizia in un comunicato diffuso venerdì mattina, avrebbe organizzato l’attentato per guadagnare in borsa dal successivo prevedibile crollo delle azioni del Borussia Dortmund.

Sergei V. ha 28 anni ed è stato arrestato nella zona di Tubinga, una città a sud di Stoccarda nella parte meridionale della Germania. La polizia lo pedinava da almeno una settimana ed era riuscita a raccogliere diversi elementi sul suo conto e sulle sue recenti operazioni finanziarie. Secondo la polizia il sospettato aveva stipulato 15.000 warrant (uno strumento finanziario simile alle opzioni, che consiste in un accordo di vendita o acquisto di un certo numero di azioni a un certo prezzo in una certa data) usando un prestito ottenuto una settimana prima dell’attentato e un indirizzo IP collegato all’albergo dove si trovava anche la squadra del Borussia Dortmund prima della partita di Champions League che avrebbe dovuto giocare il 10 aprile, l’hotel L’Arrivée. Sempre secondo le fonti di polizia citate dallo Spiegel, il sospettato aveva prenotato una camera nell’albergo lo scorso marzo, chiedendo di avere una finestra sulla zona dove successivamente è avvenuto l’attentato.

Le tre bombe erano state messe lungo la strada che portava l’autobus del Borussia Dortmund verso lo stadio della città: l’esplosione, molto potente, aveva danneggiato l’autobus ferendo non gravemente un agente di polizia e un calciatore della squadra, lo spagnolo Marc Bartra. La polizia aveva trovato sul luogo delle esplosioni dei biglietti di rivendicazioni che facevano riferimento all’attentato dello scorso dicembre a Berlino, poi rivendicato dall’ISIS, e aveva successivamente arrestato un uomo di 26 anni di origini irachene con collegamenti con lo Stato Islamico ma di cui non era stato possibile provare un coinvolgimento nell’attentato di Dortmund. La polizia, scrive lo Spiegel, ora ritiene che Sergei V. abbia cercato di far collegare l’attentato ad ambienti vicini al terrorismo islamista per far sviare le indagini.

Fonte: Il Post

giovedì 13 aprile 2017

L'iracheno arrestato per le esplosioni di Dortmund è un membro dell'Isis

Ad affermarlo è il pubblico ministero tedesco che, però, aggiunge che non ci sono prove della sua partecipazione all'attacco all'autobus del Borussia

Un giudice deciderà se approvare il mandato d'arresto che permetterebbe di trattenere l'uomo per più di 24 ore. Credit: Reuters

I pubblici ministeri tedeschi hanno emesso un mandato d'arresto contro un 26enne iracheno che è stato fermato in connessione con le esplosioni che hanno coinvolto l'autobus della squadra di calcio del Borussia Dortmund prima dell'incontro di quarti di finale di Champions League contro il Monaco.

I giudici tedeschi ritengono che l'uomo arrestato il 12 aprile sia un membro del sedicente Stato Islamico.

L'ufficio del pubblico ministero ha dichiarato che non ci sono prove che l'uomo, Abdul Beset, arrivato in Germania passando per la Turchia nel 2016, abbia preso parte all'esecuzione dell'attacco a Dortmund.

Un giudice deciderà se approvare il mandato d'arresto che permetterebbe di trattenere l'uomo per più di 24 ore.

“Le indagini finora non mostrano prove che il sospetto abbia preso parte all'attacco”, ha dichiarato il pubblico ministero, aggiungendo che l'uomo era un membro della “organizzazione terroristica straniera” dell'Isis in Iraq, dove guidava un commando di 10 unità coinvolto in casi di rapimenti e uccisioni.

Anche la seconda persona finita nel mirino degli investigatori per l'attacco contro l'autobus del Borussia Dortmund non è più sospettata di essere coinvolta nelle esplosioni. “Il sospetto non è stato comprovato”, ha spiegato una portavoce della procura federale tedesca. Non ci sono indizi di un suo coinvolgimento nel fatto.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 12 aprile 2017

C’è un arrestato per le bombe contro il pullman del Borussia Dortmund

La polizia ha fermato una persona collegata all'estremismo islamista e che sarebbe coinvolta nell'attacco di ieri a Dortmund

Agenti di polizia tedeschi davanti al Signal Iduna Park di Dortmund (ODD ANDERSEN/AFP/Getty Images)

Martedì sera tre esplosioni hanno coinvolto il pullman della squadra di calcio del Borussia Dortmund nel tragitto verso lo stadio, il Signal Iduna Park, dove il Dortmund avrebbe dovuto giocare l’andata dei quarti di finale di Champions League contro l’AS Monaco. Nelle esplosioni, che sono avvenute lungo la Wittbräucker Straße, a circa 10 chilometri dallo stadio, è rimasto ferito lievemente a un braccio e a una mano Marc Bartra, difensore spagnolo del Dortmund. La polizia ha fatto sapere di trattare l’episodio come un attentato terroristico. Mercoledì è stata arrestata una persona con “legami di natura islamista” sospettata di essere coinvolta nell’attacco; per il momento non sono state diffuse ulteriori informazioni. La partita Borussia-Monaco, rinviata dopo l’attacco, si giocherà questa sera alle 18.45 al Signal Iduna Park.

Uno dei motivi per cui la polizia sospetta di un attentato di matrice islamista è che sul luogo delle esplosioni è stata trovata una lettera in cui viene citato l’attentato a un mercatino di Natale di Berlino del dicembre scorso, e in cui si parla del ruolo della Germania nella coalizione anti-ISIS; non è ancora chiaro se la lettera sia autentica, gli esperti la stanno verificando. Allo stesso tempo gli investigatori stanno cercando di verificare l’autenticità di una seconda lettera che sta circolando online e che sostiene che l’attacco sia stato compiuto da un gruppo anti-fascista che avrebbe colpito la squadra per la sua politica tollerante nei confronti dei tifosi di estrema destra (in realtà il Dortmund è una delle squadre europee che si è più impegnata contro l’estremismo di destra).

Secondo la polizia, durante le esplosioni non c’è stato alcun pericolo per le persone allo stadio. L’annunciatore Norbert Dickel ha informato gli spettatori dell’incidente e ha chiesto loro di restare all’interno dello stadio per trenta minuti e di mantenere la calma in modo da garantire un’uscita ordinata. Hans-Joachim Watzke, amministratore delegato del Borussia Dortmund, ha spiegato che la squadra è in uno stato di shock: «Spero che sia in grado di essere competitiva domani in campo». La polizia ha attivato un importante dispositivo di sicurezza intorno allo stadio e ha esaminato la zona anche con l’aiuto di un drone. Le autorità hanno fatto sapere che le esplosioni sono state causate da ordigni relativamente potenti.

Intorno alle ore 23 di martedì, durante una conferenza stampa, il capo della polizia di Dortmund Gregory Lange ha riassunto la dinamica di quanto è successo: ha detto che per la partita rinviata a mercoledì ci saranno misure speciali di sicurezza e ha annunciato che gli ordigni esplosivi erano un attacco mirato contro la squadra. «È stato un attacco mirato alla squadra del Borussia Dortmund, il movente non è ancora chiaro e non può essere escluso nulla». Un rappresentante della procura locale ha anche fatto sapere che nella zona delle esplosioni è stato trovato un biglietto con una rivendicazione dell’attacco: «Attualmente ne stiamo verificando l’autenticità», ha aggiunto.


Su Twitter, i tifosi del Borussia Dortmund hanno lanciato l’hashtag #bedforawayfans per offrire ospitalità per la notte ai tifosi ospiti del Monaco, rimasti in città in attesa del recupero di mercoledì della partita di Champions League.

Fonte: Il Post

sabato 25 febbraio 2017

C’è un accordo sullo stadio della Roma

Alla fine sarà quasi certamente costruito, dopo molte vicissitudini fra Comune e società sportiva: il progetto iniziale però sarà notevolmente ridimensionato

Il presidente e proprietario della Roma James Pallotta (Paolo Bruno/Getty Images)

Ieri sera, al termine dell’incontro svoltosi al Campidoglio di Roma tra la sindaca Virginia Raggi e la società della Roma, è stato raggiunto un accordo per la realizzazione del nuovo stadio del club a Tor di Valle. La vicenda dello stadio va avanti ormai da diversi anni: negli ultimi mesi però il progetto è sembrato più volte sul punto di saltare, per varie ragioni (fra cui la contrarietà dell’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini e di molti consiglieri della maggioranza).

Il progetto dello stadio e del cosiddetto “business park” (cioè una serie di strutture dedicate a uffici), che entrambi le parti si sono impegnate a portare avanti, sarà comunque diverso da quello approvato dal consiglio comunale durante la giunta di Ignazio Marino: saranno escluse le tre “torri” progettate dal famoso Studio Libeskind e le cubature del “business park” subiranno una riduzione vicina al 60 per cento (500 mila metri cubi, non più un milione e rotti). Le opere pubbliche nella zona circostante non escluse dal progetto verranno inoltre realizzate in un secondo momento.


In serata la Roma ha pubblicato un comunicato del presidente James Pallotta e più tardi uno di Mauro Baldissoni, il dirigente della Roma che ha portato avanti la trattativa.


A nome del presidente Pallotta e di tutta la Roma voglio ringraziare il Sindaco per essere stata qui oggi, sappiamo che ha avuto un piccolo problema di salute, ma è stato un segnale importantissimo vederla qui per concludere un lavoro iniziato in queste settimane. Il progetto era figlio di una delibera e di una negoziazione con la giunta precedente, abbiamo offerto la nostra disponibilità per rivederlo secondo le visioni e le esigenze di questa nuova giunta, siamo molto orgogliosi e molto felici di aver raggiunto un accordo che migliora il progetto e che offre alla città la possibilità di avere un intervento importante che riteniamo possa essere un orgoglio per tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che siano o meno tifosi della Roma.


Il nuovo progetto ha ricevuto il sostegno di ventuno consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, ma non quello di altri otto consiglieri, che si sono detti contrari. Se non si presenteranno ulteriori complicazioni, la delibera della giunta Marino del 2014, che prevedeva alcune condizioni vincolanti, dovrà essere ora modificata. Il progetto dovrebbe essere approvato ufficialmente non più il 3 marzo, ma stando a quanto riportato dal Corriere della Sera dovrebbe essere definitivamente ratificato dal consiglio regionale del Lazio fra un mese. I lavori potrebbero cominciare ufficialmente una volta che il Comune avrà recepito l’approvazione finale, e durare circa due anni e mezzo.

Fonte: Il Post

venerdì 2 dicembre 2016

Nico Rosberg si ritira dalla Formula 1

Il pilota tedesco della Mercedes, vincitore dell'ultimo Mondiale, lo ha annunciato oggi con un post sul suo profilo Facebook, poco dopo averlo detto durante il gala della FIA a Vienna

Nico Rosberg durante il gala della FIA a Vienna (JOE KLAMAR/AFP/Getty Images)

Il pilota tedesco della Mercedes Nico Rosberg ha annunciato oggi con un post sul suo profilo ufficiale di Facebook il suo ritiro dalla Formula 1, sorprendendo un po’ tutti: domenica scorsa infatti aveva vinto il suo primo Mondiale di Formula 1 all’ultimo Gran Premio della stagione, corso ad Abu Dhabi. Rosberg, che ha 31 anni e corre in Formula 1 dal 2006, con il Mondiale vinto ad Abu Dhabi domenica scorsa aveva eguagliato il numero di titoli ottenuti in carriera dal padre Keke, che vinse il Mondiale nel 1982. Poco prima del post pubblicato su Facebook, Rosberg ha annunciato il suo ritiro al gala della FIA di Vienna, l’evento annuale in cui la Federazione Internazionale dell’Automobile assegna i premi per la stagione appena conclusa.





Nel post di Facebook, Rosberg scrive di aver preso la decisione lunedì sera, dopo averci riflettuto per giorni e averne parlato con la moglie Vivian, con il suo agente e con Toto Wolff, uno dei proprietari della scuderia Mercedes di Formula 1. Rosberg scrive:


Quando ho vinto la corsa a Suzuka, cioè dal momento in cui il destino del titolo mondiale era nelle mie stesse mani, è iniziata una grande pressione e ho cominciato a pensare di concludere la mia carriera nelle corse se fossi diventato il campione del mondo. Domenica mattina ad Abu Dhabi sapevo che sarebbe potuta essere la mia ultima gara e quella sensazione mi ha liberato la mente da ogni pensiero prima della partenza. Ho voluto godermi ogni aspetto di questa esperienza, sapendo che sarebbe potuta essere l’ultima volta… e poi le luci si sono spente e ho avuto i 55 giri più intensi della mia vita.


Fino al Gran Premio di Abu Dhabi, il suo compagno di squadra alla Mercedes Lewis Hamilton era il campione in carica della Formula 1 e negli ultimi due anni Rosberg si era sempre piazzato dietro di lui nella classifica generale. Quest’anno però Rosberg è stato più forte e costante nei piazzamenti, ed è riuscito a mantenere il suo vantaggio in classifica nonostante i successi di Hamilton in tre degli ultimi quattro Gran Premi della stagione.

Fonte: Il Post

giovedì 1 dicembre 2016

Il volo precipitato in Colombia era rimasto senza carburante

Il pilota dell'aereo che trasportava anche i giocatori della squadra brasiliana Chapecoense aveva lanciato l'allarme per avaria elettrica totale e assenza di carburante

I soccorsi sul luogo dello schianto del volo Lamia 933 vicino Medellin, in Colombia. Credit: Fredy Builes

La tragedia del volo precipitato vicino Medellín lunedì 28 novembre, costata la vita a 71 persone, tra cui 19 giocatori della squadra di calcio brasiliana Chapecoense, è stata causata dalla fine del carburante. L'aereo della compagnia boliviana Lamia non aveva più elettricità a bordo e si stava preparando per un atterraggio di emergenza.

A rivelarlo è la registrazione delle ultime parole del pilota, il boliviano Miguel Quiroga, che ha lanciato l'allarme all'operatrice della torre di controllo dell'aeroporto di Medellín. "Signorina, Lamia 933 è in avaria totale, avaria elettrica totale, senza carburante", recita l'audio diffuso dai media colombiani. Il pilota aveva chiesto poco prima la priorità di atterraggio per lo scarso carburante.

Solo sei passeggeri dei 77 che si trovavano a bordo sono sopravvissute all'incidente. Oltre a tre giocatori della squadra brasiliana, si sono salvati anche un giornalista e due membri dell'equipaggio, entrambi boliviani. Uno di loro, il tecnico di volo Erwin Tumiri, ha riferito di essersi strettamente attenuto alla procedura di sicurezza.

"Molti passeggeri si sono alzati dai loro sedili e hanno iniziato a urlare", ha detto Tumiri a una radio colombiana. "Ho messo la borsa tra le gambe e mi sono rannicchiato nella posizione fetale".

Anche il portiere della Chapecoense, Jackson Follmann, è sopravvissuto e i medici hanno riferito che si sta riprendendo dall'amputazione della gamba destra. Il difensore Helio Neto ha riportato numerosi traumi e rimane in terapia intensiva. Alan Ruschel, difensore, ha subito un intervento alla colonna vertebrale.

In un primo momento i media hanno riportato che le persone a bordo erano 81. Successivamente è stato precisato che si trattava di 77 tra passeggeri e membri dell'equipaggio.

La Chapecoense avrebbe dovuto contendersi con l'Atlético National di Medellín la finale della Coppa sudamericana, la partita più importante della sua storia.

Un team di investigatori brasiliani si è unita ai colleghi brasiliani per verificare il contenuto delle scatole nere. Anche Bolivia e Regno Unito invieranno esperti per aiutare le ricerche e verificare le responsabilità.

La piccola compagnia boliviana Lamia è di proprietà di Ricardo Albacete, un uomo d'affari venezuelano, con un passato come politico di sinistra. Aveva creato una compagnia aerea con lo stesso nome in Venezuela nel 2010, senza mai ricevere la licenza per il volo nel paese.

(I giocatori della Chapecoense che non si trovavano sul volo rendono un tributo ai colleghi rimasti uccisi nell'incidente aereo, a Chapeco, in Brasile. Credit: Ricardo Moraes)


Fonte: The Post Internazionale

martedì 29 novembre 2016

Aereo precipita in Colombia, a bordo anche una squadra brasiliana

Sul volo precipitato si trovavano 72 passeggeri e 9 membri dell'equipaggio. Secondo l'Associazione nazionale di aeronautica civile ci sono dei sopravvissuti

Immagine diffusa dai media colombiani del luogo dell'incidente aereo. Foto Twitter

Un aereo con 81 persone a bordo, inclusa una squadra di calcio brasiliana, si è schiantato in Colombia vicino alla città di Medellin. Secondo quanto comunicato da Alfredo Bocanegra, capo dell'Associazione nazionale di aeronautica civile, ci sono almeno sei superstiti: tre sono giocatori della Chapecoense, secondo quanto riportato dai media brasiliani.

Un funzionario dell'ente ha riferito che è "innegabile" che il bilancio delle vittime sarà alto, anche se è ancora troppo presto per stabilire quanti siano rimasti uccisi nello schianto. Secondo la polizia, le vittime sono 76.

I calciatori erano tra i 72 passeggeri a bordo, insieme ai 9 membri dell'equipaggio. Il velivolo si è schiantato nella notte e le cattive condizioni meteorologiche hanno reso accessibile il luogo dello schianto solo via terra, secondo quanto riferito dalle autorità di Medellin, dove era previsto atterrasse il volo.

La squadra di calcio doveva giocare la finale per la Coppa del Sud America a Medellin, a circa 245 chilometri dalla capitale della Colombia, Bogotá.


Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 21 settembre 2016

Le Olimpiadi 2024 non si faranno a Roma

La sindaca Virginia Raggi ha annunciato che ritirerà la candidatura della città, dopo settimane di discussioni, polemiche e ripensamenti

ANSA/ MAURIZIO BRAMBATTI

Mercoledì 21 settembre la sindaca di Roma del Movimento 5 stelle, Virginia Raggi, ha annunciato in una conferenza stampa che l’amministrazione comunale della città ritirerà la sua candidatura per ospitare le Olimpiadi del 2024: in questo modo Raggi ha chiuso di fatto una discussione che continuava da mesi, relativa all’opportunità o meno di portare avanti la candidatura. La notizia era stata anticipata stamattina da Reuters, che citava fonti all’interno dell’amministrazione Raggi. Prima della conferenza stampa di oggi la sindaca avrebbe dovuto incontrare il presidente del Comitato olimpico italiano (CONI) Giovanni Malagò per comunicargli la sua decisione, ma la riunione è poi saltata (secondo Malagò per via del ritardo di Raggi, secondo la Raggi per colpa di Malagò che non l’ha aspettata).

Durante la conferenza stampa Virginia Raggi ha detto che sarebbe “da irresponsabili dire di sì a questa candidatura”, spiegando che le Olimpiadi avrebbero lasciato un enorme buco di bilancio al comune di Roma e che non volerle non significa non amare lo sport, ma voler investire in modo saggio e oculato. Raggi ha poi spiegato che Roma è una città con molti altri problemi che andrebbero risolti prima di investire in nuove infrastrutture olimpiche, ha annunciato alcuni investimenti per lo sport in città e ha poi sottolineato che il no alle Olimpiadi è stato voluto anche dai cittadini di Roma che hanno votato per lei invece che per candidati che si erano detti favorevoli ad ospitarle.

Roma si era candidata ad ospitare le Olimpiadi del 2024 nel settembre 2015, per decisione dell’allora sindaco Ignazio Marino e del CONI. Il 17 febbraio dell’anno successivo, durante un evento al Palazzo dei Congressi di Roma, era stato presentato il progetto per la candidatura, dove venivano indicati anche i luoghi scelti per le gare e i costi di realizzazione dei nuovi impianti sportivi necessari, stimati dal presidente del comitato Roma 2024 Luca Montezemolo in 2,1 miliardi di euro.

La candidatura di Roma a ospitare le Olimpiadi era poi diventato uno degli argomenti più discussi della campagna elettorale per le elezioni amministrative dello scorso giugno, finite con la vittoria al ballottaggio del Movimento 5 Stelle che, come il suo candidato sindaco Virginia Raggi, si era sempre detto contrario ad ospitare i Giochi, citando prevalentemente le difficoltà di bilancio della città. È noto che le Olimpiadi richiedano da parte di chi le organizza investimenti molto consistenti, che spesso non generano benefici economici sufficienti da permettere un bilancio in pareggio. Dopo la sua elezione, Raggi aveva avuto un atteggiamento prudente sulle Olimpiadi, rimandando la decisione definitiva diverse volte, fino a oggi.

Il testo integrale dell’intervento di Raggi, riportato dal sito di Beppe Grillo:


Speculazione edilizia, affari per le lobby, impianti mai completati, strutture abbandonate, debiti e sacrifici per i cittadini. Siamo contrari alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024 perché non vogliamo ipotecare il futuro dei romani e degli italiani in cambio dell’ennesima promessa da parte di chi finora non ha mai mantenuto la propria parola. Abbiamo sotto gli occhi cosa hanno lasciato gli ultimi “grandi eventi” che avrebbero dovuto risollevare il Paese: i cantieri incompiuti dei Mondiali di nuoto di Roma del 2009, le infrastrutture abbandonate dei Giochi invernali di Torino 2006, il fallimento di Expo Milano 2015, il flop dei Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009; la ricostruzione infinita dell’Aquila dopo il terremoto; la colata di cemento sull’isola La Maddalena in Sardegna che avrebbe dovuto ospitare il G8 del 2009. E i miliardi di euro di debito che gli italiani continuano a pagare mentre qualcuno si è arricchito alle loro spalle. Sembra incredibile ma da poco abbiamo terminato di pagare il mutuo per i Mondiali di calcio del 1990.


Abbiamo studiato bene il dossier Olimpiadi. Abbiamo visto cosa è accaduto ad Atene 2004: un grande sogno che si è trasformato in un incubo per tutti i greci messi ora in ginocchio da chi li aveva illusi. E a Londra 2012 non è andata meglio: spese cresciute del 76%. Peggio ancora a Sidney 2000: costi cresciuti del 90%. Per non parlare di Atlanta 1996: un incremento del 151%. Infine, c’è Montreal, dove si è raggiunta la vetta di un aumento del 720% rispetto al budget iniziale previsto. Non lo diciamo noi, ma uno studio dell’Università di Oxford del 2016. Mancano ancora i dati di Rio 2016: le immagini delle proteste in strada lasciano intendere cosa ne pensino i brasiliani.


L’organizzazione di un grande evento, come i Giochi, ci sembra un buon affare per le lobby. Siamo contrari ad una logica emergenziale o al ricorso alla straordinarietà della gestione pubblica. Roma e l’Italia hanno bisogno di una ordinaria buona gestione: senza sprechi, senza favori agli amici, senza privilegi per le varie caste. Abbiamo un progetto su Roma molto più ambizioso di quello presentato per ospitare i Giochi del 2024: restituire la città ai romani e agli italiani. Vogliamo riqualificare i servizi, ottimizzare le infrastrutture esistenti e progettare un futuro sostenibile nel quale nessuno resti indietro.


Chiedete ad un romano cosa pensa dello scempio dei Mondiali di nuoto del 2009. Chiedete ad un disabile che ogni giorno deve superare barriere architettoniche. Chiedete a chi porta i propri figli in scuole sprovviste di palestre o impianti che, peggio, cadono a pezzi. E’ meglio avere l’ennesima cattedrale nel deserto o investimenti mirati a migliorare la vita quotidiana di tutti?


Non siamo dei folli ma delle persone normali, dei cittadini. Questo tipo di valutazioni le hanno già fatte gli abitanti di Boston, Amburgo, Madrid: hanno rinunciato alla candidatura perché hanno altre priorità. Le nostre priorità sono quelle dei cittadini di Roma e degli italiani. Per questo continueremo ad impegnarci per far tornare Roma una città con una qualità della vita a livello delle principali capitali europee. Interverremo sugli impianti sportivi comunali della città con nuovi criteri di gestione e puntiamo a tariffe più accessibili per il loro utilizzo. E proveremo a rimediare anche agli errori degli altri: vogliamo trasformare i cantieri fatiscenti e incompiuti della Città del Nuoto in una “vela della conoscenza” grazie ad un accordo che stiamo per siglare con l’Università di Tor Vergata.

Fonte: Il Post

giovedì 11 agosto 2016

Schwazer è stato squalificato per otto anni

Lo ha deciso il TAS: il marciatore italiano sospeso per doping non potrà quindi gareggiare a Rio

(Tullio M. Puglia/Getty Images for IAAF)

La sera del 10 agosto Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna ha squalificato il marciatore italiano Alex Schwazer per otto anni, la pena minima prevista nei casi di recidività per doping. Schwazer fu infatti già condannato per doping alcuni anni fa. Essendo stato squalificato Schwazer non potrà quindi partecipare alle due discipline della marcia previste alle Olimpiadi di Rio: i 20 e i 50 chilometri. Nonostante fosse stato sospeso era infatti comunque andato a Rio, sperando che una diversa decisione del TAS gli avrebbe permesso di gareggiare. Ora Schwazer può appellarsi solo a un tribunale federale svizzero, perché il TAS ha sede in Svizzera.

Schwazer ha 31 anni e divenne famoso nel 2008, quando a Pechino vinse l’oro nella gara olimpica della 50 chilometri di marcia. Alcuni anni dopo fu però squalificato per doping. La squalifica durò più di tre anni: fu trovato positivo all’EPO, una sostanza che per certe persone è un utile farmaco ma che per gli sportivi è una pericolosa sostanza dopante (è quello che prese anche Lance Armstrong, per capirci). EPO è un’abbreviazione di eritropoietina, un ormone che controlla la produzione di globuli rossi nel sangue. Chi ne fa uso riesce a far sì che i propri globuli rossi trasportino più ossigeno ai tessuti corporei, una cosa che torna molto utile negli sport che richiedono una grande resistenza. L’EPO è fatto per essere usato da persone anemiche, con insufficienza renale cronica. Per uno sportivo è invece molto pericoloso: aumenta la densità di globuli rossi nel sangue, facendolo diventare più viscoso e aumentando le possibilità di infarti e embolie polmonari. Il vantaggio è che rende gli atleti più più capaci di sopportare grandi sforzi. Nel 2012 Schwazer ammise di aver fatto uso di EPO e disse «ho sbagliato io, la mia carriera è finita». La squalifica arrivò alcuni anni dopo la vittoria di Schwazer alle Olimpiadi di Pechino, motivo per cui quella vittoria non gli è stata tolta.

Schwazer era tornato a gareggiare l’8 maggio 2016 in una tappa di Coppa del mondo di marcia tenuta a Roma: aveva vinto a sorpresa (non faceva gare da anni) la 50 chilometri con un tempo di 3 ore e 39 minuti. Grazie a quel tempo Schwazer era riuscito a qualificarsi alle Olimpiadi di Rio. A giugno però Schwazer è risultato positivo a un nuovo test antidoping e a luglio la IAAF, la Federazione Internazionale di Atletica Leggera, lo ha sospeso di nuovo. Dopo la squalifica, Schwazer e i suoi legali hanno fatto appello al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna, in Svizzera. Per far sì che l’arbitrato arrivasse a una decisione prima delle gare olimpiche, Schwazer aveva chiesto – con il consenso della IAAF e del CONI, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano – un “giudizio diretto internazionale”, un modo per rendere più rapida la decisione senza dover passare dal tribunale nazionale antidoping del CONI. All’inizio la decisione sarebbe dovuta arrivare il 27 luglio, poi è stata spostata all’8 agosto e poi è arrivata la sera del 10 agosto.

La seconda sospensione
È arrivata il 9 luglio dopo alcune controanalisi sui campioni di un controllo antidoping fatto a gennaio e reso noto il 21 giugno dalla Gazzetta dello Sport. Il controllo in cui Schwazer è stato trovato positivo risale all’1 gennaio ed è stato effettuato dalla IAAF: il campione prelevato a Schwazer quel giorno era composto di sangue e urina, e a un primo controllo era risultato negativo. La Gazzetta dello Sport ha spiegato che dopo la qualificazione di Schwazer alle Olimpiadi, la IAAF ha voluto effettuare nuovi controlli sul campione dell’1 gennaio e ha trovato «una quantità enorme di anabolizzanti steroidi» (sono quelli che in pratica favoriscono l’aumento della massa muscolare dell’atleta).

Il controllo e la positività
Il secondo controllo su Schwazer fu fatto a sorpresa a Racines, in Trentino-Alto Adige, a casa sua. Nei mesi precedenti e successivi a quel controllo, Schwazer non è mai risultato positivo a nessuno degli altri controlli e nessuno dei suoi valori era fuori norma. Il test riguarda un campione di sangue e urina che all’inizio aveva dato esito negativo. Dopo la vittoria di Roma, i campioni erano stati analizzati di nuovo e stavolta l’esame aveva dato esito positivo. La Gazzetta dello Sport ha spiegato che nel secondo test la IAAF aveva fatto “un controllo mirato” sulla presenza di anabolizzanti steroidi. Schwazer e i suoi legali hanno in più occasioni denunciato stranezze e presunte irregolarità nel modo in cui il campione è stato prelevato, trasportato a Colonia – in Germania, dove ci sono i laboratori per i controlli – e poi analizzato. Finora nessuno degli organi internazionali interessati dalla questione hanno ammesso irregolarità, spiegando solo di aver rifatto dei controlli in modo più approfondito, una cosa ovviamente lecita.

Le reazioni
Gerhard Brandstaetter, l’avvocato di Schwazer, aveva detto: «Cercheremo immediatamente di impugnare la sospensione, probabilmente già lunedì [11 giugno]». Sandro Donati – allenatore di Schwazer e noto per essere sempre stato molto duro nei confronti del doping – aveva detto: «I responsabili di questo omicidio sportivo devono essere ricercati all’interno della struttura della IAAF». Già alla fine di giugno Schwazer aveva contestato i risultati dei nuovi controlli e Brandstatter aveva definito le accuse «false e mostruose», dicendo che «Alex in questa vicenda non ha niente a che fare». L’idea sostenuta da Schwazer e da chi sta dalla sua parte è, in sintesi, che lui non si è dopato e si tratta di una specie di complotto per evitare che vada alle Olimpiadi. A sostegno di questa tesi Schwazer e i suoi legali fanno notare che la positività – l’unica su molti test – è arrivata dopo un secondo controllo su un campione già controllato, fatto poco dopo la sua qualificazione per le Olimpiadi. Il 13 luglio Schwazer ha detto: «Non mi sono dopato. O qualcuno mi ha dato di nascosto la sostanza, o la provetta è stata manipolata». Il 3 agosto Schwazer ha pubblicato un comunicato stampa sulla sua pagina Facebook ufficiale:


La tesi di Schwazer è che qualcuno gli abbia dato la sostanza di nascosto o modificato la provetta perché contrario al suo rientro alle gare, e all’aiuto che Donati gli stava dando. Le principali stranezze su quello che è successo prima della positività di Schwazer sono state messe insieme alcune settimane fa da un articolo di Repubblica, in cui si parlava di «un itinerario fantasma della provetta, una documentazione approssimativa, un ritardo estremo nella notifica del risultato». Schwazer sostiene per esempio che anziché essere anonima come avrebbe dovuto essere, la provetta contenente il suo campione arrivò a Colonia con un riconoscimento che permetteva di capire che conteneva il suo sangue e le urine sue (cosa che secondo lui avrebbe permesso di modificarne i parametri). Schwazer e i suoi legali hanno anche detto che i continui rinvii della sentenza sono stati una prova della volontà della IAAF di non farlo partecipare alle Olimpiadi. Di alcune di quelle questioni ha parlato anche un breve documentario di Repubblica: “Operazione Schwazer, le trame dei signori del doping“.

Fonte: Il Post

giovedì 7 luglio 2016

La storia di Emmanuel Chidi Namdi, ucciso a Fermo

Un nigeriano richiedente asilo è stato picchiato da un italiano che aveva insultato lui e la sua compagna chiamandoli "scimmie africane"

Emmanuel Chidi Namdi, con la compagna (ANSA)

Emmanuel Chidi Namdi, un uomo nigeriano di 36 anni che aveva chiesto asilo in Italia e da un giorno era in coma dopo essere stato aggredito e picchiato a Fermo, nelle Marche, è morto. L’aggressore, Amedeo Mancini, un uomo italiano di 35 anni, ultrà della Fermana, già conosciuto dalle forze di polizia e sottoposto a Daspo, aveva incrociato Emmanuel Chidi Namdi e la sua compagna che passeggiavano per la strada e li aveva insultati con epiteti razzisti; Chidi Namdi aveva reagito ed era stato colpito violentemente. La mattina di giovedì 7 luglio Mancini – che in un primo momento era indagato ma era libero – è stato fermato con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

Cosa sia successo esattamente, scrivono oggi i giornali, non è ancora del tutto chiaro: secondo una prima ricostruzione, da prendere quindi con cautela, la sera di martedì 5 luglio Emmanuel Chidi Namdi e la sua compagna, Chinyery, 24 anni, stavano camminando per la strada quando un uomo seduto su una panchina con un amico ha cominciato a provocarli e a insultarli chiamando la donna “scimmia africana”. Chidi Namdi avrebbe reagito prendendo un paletto della segnaletica stradale e avrebbe colpito l’ultrà facendolo cadere a terra. L’uomo si sarebbe rialzato e avrebbe colpito Chidi Namdi con un pugno al viso: cadendo, Emmanuel Chidi Namdi avrebbe battuto la testa e sarebbe stato colpito ancora. Anche la sua compagna è stata picchiata e ferita alle braccia e a una gamba, riportando lesioni giudicate guaribili in sette giorni. Secondo la testimonianza della donna, però, dopo gli insulti dei due uomini, Chidi Namdi si era semplicemente avvicinato per chiedere spiegazioni e le violenze fisiche sarebbero partite da Mancini e dal suo amico che sarà ascoltato come testimone: sarebbero stati loro, inoltre, a colpire Chidi Namdi alla nuca con un palo della segnaletica.

A proposito di Mancini, il Corriere della Sera scrive: «Mancini è titolare di una grossa azienda zootenica a Fermo, che conta una cinquantina di tori. Alto circa un metro e 90 e corpulento, è un volto noto della tifoseria ultras della locale squadra di calcio. Per le sue violenze sugli spalti era già stato raggiunto in passato da un provvedimento di Daspo del Questore di Ascoli Piceno».

Repubblica scrive: «I due si sono difesi dicendo di aver agito così poiché avevano visto la coppia guardare in modo sospetto dentro le macchine parcheggiate». I due richiedenti asilo vivevano dallo scorso novembre nel seminario arcivescovile della Fondazione “Caritas in veritate” guidata da don Vinicio Albanesi. La coppia, ha spiegato don Albanesi, era scappata dalla Nigeria dopo che l’organizzazione terrorista Boko Haram aveva incendiato una chiesa: nell’attacco erano morti i genitori di entrambi e una loro figlia. Emmanuel Chidi Namdi e Chinyery erano arrivati in Italia attraverso la Libia; durante la traversata verso Palermo la donna, che era incinta, aveva avuto un aborto.

Don Albanesi – che durante una conferenza stampa ha parlato di una «provocazione gratuita e a freddo» – ha detto che si costituirà parte civile e ha collegato l’aggressione a una serie di altri episodi che sono avvenuti a Fermo nei mesi scorsi: tra febbraio e maggio davanti a quattro chiese del centro sono state trovate delle bombe artigianali. Tutti i parroci di quelle chiese sono molto impegnati nell’aiuto dei richiedenti asilo o nell’assistenza sociale. Il prete ha spiegato: «È un chiaro episodio di razzismo. Ci sono piccoli gruppi, qui in città, che non hanno una vera e propria ideologia ma hanno in testa un mix di arroganza, razzismo, stupidità. Quello che ha aggredito Emmanuel è uno che picchia tutti. Alcuni di questi piccoli gruppi paladini della razza ariana fanno capo anche alla tifoseria locale. Secondo me si tratta dello stesso giro che ha messo le bombe davanti alle chiese».

Fonte: Il Post

mercoledì 6 luglio 2016

Oscar Pistorius condannato a sei anni di carcere

L'ex campione paralimpico sudafricano era accusato di aver ucciso la fidanzata Reeva Steenkamp nel 2013

L'ex campione paralimpico sudafricano Oscar Pistorius. Credit: Reuters

Oscar Pistorius, atleta olimpico e paralimpico sudafricano, è stato condannato da un tribunale del suo paese a sei anni di carcere per aver ucciso l'ex fidanzata Reeva Steenkamp.

Nel giorno di San Valentino nel 2013, Pistorius sparò a Reeva Steenkamp nel bagno della casa che condividevano. Pistorius ha sostenuto di aver pensato si trattasse di un intruso.

Venerdì 4 dicembre 2015 la Corte d’appello aveva cambiato la sentenza da omicidio colposo a volontario - accusa che implica almeno 15 anni di carcere - e l’uomo stava aspettando di sapere se dagli arresti domiciliari sarebbe dovuto tornare in prigione per finire di scontare la propria pena.

Pistorius aveva finora trascorso solo dieci mesi in carcere, per poi trasferirsi presso la casa di suo zio.

Inizialmente Pistorius era stato condannato a cinque anni con l'accusa di omicidio colposo (quindi il tribunale aveva accettato la versione dell'imputato secondo cui si sarebbe trattato di uno scambio di persona). Il fatto che nonostante il cambio di accusa in omicidio volontario la sentenza sia rimasta quasi invariata ha già suscitato diverse polemiche.

C'è inoltre la possibilità che, secondo le leggi sudafricane, Pistorius possa scontare effettivamente solo un terzo della pena, in caso di buona condotta.

Fonte: The Post Internazionale

Lionel Messi condannato a 21 mesi per frode fiscale

Il tribunale di Barcellona ha diffuso oggi la sentenza per il fuoriclasse del Barcellona, che è stato condannato insieme al padre Jorge per frode al fisco spagnolo

Lionel Messi con la maglia del Barcellona. Credit: Reuters

Lionel Messi, il calciatore argentino da anni attaccante del Barcellona, è stato condannato a 21 mesi di carcere insieme a suo padre Jorge per frode fiscale.

ll tribunale di Barcellona ha diffuso oggi la sentenza per frode al fisco spagnolo. Nonostante l'entità della pena, Messi non sconterà effettivamente nemmeno un giorno di carcere effettivo, perché la pena non raggiunge i 24 mesi.

Secondo la magistratura spagnola, Messi avrebbe aver evitato il pagamento di 4,1 milioni di euro al fisco spagnolo dal 2007 al 2009 per questioni di diritti legati alla sua immagine.

Fonte: The Post Internazionale