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mercoledì 1 maggio 2019

Festa dei lavoratori?


Per milioni di persone, i disoccupati, quella del primo maggio è una giornata come le altre.Non c'è niente da festeggiare. Purtroppo, da diversi anni a questa parte, la festa dei lavoratori non coincide affatto con la festa del lavoro. Lavoro a tempo determinato, lavoro nero, lavoro part time. Lavoro e basta non se ne trova. C’è sempre un aggettivo appresso. E sono quegli aggettivi a modificare il senso del lavoro, la sua prospettiva futura, la sua sicurezza, il suo status. Il precariato ha diminuito sia i disoccupati che gli occupati a tempo indeterminato. Risultato,l’insicurezza. Quella sociale, però. Perché poi c’è anche l’insicurezza materialefisica, nel mondo del lavoro. Le morti bianche le chiamano. Anche qui un aggettivo a caratterizzare la morte. Bianca perché è innocente. Non si può morire sul lavoro!

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art.1 Cost.)

IL SIGNIFICATO DI QUESTA FESTA
Il primo maggio è la festa dei lavoratori o festa del lavoro. E’ una festività che annualmente viene celebrata per ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. L'origine della festa viene fatta risalire ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate alla Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialista ed anarchico - suggerirono come data della festività il Primo maggio. In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia soltanto due anni dopo. In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista - che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma - ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945. Nel 1947 fu funestata a Portella della Ginestra (Palermo) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.

martedì 25 settembre 2018

Cosa c’è nel decreto “immigrazione e sicurezza”

Il governo ha abolito la "protezione umanitaria" e ha potenziato il DASPO urbano, tra le altre cose: cosa vuol dire?

(ANSA/ DANIEL DAL ZENNARO)

Il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto “decreto immigrazione e sicurezza” che tra le altre cose abolisce la “protezione umanitaria” e introduce altre restrizioni per gli stranieri che arrivano in Italia. Negli ultimi giorni erano circolate numerose anticipazioni del decreto, insieme a voci di malumori sul suo contenuto da parte del Movimento 5 Stelle e di dubbi della presidenza della Repubblica sul fatto che il testo abbia i requisiti di “urgenza” che sono necessari per approvare un decreto legge.

Per queste ragioni il testo ha subìto numerose modifiche negli ultimi giorni. Questi sono i punti principali del decreto, in base alle informazioni raccolte prima della sua approvazione.

  • Abolizione della protezione umanitaria. È una delle tre forme di protezione che si possono garantire agli stranieri insieme all’asilo politico e alla protezione sussidiaria (queste due regolate da trattati internazionali). Sarà sostituita da un permesso di soggiorno della durata di un anno per sei fattispecie specifiche, tra cui motivi civili, medici o per calamità naturali nel paese di origine. Chi oggi gode di un permesso di soggiorno per protezione umanitaria (che ha durata biennale) lo perderà se fa ritorno nel suo paese di origine.
  • Revoca status di richiedente asilo. È una disposizione che allunga l’elenco di reati che comportano la sospensione della domanda d’asilo e causano l’espulsione immediata, con l’inserimento tra gli altri di violenza sessuale, lesioni aggravate e oltraggio a pubblico ufficiale. La revoca dello status di richiedente asilo a causa di violazioni di questo tipo dovrebbe arrivare dopo una sentenza di primo grado, il che rischia di essere incostituzionale visto che fino al terzo grado di giudizio c’è per tutti la presunzione di innocenza.
  • Revoca della cittadinanza. È una norma simile a quella approvata due anni fa in Francia e che prevede la revoca della cittadinanza per persone ritenute un pericolo per lo stato. La Corte Costituzionale, però, considera la cittadinanza tra i diritti inviolabili e anche questa disposizione rischia quindi di essere considerata incostituzionale.
  • Raddoppio del trattenimento. Nei Centri per il rimpatrio (i vecchi CIE) gli stranieri in attesa di espulsione potranno essere tenuti non più per 30 giorni, prorogabili per altri 15, ma per 60 giorni prorogabili di altri 30.
  • Nuove procedure per il noleggi di furgoni. Lo scopo della norma, secondo quanto riferito ai giornali, è rendere più complicato l’utilizzo di veicoli nel corso di attentati.
  • Aumento di pene per gli occupanti. Chi occupa abusivamente edifici o terreni potrà essere condannato a pene maggiori e nel corso delle indagini la magistratura sarà autorizzata a utilizzare intercettazioni telefoniche.
  • Estensione del DASPO urbano. Si tratta di un provvedimento introdotto dal decreto Minniti del 2017 che prevede che sindaco e prefetto possano multare e allontanare da alcune zone della città persone che mettono a rischio la salute di cittadini o il decoro urbano. Il decreto aggiunge alle aree proibite anche i mercati e include nella lista di chi può subire il DASPO anche i “sospettati di terrorismo internazionale”.
  • Ridimensionamento del sistema SPRAR. Nella conferenza tenuta al termine del Consiglio dei ministri, Salvini ha detto che lo SPRAR – il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, cioè quello della cosiddetta “seconda accoglienza” – continuerà ad esistere ma solo per «i titolari di protezione internazionale e per i minori non accompagnati».

Il decreto immigrazione e sicurezza entrerà in vigore non appena sarà firmato dal presidente della Repubblica. Il presidente, però, potrebbe rifiutarsi di farlo se dovesse ritenere che al decreto manchino i requisiti di “urgenza” necessari in questi casi. Se dovesse entrare in vigore, il decreto andrà convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni.

Fonte: Il Post

martedì 1 maggio 2018

Festa dei lavoratori?


Per milioni di persone, i disoccupati, quella del primo maggio è una giornata come le altre. Non c'è niente da festeggiare. Purtroppo, da diversi anni a questa parte, la festa dei lavoratori non coincide affatto con la festa del lavoro. Lavoro a tempo determinato, lavoro nero, lavoro part time. Lavoro e basta non se ne trova. C’è sempre un aggettivo appresso. E sono quegli aggettivi a modificare il senso del lavoro, la sua prospettiva futura, la sua sicurezza, il suo status. Il precariato ha diminuito sia i disoccupati che gli occupati a tempo indeterminato. Risultato, l’insicurezza. Quella sociale, però. Perché poi c’è anche l’insicurezza materiale, fisica, nel mondo del lavoro. Le morti bianche le chiamano. Anche qui un aggettivo a caratterizzare la morte. Bianca perché è innocente. Non si può morire sul lavoro!

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art.1 Cost.)

IL SIGNIFICATO DI QUESTA FESTA
Il primo maggio è la festa dei lavoratori o festa del lavoro. E’ una festività che annualmente viene celebrata per ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. L'origine della festa viene fatta risalire ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate alla Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialista ed anarchico - suggerirono come data della festività il Primo maggio. In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia soltanto due anni dopo. In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista - che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma - ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945. Nel 1947 fu funestata a Portella della Ginestra (Palermo) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.

domenica 22 aprile 2018

Almeno 48 morti in un attentato a Kabul

Una persona si è fatta esplodere in un centro per l'iscrizione nei registri elettorali, l'ISIS ha rivendicato l'attacco

(AP Photo/ Rahmat Gul)

Stamattina c’è stato un attentato suicida in un centro per l’iscrizione nei registri elettorali a Kabul, la capitale dell’Afghanistan. Il ministero della Salute ha detto che sono morte almeno 48 persone. Altre 50 persone sono rimaste ferite, scrive Associated Press. Lo Stato Islamico (o ISIS) ha rivendicato l’attentato. Le prossime elezioni legislative in Afghanistan si terranno il 20 ottobre.

Quello di oggi è solo l’ultimo di una serie di attentati che ha colpito Kabul negli ultimi mesi. Il 21 gennaio un gruppo di miliziani ha attaccato per più di 12 ore il più grande hotel di Kabul, l’Intercontinental, uccidendo 22 persone; sabato 27 l’esplosione di un’ambulanza in un’area molto affollata della città ha ucciso 103 persone. Entrambi gli attentati sono stati rivendicati dai talebani, ma anche l’ISIS ne ha compiuti due di entità minore a gennaio.

L’impressione è che in Afghanistan nessuno stia davvero vincendo o perdendo e riuscire a fare un accordo di pace sembra sempre più improbabile. Come ha scritto Mark Fisher sul New York Times tre mesi fa, il problema di fare la pace tra le parti è che «mezza generazione di combattimenti ha eroso la fiducia e polarizzato le posizioni dei combattenti». Inoltre sembra mancare un mediatore, qualcuno che venga riconosciuto come interlocutore da entrambe le parti e che abbia su entrambe una certa influenza e credibilità.

Fonte: Il Post

sabato 14 aprile 2018

Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno attaccato obiettivi militari in Siria

È successo questa notte come ritorsione per l'attacco chimico di Douma, gli obiettivi sono tutti collegati al regime di Bashar al Assad

Damasco, Siria (AP Photo/Hassan Ammar)

Nella notte tra venerdì e sabato Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno attaccato tre obiettivi militari in Siria, come ritorsione per l’attacco chimico compiuto il 7 aprile a Douma, est di Damasco, dal regime del presidente Bashar al Assad. I bombardamenti aerei di questa notte hanno colpito un sito di ricerca a Damasco, sospettato di essere legato alla produzione di armi chimiche e biologiche, un deposito di armi chimiche a ovest della città di Homs, più a nord, e un’importante postazione militare del regime siriano, sempre vicino a Homs. La televisione siriana ha detto che le forze governative hanno intercettato più di una decina di missili e ha sostenuto che l’unico obiettivo danneggiato nel bombardamento sia stato il sito di ricerca a Damasco. Ha anche detto che tre persone sarebbero state ferite a Homs. I governi di Stati Uniti, Francia e Regno Unito non hanno commentato.

L’attacco, ha confermato il segretario della Difesa americano Jim Mattis, è terminato: non sono previsti altri bombardamenti a meno che Assad non usi di nuovo armi chimiche contro la sua popolazione. Mattis ha detto che l’attacco è stato due volte più grande e ha colpito due obiettivi in più del bombardamento che il presidente americano Donald Trump aveva ordinato lo scorso anno contro una base militare siriana come ritorsione dell’attacco chimico compiuto dal regime di Assad nella provincia di Idlib. Funzionari della Difesa americani hanno detto che nell’attacco sono stati usati missili da crociera Tomahawk, lanciati da almeno tre navi da guerra diverse, e un bombardiere B-1, che ha sganciato missili a lungo raggio sugli obiettivi. Missili a lungo raggio sono stati lanciati anche dagli aerei da guerra francesi e britannici, mentre un sottomarino britannico ha lanciato altri missili da crociera.

Il generale americano Joseph Dunford ha aggiunto che negli attacchi di questa notte si è evitato di colpire obiettivi che avrebbero potuto causare perdite ai russi, alleati di Assad, e anche il governo russo ha confermato che tra gli obiettivi non ci sono state basi militari con soldati russi. È un particolare importante: significa che gli Stati Uniti, in accordo con Francia e Regno Unito, hanno deciso di compiere un attacco mirato e limitato, per evitare di arrivare a uno scontro diretto con la Russia che avrebbe potuto innescare una nuova escalation di violenze in Siria. Il dipartimento della Difesa americano, comunque, ha detto che la Russia non è stata avvisata in anticipo degli obiettivi colpiti.

L’attacco di questa notte è stato annunciato da un discorso di Trump, che nei giorni scorsi aveva minacciato in diverse occasioni il regime di Assad per l’attacco chimico a Douma, nel quale erano state uccise almeno 40 persone. Trump ha detto:


«Un anno fa, Assad ha lanciato un feroce attacco con le armi chimiche contro la sua gente innocente. Gli Stati Uniti hanno risposto con 58 missili che hanno distrutto il 20 per cento delle forze aeree siriane. Lo scorso sabato, il regime di Assad ha colpito di nuovo per massacrare i civili innocenti, impiegando armi chimiche, questa volta nella città di Douma vicino alla capitale Damasco. Questo massacro è stato una significativa escalation nell’uso di armi chimiche da parte di un regime terribile. Il male e l’attacco spregevole hanno lasciato madri, padri, neonati e bambini dibattersi nel dolore e annaspare per respirare. Queste non sono le azioni di un uomo. Sono i crimini di un mostro»


Anche la prima ministra britannica Theresa May ha fatto un breve discorso trasmesso dalla televisione che ha confermato il coinvolgimento britannico: «non c’erano alternative praticabili all’uso della forza», ha detto May, che però ha aggiunto che gli attacchi non sono stati un tentativo di destituire il regime di Assad. Anche la Francia ha confermato la sua partecipazione all’intervento militare di questa notte e il presidente Emmanuel Macron ha diffuso un comunicato sull’intervento dal sito dell’Eliseo.

Anatoly Antonov, ambasciatore russo a Washington, ha diffuso un comunicato che dice: «Avevamo avvisato che azioni di questo tipo non sarebbero rimaste senza conseguenze. Tutta la responsabilità ricade su Washington, Londra e Parigi». Nella notte è arrivata anche la reazione dell’Iran, altro importante alleato di Assad. Il ministro degli Esteri iraniano ha detto: «Senza dubbio, l’America e i suoi alleati, che hanno intrapreso un’azione militare senza prove e prima che arrivasse un verdetto definitivo dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, sono responsabili delle conseguenze regionali di questo avventurismo». L’Iran si riferisce alla tesi russa seconda la quale il 7 aprile a Douma non sarebbe stato compiuto alcun attacco chimico, che sarebbe stato invece una messinscena organizzata dalle intelligence di paesi stranieri che cercavano un pretesto per attaccare Assad. Questa tesi, comunque, fa acqua da tutte le parti, come avevamo spiegato qui.

L’attacco è stato condannato anche dal regime di Assad. L’account Twitter della presidenza siriana ha pubblicato un video che dice di mostrare Assad mentre cammina all’interno del palazzo presidenziale a Damasco, questa mattina.

Fonte: Il Post

sabato 31 marzo 2018

16 morti nelle proteste nella Striscia di Gaza

L'esercito israeliano ha sparato e lanciato lacrimogeni per disperdere le migliaia di persone che si sono radunate ieri lungo il confine con Israele

I soldati israeliani al confine con Gaza, davanti ai manifestanti. (Oren Ziv/picture-alliance/dpa/AP Images)

16 persone palestinesi sono morte e oltre 1.400 sono state ferite dall’esercito israeliano, durante le grandi proteste organizzate lungo il confine fra la Striscia di Gaza e il territorio israeliano, e alle quali hanno partecipato circa 30mila persone. L’esercito israeliano ha sparato sui manifestanti e ha usato anche proiettili di gomma e gas lacrimogeni lanciati dai droni per disperdere la protesta, in quello che in molti hanno denunciato come uso eccessivo della forza. Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, ha chiesto che sia fatta un’indagine indipendente e trasparente sulla morte dei 16 palestinesi. La protesta, chiamata “Marcia del Ritorno”, era prevista da settimane e si è svolta in sei diverse manifestazioni coordinate lungo il confine della Striscia.

Come già si sapeva nei giorni scorsi, infatti, Israele ha schierato oltre 100 tiratori scelti lungo il confine, con il permesso di sparare per rispondere alla protesta. Secondo Adalah, organizzazione per i diritti dei palestinesi in Israele, l’esercito israeliano ha sparato su manifestanti palestinesi disarmati. Anche diverse testimonianze e video diffusi venerdì sui social network da attivisti locali confermano questa versione. La protesta sembra essere stata infatti in larga parte pacifica, anche se Haaretz riporta di alcuni manifestanti che hanno tirato pietre e molotov contro i soldati israeliani.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha invece sostenuto che i soldati abbiano fatto fuoco solo sui manifestanti che provavano a sfondare la recinzione sul confine. Il generale dell’esercito Eyal Zamir ha detto che tra i manifestanti c’erano membri di organizzazioni terroristiche che hanno provato a compiere attacchi usando le proteste come copertura, e l’esercito ha insistito con questa versione.

Taye-Brook Zerihoun, vice capo del Dipartimento per gli Affari politici dell’ONU, ha avvertito il Consiglio di sicurezza dell’ONU che la situazione potrebbe peggiorare nei prossimi giorni, e ha chiesto che Israele rispetti le leggi internazionali sui diritti umani, usando la forza solo quando è l’ultima risorsa. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha indetto un giorno di lutto nei territori palestinesi, per ricordare i morti delle proteste.

La protesta è stata indetta per celebrare l’anniversario di un’altra protesta di massa, tenuta nel 1976, in cui 6 manifestanti palestinesi che protestavano contro l’occupazione israeliana furono uccisi dall’esercito israeliano. La marcia in ricordo dei manifestanti uccisi si tiene ogni anno il 30 marzo, ma quest’anno la tensione è decisamente più alta per via della prossima inaugurazione dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, prevista per il 14 maggio, frutto di una controversa decisione del presidente americano Donald Trump.

Nei giorni scorsi gli organizzatori della protesta hanno insistito più volte che le manifestazioni non sarebbero state violente, ma l’esercito israeliano aveva espresso molti dubbi e ipotizzato che dietro gli organizzatori potesse esserci Hamas, il gruppo politico-terrorista che controlla la Striscia dal 2007. Una fonte anonima del comitato organizzatore ha detto ad Haaretz che Hamas non ha pagato direttamente i manifestanti, ma che ha donato dei soldi al comitato organizzatore. Un altro elemento che fa pensare che dietro alla manifestazione potrebbe esserci Hamas è il fatto che Fatah – il principale partito palestinese “moderato”, tornato da poco in cattivi rapporti con Hamas – stia sostanzialmente ignorando le proteste.

Le proteste dovrebbero continuare anche nei prossimi giorni fino al 15 maggio, il giorno dell’inaugurazione dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme: per gli israeliani il 14 maggio è il giorno dell’Indipendenza, quello in cui festeggiano la vittoria nella guerra arabo-israeliana del 1948. I palestinesi invece celebrano il 15 maggio il giorno della nakba – “la catastrofe” – cioè quello in cui molti di loro furono costretti a lasciare le proprie case, finite in territorio israeliano. Sono state allestiti dei campi lungo il confine, e sono previste nuove manifestazioni ogni venerdì.

Fonte: Il Post

sabato 24 febbraio 2018

I morti a Ghouta orientale sono più di 500

È il settimo giorno dei bombardamenti del regime di Assad e dei suoi alleati nell'enclave ribelle nella periferia di Damasco, in Siria

Ghouta orientale, fotografata venerdì. (AMMAR SULEIMAN/AFP/Getty Images)

L’Osservatorio siriano per i Diritti Umani – organizzazione non governativa con sede a Londra, considerata vicina ai ribelli e molto citata dai giornali internazionali – ha detto che i morti nei bombardamenti compiuti negli ultimi sette giorni dal regime di Bashar al Assad e dei suoi alleati a Ghouta orientale, un’area nella periferia di Damasco abitata da circa 400mila persone e controllata dai ribelli siriani, sono arrivati a 500. Proprio ieri la Russia aveva bloccato una risoluzione dell’ONU che prevedeva l’imposizione di una tregua di un mese a Ghouta orientale: ci si aspetta che nel pomeriggio di oggi il Consiglio di Sicurezza dell’ONU provi di nuovo a votare la risoluzione.

L’Osservatorio siriano per i Diritti Umani ha detto che 29 civili sono morti nei bombardamenti di sabato, e che in tutto ci sono 129 bambini tra i morti di questa settimana. L’Osservatorio ha detto che i bombardamenti di Ghouta orientale sono stati compiuti dagli aerei dell’esercito siriano fedele ad Assad e da quelli russi, nonostante la Russia abbia negato un coinvolgimento diretto nell’operazione. Si tratta del bilancio più grave nella guerra siriana dall’agosto 2013, quando il regime di Assad bombardò con armi chimiche questa stessa zona.

I video, le immagini e le testimonianze degli ultimi giorni da Ghouta orientale sono molto forti. I bombardamenti, compiuti da aerei siriani e russi, stanno colpendo anche ospedali e altre infrastrutture civili. Gli abitanti di Ghouta sono costretti a nascondersi nei rifugi sotterranei, che però non sempre si dimostrano sicuri, e le strutture mediche rimaste in piedi hanno carenza di personale, di medicine e di attrezzature di vario tipo. Ghouta è infatti circondata dal 2013: per diverso tempo è stato possibile per i ribelli e la popolazione civile far entrare beni di ogni tipo sfruttando dei tunnel sotterranei, ma da quando le forze alleate di Assad hanno preso il controllo sui territori circostanti questo tipo di traffici si è interrotto.

Fonte: Il Post

sabato 27 gennaio 2018

C’è stato un altro grave attacco a Kabul

È esplosa un'autobomba vicino a un ufficio del governo e ci sono almeno 40 morti e oltre 140 feriti: è stato rivendicato dai talebani

(WAKIL KOHSAR/AFP/Getty Images)

Stamattina a Kabul, la capitale dell’Afghanistan, c’è stata una forte esplosione nei pressi di un ufficio del ministero degli Interni. Il ministero della Salute ha detto che sono morte almeno 40 persone e che i feriti sono più di 140. Il ministero dell’Interno ha detto che si è trattato di un attacco con un’autobomba, che il veicolo usato era un’ambulanza e che l’esplosione è avvenuta vicino a un checkpoint, in un’area dove ci sono molte ambasciate straniere e edifici governativi. Al momento dell’esplosione, quando in Afghanistan era l’ora di pranzo, l’area era molto affollata: l’attacco è stato rivendicato dai talebani.

La settimana scorsa, sempre a Kabul, un attacco al più grande hotel della città aveva causato 18 morti. Negli ultimi mesi ci sono stati numerosi gravi attacchi terroristici a Kabul, cosa che ha messo in dubbio le capacità del governo di gestire la situazione. Alcuni attacchi sono stati rivendicati dalla branca afghana dello Stato Islamico (o ISIS); altri sono stati attribuiti al gruppo estremista “Rete Haqqani”, formato da una fazione di talebani che hanno base in Pakistan.

Fonte: Il Post

mercoledì 24 gennaio 2018

L’attacco contro Save the Children in Afghanistan

Un gruppo di uomini armati è entrato nell'edificio dell'organizzazione a Jalalabad: ci sono almeno 2 morti, l'ISIS ha rivendicato

Soldati afghani fuori dall'edificio di Save the Children a Jalalabad (NOORULLAH SHIRZADA/AFP/Getty Images)

In Afghanistan è in corso un attacco contro la sede dell’organizzazione internazionale Save the Children a Jalalabad, 150 chilometri a est della capitale Kabul. L’attacco è iniziato alle 9.10 ora locale (in Italia erano le 5.40 di notte) con l’esplosione di un’autobomba, ha raccontato il portavoce del governo provinciale a BBC News. Poi alcuni uomini armati sono entrati nell’edificio, forse usando un lanciarazzi per abbattere il cancello. Sohrab Qaderi, un membro del consiglio provinciale di Nangarhar (la provincia di Jalalabad), ha detto che le forze speciali afghane si stanno scontrando con due o tre assalitori armati di granate e mitragliatrici.

Per il momento ci sono notizie di 2 persone uccise e 12 ferite. Lo Stato Islamico (o ISIS) ha rivendicato l’attacco, parlando di tre assalitori, mentre in precedenza il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, aveva smentito su Twitter il coinvolgimento del suo gruppo. Non è chiaro se all’interno dell’edificio ci sia ancora personale di Save the Children.

Il portavoce di Save the Children ha detto che il gruppo è «devastato» dalla notizia dell’attacco. Save the Children, che è presente in Afghanistan dal 1976 e che oggi gestisce progetti in 16 diverse province afghane, ha deciso di sospendere tutte le sue attività nel paese.

L’ultimo attacco in Afghanistan era stato compiuto nella notte tra il 20 e il 21 gennaio, quando un gruppo di uomini armati aveva tenuto prigionieri per dodici ore gli ospiti dell’Intercontinental Hotel di Kabul, uccidendo 22 persone, molte delle quali straniere.

Fonte: Il Post

Almeno 34 persone sono morte in un duplice attentato a Bengasi, in Libia

La città libica di Bengasi. Credit: Afp

Almeno 34 persone sono morte in un duplice attentato avvenuto il 23 gennaio 2018, a Bengasi, nell’est della Libia, dove due autobombe sono esplose, nei pressi della moschea di Bait Radwan.

Secondo quanto riportano alcune fonti ospedaliere locali, sono almeno 87 le persone rimaste ferite negli attacchi. Secondo i primi resoconti, le esplosioni sarebbero avvenute a poca distanza di tempo l’una dall’altra, la seconda all’arrivo delle ambulanze, in un attacco che sembra sia stato programmato per causare vittime tra i soccorritori.

Il capitano Tarek Alkharraz, portavoce delle forze militari e di polizia a Bengasi, ha detto che la prima esplosione è avvenuta nel quartiere di Salmani verso le 20:20 di ieri, mentre la seconda bomba è denotata mezz’ora dopo, proprio quando medici e residenti erano accorsi per assistere i feriti.

Le Nazioni Unite hanno condannato l’attacco sui social media, affermando che tali atti indirizzati contro i civili sono contrari al diritto internazionale.

Al momento nessun gruppo ha rivendicato l’attentato.

Fonte: The Post Internazionale

domenica 21 gennaio 2018

C’è stato un attacco al più grande hotel di Kabul

Sei persone sono morte durante l'assedio dell'hotel durato 12 ore, fino all'intervento dell'esercito: l'attacco è stato rivendicato dai talebani

L'Intercontinental Hotel di Kabul, dopo la fine dell'attacco avvenuto tra il 20 e il 21 gennaio 2018 (AP Photo/Rahmat Gul)

Nella notte tra il 20 e il 21 gennaio l’Intercontinental Hotel di Kabul, il più grande albergo della città, dove solitamente alloggiano funzionari governativi, è stato attaccato da un gruppo di uomini armati che per circa dodici ore hanno tenuto prigionieri gli ospiti: sei civili – tra cui una donna straniera – e tre attentatori sono morti e sette persone sono state ferite. Oltre 150 persone, 41 delle quali straniere, sono state tenute in ostaggio fino a quando l’esercito afghano non ha fermato gli autori dell’attacco ed evacuato l’hotel. L’attacco è stato rivendicato dai talebani. Nei giorni scorsi l’ambasciata statunitense di Kabul aveva diffuso un avviso secondo cui era possibile che alcuni gruppi armati stessero pianificando degli attacchi contro gli hotel della città e altri luoghi frequentati da stranieri.

Secondo i racconti dei testimoni, all’arrivo degli attentatori – le 21 ora locale – la maggior parte degli ospiti dell’hotel si trovava a cena. Alcune testimonianze dicono che gli autori dell’attacco sono entrati passando per una porta delle cucine: vedendo il gruppo armato (con armi da fuoco e granate) tutti si sono spaventati e molti si sono nascosti nelle proprie stanze, sotto i letti o nei bagni. Alcune persone hanno anche cercato di uscire dall’hotel usando delle lenzuola per calarsi da un balcone all’ultimo piano. Le forze speciali dell’esercito afghano sono entrate nell’hotel dopo essere arrivate sul tetto dell’edificio trasportate da elicotteri, e le immagini dell’hotel trasmesse dalla TV afghana hanno mostrato una grossa colonna di fumo nero proveniente da alcuni incendi interni.

L’Intercontinental di Kabul, che non fa parte dell’omonima catena internazionale ed è di proprietà dello stato afghano, si trova sul fianco di una collina che sovrasta la capitale e ha 200 camere. È molto sorvegliato, dato che solitamente ospita funzionari del governo e stranieri che vivono in città. La scorsa notte ad esempio si trovavano all’interno della struttura molti funzionari del ministero delle Telecomunicazioni, perché in programma per oggi c’era un convegno di tecnologia informatica. Non è la prima volta che l’hotel subisce un attacco: era già successo nel 2011, quando una notte un gruppo di miliziani talebani aveva assaltato l’hotel per poi scontrarsi con l’esercito. In quell’occasione erano morti almeno 10 civili.

Il ministero dell’Interno afghano ha annunciato che ci sarà un’indagine per stabilire come sia stato possibile per gli attentatori entrare nell’hotel, nonostante i sistemi di sicurezza. Solo due settimane fa la sorveglianza della struttura era stata appaltata a un’azienda privata.

Negli ultimi mesi ci sono stati numerosi gravi attacchi terroristici a Kabul, cosa che ha messo in dubbio le capacità del governo di gestire la situazione. L’ultimo era stato alla fine di dicembre, quando nei pressi della redazione di un’agenzia stampa e di un centro culturale musulmano di dottrina sciita c’era stato un attentato suicida in cui erano morte 41 persone. Questo attacco e molti altri sono stati rivendicati dalla branca afghana dello Stato Islamico (o ISIS); altri sono stati attribuiti al gruppo estremista “Rete Haqqani”, formato da una fazione di talebani che hanno base in Pakistan. Un’altra quarantina di persone era morta a ottobre in un attacco dell’ISIS a una moschea sciita.

Fonte: Il Post

martedì 9 gennaio 2018

Cosa si sono dette le due Coree nel loro primo vertice in due anni

L'8 gennaio 2018 sono iniziati i colloqui di alto livello tra Corea del Nord e Corea del Sud durante i quali, tra le altre cose, si è discusso della partecipazione di atleti nordcoreani alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang

Il ministro sudcoreano per l'Unificazione, Cho Myung-Gyun, stringe la mano al delegato nordcoreano Ri Son-Gwon, durante il vertice dell'8 gennaio 2018 a Panmunjom. Credit: Afp/ Dong-A Ilbo 

Funzionari delle due Coree si sono incontrati dopo più di due anni in un vertice di alto livello. Tra i primi risultati raggiunti vi è quello secondo il quale la Corea del Nord invierà una delegazione ai Giochi olimpici invernali del 2018 che si terranno in Corea del Sud, Pyeongchang, a febbraio 2018.

La delegazione includerà atleti, funzionari, osservatori e sostenitori.

I colloqui sono iniziati l’8 gennaio nel “villaggio della pace” o della “tregua” di Panmunjom nella zona smilitarizzata al confine tra i due paesi. Dopo che la guerra coreana si concluse con una tregua nel 1953, Panmunjom fu designato come l’unico luogo in cui i funzionari di entrambe le parti potessero incontrarsi.

La Corea del Sud ha inoltre proposto di tenere riunioni familiari durante le Olimpiadi invernali per le persone separate dalla guerra di Corea.

I funzionari di Seoul hanno proposto che gli atleti di entrambe le Coree possano marciare insieme alla cerimonia di apertura a Pyeongchang come hanno fatto ai Giochi olimpici invernali del 2006.

Tra le proposte “politiche”, la Corea del Sud ha inoltre avanzato l’idea di riprendere i negoziati sulle questioni militari e sul programma nucleare di Pyongyang, dicendosi disposta a revocare temporaneamente le sanzioni, in coordinamento con le Nazioni Unite, per facilitare la partecipazione del Nord alle Olimpiadi.

La risposta del Nord alle diverse proposte del Sud non è ancora stata resa nota.

Nel suo discorso per il nuovo anno, il leader nordcoreano Kim Jong-un aveva detto che stava pensando di inviare una squadra alle Olimpiadi. Il capo delle Olimpiadi della Corea del Sud aveva già detto in precedenza che gli atleti del Nord sarebbero stati i benvenuti.

Dopo l’apertura rappresentata dal discorso di Kim Jong-Un, Seoul ha colto la palla al balzo, proponendo i colloqui di alto livello, evento che non si verificava da almeno due anni.

Pyongyang ha accettato di prendere parte ai colloqui solo dopo che gli Stati Uniti e la Corea del Sud hanno accettato di ritardare le esercitazioni militari congiunte fino a dopo le Olimpiadi.

Alcuni critici negli Stati Uniti vedono la mossa del Nord come un tentativo di dividere l’alleanza USA-Corea del Sud.

Poco più di una settimana fa la Corea del Nord stava minacciando la guerra nucleare: ieri una delegazione di Pyongyang ha attraversato la linea di demarcazione che divide la Corea del Nord e del Sud e ha confermato che una delegazione nordcoreana parteciperà ai Giochi di Pyeongchang.

Si tratta di un cambiamento improvviso e drammatico dopo mesi di tensione. Ma pochi credono che questo possa rappresentare un primo inizio in un eventuale percorso per la distensione tra i due paesi.

Gli esperti sostengono che il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha sempre più paura che gli Stati Uniti stiano pianificando un attacco militare contro di lui, e ha deciso di fare qualcosa per allentare le tensioni.

La Corea del Nord aveva boicottato i giochi olimpici del 1988 a Seoul.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 4 gennaio 2018

Almeno 28 morti in Siria per i bombardamenti di caccia russi sui civili

Tra le vittime anche dei bambini. Il 31 dicembre due soldati russi erano stati uccisi in un attacco dei miliziani dell'opposizione armata siriana


Secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, almeno 28 persone sono morte nelle ultime 24 ore in seguito ad alcuni attacchi di caccia russi e dell’artiglieria dell’esercito fedele al governo di Bashar al-Assad in zone residenziali dell’enclave ribelle assediata in Ghouta orientale, alla periferia di Damasco.

Tra le vittime ci sono anche undici donne, sette bambini e un volontario dei Caschi bianchi, l’organizzazione umanitaria per la difesa dei civili in Siria.

L’attacco potrebbe rappresentare una rappresaglia per l’uccisione, avvenuta il 31 dicembre, di due militari russi nella aerea di Hmeymim, a sud di Latakia. Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa russo il 4 gennaio, i responsabili dell’attentato sarebbero dei miliziani dell’opposizione armata siriana.

“Il 31 dicembre 2017, al calar della notte, il campo d’aviazione di Hmeymim ha subito un improvviso fuoco di mortaio da parte di un gruppo di miliziani sovversivi: due militari sono rimasti uccisi nel bombardamento”, recita il comunicato del ministero della Difesa russo.

Sempre secondo questo comunicato, citato dall’agenzia di stampa russa TASS, ci sarebbero state 10 violazioni del cessate il fuoco in Siria nelle ultime 24 ore.

Secondo il ministero russo, la maggior parte di queste si è verificata in territori controllati dal gruppo terroristico al-Nusra, legato ad al-Qaeda.

A maggio, Russia, Iran e Turchia hanno raggiunto un accordo per stabilire in Siria quattro zone di de-escalation dove è vietato condurre attacchi. Queste si trovano in Ghouta orientale, alla periferia di Damasco, nella provincia meridionale di Daraa, nell’area circostante la città di Homs e nella provincia di Idlib, insieme ad alcune aeree delle vicine province di Aleppo, Latakia e Hama.

Al momento, quasi 400mila civili sono assediati in Ghouta orientale dalle forze fedeli al governo di Damasco.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 3 gennaio 2018

Ma esiste, poi, il “pulsante nucleare”?

Trump si è vantato di averne uno «più grande» di quello di Kim Jong-un, ma in realtà non esiste: qual è la procedura per un attacco nucleare

(AP Photo/Pablo Martinez Monsivais, File)

Dopo aver visto un video in cui il dittatore nordcoreano Kim Jong-un si vantava di avere un pulsante nucleare sulla propria scrivania, il presidente statunitense Donald Trump ha scritto su Twitter di possederne uno «più grande» e «più potente». Non è vero, come molte delle cose che dice Trump: un pulsante del genere non esiste – la procedura per avviare un attacco nucleare è molto più complessa – e l’unico pulsante che Trump ha sulla scrivania di cui abbiamo conoscenza serve a ordinare una Coca Cola.

Non sappiamo se la procedura che permetterebbe a Kim Jong-un di ordinare un attacco nucleare sia così semplice, ma quella in vigore negli Stati Uniti non prevede un pulsante.

Secondo quello che si sa, in ogni posto che visita al di fuori della Casa Bianca il presidente statunitense è accompagnato da un funzionario che ha il compito di portare una valigetta – chiamata anche nuclear football – che contiene il black book, cioè una lista di obiettivi pronta all’uso per un eventuale attacco nucleare, e in qualche caso i codici veri e propri, che sono scritti su una carta di plastica grande più o meno come una carta di credito (chiamata anche “il biscotto”).

Il “biscotto” contiene un codice che il presidente deve comunicare in caso di attacco: prima allo Stato maggiore riunito, cioè all’organo che comprende i capi di ciascuna delle forze armate, poi al comando operativo del Dipartimento della Difesa, quindi al Comando Strategico (USSTRATCOM), cioè il centro che materialmente sovrintende l’arsenale nucleare.

La procedura per avviare un attacco nucleare è comunque piuttosto immediata: non durerebbe pochi secondi, come se ci fosse un bottone, ma solamente qualche minuto. Se una mattina Trump si svegliasse con l’idea di colpire tutti gli obiettivi nordcoreani indicati dall’intelligence e desse materialmente l’ordine, nessuno avrebbe l’autorità per fermarlo. Al massimo qualche funzionario potrebbe rifiutarsi di eseguire gli ordini: in quel caso però compirebbe un reato di tradimento, e il presidente potrebbe licenziarlo e passare l’ordine al suo vice. Tempo fa il Washington Post aveva spiegato che il rifiuto di vari funzionari di eseguire un ordine del genere rallenterebbe certamente l’esecuzione dell’ordine, ma non la impedirebbe.

Fonte: Il Post

giovedì 28 dicembre 2017

Ci sono almeno 41 morti per un attacco suicida a Kabul

È successo nei pressi della redazione di un'agenzia stampa e di un centro culturale sciita: l'attacco è stato rivendicato dall'ISIS

(SHAH MARAI/AFP/Getty Images)

Stamattina c’è stato un attacco suicida nella zona ovest di Kabul, in Afghanistan, nei pressi della redazione di un’agenzia stampa e di un centro culturale musulmano di dottrina sciita. Il ministero della Salute afghano ha detto che ci sono almeno 41 morti e 84 feriti. Parlando con BBC, il ministero degli Interni ha aggiunto che l’attacco suicida è stato seguito da altre due esplosioni. L’attentato è stato rivendicato dallo Stato Islamico (o ISIS).

Il capo della polizia di Kabul ha detto che l’attentato è avvenuto mentre nel centro culturale sciita, chiamato Tebyan, era in corso una discussione di gruppo.

Due mesi fa c’erano stati due attacchi simili ad altrettante moschee, una sciita e una sunnita: morirono 72 persone. A maggio, invece, un’autobomba esplose nella zona fra il palazzo presidenziale e le ambasciate causando più di 90 morti.

Fonte: Il Post

domenica 24 dicembre 2017

La Corea del Nord ha definito le nuove sanzioni dell’Onu “un atto di guerra”

Il leader della Corea del Nord Kim Jong Un mentre osserva il missile balistico che sta per essere lanciato. Credit. Afp

La Corea del Nord ha definito le ultime sanzioni imposte al paese da parte delle Nazioni Unite come un “atto di guerra”.

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha imposto le nuove sanzioni lo scorso 22 dicembre in risposta ai test missilistici di Pyongyang.

La risoluzione redatta dagli Stati Uniti e sostenuta all’unanimità da tutti i 15 membri del Consiglio di sicurezza include misure per ridurre le importazioni di petrolio dalla Corea del Nord fino al 90 per cento.

La Corea del Nord è già soggetta a una serie di sanzioni da parte degli Stati Uniti, delle Nazioni Unite e dell’Ue.

Pyongyang ha definito la decisione una ” violenta violazione della sovranità della nostra repubblica e un atto di guerra che distrugge la pace e la stabilità della penisola coreana e di una vasta regione”.

“Consolideremo ulteriormente la nostra deterrenza nucleare di autodifesa finalizzata a sradicare le minacce nucleari statunitensi, i ricatti e le mosse ostili, stabilendo l’equilibrio della forza con gli Stati Uniti”.

Le nuove sanzioni:
  • Le consegne di prodotti petroliferi saranno limitate a 500.000 barili all’anno e il greggio a quattro milioni di barili all’anno
  • Tutti i cittadini nordcoreani che lavorano all’estero dovranno rientrare a casa entro 24 mesi, limitando una fonte vitale di valuta estera
  • Il divieto di esportazione di beni nordcoreani, come macchinari e apparecchiature elettriche
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva già minacciato di “distruggere totalmente” la Corea del Nord se questa avesse lanciato un attacco nucleare.

Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha definito il presidente americano “mentalmente squilibrato”.

La Corea del Nord ha detto che le nuove sanzioni renderanno solo più rapido il suo programma nucleare.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 14 dicembre 2017

Ci sono almeno 15 morti per un attentato suicida in una scuola di polizia di Mogadiscio, in Somalia


Un attentatore suicida travestito da poliziotto si è fatto esplodere in una scuola di polizia di Mogadiscio, in Somalia, uccidendo almeno 15 agenti. Un funzionario di polizia ha detto a Reuters che ci sono altri 17 feriti. Il gruppo terrorista islamista al Shabaab ha rivendicato l’attentato, sostenendo però di avere ucciso 27 poliziotti: un bilancio molto più alto di quello confermato.

(AP Photo/Farah Abdi Warsameh) 

Fonte: Il Post

martedì 5 dicembre 2017

Esplosione su un autobus a Homs, in Siria: 8 morti

Otto persone sono morte e 16 sono rimaste ferite. Molti dei passeggeri erano studenti universitari

Il luogo dell'esplosione a Homs, in Siria. Credit: AFP

Almeno 8 persone sono morte dopo che una bomba è esplosa a bordo di un autobus nella città di Homs, in Siria, presso la strada di al-Ahram martedì 5 dicembre 2017.

A riferirlo è stata la tv pubblica siriana Ikhbariya.“Un’esplosione è stata causata da una bomba all’interno di un autobus passeggeri nel quartiere di Akrama”, hanno detto i giornalisti del network siriano.

Otto persone sono morte e 16 sono rimaste ferite, secondo l’agenzia Reuters che cita l’autorità sanitaria locale.

Molti dei passeggeri erano studenti universitari, secondo quanto ha riferito il governatore di Homs, Talal al-Barazi, alla televisione di stato Ikhbariya. L’esplosione si è verificata nel quartiere in cui si trova l’università di al-Baath.

Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità per un attacco simile a Homs nel mese di maggio, quando un’autobomba ha ucciso 4 persone e ne ha ferite 32.

Homs si trova nella parte occidentale della Siria ed è la terza città più grande del paese. A maggio 2017 è rientrata sotto il pieno controllo governativo per la prima volta dallo scoppio della guerra civile siriana nel 2011. Centinaia di ribelli siriani hanno lasciato in quel periodo al-Waer, il quartiere sotto il controllo dell’opposizione, insieme alle loro famiglie.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 29 novembre 2017

La Corea del Nord ha lanciato un altro missile, più in alto di sempre

Era un missile balistico intercontinentale e ha raggiunto l'altezza più elevata a cui sia mai arrivato un missile nordcoreano finora

Il missile balistico intercontinentale Hwasong-14 lanciato dalla Corea del Nord il 28 luglio 2017 in una fotografia diffusa dall'agenzia di stampa nordcoreana KCNA (STR/AFP/Getty Images)

L’esercito della Corea del Sud ha detto che la Corea del Nord ha fatto un nuovo test missilistico quando in Italia erano le 19.20 circa. L’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha detto che il missile ha volato verso est da Pyongsong, nella regione Pyongan del Sud. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti James Mattis ha detto che l’altezza massima raggiunta dal missile – il suo “apogeo” – è la più alta a cui sia mai arrivato un missile nordcoreano, cosa che dimostra che la tecnologia militare della Corea del Nord continua ad avanzare: Mattis ha anche detto che la Corea del Nord ha la capacità di colpire «praticamente in tutto il mondo». Yonhap ha detto che l’apogeo del missile è stato di 4.500 chilometri. Per dare un’idea: la Stazione Spaziale Internazionale orbita a 408 chilometri sopra la superficie terrestre.

Il missile lanciato era un missile balistico intercontinentale (ICBM): secondo le prime analisi del Pentagono avrebbe volato per mille chilometri dopo essere stato lanciato da Sain Ni. La televisione giapponese NHK, citando il ministro della Difesa, ha detto che il missile potrebbe essere precipitato nelle acque della zona economica esclusiva giapponese dopo aver volato per 50 minuti. Su Twitter la giornalista del Foglio Giulia Pompili, esperta dei paesi asiatici, ha spiegato cosa significano le cose che sappiamo e quelle che non sappiamo su questo missile.

Questo è il primo test missilistico effettuato dalla Corea del Nord dallo scorso settembre, quando un missile sorvolò l’isola giapponese di Hokkaido prima di precipitare in mare: i 74 giorni passati da quel lancio sono il periodo di tempo più lungo tra un test e l’altro che ci sia stato quest’anno.

Il 20 novembre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva deciso di inserire di nuovo la Corea del Nord tra gli stati “sponsor del terrorismo internazionale”, riaccendendo la tensione tra i due paesi.

Fonte: Il Post

venerdì 24 novembre 2017

Attacco in una moschea nel Sinai, almeno 235 morti e 125 feriti

L'attentato è avvenuto presso la moschea di Al Rawdah a Bir al-Abed, a ovest della città di Arish


Almeno 235 persone sono state uccise da sospetti miliziani che hanno fatto esplodere una bomba e hanno aperto il fuoco presso una moschea nel Sinai, nel nord dell’Egitto, venerdì 24 novembre 2017. La notizia è stata riportata dall’agenzia statale Mena, che cita fonti ufficiali.

L’attacco è avvenuto presso la moschea di Al Rawdah a Bir al-Abed, a ovest della città di Arish, capoluogo della regione. Altre 125 persone sarebbero rimaste ferite. I testimoni dicono che numerose ambulanze sono arrivate sulla scena.

Un leader tribale e capo di una milizia beduina che combatte al fianco delle forze governative egiziane ha detto all’agenzia di stampa Afp che la mosche colpita dall’attacco è un luogo conosciuto come punto di raccolta di fedeli musulmani sufi. Questa confraternita islamica è la più “mistica” della religione musulmana ed è considerata “eretica” dai gruppi fondamentalisti.

Gli attentatori avrebbero collocato ordigni artigianali intorno al luogo di culto, facendoli esplodere all’uscita dei fedeli, dopo la preghiera del venerdì, giorno sacro per i musulmani. Sempre gli attentatori, avrebbero poi sparato sui fedeli in fuga.

Secondo quanto riportato dal canale televisivo Sky News Arabia, alcuni droni armati delle forze egiziane hanno ucciso 15 miliziani coinvolti nell’ attacco.

Stando a quanto riportato dall’emittente araba, gli attacchi aerei sono stati effettuati in un’area desertica vicino al luogo dell’attacco, a Bir al-Abed, a ovest della città di Arish.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha convocato un incontro d’emergenza poco dopo l’attacco.

Il governo ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale.

Le forze di sicurezza egiziane stanno combattendo contro un’insurrezione del sedicente Stato islamico nel governatorato del Sinai del Nord, dove i miliziani hanno ucciso centinaia di membri della polizia e soldati con l’intensificarsi dei combattimenti negli ultimi tre anni

Al momento nessun gruppo ha rivendicato l’attacco.

Fonte: The Post Internazionale