Visualizzazione post con etichetta Chiesa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chiesa. Mostra tutti i post
martedì 19 marzo 2019
In ricordo di don Peppe Diana
Sono trascorsi 25 anni dall'uccisione di don Peppe Diana, il parroco assassinato per mano della camorra. Era il 19 marzo del 1994. Don Peppe aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze.Gli spararono in faccia. Fu la camorra a ucciderlo. Sognava una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
lunedì 19 marzo 2018
In ricordo di don Peppe Diana
Sono trascorsi 24 anni dall'uccisione di don Peppe Diana, il parroco assassinato per mano della camorra. Era il 19 marzo del 1994. Don Peppe aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze. Gli spararono in faccia. Fu la camorra a ucciderlo. Sognava una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
domenica 19 marzo 2017
In ricordo di don Peppe Diana
Sono trascorsi 23 anni dall'uccisione di don Peppe Diana, il parroco assassinato per mano della camorra. Era il 19 marzo del 1994. Don Peppe aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze. Gli spararono in faccia. Fu la camorra a ucciderlo. Sognava una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
giovedì 28 luglio 2016
Il secondo attentatore di Rouen è stato identificato
Si tratterebbe del 19enne francese Abdel-Malik Nabil Petitjean, un giovane noto alle autorità francesi per le sue simpatie per l'Islam radicale
La polizia francese ha identificato il secondo dei due attentatori che il 26 luglio hanno fatto irruzione in una chiesa a Rouen, prendendo in ostaggio i presenti e uccidendo il parroco di 84 anni.
Si tratterebbe Abdel-Malik Nabil Petitjean, un 19enne francese proveniente da una cittadina dell'est della Francia, vicino al confine con la Germania. Il giovane era stato inserito lo scorso giugno dalle autorità francesi tra le persone considerate radicalizzate e come tali a rischio, una lista che comprende oltre 10mila soggetti.
Il complice di Petitjean era già stato identificato come Adel Kermiche, una figura già nota alle autorità francesi a tal punto che era in libertà vigilata con un braccialetto elettronico. I due attentatori sono stati uccisi nel blitz delle teste di cuoio successivo alla presa di ostaggi.
L'attentato di Rouen è stato rivendicato dall'Isis.
Fonte: The Post Internazionale
La polizia francese ha identificato il secondo dei due attentatori che il 26 luglio hanno fatto irruzione in una chiesa a Rouen, prendendo in ostaggio i presenti e uccidendo il parroco di 84 anni.
Si tratterebbe Abdel-Malik Nabil Petitjean, un 19enne francese proveniente da una cittadina dell'est della Francia, vicino al confine con la Germania. Il giovane era stato inserito lo scorso giugno dalle autorità francesi tra le persone considerate radicalizzate e come tali a rischio, una lista che comprende oltre 10mila soggetti.
Il complice di Petitjean era già stato identificato come Adel Kermiche, una figura già nota alle autorità francesi a tal punto che era in libertà vigilata con un braccialetto elettronico. I due attentatori sono stati uccisi nel blitz delle teste di cuoio successivo alla presa di ostaggi.
L'attentato di Rouen è stato rivendicato dall'Isis.
Fonte: The Post Internazionale
martedì 26 luglio 2016
Attacco a chiesa francese, ucciso un ostaggio e i due assalitori
Il prete in ostaggio è stato ammazzato e gli assalitori sono stati uccisi dalla polizia
Due uomini armati di coltelli hanno preso diverse persone in ostaggio in una chiesa di una città della Normandia, nel nord della Francia, secondo quanto ha riferito una fonte della polizia. Gli aggressori sono stati uccisi dalla polizia di Saint-Etienne-du-Rouvray. Uno degli ostaggi, il prete della chiesa, è stato ucciso mentre un altro è rimasto gravemente ferito.
La polizia ha bloccato le strade circostanti. Tra gli ostaggi vi erano il prete della chiesa, due suore e due fedeli.
Il presidente francese Francois Hollande e il ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve si sta recando sul posto.
Le unità anti-terrorismo hanno avviato un'inchiesta sul caso.
Secondo quanto riferisce il presidente Hollande, dietro l'attacco ci sarebbe il sedicente Stato islamico.
Fonte: The Post Internazionale
Il luogo dell'attacco. Credit: Twitter
Due uomini armati di coltelli hanno preso diverse persone in ostaggio in una chiesa di una città della Normandia, nel nord della Francia, secondo quanto ha riferito una fonte della polizia. Gli aggressori sono stati uccisi dalla polizia di Saint-Etienne-du-Rouvray. Uno degli ostaggi, il prete della chiesa, è stato ucciso mentre un altro è rimasto gravemente ferito.
La polizia ha bloccato le strade circostanti. Tra gli ostaggi vi erano il prete della chiesa, due suore e due fedeli.
Il presidente francese Francois Hollande e il ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve si sta recando sul posto.
Le unità anti-terrorismo hanno avviato un'inchiesta sul caso.
Secondo quanto riferisce il presidente Hollande, dietro l'attacco ci sarebbe il sedicente Stato islamico.
Fonte: The Post Internazionale
giovedì 30 giugno 2016
La condanna a Don Inzoli per pedofilia
È il sacerdote noto come "Don Mercedes", ex capo di CL a Cremona e presidente del Banco Alimentare: è stato condannato a 4 anni e 9 mesi di carcere
Don Mauro Inzoli, ex dirigente del movimento cattolico conservatore Comunione e Liberazione e fondatore del Banco Alimentare, è stato condannato a 4 anni e 9 mesi di carcere per pedofilia. Inzoli avrà inoltre il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori. Inzoli è accusato di aver molestato sessualmente cinque ragazzi di età compresa fra i 12 e i 16 anni fra il 2004 e il 2008. Nel giugno 2014 la Congregazione della Dottrina e della Fede, l’organo giudiziario del Vaticano, aveva deciso per lui la “pena medicinale perpetua”, cioè il divieto di predicare e fare messa in pubblico, oltre che di avere a che fare coi minori. Inzoli è stato giudicato con rito abbreviato su richiesta del suo avvocato, che un mese fa si era già accordato con l’accusa per risarcire ciascuno dei ragazzi molestati con 25mila euro a testa.
Inzoli ha 66 anni, è stato definito il “capo” di Comunione e Liberazione a Cremona e dal 1997 al 2012 è stato presidente del Banco Alimentare, una delle più importanti associazioni che si occupa di povertà, considerata una branca di CL. A livello nazionale è conosciuto anche col soprannome di “don Mercedes”, a causa della sua presunta passione per le automobili di lusso. Dal 1997 al 2010 Inzoli è anche stato parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema, oltre che a lungo rettore del liceo linguistico Shakespeare, anch’esso legato a Comunione e Liberazione.
Le molestie sono avvenute proprio durante i suoi anni da rettore e parroco: Franco Bordo, un deputato di Sinistra Italiana che nel 2014 ha presentato l’esposto che ha avviato le indagini su Inzoli, ha detto che negli anni sono stati scoperti più di 20 casi contro Inzoli, 15 dei quali però sono caduti in prescrizione e non sono stati discussi durante il processo. Non è ancora chiaro se Inzoli farà ricorso contro la condanna.
Fonte: Il Post
(ANSA/TONINO DI MARCO)
Don Mauro Inzoli, ex dirigente del movimento cattolico conservatore Comunione e Liberazione e fondatore del Banco Alimentare, è stato condannato a 4 anni e 9 mesi di carcere per pedofilia. Inzoli avrà inoltre il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori. Inzoli è accusato di aver molestato sessualmente cinque ragazzi di età compresa fra i 12 e i 16 anni fra il 2004 e il 2008. Nel giugno 2014 la Congregazione della Dottrina e della Fede, l’organo giudiziario del Vaticano, aveva deciso per lui la “pena medicinale perpetua”, cioè il divieto di predicare e fare messa in pubblico, oltre che di avere a che fare coi minori. Inzoli è stato giudicato con rito abbreviato su richiesta del suo avvocato, che un mese fa si era già accordato con l’accusa per risarcire ciascuno dei ragazzi molestati con 25mila euro a testa.
Inzoli ha 66 anni, è stato definito il “capo” di Comunione e Liberazione a Cremona e dal 1997 al 2012 è stato presidente del Banco Alimentare, una delle più importanti associazioni che si occupa di povertà, considerata una branca di CL. A livello nazionale è conosciuto anche col soprannome di “don Mercedes”, a causa della sua presunta passione per le automobili di lusso. Dal 1997 al 2010 Inzoli è anche stato parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema, oltre che a lungo rettore del liceo linguistico Shakespeare, anch’esso legato a Comunione e Liberazione.
Le molestie sono avvenute proprio durante i suoi anni da rettore e parroco: Franco Bordo, un deputato di Sinistra Italiana che nel 2014 ha presentato l’esposto che ha avviato le indagini su Inzoli, ha detto che negli anni sono stati scoperti più di 20 casi contro Inzoli, 15 dei quali però sono caduti in prescrizione e non sono stati discussi durante il processo. Non è ancora chiaro se Inzoli farà ricorso contro la condanna.
Fonte: Il Post
venerdì 6 maggio 2016
Papa Francesco riceve il premio Carlo Magno per il suo impegno a favore della pace in Europa
Il premio viene assegnato ogni anno dalla città tedesca di Aquisgrana a una personalità che si sia impegnata per la pace e l'integrazione in Europa
C'erano tutti oggi nella sala regia del Palazzo Apostolico del Vaticano, da Schulz a Tusk, passando per Juncker, Angela Merkel, Mario Draghi, il premier italiano Renzi o il re di Spagna Felipe VI, a prendere parte alla cerimonia di assegnazione del premio Carlo Magno a papa Francesco.
Il premio, in tedesco Karlspreis, viene assegnato ogni anno dal 1950 dalla città tedesca di Aquisgrana a personalità che si siano distinte particolarmente a favore dell'integrazione e della pace in Europa.
"Per il suo straordinario impegno a favore della pace, della comprensione e della misericordia in una società europea di valori", si legge nella motivazione di quest'anno a Bergoglio.
Insieme ad un attestato viene consegnato al vincitore annuale anche una medaglia che raffigura l'imperatore Carlo Magno, considerato il primo "padre" di un'Europa unita.
L'anno scorso fu il presidente del parlamento europeo, Martin Schulz, a vincere il premio. L'anno prima toccò a Herman Van Rompuy, l'allora presidente del Consiglio europeo.
Tra gli italiani ad essersi meritati il Carlo Magno ci sono stati nel 2009 Andrea Riccardi e la Comunità di Sant'Egidio, quattro anni prima Carlo Azeglio Ciampi, nel 1979 Emilio Colombo, nel 1964 Antonio Segni e ancora prima, nel 1952, Alcide de Gasperi.
Non è la prima volta che un pontefice si aggiudica il premio, nel 2004 era stato consegnato un premio Carlo Magno straordinario a Giovanni Paolo II.
Fonte: The Post Internazionale
Angela Merkel e papa Francesco prima della consegna del premio Carlo Magno. Credit: Alberto Pizzoli
C'erano tutti oggi nella sala regia del Palazzo Apostolico del Vaticano, da Schulz a Tusk, passando per Juncker, Angela Merkel, Mario Draghi, il premier italiano Renzi o il re di Spagna Felipe VI, a prendere parte alla cerimonia di assegnazione del premio Carlo Magno a papa Francesco.
Il premio, in tedesco Karlspreis, viene assegnato ogni anno dal 1950 dalla città tedesca di Aquisgrana a personalità che si siano distinte particolarmente a favore dell'integrazione e della pace in Europa.
"Per il suo straordinario impegno a favore della pace, della comprensione e della misericordia in una società europea di valori", si legge nella motivazione di quest'anno a Bergoglio.
Insieme ad un attestato viene consegnato al vincitore annuale anche una medaglia che raffigura l'imperatore Carlo Magno, considerato il primo "padre" di un'Europa unita.
L'anno scorso fu il presidente del parlamento europeo, Martin Schulz, a vincere il premio. L'anno prima toccò a Herman Van Rompuy, l'allora presidente del Consiglio europeo.
Tra gli italiani ad essersi meritati il Carlo Magno ci sono stati nel 2009 Andrea Riccardi e la Comunità di Sant'Egidio, quattro anni prima Carlo Azeglio Ciampi, nel 1979 Emilio Colombo, nel 1964 Antonio Segni e ancora prima, nel 1952, Alcide de Gasperi.
Non è la prima volta che un pontefice si aggiudica il premio, nel 2004 era stato consegnato un premio Carlo Magno straordinario a Giovanni Paolo II.
Fonte: The Post Internazionale
sabato 16 aprile 2016
Il Papa è a Lesbo, per i migranti
Ha incontrato Tsipras e ha visitato un campo nell'isola greca dove nell'ultimo anno centinaia di migliaia di migranti sono arrivati dalle coste della Turchia
Papa Francesco è arrivato questa mattina nell’isola greca di Lesbo per una visita che ha lo scopo di mostrare solidarietà nei confronti delle centinaia di migliaia di migranti che hanno intrapreso il viaggio per cercare di arrivare in Europa. Sull’isola, il Papa ha incontrato il primo ministro greco Alexis Tsipras e il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, capo spirituale della chiesa Ortodossa. Insieme hanno visitato il campo profughi di Moira, che ospita circa tremila richiedenti asilo. «Non siete soli», ha detto il Papa rivolgendosi ai migranti. Il Vaticano ha confermato che torneranno in Italia con il Papa dodici migranti, tutti musulmani, appartenenti a tre famiglie e sei dei quali bambini. I dodici migranti saranno mantenuti a spese del Vaticano, e la comunità di Sant’Egidio si occuperà di trovare loro una sistemazione.
Durante il volo da Roma, il Papa ha definito la crisi dei rifugiati degli ultimi anni «la catastrofe umanitaria più grande dopo la Seconda Guerra mondiale». Poco prima di partire, il Papa aveva scritto su Twitter un messaggio di solidarietà nei confronti delle persone in fuga dalla guerra.
Lesbo è stata il principale punto d’ingresso in Europa per i migranti che sono partiti dalle coste della Turchia nel corso del 2015. Soltanto nei primi mesi del 2016 circa 100 mila persone sono passate da Lesbo, dirette in Grecia. Gran parte delle persone che sono arrivata a Lesbo sono cittadini siriani e afghani, spesso in fuga dalla guerra o dalle persecuzioni.
Negli ultimi giorni c’è stata una piccola questione intorno a una visita del candidato democratico per la presidenza degli Stati Uniti Bernie Sanders in Vaticano. Ad invitarlo è stato il vescovo argentino Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, perché, ha detto, Sanders è l’unico candidato alle primarie americane che mostri un interessamento agli insegnamenti di Papa Francesco. L’invito aveva provocato qualche discussione negli Stati Uniti, quando inizialmente si era capito erroneamente che a invitare Sanders fosse stato il Papa stesso. Venerdì sera sembrava che Papa Francesco avesse preferito non incontrare Sanders, che però sabato mattina ha detto ad Associated Press che un breve incontro è effettivamente avvenuto. Sanders ha detto che è stato «un vero onore», e che ha detto al Papa di apprezzare i suoi appelli a una maggiore moralità e giustizia del sistema economica globale. Sanders si definisce “socialista”, e ha spesso espresso posizioni molto nette contro le diseguaglianze economiche del mondo.
Fonte: Il Post
Papa Francesco e il Patriarca di Costantinopoli gettano delle corone di fiori in mare in memoria dei migranti morti nel tentativo di raggiungere l'isola di Lesbo. dox Patriarch Barthol(LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)
Papa Francesco è arrivato questa mattina nell’isola greca di Lesbo per una visita che ha lo scopo di mostrare solidarietà nei confronti delle centinaia di migliaia di migranti che hanno intrapreso il viaggio per cercare di arrivare in Europa. Sull’isola, il Papa ha incontrato il primo ministro greco Alexis Tsipras e il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, capo spirituale della chiesa Ortodossa. Insieme hanno visitato il campo profughi di Moira, che ospita circa tremila richiedenti asilo. «Non siete soli», ha detto il Papa rivolgendosi ai migranti. Il Vaticano ha confermato che torneranno in Italia con il Papa dodici migranti, tutti musulmani, appartenenti a tre famiglie e sei dei quali bambini. I dodici migranti saranno mantenuti a spese del Vaticano, e la comunità di Sant’Egidio si occuperà di trovare loro una sistemazione.
Il Papa e il Patriarca #PapaALesbo pic.twitter.com/wUWzE5i8zi— Antonio Spadaro SJ (@antoniospadaro) 16 aprile 2016
Il dialogo #PapaALesbo pic.twitter.com/NBnyxK2Wlb— Antonio Spadaro SJ (@antoniospadaro) 16 aprile 2016
Durante il volo da Roma, il Papa ha definito la crisi dei rifugiati degli ultimi anni «la catastrofe umanitaria più grande dopo la Seconda Guerra mondiale». Poco prima di partire, il Papa aveva scritto su Twitter un messaggio di solidarietà nei confronti delle persone in fuga dalla guerra.
I profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie, e come tali vanno trattati.— Papa Francesco (@Pontifex_it) 16 aprile 2016
Lesbo è stata il principale punto d’ingresso in Europa per i migranti che sono partiti dalle coste della Turchia nel corso del 2015. Soltanto nei primi mesi del 2016 circa 100 mila persone sono passate da Lesbo, dirette in Grecia. Gran parte delle persone che sono arrivata a Lesbo sono cittadini siriani e afghani, spesso in fuga dalla guerra o dalle persecuzioni.
Negli ultimi giorni c’è stata una piccola questione intorno a una visita del candidato democratico per la presidenza degli Stati Uniti Bernie Sanders in Vaticano. Ad invitarlo è stato il vescovo argentino Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, perché, ha detto, Sanders è l’unico candidato alle primarie americane che mostri un interessamento agli insegnamenti di Papa Francesco. L’invito aveva provocato qualche discussione negli Stati Uniti, quando inizialmente si era capito erroneamente che a invitare Sanders fosse stato il Papa stesso. Venerdì sera sembrava che Papa Francesco avesse preferito non incontrare Sanders, che però sabato mattina ha detto ad Associated Press che un breve incontro è effettivamente avvenuto. Sanders ha detto che è stato «un vero onore», e che ha detto al Papa di apprezzare i suoi appelli a una maggiore moralità e giustizia del sistema economica globale. Sanders si definisce “socialista”, e ha spesso espresso posizioni molto nette contro le diseguaglianze economiche del mondo.
Fonte: Il Post
giovedì 7 aprile 2016
Papa Francesco andrà in Grecia in un viaggio a sostegno dei migranti
Il Vaticano ha annunciato che il pontefice si recherà in viaggio sull'isola greca di Lesbo il prossimo 16 aprile
Papa Francesco si recherà in viaggio sull'isola greca di Lesbo il prossimo 16 aprile. Lo ha annunciato il portavoce della Santa sede, padre Federico Lombardi.
Sarà un viaggio a sostegno dei profughi, per richiamare l'attenzione sulla crisi dei migranti in Europa. Papa Francesco è stato invitato in Grecia dal patriarca ecumenico Bartolomeo I. Insieme alle due autorità religiose ci sarà anche l'arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Hierominus II.
Centinaia di migliaia di profughi, molti in fuga dalla guerra in Siria, si sono riversati sulle isole greche del mar Egeo nel corso del 2015. All’inizio di questa settimana, nell'ambito di un piano controverso con Ankara, l'Unione europea ha iniziato il trasferimento dei migranti in Turchia.
Il papa ha più volte parlato a sostegno dei rifugiati, esortando le chiese cattoliche in Europa ad accogliere le famiglie migranti. Il suo primo viaggio dopo essere diventato pontefice nel 2013 è stato a Lampedusa che, come Lesbo, ha accolto centinaia di migliaia di migranti.
Fonte: The Post Internazionale
Papa Francesco durante la lavanda dei piedi del 24 marzo 2016 presso il Cara di Castelnuovo di Porto. Credit: Reuters
Papa Francesco si recherà in viaggio sull'isola greca di Lesbo il prossimo 16 aprile. Lo ha annunciato il portavoce della Santa sede, padre Federico Lombardi.
Sarà un viaggio a sostegno dei profughi, per richiamare l'attenzione sulla crisi dei migranti in Europa. Papa Francesco è stato invitato in Grecia dal patriarca ecumenico Bartolomeo I. Insieme alle due autorità religiose ci sarà anche l'arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Hierominus II.
Centinaia di migliaia di profughi, molti in fuga dalla guerra in Siria, si sono riversati sulle isole greche del mar Egeo nel corso del 2015. All’inizio di questa settimana, nell'ambito di un piano controverso con Ankara, l'Unione europea ha iniziato il trasferimento dei migranti in Turchia.
Il papa ha più volte parlato a sostegno dei rifugiati, esortando le chiese cattoliche in Europa ad accogliere le famiglie migranti. Il suo primo viaggio dopo essere diventato pontefice nel 2013 è stato a Lampedusa che, come Lesbo, ha accolto centinaia di migliaia di migranti.
Fonte: The Post Internazionale
lunedì 4 aprile 2016
La legge contro le moschee in Lombardia
Nonostante una sentenza della Corte Costituzionale, una legge regionale continuerà a impedire la costruzione di nuovi luoghi di culto, almeno nel breve termine
Nonostante una sentenza della Corte Costituzionale abbia dichiarato in parte incostituzionale una legge della giunta lombarda che voleva regolare in maniera stringente la costruzione di nuovi luoghi di culto, in Lombardia continuerà a essere molto difficile costruire nuove moschee. In particolare, il piano del comune di Milano per costruire tre nuovi luoghi di culto in città – due moschee e una chiesa evangelica – dovrà attendere come minimo un periodo di 12-18 mesi per via di una nuova e complicata procedura burocratica introdotta dalla giunta regionale.
La sentenza risale allo scorso febbraio, quando la Corte dichiarò incostituzionale la legge regionale numero 2 del 3 febbraio 2015 che stabiliva nuove regole per la costruzione di luoghi di culto. Secondo i suoi stessi promotori, la legge aveva l’obiettivo di bloccare la costruzione di nuove moschee e in particolare di fermare il piano del comune di Milano di costruirne due nel capoluogo lombardo. Il presidente della giunta regionale lombarda, Roberto Maroni, commentò con molta durezza la decisione della Corte Costituzionale.
Un mese dopo la Corte ha però pubblicato le motivazioni della sentenza, oltre che alcune ulteriori specificazioni che ribaltano completamente il significato della bocciatura. In sostanza, non tutta la legge è stata bocciata e restano ancora in vigore diversi articoli. Maroni, inoltre, ha promesso che farà riapprovare in forma diversa anche gli articoli che erano stati bocciati. Come ha ammesso lo stesso assessore alle Politiche sociali del comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, costruire moschee in Lombardia rimane estremamente difficile e addirittura impossibile nel breve termine. Era stato il governo a fare ricorso presso la Corte Costituzionale contro la legge voluta da Maroni.
La Corte Costituzionale ha definito incostituzionali soltanto alcune parti della legge, lasciandone inalterato il resto. Maroni ha detto: «abbiamo battuto il governo 6 a 2», riferendosi al numero di eccezioni di incostituzionalità accolte dalla Corte: due appunto, sul totale delle otto sollevate dal governo. In particolare la Corte ha eliminato tutte quelle parti della legge che avrebbero determinato una discriminazione di trattamento ricevuto dai diversi gruppi religiosi. Ad esempio ha eliminato la norma che consentiva solo ai gruppi religiosi con adeguata rappresentanza sul territorio di poter richiedere la costruzione di luoghi di culto. È stata eliminata anche la parte della legge in cui veniva istituita una commissione nominata dalla giunta regionale che avrebbe dovuto decidere se concedere o meno il permesso di costruzione. La Corte ha anche bocciato la parte della legge che imponeva la costruzione di impianti di videosorveglianza per tenere sotto controllo tutti i nuovi luoghi di culto.
Le parti che sono rimaste in vigore, però, renderanno molto difficile costruire nuovi luoghi di culto in Lombardia. L’ostacolo principale sembra essere il comma 1 dell’articolo 72 che impone che i comuni interessati a costruire nuovi luoghi di culto approvino prima un “piano per le attrezzature religiose”, cioè un tipo di piano urbanistico. Far approvare un piano di questo tipo è un procedimento molto lungo e complesso, che richiede parecchi passaggi burocratici. L’assessorato all’Urbanistica del comune di Milano ha detto al Post che la procedura potrà richiedere tra i 12 e i 18 mesi.
Un’altra parte della legge potrebbe causare ulteriori ritardi. Al comma 7 dell’articolo 72 si specifica che i nuovi luoghi di culto dovranno sorgere a una distanza “adeguata” dai luoghi di culto di altre confessioni. La distanza minima, specifica la legge, sarà fissata con una delibera della regione Lombardia. Questa delibera non è stata ancora emanata e fino a che non lo sarà sarà impossibile procedere con i piani necessari per costruire i nuovi luoghi di culto.
Fonte: Il Post
Nonostante una sentenza della Corte Costituzionale abbia dichiarato in parte incostituzionale una legge della giunta lombarda che voleva regolare in maniera stringente la costruzione di nuovi luoghi di culto, in Lombardia continuerà a essere molto difficile costruire nuove moschee. In particolare, il piano del comune di Milano per costruire tre nuovi luoghi di culto in città – due moschee e una chiesa evangelica – dovrà attendere come minimo un periodo di 12-18 mesi per via di una nuova e complicata procedura burocratica introdotta dalla giunta regionale.
La sentenza risale allo scorso febbraio, quando la Corte dichiarò incostituzionale la legge regionale numero 2 del 3 febbraio 2015 che stabiliva nuove regole per la costruzione di luoghi di culto. Secondo i suoi stessi promotori, la legge aveva l’obiettivo di bloccare la costruzione di nuove moschee e in particolare di fermare il piano del comune di Milano di costruirne due nel capoluogo lombardo. Il presidente della giunta regionale lombarda, Roberto Maroni, commentò con molta durezza la decisione della Corte Costituzionale.
La Consulta ha bocciato la nostra legge che regolamentava la costruzione di nuove moschee. La sinistra esulta: Allah Akbar— Roberto Maroni (@RobertoMaroni_) 24 febbraio 2016
Un mese dopo la Corte ha però pubblicato le motivazioni della sentenza, oltre che alcune ulteriori specificazioni che ribaltano completamente il significato della bocciatura. In sostanza, non tutta la legge è stata bocciata e restano ancora in vigore diversi articoli. Maroni, inoltre, ha promesso che farà riapprovare in forma diversa anche gli articoli che erano stati bocciati. Come ha ammesso lo stesso assessore alle Politiche sociali del comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, costruire moschee in Lombardia rimane estremamente difficile e addirittura impossibile nel breve termine. Era stato il governo a fare ricorso presso la Corte Costituzionale contro la legge voluta da Maroni.
La Corte Costituzionale ha definito incostituzionali soltanto alcune parti della legge, lasciandone inalterato il resto. Maroni ha detto: «abbiamo battuto il governo 6 a 2», riferendosi al numero di eccezioni di incostituzionalità accolte dalla Corte: due appunto, sul totale delle otto sollevate dal governo. In particolare la Corte ha eliminato tutte quelle parti della legge che avrebbero determinato una discriminazione di trattamento ricevuto dai diversi gruppi religiosi. Ad esempio ha eliminato la norma che consentiva solo ai gruppi religiosi con adeguata rappresentanza sul territorio di poter richiedere la costruzione di luoghi di culto. È stata eliminata anche la parte della legge in cui veniva istituita una commissione nominata dalla giunta regionale che avrebbe dovuto decidere se concedere o meno il permesso di costruzione. La Corte ha anche bocciato la parte della legge che imponeva la costruzione di impianti di videosorveglianza per tenere sotto controllo tutti i nuovi luoghi di culto.
Le parti che sono rimaste in vigore, però, renderanno molto difficile costruire nuovi luoghi di culto in Lombardia. L’ostacolo principale sembra essere il comma 1 dell’articolo 72 che impone che i comuni interessati a costruire nuovi luoghi di culto approvino prima un “piano per le attrezzature religiose”, cioè un tipo di piano urbanistico. Far approvare un piano di questo tipo è un procedimento molto lungo e complesso, che richiede parecchi passaggi burocratici. L’assessorato all’Urbanistica del comune di Milano ha detto al Post che la procedura potrà richiedere tra i 12 e i 18 mesi.
Un’altra parte della legge potrebbe causare ulteriori ritardi. Al comma 7 dell’articolo 72 si specifica che i nuovi luoghi di culto dovranno sorgere a una distanza “adeguata” dai luoghi di culto di altre confessioni. La distanza minima, specifica la legge, sarà fissata con una delibera della regione Lombardia. Questa delibera non è stata ancora emanata e fino a che non lo sarà sarà impossibile procedere con i piani necessari per costruire i nuovi luoghi di culto.
Fonte: Il Post
venerdì 1 aprile 2016
L’inchiesta sulla casa di Bertone
Sono indagati due amministratori della Fondazione Bambin Gesù, accusata di aver pagato dei lavori con soldi destinati a un ospedale pediatricoBertone nel 2013
Il 31 marzo il Vaticano ha aperto un’inchiesta che riguarda i lavori di ristrutturazione casa del cardinale Tarcisio Bertone a Roma, ipotizzando reati di peculato, appropriazione e uso illecito di denaro. L’inchiesta riguarda il sospetto che i lavori di ristrutturazione della casa di Bertone siano stati pagati con i soldi della Fondazione Bambin Gesù, cosa che era già stata anticipata lo scorso novembre da due libri e di cui si era a suo tempo molto discusso. Il caso, sui giornali, era stato chiamato Vatileaks 2. Gli indagati al momento sono due: Giuseppe Profiti e Massimo Spina; Bertone non è per ora indagato.
La casa di Bertone, che è spesso definita “attico” ma sono in realtà due appartamenti uniti tra loro, si trova all’ultimo piano di Palazzo San Carlo in Vaticano, vicino alla casa Santa Marta, dove vive papa Francesco. La vicenda delle ristrutturazioni era stata raccontata per la prima volta a novembre da due libri, Avarizia del giornalista Emiliano Fittipaldi e Via Crucis di Gianluigi Nuzzi. Fittipaldi aveva ricostruito la vicenda della sua ristrutturazione, scrivendo che era costata circa 200.000 euro e che era stata pagata dalla Fondazione Bambin Gesù, che raccoglie fondi per l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di proprietà della Santa Sede. Profiti è l’ex presidente della Fondazione Bambin Gesù, mentre Spina è l’ex tesoriere della fondazione. Sia Profiti che Spina, che sono per ora gli unici indagati, sono considerati dal Vaticano dei “pubblici ufficiali vaticani”.
Alcuni dettagli in più sulla faccenda della ristrutturazione sono contenuti in un nuovo articolo-inchiesta scritto da Fittipaldi sulla casa di Bertone (quello online è un estratto dell’inchiesta; per leggerla tutta è necessario registrarsi alla versione a pagamento). Nell’articolo di Fittipaldi ci sono anche le lettere che Bertone e Profiti si sono scritti a proposito dei lavori di ristrutturazione: la prima è del 7 novembre 2013. I lavori di ristrutturazione, spiega Fittipaldi, sono costati 422mila euro e sono stati fatturati nel 2014. Fittipaldi spiega che non sono però stati fatturati dalla “società italiana che ha materialmente effettuato il restauro (La Castelli Re, fallita a luglio del 2015), ma a una holding britannica con sede a Londra, la LG Concractor Ltd”. Fittipaldi scrive anche che la LG Contractor Ltd è una holding “controllata da Gianantonio Bandera, titolare della Castelli Re e amico personale di Bertone”.
A novembre, quando Fittipaldi iniziò a occuparsi della questione, Bertone aveva detto di essere stato lui a pagare la ristrutturazione, usando i suoi risparmi. Fittipaldi sostiene che almeno sette fatture per quella ristrutturazione siano state invece pagate tramite conti controllata dalla Fondazione Bambin Gesù e che le lettere pubblicate dall’Espresso provano che Bertone è “sempre stato a conoscenza che i soldi del restauro del suo appartamento venivano (anche?) dall’ente di beneficenza dell’ospedale vaticano”. Secondo Fittipaldi, Profiti avrebbe accettato di pagare i lavori di ristrutturazione della casa di Bertone in cambio della possibilità di usare la casa per “incontri istituzionali”.
Nel documento sull’apertura dell’inchiesta in cui Profiti e Spina sono indagati, il nome di Bertone non compare mai e si parla della “ristrutturazione edilizia di un immobile di terzi sito all’interno della Città del Vaticano”. Fittipaldi spiega comunque che “se Bertone fosse incriminato non sarebbe comunque giudicato dal tribunale ordinario che sta indagando su Profiti e il tesoriere [Spina], ma dalla Corte di Cassazione della Città del Vaticano”. In base alla giurisdizione vaticana la Corte di Cassazione del Vaticano è l’unico organo che può aprire un’indagine riguardante un cardinale. Fittipaldi spiega che se dovesse succedere “sarebbe il primo caso nella storia”.
Chi è il cardinal Bertone?
Bertone ha 81 anni ed è arcivescovo e cardinale. È diventato prete nel 1960 e dal 1967 ha insegnato teologia morale all’ateneo salesiano di Roma, che dal 1973 è diventato l’Università Pontificia Salesiana. Insegnò per molti anni nell’università e nel 1989 ne divenne rettore magnifico. Nel 2006 papa Benedetto XVI nominò Bertone Segretario di Stato del Vaticano: una sorta di primo ministro del Vaticano. Bertone ha mantenuto l’incarico fino all’ottobre 2015, lavorando quindi alcuni mesi anche durante il papato di papa Francesco. Per alcuni anni Bertone è stato anche Camerlengo, il cardinale che ha il principale compito di presiedere la sede vacante del Vaticano.
La versione di Bertone
A novembre Bertone spiegò in un’intervista al Corriere della Sera la sua versione dei fatti: l’appartamento gli era stato assegnato in accordo con papa Francesco e con il Governatorato del Vaticano, l’organo di governo della Santa Sede: come gli altri appartamenti assegnati ai cardinali, anche quello di Bertone è di proprietà del Governatorato e avrebbe dovuto essere ristrutturato a spese del Governatorato. Nell’anno in cui è stato assegnato l’appartamento a Bertone, non era stata però messa a bilancio alcuna somma per la ristrutturazione: “Avrei dovuto sostenere io le spese. (…) Mentre avanzavano i lavori e alla Ragioneria arrivavano le fatture da pagare, fui invitato dal Governatorato a saldare”. Il Vaticano ha spiegato, parlando della casa al centro dell’inchiesta, che “non si tratta comunque di un alloggio di proprietà e dopo Bertone tornerà a disposizione del Governatorato”.
Bertone – che si definì una “vittima” della vicenda – spiegò che “come risulta da una precisa documentazione” lui versò al Governatorato la somma prelevandola dal suo conto e pagando la ristrutturazione con i propri «risparmi». Sul coinvolgimento della Fondazione Bambin Gesù, Bertone disse di aver saputo solo dopo che erano state presentate fatture anche alla Fondazione: “Io non ho visto nulla. Ed escludo in modo assoluto di aver mai dato indicazioni o autorizzato la Fondazione ad alcun pagamento”. Bertone concluse l’intervista dicendo di aver “dato istruzioni” al suo avvocato “di svolgere indagini per verificare cosa sia realmente accaduto”.
Bertone spiegò anche che il suo contributo era “una donazione volontaria resa possibile grazie ai miei [di Bertone] risparmi e alla beneficenza ricevuta per finalità caritative”. Bertone disse anche che avrebbe aiutato “un progetto di ricerca per malattie rare che riguarda 50 bambini”. Sulle dimensioni della casa di Bertone circolano diverse cifre: 700 metri quadri, 500, 350. Bertone dice che è di 296 metri quadrati e che il terrazzo è condominiale.
La Repubblica ha spiegato la tesi di Michele Gentiloni Silveri, l’avvocato di Bertone. Secondo Silveri le lettere pubblicate dall’Espresso confermano la versione di Bertone e che “il cardinale Bertone, non avendo ricevuto sussidio da parte di terzi, ha pagato personalmente l’importo richiesto dal Governatorato in relazione ai lavori effettuati nell’appartamento a lui assegnato e di proprietà di quest’ultimo”.
Sulla questione dei pagamenti Fittipaldi scrive anche che potrebbe esserci una seconda possibilità, ovvero che i lavori siano stati pagati due volte, sia da Bertone che dalla Fondazione.
Dal momento che finora è certo che la Fondazione ha girato al costruttore Bandera [ex titolare della Castelli Re] 422mila euro per gli stessi lavori, delle due l’una: o Bertone mente di nuovo – ed è coperto dagli uffici del Governatorato – e in realtà non ha mai versato un euro, oppure il costruttore ha ottenuto per la medesima ristrutturazione non solo i denari della Fondazione, ma anche i 300 mila euro di Bertone fatturati dagli uffici della Santa Sede.
Fonte: Il Post
(GABRIEL BOUYS,GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)
Il 31 marzo il Vaticano ha aperto un’inchiesta che riguarda i lavori di ristrutturazione casa del cardinale Tarcisio Bertone a Roma, ipotizzando reati di peculato, appropriazione e uso illecito di denaro. L’inchiesta riguarda il sospetto che i lavori di ristrutturazione della casa di Bertone siano stati pagati con i soldi della Fondazione Bambin Gesù, cosa che era già stata anticipata lo scorso novembre da due libri e di cui si era a suo tempo molto discusso. Il caso, sui giornali, era stato chiamato Vatileaks 2. Gli indagati al momento sono due: Giuseppe Profiti e Massimo Spina; Bertone non è per ora indagato.
La casa di Bertone, che è spesso definita “attico” ma sono in realtà due appartamenti uniti tra loro, si trova all’ultimo piano di Palazzo San Carlo in Vaticano, vicino alla casa Santa Marta, dove vive papa Francesco. La vicenda delle ristrutturazioni era stata raccontata per la prima volta a novembre da due libri, Avarizia del giornalista Emiliano Fittipaldi e Via Crucis di Gianluigi Nuzzi. Fittipaldi aveva ricostruito la vicenda della sua ristrutturazione, scrivendo che era costata circa 200.000 euro e che era stata pagata dalla Fondazione Bambin Gesù, che raccoglie fondi per l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di proprietà della Santa Sede. Profiti è l’ex presidente della Fondazione Bambin Gesù, mentre Spina è l’ex tesoriere della fondazione. Sia Profiti che Spina, che sono per ora gli unici indagati, sono considerati dal Vaticano dei “pubblici ufficiali vaticani”.
Alcuni dettagli in più sulla faccenda della ristrutturazione sono contenuti in un nuovo articolo-inchiesta scritto da Fittipaldi sulla casa di Bertone (quello online è un estratto dell’inchiesta; per leggerla tutta è necessario registrarsi alla versione a pagamento). Nell’articolo di Fittipaldi ci sono anche le lettere che Bertone e Profiti si sono scritti a proposito dei lavori di ristrutturazione: la prima è del 7 novembre 2013. I lavori di ristrutturazione, spiega Fittipaldi, sono costati 422mila euro e sono stati fatturati nel 2014. Fittipaldi spiega che non sono però stati fatturati dalla “società italiana che ha materialmente effettuato il restauro (La Castelli Re, fallita a luglio del 2015), ma a una holding britannica con sede a Londra, la LG Concractor Ltd”. Fittipaldi scrive anche che la LG Contractor Ltd è una holding “controllata da Gianantonio Bandera, titolare della Castelli Re e amico personale di Bertone”.
A novembre, quando Fittipaldi iniziò a occuparsi della questione, Bertone aveva detto di essere stato lui a pagare la ristrutturazione, usando i suoi risparmi. Fittipaldi sostiene che almeno sette fatture per quella ristrutturazione siano state invece pagate tramite conti controllata dalla Fondazione Bambin Gesù e che le lettere pubblicate dall’Espresso provano che Bertone è “sempre stato a conoscenza che i soldi del restauro del suo appartamento venivano (anche?) dall’ente di beneficenza dell’ospedale vaticano”. Secondo Fittipaldi, Profiti avrebbe accettato di pagare i lavori di ristrutturazione della casa di Bertone in cambio della possibilità di usare la casa per “incontri istituzionali”.
Nel documento sull’apertura dell’inchiesta in cui Profiti e Spina sono indagati, il nome di Bertone non compare mai e si parla della “ristrutturazione edilizia di un immobile di terzi sito all’interno della Città del Vaticano”. Fittipaldi spiega comunque che “se Bertone fosse incriminato non sarebbe comunque giudicato dal tribunale ordinario che sta indagando su Profiti e il tesoriere [Spina], ma dalla Corte di Cassazione della Città del Vaticano”. In base alla giurisdizione vaticana la Corte di Cassazione del Vaticano è l’unico organo che può aprire un’indagine riguardante un cardinale. Fittipaldi spiega che se dovesse succedere “sarebbe il primo caso nella storia”.
Chi è il cardinal Bertone?
Bertone ha 81 anni ed è arcivescovo e cardinale. È diventato prete nel 1960 e dal 1967 ha insegnato teologia morale all’ateneo salesiano di Roma, che dal 1973 è diventato l’Università Pontificia Salesiana. Insegnò per molti anni nell’università e nel 1989 ne divenne rettore magnifico. Nel 2006 papa Benedetto XVI nominò Bertone Segretario di Stato del Vaticano: una sorta di primo ministro del Vaticano. Bertone ha mantenuto l’incarico fino all’ottobre 2015, lavorando quindi alcuni mesi anche durante il papato di papa Francesco. Per alcuni anni Bertone è stato anche Camerlengo, il cardinale che ha il principale compito di presiedere la sede vacante del Vaticano.
La versione di Bertone
A novembre Bertone spiegò in un’intervista al Corriere della Sera la sua versione dei fatti: l’appartamento gli era stato assegnato in accordo con papa Francesco e con il Governatorato del Vaticano, l’organo di governo della Santa Sede: come gli altri appartamenti assegnati ai cardinali, anche quello di Bertone è di proprietà del Governatorato e avrebbe dovuto essere ristrutturato a spese del Governatorato. Nell’anno in cui è stato assegnato l’appartamento a Bertone, non era stata però messa a bilancio alcuna somma per la ristrutturazione: “Avrei dovuto sostenere io le spese. (…) Mentre avanzavano i lavori e alla Ragioneria arrivavano le fatture da pagare, fui invitato dal Governatorato a saldare”. Il Vaticano ha spiegato, parlando della casa al centro dell’inchiesta, che “non si tratta comunque di un alloggio di proprietà e dopo Bertone tornerà a disposizione del Governatorato”.
Bertone – che si definì una “vittima” della vicenda – spiegò che “come risulta da una precisa documentazione” lui versò al Governatorato la somma prelevandola dal suo conto e pagando la ristrutturazione con i propri «risparmi». Sul coinvolgimento della Fondazione Bambin Gesù, Bertone disse di aver saputo solo dopo che erano state presentate fatture anche alla Fondazione: “Io non ho visto nulla. Ed escludo in modo assoluto di aver mai dato indicazioni o autorizzato la Fondazione ad alcun pagamento”. Bertone concluse l’intervista dicendo di aver “dato istruzioni” al suo avvocato “di svolgere indagini per verificare cosa sia realmente accaduto”.
Bertone spiegò anche che il suo contributo era “una donazione volontaria resa possibile grazie ai miei [di Bertone] risparmi e alla beneficenza ricevuta per finalità caritative”. Bertone disse anche che avrebbe aiutato “un progetto di ricerca per malattie rare che riguarda 50 bambini”. Sulle dimensioni della casa di Bertone circolano diverse cifre: 700 metri quadri, 500, 350. Bertone dice che è di 296 metri quadrati e che il terrazzo è condominiale.
La Repubblica ha spiegato la tesi di Michele Gentiloni Silveri, l’avvocato di Bertone. Secondo Silveri le lettere pubblicate dall’Espresso confermano la versione di Bertone e che “il cardinale Bertone, non avendo ricevuto sussidio da parte di terzi, ha pagato personalmente l’importo richiesto dal Governatorato in relazione ai lavori effettuati nell’appartamento a lui assegnato e di proprietà di quest’ultimo”.
Sulla questione dei pagamenti Fittipaldi scrive anche che potrebbe esserci una seconda possibilità, ovvero che i lavori siano stati pagati due volte, sia da Bertone che dalla Fondazione.
Dal momento che finora è certo che la Fondazione ha girato al costruttore Bandera [ex titolare della Castelli Re] 422mila euro per gli stessi lavori, delle due l’una: o Bertone mente di nuovo – ed è coperto dagli uffici del Governatorato – e in realtà non ha mai versato un euro, oppure il costruttore ha ottenuto per la medesima ristrutturazione non solo i denari della Fondazione, ma anche i 300 mila euro di Bertone fatturati dagli uffici della Santa Sede.
Fonte: Il Post
sabato 19 marzo 2016
In ricordo di don Peppe Diana
Sono trascorsi 22 anni dall'uccisione di don Peppe Diana, il parroco assassinato per mano della camorra. Era il 19 marzo del 1994. Don Peppe aveva deciso di rimanere a Casal di Principe, dove portava avanti una lotta ai clan fatta di emancipazione culturale e risveglio delle coscienze. Gli spararono in faccia. Fu la camorra a ucciderlo. Sognava una Casal di Principe non più in ginocchio davanti alla camorra, in un posto dove anche certi sogni sono proibiti.
'Per amore del mio popolo non tacerò' (don Peppe Diana)
sabato 13 febbraio 2016
Il Papa e il Patriarca
Il capo della Chiesa cattolica e quello della Chiesa ortodossa russa si sono incontrati a L'Avana, e un incontro del genere non avveniva da mille anni
Venerdì pomeriggio, poco dopo le 20 ora italiana, Papa Francesco e il Patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, si sono incontrati all’aeroporto di L’Avana, la capitale di Cuba. È stato il primo incontro tra un Papa e un Patriarca della Chiesa ortodossa russa da quando quasi mille anni fa le due chiese si divisero. L’incontro è durato circa due ore: alla fine Papa Francesco e il Patriarca Kirill hanno diffuso un comunicato congiunto in cui hanno espresso la speranza di riunire le due chiese e hanno chiesto ai leader del mondo di proteggere i cristiani dalle persecuzioni.
Kirill è stato il primo ad arrivare a L’Avana e ha salutato Francesco, arrivato poco dopo, dicendo: «Sono felice di darti il benvenuto, caro fratello». Francesco ha risposto: «Fratello, fratello: finalmente!». I due si sono poi abbracciati e baciati. Dopo l’incontro, Francesco è partito per Città del Messico, mentre Kirill ha raggiunto il Brasile, da dove proseguirà verso il Paraguay la sua visita in Sud America.
Lo scisma, cioè la separazione tra le due chiese, avvenne ufficialmente nel 1054, anche se i riti e le tradizioni delle due chiese avevano già cominciato a divergere secoli prima. La ragione principale per cui lo scisma venne “formalizzato” fu un conflitto politico, in cui gli occidentali spingevano perché venisse riconosciuto il “primato” del vescovo di Roma, cioè del Papa, su tutti i cristiani, mentre gli ortodossi rifiutavano questo principio. Secondo gli esperti di questioni religiose, difficilmente l’incontro porterà a un riavvicinamento tra le due chiese, almeno nel breve termine. Una delle questioni ancora irrisolte è quella della Chiesa greco-cattolica ucraina, una chiesa che pratica le liturgie orientali ma che risponde alla chiesa di Roma. Gli ortodossi russi, scrive il corrispondente di BBC, risentono di questa influenza in un territorio che considerano tradizionalmente di loro competenza.
Fonte: Il Post
Venerdì pomeriggio, poco dopo le 20 ora italiana, Papa Francesco e il Patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, si sono incontrati all’aeroporto di L’Avana, la capitale di Cuba. È stato il primo incontro tra un Papa e un Patriarca della Chiesa ortodossa russa da quando quasi mille anni fa le due chiese si divisero. L’incontro è durato circa due ore: alla fine Papa Francesco e il Patriarca Kirill hanno diffuso un comunicato congiunto in cui hanno espresso la speranza di riunire le due chiese e hanno chiesto ai leader del mondo di proteggere i cristiani dalle persecuzioni.
Kirill è stato il primo ad arrivare a L’Avana e ha salutato Francesco, arrivato poco dopo, dicendo: «Sono felice di darti il benvenuto, caro fratello». Francesco ha risposto: «Fratello, fratello: finalmente!». I due si sono poi abbracciati e baciati. Dopo l’incontro, Francesco è partito per Città del Messico, mentre Kirill ha raggiunto il Brasile, da dove proseguirà verso il Paraguay la sua visita in Sud America.
Lo scisma, cioè la separazione tra le due chiese, avvenne ufficialmente nel 1054, anche se i riti e le tradizioni delle due chiese avevano già cominciato a divergere secoli prima. La ragione principale per cui lo scisma venne “formalizzato” fu un conflitto politico, in cui gli occidentali spingevano perché venisse riconosciuto il “primato” del vescovo di Roma, cioè del Papa, su tutti i cristiani, mentre gli ortodossi rifiutavano questo principio. Secondo gli esperti di questioni religiose, difficilmente l’incontro porterà a un riavvicinamento tra le due chiese, almeno nel breve termine. Una delle questioni ancora irrisolte è quella della Chiesa greco-cattolica ucraina, una chiesa che pratica le liturgie orientali ma che risponde alla chiesa di Roma. Gli ortodossi russi, scrive il corrispondente di BBC, risentono di questa influenza in un territorio che considerano tradizionalmente di loro competenza.
Fonte: Il Post
giovedì 4 febbraio 2016
Padre Pio a Roma come i Beatles: fra urla e selfie è delirio
Rosari, urla e coinvolgimento per il santo da Pietrelcina che arriva a San Lorenzo
Padre Pio a Roma. Una devozione senza confini: la città cattolica accoglie Padre Pio a Roma nella Basilica di San Lorenzo al Verano, dove il corpo del santo è arrivato dopo un viaggio di oltre 500 chilometri da San Giovanni Rotondo in Puglia. Oltre cinquemila persone lo attendevano davanti alla Chiesa del Cimitero di Roma, nel quartiere che una volta sbarrò la strada al corpo dell’ultimo Papa Re e che oggi accoglie la salma del santo frate.
PADRE PIO A ROMA FRA SELFIE ED ENTUSIASMO DEI FEDELI
Mauro Favale su Repubblica Roma racconta la giornata di devozione di Padre Pio a San Lorenzo, partendo dalla storia del quartiere.
Qui, in linea d’aria, saranno 100 metri da via dei Volsci, la strada un tempo dell’Autonomia romana che conserva ancora memoria del passato. In questo triangolo di asfalto, tra fiorai, marmisti e classico “indotto” cimiteriale, oggi ci sono gli abitanti della San Lorenzo cattolica. Come Aida, abruzzese, nella capitale «da una vita», che abita «qui dietro». «Sono scesa da casa — racconta davanti a marito e figlio — solo per Padre Pio. Sono stata tante volte a San Giovanni Rotondo, anche quando era una semplice chiesa», prima che diventasse il santuario di Padre Pio. La devozione per il santo di Pietralcina l’ha ereditata dal padre e dalla zia. «Lo prego sempre, anche in casa». Ma oggi, per quest’accoglienza, bisognava esserci. Lontanissimi, praticamente dimenticati, gli anni in cui gli abitanti di San Lorenzo scesero in strada per impedire un’altra traslazione, quella della salma di Pio IX, Giovanni Mastai Ferretti, l’ultimo Papa re, seppellito in qusta chiesa insieme, tra gli altri, ad Alcide De Gaspari. L’episodio è raccontato nella “Guida alla Roma ribelle” (autori vari, Voland edizioni, 2013) e risale al luglio del 1881. Allora il popolo assaltò il corteo partito da San Pietro con l’obiettivo di impossessarsi del corpo, difeso invece da papalini, polizia ed esercito. Arrivati a San Lorenzo, i devoti di Pio IX si dovettero barricare nella basilica e tumulare il feretro in fretta e furia.
Una storia passata, che gli abitanti del quartiere – giunti in massa ad accogliere Padre Pio – sembrano aver dimenticato. Le persone, i fedeli, anche da molto lontano vengono a vedere il santo di Pietrelcina, rosari in mano e le storie di chi conobbe, in Puglia, il frate santo.
Carla, invece, ha 70 anni, è di Firenze, ma vive a Roma non lontano da qui e lei Padre Pio l’ha conosciuto davvero: «Avevo 14 anni — racconta — ed andai a San Giovanni Rotondo per confessarmi. Avevo paura, non capivo una parola di quello che diceva, parlava dialetto stretto. Ricordo che aveva gli occhi di brace. Gli chiesi di essere sua “figlia spirituale”. Mi disse di sì». Gli anziani in attesa di passare i controlli di sicurezza sono la maggioranza. Alcuni intonano un rosario di gruppo, pregano o cantano. Altri si cercano tra la folla o si lamentano della confusione: una fila vera, in realtà, non c’è e ci si accalca davanti alle transenne, dall’unico varco che la polizia ha previsto per l’ingresso alla basilica. I più giovani (o quasi) sono un gruppo di seminaristi arrivati da Montefiascone, insieme al loro rettore, argentino («Da Buenos Aires — dice — stesso quartiere di Papa Francesco»). Vengono da Ucraina, Egitto, Nigeria, Scozia, Camerun, Tagikistan. Anche loro sono qui per Padre Pio. «Perché da confessore — dicono — aveva una straordinaria capacità di capire la gente ». Mentre parlano, lì di fianco, 4 ragazze distribuiscono a tutti, indistintamente, volantini di un locale con cocktail e cibo a prezzi super econocmici. D’altronde, siamo pur sempre a San Lorenzo.
Fonte: Giornalettismo
venerdì 29 gennaio 2016
La Cei: “Le Unioni Civili sono alternative alla famiglia”
I vescovi riprendono parola sul ddl Cirinnà: "Difendiamo la famiglia per come è stabilita nella Costituzione". Dopo le prese di posizione degli scorsi giorni, a margine del Consiglio Episcopale torna ad essere criticata la legge o, per dirla dal punto di vista dei vescovi, vengono riaffermati i valori della famiglia tradizionale.
Unioni Civili: si avvicina il weekend del Family Day e la Conferenza Episcopale Italiana torna a parlare di Unioni Civili, del ddl a prima firma Monica Cirinnà che dovrebbe introdurre nel nostro ordinamento l’istituto delle civil partnership: dopo le prese di posizione degli scorsi giorni, a margine del Consiglio Episcopale torna ad essere criticata la legge o, per dirla dal punto di vista dei vescovi, vengono riaffermati i valori della famiglia tradizionale.
LA CEI: “LE UNIONI CIVILI SONO ALTERNATIVE ALLA FAMIGLIA”
Su Repubblica le parole e le posizioni emerse dall’adunanza dei vescovi italiani.
La Cei spiega che “le difficoltà e le prove della famiglia – e insieme la sua bellezza, centralità e unicità – sono state ampiamente sottolineate dai Vescovi, a ripresa e approfondimento dei contenuti offerti nella prolusione del Cardinal Bagnasco”, ricordando, tra l’altro, “l’identità propria e unica dell’istituto matrimoniale” e “la richiesta di politiche familiari consistenti ed efficaci”.
Negli interventi dei porporati si è, d’altronde, riaffermata “la consapevolezza della missione ecclesiale di dover annunciare il vangelo del matrimonio e della famiglia, difendendo l’identità della sua figura naturale, i cui tratti sono recepiti nella stessa Carta costituzionale”.
E secondo i vescovi l’introduzione nel nostro ordinamento di un istituto come le Unioni Civili sarebbe da leggere nella più ampia crisi dell’Occidente.
L’equiparazione in corso tra matrimonio e unioni civili – con l’introduzione di un’alternativa alla famiglia – è stata affrontata all’interno della più ampia preoccupazione per la mutazione culturale che attraversa l’Occidente
Riporta Quotidiano Nazionale che Massimo Gandolfini, neuropsichiatra portavoce del comitato “Difendiamo i Nostri Figli” che organizza il Family Day, legge le affermazioni di Bagnasco e dei vescovi come un sostanziale appoggio alla manifestazione romana.
“Non è vero che la Cei si tiene fuori” dalla mobilitazione, sottolinea in un’intervista a Repubblica il neuropsichiatra Massimo Gandolfini, portavoce del comitato – il cardinale Bagnasco ha parlato di una grande comunione sui valori e sui principi in una ‘manifestazione condivisibile”.
Fonte: Giornalettismo
mercoledì 23 dicembre 2015
La Grecia approva le unioni civili per i gay
La legge è stata approvata dal parlamento con 193 voti su 300 nonostante l'opposizione della chiesa ortodossa
Il parlamento greco ha approvato le unioni civili per i gay nonostante la forte opposizione della chiesa ortodossa.
Nel 2008 la Grecia aveva approvato le unioni civili, ma aveva escluso le coppie omosessuali dalla possibilità di accedervi, una scelta che nel 2013 la Corte europea dei diritti dell'uomo aveva ritenuto discriminatoria.
Nella serata di martedì 21 dicembre il parlamento ha approvato l'estensione dell'accasso alle unioni civili anche per le coppie gay con 193 voti a favore su 300, i voti contrari sono stati 55.
"Questo è un grande momento, non solo per la comunità LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali), ma anche per l'uguaglianza di fronte alla legge in Grecia", ha dichiarato in parlamento Vasiliki Katrivanou, un parlamentare di Syriza, il partito del premier greco Alexis Tsipras.
La legge tuttavia non consente alle coppie omosessuali di sposarsi o di adottare bambini, come invece accade in altri paesi. Inoltre la norma non dà la stessa possibilità di accesso ad aiuti economici e all'assistenza sanitaria che hanno le coppie eterosessuali.
"Vogliamo l'unione civile, ma la vogliamo in pieno", ha commentato l'attivista Dimitra Kyrilou.
Il disegno di legge è stato approvato dal partito socialista Pasok e da quello centrista Potami, dall'Unione dei centristi e da diversi deputati conservatori, ma è stato respinto da alcuni parlamentari dei Greci Indipendenti, partito di destra alleato di Tsipras.
Il disegno di legge è stato fortemente osteggiato dal partito di estrema destra Alba Dorata e dalla Chiesa ortodossa.
Fonte: The Post Internazionale
Attivisti per i diritti dei gay vestiti come preti ortodossi. Credit: Michalis Karagiannis
Il parlamento greco ha approvato le unioni civili per i gay nonostante la forte opposizione della chiesa ortodossa.
Nel 2008 la Grecia aveva approvato le unioni civili, ma aveva escluso le coppie omosessuali dalla possibilità di accedervi, una scelta che nel 2013 la Corte europea dei diritti dell'uomo aveva ritenuto discriminatoria.
Nella serata di martedì 21 dicembre il parlamento ha approvato l'estensione dell'accasso alle unioni civili anche per le coppie gay con 193 voti a favore su 300, i voti contrari sono stati 55.
"Questo è un grande momento, non solo per la comunità LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali), ma anche per l'uguaglianza di fronte alla legge in Grecia", ha dichiarato in parlamento Vasiliki Katrivanou, un parlamentare di Syriza, il partito del premier greco Alexis Tsipras.
La legge tuttavia non consente alle coppie omosessuali di sposarsi o di adottare bambini, come invece accade in altri paesi. Inoltre la norma non dà la stessa possibilità di accesso ad aiuti economici e all'assistenza sanitaria che hanno le coppie eterosessuali.
"Vogliamo l'unione civile, ma la vogliamo in pieno", ha commentato l'attivista Dimitra Kyrilou.
Il disegno di legge è stato approvato dal partito socialista Pasok e da quello centrista Potami, dall'Unione dei centristi e da diversi deputati conservatori, ma è stato respinto da alcuni parlamentari dei Greci Indipendenti, partito di destra alleato di Tsipras.
Il disegno di legge è stato fortemente osteggiato dal partito di estrema destra Alba Dorata e dalla Chiesa ortodossa.
Fonte: The Post Internazionale
venerdì 18 dicembre 2015
Da prete mi chiedo: perché si fanno funerali in Chiesa a Gelli e Casamonica e si negano a Welby?
Di Mauro Leonardi, Prete e scrittore
A chi mi chiede perché Welby sia rimasto sul sagrato con la porta della chiesa chiusa e gli altri invece hanno avuto funerale e onori, io dico di avere misericordia per questa Chiesa fatta di uomini. Però sono indignato. Proprio indignato.
Lucky Luciano, Carlo Gambino, Enrico de Pedis, Piergiorgio Welby, Luciano Casamonica, Licio Gelli. Sono nomi di persone che sono andati a finire sui giornali, con la loro morte e con la loro storia. Ma uno si differenzia da tutti per una cosa non piccola: non ha avuto i funerali in chiesa.
Foto di "Renatino" De Pedis boss della Banda della magliana il cui corpo è stato ospitato nella cripta della basilica di Sant'Apollinare sino al 2012
Eppure Piergiorgio Welby è l'unico che non avesse i suoi peccati nelle pagine della cronaca nera ma, come tutti noi, solo sulla propria coscienza. È vero, Welby fece della sua morte un manifesto del diritto a morire perché riteneva che fosse in suo potere decidere quando dovesse avvenire il proprio "fine vita": gli altri, però, fecero della loro vita un manifesto al potere di decidere sul fine vita altrui. Ci sono le sentenze a dirlo, c'è la storia di Roma, d'Italia e d'America a dire cosa si è visto della loro vita. E, dopo il suicidio di Luigino, tutti ormai sappiamo che il potere della finanza che imbroglia, del potere per il potere, è anche peggio di quello delle pistole e dei crimini conclamati.
Il funerale di Luciano Casamonica alla Basilica Don Bosco, Roma
Piergiorgio Welby non era a capo di nulla e la sua fedina penale è sconosciuta. Gli altri sono tra i fondatori o tra i protagonisti del crimine organizzato recente e passato, italiano e internazionale. La loro vita - per chi ci crede - ora è davanti a Dio, in Dio, ma i funerali sono stati diversi. Bisogna che la chiesa trovi il modo di valutare in modo equo anche le vite di chi toglie la vita, se vuole essere credibile quando valuta la vita di chi si toglie la vita.
Io da più di un anno sottolineo come non sia congruo scomunicare chi abortisce e non farlo con i mafiosi e con i massoni. Lo scrivo da quando il Papa, nella diocesi di Galantino, gridò che "i mafiosi sono scomunicati". Ma i mafiosi, in verità, non sono mai stati scomunicati davvero: tutto è rimasto come prima.
E lo stesso vale per i massoni. Per questo Gelli ha avuto il funerale in chiesa: o vogliamo fare il gioco delle tre carte e dire che il nostro illustre toscano era stato espulso dalla massoneria? Davanti a Dio le cose non cambiano. La morte, come ci ricorda Totò, è "una livella" per cui sotto terra siamo tutti uguali. Per questo sarebbe bello che questa uguaglianza fosse anche quella parrocchiale. Quella dove andiamo a chiedere il sangue per un parente che sta male, una badante per la nonna, un consiglio, la Messa la domenica, gli orari del catechismo dei figli. E il funerale di una persona cara. Sì. Perché nessuno andrà in cielo in carrozza ma tutti a capo chino.
Fonte: L'Huffington Post
martedì 8 dicembre 2015
È cominciato il giubileo
Alle 11 di questa mattina, papa Francesco ha aperto la porta santa di San Pietro, nella Città del Vaticano. È il gesto che tradizionalmente segna l’inizio dell’anno santo della chiesa cattolica.
Dopo gli attentati terroristici del 13 novembre a Parigi, Italia e Vaticano hanno allestito imponenti misure di sicurezza. Duemila telecamere e tremila poliziotti, militari e vigili urbani controllano la zona. Chi accede alla piazza deve passare attraverso i metal detector. Sono vietati per tutta la giornata i voli in un raggio di 10 chilometri dalla basilica ed è proibito trasportare carburante dentro il raccordo anulare di Roma.
Fonte: Internazionale
Dopo gli attentati terroristici del 13 novembre a Parigi, Italia e Vaticano hanno allestito imponenti misure di sicurezza. Duemila telecamere e tremila poliziotti, militari e vigili urbani controllano la zona. Chi accede alla piazza deve passare attraverso i metal detector. Sono vietati per tutta la giornata i voli in un raggio di 10 chilometri dalla basilica ed è proibito trasportare carburante dentro il raccordo anulare di Roma.
Una vista generale di piazza San Pietro, dove papa Francesco ha celebrato una messa per aprire l’anno santo della chiesa cattolica. (Tony Gentile, Reuters/Contrasto)
Papa Francesco apre la porta santa della basilica di San Pietro, nella Città del Vaticano. È l’atto che tradizionalmente dà avvio al giubileo. (Max Rossi, Reuters/Contrasto)
Un uomo delle forze di sicurezza controlla la parte del sagrato di San Pietro destinata ai preti durante la cerimonia d’apertura del giubileo. (Tony Gentile, Reuters/Contrasto)
Fonte: Internazionale
lunedì 7 dicembre 2015
Domani inizia il Giubileo straordinario
Il programma della giornata e quello degli eventi previsti nel prossimo anno, che per i cattolici avrà un valore particolare
Domani, 8 dicembre 2015, inizierà un “Giubileo straordinario” che finirà il 20 novembre del 2016. Il Giubileo è un periodo avvertito come “sacro” dai cristiani cattolici. Durante il Giubileo i fedeli ottengono la possibilità di essere perdonati per i peccati effettuati negli anni precedenti, ma solo nel caso compiano alcune pratiche o riti. Viene convocato dal Papa a cadenza regolare sin dal 1300: negli ultimi anni è stato convocato ogni 25 anni. L’ultimo Giubileo ordinario è stato convocato nel 2000, mentre l’ultimo giubileo straordinario è stato convocato per il 1983 da Giovanni Paolo II per celebrare il 1950esimo anniversario della resurrezione di Gesù Cristo. Il Papa ha detto che il Giubileo straordinario del 2015-2016 sarà celebrato per ricordare la misericordia di Gesù Cristo.
Concretamente, il Giubileo inizierà ufficialmente la mattina dell’8 dicembre con l’apertura della cosiddetta “Porta santa”, una porta della basilica di San Pietro che viene aperta solo in occasione del Giubileo, che sarà poi attraversata dal Papa, dai cardinali e da altre personalità religiose invitate dal Vaticano. Durante i mesi del Giubileo anche i fedeli potranno attraversare la “porta santa”, metafora dell’assoluzione straordinaria dai peccati permessa dal Giubileo. Alle 12.30 Papa Francesco reciterà un “angelus”, una preghiera cattolica. Saranno presenti politici e personalità italiane e internazionali; per l’Italia ci saranno sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. La sera dell’8 dicembre sulla facciata e sulla cupola di San Pietro saranno proiettate immagini e fotografie dedicate al tema del Giubileo, tra cui quelle di “Genesi” di Sebastião Salgado; l’installazione si chiama “Fiat Lux”, dal latino “Fate luce”.
Il 13 dicembre sarà aperta la porta santa della basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma.
Il 27 dicembre sarà il cosiddetto “Giubileo della famiglia”, con iniziative e raduni per famiglie cattoliche a Roma.
Il primo gennaio 2016 sarà aperta la porta santa della basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.
Il 4 maggio 2016 nella basilica di San Pietro il Papa presiederà una “celebrazione penitenziale” che durerà 24 ore.
Il 23, 24 e 25 aprile del 2016 ci sarà il “Giubileo dei ragazzi e delle ragazze”.
Il 5 maggio 2016 ci sarà una veglia di preghiera presieduta da Papa Francesco.
Il 10 giugno 2016 ci sarà il “Giubileo degli ammalati e delle persone disabili”.
Dal 26 al 31 luglio 2016 ci sarà il “Giubileo dei giovani” e la Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia. Durante l’ultimo Giubileo, nel 2000, la Giornata Mondiale della Gioventù fu sicuramente l’evento più iconico e importante: oltre due milioni di giovani cattolici si riunirono nella zona di Tor Vergata per una lunga veglia di preghiera.
Il 7 ottobre 2016 ci sarà il “Giubileo Mariano”.
Il 6 novembre 2016 ci sarà il “Giubileo dei carcerati”.
Il 13 novembre 2016 saranno chiuse le “porte sante” nelle basiliche romane e in quelle del resto del mondo.
Il 20 novembre 2016 sarà chiusa la “porta santa” della basilica di San Pietro, e così il Giubileo sarà effettivamente concluso.
Inoltre, dato il gran numero di richieste rivolte dalle diocesi e dalle realtà ecclesiali, il Pontefice ha deciso di concedere oltre alle tradizionali udienze settimanali, anche alcune udienze speciali giubilari che si svolgeranno di sabato nel 2016 nelle giornate del 30 gennaio, 20 febbraio, 12 marzo, 9 e 30 aprile, 14 maggio, 18 e 30 giugno, 10 settembre, 1 e 22 ottobre, 12 novembre.
Fonte: Il Post
(Vincenzo Livieri - LaPresse)
Domani, 8 dicembre 2015, inizierà un “Giubileo straordinario” che finirà il 20 novembre del 2016. Il Giubileo è un periodo avvertito come “sacro” dai cristiani cattolici. Durante il Giubileo i fedeli ottengono la possibilità di essere perdonati per i peccati effettuati negli anni precedenti, ma solo nel caso compiano alcune pratiche o riti. Viene convocato dal Papa a cadenza regolare sin dal 1300: negli ultimi anni è stato convocato ogni 25 anni. L’ultimo Giubileo ordinario è stato convocato nel 2000, mentre l’ultimo giubileo straordinario è stato convocato per il 1983 da Giovanni Paolo II per celebrare il 1950esimo anniversario della resurrezione di Gesù Cristo. Il Papa ha detto che il Giubileo straordinario del 2015-2016 sarà celebrato per ricordare la misericordia di Gesù Cristo.
Concretamente, il Giubileo inizierà ufficialmente la mattina dell’8 dicembre con l’apertura della cosiddetta “Porta santa”, una porta della basilica di San Pietro che viene aperta solo in occasione del Giubileo, che sarà poi attraversata dal Papa, dai cardinali e da altre personalità religiose invitate dal Vaticano. Durante i mesi del Giubileo anche i fedeli potranno attraversare la “porta santa”, metafora dell’assoluzione straordinaria dai peccati permessa dal Giubileo. Alle 12.30 Papa Francesco reciterà un “angelus”, una preghiera cattolica. Saranno presenti politici e personalità italiane e internazionali; per l’Italia ci saranno sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. La sera dell’8 dicembre sulla facciata e sulla cupola di San Pietro saranno proiettate immagini e fotografie dedicate al tema del Giubileo, tra cui quelle di “Genesi” di Sebastião Salgado; l’installazione si chiama “Fiat Lux”, dal latino “Fate luce”.
Il 13 dicembre sarà aperta la porta santa della basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma.
Il 27 dicembre sarà il cosiddetto “Giubileo della famiglia”, con iniziative e raduni per famiglie cattoliche a Roma.
Il primo gennaio 2016 sarà aperta la porta santa della basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.
Il 4 maggio 2016 nella basilica di San Pietro il Papa presiederà una “celebrazione penitenziale” che durerà 24 ore.
Il 23, 24 e 25 aprile del 2016 ci sarà il “Giubileo dei ragazzi e delle ragazze”.
Il 5 maggio 2016 ci sarà una veglia di preghiera presieduta da Papa Francesco.
Il 10 giugno 2016 ci sarà il “Giubileo degli ammalati e delle persone disabili”.
Dal 26 al 31 luglio 2016 ci sarà il “Giubileo dei giovani” e la Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia. Durante l’ultimo Giubileo, nel 2000, la Giornata Mondiale della Gioventù fu sicuramente l’evento più iconico e importante: oltre due milioni di giovani cattolici si riunirono nella zona di Tor Vergata per una lunga veglia di preghiera.
Il 7 ottobre 2016 ci sarà il “Giubileo Mariano”.
Il 6 novembre 2016 ci sarà il “Giubileo dei carcerati”.
Il 13 novembre 2016 saranno chiuse le “porte sante” nelle basiliche romane e in quelle del resto del mondo.
Il 20 novembre 2016 sarà chiusa la “porta santa” della basilica di San Pietro, e così il Giubileo sarà effettivamente concluso.
Inoltre, dato il gran numero di richieste rivolte dalle diocesi e dalle realtà ecclesiali, il Pontefice ha deciso di concedere oltre alle tradizionali udienze settimanali, anche alcune udienze speciali giubilari che si svolgeranno di sabato nel 2016 nelle giornate del 30 gennaio, 20 febbraio, 12 marzo, 9 e 30 aprile, 14 maggio, 18 e 30 giugno, 10 settembre, 1 e 22 ottobre, 12 novembre.
Fonte: Il Post
lunedì 30 novembre 2015
Papa Francesco nella moschea: «Restiamo uniti. Cessi ogni azione che sfiguri il volto di Dio»
Il Pontefice nel luogo di preghiera degli islamici a Bangui (Repubblica Centrafricana): «Insieme diciamo no a odio, violenza, vendetta, in particolare quella in nome di Dio»
Questa mattina, dopo essersi congedato dalla nunziatura apostolica di Bangui, Papa Francesco si è recato alla moschea centrale della capitale della Repubblica Centrafricana per incontrare la locale comunità musulmana. È stato accolto da 5 imam.
IL PAPA NELLA MOSCHEA. «DICIAMO INSIEME NO ALL’ODIO» - «Restiamo uniti – ha detto il Pontefice nella moschea (a Koudoukou, a 4 km da Bangui) – perché cessi ogni azione che da una parte o dall’altra sfigura il volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune». «Insieme diciamo no a odio, violenza, vendetta, in particolare quella in nome di una fede o di un Dio»
Nella Repubblica Centrafricana, «in questi tempi drammatici, i capi religiosi cristiani e musulmani hanno voluto alzarsi all’altezza delle sfide del momento, hanno giocato un ruolo importante per ristabilire l’armonia e la fraternità», ha detto ancora il Papa. Francesco ha espresso loro «gratitudine e stima» e cita i «tanti gesti di solidarietà» dai musulmani espressi verso rappresentanti di altre fedi.
La Repubblica Centrafricana – ha detto ancora il Pontefice – «grazie alla collaborazione di tutti i suoi figli potrà dare impulso» a tutto il continente se «le prossime consultazioni» daranno leader capaci di unire la nazione e non rappresentare una fazione. La Repubblica Centrafricana potrà «influenzare positivamente l’Africa e aiutare a spegnere i focolai di tensione che vi sono presenti e impediscono agli africani di beneficiare di quello sviluppo che meritano e al quale hanno diritto».
L’IMAM AL PAPA: «CRISTIANI E MUSULMANI CONDANNATI AD AMARSI» - Le parole di Papa Francesco sul ruolo di pacificazione svolto insieme dalle diverse fedi nella Repubblica Centrafricana sono apparse in sintonia con quanto ha affermato dall’imam della moschea centrale di Koudoukou, Tidiani Moussa Naibi, nel suo saluto a Papa Francesco. «La sua visita – ha detto l’esponente musulmano rivolgendosi al Pontefice – è un simbolo che noi comprendiamo perfettamente. Ma la vorrei subito rassicuare: no, le relazioni tra fratelli e sorelle cristiani e noi stessi sono talmente profonde, che nessuna manovra tendente a spezzarle potrebbe andare avere successo. I fautori dei disordini potrebbero ritardare la realizzazione di questo o quel progetto di comune interesse o compromettere per un tempo l’una o l’altra attività, ma mai, ‘in sha Allah’, essi potrebbero distruggere i legami di fraternità che uniscono solidamente le nostre comunità». «I cristiani e i musulmani di questo Paese sono condannati a vivere insieme e ad amarsi».
(Foto di copertina: Papa Francesco a bangui. Credit: ANSA / DANIEL DAL ZENNARO)
Fonte: Giornalettismo
Questa mattina, dopo essersi congedato dalla nunziatura apostolica di Bangui, Papa Francesco si è recato alla moschea centrale della capitale della Repubblica Centrafricana per incontrare la locale comunità musulmana. È stato accolto da 5 imam.
IL PAPA NELLA MOSCHEA. «DICIAMO INSIEME NO ALL’ODIO» - «Restiamo uniti – ha detto il Pontefice nella moschea (a Koudoukou, a 4 km da Bangui) – perché cessi ogni azione che da una parte o dall’altra sfigura il volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune». «Insieme diciamo no a odio, violenza, vendetta, in particolare quella in nome di una fede o di un Dio»
Nella Repubblica Centrafricana, «in questi tempi drammatici, i capi religiosi cristiani e musulmani hanno voluto alzarsi all’altezza delle sfide del momento, hanno giocato un ruolo importante per ristabilire l’armonia e la fraternità», ha detto ancora il Papa. Francesco ha espresso loro «gratitudine e stima» e cita i «tanti gesti di solidarietà» dai musulmani espressi verso rappresentanti di altre fedi.
La Repubblica Centrafricana – ha detto ancora il Pontefice – «grazie alla collaborazione di tutti i suoi figli potrà dare impulso» a tutto il continente se «le prossime consultazioni» daranno leader capaci di unire la nazione e non rappresentare una fazione. La Repubblica Centrafricana potrà «influenzare positivamente l’Africa e aiutare a spegnere i focolai di tensione che vi sono presenti e impediscono agli africani di beneficiare di quello sviluppo che meritano e al quale hanno diritto».
L’IMAM AL PAPA: «CRISTIANI E MUSULMANI CONDANNATI AD AMARSI» - Le parole di Papa Francesco sul ruolo di pacificazione svolto insieme dalle diverse fedi nella Repubblica Centrafricana sono apparse in sintonia con quanto ha affermato dall’imam della moschea centrale di Koudoukou, Tidiani Moussa Naibi, nel suo saluto a Papa Francesco. «La sua visita – ha detto l’esponente musulmano rivolgendosi al Pontefice – è un simbolo che noi comprendiamo perfettamente. Ma la vorrei subito rassicuare: no, le relazioni tra fratelli e sorelle cristiani e noi stessi sono talmente profonde, che nessuna manovra tendente a spezzarle potrebbe andare avere successo. I fautori dei disordini potrebbero ritardare la realizzazione di questo o quel progetto di comune interesse o compromettere per un tempo l’una o l’altra attività, ma mai, ‘in sha Allah’, essi potrebbero distruggere i legami di fraternità che uniscono solidamente le nostre comunità». «I cristiani e i musulmani di questo Paese sono condannati a vivere insieme e ad amarsi».
(Foto di copertina: Papa Francesco a bangui. Credit: ANSA / DANIEL DAL ZENNARO)
Fonte: Giornalettismo
Iscriviti a:
Post (Atom)























