Oggi, 10 febbraio, si celebra il Giorno del ricordo, una solennità civile nazionale italiana, istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92 in onore delle vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Tale legge è stata approvata «al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». Non possiamo dimenticare un'altra brutta pagina della nostra storia.
Per approfondire: Massacri delle foibe (da Wikipedia)
lunedì 10 febbraio 2014
sabato 8 febbraio 2014
Il gesto generoso di Benjamin
Benjamin è un ragazzo nigeriano che vive di elemosina nel centro storico di Napoli. Non ha una casa e nemmeno un lavoro. Qualche giorno fa si è reso protagonista di un gesto coraggioso. Ha bloccato uno scippatore che aveva strappato la borsa ad una signora. Benjamin è subito intervenuto per fermare il malvivente e per aiutare la donna. Il migrante teme ritorsioni ma è felice di quello che ha fatto. "Ho difeso il prossimo, Dio difenderà me", le parole di Benjamin.
venerdì 7 febbraio 2014
Il doodle olimpico di Google
La carta olimpica si trasforma in un doodle arcobaleno. Oggi Google dedica il doodle, in occasione dell’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi, in Russia, realizzando una carta olimpica con i colori dell’arcobaleno, in onore alla comunità gay.
L'iniziativa è rivolta principalmente agli spettatori e agli atleti, che ieri sono stati invitati dal Viceministro Dmitry Kozak, a non partecipare alla manifestazione per i diritti gay durante le Olimpiadi invernali, per seguire la Carta Olimpica e la legge russa, che vietano qualsiasi manifestazione propagandistica nel corso degli eventi sportivi.
In risposta alla dichiarazione del Viceministro russo, Google ricorda nel suo primo doodle citando proprio la Carta Olimpica, che: “la pratica dello sport è un diritto umano. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare sport, senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione con spirito di amicizia, solidarietà e fair play”. Complimenti a Google
mercoledì 5 febbraio 2014
L’Onu denuncia: Vaticano ha permesso abusi su migliaia di bambini
Pesante accusa da parte dell’Onu al Vaticano per la questione dei preti pedofili. In un durissimo rapporto, la commissione per i diritti dei minori delle Nazioni Unite denuncia le politiche adottate dalla Santa Sede che hanno permesso abusi sessuali su decine di migliaia di minorenni. Così dicendo, il Palazzo di Vetro chiede alla Santa Sede di rimuovere “immediatamente” dal loro incarico chi ha commesso abusi sui bambini, o che ne è sospettato. I responsabili degli abusi dovrebbero essere “consegnati” alle autorità civili e dovrebbero essere aperti gli archivi sui pedofili e sugli uomini di chiesa che hanno coperto questi crimini. La commissione Onu critica il Vaticano anche per le sue posizioni sull’omosessualità, la contraccezione e l’aborto.
“Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi” - Il rapporto delle Nazioni Unite è stato redatto dopo un’indagine condotta con audizioni pubbliche di alti esponenti vaticani. “La Commissione – si legge nel duro documento – è profondamente preoccupata per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, non ha adottato le misure necessarie ad affrontare i casi di abusi sessuali su bambini e a proteggere i minori, ha adottato politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi e all’impunità dei colpevoli”.
UPDATE – La Santa Sede risponde al rapporto dell’Onu. In un comunicato il Vaticano afferma che le osservazioni presentate dall’Onu saranno sottoposte a “minuziosi studi e esami nel pieno rispetto della Convenzione nei differenti ambiti presentati dal Comitato” e che ciò avverrà secondo il diritto e la pratica internazionale. Tuttavia, la Santa Sede fa sapere di vedere in “alcuni punti” delle osservazioni ricevute oggi un “tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa”. “La Santa Sede – si legge ancora nella nota – reitera il suo impegno a difesa e protezione dei diritti del fanciullo, in linea con i principi promossi dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo e secondo i valori morali e religiosi offerti dalla dottrina cattolica”.
Fonte: fanpage.it
“Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi” - Il rapporto delle Nazioni Unite è stato redatto dopo un’indagine condotta con audizioni pubbliche di alti esponenti vaticani. “La Commissione – si legge nel duro documento – è profondamente preoccupata per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, non ha adottato le misure necessarie ad affrontare i casi di abusi sessuali su bambini e a proteggere i minori, ha adottato politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi e all’impunità dei colpevoli”.
UPDATE – La Santa Sede risponde al rapporto dell’Onu. In un comunicato il Vaticano afferma che le osservazioni presentate dall’Onu saranno sottoposte a “minuziosi studi e esami nel pieno rispetto della Convenzione nei differenti ambiti presentati dal Comitato” e che ciò avverrà secondo il diritto e la pratica internazionale. Tuttavia, la Santa Sede fa sapere di vedere in “alcuni punti” delle osservazioni ricevute oggi un “tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa”. “La Santa Sede – si legge ancora nella nota – reitera il suo impegno a difesa e protezione dei diritti del fanciullo, in linea con i principi promossi dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo e secondo i valori morali e religiosi offerti dalla dottrina cattolica”.
Fonte: fanpage.it
martedì 4 febbraio 2014
I dieci anni di Facebook
Nella sede di Facebook a Menlo Park, in California, l’11 gennaio 2012. (Robert Galbraith, Reuters/Contrasto)
Il 4 febbraio 2014 Facebook compie dieci anni. Il social network è nato il 4 febbraio del 2004 nella stanza di Mark Zuckerberg, mentre studiava all’università di Harvard.
Zuckerberg, che oggi ha 29 anni, al tempo non aveva ancora compiuto vent’anni. Aveva già progettato un sito simile chiamato Facemash, rubando le foto degli studenti di Harvard dal database dell’università, ma era stato costretto a chiuderlo.
Il sito lanciato il 4 febbraio si chiamava The Facebook, con l’articolo. Questa era la sua homepage, riportata da Wikipedia.
Il nome Facebook prendeva spunto dagli elenchi con il nome e le fotografie degli studenti che le università statunitensi distribuiscono all’inizio dell’anno accademico per facilitare la socializzazione.
Il sito ha avuto successo fin da subito: nel 2006 aveva già 12 milioni di utenti nei college statunitensi e il 60 per cento lo usava tutti i giorni. Valeva già 100 milioni di dollari. Oggi il social network di Zuckerberg ha 1,23 miliardi di utenti in tutto il mondo (556 milioni di utenti giornalieri) e vale 135 miliardi di dollari (quasi 100 miliardi di euro).
L’azienda è cresciuta molto anche sul mercato pubblicitario. Nel 2013 Facebook ha raccolto il 5,7 per cento di tutte le entrate globali della pubblicità digitale, e il 18,4 per cento degli investimenti sulla pubblicità nel mobile, fa sapere il cento di ricerca eMarketer.
Nato come un sito dedicato agli studenti, Facebook è riuscito a conquistare anche un pubblico più maturo: secondo uno studio del Pew research center negli Stati Uniti il social network di Zuckerberg è usato dal 57 per cento degli adulti, oltre che dal 73 per cento dei giovani tra i 12 e i 17 anni.
L’istituto Pew ha anche indagato sugli aspetti che non piacciono agli utenti di Facebook: per esempio il 36 per cento è infastidito da chi mette troppe informazioni su sé stesso. Un altro 36 per cento non ama che le altre persone postino status o foto sugli altri senza chiedere il permesso.
Qui si può leggere un riassunto della ricerca del Pew Institute.
Mark Zuckerberg e Chris Hughes alla Eliot House dell’università di Harvard, Cambridge, il 14 maggio 2004. (Rick Friedman, Corbis)
Il Guardian ha ricostruito la storia di Facebook in dodici date.
- Gennaio 2004. Mark Zuckerberg comincia a progettare The Facebook.
- Febbraio 2004. Il 4 febbraio Zuckerberg lancia il sito dal computer della sua camera di Harvard insieme a Dustin Moskovitz, Chris Hughes, Andrew McCollum e Eduardo Saverin.
- Febbraio 2004. Tre studenti, Divya Narendra e i gemelli Cameron e Tyler Winklevoss, accusano Zuckerberg di aver rubato l’idea di The Facebook dal loro progetto HarvardConnection. Nel 2004 la società dei gemelli Winklevoss, che nel frattempo ha cambiato il nome in ConnectU, farà causa a Zuckerberg. Nel 2011 le parti troveranno l’accordo e i gemelli incasseranno un indennizzo di 65 milioni di dollari.
- Giugno 2004. The Facebook si espande nei campus di Stanford, Yale e Columbia.
- Ottobre 2005. Sean Parker, il fondatore di Napster, investe in Facebook e incoraggia Zuckerberg a comprare il dominio facebook.com. L’azienda toglie l’articolo “the” dal suo nome.
- Settembre 2006. L’iscrizione al social network è aperta a tutti.
- Febbraio 2009. Viene introdotto il pulsante “like”.
- Agosto 2010. Viene inserita la geolocalizzazione degli utenti.
- Aprile 2012. Facebook compra Instagram, un’applicazione per la condivisione di fotografie, per un miliardo di dollari.
- Maggio 2012. L’offerta pubblica iniziale di Facebook debutta al Nasdaq, il mercato azionario telematico statunitense.
- Ottobre 2013. Facebook raggiunge un miliardo di utenti.
- Febbraio 2014. Il social network compie dieci anni e ha 1,23 miliardi di utenti.
Fonte: Internazionale
lunedì 3 febbraio 2014
Addio a Philip Seymour Hoffman, il fragile trasformista di Hollywood
Morire di overdose a 46 anni, lasciando compagna e tre figli, e non ventenne, star maledetta piena di party, di donne, di eccessi. Philip Seymour Hoffman rifugge anche questo stereotipo, e perde la battaglia con l’eroina in silenzio, facendo un gran male. Timido e riservato, provava fatica e imbarazzo anche a ritirare i numerosi premi vinti in carriera, proprio come i grandi attori che una volta usciti dal personaggio si sentono come pesci fuor d’acqua.
Interprete-feticcio del talentuoso regista Paul Thomas Anderson, con il quale ha girato ben cinque film e cui era legato da amicizia ventennale, è stato candidato all’Oscar come attore non protagonista nel 2008 per “La guerra di Charlie Wilson”, l’anno seguente per “Il dubbio” e nel 2013 per il controverso “The master”, nei panni di un ipnotico santone moderno a capo di una setta che ricorda Scientology. Ma la celebre statuetta, da protagonista, l’ha già portata a casa nel 2006 per il suo magistrale Truman Capote in “A sangue freddo”: «Una tragedia classica – aveva detto parlando del film – una vicenda che ha una forza in sé e ti trascina verso qualcosa di inevitabile, che non puoi fermare. Io stesso mi sentivo trasportato su un treno, senza sapere dove sarei finito». È nel ruolo del geniale e sensibile scrittore del secolo scorso che l’attore si fa conoscere ed amare definitivamente dal grande pubblico, mentre Hollywood lo aveva valorizzato alla stregua di spalla, versatile e sempre diverso, in pellicole come “Il grande Lebowski”, “Magnolia”, “Il talento di Mr Ripley”, “La 25esima ora”, “Mission Impossible 3”. Anche George Clooney lo ha fortemente voluto nelle sue “Idi di marzo” (2011): qui Philip incarnava alla perfezione lo stratega politico responsabile di una campagna elettorale.
Hoffman era uno di quegli interpreti dei quali, all’inizio, prima del nome ricordi la faccia. Una faccia impegnativa, la sua. Normale ma unica nel suo genere, intensa, tormentata, sopra un fisico non leggero ma capace di trasformarsi e sparire a favore dell’interpretazione. «Nel mio lavoro ho cercato di capire perché la gente fa certe cose, che tipo di vita conduce, che cosa la porta a prendere certe decisioni». Immaginiamo quindi i tormenti nel prepararsi allo spietato e disperato fratello di “Onora il padre e la madre”, lo scioccante capolavoro di Sidney Lumet del 2007. «Sapeva interpretare il pericolo e la vulnerabilità – ha dichiarato il collega Gary Oldman – Tutte quelle qualità che rendono un attore molto speciale».
Uscito lo scorso anno da un centro riabilitativo per le tossicodipendenze, Hoffman ha ceduto ed è ricaduto nella droga. Stava lavorando ad una regia, un film ambientato durante la Grande Depressione dal titolo “Ezekiel Moss”. Usciranno a breve nelle sale il thriller “A Most Wanted Man” di Anton Corbijn e il dramma “God’s Pocket” di John Slattery, girati nel 2013. Lascia in sospeso invece il terzo capitolo della saga “Hunger Games”. Ed è brutto poter solo immaginare quanto ancora ci avrebbe potuto deliziare con il suo lavoro.
Fonte: Diritto di critica
Interprete-feticcio del talentuoso regista Paul Thomas Anderson, con il quale ha girato ben cinque film e cui era legato da amicizia ventennale, è stato candidato all’Oscar come attore non protagonista nel 2008 per “La guerra di Charlie Wilson”, l’anno seguente per “Il dubbio” e nel 2013 per il controverso “The master”, nei panni di un ipnotico santone moderno a capo di una setta che ricorda Scientology. Ma la celebre statuetta, da protagonista, l’ha già portata a casa nel 2006 per il suo magistrale Truman Capote in “A sangue freddo”: «Una tragedia classica – aveva detto parlando del film – una vicenda che ha una forza in sé e ti trascina verso qualcosa di inevitabile, che non puoi fermare. Io stesso mi sentivo trasportato su un treno, senza sapere dove sarei finito». È nel ruolo del geniale e sensibile scrittore del secolo scorso che l’attore si fa conoscere ed amare definitivamente dal grande pubblico, mentre Hollywood lo aveva valorizzato alla stregua di spalla, versatile e sempre diverso, in pellicole come “Il grande Lebowski”, “Magnolia”, “Il talento di Mr Ripley”, “La 25esima ora”, “Mission Impossible 3”. Anche George Clooney lo ha fortemente voluto nelle sue “Idi di marzo” (2011): qui Philip incarnava alla perfezione lo stratega politico responsabile di una campagna elettorale.
Hoffman era uno di quegli interpreti dei quali, all’inizio, prima del nome ricordi la faccia. Una faccia impegnativa, la sua. Normale ma unica nel suo genere, intensa, tormentata, sopra un fisico non leggero ma capace di trasformarsi e sparire a favore dell’interpretazione. «Nel mio lavoro ho cercato di capire perché la gente fa certe cose, che tipo di vita conduce, che cosa la porta a prendere certe decisioni». Immaginiamo quindi i tormenti nel prepararsi allo spietato e disperato fratello di “Onora il padre e la madre”, lo scioccante capolavoro di Sidney Lumet del 2007. «Sapeva interpretare il pericolo e la vulnerabilità – ha dichiarato il collega Gary Oldman – Tutte quelle qualità che rendono un attore molto speciale».
Uscito lo scorso anno da un centro riabilitativo per le tossicodipendenze, Hoffman ha ceduto ed è ricaduto nella droga. Stava lavorando ad una regia, un film ambientato durante la Grande Depressione dal titolo “Ezekiel Moss”. Usciranno a breve nelle sale il thriller “A Most Wanted Man” di Anton Corbijn e il dramma “God’s Pocket” di John Slattery, girati nel 2013. Lascia in sospeso invece il terzo capitolo della saga “Hunger Games”. Ed è brutto poter solo immaginare quanto ancora ci avrebbe potuto deliziare con il suo lavoro.
Fonte: Diritto di critica
domenica 2 febbraio 2014
Grillo esagera: “Cosa fareste in macchina con la Boldrini?”
Se il M5S sta facendo un’ottima figura in parlamento, rappresentando di fatto l’unica vera opposizione, il suo leader, Beppe Grillo, continua invece a fare dei grossi scivoloni, provocando imbarazzo anche tra i suoi. Già, perché nell’ultimo post apparso sulla sua pagina Facebook, il leader del M5S ha preso di mira la presidente della Camera Laura Boldrini, scrivendo una serie di insulti sessisti. Poi, in serata, qualcuno dello staff ha deciso che il post andava cancellato. “Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?”, aveva scritto Grillo.
Un post che ha provocato non poco imbarazzo tra gli stessi membri del M5S: “Prendiamo le distanze dalle offese sessiste dal post di Grillo. I messaggi sono stati scritti nella notte quando non era possibile operare alcun controllo: i messaggi sono stati cancellati”, ha spiegato lo staff comunicazione del Movimento.
Ma anche se il post è stato rimosso, è difficile dimenticare i commenti degli utenti: “L'ammazzerei di botte”, oppure “la porterei in un campo rom” o da “un gruppo di africani”. C’è anche chi ha parlato di violenza sessuale.
Il presidente del Senato Pietro Grasso ha commentato la vicenda: “Ho appena parlato con la presidente Boldrini per esprimerle la mia vicinanza e il mio sdegno per le offese volgari e sessiste che sta ricevendo in queste ore”, ha scritto su Facebook Grasso.
“Guardo con preoccupazione al clima di questi giorni – scrive Grasso – che ha visto il Capo dello Stato e la presidente Boldrini vittime di insulti e accuse senza fondamento: il dissenso, il cui esercizio è regolato e garantito dalla nostra Costituzione, è un elemento fondamentale del processo democratico ma quando si trasforma in un irresponsabile attacco alle istituzioni e agli organi costituzionali si mettono in discussione i fondamenti della nostra democrazia”.
Il sostegno a Laura Boldrini è arrivato anche dalle Senatrici del PD Isabella De Monte, Rosa Maria Di Giorgi e Nadia Ginetti: “Beppe Grillo vuole il ritorno della caccia alle streghe, il suo medioevo punta a colpire in modo particolare le donne. Le offese da trivio alla Presidente della Camera Laura Boldrini, alla quale va la nostra solidarietà, sono vomitevoli”.
“In pochi giorni – hanno concluso le parlamentari – è venuta fuori una quantità di maschilismo frustato che rende perfettamente l'idea della cultura oscurantista di Grillo. Resta da capire come facciano le tante colleghe del M5S a sopportare una tale deriva”.
Fonte: Il numero zero
Un post che ha provocato non poco imbarazzo tra gli stessi membri del M5S: “Prendiamo le distanze dalle offese sessiste dal post di Grillo. I messaggi sono stati scritti nella notte quando non era possibile operare alcun controllo: i messaggi sono stati cancellati”, ha spiegato lo staff comunicazione del Movimento.
Ma anche se il post è stato rimosso, è difficile dimenticare i commenti degli utenti: “L'ammazzerei di botte”, oppure “la porterei in un campo rom” o da “un gruppo di africani”. C’è anche chi ha parlato di violenza sessuale.
Il presidente del Senato Pietro Grasso ha commentato la vicenda: “Ho appena parlato con la presidente Boldrini per esprimerle la mia vicinanza e il mio sdegno per le offese volgari e sessiste che sta ricevendo in queste ore”, ha scritto su Facebook Grasso.
“Guardo con preoccupazione al clima di questi giorni – scrive Grasso – che ha visto il Capo dello Stato e la presidente Boldrini vittime di insulti e accuse senza fondamento: il dissenso, il cui esercizio è regolato e garantito dalla nostra Costituzione, è un elemento fondamentale del processo democratico ma quando si trasforma in un irresponsabile attacco alle istituzioni e agli organi costituzionali si mettono in discussione i fondamenti della nostra democrazia”.
Il sostegno a Laura Boldrini è arrivato anche dalle Senatrici del PD Isabella De Monte, Rosa Maria Di Giorgi e Nadia Ginetti: “Beppe Grillo vuole il ritorno della caccia alle streghe, il suo medioevo punta a colpire in modo particolare le donne. Le offese da trivio alla Presidente della Camera Laura Boldrini, alla quale va la nostra solidarietà, sono vomitevoli”.
“In pochi giorni – hanno concluso le parlamentari – è venuta fuori una quantità di maschilismo frustato che rende perfettamente l'idea della cultura oscurantista di Grillo. Resta da capire come facciano le tante colleghe del M5S a sopportare una tale deriva”.
Fonte: Il numero zero
sabato 1 febbraio 2014
In Italia chi ha una casa di proprietà è spolpato dalle tasse
Tanti sacrifici, il mutuo pluriennale e infinito e poi? Avere una casa di proprietà in Italia significa avere un continuo pozzo in cui gettare soldi che vanno al fisco. La Cgia di Mestre ha valutato per il 2014 +3 mld di tasse sugli immobili, con l’obiettivo di fare cassa. In pratica, il peso fiscale sugli immobili supererà, i 52 miliardi di euro, ben 2,9 miliardi in più rispetto al 2013, complice anche l’introduzione della Tasi. L’Ufficio studi della Cgia spiega attraverso il segretario Giuseppe Bortolussi: “Solo il gettito riconducibile al possesso dell’immobile – aggiunge il segretario Cgia – ha subito un vera e propria impennata: dal 2007 ad oggi è cresciuto del 78 percento. Tra l’Imu, la Tasi e il nuovo prelievo sui rifiuti, quest’anno pagheremo quasi 31 miliardi di euro. Questo importo incide sul prelievo totale per quasi il 60%. Tenendo conto di tutto il sistema fiscale che grava sul mattone, nel 2014 i proprietari di immobili pagheranno quasi 3 miliardi in più rispetto al 2013. Una buona parte di questo aumento va addebitato all’introduzione della Tasi che appesantirà il prelievo fiscale soprattutto sui proprietari di seconde e terze case e su quelli che possiedono un immobile ad uso produttivo”.
Fonte: fanpage.it
Fonte: fanpage.it
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