Non c’è pace per l’Ucraina. Non c’è pace perché non bastava cacciare il presidente Yanukovich per risolvere problemi che hanno radici lontane nel tempo. Così, se a Kiev ritorna una calma apparente con la nascita di un nuovo esecutivo di espressione filo-europea con componenti vicini a quella che fu la pacifica Rivoluzione Arancione di Yulia Timoshenko, recentemente liberata, la tensione si è spostata nelle regioni orientali e in Crimea.
È scontro in Crimea. Soprattutto in Crimea la tensione è alle stelle. Proprio questa mattina il governo di Kiev ha accusato Mosca di aver occupato militarmente gli aeroporti di Belbek e Sinferopoli. Il governo russo ha smentito qualsiasi coinvolgimento delle proprie truppe regolari. Secondo il Cremlino, l’occupazione in corso è avvenuta ad opera di milizie locali filo-russe. Tuttavia, Mosca non è rimasta a guardare e lungo i confini con l’Ucraina ha avviato una enorme esercitazione militare che coinvolge ben 150mila soldati e più di un centinaio di aerei, un numero sufficiente per occupare almeno parte della stessa Ucraina.
Gli interessi russi in Ucraina. Sotto il profilo geopolitico, Mosca ha necessità di mantenere l’Ucraina nella sua orbita o, per lo meno, garantirsi la sua neutralità per svolgere un ruolo di stato-cuscinetto tra la Nato/Ue e i suoi confini occidentali. Questo garantirebbe, inoltre, il passaggio del gas russo verso l’Europa centrale e occidentale a prezzi contenuti. Ma non va dimenticato anche l’aspetto “etnico” del problema Ucraina.
La questione etnica. I confini ucraini sono stati disegnati da Mosca quando Kiev non era altro che una delle tante città dell’impero sovietico. Nel disegnare i suoi confini, il regime sovietico ha tenuto conto solo in parte della composizione etnica (esattamente come è avvenuto in Jugoslavia in alcune zone di confine tra Serbia e Croazia, Tra Serbia e Bosnia e tra Crozia e Bosnia). L’Ucraina attuale è divisa, di fatto, in tre parti. Le regioni occidentali, corrispondenti alla “vecchia” Galizia orientale, le regioni centrali, e le regioni orientali (Crimea inclusa). Sotto il profilo etnico le regioni orientali sono abitate prevalentemente da russi o russofoni (in Crimea la popolazione russa è il 67%), quelle centrali hanno una composizione etnica mista e quelle occidentali sono essenzialmente ucraine ad eccezione delle province che confinano con la Moldavia e la Transnistria. Storicamente il territorio ucraino è stato per molti secoli diviso lungo la linea del fiume Nipro. La Galizia orientale è appartenuta per secoli all’Impero Austroungarico (sotto il quale si sono sviluppati i primi sentimenti nazionalistici ucraini). Subito dopo la prima guerra mondiale, ha goduto di una brevissima indipendenza che è terminata con l’occupazione polacca alla quale ha fatto seguito, solo dopo il 1945, l’annessione all’Impero sovietico. Le regioni orientali, invece, hanno fatto parte per secoli all’Impero russo e poi alla nascente Urss, subendo un ulteriore processo di russificazione intorno al 1922-23.
Crimea, fonte di guai. Discorso a parte va fatto per la Crimea. Da secoli abitata da russi, è stata annessa alla repubblica sovietica di Ucraina nel 1954 per volere di Nikita Cruscev in segno di amicizia tra il popolo russo e quello ucraino suggellato dal Trattato di Pereyaslav tra i cosacchi ucraini e l’Impero russo 300 anni prima. La Crimea ha da sempre svolto un ruolo geopolitico fondamentale per la Russia. Prima era approdo naturale delle navi mercantili che attraversavano il Bosforo, poi è divenuta una penisola strategica sotto il profilo militare con la nascita dell’Urss. Qui ancora oggi sono ancorate le navi dell’Armata russa.
Per tutto questo il problema dell’Ucraina non si risolve con la liberazione della Timoshenko e con la cacciata di Yanukovic. Perché lì non si tratta di una banale cacciata del tiranno di turno. Il problema è ampio e può trovare una parziale soluzione solo ridisegnando i confini di un grande paese spaccato.
Fonte: Diritto di critica
venerdì 28 febbraio 2014
giovedì 27 febbraio 2014
Avellino: cassintegrato va a vivere in un cimitero. “Non posso pagare l’affitto”
Antonio Petrillo è un operaio della Irisbus in cassa integrazione. Vive a Sant’Angelo all’Esca e da tre mesi abita nella sacrestia del cimitero del paese, in un piccolo appartamentino dato in prestito dal sacerdote con un singolare panorama sulle tombe. La sua storia è stata raccolta dal Mattino. “Antonio – scrive il quotidiano – vive tra i morti e si arrangia come può per sbarcare il lunario e scacciare gli spettri di una crisi che ha assottigliato le sue fortune. È scaramantico e ostinatamente ottimista. Confida in tempi migliori, nonostante tutto, e sulla brandina ha messo in bella mostra una sfilza di oggetti metallici per attirare, dice lui, la buona sorte. Tutti gli hanno voltato le spalle, don Ciriaco invece gli è andato incontro e gli ha aperto le porte del piccolo appartamento, in fase di ristrutturazione, adiacente al cimitero”.
L’uomo – separato e padre di tre figli – dice: “Non posso permettermi il lusso di pagare un affitto devo mantenere la prole, che studia ancora, e così sono stato costretto a tirare la cinghia al massimo. Ho pure dormito in macchina: non mi vergogno a dirlo ma non ho mai fatto del male a nessuno”. Malgrado la location, e malgrado subisca duramente gli effetti della crisi, l’uomo comunque ha trovato molta solidarietà e riesce a sorridere. Si dà da fare potando le siepi del camposanto o pulendo i marciapiedi: ogni tanto qualcuno gli allunga qualche spicciolo oppure gli prepara un piatto caldo. Racconta: “Non sono mai solo, per fortuna. Ho degli amici che mi tengono compagnia e mi sostengono moralmente. Grazie a don Ciriaco ho almeno un tetto e un motivo in più per resistere. Cerco di rendermi utile come posso per la comunità, e mi rincuora tanto ricevere i ringraziamenti per la pulizia che adesso c’è nei pressi del camposanto”.
Fonte: fanpage.it
L’uomo – separato e padre di tre figli – dice: “Non posso permettermi il lusso di pagare un affitto devo mantenere la prole, che studia ancora, e così sono stato costretto a tirare la cinghia al massimo. Ho pure dormito in macchina: non mi vergogno a dirlo ma non ho mai fatto del male a nessuno”. Malgrado la location, e malgrado subisca duramente gli effetti della crisi, l’uomo comunque ha trovato molta solidarietà e riesce a sorridere. Si dà da fare potando le siepi del camposanto o pulendo i marciapiedi: ogni tanto qualcuno gli allunga qualche spicciolo oppure gli prepara un piatto caldo. Racconta: “Non sono mai solo, per fortuna. Ho degli amici che mi tengono compagnia e mi sostengono moralmente. Grazie a don Ciriaco ho almeno un tetto e un motivo in più per resistere. Cerco di rendermi utile come posso per la comunità, e mi rincuora tanto ricevere i ringraziamenti per la pulizia che adesso c’è nei pressi del camposanto”.
Fonte: fanpage.it
mercoledì 26 febbraio 2014
Ucraina-Russia, venti di guerra. Putin muove i blindati in Crimea
La nuova Ucraina muove i primi passi nel dopo-Yanukovich, in un clima di grande tensione anche per la comparsa dei blindati russi nelle strade di Sebastopoli, la città della Crimea che ospita la flotta di Mosca nel Mar Nero. La notizia, rilanciata da siti russi e locali, ha suscitato allarme, anche perche' poche ore prima il presidente del Parlamento e Capo dello Stato ad interim, Oleksander Turchinov, aveva lanciato l'allarme sui "pericolosi segnali di separatismo" emersi in alcune aree della repubblica ex sovietica. I carri armati starebbero presidiando il quartier generale della base navale russa. Il leader dell'estrema destra russa Oleg Tagnibok aveva preannunciato l'arrivo alla base navale dell nave russa Nikolai Filchenkov, con a bordo 200
soldati.
Il porto ucraino di Sebastopoli, nella penisola di Crimea, è strategico per la Russia, e questa non e' una notizia. Ma e' diventato ancora piu' strategico, di importanza cruciale, dal marzo del 2011, quando esplose il conflitto siriano. E da li', infatti, che Mosca coordina lo sforzo militare in Siria, e i movimenti nella sua base navale di Tartus e nel porto di Latakia, entrambi nel paese mediorientale. Ed e' il porto di Sebastopoli, sede della flotta russa del Mar Nero e diviso a meta' con le navi da guerra di Kiev (eredità dell'Urss), che assicura ai russi, attraverso il passaggio dagli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, uno sbocco nel mare caldo del Mediterraneo e nell'Oceano indiano in inverno, quando le acque nei porti del Baltico e del Mar Bianco congelano. La prevista formazione del nuovo governo transitorio e' stata rinviata a giovedi' un supplemento di consultazioni. Intanto, pero', il Parlamento ucraino ha approvato una mozione per chiedere al Tribunale penale internazionale all'Aja di processare Viktor Yanukovich per crimini contro l'umanita', una volta che il deposto presidente filo-russo verra' catturato. Con lui dovranno essere giudicati anche l'ex ministro dell'Interno, Vitaly Zakharchenko, e l'ex procuratore generale di Kiev, Viktor Pshonka.
La Rada suprema, come e' chiamato il Parlamento, ha anche fatto rimuovere la stella sovietica che da decenni adornava una guglia del palazzo. Intanto l'ex capo di gabinetto di Yanukovich, Andriy Kliyuev, ha denunciato di esser stato rapinato dell'auto e ferito a una gamba da un gruppo di 20 persone. Sul fronte politico, l'ex campione del mondo di pugilato Vitaly Klitschko ha ufficializzato la volonta' di candidarsi alle presidenziali anticipate del 25 maggio, data in cui e' stato annunciato che si terranno anche le elezioni comunali. Da Mosca, il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha messo in guardia sulla pericolosita' del tentativo di costringere l'Ucraina a scegliere da quale parte stare, se con l'Occidente o con Mosca. "E' pericoloso e controproducente", ha avvertito. Una delegazione di senatori russi domani sara' in Crimea. Il Cremlino ha inoltre denunciato la decisione di convocare per il maggio elezioni presidenziali anticipate, definendola una violazione dell'accordo tra le forze di opposizione e Yanukovich che prevedeva prima la riforma della Costituzione. Dalle statue di Lenin, alla stella d'oro: l'Ucraina del dopo-Yanukovich cancella le tracce del passato sovietico. Ma il Parlamento di Kiev ha rimosso la stella d'oro a cinque punte dalla guglia del palazzo, nel centro della capitale. Lo ha annunciato lo stesso Tyahnibok, in un video pubblicato su YouTube, in cui e' mostrata la rimozione della stella dal pennone della bandiera ucraina.
Nelle proteste degli ultimi mesi, che hanno portato alla deposizione del presidente filo-russo, Viktor Yanukovich, numerose statue di Lenin sono state abbattute e danneggiate dai manifestanti. L'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, ha ribadito in una conferenza stampa a Kiev che i Ventotto vogliono preservare l'integrita' territoriale ucraina. In settimana, poi, l'Ue presentera' un primo pacchetto di aiuti a breve termine, ha annunciato Elmar Brok, presidente della Commissione Esteri dell'Europarlamento.
L'arcivescovo della Chiesa greco-cattolica Sviatoslav Shevchuk, oggi a Roma, ha lanciato un appello all'Europa che "non deve avere paura degli ucraini respingendoli alle frontiere. Abbiamo bisogno di aiuti economici ma anche di solidarieta' diplomatica. I nostri giovani stanno costruendo in Ucraina l'Europa". Anche l'Ucraina ha i suoi desaparecidos, ha inoltre avvertito l'arcivescovo, parlando di tante persone scomparse nel Paese, "rapite dalle forze speciali, i berkut, assoldate dal governo".
UCRAINA: PORTO SEBASTOPOLI CRUCIALE, DA LI' MOSCA VA IN SIRIA
Il porto ucraino di Sebastopoli in Crimea e' strategico per la Russia, e questa non e' una notizia. Ma e' diventato ancora piu' strategico, di importanza cruciale, dal marzo del 2011, quando esplose il conflitto siriano. E da li', infatti, che Mosca coordina lo sforzo militare in Siria, e i movimenti nella sua base navale di Tartus e nel porto di Latakia, entrambi nel paese mediorientale. Ed e' il porto di Sebastopoli che assicura ai russi, attraverso il passaggio dagli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, uno sbocco nel mare caldo del Mediterraneo e nell'Oceano indiano in inverno, quando le acque nei porti del Baltico e del Mar Bianco congelano. L'accordo in base al quale l'Ucraina concede il porto ai russi scade nel 2017, ma nel 2010 Vladimir Putin e il presidente oggi deposto Viktor Yanukovich firmano un accordo per il prolungamento di venti anni della concessione.
Fonte: affaritaliani.it
Il porto ucraino di Sebastopoli, nella penisola di Crimea, è strategico per la Russia, e questa non e' una notizia. Ma e' diventato ancora piu' strategico, di importanza cruciale, dal marzo del 2011, quando esplose il conflitto siriano. E da li', infatti, che Mosca coordina lo sforzo militare in Siria, e i movimenti nella sua base navale di Tartus e nel porto di Latakia, entrambi nel paese mediorientale. Ed e' il porto di Sebastopoli, sede della flotta russa del Mar Nero e diviso a meta' con le navi da guerra di Kiev (eredità dell'Urss), che assicura ai russi, attraverso il passaggio dagli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, uno sbocco nel mare caldo del Mediterraneo e nell'Oceano indiano in inverno, quando le acque nei porti del Baltico e del Mar Bianco congelano. La prevista formazione del nuovo governo transitorio e' stata rinviata a giovedi' un supplemento di consultazioni. Intanto, pero', il Parlamento ucraino ha approvato una mozione per chiedere al Tribunale penale internazionale all'Aja di processare Viktor Yanukovich per crimini contro l'umanita', una volta che il deposto presidente filo-russo verra' catturato. Con lui dovranno essere giudicati anche l'ex ministro dell'Interno, Vitaly Zakharchenko, e l'ex procuratore generale di Kiev, Viktor Pshonka.
La Rada suprema, come e' chiamato il Parlamento, ha anche fatto rimuovere la stella sovietica che da decenni adornava una guglia del palazzo. Intanto l'ex capo di gabinetto di Yanukovich, Andriy Kliyuev, ha denunciato di esser stato rapinato dell'auto e ferito a una gamba da un gruppo di 20 persone. Sul fronte politico, l'ex campione del mondo di pugilato Vitaly Klitschko ha ufficializzato la volonta' di candidarsi alle presidenziali anticipate del 25 maggio, data in cui e' stato annunciato che si terranno anche le elezioni comunali. Da Mosca, il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha messo in guardia sulla pericolosita' del tentativo di costringere l'Ucraina a scegliere da quale parte stare, se con l'Occidente o con Mosca. "E' pericoloso e controproducente", ha avvertito. Una delegazione di senatori russi domani sara' in Crimea. Il Cremlino ha inoltre denunciato la decisione di convocare per il maggio elezioni presidenziali anticipate, definendola una violazione dell'accordo tra le forze di opposizione e Yanukovich che prevedeva prima la riforma della Costituzione. Dalle statue di Lenin, alla stella d'oro: l'Ucraina del dopo-Yanukovich cancella le tracce del passato sovietico. Ma il Parlamento di Kiev ha rimosso la stella d'oro a cinque punte dalla guglia del palazzo, nel centro della capitale. Lo ha annunciato lo stesso Tyahnibok, in un video pubblicato su YouTube, in cui e' mostrata la rimozione della stella dal pennone della bandiera ucraina.
Nelle proteste degli ultimi mesi, che hanno portato alla deposizione del presidente filo-russo, Viktor Yanukovich, numerose statue di Lenin sono state abbattute e danneggiate dai manifestanti. L'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, ha ribadito in una conferenza stampa a Kiev che i Ventotto vogliono preservare l'integrita' territoriale ucraina. In settimana, poi, l'Ue presentera' un primo pacchetto di aiuti a breve termine, ha annunciato Elmar Brok, presidente della Commissione Esteri dell'Europarlamento.
L'arcivescovo della Chiesa greco-cattolica Sviatoslav Shevchuk, oggi a Roma, ha lanciato un appello all'Europa che "non deve avere paura degli ucraini respingendoli alle frontiere. Abbiamo bisogno di aiuti economici ma anche di solidarieta' diplomatica. I nostri giovani stanno costruendo in Ucraina l'Europa". Anche l'Ucraina ha i suoi desaparecidos, ha inoltre avvertito l'arcivescovo, parlando di tante persone scomparse nel Paese, "rapite dalle forze speciali, i berkut, assoldate dal governo".
UCRAINA: PORTO SEBASTOPOLI CRUCIALE, DA LI' MOSCA VA IN SIRIA
Il porto ucraino di Sebastopoli in Crimea e' strategico per la Russia, e questa non e' una notizia. Ma e' diventato ancora piu' strategico, di importanza cruciale, dal marzo del 2011, quando esplose il conflitto siriano. E da li', infatti, che Mosca coordina lo sforzo militare in Siria, e i movimenti nella sua base navale di Tartus e nel porto di Latakia, entrambi nel paese mediorientale. Ed e' il porto di Sebastopoli che assicura ai russi, attraverso il passaggio dagli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, uno sbocco nel mare caldo del Mediterraneo e nell'Oceano indiano in inverno, quando le acque nei porti del Baltico e del Mar Bianco congelano. L'accordo in base al quale l'Ucraina concede il porto ai russi scade nel 2017, ma nel 2010 Vladimir Putin e il presidente oggi deposto Viktor Yanukovich firmano un accordo per il prolungamento di venti anni della concessione.
Fonte: affaritaliani.it
martedì 25 febbraio 2014
La strage dei ragazzi uccisi perché studiavano
29 ragazzini uccisi perché studiavano la cultura degli infedeli, il movimento islamico di Boko Haram continua la sua mattanza alimentando la dura repressione da parte del governo nigeriano.
L’ATTACCO - Sono arrivati di notte al college di Buni Yadi, nello stato Nord-orientale di Yome e hanno ucciso una trentina di ragazzi prima di dare fuoco alla scuola. Secondo gli ufficiali nigeriani molti dei corpi dei ragazzi sono stati ritrovati ormai ridotti in cenere.
LA STRAGE - Il college, una scuola secondaria statale, è diventato un obbiettivo perché fonte di cultura occidentale o comunque non sufficientemente islamica per i gusti del gruppo estremista, che durante l’azione ha ucciso solo i ragazzi, risparmiando le ragazze che invece non sono state toccate. Una notizia positiva in un panorama pessimo, perché Boko Haram ultimamente aveva cominciato a rapire le ragazze per utilizzarle, come già altri gruppi terroristici africani, come addette alla logistica o alle distrazioni sessuali dei guerrieri.
LEGGI ANCHE: Nigeria, è guerra con Boko Haram
UN’ECATOMBE - Il bilancio delle vittime dei Boko Haram negli ultimi anni è fatto di decine d’attacchi del genere e di migliaia di vittime, per lo più civili, lasciate sul terreno. Non meno spietata la repressione dei governativi, che rispondono spesso sparando nel mucchio e uccidono, se possibile, più degli stessi Boko Haram, alimentando la rabbia verso il governo centrale nelle regioni settentrionali, albergo di una maggioranza musulmana e casa dei Boko Haram, nome che significa d’altronde «l’educazione occidentale è peccaminosa» e che spiega l’accanimento contro le scuole, le vaccinazioni e certi aspetti sgraditi della cultura occidentale.
L’OFFENSIVA DEL GOVERNO - Solo la settimana scorsa e in una sola azione il gruppo si è reso responsabile della distruzione di un intero villaggio e dell’uccisione dei suoi 200 abitanti, segno evidente che la grande offensiva decisa e molto pubblicizzata dal presidente nigeriano Jonathan Goodluck l’anno scorso non ha dato i frutti sperati, innescando anzi un ciclo di sanguinose rappresaglie contro i civili.
Fonte: Giornalettismo
lunedì 24 febbraio 2014
La crisi ucraina in undici punti
Un monumento in onore delle vittime degli scontri tra polizia e manifestanti a Kiev, il 24 febbraio 2014. (Bulent Kilic, Afp)
Dopo le proteste e le violenze della settimana scorsa, l’Ucraina ha emesso un mandato d’arresto per il presidente Viktor Janukovič. Gli scontri della settimana scorsa hanno causato almeno 77 morti e centinaia di feriti.
Ecco i momenti chiave della crisi ucraina, ricostruiti dalla Bbc.
- 14 febbraio: grazie a un’amnistia 234 manifestanti arrestati a dicembre vengono rilasciati.
- 16 febbraio: i manifestanti lasciano il municipio di Kiev, occupato il 1 dicembre, e altri palazzi del governo nella regione.
- 18 febbraio: almeno 18 persone, tra cui sette poliziotti, vengono uccise. I manifestanti riprendono il controllo del municipio. Le forze dell’ordine circondano piazza Indipendenza, dove rimangono circa 25.000 contestatori.
- 20 febbraio: nonostante la tregua dichiarata dal governo, gli scontri non si fermano. Il numero delle vittime sale a 77. Secondo alcuni testimoni i poliziotti e anche alcuni cecchini sparano contro i manifestanti. I ministri degli esteri di Germania, Francia e Polonia partono per Kiev per incontrare il presidente Janukovič. Anche la Russia manda un rappresentante diplomatico.
- 21 febbraio: Viktor Janukovič firma un patto con i leader dell’opposizione. L’accordo prevede la formazione di un governo di unità nazionale, il ritorno alla costituzione del 2004 (che limita parzialmente i poteri del presidente) e le elezioni anticipate. Alle trattative partecipano anche i ministri degli esteri di Francia, Germania e Polonia e il rappresentante diplomatico russo. In piazza nel frattempo proseguono gli scontri. Nell’ovest del paese i manifestanti continuano a occupare i palazzi del governo.
- 22 febbraio: i manifestanti occupano il palazzo del governo senza incontrare resistenza. I leader dell’opposizione chiedono elezioni anticipate. Il presidente Janukovič fa perdere le sue tracce e secondo indiscrezioni è scappato a Kharkiv, nel nordest del paese. Il parlamento vota la sua decadenza, e convoca le elezioni anticipate per il 25 maggio. Janukovič va in televisione e denuncia il “colpo di stato” contro il suo governo. La leader dell’opposizione Julia Timoshenko viene liberata dal carcere e torna a Kiev. Era in prigione dal 2011.
- 23 febbraio: il parlamento nomina lo speaker dell’aula, Oleksandr Turčinov, presidente ad interim. Turčinov, alleato di Julia Timoshenko, stabilisce che entro il 25 febbraio il parlamento dovrà formare un governo di unità nazionale.
- 24 febbraio: il ministro dell’interno ucraino, Arsen Avakov, annuncia che è stato emesso un mandato d’arresto per il presidente Viktor Janukovič e altri funzionari pubblici. Sono accusati di aver commesso una “strage di cittadini innocenti”.
Fonte: Internazionale
domenica 23 febbraio 2014
Marò, il Ministro della Difesa indiano: “Nessun cedimento sul processo”
Stop dall’India sui Marò. Una nota del Ministro della Difesa indiano A.K. Antony chiarisce le posizioni del paese asiatico circa l’affaire dei due militari italiani: “Stiamo andando avanti su questa vicenda in base alle leggi indiane” e continua “saranno processati con le leggi del nostro Paese” nonostante l’ennesima apertura che rimette la palla nelle mani dei ministri dell’Interno e degli Esteri.
La decisione viene comunicata a ventiquattrore dall’inizio del processo che vedrà il procuratore indiano G.E. Vahanvati presentare alla Corte Suprema indiana le scelte del governo sulle sorti dei due fucilieri italiani.
Proprio ieri Matteo Renzi era intervenuto con un tweet per esplicitare la linea del governo italiano: “faremo semplicemente di tutto”. Linea subito commentata con gioia da parte delle moglie Salvatore Girone (uno dei due marò arrestati in India): “I primi passi del governo Renzi sono rassicuranti, in vista dei prossimi mesi che saranno delicati e decisivi”, scrive Vania Girone in una lettera al quotidiano Il Tempo. ”Insieme alla continuità dell’azione del governo italiano sarà importante il ruolo attivo dell’opinione pubblica nella vicenda”.
Sulla situazione dei militari era intervenuto anche la neo Ministra della Difesa Pinotti: “Sono la prima preoccupazione e il primo pensiero che dobbiamo avere”.
Fonte: fanpage.it
La decisione viene comunicata a ventiquattrore dall’inizio del processo che vedrà il procuratore indiano G.E. Vahanvati presentare alla Corte Suprema indiana le scelte del governo sulle sorti dei due fucilieri italiani.
Proprio ieri Matteo Renzi era intervenuto con un tweet per esplicitare la linea del governo italiano: “faremo semplicemente di tutto”. Linea subito commentata con gioia da parte delle moglie Salvatore Girone (uno dei due marò arrestati in India): “I primi passi del governo Renzi sono rassicuranti, in vista dei prossimi mesi che saranno delicati e decisivi”, scrive Vania Girone in una lettera al quotidiano Il Tempo. ”Insieme alla continuità dell’azione del governo italiano sarà importante il ruolo attivo dell’opinione pubblica nella vicenda”.
Sulla situazione dei militari era intervenuto anche la neo Ministra della Difesa Pinotti: “Sono la prima preoccupazione e il primo pensiero che dobbiamo avere”.
Fonte: fanpage.it
sabato 22 febbraio 2014
Ciao Francesco
E' morto Francesco Di Giacomo, voce storica del Banco del Mutuo Soccorso. La musica ha perso un grande artista. Ciao Francesco
Il Banco del Mutuo Soccorso è stato uno dei gruppi (insieme alla Premiata Forneria Marconi, Le Orme, i New Trolls e gli Osanna) più influenti e noti del rock progressivo italiano
Link: Banco del Mutuo Soccorso (da Wikipedia)
Ucraina, è guerra. Ecco perché la protesta è divenuta rivolta
Un massacro annunciato. In Ucraina si sta consumando in queste ore l’inizio di una probabile, quanto mai annunciata, guerra civile. I manifestanti pro-Europa hanno alzato la posta e ora vogliono le dimissioni del presidente. Il risultato? Scontato: cento morti nelle ultime 24 ore, più di 60 poliziotti fatti prigionieri, palazzi del potere sgomberati, cecchini dell’esercito appostati sui tetti.
Gli equilibri cambiati. Le tensioni in Ucraina hanno covato per anni, silenziosamente. Ma da questo autunno, qualcosa è cambiato. La rivoluzione arancione oggi appare solo come un vecchio ricordo. Il governo di Kiev ha deciso di rivolgere lo sguardo al vecchio padrone russo, perdendo – di fatto – quello status di Stato-cuscinetto tra Mosca e la Ue/Nato. Il governo ha sancito la fine della neutralità del Paese slavo, gettando l’Ucraina nel caos.
Un problema di confini. Gli attuali confini ucraini furono stabiliti da Mosca quando fu istituita la Repubblica sovietica di Ucraina nel 1917, e furono ritoccati al termine della seconda guerra mondiale (e con l’annessione della Crimea nel 1954). Questi confini includono anche territori abitati da popolazioni non ucraine. Nelle province orientali, in Crimea e lungo il confine con la Transnistria (Moldavia) la popolazione è russa o filo-russa. Nelle regioni centrali (dove è situata la capitale) la popolazione è mista, mentre nelle province occidentali la prevalenza etnica è decisamente a favore degli ucraini. Di conseguenza, di fronte ad un paese da sempre spaccato in due (i russi rappresentano complessivamente il 22% della popolazione), lo spostamento di Kiev verso Mosca ha messo in allarme gli abitanti delle province occidentali che guardano decisamente a Bruxelles e a Washington più che alla Russia. Il motivo è certamente economico ma anche storico: sotto il dominio russo e poi sovietico, gli ucraini hanno subito un duro processo di russificazione, non dissimile da quello subito dalle popolazioni baltiche di Estonia, Lituania e Lettonia. Gli ucraini temono che un nuovo abbraccio con Mosca possa essere mortale.
L’Europa teme lo stop del gas. Il problema è quindi di equilibri violati. Il rischio per tutti è che una guerra civile in Ucraina possa mettere in crisi l’Europa che cerca faticosamente di uscire dalla crisi. Infatti, proprio nel territorio ucraino passano fondamentali gasdotti e oleodotti che riforniscono l’Europa centrale e occidentale (oltre la Romania). Il nostro Paese (con la Grecia, la Bulgaria e L’Austria) è esente da rischi legati ad eventuali interruzioni di energia, rifornendosi di gas dalla Russia grazie al gasdotto South Stream (sviluppato da Eni e Gazprom) che attraversa il Mar Nero. Il rischio di uno stop delle forniture di gas non può in alcun modo lasciare l’Europa indifferente. La neutralità dell’Ucraina nella lotta tra ovest ed est (che prosegue nonostante il crollo del Muro di Berlino), è un valore imprescindibile per ripristinare gli equilibri e scongiurare la catastrofe. Ma la pace per le strade di Kiev passa solo attraverso un accordo tra Russia e Ue che potrebbe ridurre gli spazi di manovra del governo ucraino. Se un accordo non si dovesse trovare, ci potrebbe essere il rischio di un’escalation militare in un panorama geopolitico non molto diverso rispetto a quello della recente guerra in Georgia. Con l’unica, fondamentale differenza: le dimensioni del territorio ucraino.
Fonte: Diritto di critica
Gli equilibri cambiati. Le tensioni in Ucraina hanno covato per anni, silenziosamente. Ma da questo autunno, qualcosa è cambiato. La rivoluzione arancione oggi appare solo come un vecchio ricordo. Il governo di Kiev ha deciso di rivolgere lo sguardo al vecchio padrone russo, perdendo – di fatto – quello status di Stato-cuscinetto tra Mosca e la Ue/Nato. Il governo ha sancito la fine della neutralità del Paese slavo, gettando l’Ucraina nel caos.
Un problema di confini. Gli attuali confini ucraini furono stabiliti da Mosca quando fu istituita la Repubblica sovietica di Ucraina nel 1917, e furono ritoccati al termine della seconda guerra mondiale (e con l’annessione della Crimea nel 1954). Questi confini includono anche territori abitati da popolazioni non ucraine. Nelle province orientali, in Crimea e lungo il confine con la Transnistria (Moldavia) la popolazione è russa o filo-russa. Nelle regioni centrali (dove è situata la capitale) la popolazione è mista, mentre nelle province occidentali la prevalenza etnica è decisamente a favore degli ucraini. Di conseguenza, di fronte ad un paese da sempre spaccato in due (i russi rappresentano complessivamente il 22% della popolazione), lo spostamento di Kiev verso Mosca ha messo in allarme gli abitanti delle province occidentali che guardano decisamente a Bruxelles e a Washington più che alla Russia. Il motivo è certamente economico ma anche storico: sotto il dominio russo e poi sovietico, gli ucraini hanno subito un duro processo di russificazione, non dissimile da quello subito dalle popolazioni baltiche di Estonia, Lituania e Lettonia. Gli ucraini temono che un nuovo abbraccio con Mosca possa essere mortale.
L’Europa teme lo stop del gas. Il problema è quindi di equilibri violati. Il rischio per tutti è che una guerra civile in Ucraina possa mettere in crisi l’Europa che cerca faticosamente di uscire dalla crisi. Infatti, proprio nel territorio ucraino passano fondamentali gasdotti e oleodotti che riforniscono l’Europa centrale e occidentale (oltre la Romania). Il nostro Paese (con la Grecia, la Bulgaria e L’Austria) è esente da rischi legati ad eventuali interruzioni di energia, rifornendosi di gas dalla Russia grazie al gasdotto South Stream (sviluppato da Eni e Gazprom) che attraversa il Mar Nero. Il rischio di uno stop delle forniture di gas non può in alcun modo lasciare l’Europa indifferente. La neutralità dell’Ucraina nella lotta tra ovest ed est (che prosegue nonostante il crollo del Muro di Berlino), è un valore imprescindibile per ripristinare gli equilibri e scongiurare la catastrofe. Ma la pace per le strade di Kiev passa solo attraverso un accordo tra Russia e Ue che potrebbe ridurre gli spazi di manovra del governo ucraino. Se un accordo non si dovesse trovare, ci potrebbe essere il rischio di un’escalation militare in un panorama geopolitico non molto diverso rispetto a quello della recente guerra in Georgia. Con l’unica, fondamentale differenza: le dimensioni del territorio ucraino.
Fonte: Diritto di critica
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