giovedì 16 dicembre 2010

Napoli-Salerno, dopo i lavori spuntano i rifiuti

In Campania oltre ai cantieri per realizzare la terza corsia della tristemente famosa autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, si lavora anche all’ampliamento del tratto in direzione Nord: quello che arriva a Napoli passando per Pompei. Lunga soltanto 52 chilometri, questa tratta è gestita dalla concessionaria Società autostrade meridionali (Sam) con un pedaggio fisso di 1,60 euro, per qualsiasi destinazione visto l’alto volume traffico e l’elevata urbanizzazione dell’area napoletana che rendono l’ultimo tratto quasi una tangenziale dell’hinterland del capoluogo campano utilizzata ogni giorno dai pendolari che si recano al lavoro.

Tanto che i lavori per realizzare la terza corsia, iniziati tra il 2002 e il 2006, riguardano soltanto i 20 chilometri tra Pompei e Napoli, con una spesa prevista di 393 milioni di euro, date le notevoli difficoltà tecniche (cavalcavia, espropri e abbattimenti), causate dall’enorme densità abitativa: l’autostrada taglia a metà gli abitati dei comuni costieri vesuviani. I lavori sono divisi in cinque tratte e altrettanti lotti. E finora sono stati aperti soltanto 8,3 chilometri, costati già 285 milioni di euro. Nei giorni scorsi, durante la seduta della Commissione Ambiente e Lavori pubblici della Camera, Tino Iannuzzi (Pd), ha denunciato di ritenere che «la Sam debba completare tutte le opere con massima celerità, visto che la concessione verrà a scadere il 31 dicembre 2012».

La risposta del viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, presente quel giorno in Commissione ha dell’incredibile. Riguardo ai tempi, il ministro ha spiegato che «i lavori avranno termine alla fine del 2011, salvo puntuali opere di completamento», con un costo «passato dagli originari 290 milioni a 308 milioni di euro». Castelli ha poi aggiunto che «tale maggiore impegno economico e la dilazione dei tempi di ultimazione dei lavori sono dovuti al rinvenimento di discariche di rifiuti solidi urbani». Perché durante i lavori per la terza corsia, e quindi nella maggior parte dei casi si è trattato solo di allargare il piano stradale, è avvenuto il «rinvenimento di ingenti e crescenti masse di rifiuti, nascoste sotto terra al margine dell’autostrada».

E in totale, spiega il viceministro, sono saltate fuori «ben 16 discariche abusive interrate». In media si tratta dell’impressionante cifra di una ogni 800 metri. Molte delle quali nell’ultimo tratto, quello tra Ercolano e Napoli. Contenevano anche rifiuti speciali, come inerti, materiali edili, amianto e barili di cui non è stato specificato il contenuto. Difficile immaginare quanti altra immondizia si possa quindi nascondere nei pochi terreni rimasti liberi, in quell’area così urbanizzata. Ogni volta che veniva individuata una discarica abusiva, i lavori si sono dovuti fermare, per poi far mettere in sicurezza la zona, rimuovendo i rifiuti rinvenuti, coprire la fossa con del terreno e riprendere i lavori. A rallentare ulteriormente i lavori c’è stato poi il fallimento dell’impresa che si era aggiudicata l’appalto in diversi lotti (dal 10 al 22).

L’ampliamento dell’autostrada è stato inoltre tenuto sotto stretta osservazione dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli che ha più volte visitato i cantieri, controllando le imprese presenti, i materiali e la manovalanza, per prevenire infiltrazioni, portando anche al sequestro di un lotto nei pressi di Torre Annunziata. Anche sugli 8,3 chilometri completati non va meglio, visto che nonostante l’apertura di tutte e tre le corsie vige il limite di velocità di 60 chilometri orari. Ancora una volta è il viceministro Castelli a spiegarne il motivo in Commissione: manca «il collaudo definitivo dell’opera e la segnaletica rimane quella di cantiere», perché «la pavimentazione è provvisoria, tratte di barriere di sicurezza sono non definitive, tratti di spartitraffico sono di tipo New Jersey e non sono completate tutte le lavorazioni esterne all’autostrada». In pratica non è stato inaugurato nemmeno un chilometro.

Fonte: Terranews

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