mercoledì 3 febbraio 2016

Ora in Spagna ci provano i socialisti

Il primo ministro uscente Mariano Rajoy ha rinunciato a formare un governo: il Re ha incaricato Pedro Sánchez che cercherà di allearsi con Podemos, ma non sarà semplice

Pedro Sanchez, capo del PSOE. (PEDRO ARMESTRE/AFP/Getty Images)

Martedì 2 febbraio il re di Spagna Filippo VI ha incaricato il leader socialista Pedro Sánchez di formare un nuovo governo. Lo scorso 23 gennaio il conservatore Mariano Rajoy, leader del Partito Popolare e attuale primo ministro, aveva rinunciato alla proposta. Nel frattempo Podemos ha offerto ai socialisti del PSOE di riunire la sinistra in un governo di maggioranza, ma le trattative delle prossime settimane non saranno semplici.

I risultati delle elezioni spagnole dello scorso dicembre avevano portato alla formazione di un Parlamento molto frammentato e senza una maggioranza assoluta: il Partito Popolare del primo ministro uscente Mariano Rajoy aveva vinto, ma senza ottenere la maggioranza necessaria a governare. Per la prima volta dal 1982 in Spagna si dovrà formare un governo di coalizione, ma le trattative finora sono state molto complicate. Rajoy, in quanto leader del partito che aveva ottenuto il risultato migliore, era stato il primo a essere chiamato dal Re per formare un governo, ma non era riuscito a concludere un accordo su una grande coalizione con il Partito Socialista (PSOE). Aveva dunque rifiutato l’offerta, scegliendo di non chiedere la fiducia del parlamento su un governo di minoranza perché, aveva spiegato durante una conferenza stampa, non avrebbe ottenuto i voti necessari: i socialisti avevano infatti detto che avrebbero votato contro.

In Spagna il processo di formazione di un nuovo governo è molto simile a quello italiano: per poter entrare in carica un governo ha bisogno della fiducia della maggioranza del Parlamento. La maggioranza al Congresso dei Deputati, la camera bassa spagnola, è formata da 176 seggi. Il Partito Popolare (PP) ne aveva ottenuti 123, il Partito Socialista (PSOE) 90, Podemos con altri partiti alleati 69, Ciudadanos – un partito catalano anti-indipendenza ed europeista – 40. La Costituzione spagnola non stabilisce un tempo massimo per cercare di formare un governo, ma dopo il primo voto di fiducia la legge stabilisce che entro due mesi debba essersi formato un nuovo governo, altrimenti il Parlamento viene sciolto e si torna a votare (se si dovesse arrivare a questa ipotesi, si prevedono nuove elezioni intorno alla fine di giugno).

Il leader dei socialisti Sánchez aveva detto che, in caso di rinuncia di Rajoy, gli elettori «non avrebbero capito se il PSOE e Podemos non fossero riusciti a trovare un accordo». Sánchez ha chiesto di poter portare avanti le trattative per almeno tre settimane per cercare di formare un governo «del cambiamento, progressista e riformista». Il problema principale è che PSOE e Podemos insieme non hanno comunque abbastanza voti per avere la maggioranza (arrivano a 159 seggi) e per riuscire a ottenerla avrebbero bisogno dell’appoggio di Ciudadanos o di altri partiti minori. Podemos e Ciudadanos sono però profondamente divisi dalla questione dell’indipendenza della Catalogna, a cui è favorevole Podemos ma non Ciudadanos; Pablo Iglesias, leader di Podemos, ha ribadito di non voler partecipare a un governo di cui faccia parte anche Ciudadanos e Albert Rivera, leader di Ciudadanos, ha detto che «un governo dovrebbe unire la Spagna, non romperla».

Pedro Sánchez ha dichiarato di voler raccogliere consenso sulle riforme, sulla lotta alla disoccupazione, alla disuguaglianza sociale e alla corruzione, e su una proposta di riforma costituzionale in senso federale per regolamentare la questione catalana: «Spero che tutti siano all’altezza delle loro responsabilità», ha detto il leader socialista. Se l’alleanza PSOE, Podemos, Ciudadanos, fallisse il PSOE potrebbe tentare di ottenere il sostegno di Ciudadanos, quello dei nazionalisti moderati baschi e l’astensione di Podemos. Oppure potrebbe formare un governo di coalizione con Podemos e ottenere l’astensione dei nazionalisti catalani e degli altri partiti separatisti. Tuttavia, il PSOE – che difende una riforma federale, ma si pone come garante dell’unità della Spagna – sarebbe imbarazzato da questo sostegno esterno e ha già detto che non è disposto a negoziare. Inoltre, al suo interno, ci sono molti dissensi su un’ipotetica alleanza con Podemos.

Fonte: Il Post

Il primo caso di Zika negli Stati Uniti

I medici della città di Dallas hanno rilevato un caso di virus contratto per via sessuale

Credit: Reuters

Le autorità sanitarie della città statunitense di Dallas, situata in Texas, hanno reso noto martedì 2 febbraio che un abitante della città ha contratto il virus Zika.

Se questa notizia venisse confermata, si tratterebbe del primo caso negli Stati Uniti da quando questo mese il virus ha iniziato a diffondersi su scala globale.

La persona - di cui non sono stati resi noti né il nome, né il sesso, né l'età - avrebbe contratto il virus per via sessuale, attraverso un rapporto con un'altra persona tornata recentemente da un paese in cui Zika sta avendo maggiore diffusione.

La via di trasmissione più comune per il virus Zika sono le zanzare, ma si sono verificati anche casi più isolati di trasmissione per via sessuale, come sarebbe accaduto appunto a Dallas.

LEGGI ANCHE: Tutto quello che c'è da sapere sul virus Zika

Fonte: The Post Internazionale

martedì 2 febbraio 2016

Facebook contro il “clickbait”, di nuovo

L'algoritmo della sezione Notizie è stato ritoccato ancora per disincentivare l'uso di esche per attirare clic

(DENIS CHARLET/AFP/Getty Images)

Facebook ha introdotto alcune nuove modifiche al modo in cui funziona la sua sezione Notizie (“News Feed”), dove viene mostrata una selezione dei post dei propri amici e delle Pagine, con l’obiettivo di renderla più coinvolgente e affine ai gusti di ogni singolo utente e disincentivare il “clickbait“. L’azienda lavora di continuo agli algoritmi di questa sezione per migliorarla, sperimentando soluzioni che talvolta vengono criticate dagli utenti perché di fatto nascondono alcuni contenuti privilegiandone altri. Le nuove modifiche, dicono quelli di Facebook, metteranno in risalto le “storie più rilevanti” per ogni singolo utente, sulla base di alcuni nuovi parametri elaborati grazie ai test condotti negli ultimi mesi.

Per capire come si comportano i suoi iscritti Facebook utilizza sistemi di vario tipo, a partire da un “Feed Quality Panel”, un gruppo di mille utenti che fa da campione statistico e che ogni giorno valuta la propria esperienza sul social network. A questi si aggiungono i dati raccolti sulla base del comportamento di decine di migliaia di iscritti in tutto il mondo, per capire che cosa li interessa di più e quali sono i temi su cui discutono di più con i loro amici. Facebook usa anche un sistema di valutazione, che forse vi è capitato di usare qualche volta, per dare da una a cinque stelline indicando l’interesse suscitato da un contenuto mostrato nella propria sezione Notizie. Sulla base di queste informazioni Facebook determina quali post sono più rilevanti per ogni utente e meritano quindi di finire in testa alla sezione Notizie, in bella evidenza. Il sistema serve anche per capire con quale probabilità ogni contenuto riceverà commenti, condivisioni e “Mi piace” dai singoli utenti.

Facebook ha introdotto la nuova modifica sulla base di queste valutazioni:


Grazie alla nostra ricerca, abbiamo visto che le persone segnalano di avere una migliore esperienza con la loro sezione Notizie quando le storie che vedono in testa sono contenuti che tendono a valutare positivamente, quando gli viene chiesto, e dai quali si fanno coinvolgere.
Abbiamo aggiornato la sezione Notizie in modo da tenere conto di entrambi questi indicatori. La sezione Notizie prenderà in considerazione sia la probabilità che vogliate vedere una data storia all’inizio della sezione sia la probabilità che sia lasciato un “Mi piace”, un commento, una condivisione o che ci sia un clic sul link. Metteremo più in risalto le storie con le quali gli utenti potrebbero interagire e che gli stessi potrebbero volere in testa alla loro sezione Notizie.


Cosa cambia per gli utenti
La modifica implica che ci potrebbero essere alcune differenze tra il tipo di contenuti visualizzati finora nella sezione Notizie e quelli scelti con il nuovo sistema, in modo automatico da Facebook. Anche se i responsabili del social network non lo dicono esplicitamente, è probabile che saranno visualizzati meno contenuti che tendono a coinvolgere direttamente ed esplicitamente gli utenti con formule del tipo “Che ne pensate?” o con i classici “Clicca qui”, così come potrebbe essere penalizzato il “clickbait”, cioè la pratica di omettere il contenuto di ciò che viene condiviso con formule del tipo “Non crederete mai cosa si vede in questa foto” per incentivare a fare clic sul link condiviso. Almeno nelle intenzioni di Facebook, gli utenti devono potersi fare un’idea del contenuto condiviso attraverso l’anteprima e solo a quel punto decidere come interagire, lasciando un “Mi piace”, un commento e facendo clic per raggiungere il sito linkato.

Cosa cambia per le Pagine
Facebook dice che la nuova modifica ai suoi algoritmi della sezione Notizie potrebbe avere alcune ripercussioni per le Pagine, cioè i profili usati da aziende, giornali, personaggi pubblici e compagnia:


L’impatto di questi cambiamenti sul modo in cui viene diffusa una storia varieranno a seconda di come è fatto il vostro pubblico e del modo in cui postate le cose. In generale, questo aggiornamento non dovrebbe avere un impatto significativo per quanto riguarda la capacità di raggiungere il proprio pubblico (“reach”) e il numero di accessi al proprio sito provenienti dalle Pagine; tuttavia, alcune Pagine potrebbero rilevare un aumento del traffico, mentre altre una riduzione. Le Pagine potrebbero notare una riduzione del traffico verso il loro sito se il tasso di clic ricevuto dai loro contenuti non corrisponde a quanto gli utenti dicono di volere vedere quel tipo di contenuti in testa alla loro sezione Notizie. Questo aggiornamento aiuta a ribilanciare questi due fattori, in modo che le persone possano vedere più contenuti rilevanti per i loro gusti.


Per le Pagine il consiglio è attenersi alle strategie consigliate dagli stessi esperti di Facebook per fare circolare i loro post, senza essere penalizzate. Tra i consigli c’è quindi evitare sistemi per indurre gli utenti a cliccare a tutti i costi, proprio come il “clickbait”: finora la pratica ha portato ad aumenti temporanei di accessi ai siti attraverso le Pagine, ma con il nuovo sistema potrebbero esserci penalizzazioni perché quel numero di clic potrebbe non risultare compatibile con l’effettivo interesse mostrato dagli utenti.

Fonte: Il Post

Primarie Usa 2016, in Iowa vincono Ted Cruz e Hillary Clinton


Risultati sorprendenti nella prima elezione di Usa 2016 . Ai caucus democratici successo dell'ex segretario di Stato molto risicato

Primarie Usa 2016 risultati caucus Iowa

Ted Cruz ha vinto i caucus dell’Iowa. La prima elezione delle primarie di Usa 2016 tra i Repubblicani è stata conquistata dal senatore del Texas. Tra i Democratici invece è ancora testa a testa tra Hillary Clinton e Bernie Sanders, con l’ex segretario di Stato che ha dichiarato la sua vittoria prima che lo scrutinio dei caucus sia completato.

DONALD TRUMP

Donald Trump può essere considerato il grande confitto dei caucus dell’Iowa. Il miliardario repubblicano era rilevato in testa nei sondaggi, ma il suo primato demoscopico è evaporato negli ultimi momenti prima del voto. Come rilevato dall’entrance poll, chi ha deciso negli ultimi giorni il suo voto per i caucus dell’Iowa, che hanno registrato affluenza superiore al previsto, ha praticamente ignorato l’opzione Trump. Ted Cruz, ha sfruttato la mobilitazione della destra evangelica, che ha spinto ancora una volta alla vittoria in questo Stato del Midwest il suo candidato di riferimento, come Mike Huckabee nel 2008 e Rick Santorum nel 2012. Nel 2016 ben il 60% dei caucus-goers era composto da cristiani evangelici, una partecipazione che ha premiato il senatore del Texas portandolo al 28% dei voti, contro il 24% di Trump, il 23% di Rubio. Molto distanti invece gli altri candidati, con Ben Carson al 9%, e Rand Paul davanti a Jeb Bush, 4 e 3%. Secondo l’entrance poll condotto dai network americani Ted Cruz ha più che doppiato i suoi avversari tra gli elettori che si identificano come molto conservatori. Il senatore del Texas ha vinto grazie a un massiccio groundgame, mentre il magnate di New York ha pagato la sua scarsa organizzazione nel mobilitare i votanti e portarli ai caucus. Donald Trump ha poi scontato la sua scarsa trasversalità, e i sentimento ostili nei suoi confronti. Il miliardario repubblicano ha ottenuto un risultato buono ma non eccezionale tra i nuovi elettori, uno dei pochi segmenti del voto in cui è riuscito a vincere. Donald Trump ha confermato la sua forza tra i repubblicani moderati, dove ha staccato i suoi avversari, e tra i votanti con un grado di educazione inferiore. Il miliardario americano è particolarmente forte tra chi è meno legato al Gop, e i caucus dell’Iowa, che rimangono una competizione a bassa partecipazione, hanno confermato come questo predominio abbia una sostanziale fragilità elettorale. Donald Trump è stato particolarmente moderato nel commento alla sua sconfitta, dichiarandosi onorato di esser arrivato secondo, e ringraziando i suoi avversari. Marco Rubio è stato insieme a Ted Cruz il candidato che ha superato le aspettative, superando il 20% e arrivando vicino a Donald Trump. Il senatore della Florida può gioire per il positivo spin mediatico che riceverà nei prossimi giorni, che potrebbe portarlo ad aumentare i suoi consensi in New Hampshire. Marco Rubio ha bisogno di un ottimo risultato nelle prime primarie di Usa 2016 per consolidare il suo status di candidato preferito dei vertici repubblicani, al momento assegnatogli più per la debolezza altrui che per sua forza.

HILLARY CLINTON

Hillary Clinton ha dichiarato la sua vittoria in Iowa quando lo scrutinio non aveva ancora chiarito l’esito del testa a testa tra lei e Bernie Sanders, appaiati poco sotto il 50%. Lo spoglio finale le ha dato ragione, conquistando due delegati elettivi per la Convention di Philadelphia in più secondo la prima stima ufficiale. L’equilibrio nei caucus è stato tale che in alcuni seggi i delegati sono stati assegnati con il tiro della monetina. L’ex segretaria di Stato esce indebolita dall’Iowa, visto che probabilmente perderà le prossime primarie del New Hampshire, dove Bernie Sanders appare chiaramente favorito. Osservando i dati dell’entrance poll, che rilevano orientamenti piuttosto simili a quelli osservati dagli altri sondaggi, si nota però come difficilmente il senatore del Vermont potrà conquistare la nomination. Bernie Sanders ha sfiorato la vittoria nei caucus dell’Iowa grazie al suo trionfo negli elettori più giovani, tra coloro che si dichiarano molto liberal e tra gli indipendenti, ma si è mostrato particolarmente debole tra i moderati e i votanti con reddito medio-alto. Il senatore del Vermont ha conquistato i consensi degli elettori dal reddito più basso, un’impresa non così scontata per i candidati più liberal, ma in Iowa votano solo i bianchi. Visto quanto appare ristretta la sua coalizione sociale, senza intaccare il predominio di Hillary Clinton nelle minoranze etniche, che votano prevalentemente tra i Democratici alle primarie, Bernie Sanders potrà ottenere ottimi risultati in alcune aree geografiche degli Usa, ma non essere pienamente competitivo a livello nazionale. Per l’ex segretario di Stato vale un discorso simile. L ‘Iowa ha un elettorato particolarmente spostato a sinistra, ma la sua debolezza tra i giovani e gli indipendenti confermano difficoltà già viste nel 2008.

PRIMARIE USA 2016 PRIMARIE NEW HAMPSHIRE

Tra sette giorni si voterà in New Hampshire, il secondo degli Early States, e il primo a svolgere primarie. I caucus dell’Iowa sono consultazioni importanti, ma anche nel 2016 si è notata la significativa differenza tra questo tipo di elezione, fondamentalmente un’assemblea di partito anche se molto allargata e partecipata, e una vera primaria. Oltre alla peculiarità dei caucus, l’Iowa ha mostrato ancora una volta di avere un elettorato non così rappresentativo rispetto a quello nazionale. In pochissimi Stati Usa le primarie repubblicane registreranno un 60% di elettori che si dichiarano cristiani evangelici, il segmento di gran lunga più conservatore, che è stato decisivo per la vittoria di Ted Cruz. Una simile considerazione vale anche per i Democratici, visto che in nessuna primaria o quasi ci sarà il 68% di votanti che si dichiara un liberal. Al di là della loro importanza, sopratutto mediatica, i caucus dell’Iowa , così come le primarie del New Hampshire assegnano poi pochi delegati, il vero parametro che deciderà la nomination. Visto l’equilibrio emerso nel primo test elettorale, le primarie di Usa 2016 sembrano poter essere combattute in modo equilibrato almeno fino al SuperTuesday, se non oltre. Tra i Repubblicani sarà molto importante rilevare se Marco Rubio sarà capace, grazie anche al suo risultato più brillante del previsto, di recuperare i consensi degli altri candidati moderati usciti seccamente sconfitti nei cacus dell’Iowa. Jeb Bush e John Kasich potrebbero consegnare consensi fondamentali al senatore della Florida per insidiare il primato demoscopico di Donald Trump in New Hampshire, che dura da ormai più di sette mesi. La forza del miliardario di NYC tra gli elettori moderati e indipendenti, così come da chi vuole un vero cambiamento a Washington, sono rincuoranti in vista della prossima elezione, diventata particolarmente rilevante per la sorte della sua campagna, Tra i Democratici la sfida è diventata compiutamente a due, con la sospensione della campagna di Martin O’Malley che dovrebbe leggermente favorire Bernie Sanders.

Photo credit: Win McNamee/Getty Images

Fonte: Giornalettismo

Il viaggio in Africa di Matteo Renzi

Insieme al premier c'è anche l'amministratore delegato dell'Eni Claudio Descalzi. Tra le cose in ballo, un posto non-permanente al Consiglio di Sicurezza Onu

Il primo ministro Matteo Renzi interviene al parlamento ghanese.

Il primo ministro italiano Matteo Renzi si è recato nel continente africano per tre visite ufficiali: Nigeria, Ghana e Senegal. Si tratta della terza missione di Renzi nell’Africa subsahariana da quando è premier, una tre giorni intensa cominciata lunedì primo febbraio 2016.

Renzi ha incontrato il presidente nigeriano Muhammadu Buhari, che si è insediato ad aprile del 2015. Buhari, 73 anni, ex generale musulmano, è un veterano della politica e aveva già guidato il paese dopo il colpo di Stato militare del 31 dicembre 1983 (qui un suo profilo).

Il premier italiano è giunto in Nigeria all’indomani della terribile carneficina compiuta dal gruppo estremista Boko Haram nel villaggio di Dalori, nel nordovest del paese, che ha causato la morte di almeno 86 persone, tra cui diversi bambini bruciati vivi.

Il primo ministro Renzi ha affrontato il tema del terrorismo - esprimendo la propria solidarietà al collega nigeriano -, quello dell’immigrazione e del sostegno italiano ed europeo verso il paese africano, soprattutto in materia di sicurezza e lotta alla corruzione.

Dalla Nigeria al Ghana, il primo ministro Renzi dovrebbe affrontare questioni economiche e commerciali, secondo quanto riportano i media locali.

Il presidente ghanese, John Dramani Mahama, 57 anni, insediatosi il 24 luglio 2012, era stato in visita in Italia a luglio 2015, incontrando sia Matteo Renzi che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il Ghana è aperto agli investimenti stranieri e conta di convincere la delegazione di imprenditori che accompagna Renzi a investire nella produzione di pomodoro e nella riattivazione della linea ferroviaria nell’ovest del paese africano, utile a incrementare il commercio con i vicini regionali.

Renzi ha anche tenuto un discorso di fronte al parlamento di Accra, la capitale del Ghana, e non ha risparmiato una stoccata all’Unione europea, affermando quanto essa sia ormai lontana dai valori dei suoi padri fondatori e ribadendo che l’Ue deve mettere da parte le polemiche tra i suoi membri e formulare una strategia di lungo periodo.

Ha parlato quindi di lotta al traffico di essere umani, di rispetto della dignità umana e di collaborazione tra Europa e Africa in materia di migrazione.

Il primo ministro ha inoltre sottolineato la disponibilità delle imprese italiane a investire in Ghana, specialmente nel settore agroalimentare.

Tra i partecipanti alla visita di Renzi in Ghana c'è anche l'amministratore delegato dell'Eni Claudio Descalzi. Il primo ministro ha menzionato il contratto sottoscritto tra Eni, Vitol - compagnia energetica svizzera-olandese - e la Ghana National Petroleum Corporation lo scorso 27 gennaio, che consentirà l'estrazione di gas al largo della costa ghanese dal 2018 al 2036.

Il viaggio in Africa del primo ministro, inoltre, vorrebbe essere utile a promuovere l'elezione dell’Italia a uno dei seggi non-permanenti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per il biennio 2017-2018. La candidatura italiana era stata formalmente presentata il 12 maggio 2009.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 1 febbraio 2016

Primarie Usa 2016, i sondaggi in Iowa dicono Trump e Clinton


Le ultime intenzioni di voto rilevano in testa il miliardario repubblicano e l'ex First Lady per la vittoria dei caucus repubblicani e democratici

Primarie Usa 2016 sondaggi Iowa

Tra poche ore iniziano i caucus dell’Iowa, il primo appuntamento delle primarie Usa 2016. Gli ultimi sondaggi pubblicati dagli istituti demoscopici rilevano la vittoria di Donald Trump nei caucus repubblicani, e il successo di Hillary Clinton nei più complessi, per le regole, caucus democratici.

SONDAGGI ELEZIONI USA 2016

I caucus dell’Iowa saranno vinti da Donald Trump e Hillary Clinton se le intenzioni di voto rilevate a poche ore dall’avvio delle primarie Usa si rileveranno corretti una volta contate le schede, o i partecipanti. I caucus dell’Iowa sono però un’elezione particolare, visto che non sempre il voto è segreto e partecipano solo gli elettori più motivati, e già in passato le peculiari regole con cui si svolgono hanno portato diversi sondaggisti a sbagliare le loro stime. A partire dalle ore 19 in Iowa, le 2 in Italia, gli elettori registrati di Democratici e Repubblicani si ritroveranno in un luogo delle 1681 sezioni elettorali in cui è suddiviso lo Stato per partecipare alle assemblee, i caucus appunto, in cui saranno scelti poco più di settanta delegati. Sono relativamente pochi, 44 tra i Democratici e 30 per il Gop, e non sono i delegati che poi parteciperanno alle Convention presidenziali. I caucus dell’Iowa sono però fondamentali per lo slancio che possono garantire ai candidati che li vincono, vista l’enorme copertura mediatica garantita al primo appuntamento di Usa 2016. In questo momento i due favoriti nei sondaggi nazionali, Donald Trump per quanto riguarda la nomination repubblicana e Hillary Clinton per la corsa democratica, sono anche i più probabili vincitori dei caucus dell’Iowa. Secondo la media ponderata degli ultimi sondaggi condotta da Huffington Post/Pollster Donald Trump è rilevato al 30,7%, seguito da Ted Cruz al 23,8%, e da Marco Rubio al 17,4. Hillary Clinton invece conduce in questa stima con il 47,7% dei voti, mentre Bernie Sanders è al 44,6%. Martin O’Malley è invece distantissimo terzo con il 3,7% delle intenzioni di voto.

SONDAGGI PRESIDENZIALI USA 2016

Real Clear Politics, un altro sito di approfondimento politico che realizza media dei sondaggi con un diversa e più semplice metodologia, rileva Donald Trump al 28,8%, Ted Cruz al 23,8% e Marco Rubio al 16,8% in vista dei caucus repubblicani, mentre per quanto riguarda i caucus democratici conduce Hillary Clinton con il 47,8% davanti a Bernie Sanders con il 43,9%. 538, il sito del più famoso esperto americano di sondaggi, Nate Silver, assegna su 538 a Donald Trump il 45% di possibilità (non è una stima di voto, ripetiamo) di vincere i caucus contro il 40% di Ted Cruz. La loro ponderazione delle intenzioni di voto si riflette in una proiezione elettorale molto combattuta, con il miliardario di NYC al 25% contro il 24% di Ted Cruz. A Hillary Clinton è invece assegnata una probabilità di vittoria al 72%, con una proiezione di voto al 49%. Il sondaggio più atteso per i caucus dell’Iowa, realizzato da Ann Selzer per il quotidiano più importante dello Stato, Des Moines Register, è stato diffuso sabato 30 gennaio 2015 e prevede i successi di Trump e Clinton. Successivamente sono uscite altre indagini che rilevano successi dei due favoriti, tranne in un caso. Quinnipiac, importante istituto spesso collaboratore di media americani, rileva una vittoria di Trump tra i Repubblicani ma di Sanders tra i Democratici. Due istituti meno importanti hanno invece osservato una forte crescita di Marco Rubio nelle ultime ore.

Photo credit: Christopher Furlong/Getty Images

Fonte: Giornalettismo

Almeno 86 morti in una nuova strage in Nigeria, molti sono bambini bruciati vivi

Dietro l'attentato ci sono i miliziani di Boko Haram


Almeno 86 persone sono morte in un attacco condotto con bombe e armi da fuoco nel villaggio di Dalori, nel nordest della Nigeria: si sospetta che l'attacco sia avvenuto per mano del gruppo estremista Boko Haram.

L'attacco si è svolto nel pomeriggio di sabato 30 gennaio e, secondo le testimonianze riportate dalla BBC, sarebbe durato diverse ore.

Un sopravvissuto ha raccontato all'agenzia Ap che molti bambini sono stati bruciati vivi, mentre lui è riuscito a salvarsi rifugiandosi su un albero.

Fonte: The Post Internazionale

Attacco suicida a Kabul

Dieci morti e almeno venti feriti in seguito a un attentato suicida compiuto dai taliban a Kabul, in Afghanistan


Una bomba è esplosa all'esterno di una stazione della polizia di Kabul, in Afghanistan, lunedì primo febbraio 2016 causando la morte di 10 persone.

Lo ha annunciato il vice ministro dell'Interno afghano, aggiungendo che sono almeno venti i feriti.

I taliban hanno rivendicato l'attentato.

La maggior parte delle persone rimaste uccise nell'attacco sono civili. L'area presa di mira si trova nella parte ovest di Kabul.

L'attentato è l'ultimo di una serie che colpisce la capitale dell'Afghanistan quest'anno, mentre il governo afghano è alle prese con i colloqui con i taliban per giungere a un rinnovato processo di pace, nonostante finora le trattative siano state più volte interrotte.

L'insurrezione dei taliban in Afghanistan va avanti da almeno 14 anni, ovvero dal 2001, quando gli Stati Uniti sono intervenuti militarmente nel paese, rovesciando il regime del gruppo estremista.

Gli incontri tra governo e taliban dovrebbero riprendere il 6 febbraio a Islamabad.

Il 20 gennaio 2016 almeno 19 persone sono rimaste uccise in un attacco all'università di Charsadda che si trova a 35 chilometri da Peshawar, in Pakistan.

Fonte: The Post Internazionale