venerdì 12 marzo 2010

5 domande per l'Eni in Congo

Rivolgere pubblicamente domande “scomode” ai “potenti” attraverso i giornali sta diventando sempre più frequente (e necessario) quando ai quesiti non viene data risposta per altre vie. Oggi tocca a Eni, destinataria della campagna “Cinque domande per Eni”. A lanciarla sono quattro testate giornalistiche indipendenti: Altreconomia, Valori, Radio Popolare e Africa che chiedono, insieme e a voce alta, risposte chiare ed esaurienti alla multinazionale petrolifera italiana sulle sue attività in Congo Brazzaville, che potrebbero provocare gravi danni ambientali (vedi il nostro pezzo di maggio 2009).

Si tratta di attività, in parte già in corso e in parte in programma, di esplorazione delle sabbie bituminose (terreno impregnato da quantità, anche ridotte, di petrolio, la cui estrazione è molto costosa e necessita tecniche ad alto impatto ambientale), produzione di biocombustibili e realizzazione di una centrale a gas da 350-400 Megawatt di capacità.

Un intervento che vale 3 miliardi di dollari per il periodo 2008-2012, frutto di un accordo siglato tra Eni e il governo congolese nel 2008, i cui dettagli non sono mai stati resi noti al pubblico, né alle comunità locali (nonostante Eni si fosse impegnata a coinvolgere la popolazione nelle proprie decisioni).

A rivelarne parte dei contenuti e a denunciare gli enormi danni che provocherà all’ambiente, in una foresta tropicale protetta, è stato un rapporto realizzato dalla Fondazione tedesca Heinrich Boell e dall’italiana Campagna per la Riforma della Banca Mondiale (Crbm), intitolato “Energy futures. Gli investimenti di Eni in sabbie bituminose e olio di palma in Congo Brazzaville” (la versione ntegrale è disponibile sul sito www.boell.org), presentato lo scorso novembre, prima a Berlino e poi a Milano.

Le due organizzazioni che hanno realizzato il Rapporto, insieme a rappresentanti della società civile congolese, hanno rivolto ad Eni le domande oggetto della campagna, ma non hanno ricevuto risposte. Dopo molta insistenza lo scorso dicembre Eni ha concesso loro un incontro, durante il quale però non sono state fornite le informazioni richieste.

Cinque domande per Eni

1. Eni ha effettuato valutazioni dell’impatto ambientale del suo intervento nel Congo Brazzaville (in particolare dello sfruttamento delle sabbie bituminose)? Perché non sono state rese pubbliche?

2. Qual è la composizione e la quantità dei gas bruciati con il gas flaring (combustione dei gas che fuoriescono durante l’estrazione del petrolio) nel giacimento di M’boundi? È certo che non siano nocivi per le persone e per l’ambiente?

3. Eni ha dichiarato che l'accordo con il governo congolese permetterà di produrre di 2,5 miliardi di barili di greggio, mentre le autorità locali sostengono che verrà prodotto bitume per realizzare strade. Qual è la verità?

4. Eni aveva dichiarato che avrebbe promosso “una consultazione libera, informata e continua” con le comunità locali. Invece i dettagli degli accordi, firmati con il governo congolese (nel 2008) per i nuovi investimenti (3 miliardi di dollari), non sono pubblici né disponibili per le popolazioni locali. Perché?

5. Amnesty International ha pubblicato recentemente un rapporto molto critico sulle compagnie petrolifere che operano in Nigeria, che evidenzia “la povertà, il conflitto, le violazioni dei diritti umani e la disperazione” che hanno portato alla popolazione del Delta del Niger. Quali iniziative state portando avanti per implementare le raccomandazioni di Amnesty sulla Nigeria e per evitare che il Congo diventi come il Delta del Niger?


giovedì 11 marzo 2010

Fotovoltaico da record in Italia


L’Italia sale al 2° posto in Europa, preceduta solo dalla Germania, nella classifica dei produttori di energia solare, con produzione pari a un “GigaWatt” di potenza. Gli impianti certificati in funzione sono più di 70.000 e forniscono energia a un milione e duecentomila persone. Dunque, in pochissimo tempo e nonostante grandi rallentamenti prodotti da intralci burocratici e da un ministro nuclearista (Scaiola) che vede in pericolo la costruzione di centrali nucleari se il fotovoltaico soddisfa la domanda di elettricità, siamo arrivati alla autosufficienza energetica per oltre un milione di persone.

Figuriamoci che tipo di accelerazione ci sarebbe in materia di indipendenza energetica se la regione Sardegna, dove mi trovo, che ha un milione e seicentomila abitanti, con un sistema industriale in crisi, reso precario dagli umori e dalle convenienze di multinazionali straniere, trasformasse le due zone industriali, quella al nord di Porto Torres, e quella a sud-ovest di Porto Vesme, in due poli di produzione di pannelli fotovoltaici, i più moderni ed efficienti e oggi anche meno costosi, con l’obiettivo dichiarato di rendere la Sardegna una isola verde, totalmente indipendente dal petrolio. Non ci sarebbe modo migliore per allontanare ogni ipotesi su una possibile centrale nucleare a Oristano o, peggio, su un eventuale deposito di scorie radioattive in una zona già sotto servitù militare. Sarebbe bellissimo veder partire un progetto del genere, coinvolgere le università di ingegneria di Sassari e Cagliari con ricche borse di studio per chi si specializza nel fotovoltaico, in sinergia con una struttura produttiva da riconvertire, ma che già possiede professionalità e maestranze con esperienza industriale. Quell’inutile evento del G8, spostato da La Maddalena a L’Aquila, ci è costato 500 milioni di euro di denaro pubblico, lasciando nell’isola manufatti incompiuti che nessuno vuole gestire. Ma quanto ci costa il partito del “fare” e del “buon governo”? Vuoi vedere che se ci fosse un progetto serio per l’autosufficienza energetica della regione Sardegna, per venire incontro ai tanti disoccupati, per una isola verde con il fotovoltaico diffuso sul territorio, senza concentrazioni in grandi centrali, e che farebbe decadere anche la costosissima metanizzazione con gas proveniente dalla Algeria, i nostri ottimi governanti piangerebbero miseria, non tirerebbero fuori un euro, e parlerebbero di sognatori e di illusi??

Oggi, di fronte alla possibilità reale, semplice e pulita, di moltiplicare per 50 il fotovoltaico esistente, equamente su tutto il nostro territorio e diventare così autosufficienti, ecco dei mascalzoni che se ne fregano delle nostre paure e della nostra salute, che con arroganza vogliono imporre la scelta nucleare contro la volontà del popolo italiano che già votò un referendum che cancellava l’opzione nuclearista. Anche lo stabilimento industriale di Termini Imerese in Sicilia, che presto chiuderà, dovrebbe essere immediatamente convertito in fabbrica di pannelli fotovoltaici, per rendere autosufficiente energeticamente tutta la Sicilia, assorbendo tutti gli operai che saranno licenziati dalla Fiat, per fare del sole il petrolio siciliano. Con l’elettricità si cucina, ci si illumina, ci si scalda e ci si rinfresca, ci si sposta con un’auto elettrica, e per fare questo non si emette un solo grammo di Co2.

Fonte: Bella Ciao

mercoledì 10 marzo 2010

Un consiglio: spegnete la tv!


Saranno almeno 3 o 4 mesi che non guardo più la tv. L'informazione televisiva è manipolata, distorta e controllata dal regime. E di conseguenza per informarmi ormai utilizzo solo internet e i blog.

Ho notato, poi, che su Facebook amici e conoscenti sono quasi disperati per la fine del Grande Fratello. Per mesi mi sono risparmiato stronzate di decine di sfigati e raccomandati chiusi in una casa. Poi non mi sono perso niente col Festival di San Remo più deludente e noioso di sempre. Tanto meno coi programmi idioti che pullulano nei palinsesti.

Credetemi, senza tv si sta meglio. Non sento né il bisogno di informarmi con lei, né di guardare i programmi che offre. A casa mia la tv c'è ma ormai per me personalmente è come se non ci fosse. E' un semplice soprammobile. Vi do un consiglio: spegnetela. Risparmierete energia e salute mentale.

martedì 9 marzo 2010

Sabato 13 l'Italia si fa Rete

Immaginate un'Italia reticolare che assume la forma del web con tanti nodi collegati tra loro e quattro grandi Hub. Sarà questa l'Italia viola che vedrete sabato 13 marzo: tante piazze (da Parma a Genova da Torino a Palermo ma anche Londra e Bruxelles) che ospiteranno presidi, banchetti, manifestazioni contro il decreto salvaliste e le leggi ad personam. E quattro grandi manifestazioni tematiche (Reggio Calabria, Roma, Milano e Bologna) a difesa della democrazia, della legalità, del lavoro e della libera informazione. Sulla pagina del popolo viola hanno appena pubblicato l'appello dal titolo "Se non ora quando?".

Gli Hub

- A Reggio Calabria ore 15 piazza Garibaldi (il No Mafia Day)
- A Roma ore 14 piazza del Popolo (manifestazione indetta da altre forze democratiche)
- A Milano ore 14 piazza Mercanti
- A Bologna ore 14 piazza XX Settembre

Tutte le altre manifestazioni clicca qui

lunedì 8 marzo 2010

Una mimosa e non solo per le donne


Oggi è l’8 marzo, la festa della donna. Molti ignorano il significato di questa festa: l'8 marzo del 1909 ci fu la prima Giornata Internazionale della Donna proposta dal Partito Socialista americano. Quel giorno 129 donne che lavoravano in una fabbrica tessile, scioperarono a causa delle pessime condizioni di lavoro e degli estenuanti turni. Così il proprietario, un uomo, decise di dare a fuoco alla fabbrica con al suo interno le donne che scioperavano. Un gesto disumano che fu condannnato, ma celebrato con questa festa. Non ci limitiamo a pensare quindi che è la festa delle mimose e delle cene fuori per le donne, ma pensiamo soprattutto al significato importante che c'è dietro questa festa.

Le celebrazioni di questo giorno furono proibite sotto il fascismo. Dovremmo ringraziare, dunque, i partiti antifascisti e le tante organizzazioni femministe tra le due guerre se questo giorno ha un qualche significato. C'è da dire che fino al referendum del 1946 (la scelta della forma di Stato tra Monarchia e Repubblica) le donne non potevano partecipare alla vita politica del paese, non avendo il diritto di voto. Persone discriminate per il semplice fatto di appartenere al sesso femminile. Solo più tardi venne permesso loro di votare (il senso dell'art.3 della Costituzione è anche questo).

Inoltre fino a qualche decennio fa le donne erano ancora “inferiori” all’uomo, e probabilmente neanche oggi hanno ancora raggiunto l'uguaglianza che spetterebbe loro. Le donne in generale (l'immagine sopra non l'ho scelta a caso) meriterebbero una parità del tutto diversa. Credo che dovrebbero poter scegliere liberamente cosa fare del proprio corpo in ogni occasione. Dovrebbero andare in pensione alla stessa età degli uomini. Meriterebbero di vivere in un paese come la Spagna in cui metà del governo e del parlamento sono nelle loro mani. Anche in Italia dovrebbero esserci più donne in politica, ma non come la Gelmini e la Carfagna...

Le donne meriterebbero più rispetto, più considerazioni, magari anche inserimenti in lavori o professioni considerati "maschili". Meriterebbero tanto altro ancora.

Una mimosa virtuale per tutte le donne. Tanti auguri!

domenica 7 marzo 2010

Senzatetto pestato a Milano, ma i media minimizzano


Una scena raccapricciante, che ricorda il film "Arancia meccanica", è avvenuta la notte scorsa, verso le 2 e 40 a Milano, in via Argelati. Un senzatetto di nazionalità svizzera, ma senza documenti, è stato pestato con violenza inaudita da tre giovani italiani, un 24enne e due 20enni. In un primo momento uno di loro gli ha chiesto una sigaretta, quindi gli altri gli hanno chiesto del denaro. L'uomo ha compreso le cattive intenzioni del terzetto e ha cercato di allontanarsi, ma è stato circondato, immobilizzato e colpito con pugni, calci, un manganello e un cacciavite.

Quando la vittima si è accasciata, apparentemente senza vita, i violenti si sono allontanati. Alcuni passanti, fortunatamente, hanno avvisato i carabinieri del nucleo radio mobile, che hanno tratto in arresto gli aggressori, successivamente riconosciuti dalla vittima, che è stata ricoverata al Policlinico, dove è in osservazione per un trauma cranico che solo per buona sorte non è risultato fatale.

Ci si augura che la giustizia non eserciti un'inappropriata clemenza verso i violenti, come avvenne nel caso del senzatetto bruciato vivo a Rimini nel novembre 2008 e tuttora in condizioni tragiche. Nessuno dei giovani che lo torturarono con il fuoco e lo ridussero in fin di vita furono condannati al carcere, ma solo a blande attività sociali "riabilitative".

Riguardo al caso di Milano, va rilevato come i quotidiani e i network abbiano dedicato ad esso spazi minimi, sotto le righe, evitando di turbare le belle anime degli italiani con a notizia dell'ennesimo atto di sadismo compiuto da intolleranti contro le minoranze sgradite ai poteri forti. Se i tre spietati aggressori fossero stati romeni, il fatto avrebbe aperto i telegiornali e occupato le prime pagine del Corriere, di Repubblica e degli altri quotidiani nazionali.

sabato 6 marzo 2010

La morte della democrazia

Stanotte il Consiglio dei ministri ha varato un decreto interpretativo delle norme esistenti sulla presentazione e l'ammissione delle liste dei candidati alle elezioni regionali. Giorgio Napolitano, che aveva espresso la disponibilità a "valutare" il provvedimento del governo qualora fosse restato in un ambito "interpretativo" di norme esistenti, lo ha emanato prima della mezzanotte di ieri. Il decreto chiarisce che il rispetto dei termini per la presentazione delle liste è assicurato "con il comprovato ingresso nei locali del competente tribunale o Corte d'appello" entro l'orario previsto, e qualora per qualsiasi motivo non sia avvenuta l'effettiva consegna della documentazione, i delegati possono espletare le formalità "senza ritardo e comunque non oltre 24 ore dalla scadenza del termine". Questo significa che le liste di Formigoni e della Polverini sono state riammesse. Napolitano ha firmato il decreto della legge interpretativa del Governo che rende alcuni italiani più uguali degli altri. Le leggi d'ora in poi saranno interpretate, ogni volta che converrà a loro.

Dopo questo d.d.l. possiamo traquillamente affermare che in Italia è stato fatto un colpo di Stato. Da questa notte l'Italia non è più una democrazia ma una dittatura. Ora è ufficiale.

venerdì 5 marzo 2010

Il massacro fu genocidio

Dopo quasi cento anni, la Commissione esteri del Senato americano ha approvato, con 23 voti favorevoli e 22 contrari, la risoluzione che riconosce come genocidio quello che finora era sempre stato definito dalle amministrazioni statunitensi (Reagan a parte) come "semplice" massacro; ovvero la carneficina perpetrata dall'Impero ottomano nel 1915 ai danni della popolazione di origine armena presente sul suo territorio.

Probabilmente molti di voi avranno letto dell'iniziativa che ha avuto luogo lo scorso gennaio a Olginate (LC) e da me promossa tra queste pagine proprio in memoria del genocidio degli armeni. Non posso quindi che accogliere con soddisfazione quanto deciso dal Congresso degli Stati Uniti e sperare che la Turchia eviti di utilizzare la questione come pretesto per interrompere il processo di riconciliazione avviato lo scorso anno con il Governo armeno ed incrinare le relazioni diplomatiche con gli stessi USA.

Come ben espresso dal Presidente della Commissione esteri, Howard Berman (nella foto), in risposta ai tentativi di Clinton di ostacolare il voto e riportato sul Sole 24 ore: «La Turchia è un alleato vitale e leale - ha detto all'inizio di un'audizione parlamentare sulla risoluzione - ma nulla giustifica la sua cecità davanti al genocidio armeno. La Germania ha accettato le sue responsabilità per l'Olocausto. Il Sudafrica ha creato una commissione per esaminare l'apartheid. E negli Stati Uniti continuiamo a fare i conti con l'eredità della schiavitù e del terribile trattamento degli indiani d'America. È ora che la Turchia accetti la realtà del genocidio armeno».

Il prossimo passo spetta a Obama. A lui il dovere di usare quella parola durante il messaggio annuale del 24 aprile in ricordo della tragedia del 1915. Sarebbe un gesto grave decidere di tirarsi indietro proprio ora e venir meno ad una promessa avanzata anche in campagna elettorale.

A tal proposito ricordo che, come ultimo evento della manifestazione culturale promossa da DinamoCulturale, proprio il 24 aprile si terrà la proiezione del film Uomini, anni vita. Cliccare qui per ulteriori info che saranno disponibili a breve.