
Oltre che un
problema ambientale,
i rifiuti sono un salasso per il portafoglio. I dati sono nel
“Rapporto rifiuti urbani 2009″ del’
Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).
Continuo a chiedermi perchè si continua a pensare che il riciclaggio sia l’unica soluzione. Secondo me invece la prima cosa da fare è
ridurre la produzione di rifiuti.I dati intanto. In estrema sintesi: la differenziata stenta a decollare, il grosso dei rifiuti finisce sempre
in discarica (45%) o nell’inceneritore (12%,7%: non sparisce magicamente, ma diventa ceneri velenose e fumi); la
tassa rifiuti continua a crescere.
Nel 2008 (l’anno preso in considerazione dal rapporto) per la prima volta la produzione dei rifiuti in Italia è diminuita, anche se di un miserrimo 0,2%, e la causa è probabilmente legata alla
crisi economica ed alla diminuzione degli acquisti.
La
raccolta differenziata a livello nazionale è aumentata del 3% circa, arrivando al
30,6% del totale. Peccato che l’obiettivo di legge fissato per fine 2008 fosse il
45%. Il Nord supera questa soglia, seppure di poco; il Lazio è maglia nera col 12%.
Ho già detto e ridetto che
la raccoltuesta roba cara e salataa differenziata non è la soluzione. Riciclando si risparmiano materie prime, vero, ma si effettuano ugualmente
lavorazioni inquinanti e si consuma energia.
Secondo me prima ancora del riciclaggio viene la
riduzione dei rifiuti. Pensate a boccette scatole bottiglie vassoietti insieme ai quali compriamo la roba del supermercato.
Paghiamo questi involucri cari e salati insieme al contenuto (l’unica cosa che davvero serve) e poi finiscono in pattumiera: e
paghiamo di nuovo qualcuno perchè li porti via.
Invece ci sono il
vuoto a rendere, i
prodotti sfusi e
alla spina.
L’abitudine di comprare tutto avviluppato in involucri da mandare in discarica o al riciclaggio costa fior di quattrini. In media, dice il rapporto ispra, per l’igiene urbana si spendono
131,5 euro a testa, di cui il 15% per la pulizia delle strade, mentre il resto – 110 euro circa a testa – è per la gestione dei rifiuti.
Se la spesa sfusa fosse la regola, e non l’eccezione, la produzione di rifiuti si ridurrebbe notevolmente, e con essa
la bolletta e i danni ambientali. Però non ho mai sentito i nostri governanti prendere in seria considerazione questa strada, nemmeno per gestire le emergenze rifiuti di cui è piena l’Italia.
Preferiscono il riciclaggio: cioè semmai
fare, disfare e rifare all’infinito i flaconi e i vassoietti inutili.
Fare e disfare, è tutto un lavorare. Contribuisce a formare il
Pil, prodotto interno lordo, al cui aumento siamo abituati ad associare l’aumento del benessere.
Non è esattamente così. Già nel 1968, in un discorso rimasto famoso,
Robert Kennedy notò che il Pil non è uno strumento adeguato per misurare il benessere, dal momento che, disse, contribuiscono a formarlo anche il napalm e le testate nucleari. E anche i rifiuti, si può aggiungere oggi.
Il
Rapporto rifiuti urbani 2009 dell’IspraIl
discorso di Robert Kennedy sul Pil