lunedì 27 luglio 2015

Spiegare il privilegio bianco a una persona bianca povera


di Gina Crosley-Corcoran

Anni fa una femminista su internet mi ha detto che ero una privilegiata.

“MA CHE CAZ…!” ho detto io.

Vengo da quel tipo di povertà che la gente non vuole credere esista ancora in questo Paese. Avete mai passato un rigido inverno nel nord dell’Illinois senza riscaldamento e acqua corrente? Io sì. A 12 anni facevate ramen noodles in un bollitore con l’acqua presa da un bagno pubblico? Io sì. Avete mai vissuto per un anno in un camper usando quello dell’appartamento di un parente a caso come indirizzo permanente? Noi sì. Avete mai frequentato così tante scuole elementari da ricordavi un quarto dei loro nomi? Benvenuti nella mia infanzia.

Così quando quella femminista mi ha detto che avevo il “privilegio bianco” le ho risposto che il colore della mia pelle non aveva fatto un c***o per impedirmi di essere povera. Lei, come ogni brava ed acculturata femminista farebbe, mi ha indirizzato verso l’ormai famoso pezzo di Peggy McIntosh del 1988 “White privilege: unpacking the invisible knapsack

Dopo una lettura dell’efficace saggio di McIntosh, è impossibile negare che nascere con la pelle bianca, in America, fornisca alle persone dei privilegi che gente con la pelle di un altro colore semplicemente non ha. Per esempio:

  • Posso accendere la tv o aprire un giornale e vedere gente della mia razza ampiamente rappresentata. 
  • Quando mi parlano della nostra cultura nazionale o di civilizzazione, mi mostrano gente del mio colore che ne ha costruito quello che la mia cultura è oggi.
  • Se un poliziotto mi ferma o se mi chiamano per un problema col pagamento delle tasse, posso essere certa che non lo stanno facendo a causa della mia razza.
  • Se voglio posso decidere di stare per la maggior parte del tempo in compagnia di gente della mia razza.

Se leggete il resto della lista, vedrete che i bianchi e le persone di colore hanno un esperienza del mondo molto diversa. Ma sia chiaro: non è colpa vostra se siete nati bianchi. Ma che ve ne rendiate conto o no, ne traete dei benefici ed è colpa vostra se non mantenete vivo l’interesse sulla questione.

Capisco che il saggio di McIntosh possa essere preso in maniera sbagliata da alcune persone. Ci sono alcune cose in quella lista che ho sentito più provenire dal suo status di borghese che da quello di persona bianca. Io, forse più di altri, posso capire perché la gente bianca povera si arrabbi quando sente la parola “privilegio”. Da bambina sono stata costantemente discriminata a causa della mia povertà, e quelle ferite sono ancora vive. Ma fortunatamente la mia istruzione universitaria mi ha introdotto ad un termine più sfumato rispetto a quello di privilegio: “intersezionalità“. Questo concetto riconosce che le persone possono essere delle privilegiate per alcuni versi, ma non esserlo in altre situazioni. Ci sono molti tipi di privilegi, non solo quelli relativi al colore della pelle, che influenzano come le persone si muovono all’interno della società. Si tratta di cose con cui si nasce, non che si sono guadagnate, che ci danno delle opportunità che altri non hanno. Per esempio:

  • Cittadinanza: semplicemente essere nati in un certo Paese conferisce dei privilegi che i non cittadini non avranno mai.
  • Classe: nascere in una famiglia finanziariamente stabile può aiutare a garantire salute, felicità, sicurezza, istruzione e opportunità future.
  • Orientamento sessuale: se si nasce eterosessuali, ogni Stato di questo Paese conferisce dei privilegi per cui chi non è eterosessuale deve combattere presso la Corte Suprema.
  • Genere: nascere maschi significa poter camminare in un parcheggio senza preoccuparsi di essere stuprati e poi doversi difendere dall’accusa di essersi vestiti in maniera provocante.
  • Disabilità: se non si nasce o non si diventa disabili, probabilmente non si deve pianificare la propria vita intorno agli accessi per disabili, all’uso del braille o altri bisogni speciali.
  • Identità di genere: nascere cisgender (cioè, l’identità di genere corrisponde al sesso assegnato alla nascita) significa non preoccuparsi che usare un bagno o uno spogliatoio provochi pubblico oltraggio.

Come potete vedere, appartenere a una o più categorie di privilegio, specialmente essere maschi, bianchi, etero, borghesi e non disabili, è come vincere a una lotteria a cui non si sa nemmeno di aver partecipato. Ma questo non significa che ogni forma di privilegio equivalga ad un’altra, o che persone che ricadono in una categoria capiscano cosa significa far parte di una diversa. Razzismo e discriminazione sessuale non sono la stessa cosa, per esempio.

E mi raccomando: riconoscere un privilegio non significa essere colpevoli o doversene vergognare. Nessuno sta dicendo che i maschi, bianchi, etero, borghesi e non disabili, sono un branco di imbecilli che non hanno mai lavorato sodo. Significa semplicemente essere al corrente che altre persone devono lavorare un po’ più duramente per sperimentare cose che voi date per scontate (sempre che le sperimentino).

So che sono una privilegiata in molti modi. In quanto bianca e cittadina. Sono una donna cisgender. Non ho nessuna disabilità. Ho il privilegio che la mia lingua madre è anche la lingua del Paese di cui sono cittadina e in cui vivo. E sono nata con un’intelligenza e un’ambizione che mi hanno tirata fuori dalla povertà a cui altrimenti sarei stata destinata. Ho sposato un privilegiato, istruito, uomo bianco e borghese, che si aspettava da me che prendessi una laurea.

Ci sono milioni di cose in cui sperimento il privilegio, altre in cui certamente non lo faccio. Ma fortunatamente l’intersezionalità ci permette di esaminare le varie dimensioni e i gradi di discriminazione, denunciando i sistemi multipli di oppressione in cui viviamo.

Fonte: Qualcosa di Sinistra

Per la Cei, la sentenza su scuola e ici 'limita la libertà'

Ad aver richiesto il pagamento della tassa, nel 2010, era stato il Comune di Livorno.


Gli alunni della scuola paritaria pagano una retta per frequentarla quindi, hanno analizzato i giudici, l'attività di queste scuole è da considerarsi di carattere commerciale. Con queste parole la Cassazione ha ribaltato i giudizi di primo e di secondo grado, dando una risposta definitiva alla richiesta avanzata nel 2010 dal Comune di Livorno circa il pagamento dell'Ici da parte di due scuole paritarie della città. Una sentenza, quella pronunciata dalla Cassazione, destinata a diventare storica anche perché si tratta del primo giudizio in assoluto pronunciato in questo campo.

La diatriba
Il caso, risalente a cinque anni fa, sarebbe nato in seguito agli avvisi di accertamento inviate a due scuole del livornese per omessa dichiarazione e omesso pagamento dell'Ici, ovvero dell'imposta comunale sugli immobili poi sostituita dall'Imu nel 2012, sotto il governo Berlusconi. Le due scuole, secondo quando calcolato dall'ufficio Tributi di Livorno, devono alle casse comunali ben 422 mila euro. Il Comune aveva proposto una conciliazione rifiutata però dalle due scuole, che hanno preferito attendere il verdetto della Cassazione.

Ora, visto il verdetto, le due scuole paritarie cattoliche dovranno pagare l'intera somma (circa 422 mila euro) a cui si aggiungerà la relativa mora.

Le reazioni
Il governo, vista la varietà dei punti di vista, ha davanti a sé un lungo cammino. Dal Comune di Livorno, guidato da Filippo Nogarin del Movimento 5 stelle, sono arrivate parole di "grande soddisfazione". In particolare, il primo cittadino di Livorno ha ringraziato gli uffici comunali per l'ottimo lavoro svolto. La direzione è quella giusta: ne è convinta il vicesindaco Stella Sorgente, che spera che la sentenza - la prima, nel suo genere - contribuisca a fare "definitivamente chiarezza sulla legittimità di tali pagamenti tributari da parte degli enti religiosi".

Negativa invece la reazione della Cei e della Fidae, ovvero la federazione che riunisce le scuole cattoliche, che ha già prospettato la probabile chiusura delle stesse. La Conferenza episcopale italiana, nella persona di Nunzio Galantino, ha parlato di "sentenza pericolosa", capace di mettere in discussione la libertà di scelta. Per il segretario generale della Cei, chi ha preso la decisione avrebbe decisamente sottovalutato il ruolo ricoperto dalle scuole paritarie nell'intero sistema educativo italiano. In effetti si starebbe parlando di oltre un milione di studenti educati in istituti che, sempre secondo Galantino, avrebbero fatto risparmiare allo Stato ben sei miliardi e mezzo di euro all'anno, L'invito della Cei è a giudicare senza rimanere vittime dell'ideologia.

Anche per Gabriele Toccafondi, sottosegretario all'istruzione in quota Ncd, chi ha preso questa decisione ha sottovalutato l'apporto che le scuole paritarie cattoliche danno (e hanno dato) all'interno sistema italiano. In particolare, ha contestato Toccafondi, è impossibile non mettere in piedi un'attività commerciale quando, ogni mese, si devono pagare affitto e bollette. Per il sottosegretario, insomma, si starebbe confondendo il lucro con la sopravvivenza.

Fonte: Blasting News Italia

La crisi dell’oro

Perché il valore del metallo prezioso più famoso del mondo continua a scendere e cosa c'entra con i negoziati riguardo Grecia e Iran

Lingotti d'oro impilati durante una conferenza stampa presso la Banca Federale Tedesca a Francoforte, Germania, il16 Gennaio 2013.( Foto di FRANK RUMPENHORST/AFP/Getty Images)

Da qualche settimana il valore dell’oro è sceso precipitosamente arrivando a meno di 1.100 dollari l’oncia (un’oncia è circa 28 grammi). I fondi d’investimento stanno scommettendo su un ulteriore ribasso e molti analisti si aspettano che si possa arrivare a meno di 1.000 dollari l’oncia.

Il grafico qui sotto di Bloomberg mostra come il valore dell’oro sia oggi il più basso dal 2006, l’anno in cui si è incominciato a raccogliere i dati sulle posizioni nette dei fondi hedge – i cosiddetti “fondi speculativi”, da definizioni sbrigative – nei confronti dell’oro. Se la posizione netta di questi fondi è “short”, vuol dire che stanno scommettendo su un ribasso del prezzo dell’oro: chi fa vendite allo scoperto (dette “short”) prende oro in prestito e lo vende sul mercato; poi, alla scadenza del contratto “short”, ricompra l’oro sul mercato e lo restituisce a chi glielo aveva prestato. Se nel frattempo il prezzo è sceso, chi ha venduto allo scoperto ha ottenuto un guadagno netto.


Perché c’è stato un crollo del valore dell’oro?
L’oro è un bene considerato “di rifugio”, cioè un bene che viene acquistato quando la situazione finanziaria è incerta per mettere al sicuro i propri soldi. È un bene fisicamente ben identificabile, non è un titolo, ha un valore intrinseco perché viene usato per la produzione di molti oggetti (elettronica e gioielli, per esempio). Quando le cose nell’economia globale andavano molto male per la crisi economica, nel 2011 l’oro aveva raggiunto un valore massimo di 1.921 dollari l’oncia. L’oro è crollato in maniera particolarmente rapida dopo i negoziati per il debito greco e quelli per il nucleare in Iran, due eventi che hanno calmato i mercati e garantito un po’ di sicurezza agli investitori. Se quei negoziati fossero andati male, sarebbero nati seri dubbi sulla tenuta dell’euro e dei mercati internazionali: comprare oro sarebbe stata considerata allora una buona protezione.

Altre buone ragioni per non comprare oro
La discesa dell’oro è cominciata comunque diverso tempo fa, e per altre cause. Il Financial Times le ha spiegate in maniera ordinata:

– Il dollaro che si rafforza, innanzitutto. Generalmente il prezzo dell’oro e il valore del dollaro sono inversamente correlati, vale a dire che quando sale uno scende l’altro: quando il dollaro è forte meno persone investono in oro, e viceversa. Tutti gli analisti si aspettano a breve un innalzamento dei tassi di interesse della FED, la banca centrale degli Stati Uniti. Questo vuol dire che più persone vorranno investire i loro soldi in titoli di stato statunitensi e per farlo cambieranno i loro soldi in dollari. Bisogna tenere conto che l’oro è un investimento che non produce nessuno rendimento in percentuale: nessuno vi darà dei soldi perché investite in oro per un anno. Quindi generalmente si investe in oro quando si pensa che investire in titoli possa essere molto rischioso: di questi tempi invece è diffusa la convinzione opposta.

– L’assenza di inflazione, anche nonostante il Quantitive Easing della BCE e misure simile prese dalla FED. Quando c’è inflazione l’oro è un ottimo sistema per conservare il proprio potere d’acquisto nel tempo: con una banconota si potrà anche comprare la metà, ma una pepita d’oro è sempre una pepita d’oro. L’economia globale sta ricominciando a crescere molto lentamente, il prezzo del petrolio è molto basso, l’inflazione ancora non si vede.

– La mancanza di acquirenti. Quando il prezzo dell’oro era crollato nel 2013, gli investitori cinesi si erano affrettati a comprarne in grande quantità. La situazione finanziaria cinese però è cambiata. Il governo cinese negli ultimi tempi ha incoraggiato molto l’acquisto di titoli e azioni a discapito di quello di materie prime come l’oro. Inoltre nelle ultime settimane, quando la borsa di Shanghai ha perso molti punti, chi aveva oro ha cominciato a venderlo per ricoprire le perdite subite sul mercato azionario.

– La situazione dei mercati in generale: come abbiamo detto l’oro non produce rendimenti periodici, ci si guadagna solo con la plusvalenza tra il valore di acquisto e quello di vendita. Per questo motivo non è particolarmente amato dagli investitori finanziari. Nel momento in cui i mercati azionari europei e quello americano hanno incominciato a crescere in maniera sostenuta, l’oro ha perso molto del suo fascino come “bene rifugio”.

Fonte: Il Post

Perché la Turchia ha dichiarato guerra all’Isis (solo adesso)

L'alleanza "nascosta" tra il "sultano" di Ankara Erdogan e il sedicente califfato guidato dal terrorista al-Baghdadi si è ormai infranta. Ecco cosa è successo


ISIS Turchia, l’alleanza tra il “sultano” di Ankara Erdogan e il sedicente califfato guidato dal terrorista al-Baghdadi si è ormai infranta. Dopo anni di appoggio più o meno esplicito la Turchia ha deciso di dichiarare guerra all’ISIS, ormai un ostacolo per la cacciata di Assad, il vero obiettivo strategico di Erdogan.

ISIS TURCHIA Da alcuni giorni la Turchia ha dichiarato guerra all’ISIS. L’episodio che ha scatenato il conflitto rivela quanto fosse intrecciato il rapporto tra Ankara e l’organizzazione terroristica che controlla vaste porzioni di territorio in Siria e Iraq. Un gruppo di miliziani dell’ISIS voleva attraversare il confine tra Siria e Turchia per portare in ospedale un loro compagno ferito. I militari turchi si sono opposti a questo tentativo di passare la frontiera, e ne è nata una sparatoria che ha ucciso un soldato dell’esercito di Ankara e un guerrigliero dell’ISIS. La Turchia, su spinta dal presidente Erdogan, ha deciso di rispondere bombardando le postazioni dell’organizzazione terroristica, a cui è stata legata per diversi anni, favorendo de facto l’ascesa. Il governo di Ankara ha sempre negato i suoi rapporti con l’ISIS, ma l’imponente flusso di decine di migliaia di foreign fighters che sono andati a combattere in Siria sotto l’egida del califfato islamico è stato permesso grazie a un controllo inesistente delle frontiere. Nomi noti all’opinione pubblica mondiale, come la moglie del terrorista di Parigi Coulibaly e le tre ragazze inglesi spinte dalle madri verso l’ISIS, sono arrivate nei territori del sedicente califfato grazie agli occhi chiusi delle guardie di confine della Turchia, come rimarca il quotidiano tedesco Die Welt.

ISIS TURCHIA ISTANBUL Numerose fonti hanno indicato come la Turchia, in particolare i servizi segreti MIT, abbia fornito armi e munizioni ai guerriglieri dell’ISIS, attraverso camion spediti verso il califfato. Altra prova dell’effettiva collaborazione tra Ankara e Raqqa è stato il ricco commercio illegale e contrabbando, di petrolio così come di reliquie e altri beni rubati, che ha permesso all’ISIS di finanziarsi con costanza. Il motivo principale per cui la Turchia di Erdogan ha appoggiato il jihadismo sunnita di al-Baghdadi è stata la battaglia comune nei confronti di Assad. Per Ankara la caduta del regime sciita al suo confine è sempre stato il principale obiettivo strategico assunto dall’inizio della Primavera araba. Erdogan ha sostenuto apertamente una forza anti Assad come i Fratelli Musulmani, mentre ora sta stringendo un’alleanza con l’Arabia Saudita per continuare la sua battaglia contro Damasco. L’approdo della Turchia nella coalizione internazionale anti ISIS, con la concessione delle basi militari all’aviazione statunitense, deriva principalmente dal nuovo schieramento di forze in campo contro Assad. Vista la ferocia e l’imprevedibilità dell’ISIS, i Paesi aravi nemici del regime siriano hanno deciso di appoggiare i ribelli sunniti, legati ad al-Qaida, del Fronte al-Nusra. La Turchia ha avallato questa scelta, ma non ha rinunciato a una sua strategia verso la Siria, bombardando i curdi del PKK. Un’azione militare che ha provocato l’immediata reazione dei partner NATO, ormai rassegnati all’erraticità e all’autonomia della Turchia di Erdogan.

Fonte: Giornalettismo

Non c'è tregua che tenga in Yemen

In Yemen le forze fedeli al presidente yemenita in esilio, Abd-Rabbu Mansour Hadi, continuano a scontrarsi con i ribelli sciiti houthi

Un soldato fedele al presidente yemenita in esilio, Abd-Rabbu Mansour Hadi, nel nord dello Yemen. Credit: Reuters

La tregua umanitaria in Yemen è già stata interrotta. Secondo un accordo unilaterale del governo, il cessate il fuoco sarebbe dovuto entrare in vigore alla mezzanotte del 26 luglio.

Almeno dieci ribelli houthi sono stati uccisi in seguito a un attacco condotto dalle forze fedeli al governo yemenita a Zinjibar, nella provincia di Abyan, poco prima della mezzanotte, secondo quanto riferisce Al Jazeera.

Poco dopo la mezzanotte, con il cessate il fuoco già in vigore, i ribelli houthi hanno risposto attaccando alcune aree residenziali vicino alla città di Taiz, nel sud del Paese.

Il 19 luglio scorso i ribelli sciiti houthi avevano condotto diversi bombardamenti nella città di Aden, sulla costa nel sud dello Yemen, causando la morte di almeno 45 persone.

La settimana precedente le forze del governo yemenita, in esilio in Arabia Saudita, avevano riconquistato buona parte della città di Aden, incluso l'aeroporto, ma pochi giorni dopo i ribelli houthi hanno lanciato una pesante controffensiva.

A causa dei bombardamenti condotti dalla coalizione araba guidata dall'Arabia Saudita, nelle due settimane tra il 17 giugno e il 3 luglio sono rimasti uccisi almeno 92 civili, fra cui 18 donne e 18 bambini.

Nella sola giornata di lunedì 6 luglio sono state uccise complessivamente cento persone per lo stesso motivo.

In Yemen sono morte almeno 3.200 persone da quando, il 26 marzo del 2015, la coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita ha intrapreso una campagna militare per contenere l’avanzata dei ribelli sciiti houthi nel Paese, nel tentativo di re-insediare al potere l'ex presidente yemenita, Abd-Rabbu Mansour Hadi, ad oggi in esilio a Riyadh.

Al momento la coalizione guidata dall'Arabia Saudita in Yemen è formata da otto Paesi arabi, con il supporto logistico di Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Non è escluso l'invio e l'utilizzo di truppe via terra nel Paese.

Inoltre la coalizione saudita che sta attaccando lo Yemen avrebbe fatto uso di bombe a grappolo, vietate dalla maggior parte dei Paesi, ha riferito la Ong Human Rights Watch.

(Una mappa della Bbc)


Fonte: The Post Internazionale

domenica 26 luglio 2015

«Escalation di tumori al cervello per inquinamento ambientale»

Terra dei fuochi, parla la dirigente dell'ospedale che serve la provincia di Caserta. Carmela Buonomo: «Anche quello al seno è legato alla diossina»

di Pietro Falco


«Negli ultimi 15 anni in provincia di Caserta il trend di crescita delle patologie tumorali è stato davvero impressionante. E il discorso vale soprattutto per quelle patologie strettamente connesse a fattori di inquinamento ambientale». L’allarme arriva da Carmela Buonomo, responsabile dell’Unità operativa complessa di Anatomia patologica dell’Azienda ospedaliera del capoluogo, nonché segretaria della sezione casertana di Medici per l’Ambiente. Il suo reparto è stato tra i primi ad essere completamente informatizzato, già 23 anni fa. Ed oggi, soprattutto grazie ai programmi di catalogazione realizzati tra il 1999 e il 2000, rappresenta una fondamentale miniera di informazioni per chi voglia provare a ricostruire analiticamente il rapporto tra morbilità e inquinamento.

«Prendiamo, ad esempio, le neoplasie cerebrali come i glioblastomi – spiega la dottoressa Buonomo – per i quali notoriamente si individua come fattore di rischio l’inquinamento ambientale da metalli pesanti (mercurio, cadmio, cromo e piombo, ndr): fino 20 anni fa erano molto rari sul territorio, mentre oggi sono fortemente presenti. Basti pensare che solo negli ultimi 18 mesi abbiamo registrato ben 12 casi di tumori al cervello di grado G3 o G4. Ed è un dato dal quale sono esclusi i casi tumori infantili, visto che noi curiamo pazienti solo dai 18 anni in su. Ma a questo stesso fattore di rischio si ritiene siano in qualche modo collegate anche altre patologie in crescita esponenziale in provincia, come l’Alzheimer, alcune forme di Parkinson e la Sla».

All’inquinamento elettromagnetico, invece, sarebbero connessi i linfomi (quello di Hodgkin, il non-Hodgkin e i vari sottotipi), favoriti anche dai pesticidi.

«Anch’essi una volta erano rarissimi dalle nostre parti – sottolinea la dirigente del reparto di Anatomia patologica – mentre nell’ultimo anno e mezzo ne abbiamo censiti 39 casi».

Ma la patologia tumorale più diffusa in provincia di Caserta resta ancora il tumore mammario?

«Anche in questo caso la crescita è stata esponenziale visto che da sette o otto anni si registrano almeno 190 nuovi casi all’anno, mentre la media storicamente era di circa 40 all’anno. Vuol dire che in questo lasso di tempo c’è stato un incremento che sfiora il 500 per cento. Ed ovviamente, anche per questo tipo di patologie è possibile individuare uno strettissimo legame con l’inquinamento ambientale, in particolare con la diossina».

E per quanto riguarda l’ incremento del cancro al polmone?

«La responsabilità non va ascritta solo al fumo. L’inquinamento atmosferico, le polveri sottili, l’esposizione all’amianto o al radon rappresentano fattori di rischio importanti, soprattutto per neoplasie maligne come il carcinoma squamoso che si origina dall’epitelio bronchiale».

E il tumore al fegato?

«Quello va considerato endemico, in regioni come la Campania e la Puglia. Anche a causa di antiche abitudini alimentari».

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Camerun: attentato terrorista causa 19 morti

I terroristi hanno imbottito di esplosivo una bambina di dieci anni che fa una strage in un bar.


L'attentato è avvenuto nel Nord del Paese africano, i morti sarebbero almeno 19, i feriti circa 50. L'attacco non è stato ancora rivendicato ma tutto lascia pensare che sia stato opera dei terroristi appartenenti a Boko Haram. Questo è il secondo attacco avvenuto in breve lasso di tempo a Maroua, capitale della regione dell'Estremo Nord, in Camerun, dopo che 13 persone sono rimaste uccise e 32 ferite a causa di un attacco simultaneo da parte di due donne la scorsa settimana. Secondo fonti locali a provocare la deflagrazione sarebbe stata una bambina di 10 anni imbottita di esplosivo.

Intorno alle 7.45 di sera (ora locale) la bambina è entrata in un affollato bar e si è fatta esplodere. Le forze militari camerunensi fanno sapere che i feriti sarebbero decine, ma che per informazioni più dettagliate si dovrà aspettare domani. Midjiyawa Bakari, governatore della regione dell'estremo Nord del Camerun, ha affermato che si stanno ancora contando i morti e i feriti, dunque il bilancio potrebbe salire. Il governatore ha anche emanato un decreto che vieta alle donne di indossare il burka (tipico capo d'abbigliamento afgano), nel quale spesso viene nascosto l'esplosivo.

A Maroua vi risiede una base militare di elite per prevenire le incursioni di Boko Haram dalla Nigeria. L'attentato avviene proprio mentre un task force di più Paesi africani sta compiendo enormi sforzi per contrastare questa organizzazione terrorista. Lai Mohammed, segretario del "Congresso di Tutti i Progressisti", sostiene che sono stati ottenuti enormi successi contro i miliziani e che bisogna continuare su questa strada. Ed ha aggiunto che "i lupi solitari che si fanno esplodere dentro locali pubblici sono la priorità del momento". Negli ultimi mesi si sta avendo un'escalation di attentati del gruppo armato nigeriano anche in Camerun, con la complicità dello Stato Islamico. Tra l'altro, proprio in queste ore si è verificato un attacco di Boko Haram nel proprio Paese d'origine, la Nigeria, causando circa 150 morti. Ad essere colpita è stata la città di Maiduguri. La nuova ondata di terrore ha già ucciso più di 800 persone.

Fonte: Blasting News Italia

Gli scontri sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme

La polizia israeliana si è scontrata con alcuni palestinesi accusati di volere attaccare i visitatori ebrei al sito, ci sono stati sei arresti


La polizia israeliana si è scontrata questa mattina con alcune centinaia di dimostranti palestinesi all’interno della Spianata delle moschee a Gerusalemme, uno dei luoghi considerati più sacri dai musulmani. La polizia ha detto di essere entrata nella Spianata per bloccare alcuni manifestanti che avevano lanciato fuochi d’artificio e sassi contro gli agenti. La polizia ha poi raggiunto la moschea di al Aqsa e ha chiuso al suo interno alcune centinaia di dimostranti. Sei palestinesi sono stati arrestati.

Secondo la polizia israeliana alcune centinaia di giovani palestinesi si erano radunati nella Spianata per attaccare i molti visitatori ebrei che oggi sarebbero dovuti arrivare per celebrare Tisha B’Av, la commemorazione della distruzione del tempio di Gerusalemme. La polizia israeliana ha detto che i suoi agenti non hanno fatto irruzione nella moschea di al Aqasa, che si trova sulla Spianata, ma si sono limitati a rimuovere alcune barricate costruite all’ingresso e a chiudere le porte dell’edificio.

La Spianata delle Moschee, o Monte del Tempio come lo chiamano gli ebrei, è il luogo più sacro per la religione ebraica e il terzo più sacro dopo la Mecca e Medina per i musulmani. È un luogo dove si verificano spesso incidenti tra i visitatori ebrei, che possono entrate nella spianata ma non possono pregare né compiere alcuna manifestazione religiosa, e i palestinesi. Israele ha più volte imposto limitazioni ai palestinesi che volevano visitare la Spianata, vietando ad esempio l’accesso ai maschi sotto i 50 anni. Gli ultimi scontri si sono verificati lo scorso novembre, quando la polizia ha fatto irruzione nella Spianata per disperdere un gruppo di palestinesi che, secondo gli israeliani, si preparava a lanciare sassi contro una manifestazione religiosa ebraica che si sarebbe svolta il giorno successivo al Muro del Pianto (che si trova subito al di là della Spianata).

Fonte: Il Post