venerdì 31 maggio 2013
La Parada del Amor: nasce a Pozzuoli il parco dell'amore
Coppiette in cerca di intimità questa è l’iniziativa che fa per voi! É nata a Pozzuoli, nei pressi della Solfatara, la Parada del Amor, ossia un parcheggio custodito dedicato completamente ad accogliere le coppie che decidono di trascorrere una serata in auto al riparo da occhi indiscreti.
L’idea è nata da due fratelli di Giugliano, Riccardo e Daniele, di 37 e 32 anni, che hanno trovato un terreno in via Coste d’Agnano sui cui hanno realizzato la loro struttura che ha inaugurato ieri 29 maggio. Il parcheggio ospita 32 posti auto, con le varie “postazioni” separate tra loro con teloni e pannelli divisori per garantire alle coppie in auto il massimo della privacy.
La sosta per un’ora costa 2,50 euro, 5 euro per due ore ed 1,50 euro per le ore o frazioni successive. In omaggio all’ingresso verrà consegnato un preservativo ed una guida sui pericoli di trasmissione sessuale e di AIDS.
La Parada del Amor è aperta tutti i giorni tranne il martedì, dal lunedì al giovedì dalle 18 alle 2 di notte, dal venerdì alla domenica dalle 18 alle 4 del mattino.
Quello di Pozzuoli è il terzo love parking d’Italia, dopo quelli realizzati a Crema e a Bari ed è il primo della Campania.
L’iniziativa dei due fratelli di Giugliano risolve una problematica abbastanza diffusa tra le giovani coppie che, non avendo un luogo per vivere la propria intimità, preferiscono trascorrere qualche ora in auto in posti appartati anche in città, andando incontro al rischio di “atti osceni in luogo pubblico” oltre che ad esporsi a furti e rapine frequenti nei luoghi isolati in ore serali e notturne.
In più il parco si trova in un luogo suggestivo e romantico, ai piedi della Solfatara e a due passi da Pozzuoli, un motivo in più per evitare di appartarsi dove capita…
Fonte: Napolike
giovedì 30 maggio 2013
Matrimonio per tutti
Gérard Julien (Reuters/Contrasto)
Tra amici, parenti, rappresentanti di associazioni e centinaia di giornalisti il 29 maggio si sono svolte a Montpellier, nel sud della Francia, le prime nozze omosessuali nella storia del paese.
Pochi minuti dopo le 18, Vincent Autin, 40 anni, e Bruno Boileau, 30 anni, conviventi da dieci, sono stati sposati dalla sindaca socialista della città, Hélène Mandroux.
"La vostra storia incontra in questo giorno quella di tutto il paese", ha detto Mandroux. "È la storia di un paese che progredisce e lotta contro ogni discriminazione".
In questa foto: Vincent e Bruno dopo la cerimonia, sul balcone del comune.
Fonte: Internazionale
mercoledì 29 maggio 2013
E' morta Franca Rame. Il mondo della cultura è in lutto
È morta a Milano, all'età di 84 anni, Franca Rame. Moglie del premio nobel Dario Fo, era malata da tempo.
Una vita dedicata al teatro, ma anche all'impegno politico e civile. L'Italia perde una protagonista del panorama culturale, che tra il palcoscenico dell'arte e quello della vita, aveva calato un ponte da percorre in entrambi i sensi, da un lato per raccontare la realtà, spesso cruda, a sipario aperto, dall'altro per portare po di poesia nel quotidiano più aspro. Franca Rame si è spenta oggi all'età di 84 anni: nell'aprile 2012, un ictus, che l'aveva costretta ad un ricovero d'urgenza al Policlinico di Milano era stato forse il primo segnale di una debolezza fisica, non certo di spirito.
Figlia d'arte, la Rame conobbe il palcoscenico prima ancora d'ogni altra esperienza: comparve, infatti, appena nata nel ruolo di infante in una delle commedie allestite dalla compagnia familiare. La consapevolezza del mestiere era arrivata nei primi anni '50 quando entrò nella compagnia di Tino Scotti per lo spettacolo 'Ghe pensi mì. Intanto, il bivio della vita è alle porte e sul calendario segna la data del 24 giugno 1954: Franca Rame sposa Dario Fo nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano (nasce nel 1955 il figlio Jacopo). Un'unione non soltanto privata perchè i due stringono un'alleanza che li porterà singolarmente e in coppia a siglare numerose pagine della storia italiana. A partire dal profilo culturale, con la creazione nel 1958 della 'Compagnia Dario Fo-Franca Rame destinata ad un rapido e significativo successo. Con il '68, i due scoprono anche il volto dell'impegno politico e civile abbracciando le nuove ideologie emergenti, che porterà successivamente Franca Rame, alla fine degli anni '70 ad unirsi alle file del movimento femminista.
L'attività teatrale, nel frattempo, vede il duo Rame-Fo in una serie di abbandoni e fondazioni di compagnie: lasciano il circuito dell'ETI nel 1968 per fondare il collettivo Nuova Scena, dalla separazione dal quale è nato un nuovo soggetto, La Camune, attivo nei circoli Arci e nei 'teatri inediti come fabbriche e scuole occupate con spettacoli di satira politica. La Rame attrice approda alla fine degli anni '70 all'interpretazione di propri testi ('La madre, 'Grasso è bello!', 'Tutta casa, letto e chiesa) , cui anni dopo s'aggiunge 'Lo stuprò, testo ispirato alla drammatica esperienza personale vissuta nel 1973, quando Franca Rame venne rapita e violentata da cinque esponenti di estrema destra. Solo due anni prima, l'attrice si era pubblicamente esposta sottoscrivendo una lettera aperta, pubblicata dal settimanale L'Espresso, sulla morte del ferroviere anarchico Pinelli, in cui numerosi esponenti della cultura e della politica chiedevano la destituzione di alcuni funzionari. Nella vita di Franca Rame c'è stato posto anche per l'impegno istituzionale con l'elezione al Senato nel 2006 in quota IdV, incarico lasciato dopo due anni. L'attrice ha dedicato gli ultimi anni alla propria autobiografia ('Una vita all'improvvisa), immancabilmente scritta con il marito, ma anche, e soprattutto ancora, a calcare il palcoscenico: tra il 2011 e il 2012, infatti, i due hanno riportato in scena il celebre Mistero buffo, opera di Dario Fo, presentata per la prima volta nel 1969.
Fonte: Dazebao
martedì 28 maggio 2013
L’Italia dei vigliacchi che ammazzano le donne
All’inizio di maggio in Italia si contavano già 35 donne uccise. Poi la cronaca ha riportato almeno altri tre omicidi, l’ultimo ha impressionato il Paese: una ragazzina di 15 anni accoltellata e bruciata viva per non aver acconsentito alle richieste del fidanzato. Lui l’avrebbe prima accoltellata e poi – mentre lei lo supplicava di fermarsi – l’avrebbe cosparsa di benzina e dato fuoco.
Nel 2012 le donne uccise sono state 124, secondo i dati forniti dal Telefono Rosa, un dato che racconta un Paese dove i vigliacchi sono almeno tanti quante le vittime. E non si tratta solo degli omicidi ma anche delle percosse, delle liti che finiscono con i lividi, degli abusi. Secondo le ultime statistiche disponibili, infatti, nel 48% dei casi a esercitare violenza su una donna è il marito, nel 12% il convivente nel 12%, mentre nel 23% delle denunce si tratta dell’ex. E non tutte queste vicende – anzi, quasi nessuna – finisce sui giornali. Spesso si tratta di drammi privati, chiusi tra le mura familiari, coperti da un assurdo senso di vergogna per cui “i panni sporchi si lavano in casa”. Ed è il nostro il Paese dove per scherzo si va ripetendo il detto: “picchia tua moglie, lei sa perché”.
C’è poi l’illusione che certi comportamenti violenti siano frutto di amore o sentimenti forti, quindi “da perdonare”. Nulla di tutto ciò: quando un uomo picchia una donna, in nessun caso è amore. E’ un uomo che si accanisce su una donna, nulla più. Un vigliacco come ce ne sono molti, troppi. Essere uomini è tutt’altra questione.
Fonte: Diritto di critica
Nel 2012 le donne uccise sono state 124, secondo i dati forniti dal Telefono Rosa, un dato che racconta un Paese dove i vigliacchi sono almeno tanti quante le vittime. E non si tratta solo degli omicidi ma anche delle percosse, delle liti che finiscono con i lividi, degli abusi. Secondo le ultime statistiche disponibili, infatti, nel 48% dei casi a esercitare violenza su una donna è il marito, nel 12% il convivente nel 12%, mentre nel 23% delle denunce si tratta dell’ex. E non tutte queste vicende – anzi, quasi nessuna – finisce sui giornali. Spesso si tratta di drammi privati, chiusi tra le mura familiari, coperti da un assurdo senso di vergogna per cui “i panni sporchi si lavano in casa”. Ed è il nostro il Paese dove per scherzo si va ripetendo il detto: “picchia tua moglie, lei sa perché”.
C’è poi l’illusione che certi comportamenti violenti siano frutto di amore o sentimenti forti, quindi “da perdonare”. Nulla di tutto ciò: quando un uomo picchia una donna, in nessun caso è amore. E’ un uomo che si accanisce su una donna, nulla più. Un vigliacco come ce ne sono molti, troppi. Essere uomini è tutt’altra questione.
Fonte: Diritto di critica
lunedì 27 maggio 2013
Vittoria della scuola pubblica a Bologna: “I soldi di tutti alla scuola di tutti”
Ci hanno provato in tutti i modi. Con il sindaco, che prima snobba poi scende in campo vigorosamente contro i referendari, che nega l’election day e che decide che la consultazione avvenga tra mille difficoltà.
Con il PD, che impegna la sua capillare struttura cittadina come non avviene neppure quando nelle urne deve affrontare i suoi avversari politici.
Con PDL e Lega Nord, i presunti avversari politici, indistinguibili dal Pd nelle parole, nei toni e nelle argomentazioni.
Con ministri del governo delle ‘larghe intese’, quali il sussidiarista ciellino Maurizio Lupi (Pdl), ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, e Maria Chiara Carrozza (Pd), ministro dell’Istruzione.
E naturalmente con la Curia, che con i moniti del ciellino card. Caffarra e del capo dei vescovi card. Bagnasco, mobilita le parrocchie ma soprattutto ‘benedice’ politici e forze politiche che sostengono il finanziamento pubblico alle proprie scuole. Uno schieramento che sulla carta rappresenta la schiacciante maggioranza dell’elettorato.
Ci hanno provato, ma non ce l’hanno fatta. Alle urne, aperte per una sola giornata in pochi e spesso difficilmente raggiungibili seggi, si sono recati 85.934 bolognesi, il 28,71% degli aventi diritto. A favore della scelta A, quella di usare i fondi comunali per la scuola pubblica e non per le paritarie private, si è espresso quasi il 60% degli elettori. Una netta maggioranza, che ha detto chiaramente al Comune di non rispondere più “sei escluso” a nessun bambino che bussa alla porta della scuola pubblica, di non costringere più nessuna famiglia a iscrivere il proprio figlio o la propria figlia a una scuola privata paritaria monopolizzata dalla Chiesa.
Il circolo Uaar di Bologna festeggia questa giornata assieme agli altri promotori del referendum, e i suoi attivisti festeggiano assieme alle altre persone che hanno impiegato le proprie risorse e le proprie energie all’interno del Comitato Articolo 33.
Il ringraziamento più grande va ai cittadini bolognesi che si sono espressi affinché i soldi di tutti vadano alla scuola di tutti. La scuola è il fondamento di un paese. Se la scuola è laica, civile e solidale lo saranno anche i futuri cittadini. Lo sarà l’intero paese.
Fonte: AgoraVox Italia
Circolo UAAR di Bologna
Con il PD, che impegna la sua capillare struttura cittadina come non avviene neppure quando nelle urne deve affrontare i suoi avversari politici.
Con PDL e Lega Nord, i presunti avversari politici, indistinguibili dal Pd nelle parole, nei toni e nelle argomentazioni.
Con ministri del governo delle ‘larghe intese’, quali il sussidiarista ciellino Maurizio Lupi (Pdl), ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, e Maria Chiara Carrozza (Pd), ministro dell’Istruzione.
E naturalmente con la Curia, che con i moniti del ciellino card. Caffarra e del capo dei vescovi card. Bagnasco, mobilita le parrocchie ma soprattutto ‘benedice’ politici e forze politiche che sostengono il finanziamento pubblico alle proprie scuole. Uno schieramento che sulla carta rappresenta la schiacciante maggioranza dell’elettorato.
Ci hanno provato, ma non ce l’hanno fatta. Alle urne, aperte per una sola giornata in pochi e spesso difficilmente raggiungibili seggi, si sono recati 85.934 bolognesi, il 28,71% degli aventi diritto. A favore della scelta A, quella di usare i fondi comunali per la scuola pubblica e non per le paritarie private, si è espresso quasi il 60% degli elettori. Una netta maggioranza, che ha detto chiaramente al Comune di non rispondere più “sei escluso” a nessun bambino che bussa alla porta della scuola pubblica, di non costringere più nessuna famiglia a iscrivere il proprio figlio o la propria figlia a una scuola privata paritaria monopolizzata dalla Chiesa.
Il circolo Uaar di Bologna festeggia questa giornata assieme agli altri promotori del referendum, e i suoi attivisti festeggiano assieme alle altre persone che hanno impiegato le proprie risorse e le proprie energie all’interno del Comitato Articolo 33.
Il ringraziamento più grande va ai cittadini bolognesi che si sono espressi affinché i soldi di tutti vadano alla scuola di tutti. La scuola è il fondamento di un paese. Se la scuola è laica, civile e solidale lo saranno anche i futuri cittadini. Lo sarà l’intero paese.
Fonte: AgoraVox Italia
Circolo UAAR di Bologna
domenica 26 maggio 2013
La prima pagina de 'il Giornale' di oggi
Ecco la prima pagina de 'il Giornale' di oggi. Il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti si scaglia contro il funerale di Don Gallo: “Funerale incivile. In Chiesa centri sociali e No Tav: pugni chiusi, fischi e l’omelia interrotta da Bella ciao”. Semplicemente vergognosa
venerdì 24 maggio 2013
Per il ministro della Difesa “gli F35 servono per fare la pace”
“Il miglior attacco è la difesa, servono per fare la pace“. Così Mario Mauro, nuovo ministro della Difesa, difende l’utilizzo dei fondi per acquistare F35 in un’intervista al Messaggero.
Già. “Sistemi di difesa avanzati, come gli F35, servono per fare la pace”, sostiene il ministro. “Se vogliamo la pace, dobbiamo dunque possedere dei sistemi di difesa che ci consentano di neutralizzare i pericoli che possono insorgere in conflitti che magari sono distanti migliaia di chilometri da casa nostra, ma che hanno la capacità di coinvolgere il mondo intero e di determinare lutti e povertà”.
“Noi che abbiamo sperimentato attraverso un progetto ardito, l’Unione europea, settanta anni di pace, abbiamo forse dimenticato che, prima, questioni anche marginali si risolvevano a cannonate. “Ora”, continua Mauro, “l’utilizzo di strumenti complessi come gli F35 si giustifica in una visione integrata delle esigenze di sicurezza da parte di attori della comunità internazionale che, attraverso l’esercizio della potestà della difesa, garantiscono la pace per tutti. Gli F35 saranno l’egida della pace e non uno sfizio da toglierci”.
Però il ministro rassicura che “in dieci anni avremo 33mila militari in meno” e che in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno non ci sarà il passaggio delle Frecce Tricolori perché “dobbiamo ridurre i costi”.
Fonte: Frontierenews.it
Già. “Sistemi di difesa avanzati, come gli F35, servono per fare la pace”, sostiene il ministro. “Se vogliamo la pace, dobbiamo dunque possedere dei sistemi di difesa che ci consentano di neutralizzare i pericoli che possono insorgere in conflitti che magari sono distanti migliaia di chilometri da casa nostra, ma che hanno la capacità di coinvolgere il mondo intero e di determinare lutti e povertà”.
“Noi che abbiamo sperimentato attraverso un progetto ardito, l’Unione europea, settanta anni di pace, abbiamo forse dimenticato che, prima, questioni anche marginali si risolvevano a cannonate. “Ora”, continua Mauro, “l’utilizzo di strumenti complessi come gli F35 si giustifica in una visione integrata delle esigenze di sicurezza da parte di attori della comunità internazionale che, attraverso l’esercizio della potestà della difesa, garantiscono la pace per tutti. Gli F35 saranno l’egida della pace e non uno sfizio da toglierci”.
Però il ministro rassicura che “in dieci anni avremo 33mila militari in meno” e che in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno non ci sarà il passaggio delle Frecce Tricolori perché “dobbiamo ridurre i costi”.
Fonte: Frontierenews.it
giovedì 23 maggio 2013
21 anni fa la strage di Capaci
23 maggio 2013. Sono trascorsi 21 anni dalla strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Per non dimenticare...
Il coraggioso muore una volta, il codardo cento volte al giorno (Giovanni Falcone)
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