sabato 9 ottobre 2010

Non vi bastano?


Oggi sono morti altri 4 militari in Afghanistan. Fassino ha testualmente detto che 'la presenza militare in Afghanistan non risolve tutti i problemi ma certo è ancora necessaria'. Mah! Necessaria a chi?

E la chiamano missione di pace, la chiamano civilizzazione, lo chiamano spirito di sacrificio! Balle!

Uomini uccisi da una guerra che non ci appartiene, uccisi da interessi che vanno oltre ogni forma morale di intenti, uccisi dalla politica.

Quanti morti ancora? Quanti padri di famiglia, figli, fratelli devono morire prima di capire che tutto questo non ha senso?

FATELI TORNARE A CASA!

E' lo Stato che uccide i militari!

venerdì 8 ottobre 2010

Italia ultima nella Rete

Le telecomunicazioni sono il settore più delicato d’Italia, dove regna il maggiore conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi, i suoi guai giudiziari una conseguenza indiretta. In questo ultimo decennio la priorità del suo governo è stato il digitale terrestre che agli italiani è costato in media 80 milioni di euro l’anno di contributi pubblici per favorire l’acquisto dei decoder. L’attuale neo ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, nel 2009 aveva presentato un piano per internet molto ambizioso. L’obiettivo era fornire entro il 2012 connessioni a 20 mega, prevalentemente in fibra ottica, a più del 95 per cento della popolazione, mentre la restante parte si sarebbe dovuta accontentare di 2 mega via wireless. Costo previsto 1,5 miliardi di euro, di cui 800 milioni promessi subito ma mai stanziati.

Fondi prima ridotti a 300 milioni infine diventati 100. Un vero peccato perché lo stesso Romani aveva spiegato al Parlamento che «una vera banda larga a disposizione dei cittadini e delle imprese, aumenta le opportunità e le possibilità di business, crea posti di lavoro, avvicina cittadini e pubblica amministrazione, permette all’Italia di rimanere al centro del mondo e attrae investimenti». Anche perché tutti gli studi di settore ritengono che per ogni euro speso in banda larga, le imprese ne ricavano almeno il doppio. Un buon investimento, quindi, anche per rilanciare l’economia. E invece anche nella banda larga l’Italia è il fanalino di coda d’Europa: peggio di noi stanno solo Grecia, Bulgaria e Romania. Il 13 per cento della popolazione, e parliamo di 7,8 milioni di italiani, non accede ad internet o ha una banda insufficiente (con velocità massima di 640 kb/s).

Significa che quasi 8 milioni di persone non possono usufruire dei moderni servizi della società dell’informazione, come la web tv. Male anche la fibra ottica e la cosiddetta banda ultra larga (50 mega) che l’Unione europa chiede sia fornita al 50 per cento della popolazione entro il 2020. Basta pensare che in Francia, Germania, Spagna, Stati Uniti la fibra ottica viaggia a 100 mega già da diversi anni, grazie agli investimenti pubblici in un’unica infrastruttura nazionale. In Italia invece gli operatori privati hanno cercato più volte di consorziarsi ma per ora procedono in ordine sparso e ognuno sta creando la propria rete. Internet a 100 mega nel nostro Paese è arrivato a settembre grazie alla fibra stesa da Fastweb che collega 2 milioni di unità abitative in sette città (Milano, Roma, Genova, Torino, Bologna, Napoli e Bari).

Anche Telecom ha varato il suo piano da 9,7 miliardi e offrirà la banda ultra larga nelle quattro principali città italiane entro la fine del 2010 con l’obiettivo di arrivare nel 2018 a collegare con la fibra il 50 per cento della popolazione italiana. Ma così facendo resteranno escluse ancora per molto dalla nuova tecnologia le città e le regioni minori che infatti hanno avviato propri progetti per superare il divario digitale. Come le Regioni Trentino e Marche che finanziano di tasca loro la posa della fibra. Intanto il divario resta. Tanto che Vodafone ha appena lanciato un programma per fornire entro tre anni internet a 2 mega in 1.800 comuni italiani.

Oppure Tiscali che con il colosso cinese Zte stenderà la fibra in Sardegna. Per l’utente finale la fibra ottica significa scaricare un file da 800 megabyte in pochi secondi, al posto dei 30 minuti di una normale connessione. E pensare che in alcune zone di Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e Stati Uniti internet viaggia già a 1 gigabyte (mille mega) al secondo.

Fonte: Terranews

giovedì 7 ottobre 2010

L'errore grave della Sciarelli e lo 'scoopismo'


Siamo a 'Chi l'ha visto', la trasmissione di Rai 3 che si occupa di sparizioni e ritrovamenti. La conduttrice Federica Sciarelli, in diretta, annuncia il ritrovamento del corpo di Sarah Scazzi, la 15enne di Avetrana (TA), scomparsa da una quarantina di giorni. In diretta la conduttrice ha dovuto operare una scelta difficile, un po come accade per un arbitro di calcio che deve decidere in una frazione di secondo se c'è rigore o no. La Sciarelli ha sbagliato. Ha sbagliato semplicemente perchè ha dato la notizia in diretta televisiva. Sembra una banalità, ma non lo è assolutamente. Se proprio voleva dare la notizia, poteva chiudere un attimo il collegamento (magari inventando una scusa) e aspettare che alla madre venisse raccontato quanto stava accadendo. Poi poteva informare i telespettatori. In una rete pubblica, la madre di una ragazza finora soltanto scomparsa apprende in diretta che sono in corso le ricerche del cadavere della figlia, e lo fa mentre è in collegamento dalla casa di una persona che in quel momento era interrogata da dieci ore (e che poi ha confessato l’omicidio). Una situazione imbarazzante, tragica e soprattutto terribile per la madre della ragazza, come si nota dal suo volto. La conduttrice di 'Chi l'ha visto' ha commesso un gravissimo errore. Verrà richiamata, anche dal punto di vista deontologico oltre che dall’azienda.



Spesso nel giornalismo (non solo d'inchiesta) si ricorre a dare la notizia importante ed improvvisa, talvolta mettendo in secondo piano spiacevoli conseguenze. Mi spiego meglio: è quello che in gergo giornalistico viene definito 'scoopismo'. Con questo termine si fa riferimento alla trasformazione del legittimo desiderio di arrivare alla notizia prima e meglio degli altri in un fenomeno che non è esente da degenerazioni e forti rischi distorsivi. In altre parole, lo 'scoopismo' è una esagerazione della ricerca della verità. Quello che è successo ieri sera a 'Chi l'ha visto' è un classico esempio di 'scoopismo'. Ma oltre che di 'scoopismo' parlerei anche di buon senso e correttezza, caratteristiche che in pochi istanti sono mancati alla Sciarelli ieri sera.

Voi cosa ne pensate?

2013: è l’anno dell’India

Il 2013 vedrà la comparsa di un nuovo gigante economico: l’India. Il paese asiatico, infatti, ha un livello di crescita impressionante e potrebbe, a breve, divenire la seconda potenza economica globale, superando la Cina. Anche se il paese di Mao Tse Tung oggi può godere di un PIL ben quattro volte superiore a quello dell’India, quest’ultima può vantare un tasso di crescita decisamente superiore che le potrebbe permettere di ridurre il gap decennale con l’ingombrante vicino e addirittura superarlo.

La popolazione punto di forza del Paese. Il primo fattore che spiegherebbe questo fenomeno è il vantaggio demografico di cui gode l’India. La severa politica di controllo delle nascite portata avanti dalla Cina provocherà presto un progressivo invecchiamento della forza lavoro e dunque una sua riduzione. In India, Indira Gandhi provò negli anni ’70 a limitare l’espansione demografica introducendo un programma di sterilizzazione. Un’ondata di proteste popolari lo impedì con il risultato che oggi l’India può vantare un rapporto tra bambini, anziani e adulti lavoratori che è tra i migliori al mondo.

Il regime democratico come ostacolo alla crescita. Dal punto di vista politico, diversamente dalla Cina, l’India è una democrazia. Un governo democraticamente eletto non può prendere decisioni senza confrontarsi con gli umori del proprio elettorato e con i differenti partiti e gruppi di interesse. Tutto questo comporta un rallentamento del processo decisionale e conseguentemente dello sviluppo del paese. Un problema comune a tutte le democrazie ma che in India è reso più complesso se si considera che la popolazione è di circa un miliardo e 160 milioni di abitanti che parlano 1652 dialetti diversi.

Il dinamismo del settore privato. A compensare la debole situazione interna è il settore privato particolarmente dinamico. Nel momento in cui l’India ha deciso di aprirsi al commercio estero i suoi affari sono fioriti. I prezzi delle azioni continuano a salire, gli investimenti sono a livelli record e, sebbene il governo indiano debba affrontare delle sfide fiscali, i surplus ed i miliardi di dollari di riserve di valuta straniera consentono di evitare qualsiasi improvviso rallentamento nell’economia globale. L’India può contare su di una classe dirigente molto preparata, giovane e che parla bene la lingua inglese permettendole di tessere importanti relazioni internazionali con maggiore facilità rispetto alla Cina. E’ inoltre un paese molto innovativo, all’interno del quale le idee possono liberamente circolare senza essere soggette ad alcun tipo di limitazione, non esistendo forme di censura come avviene in Cina.

India contro India. La vera sfida per l’economia indiana è rappresentata dal Paese stesso. La crescita infatti sarebbe ancora più rapida se solo il governo investisse nel miglioramento delle infrastrutture e nella rete dei trasporti. Il gigante asiatico non produce abbastanza energia per soddisfare la domanda crescente nel Paese e ciò rallenta la sua crescita. Il suo sistema autostradale è ancora poco sviluppato. I porti sono molto meno produttivi di quelli della Cina o di Singapore. Il trasferimento delle merci incontra grosse difficoltà. Il problema delle infrastrutture è però strettamente connesso a quello della corruzione, non facile da combattere non potendo impiegare i brutali metodi dei cinesi.

L’India tenta di tirar fuori dalla povertà milioni di cittadini, di sviluppare il suo settore manifatturiero e di entrare a far parte delle potenze economiche del XXI secolo. Ha il potenziale per farlo. Per il momento però, deve incentrare sforzi e denaro in ciò che le permetterà di fare questo salto di qualità: energia, strade e porti.

Scritto da Emanuela De Marchi in data 6 ottobre 2010.

mercoledì 6 ottobre 2010

Aggredito perché gay, nel locale gay più famoso del mondo

Due uomini sono stati arrestati per l’aggressione di sabato notte ai danni di un omosessuale nel bagno del famoso locale gay di New York, Stonewall: quello che nel 1969 vide nascere la prima resistenza gay alle vessazioni della polizia, nel cui anniversario si celebra ogni anno il gay pride. La vittima del pestaggio si chiama Ben Carver, ha 34 anni e ieri – stanco del sensazionalismo con cui alcuni giornali continuavano a trattare la notizia della sua aggressione – ha raccontato nei dettagli l’episodio sul suo blog per precisare quello che è successo.

Ero andato a New York per passare un weekend con il mio fidanzato. Ci eravamo incontrati con degli amici a Stonewall, famoso perché considerato il locale in cui iniziò il movimento di protesta per i diritti dei gay negli Stati Uniti. Stavo bevendo una cosa con i miei amici, ma ero perfettamente in possesso delle mie facoltà (in altre parole, non ero ubriaco). Sono andato in bagno, una stanza molto piccola con solo lo spazio sufficiente per due orinatoi e un lavandino. Due uomini mi stavano aspettando lì, uno stava orinando. Sono andato anch’io a fare la pipì accanto a lui, e lui mi ha chiesto se ero gay. Ho risposto di sì e gli ho chiesto, «Ma lo sai dove siamo?». Lui ha risposto: «In un bar gay. Non pisciare accanto a me frocio». Ero di buon umore quindi il suo commento mi è scivolato addosso. Ma poi l’altro uomo mi ha chiesto un dollaro. Gli ho risposto che non ce l’avevo. L’altro allora ha detto, «Che ne dici di venti?». Allora io mi sono messo a ridere e ho detto, «Non ho nessuna intenzione di darvi dei soldi». Ho chiuso la cerniera dei pantaloni e quando mi sono voltato ho realizzato che si erano messi davanti alla porta per bloccarla e che mi fissavano. A questo punto mi sono reso conto che la situazione poteva diventare violenta. Uno di loro ha detto, «non starai mica facendo resistenza, vero?». Risposi, «ho solo una carta di credito, non ho soldi in contanti ma anche se ne avessi non ve li darei». Poi ho fatto un passo indietro e ho detto, «non peggiorate la situazione, per favore spostatevi e lasciatemi uscire». A quel punto l’uomo che poi ho scoperto chiamarsi Matthew mi ha dato un pugno in faccia.

L’altro uomo, Orlando, mi ha placcato e mi ha bloccato le mani. Matthew mi ha colpito in testa circa quattro volte prima che riuscissi a sottrarmi. Considerando che il bagno era molto piccolo, non avevo molto spazio di manovra a disposizione. Tutto è successo molto rapidamente quindi non posso ricordare ogni singolo movimento, ma non credo ci sia bisogno di dire che è stato tutto molto violento mentre cercavo di fare di tutto per liberarmi. Mi ricordo tre distinte serie di colpi sferrati da Matthew sulla mia testa, separati da momenti in cui il nostro corpo a corpo gli impediva di colpirmi. Credo che mi abbia colpito in testa almeno una dozzina di volte. Sono riuscito a liberarmi facendo sbattere la schiena di Orlando contro Matthew e contro la parete. Quindi sono riuscito a liberare la mia mano sinistra, con cui ho colpito la faccia di Matthew tre o quattro volte. Quello mi ha consentito di guadagnare abbastanza spazio per liberarmi. A quel punto ho visto una bottiglia di birra che era stata lasciata nel lavandino. L’ho presa e ho cercato di colpire più forte che potevo una delle loro mani, ma l’ho mancata. Allora gliel’ho tirata contro. Loro si erano spostati indietro la prima volta che avevo agitato la bottiglia e questo mi ha dato abbastanza spazio per scappare dal bagno e correre verso il bar.

Avevo sangue che mi usciva dal mio occhio destro e ero molto stordito, ma ho appoggiato le mani sul tavolo da biliardo appena fuori dal bagno e ho cercato, guardando con il mio occhio buono, di trovare una palla da usare come arma, sapendo che loro erano subito dietro di me. Sul tavolo non c’era niente, allora mi sono voltato e ho visto che Matthew era già lì. Mi sono lanciato contro di lui e ho cercato di colpirlo con tutta la forza che avevo ma l’ho mancato. A questo punto i ricordi diventano più confusi. Ho sentito urlare, qualcuno mi ha preso dalle spalle e alcune persone si sono messe tra me e i due uomini. I due sono scappati dal bar e io ho subito detto al gestore del locale che avevo subito un’aggressione omofoba. Sono tornato in bagno per lavarmi la faccia dal sangue, poi sono tornato al bar, dove mi hanno dato un sacchetto con del ghiaccio. Sono rimasto lì, cercando di rimanere calmo e ho chiesto un whiskey mentre il mio fidanzato insieme ad alcune delle persone che lavorano nel locale cercavano di inseguire i due aggressori fuori. Ha chiamato la polizia mentre li inseguiva e alla fine la polizia è riuscita a prenderli, grazie soprattuto al lavoro di identificazione di uno dei due ragazzi del bar che li avevano inseguiti. Vorrei far notare che lo staff dello Stonewall non si fa mettere i piedi in testa facilmente. Sono quelli che piacciono a me. Mi piacerebbe molto offrire loro un drink.

I due ragazzi arrestati si chiamano Matthew Francis e Christopher Orlando e hanno 21 e 17 anni. Sono stati accusati di aggressione, crimine razziale e tentativo di furto.

Ho letto molti commenti lasciati online ai vari articoli che parlavano di questa storia e sono molto infastidito da quelli, sia gay che etero, che hanno reagito a questo episodio proponendo di rispondere con atteggiamenti altrettanto violenti. Credo che dobbiamo fare qualcosa di meglio di questi bulli e che non dobbiamo rinunciare al nostro potere fomentando pensieri di paura e di violenza. Non dobbiamo cedere a queste forme irrazionali di pensiero. Da parte mia, li ho perdonati immediatamente. La legge deciderà che punizione assegnare loro, e io cercherò di rispettare qualsiasi decisione verrà presa. Quello che spero, è che da qualche parte il giudice decida di inseriere l’obbligo per questi due uomini di essere informati sull’importanza di Stonewall, su quello che significa per la comunità gay e su quanto la vita umana sia preziosa e la violenza non sia mai accettabile.



- La storia di Stonewall: perchè si fa il gay pride

martedì 5 ottobre 2010

L'agguato a Belpietro sembrerebbe una montatura


Ci sono diversi dubbi e incongruenze sull'agguato a Maurizio Belpietro. Ricordiamo, per dovere di cronaca, che un uomo verso le 22.45 di giovedì sera si sarebbe trovato sulle scale a pochi metri dal pianerottolo dell'abitazione di Belpietro, armato di pistola. Nel racconto fornito dal caposcorta, il 'piano' dell'attentatore sembra davvero molto strano.

Innanzitutto perché quest'uomo decide di aspettare Belpietro sul pianerottolo di casa e dunque di essere subito visto? Non è un rischio molto alto? (che strano...).

Un altro elemento dubbio è la fuga dell'uomo: appena si trova davanti l'agente, punta la pistola ma l'arma s'inceppa (che strano...). Il poliziotto si ritrae dietro un angolo e spara due colpi ad altezza d'uomo. Le scale sono abbastanza strette, l'agente è un tiratore esperto, ma nessuno dei colpi va a segno (che strano...).

Inizia l’inseguimento. Al terzo piano il caposcorta spara ancora, e questa volta va in frantumi una finestra. L’attentatore continua a scappare. Invece l'agente rallenta la corsa, si ferma (che strano...).

Nonostante i colpi e il trambusto che tutti gli inquilini del palazzo sentono (sono le 23 circa non le 4 del mattino) nessuno si accorge di niente (che strano...).

Al pian terreno ci sono due porte. Una sbuca sul cortile principale, dove è in sosta l'auto di scorta a bordo della quale c'è un altro poliziotto che incredibilmente non si accorge nemmeno degli spari (che strano...). L'altra invece si apre su un cortile più interno, circondato da un muro alto circa tre metri e che degrada sulla destra diventando un po più basso. E' la via di fuga, racconta il caposcorta, scelta dall'attentatore che però, per quanto agile, deve scavalcare un ostacolo comunque notevole. Per quanto a metà muro scorrano dei tubi che si possono usare come appoggio. Di fatto, anche in questo caso nessuno vede nulla e sul muro non si trovano impronte (che strano...). E come se l'attentatore scomparisse nel nulla! Se avesse scavalcato il muro, unica via di fuga, si sarebbe trovato nel cortile di un palazzo. Ma, scendendo da questa parte, avrebbe dovuto atterrare su dei cespugli. Ma non si sono trovate tracce di foglie spezzate (che strano...)

Infine, a rendere perplessi gli inquirenti, c'è il precedente dell’attentato all'ex procuratore Gerardo D’Ambrosio. Anche in questo caso un agguato fallito, sventato sempre dallo stesso caposcorta che ora si occupa di Belpietro e su cui vi furono forti dubbi. Nemmeno allora si trovò un testimone che confermasse la versione dell’agente. Direi che c'è proprio qualcosa che non torna...

lunedì 4 ottobre 2010

Come migliorare l'ambiente in pochi e semplici (ma utilissimi) passi

Vorrei prendere tutti gli automobilisti, metterli in fila di fronte ad un muro e chiedere loro due cose semplicissime: dove abitano e dove lavorano. Dopo di che, se dalla loro casa al loro posto di lavoro possono andare a piedi o con l'autobus o con la metropolitana o con un qualsiasi altro mezzo pubblico vorrei farmi dare 1 euro per ogni giorno che usano la macchina. Diverrei probabilmente miliardario. E se, invece, si convincessero ad usare mezzi alternativi, i comuni avrebbero molti più soldi derivanti da biglietti e da abbonamenti (che quindi non aumenterebbero); il traffico e lo smog diminuirebbe, quindi non solo gli autobus andrebbero più rapidi ma anche tutti coloro che per forza devono usare l'auto (per esempio i tassisti o i rappresentanti o i medici) troverebbero strade vuote. Vorrei incazzarmi con questi automobilisti che sono solo dei produttori immuni di smog, ammorbano l'aria che respiriamo per la loro pigrizia del cacchio. Andatevene a cagare (ma andateci a piedi che vi fa bene alla salute).

Ad Alfano gli chiederei perché non si può creare il processo in videoconferenza (avete presente Skype? Bene io ce l'ho, voi?); perché non finanziare pc e personale tecnico adeguato per creare i fascicoli e notifiche digitali che per davvero accorcerebbero i tempi del processo (la notifica per email arriva subito e non sta ad aspettare le poste italiane). Avete presente cosa significa che praticanti, avvocati, giudici, pm, imputati, clienti, insomma tutti coloro che prendono parte ad un processo possono stare comodamente a casa propria e non mettersi in auto.

Poi andrei dai sindaci delle principali metropoli e chiederei loro perché le metropolitane non sono aperte 24 ore al giorno almeno nei giorni in cui è prevedibile una maggiore movida. E chiederei anche loro perché non sostituiscono le rotatorie ai semafori e perchè questi ultimi non sono semafori con i led. E vorrei poter avere la forza di poterli costringere a prendere questi provvedimenti.

Poi andrei da Moretti, AD di Trenitalia, e gli chiederei: perché da Napoli a Bari (263 km) ci vogliono dalle 3 ore e mezzo alle 5 ore mentre da Napoli a Roma (229 km) ci vuole al massimo un paio d'ore col più fesso dei regionali; mentre per percorrere soli 210 km da Catania a Palermo ci vogliono dalle 3 alle 6 ore e 40 di treno (mentre sole un paio d'ore di macchina)?

Poi andrei da tutti i nostri politici e chiederei loro: perché non rendete obbligatorie le auto elettriche (invece di rompere le balle con gli euro 1-2-3-4-5-6 che spesso è un trucco per rottamare auto che camminerebbero bene altri vent'anni?), perché non rendete obbligatorie le lampadine a basso consumo e i giornali su carta riciclata (o meglio on line)? E la raccolta differenziata? Si potrebbe incentivare con mezzi del tipo: per ogni dieci kg di spazzatura riciclata che ci porti avrai una percentuale di sconto sulle tasse. Vedi come tutti si precipitano per pagare meno tasse.

Meno male che dal gennaio prossimo non si potranno più produrre buste di plastica (sperando che non si rinvii ulteriormente come hanno già fatto). Mi sembra pochissimo, ma sono consapevole che è un piccolo passo in avanti.

Alessandro Picarone

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