giovedì 26 novembre 2015

La crisi fra Russia e Turchia

Gli aggiornamenti sulle tensioni fra Mosca e Ankara. Per la prima volta dagli anni Cinquanta un membro Nato ha abbattuto un aereo russo nella regione di Latakia, in Siria

Credit: Chris McGrath

Martedì 24 novembre 2015 caccia F-16 della Turchia hanno abbattuto un aereo da guerra russo, al confine tra Siria e Turchia, che avrebbe violato lo spazio aereo turco. Secondo le prime ricostruzioni, le autorità turche avrebbero ripetutamente avvertito il jet russo di essere all'interno dello spazio aereo turco.

L'aereo da guerra russo sarebbe stato colpito in territorio turco ma sarebbe precipitato in Siria, secondo quanto dichiarato dagli Stati Uniti. Nel corso dell'incidente due piloti si sono paracadutati. Uno di questi sarebbe stato ucciso da ribelli turcomanni in Siria, alleati dei ribelli siriani che combattono contro Assad e contro l'Isis; un altro invece sarebbe stato tratto in salvo dall'esercito regolare siriano fedele al presidente Assad.

La Nato ha pianificato un incontro d'emergenza a Bruxelles, sempre martedì, per parlare dell'evento. Qui un riassunto aggiornato al 24 novembre sera.

Tutti gli aggiornamenti

- Il ministro degli Esteri russo suggerisce ai russi presenti in Turchia di tornare in patria

- Secondo il primo ministro dell'Iraq Nuri al-Maliki, il comportamento della Turchia rischia di provocare un conflitto mondiale

- Il presidente turco Erdogan ha dichiarato che la Turchia non chiederà scusa per aver abbattuto l'aereo da guerra russo e che dovrebbero essere coloro che hanno violato lo spazio aereo turco a chiedere scusa

- La cooperazione tra Russia e Turchia sarà "ovviamente" sospesa; l'ha dichiarato l'agenzia russa Rostourism a Interfax. Rostourism ha anche aggiunto che secondo lei il numero di turisti russi che andranno in vacanza in Turchia crollerà più del 40 per cento

- Il ministro dell'Economia russo ha dichiarato che la Russia fermerà le preparazioni per un'area di libero scambio con la Turchia; ha anche aggiunto che il progetto per l'oleodotto per il gas Turkstream potrebbe essere soggetto a restrizioni

- La Russia ha aumentato i controlli su cibo e agricoltura provenienti dalla Turchia; l'ha dichiarato il ministro dell'Agricoltura giovedì 26 novembre

- Il presidente turco Erdogan ha definito i suggerimenti che i progetti con la Russia potrebbero essere cancellati in seguito all'abbattimento dell'aereo russo "emotivi" e "inappropriati"; ha inoltre sfidato coloro che accusano la Turchia di comprare petrolio dall'Isis di provare le loro accuse

- Il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha chiesto al governo russo di pianificare provvedimenti economici contro la Turchia in seguito all'abbattimento del jet russo

- Secondo Putin, la Turchia non avrebbe ancora chiesto scusa per aver abbattuto l'aereo da guerra russo

- Né Turchia né Russia vogliono cedere nel diverbio che si è acceso in seguito all'abbattimento dell'aereo russo da parte dei turchi

- Putin ha annunciato che invierà in Siria delle batterie di missili di lungo raggio. I missili verranno posizionati nelle basi militari russe nel Paese per colpire qualsiasi minaccia contro gli aerei russi impegnati nei bombardamenti. La decisione segue l’abbattimento di un caccia russo da parte della Turchia

- L'esercito turco ha diffuso la registrazione dell'audio con il quale le autorità turche avrebbero avvisato ripetutamente il pilota del jet da guerra russo di cambiare la propria rotta, contrariamente a quanto affermato dal pilota stesso

- Il pilota sopravvissuto all'abbattimento dell'aereo russo sostiene che non ci sarebbero stati avvertimenti da parte della Turchia, contrariamente a quanto affermato dal governo turco

- Mikhail Gorbachev ha detto che il mondo è meno sicuro in seguito all'abbattimento dell'aereo da guerra russo, e così facendo è stato fatto un grave danno alla lotta contro il terrorismo

- La Russia non dichiarerà guerra alla Turchia

- Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha detto che non si incontrerà con il ministro degli Esteri turco. Ha inoltre aggiunto che l'abbattimento dell'aereo è una provocazione pianificata

- Il Cremlino continuerà i raid aerei in Siria, al confine con la Turchia

- Il comandante del jet russo abbattuto rimasto ucciso nell'incidente verrà insignito del titolo di Eroe di Russia
- La nave incrociatore della marina militare russa, la Moskva, ha preso posizione al largo delle coste siriane, vicino Latakia, per assistere militarmente

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 25 novembre 2015

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite. L'Assemblea Generale dell'ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo, il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.
Una vittima ogni due giorni, 152 donne uccise: un anno nero per i femminicidi in Italia, il 2014, secondo il rapporto Eures.

La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci (Isaac Asimov)

Un abbraccio a tutte le donne

L’attentato a Tunisi

Poliziotti tunisini a Tunisi dopo l’attacco contro un pullman di guardie presidenziali, in cui sono morte 12 persone. (Zoubeir Souissi, Reuters/Contrasto)

Familiari delle vittime dell’attentato a Tunisi. (Fehti Belaid, Afp)

Una veglia per le vittime, organizzata dal partito Nidaa Tounes a Tunisi. (Fehti Belaid, Afp)

Fonte: Internazionale

La soluzione di Renzi contro il terrorismo è poco convincente

Il presidente del consiglio Matteo Renzi nella sala degli Oriazi e Curiazi dei Musei capitolini a Roma, il 24 novembre 2015. (Gregorio Borgia, Ap/Ansa)

Michael Braun, giornalista

L’Italia va alla guerra, anzi no. “Italia, Europa: una risposta al terrore”, era questo il solenne titolo della dichiarazione fatta il pomeriggio del 24 novembre dal premier Matteo Renzi nella sala degli Oriazi e Curiazi dei Musei capitolini, già luogo in cui si firmava, nel 1957, l’atto fondante della Comunità europea.

Ma più che una risposta al terrore sembra una risposta alla Francia, paese che, dopo i 130 morti di Parigi, si sente in guerra. Guerra: è questa la parola che invece Renzi evita del tutto o quasi. Di più, il presidente del consiglio sottolinea che “l’Italia non cambia posizione”.

Un nesso che sfugge tra musei e caserme

Quindi niente bombardamenti effettuati da aerei italiani in Siria, niente ulteriori impegni militari. È una posizione che ha qualche argomento dalla sua parte. Infatti la reazione francese sposta del tutto l’attenzione verso il Medio Oriente, verso la guerra al gruppo Stato islamico (Is) in terre siriane e irachene mentre i terroristi che hanno colpito a Parigi erano cresciuti in patria e non saranno debellati con la distruzione di Raqqa. Il premier italiano invece afferma che “i killer di queste ore sono cittadini europei, cresciuti nelle nostre città, diventati uomini in grado di odiare senza che facessimo in tempo ad accorgercene”.

Quindi, questa la logica di Renzi, ci vogliono altre risposte. A questo punto tira fuori una, parole sue, “specificità italiana”: “Per ogni euro investito in più in sicurezza ci deve essere un euro in più investito in cultura”. Detto in soldoni, il governo italiano riserva un miliardo di euro per la sicurezza e un altro miliardo per iniziative culturali.

"Siamo sicuri che un marciapiede rifatto a Tor Bella Monaca tagli le gambe ai terroristi?

Ma se il principio sembra convincente, la sua declinazione tradisce più che altro, in modo speculare all’approccio francese, un invito all’azione che sembra pensato più per tranquillizzare l’opinione pubblica che per combattere efficacemente il terrorismo e le sue radici. Vada per i 150 milioni dedicati alla cibersicurezza, vada pure per i 50 milioni “per rinnovare la strumentazione delle forze dell’ordine”. Ma estendere il bonus di 80 euro mensili a tutti i poliziotti e carabinieri? Non si capisce bene cosa c’entri con la lotta ai fanatici islamisti.

Lasciano ancora più perplessi gli investimenti prospettati per la cultura, secondo la massima “per ogni caserma ristrutturata vogliamo un museo più accogliente”: 500 milioni di euro sono previsti per “interventi di riqualificazione” delle periferie urbane. Renzi non specifica a quali interventi sia pensando. L’unica sua preoccupazione è che si faccia in fretta. Entro dicembre i comuni devono presentare le loro proposte, quali non è dato sapere. Ma siamo sicuri che un marciapiede rifatto a Tor Bella Monaca tagli le gambe ai terroristi, che la riverniciatura di qualche palazzo di edilizia popolare impensierisca più di tanto il califfo?

E che dire del bonus di 500 euro per consumi culturali, per libri, concerti o spettacoli, dedicato a tutti i ragazzi che compiono 18 anni? In sé è una bella iniziativa, sfugge però il nesso con la lotta all’Is: anche i ragazzi assassini, prima di convertirsi in guerrieri del jihad, andavano ai concerti. Lodevole anche l’intento di aumentare il fondo per le borse di studio universitarie o quello di dare ai cittadini la facoltà di donare il 2 per mille ad associazioni culturali, ma di nuovo: dove sta l’intervento specifico contro il dilagare di un islam estremista tra una parte dei giovani figli di immigrati? Renzi ha perfettamente ragione quando sottolinea – in sottile polemica con la Francia – che l’Europa perde “dove la reazione prende il posto della strategia”. Ma la sua più che una strategia sembra uno spot.

Fonte: Internazionale

L'incontro di François Hollande con Barack Obama a Washington

Tutto quello che c'è da sapere sul vertice per la lotta all'Isis tra il presidente francese e quello statunitense 

François Hollande e Barack Obama alla conferenza stampa in seguito al loro incontro a Washington. Credit: Carlos Barria

Il presidente francese François Hollande ha incontrato il 24 novembre a Washington per discutere con il presidente statunitense Barack Obama su come affrontare la minaccia dell’Isis.

Hollande è atterrato alla base aerea Andrew Air Force, appena fuori la capitale degli Stati Uniti, nella mattinata di martedì 24 novembre. Il presidente francese ha raggiunto immediatamente la Casa Bianca per discutere con Obama e, in seguito all’incontro privato, entrambi i presidenti hanno tenuto una conferenza stampa congiunta.

IL DISCORSO DI BARACK OBAMA

Il discorso del presidente degli Stati Uniti è stato il primo, e Barack Obama ha sottolineato che “Stati Uniti e Francia rimangono uniti nel difendere i due Paesi” e “nella loro missione per la distruzione dell’Isis e della loro vile ideologia”.

Ha anche dichiarato che il supporto statunitense per i francesi in Siria continuerà ad aumentare, anche attraverso una maggiore condivisione dell’intelligence con la Francia e gli altri paesi europei.

Secondo quanto dichiarato da Obama, i due Paesi concordano sui bombardamenti russi in Siria: secondo entrambi i leader, infatti, essi dovrebbero focalizzarsi sugli obiettivi dell’Isis e non dei "ribelli moderati", poiché colpendo questi ultimi non farebbero altro che aiutare il regime di Assad.

Obama ha rassicurato i cittadini statunitensi preoccupati dalla possibilità di alcuni attacchi dell’Isis simili a quelli di Parigi nel Paese, dicendo che le forze armate e segrete stanno facendo tutto quello che possono per evitarlo, nello stesso identico modo in cui lo facevano prima degli attacchi di venerdì 13 novembre.

“Non soccomberemo alla paura, perché è così che i terroristi vincono. (...) Siamo in lutto ma non esiteremo. Saremo vigili, prenderemo precauzioni, ma continueremo a vivere le nostre vite. L’America non verrà terrorizzata”, ha dichiarato il presidente statunitense dopo aver affermato che i terroristi hanno cercato di terrorizzarci “a casa”, in un territorio lontano dalla guerra e colpendo civili.

Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti accoglieranno nei prossimi due anni 30mila rifugiati in più rispetto a quanto precedentemente stabilito, e ha rassicurato il suo popolo affermando che i migranti che arrivano negli Stati Uniti sono i più controllati tra tutte le persone che entrano nel Paese.

Infine, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che l’Isis non fermerà “la costruzione di un migliore futuro per i nostri figli”, facendo riferimento alla conferenza sul cambiamento climatico che si terrà a fine mese a Parigi.

“Vinceremo e i gruppi come l’Isis perderanno. Vive la France e Dio benedica gli Stati Uniti”, così dicendo Obama ha concluso il suo discorso.

IL DISCORSO DI FRANÇOIS HOLLANDE

Il presidente francese ha iniziato ringraziando il presidente Obama per averlo chiamato per primo e i cittadini statunitensi per aver mostrato solidarietà nei confronti delle vittime di Parigi attraverso le veglie funebri che sono state organizzate in tutto il Paese, le bandiere francesi che sono state sventolate ovunque e la Marsigliese che è stata suonata prima di diversi eventi ufficiali.

“Abbiamo una cultura e una storia diversa [francesi e statunitensi], ma abbiamo la stessa fede nella libertà (...) nei valori, nel modo di vivere. Colpendo la Francia, i café e la sala concerti Bataclan, i terroristi hanno preso come obiettivo la gioia di vivere”, ha dichiarato Hollande.

Il presidente francese ha spiegato che ci si trova ad avere a che fare con un gruppo terroristico che traffica esseri umani, droghe, petrolio e che colpisce diversi Paesi, come la Turchia, l’Egitto, la Francia, la Russia, il Kuwait e molti altri. Insieme al presidente Obama, ha dichiarato, “condividiamo la nostra implacabile determinazione nel combattere il terrorismo ovunque e dovunque”.

Hollande ha spiegato che l’obiettivo è quello di riprendere i territori occupati dall’Isis e di eliminarne i finanziamenti e i suoi leader; secondo quanto da lui dichiarato, le priorità nella lotta contro il sedicente Stato islamico coinvolgono due luoghi precisi in Siria, che però il presidente francese non ha specificato, e la chiusura del confine tra Turchia e Siria, per non permettere ai terroristi di attraversarlo.

Ha inoltre affermato che fornirà aiuto e supporto alle forze locali che combattono contro l’Isis, facendo riferimento anche ai " iracheni di Mosul, oltre a lavorare con la coalizione internazionale contro il sedicente Stato islamico.

Hollande ha sottolineato che sono necessari la fine della guerra civile in Siria e l’inizio del processo di allontanamento di Assad dalla guida della nazione: “milioni di rifugiati lasciano il Paese per via delle bombe del regime, se li abbandoniamo tradiamo noi stessi e i valori in cui crediamo”, ha dichiarato il presidente.

François Hollande ha voluto evidenziare che i controlli dei confini sono necessari e vanno implementati, ma bisogna comunque ammettere i rifugiati nel Paese. Ha aggiunto che c’è bisogno di trovare una soluzione con la Turchia per fare in modo che i migranti rimangano vicini alla loro nazione d’origine.

Il presidente francese ha anche menzionato la conferenza sul cambiamento climatico di Parigi che si terrà a fine mese: “Non c’è un simbolo migliore che andare avanti con la conferenza che si terrà proprio a Parigi il 30 novembre. Mai prima d’ora la Francia ha ospitato così tanti leader della comunità internazionale: insieme possiamo limitare le emissioni dei gas serra”, ha dichiarato Hollande.

Il presidente francese ha aggiunto che i valori fondanti di Francia e Stati Uniti li portano ad agire urgentemente contro il terrorismo e contro l’Isis e ha terminato affermando di esser soddisfatto di poter mandare questo messaggio insieme a Obama.

LE DOMANDE DEI GIORNALISTI

I giornalisti hanno posto diverse domande al termine della conferenza stampa, concentrandosi sul significato dell’incidente aereo della mattina di martedì 24 novembre che ha coinvolto Russia e Turchia, sulla possibile presenza delle forze speciali francesi in Siria, su come e quando ci sarà l’allontanamento di Assad e sulla possibilità della collaborazione russa alla coalizione internazionale guidata da Stati Uniti.

Entrambi i presidenti hanno affermato che non si sa abbastanza sull’incidente che ha coinvolto Russia e Turchia nella mattinata e hanno evidenziato che bisogna scoraggiare e prevenire un aumento della tensione. Il presidente Obama ha dichiarato che è importante che Russia e Turchia comunichino e ha inoltre affermato che la Turchia ha il diritto di difendere il suo territorio e lo spazio aereo.

Secondo il presidente statunitense, quello della Russia che opera troppo vicino alla Turchia è un problema che c’è da tempo: se i russi concentrassero gli attacchi sull’Isis invece che contro i ribelli siriani, errori come questi si verificherebbero di meno.

Sia Hollande, sia Obama hanno sottolineato che non hanno alcun problema a cooperare con la Russia contro l’Isis, ma per ottenere ciò, il governo russo dovrà focalizzare i suoi attacchi su obiettivi dell’Isis e non supportare il regime di Assad. Nessuno impedirà alla Russia di partecipare alla coalizione internazionale se dovesse attenersi a queste direttive.

In seguito alla domanda sulla possibile presenza delle forze speciali francesi in Siria, Hollande ha dichiarato che la Francia non manderà truppe di terra e forze speciali in Siria. Tuttavia, supporterà le forze già presenti sul territorio.

Obama ha aggiunto che sono stati ridotti i mezzi di finanziamento dell’Isis e sono state messe le forze locali nelle condizioni di combattere il sedicente Stato islamico: adesso si dovrà trovare il modo di eseguire i piani che porteranno alla soluzione politica del conflitto siriano, poiché “la Siria ha iniziato a disintegrarsi quando Assad ha iniziato a uccidere il suo popolo”, e fin quando non si riuscirà a unire le varie fazioni del conflitto non ci sarà una risoluzione. “Mantenere lo stato siriano sarà difficile, ma possibile”, ha affermato il presidente statunitense.

È stato domandato da un giornalista cosa si sarebbe potuto fare per prevenire gli attacchi di Parigi: Obama ha risposto per primo, sottolineando che “molte persone negli Stati Uniti e in Europa lavorano senza sosta per prevenire gli attacchi terroristici, e la maggior parte delle volte hanno successo e non se ne sente parlare”.

Hollande ha dichiarato ulteriormente che gli attacchi di Parigi sono stati pianificati in Siria e organizzati in diversi paesi europei: per questo, “bisogna distruggere l’Isis in Siria e in Iraq e smantellare anche che loro reti”. Il presidente francese ha specificato che in Europa bisogna contrastare il sedicente Stato islamico “rafforzando la cooperazione dell’intelligence tra tutti i Paesi”.

Un reporter della televisione francese BmfTV ha chiesto se è possibile che la Russia collabori insieme alla coalizione internazionale unica guidata dagli Stati Uniti, e Hollande ha voluto sottolineare che il mondo intero ha intenzione di combattere l’Isis, basandosi su quanto espresso dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e che parlerà con il presidente russo Vladimir Putin per coordinare le azioni militari, ma bisognerà tenere conto della soluzione politica del conflitto perché “Bashar al-Assad non può essere il futuro della Siria”.

Obama ha terminato evidenziando che la coalizione internazionale già comprende una sessantina di Paesi che combattono il sedicente Stato islamico, mentre quella della Russia comprende solo due paesi: Iran e la stessa Russia.

Il presidente statunitense ha affermato che, date la capacità militare russa e la sua influenza su Assad, la loro cooperazione su una risoluzione politica del conflitto aiuterebbe in modo fondamentale la coalizione; nonostante tutto, però, la coalizione internazionale è enorme e la Russia non ne fa ancora parte.

“Speriamo che i russi si focalizzino contro l’Isis e non su altro, e quando accadrà, se accadrà, ci renderanno la situazione più facile”, ha dichiarato Obama, sottolineando soprattutto che ci vuole un approccio metodico nell’attuare una risoluzione politica, e non semplicemente fare qualche bombardamento in più.

Il viaggio a Washington del presidente francese è solo una parte degli incontri previsti questa settimana: mercoledì 25 novembre incontrerà a Parigi la cancelliera Angela Merkel, giovedì 26 il presidente russo Vladimir Putin a Mosca e venerdì 27 il premier cinese Xi Jinping nella capitale francese.

Fonte: The Post Internazionale

I bombardamenti contro l'Isis dopo gli attentati di Parigi

Tutti gli aggiornamenti sui raid aerei compiuti contro il sedicente Stato islamico in Siria e Iraq

Credit: U.S. Air Force/Reuters

In seguito agli attacchi di Parigi, i bombardamenti contro l'Isis in Siria e Iraq sono aumentati. Hanno partecipato diverse nazioni, tra cui Russia, Francia e Stati Uniti. Le Nazioni Unite hanno promesso "di combattere il sedicente Stato islamico con tutti i mezzi necessari".

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

- Il Cremlino ha dichiarato che la Russia continuerà con i bombardamenti in Siria nonostante un suo aereo sia stato abbattuto nella mattinata di martedì 24 novembre

- Gli aerei da guerra francesi decollati dalla portaerei Charles de Gaulle hanno colpito diversi obiettivi dell'Isis in Iraq e in Siria nella giornata di lunedì 23 novembre; l'arrivo della portaerei ha triplicato le forze francesi che combattono contro il sedicente Stato islamico, portando il numero degli aerei da guerra francesi a 38. La notizia segue l'offerta del Regno Unito alla Francia di far usare una sua base aerea presente sull'isola di Cipro per combattere l'Isis

- Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia continuerà a bombardare la Siria finché i colpevoli degli atti terroristici non saranno puniti. Ha inoltre dichiarato che i bombardamenti non saranno a tempo indeterminato

- Gli aerei da guerra statunitensi avrebbero distrutto circa 280 autocisterne appartenenti all'Isis trasportanti petrolio sul confine tra Siria e Iraq nella giornata di lunedì 23 novembre; è quanto dichiarato da alcuni funzionari statunitensi. I veicoli sarebbero stati colpiti quando erano radunati intorno a un "punto di raccolta di carburante" nella città siriana di Deir ez-Zor. Nella scorsa settimana erano stati distrutti 160 autocisterne dell'Isis

- Un portavoce del ministero della Difesa russo avrebbe dichiarato di aver colpito più di mille autocisterne che trasportavano petrolio grezzo all'Isis in un periodo di cinque giorni. Il Pentagono, però, è scettico nei confronti di queste dichiarazioni: infatti, secondo un funzionario della Difesa statunitense, sarebbe "quasi impossibile" abbattere un numero così grande di autocisterne con il tipo di bombe non guidate usate dai russi

- Il Regno Unito dovrebbe iniziare a bombardare l'Isis in Siria prima di Natale. L'hanno dichiarato alcune fonti di Downing Street, le quali sono sicure che David Cameron vincerà il voto alla Camera dei Comuni per l'autorizzazione degli attacchi

- Barack Obama ha dichiarato domenica 22 novembre che non sa se la Russia sia pronta a "fare le dovute modifiche strategiche" necessarie per far parte della coalizione internazionale contro il sedicente Stato islamico. Secondo il presidente degli Stati Uniti, infatti, la Russia starebbe concentrando i suoi attacchi su obiettivi dell'opposizione moderata e non dell'Isis

- Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione il 20 novembre in cui condanna inequivocabilmente gli attacchi terroristici compiuti dall'Isis, facendo riferimento a quelli del 26 giugno a Sousse, del 10 ottobre ad Ankara, il 31 ottobre nella penisola del Sinai, il 12 novembre a Beirut e il 13 novembre a Parigi. Il Consiglio di sicurezza ha dichiarato che il sedicente Stato islamico costituisce una minaccia "senza precedenti" per la pace e la sicurezza internazionale e ha richiesto agli stati membri di adottare "tutte le misure necessarie" per prevenire e sopprimere i suoi atti terroristici

- L'esercito russo ha dichiarato mercoledì 18 novembre di aver sparato più di 10 missili e lanciato più di 1400 tonnellate di bombe colpendo più di 840 obiettivi principalmente dell'Isis, secondo quanto dichiara Mosca

Fonte: The Post Internazionale

martedì 24 novembre 2015

A che punto sono le indagini sul terrorismo in Belgio e in Francia

Forze di sicurezza belghe, a Molenbeek, durante il raid antiterrorismo legato agli attacchi di Parigi, il 16 novembre 2015. (Yves Herman, Reuters/Contrasto)

In Belgio e in Francia proseguono le indagini delle autorità sul terrorismo. Uno degli autori degli attentati di Parigi, Salah Abdelslam, è ancora in fuga. Ecco il riassunto della situazione:

  • Diciassette delle ventuno persone interrogate dal 22 novembre in Belgio sono state rilasciate. Tre sono tuttora in custodia e una è accusata di “partecipazione alle attività di un gruppo terrorista”.
  • Lo stato di allerta di livello 4 (il massimo), in vigore dal 21 novembre, è ancora attivo a Bruxelles e in tutta la regione. Le scuole, le università e la metropolitana sono rimaste chiuse ma dovrebbero riaprire progressivamente a partire dal 25 novembre.
  • Il presunto terrorista Salah Abdelslam, 26 anni, considerato uno degli autori degli attentati di Parigi del 13 novembre, è ancora ricercato. Secondo gli inquirenti, Salah è la persona che era alla guida della Clio con a bordo gli attentatori dello stade de France.
  • Una cintura esplosiva è stata ritrovata la sera del 23 novembre dentro un cassonetto della spazzatura a Montrouge, nella banlieue sud di Parigi. È la stessa zona in cui dopo gli attentati è stato localizzato il telefono di Salah Abdeslam. La cintura contiene del perossido di acetone (Tatp), lo stesso esplosivo usato per gli attentati del 13 novembre. Secondo gli inquirenti, Salah avrebbe dovuto farsi esplodere ma non avrebbe avuto il coraggio di portare a termine il piano e sarebbe scappato in Belgio aiutato da due amici.

Nel frattempo il presidente francese François Hollande è arrivato negli Stati Uniti, dove discuterà con Barack Obama di lotta al terrorismo.

Fonte: Internazionale

Il blitz della polizia al centro per migranti Baobab di Roma

Nel centro di accoglienza Baobab a Roma, l’11 settembre 2015. (Antonio Masiello, NurPhoto/Corbis/Contrasto)

A Roma le forze dell’ordine hanno fatto un blitz per controllare e identificare i migranti ospitati dal Baobab, un centro di accoglienza gestito da volontari in via Cupa, nella zona Tiburtina. La questura ha riferito che l’intervento rientrava nell’ambito delle operazioni per la sicurezza del Giubileo.

L’operazione di polizia. Secondo testimoni una cinquantina tra carabinieri e agenti di polizia sono arrivati al centro intorno alle 6.30, a bordo di quattro blindati, e hanno bloccato la strada. Poliziotti e militari, anche in tenuta antisommossa e con unità cinofile, sono entrati nel dormitorio e hanno fatto uscire i profughi presenti, circa settanta, per farli identificare da funzionari dell’ufficio immigrazione della questura di Roma.
I migranti portati via. Le persone trovate senza documenti erano 24 tra cui due minori non accompagnati, hanno raccontato i volontari del centro. Sono stati tutti caricati su un pullman e trasferiti in via Patini all’ufficio immigrazione. In questo gruppo, oltre a etiopi ed eritrei, c’erano diversi migranti marocchini, che per un accordo bilaterale tra l’Italia e il paese di provenienza “rischiano il rimpatrio diretto”, ha spiegato Roberto Viviani, uno dei volontari del Baobab.
Il rischio di sgombero. L’operazione ha colto di sorpresa i volontari, che da tempo erano stati avvertiti della possibilità di uno sgombero della struttura per cause amministrative, e quindi con l’arrivo della polizia, all’alba, temevano di essere tutti costretti ad abbandonare il centro.

Cos’è. Il Baobab è un centro culturale con un ristorante di cucina africana. Era nato nel 2004 in una vetreria abbandonata, tra il piazzale del Verano e la stazione Tiburtina, come centro di accoglienza e per attività culturali sotto la gestione del consorzio di Salvatore Buzzi, il principale imputato nell’inchiesta di Mafia capitale. Fu scattata proprio lì, nel 2010, una foto che ritraeva Buzzi insieme all’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e all’ex presidente di Legacoop, oggi ministro del welfare, Giuliano Poletti.

I volontari. Nel tempo la struttura si è trasformata in un centro di accoglienza straordinaria dei migranti: da cinque mesi è autogestita da un gruppo di volontari che hanno affrontato il transito di 35mila persone e lamentano, davanti a un fenomeno migratorio sempre più consistente, l’assenza delle istituzioni. “Abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere all’amministrazione comunale e al ministero dell’interno una soluzione al problema dei migranti a Roma: dallo sgombero di ponte Mammolo, lo scorso maggio, a oggi non è stata proposta alcuna soluzione alternativa. L’unica altra struttura è quella gestita dalla Croce rossa in via del Frantonio, con soli 55 posti letto”, raccontano dal centro.

Fonte: Internazionale