venerdì 8 settembre 2017

Un forte terremoto ha colpito il sud del Messico

Il sisma di magnitudo 8 ha provocato almeno 32 morti. Si tratta della scossa più forte nel paese da oltre cento anni

Credit: Reuters

Un terremoto di magnitudo 8,1 è stato registrato a largo della costa del Messico nella tarda serata di giovedì 7 settembre. Lo ha riferito l’ente di monitoraggio sismico U.S. Geological Survey (USGS).

Il sisma ha provocato almeno 32 vittime, di cui almeno 23 sono decedute nello stato occidentale di Oaxaca e 17 particolare nella città di Juchitán de Zaragoza, almeno altre tre persone sono morte nel crollo di una casa nello stato meridionale del Chiapas e almeno due in quello di Tabasco. Lo hanno riferito Luis Felipe Puente, coordinatore nazionale della Protezione civile messicana e Alejandro Murat, governatore dello stato messicano di Oaxaca.

Il bilancio delle vittime è però destinato a salire.

L’epicentro è stato registrato a largo della costa del Pacifico, 123 chilometri a sudovest della città di Pijijiapan, a una profondità di 33 chilometri. La zona è vicina al confine con il Guatemala. Dopo la prima forte scossa l’autorità sismologica messicana ha registrato una serie di scosse di magnitudo 6, almeno 61 secondo l’ente messicano di controllo dei terremoti.

Diversi stati della federazione messicana hanno chiuso le scuole, in modo da permettere alle autorità di controllare lo stato degli edifici prima di farvi accedere studenti e insegnanti.

Il sisma ha innescato anche uno tsunami di piccole dimensioni nell’oceano Pacifico e danneggiato alcuni edifici. Il Pacific Tsunami Warning Centre ha allertato per il rischio tsunami, oltre al Messico, anche Guatemala, El Salvador, Costa Rica, Nicaragua, Panama e Honduras. Secondo Reuters, l’onda che dovrebbe abbattersi sul centro America raggiunge quasi il metro di altezza.

Il governatore dello stato messicano del Chiapas, Manuel Velasco ha chiesto alla popolazione di evacuare le aree costiere.

Il terremoto ha fatto tremare anche gli edifici della capitale Città del Messico e gli abitanti sono scesi nelle strade, secondo quanto riporta l’agenzia Reuters.

I vetri dell’aeroporto si sono rotti e c’è stato un blackout in numerosi quartieri della capitale.

Un testimone ha riferito all’agenzia Reuters che il cornicione di un hotel è crollato nella città turistica di Oaxaca. Tutti le città degli stati sud occidentali del paese sono state colpite e hanno registrato danni agli edifici.

Secondo il presidente messicano, Enrique Peña Nieto questo terremoto è stato il peggiore avvertito nel paese da oltre un secolo, peggiore quindi della scossa devastante del 1985 che causò migliaia di morti.

Negli ultimi 200 anni il paese centro-americano ha subito 75 terremoti che hanno causato danni e vittime, di cui 60 con una magnitudine superiore o uguale a 7.

Non solo il Messico però è stato colpito, anche il Guatemala ha subito danni a causa del sisma.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 7 settembre 2017

La Catalogna ha approvato la legge per il referendum sull’indipendenza

Il parlamento della regione spagnola ha deciso che la votazione referendaria si terrà l'1 ottobre

Il parlamento catalano applaude all'approvazione della legge sul referendum. Credit: Reuters/Albert Gea

Il parlamento della Catalogna ha votato a favore della legge regionale che permette di convocare il referendum sull’indipendenza dalla Spagna. La consultazione si terrà l’1 ottobre.

A sostenere la decisione sono stati la maggioranza al governo, con a guida Carles Puigdemont e composta anche da altri due movimenti: Uniti per il sì (Juntes pel sì) e il Cup (Candidatura d’unitat popular), un partito di sinistra e favorevole alla separazione da Madrid.

L’opposizione ha protestato lasciando l’aula, mentre i rappresentanti di Podemos – che nel parlamento catalano ha un nome diverso – hanno scelto l’astensione.

La legge – approvata con 72 voti a favore su 135 – serviva per decidere le regole del referendum, dove gli elettori dovranno rispondere alla domanda: “Volete che la Catalogna diventi una repubblica indipendente?”. La votazione referendaria, annunciata subito dopo l’approvazione della legge regionale, si terrà l’1 ottobre e il risultati del giorno successivo saranno vincolanti. Non sarà necessario neppure raggiungere il quorum.

Il governo spagnolo, guidato da Mariano Rajoy, ha criticato questa decisione del parlamento catalano. Per fermare il referendum, l’esecutivo di Madrid ha deciso di fare ricorso alla Corte costituzionale, che già in passato aveva bloccato ogni iniziativa della Catalogna perché ritenute incostituzionali.

Fonte: The Post Internazionale

La Corea del Sud schiera le batterie anti-missile del sistema statunitense THAAD

Tra le proteste della popolazione locale, il governo di Seul sta completando l'installazione delle ultime piattaforme di lancio dei missili statunitensi per proteggersi dalla minaccia di Pyongyang 

Credit: Reuters/Lee Sang-hak

Seul ha schierato le ultime quattro piattaforme di lancio del sistema anti-missilistico statunitense THAAD, progettato per proteggere la Corea del Sud dalle minacce crescenti provenienti da Pyongyang.

Il ministero della Difesa di Seul ha confermato che le ultime batterie del sistema saranno installate su un ex campo da golf vicino a Seongju City, a circa 217 km a sud della capitale sudcoreana. Nello stesso sito risultano già operative due piattaforme di lancio e un potente radar del sistema di difesa THAAD fornito dagli Stati Uniti.

Dalla mattina di lunedì, almeno ottomila poliziotti sudcoreani sono stati schierati nel villaggio di Soseong-ri, lungo l’unica strada che porta al campo da golf, per rompere il blocco dei circa 300 abitanti e gruppi di pacifisti che si oppongono al THAAD.

Secondo un funzionario dei vigili del fuoco di Seongju, Kim Jin-hoon, almeno 38 manifestanti sono rimasti feriti negli scontri con la polizia, di cui 21 sono stati ricoverati in ospedale. “Nessuno dei feriti è in pericolo di vita”, ha detto all’agenzia di stampa Reuters.

I residenti di Soseong-ri sostengono che la loro protesta non ha motivazioni politiche, ma di essere contrari allo schieramento del THAAD, poiché le decine di elicotteri militari, autobus e camion che attraversano la cittadina rurale di 80 residenti hanno cambiato la vita del villaggio in peggio, influendo sulla qualità della vita di un piccolo villaggio contadino.

La decisione di installare il sistema anti-missilistico THAAD, progettato per lanciare missili a breve e medio raggio, ha suscitato forti proteste anche da parte della Cina. Pechino sostiene infatti che il radar in dotazione al sistema di difesa sarà usato per controllare parte del proprio territorio.

Secondo le autorità militari cinesi, la sola presenza di un sistema di questo tipo sconvolge l’intero equilibrio della sicurezza nella regione.

Il ministero della Difesa della Corea del Sud ha invece detto che lo schieramento si è reso necessario a causa dell’imminente minaccia proveniente dalla Corea del Nord. Pyongyang infatti ha proceduto al lancio di diversi missili balistici negli ultimi mesi.

Nonostante il nuovo presidente sudcoreano Moon Jae-in, eletto all’inizio di maggio, si sia detto pronto a un negoziato con Kim Jong Un, la Corea del Nord ha rifiutato di sedersi a un tavolo e instaurare qualsiasi trattativa finché Stati Uniti e Corea del Sud non smetteranno le esercitazioni militari congiunte.

Pyongyang considera infatti tali manovre come operazioni preliminari a un’invasione. L’escalation nella penisola sembra dunque inarrestabile al momento, con scambi di accuse reciproci tra i due schieramenti.

Domenica 3 settembre, Pyongyang ha condotto il suo sesto test nucleare, provocando violente reazioni da parte del Giappone, degli Stati Uniti e dei propri vicini. L’Onu ha condannato l’operato della Corea del Nord e il Consiglio di Sicurezza sta discutendo ulteriori e più forti sanzioni economiche contro il regime di Kim Jong Un.

La proposta dell’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite Nikki Haley prevede un embargo sull’importazioni petrolifere da parte di Pyongyang, il divieto di esportazione di materiali tessili dal paese e la proibizione di assumere lavoratori nordcoreani.

Queste misure sono però avversate da Cina e Russia. A margine del vertice dei paesi BRICS tenutosi in Cina tra il 3 e il 5 settembre, il presidente russo Vladimir Putin ha infatti criticato la volontà statunitense di imporre nuove sanzioni.

“Gli scambi commerciali sono già praticamente pari a zero”, ha detto Putin, riferendosi ai rapporti tra Mosca e Pyongyang. Il presidente russo ha poi fatto un paragone storico.

“Tutti ricordano bene cosa è successo in Iraq, Saddam Hussein aveva rinunciato alla produzione di armi di distruzione di massa ma con il pretesto della ricerca proprio di queste armi, è stato distrutto il paese e Saddam è stato impiccato. In Corea del Nord lo sanno bene tutti e se lo ricordano”.

Fonte: The Post Internazionale

Perché è assurdo credere che i migranti portino la malaria

Due esponenti di Amref Health Africa spiegano a TPI cosa c'è di sbagliato in questa credenza

Credit: Reuters

“Ci stiamo battendo in queste ore affinché il caso di Sofia Zago non sia strumentalizzato dalle campagne mediatiche e politiche che alimentano l’odio contro i migranti”. Guglielmo Micucci, direttore di Amref Health Africa in Italia, parla a TPI delle bufale sul caso della bambina di Trento morta di malaria all’ospedale di Brescia.

“Quella cui ci troviamo di fronte è una tragedia, ma non dobbiamo strumentalizzarla. La malaria è una malattia terribile presente in tutto il mondo: i dati del 2015, parlano di 300 milioni di casi. Fra questi, 300 milioni annui, di cui il 90 per cento in Africa e 500mila morti ogni anno. Parliamo di migliaia di bambini. Ma è una tragedia che non tocca l’Italia, i numeri parlano chiaro”.

Sul processo di trasmissione cosa può dirci?

La malaria è una malattia che da anni è studiata dagli scienziati. Si parla già di una prima sperimentazione per un vaccino-test tra il 2018 e il 2020. Ma la letteratura medica sul tema già attesta che non c’è un processo di migrazione della malaria dall’Africa all’Europa.

Legare le migrazioni delle popolazioni africane a questa malattia è semplicemente una bufala. Si tratta, lo ripeto, di una schifosa strumentalizzazione.

In Italia cosa sta succedendo?

Quello che avviene è già sotto il controllo dell’Istituto superiore di sanità. I rischi che ci sono attualmente sono dovuti all’aumento dei movimenti globali dell’essere umano, come il trasporto delle zanzare nelle valigie, ma riguardano movimenti globali di persone che vanno ben oltre il concetto di migrazione.

Il rischio riguarda tutte le malattie trasmissimili e che possono ripresentarsi con casi isoalti in paesi dove non sono più presenti.

Chi si ammala in Africa e giunge nel nostro paese può contagiare altre persone?

Questa è un’assurdità. Le faccio un esempio per smontare questa bufala. Qualche anno fa, all’epoca dell’ebola, si credeva che la malattia sarebbe arrivata anche in Italia sempre a causa delle migrazioni.

Una persona che ha contratto l’ebola e viaggia nel Mediterraneo non sopravvive, perché il fisico non resiste. Con la malaria il processo di incubazione è sicuramente diverso e più lungo, ma la questione non cambia molto. Quando parliamo di cinque milioni di infetti, parliamo di persone debilitate. Se io prendo la malaria ho un fisico che mi permette di rispondere, ma quando la malattia tocca categorie più vulnerabili ha un processo di violento e porta velocemente alla morte.

È ridicolo pensare che un migrante malato sia in grado di percorrere l’intero tragitto, giungere in Libia e da lì partire per l’Italia, riuscendo a sopravvivere.

C’è quindi da avere paura?

Assolutamente no. Sul caso della bambina morta a Brescia non si conoscono le circostanze del contagio. Questo è l’unico che si sia mai presentato in Italia, paese nel quale sono giunti 200mila migranti solo quest’anno.

Senza considerare che il numero degli italiani che vanno in vacanza in Africa è tre volte superiore. È più facile che una zanzara sia portata nelle valigie piuttosto che il processo inverso.

***

Sul caso abbiamo intervistato anche Jared Oule, esperto di malaria per Amref.

Come si trasmette la malaria?

È una malattia che si trasmette con il morso di una zanzara anofele femmina infetta.

Disponiamo di prove di trasmissione da essere umano a essere umano?

Esistono indizi di trasmissioni congenite, ma non sono mai state quantificate. È anche possibile trasmettere la malaria per via sanguigna, con le trasfusioni, se un donatore di sangue non ha ricevuto i controlli specifici per la malattia.

Qual è la distanza maggiore che può percorrere una zanzara?

Il raggio di spostamento normale di una zanzara è di circa un chilometro, ma grazie al vento può arrivare fino a 10 chilometri.

Qual è la probabilità di morte se la malaria è diagnosticata e trattata in tempo?

In Kenya chiediamo di cercare cure immediate, ossia entro 24 ore dall’arrivo della febbre per evitare complicazioni e casi gravi, che possono diventare fatali. Il tasso di mortalità dipende dalla presenza o meno di complicazioni nell’infezione al momento della diagnosi e dalla disponibilità di strumenti negli istituti. Se è riconosciuta come severa, le probabilità di morte sono significativamente maggiori rispetto al caso contrario.

Esistono vaccini per la malaria?

La maggior parte dei vaccini contro la malaria sono in fase sperimentale. Il vaccino più avanzato utilizzato si chiama RTSS. Ha passato la fase tre della sperimentazione ed è al momento sottoposto al sistema di approvazione dell’Oms.

Le difficoltà nell’ottenere vaccini contro la malaria includono i costi di sviluppo e la natura temporanea dell’immunità data dalle vaccinazioni. Un vaccino sarà testato in Kenya e in altri due paesi africani il prossimo anno.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 5 settembre 2017

Cosa ha detto il ministro Alfano sui rapporti tra Italia ed Egitto sul caso Regeni


Si è tenuta il 4 settembre 2017 presso la sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, l’Audizione del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Angelino Alfano, sui rapporti tra l’Italia e l’Egitto, chiamato a conferire sugli sviluppi delle indagini sulla morte di Giulio Regeni, il ragazzo italiano di 28 anni trovato morto il 3 febbraio 2016 in un fosso alla periferia del Cairo, con il corpo che mostrava evidenti segni di tortura.

“L’Egitto è un partner ineludibile dell’Italia, esattamente come l’Italia è partner ineludibile per l’Egitto. Nonostante siamo consapevoli della criticità dei rapporti bilaterali tra i due paesi, le attività economiche e di collaborazione non possono essere recise. Essere assenti da quei processi vuol dire che saranno altri paesi a portarli avanti, questa nostra assenza non recherà vantaggio nella ricerca della verità per Giulio”.

“Il giorno del ritrovamento del cadavere di Giulio Regeni i rapporti bilaterali hanno subito un duro colpo, l’omicidio Regeni è una grave ferita per le nostre coscienze, per tutti noi e per un intero paese. Ma è impossibile per i nostri paesi non avere un’interlocuzione politico-diplomatica di alto livello”.

Il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo

Il 15 agosto la Farnesina aveva annunciato il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo, richiamato nell’aprile del 2016 a causa della mancata collaborazione sul caso Regeni.

“Inviando al Cairo un diplomatico di comprovato livello come l’ambasciatore Giampaolo Cantini, il governo intende rafforzare l’impegno politico e morale per la ricerca della verità sulla scomparsa di Giulio Regeni. Cantini ha ricevuto istruzioni precise sugli obietti del suo mandato e dovrà seguire in via prioritaria le indagini sul caso”.

Sviluppi inchiesta sulla morte di Giulio Regeni

“I magistrati egiziani hanno soddisfatto in modo ancora parziale ma crescente le richieste contenute nelle rogatorie. Un nuovo incontro tra le due procure dovrebbe svolgersi a settembre. Ho chiesto al mio omologo egiziano incontrato a Washington di fare in modo che gli atti su Giulio Regeni richiesti dalla procura di Roma le vengano trasmessi. Il governo italiano ha sostenuto con passo politico-diplomatico il lavoro investigativo della procura di Roma. Continueremo a sostenere la Procura di Roma nella ricerca della verità”.

I rapporti tra Italia ed Egitto

“Per quanto complesso il rapporto di cooperazione, i paesi condividono rischi e minacce per la sicurezza in tema di terrorismo. L’Egitto è e resta un partner privilegiato mai considerato un impedimento, semmai un incentivo. Le indagini dovranno proseguire con vigore, lo dobbiamo a Giulio, alla famiglia, e a tutti gli italiani”.

“La ripresa di un dialogo bilaterale tra Italia ed Egitto è interesse nazionale dell’Italia. Cantini curerà l’intero spettro dei rapporti a partire dalla nostra comunità che conta circa 6000 connazionali residenti”.

Fonte: The Post Internazionale

Per gli Stati Uniti la Corea del Nord “sta implorando di fare la guerra”


Il leader della Corea del Nord Kim Jong-un “sta implorando per fare la guerra”, ha dichiarato l’ambasciatrice statunitense Nikki Haley durante la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Questa affermazione arriva il giorno dopo il sesto test nucleare nordcoreano del 3 settembre e poche ore dopo che le autorità della Corea del Sud hanno dichiarato che Pyongyang starebbe preparando il test di un nuovo missile balistico.

Nikki Haley ha inoltre notato come le diverse risoluzioni adottate finora dall’Onu per cercare di fermare il programma nucleare nordcoreano non abbiano al momento funzionato e ha aggiunto che gli Stati Uniti non vogliono la guerra, ma la loro pazienza non è illimitata.

Adesso, secondo le dichiarazioni dei diplomatici ci si aspetta che in settimana venga adottata una nuova risoluzione da parte del Consiglio di Sicurezza Onu contro la Corea del Nord e il suo programma nucleare.

Nel frattempo, la Corea del Sud ha attuato una serie di esercitazioni in cui è stato simulato l’attacco contro un sito nucleare nordcoreano. Secondo Seoul, inoltre, Pyongyang starebbe preparando nuovi test di missili balistici.

Fonte: The Post Internazionale

domenica 3 settembre 2017

Almeno 75mila rohingya stanno fuggendo dalla Birmania

Credit: Reuters/Soe Zeya

Quasi 75mila musulmani rohingya stanno fuggendo dalle violenze in Birmania per cercare rifugio in Bangladesh, dove i campi profughi sono ormai pieni. Da quando le violenze sono scoppiate, lo scorso 25 agosto, migliaia di persone cercano di attraversare il confine tra i due paesi.

“La maggior parte delle persone in arrivo sono completamente esauste, alcune di loro dicono che non hanno mangiato per giorni e alcuni sono completamente traumatizzati dalle loro esperienze”, ha detto Vivian Tan, portavoce regionale per l’UNHCR, citato da Al Jazeera.

In Birmania le forze di sicurezza si stanno scontrando con i musulmani rohingya. Tutto è iniziato il 25 agosto, quando alcuni combattenti appartenenti alla minoranza musulmana hanno attaccato 30 avamposti militari tra stazioni della polizia e basi di frontiera in Birmania. Gli scontri sono continuati per oltre 24 ore. Alla fine oltre 100 persone, la maggior parte militanti rohingya, sono rimasti uccisi negli scontri con le forze di sicurezza birmane.

Da quel giorno i villaggi rohingya sono soggetti a spedizioni punitive e uccisioni di massa da parte delle forze dell’ordine.

Le condizioni degli esuli rohingya in molti casi sono precarie, a causa di malattie respiratorie, infezioni, malnutrizione. Le strutture sanitarie al confine sono insufficienti per affrontare l’afflusso di migliaia di profughi.

Le Nazioni Unite ritengono che il governo della Birmania stia compiendo una pulizia etnica ai danni della minoranza, e lo accusano di crimini contro l’umanità.

Le autorità birmane affermano invece che i musulmani rohingya siano pericolosi “terroristi estremisti”.

Fonte: The Post Internazionale

La Corea del Nord ha annunciato di aver testato una bomba a idrogeno

Gli analisti invitano a trattare con cautela i proclami della Corea del Nord, ma la preoccupazione internazionale cresce. Dopo l'esplosione è seguito un terremoto di magnitudo 6,3. La bomba testata potrebbe essere 5 volte più potente dell'atomica di Nagasaki


La Corea del Nord ha annunciato di aver testato con successo un’arma nucleare che potrebbe essere caricata su un missile balistico a lungo raggio.

Lo stato comunista ha dichiarato che il suo sesto test nucleare è stato un “successo perfetto”. L’esperimento nucleare, con una potenza di 100 chilotoni, avrebbe provocato un terremoto di 9,8 volte più potente di quello provocato dal test nucleare del settembre 2016. Un chilotone corrisponde all’energia liberata dall’esplosione di una quantità di mille tonnellate di tritolo.

I rapporti iniziali della US Geological Survey hanno riferito inizialmente che il terremoto seguito al test aveva una magnitudo di 5,6 e una profondità di 10 chilometri (sei miglia), successivamente aggiornato a una magnitudo di 6,3. Questo lo renderebbe il test nucleare più potente della Corea del Nord fino ad oggi.

Pyongyang ha detto di aver testato una bomba a idrogeno miniaturizzata, un dispositivo più potente di una bomba atomica. Potrebbe essere fino a 4 o 5 volte più potente della bomba di Nagasaki usata dagli Stati Uniti alla fine della Seconda guerra mondiale, secondo quanto riferisce il quotidiano britannico Guardian.

Gli analisti dicono che le affermazioni dovrebbero essere trattate con cautela, ma la capacità nucleare della Corea del Nord sta avanzando rapidamente.

La Corea del Nord aveva già effettuato altri cinque test, sfidando le sanzioni delle Nazioni Unite e la pressione internazionale per arrestare lo sviluppo di armi nucleari e per frenare i test di missili che potenzialmente potrebbero raggiungere gli Stati Uniti.

I funzionari della Corea del Sud hanno riferito che l’ultima prova è avvenuta nella contea di Kilju, a Punggye-ri, nel nord del paese.

Il Giappone ha fermamente condannato l’esperimento e il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha chiesto un Consiglio di sicurezza di emergenza, sostenendo che servono “Tutte le misure diplomatiche incluse nuove sanzioni Onu per isolarla completamente”.

“Non è ancora una vera bomba a idrogeno, ma è certamente la cosa che gli si avvicina di più tra quelle mai provate prima”, ha riferito l’analista statunitense Bruce Bennett alla Bbc. Anche la Cina sarebbe preoccupata per la dimensione dell’esplosione.

Gli analisti invitano a trattare con cautela i proclami della Corea del Nord, ma la preoccupazione internazionale cresce. Si tratta del primo test nucleare da quando è presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ma il sesto nella storia del paese asiatico.

Trump ha commentato su Twitter il test nucleare, dicendo che si tratta di azioni ostili e pericolose per gli Stati Uniti:
La Corea del Nord è una nazione canaglia, sta diventando una grande minaccia e un imbarazzo per la Cina che sta cercando di aiutare, ma con scarso successo”:
E ancora: La Corea del Sud lo sta capendo adesso, io glielo avevo detto che il dialogo non funziona, che la Corea del Nord capisce una cosa sola”:
Fonte: The Post Internazionale