mercoledì 3 maggio 2017

Il Regno Unito si rifiuta di pagare 100 miliardi di euro per la Brexit

Il ministro britannico David Davis ha riferito al Financial Times che le istituzioni europee sono pronte a chiedere questa cifra per procedere negli accordi

La richiesta formale dell'uscita del Regno Unito dall'Europa è stata presentata il 29 marzo. Credits: Reuters

Il ministro per la Brexit David Davis ha detto che il Regno Unito non pagherà i 100 miliardi di euro previsti per l'uscita dall'Unione europea.

Il ministro britannico ha riferito in un'intervista al Financial Times del 3 maggio che le istituzioni europee sono pronte a chiedere a Londra questa cifra per procedere negli accordi che realizzeranno la Brexit.

“Non pagheremo i 100 miliardi di euro. Quello che dobbiamo fare è discutere nel dettaglio che tipo di diritti e che obblighi avremo”, ha detto Davis all'emittente televisiva britannica Itv.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 2 maggio 2017

È morto Valentino Parlato

Giornalista, scrittore e tra i fondatori del quotidiano Il Manifesto: aveva 86 anni

Valentino Parlato nell'aprile del 2006 (© PIERGIORGIO PIRRONE / TEAM / Lapresse)

Martedì 2 maggio è morto Valentino Parlato, giornalista, scrittore, tra i fondatori del quotidiano comunista Il Manifesto di cui è stato più volte direttore e presidente della cooperativa editrice. Parlato aveva 86 anni. La notizia è stata data su Facebook da Ritanna Armeni e poco dopo il Manifesto ha scritto un breve messaggio sul suo sito:


«Comunista per tutta la vita, ha militato nel Pci fino alla radiazione, lavorato a Rinascita, fondato e difeso il manifesto in tutta la sua lunga storia. Per ora ci fermiamo qui, abbracciando forte la sua splendida famiglia e tutti i compagni che, come noi, l’hanno conosciuto e gli hanno voluto bene». 


Valentino Parlato era nato a Tripoli il 7 febbraio del 1931 da una famiglia originaria di Favara, in provincia di Agrigento. Il padre era un funzionario del fisco che fu trasferito dalla Sicilia per lavoro. Parlato si iscrisse al Partito comunista libico, ma nel 1951 venne espulso dal Protettorato britannico: «Ero studente in Legge: se fossi sfuggito a questa prima ondata sarei diventato un avvocato tripolino e quando Gheddafi m’avrebbe cacciato, nel 1979, insieme a tutti gli altri, mi sarei ritrovato in Italia, a quasi cinquant’anni, senz’arte né parte. Sarei finito a fare l’avvocaticchio per una compagnia d’assicurazione ad Agrigento, a Catania. Un incubo. L’ho veramente scampata bella», aveva raccontato.

Parlato si trasferì a Roma dove all’inizio degli anni Cinquanta conobbe Luciana Castellina. In quello stesso periodo si iscrisse al PCI, entrando a far parte della corrente di Giorgio Amendola. Alle elezioni del 1953 accettò di lavorare per la federazione di Agrigento, ma poi decise di tornare a Roma dove cominciò a lavorare per l’Unità come corrispondente e poi a Rinascita come redattore economico. Nel 1969 fu radiato dal PCI con gli altri fondatori e fondatrici del Manifesto: «Io ero il pesce più piccolo, fui licenziato da Rinascita, mi trattarono bene in fondo: ebbi anche la liquidazione». Da quel momento in poi la sua storia politica e lavorativa coincise con quella del nuovo giornale. A quel tempo Il Manifesto era un mensile composto da quattro pagine, costava 50 lire contro le 90 degli altri giornali e già allora non aveva editori, ma era gestito da una cooperativa formata dagli intellettuali e dai giornalisti che ci lavoravano. La proprietà era dunque di un collettivo che non si distingueva dalla redazione e dalla direzione: tutti i lavoratori e le lavoratrici ne facevano parte. Il 28 aprile del 1971 il Manifesto divenne un quotidiano e Parlato ne fu direttore diverse volte: dal 1975 al 1985 (affiancato da altri direttori), poi dal 1988 al 1990 e dal 1995 fino al 30 marzo 1998. E del Manifesto Parlato ha affrontato le ripetute crisi finanziarie, fino all’amministrazione coatta del 2011.

(Valentino Parlato, commosso, abbraccia una giornalista del Manifesto nella redazione del quotidiano alla notizia della liberazione di Giuliana Sgrena, 2005 – Ansa Foto)

La procedura di liquidazione e la richiesta di riduzione dell’organico pretesa dai commissari avevano causato spaccature e tensioni all’interno della redazione tra chi si sarebbe dovuto salvare o lasciar andare via. E avevano portato all’abbandono spontaneo di alcuni e alcune che il giornale l’avevano fondato e di altri che erano considerate “firme storiche”: Vauro, Rossana Rossanda, Joseph Halevi, Marco d’Eramo, Alessandro Robecchi e anche Valentino Parlato.

(Luigi Pintor, Rossana Rossanda e Valentino Parlato con la redazione – Ansa Foto)

Come Ingrao e Rossanda («con Rossanda ci sentiamo ogni settimana al telefono», aveva dichiarato l’anno scorso) anche Parlato aveva raccontato la sua storia: non in un libro, ma in un documentario intitolato “Vita e avventure del Signor di Bric à Brac”, scritto e diretto dal figlio Matteo insieme a Marina Catucci e Roberto Salinas. Parlato ha scritto diversi libri, anche sulla storia del Manifesto (“Se trentacinque anni vi sembrano pochi”, “La rivoluzione non russa. Quaranta anni di storia del Manifesto”). E ha curato le edizioni delle opere di Adam Smith, Lenin e Antonio Gramsci, tra gli altri. Era un fumatore accanito e nel 2007 dichiarò di fumare ancora 70 Pueblo al giorno. Delle limitazioni imposte da Girolamo Sirchia, ministro della Salute del secondo Governo Berlusconi che impose il divieto di fumo nei locali pubblici, disse: «Non escludo che, dopo le sigarette, si passi a vietare tutto il resto».

 (Valentino Parlato nella redazione del Manifesto di Via Tomacelli a Roma – Ansa Foto)

Al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 sulla riforma del governo Renzi Parlato aveva votato “No” e alle amministrative di Roma aveva votato (come la sua seconda moglie Maria Delfina Bonada) per Virginia Raggi: «Ero talmente indignato verso il PD che per la prima volta ho tradito la sinistra, spero sia anche l’ultima».

Il 9 aprile del 2017 Parlato aveva scritto un articolo sul Manifesto intitolato “Cambio d’epoca”: raccontava della crisi della sinistra, della politica, della cultura e della scuola non solo in Italia. E si concludeva così:


«Dobbiamo capire che siamo a un passaggio d’epoca, direi un po’ come ai tempi di Marx quando il capitalismo diventava realtà e cambiava non solo i modi di produzione, ma anche i modi di vivere degli esseri umani.


Quando scrivo «passaggio d’epoca» vorrei ricordare che il capitalismo fu, certamente, un passaggio d’epoca, ma conservò modi di pensare e valori e anche autori del passato greco-romano, come dire che nella discontinuità c’è sempre anche una continuità, ma questo non ci deve impedire di capire i mutamenti che condizioneranno la vita dei giovani e delle generazioni future.


Non possiamo non tener conto di quel che sta cambiando: dobbiamo studiarlo e sforzarci di capire, sarà un lungo lavoro e non mancheranno gli errori, ma alla fine un qualche Carlo Marx arriverà».

Fonte: Il Post

Le Pen ha copiato un discorso di Fillon

I responsabili della sua campagna elettorale hanno parlato di una "strizzatina d'occhio", e potrebbe essere una strategia per raccogliere consensi tra gli elettori di centro-destra

Marine Le Pen a Villepinte, 1maggio 2017 (AP Photo/Francois Mori)

Durante il suo comizio del primo maggio a Villepinte, Parigi, la candidata di estrema destra alle presidenziali francesi Marine Le Pen ha tenuto un discorso copiato per intere parti da un recente discorso di François Fillon, l’ex candidato di Les Républicains sconfitto al primo turno. «Il discorso di François Fillon pronunciato a Puy-en-Velay il 15 aprile non ha che quindici giorni, ma è già pronto per essere tramandato ai posteri», ha commentato Le Monde, mentre Ridicule TV, un canale vicino a Fillon, ha montato un video in simultanea che mostra come Le Pen abbia ripetuto ampi passaggi del discorso di Fillon, parola per parola.



Le parti di discorso che Le Pen ha copiato parlano in particolare di geografia, di frontiere e della lingua francese. Le Pen ha detto ad esempio: «La Francia è anche un insieme di valori e principi tramandati di generazione in generazione, come delle password (…) Ed è una voce, una voce straordinaria, originale, che parla a tutti i popoli del mondo». François Fillon aveva detto la stessa cosa con le stesse parole il 15 aprile scorso: «La Francia è una storia, una geografia, ma anche un insieme di valori e principi tramandati di generazione in generazione come delle password (…) È, infine, una voce originale che parla a tutti i popoli del mondo». Le Pen ha poi fatto le stesse citazioni di Fillon (Georges Clemenceau e André Malraux). Diversi giornali francesi hanno messo in fila tutte le parti identiche dei due comizi. Qui, ad esempio, a sinistra ci sono le parole pronunciate da Le Pen, a destra quelle di Fillon.


David Rachline, il responsabile della campagna elettorale di Le Pen – che è passata al secondo turno delle presidenziali del prossimo 7 maggio e sarà in gara contro Emmanuel Macron – ha inizialmente detto di non essere a conoscenza del plagio o di chi fosse l’autore del discorso della sua candidata. Più tardi ha parlato invece «di una strizzata d’occhio al breve passaggio di un discorso emozionante sulla Francia» che dimostra tra l’altro come Le Pen non sia «una candidata settaria, ma che vuole unificare». La stessa identica spiegazione è stata ripetuta all’agenzia di stampa Agence France-Presse (AFP) da Florian Philippot, vice presidente del Front National (anche lui ha parlato di una «strizzatina d’occhio fatta a un passaggio emozionante di un discorso sulla Francia di una candidata che non è settaria»).

Una possibile spiegazione della copiatura (talmente spudorata da non poter essere del tutto non intenzionale e in parte confermata dall’allusione della “strizzatina d’occhio”) potrebbe essere nel fatto che per vincere al secondo turno delle elezioni presidenziali ciascuno dei due candidati dovrà costruire un consenso molto più ampio di quello già rappresentato dalla propria base elettorale originale. L’eliminazione dei candidati del Partito Socialista e dei Repubblicani, i due partiti tradizionali che hanno dominato finora la politica francese, rende questo passaggio molto più imprevedibile e in un certo senso più complicato per Le Pen contro cui si sono schierati praticamente tutti i candidati sconfitti al primo turno. L’istituto IPSOS ha realizzato un sondaggio domenica 23 aprile sul secondo turno: il 62 per cento delle e degli intervistati ha detto che voterà per Macron, il 38 per Le Pen. Macron, secondo la ricerca, guadagnerà i voti degli elettori di Mélenchon, Hamon e anche Fillon, il candidato che per area politica è certamente più vicino a Le Pen e che ha però invitato i suoi elettori a votare per il leader centrista di En Marche!. Secondo quella stessa ricerca, l’85 per cento delle persone intervistate ha dichiarato poi di essere sicura della propria scelta, mentre il 15 per cento ha dichiarato che potrebbe ancora cambiare idea. La mossa di Le Pen potrebbe dunque essere un tentativo di attirare a sé gli elettori di Fillon, dicendo letteralmente le stesse cose di Fillon.

Fonte: Il Post

Trump ha detto di essere pronto a incontrare Kim Jong-un, ma la Casa Bianca smentisce

Il portavoce Sean Spicer ha precisato che al momento non esistono le condizioni appropriate per procedere all'incontro

Continuano le esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud. Credits: Jonathan Ernst 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un'intervista a Bloomberg si è detto disponibile a incontrare il leader nordcoreano Kim Jong-un. “Se fosse appropriato per me, lo farei certamente. Ne sarei onorato”, ha detto.

La Casa Bianca ha, però, smentito le parole del presidente sottolineando che non ci sarebbero le giuste condizioni per procedere all'incontro. Sean Spicer ha precisato che Kim Jong-un dovrebbe prima mostrare segnali di buona fede.

Intanto, dalla Corea del Nord arriva l'accusa agli Stati Uniti di spingere la penisola coreana sull'orlo di una crisi nucleare a causa delle esercitazioni in corso in Corea del Sud con il volo di due jet supersonici B-1B.

Fonte: The Post Internazionale

Maduro vuole cambiare la costituzione del Venezuela

Nel paese continuano le manifestazioni di protesta contro quello che viene definito un tentativo del presidente di voler ristabilire la dittatura

Nelle manifestazioni verificatesi in Venezuela dalla fine del mese di marzo sono morte almeno 30 persone. Credits: Carlos Garcia Rawlins

Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha annunciato il primo maggio la convocazione di un'assemblea costituente del popolo per riscrivere la costituzione del paese. La decisione arriva dopo settimane di proteste contro il governo a causa della crisi economica e della decisione della corte suprema di esautorare il parlamento il 30 marzo.

Nelle manifestazioni verificatesi in Venezuela dalla fine del mese di marzo sono morte almeno 30 persone.

“Non voglio la guerra civile”, ha detto Maduro durante un comizio a Caracas, mentre nella città continuavano gli scontri tra manifestanti e polizia. La creazione dell'assemblea costituente richiama alla memoria l'analoga decisione di Hugo Chavez nel 1999.

“Convoco il potere costituente per raggiungere la pace di cui ha bisogno la repubblica, sconfiggere il golpe fascista e permettere al popolo sovrano di imporre armonia e vero dialogo nazionale”, ha precisato il presidente.

L'assemblea sarà costituita da circa 500 membri, ma solo la metà verrà eletta, senza la partecipazione dei partiti politici. L'opposizione venezuelana con Julio Borges ha definito la decisione di Maduro come un tentativo di colpo di stato per imporre una dittatura nel paese.

Fonte: The Post Internazionale

La polizia turca ha arrestato più di 200 manifestanti a Istanbul

Il corteo del primo maggio cercava di raggiungere la piazza Taksim per protestare contro il governo

La piazza principale di Istanbul era stata interdetta dalle autorità. Credits: Murad Sezer

Primo maggio di proteste in Turchia. La polizia ha arrestato 165 persone che manifestavano nel centro di Istanbul nel giorno della festa dei lavoratori.

I manifestanti, in corteo contro la disoccupazione e l'accrescimento del potere di Erdogan, hanno cercato di raggiungere piazza Taksim, il luogo simbolo della contestazione nei confronti del presidente del 2013. Le autorità avevano interdetto lo spazio della piazza vietando l'accesso per il terzo anno di seguito.

Il dipartimento di sicurezza ha comunicato che altre 18 persone sono state arrestate per aver organizzato manifestazioni non autorizzate. Nelle operazioni sono stati impiegati 30mila agenti e quattro stazioni della metropolitana sono state chiuse.

Nel quartiere Mecidiyekoy la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i manifestanti.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 1 maggio 2017

Festa dei lavoratori?


Per milioni di persone, i disoccupati, quella del primo maggio è una giornata come le altre. Non c'è niente da festeggiare. Purtroppo, da diversi anni a questa parte, la festa dei lavoratori non coincide affatto con la festa del lavoro. Lavoro a tempo determinato, lavoro nero, lavoro part time. Lavoro e basta non se ne trova. C’è sempre un aggettivo appresso. E sono quegli aggettivi a modificare il senso del lavoro, la sua prospettiva futura, la sua sicurezza, il suo status. Il precariato ha diminuito sia i disoccupati che gli occupati a tempo indeterminato. Risultato, l’insicurezza. Quella sociale, però. Perché poi c’è anche l’insicurezza materiale, fisica, nel mondo del lavoro. Le morti bianche le chiamano. Anche qui un aggettivo a caratterizzare la morte. Bianca perché è innocente. Non si può morire sul lavoro!

 L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art.1 Cost.)

IL SIGNIFICATO DI QUESTA FESTA
Il primo maggio è la festa dei lavoratori o festa del lavoro. E’ una festività che annualmente viene celebrata per ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. L'origine della festa viene fatta risalire ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate alla Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialista ed anarchico - suggerirono come data della festività il Primo maggio. In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia soltanto due anni dopo. In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista - che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma - ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945. Nel 1947 fu funestata a Portella della Ginestra (Palermo) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.

Matteo Renzi ha vinto le primarie del PD

Circa due milioni al voto. L'ex premier oltre il 70 per cento


L'ex premier Matteo Renzi ha vinto le primarie del Partito Democratico, venendone dunque riconfermato segretario. Secondo i primi dati, non ancora ufficiali, circa 2 milioni di persone si sarebbero recate ai gazebi e ai vari seggi in tutta Italia per scegliere il nuovo leader del partito.

Secondo i dati raccolti da Youtrend, Renzi si attesterebbe intorno al 74,5 per cento dei consensi, mentre il ministro della Giustizia Andrea Orlando si ferma al 20 e il presidente della regione Puglia al 5,5.

Fonte: The Post Internazionale