lunedì 19 ottobre 2009

Nessun iscritto all'albo. Le ronde sono un flop


Nessun iscritto a Milano. Nessun assedio neanche alle Prefetture di Torino, Roma e Verona. E così in tutta Italia. Almeno per ora i registri per iscriversi alle ronde restano intonsi. E la stessa cosa si ripete a Bologna, Treviso e Padova. In tutti i capoluoghi di provincia d'Italia è sempre la stessa storia. Insomma da nord a sud le ronde sono un flop. Insomma tanto rumore per nulla.

E, a quasi due mesi dal decreto Maroni che le autorizzava non c'è stata nessuna richiesta. Falsa partenza? O perdita di entusiasmo da parte di chi si proponeva di scendere in strada contro i criminali? Una cosa è certa: le ronde non hanno dato i risultati sperati. Tanto che i sindacati di polizia concordano tutti nel dire che per le città non se ne vede nemmeno l'ombra.

DA NORD A SUD
E se le ronde non sfondano nel terreno del Carroccio dove l'apripista era stato proprio il sindaco di Verona Flavio Tosi, nemmeno al sud sembrano riscuotere grandi successi.
"Noi lo avevamo previsto. Al sud non decolleranno mai vista la criminalità organizzata che molto difficilmente permetterà che ci si possa organizzare per scendere in strada. Sarebbe contro i loro stessi diritti. Ho difficoltà a pensare ad un sindaco del sud che mette in pericolo i propri cittadini organizzandole. Al nord invece esistevano già delle associazioni ed è stato un errore legiferare su questo punto. Si dovevano lasciare le cose come stavano". Ne è convinto Nicola Tanzi, segretario generale del Sap, il sindacato autonomo di polizia che conta 20mila iscritti. Ed è proprio lui, in mancanza di un monitoraggio del Viminale a tracciare l'evoluzione del fenomeno ad Affaritaliani.it. "La verità è solo una: il fatto che non ci siano iscritti è dovuto al regolamento restrittivo e serio che la legge impone. Che evita le divise, le armi e le affiliazioni politiche. Questo ha fatto si che l'idea della ronda si sia raffreddata. Non serviva una legge dello stato per legittimare un fenomeno che al Nord esisteva già in altre forme e al Sud è pericoloso. In ogni caso le ronde non sono il rimedio. Il sistema di sicurezza si migliora aumentando le risorse delle forze di polizia, non certo mettendo a rischio l'incolumità fisica dei cittadini".

PADOVA E LE ALTRE
E così le città delle ronde si trasformano in città senza volontari. Sono bastati pochi mesi a Padova per cambiare tutto. Per cancellare quelle di quartiere, al Pescarotto, quelle leghiste di Veneto Sicuro, quelle dei commercianti del centro storico, o degli immigrati. A più di due mesi dall'approvazione del Pacchetto-sicurezza voluto dal Governo, che tra gli altri provvedimenti istituzionalizza anche le ronde, i rondisti cittadini sembrano essere spariti nel nulla. La stessa situazione si è ripetuta a Bologna, dove nessuna associazione ha chiesto di essere iscritta. E poi ci sono Rovigo, Roma, Venezia, Treviso e gli altri capoluoghi di provincia. In tutte le città che Affaritaliani ha contattato la musica è la stessa: nessun iscritto.

I CITY ANGELS
Eppure per scendere in strada non c'è bisogno di far parte delle ronde. Anzi. C'è proprio chi di essere definito come tale non ha proprio intenzione. A partire da Bologna, dove le varie associazioni di assistenti civici continuano ad operare, ma senza aver chiesto il passaggio di 'status'. Ma anche a Milano, Torino e Treviso. Mario Furlan e i suoi City Angels ne sono l'esempio lampante: "Noi facciamo molto di più delle ronde. Noi vigiliamo e se c'è bisogno interveniamo. Cosa che i rondisti non possono fare. Noi facciamo assistenza". Ma non solo. I City Angels non vogliono far le ronde ed il motivo è semplice: "Questa legge non permette di intervenire, fa solo in modo che si segnali l'abuso alla polizia. Noi invece interveniamo". E la pensano così anche a Reggio Emilia, dove il Comune non sembra farsene un cruccio: per mantenere le strade sicure punta infatti sui "patti con la cittadinanza", come quello varato in zona stazione.

IL FLOP
Il motivo per cui il progetto delle ronde è naufragato è presto detto: per scendere in strada a presidiare gli angoli più pericolosi del territorio l'iter burocratico è lungo e tortuoso. Per prima cosa è necessario fondare un'associazione, presentare domanda d'iscrizione all'albo al prefetto e, una volta inseriti nell'elenco della prefettura, mettersi a disposizione dei Comuni. Ma questo è solo il primo passo. In seguito i Comuni, però, dovranno a loro volta emanare un'ordinanza e stipulare una convenzione con l'associazione di volontari, che devono comunque rispondere a una lunga serie di requisiti ben specificati nel decreto. E non è finita. Gli osservatori volontari, ad esempio, dovranno presentare un certificato medico dell'Usl di buona salute fisica e mentale. Le associazioni, inoltre, non dovranno assolutamente essere espressione di partiti o movimenti politici, né di organizzazioni sindacali, "né essere in alcun modo riconducibili a questi". Il risultato di tutti questi paletti? Nessun iscritto agli elenchi della prefettura.

C'è però anche da dire che la normativa dell'Interno permette alle associazioni preesistenti sul territorio di proseguire l'attività senza iscriversi nei registri delle prefetture fino al prossimo 8 febbraio. Come a dire chi vivrà vedrà.

Fonte: Affaritaliani.it

14 commenti:

SCIUSCIA ha detto...

Ma poverini. Gli son fallite le ronde.

stella ha detto...

Passa il tempo e qualcuno si ravvede...

luly ha detto...

Meno male.

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Le solite pagliacciate italiche.

Marcello90 ha detto...

Al contrario delle proposte vergognose della Lega, i cittadini italiani dimostrano buon senso!

Daniela ha detto...

Devo dire che ne sono felice: coem dice Marcello, qui sopra, i cittadini hanno più buon senso di chi li governa!

Adriano Smaldone ha detto...

semplicemente parlando. le ronde son il fallimento della polizia de carabiniere insoma del sistema si sicurezza italiano . siamo arrivati ad ingaggiare persone che hanno paura della propria ombra pur di dinfendrci a noi! cazzo dormiremo tranquillamente!

PiMa ha detto...

Potrebbe invece essere il senso di fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni già preposte alla tutela dell'ordine pubblico.
Potrebbe essere che ogni progetto che non è condiviso alla fine si rivela debole e quindi abortisce in maniera spontanea.
Potrebbe essere che il buon senso abbia prevalso.

Ivo Serentha and Friends ha detto...

Hai fatto benissimo a diffondere il flop,loro si guardano bene di trasmettere gli insuccessi.

Saluti,

&& S.I. &&

fabio r. ha detto...

ma va? un fallimento? ma daiii? e dove sono i fieri padani rondisti??

Andrea De Luca ha detto...

bella domanda fabio...

Anonimo ha detto...

l'articolo parla da solo...tutto un flop. la legge fatta dai leghisti legalizza qualcosa che, come realtà sociale, esisteva già. e non solo, la penalizza nel suo normale svolgersi...una verà sciocchezza.
ANTONIO DI MATTEO

Marta Romano ha detto...

La gente ha capito che la riforma della sicurezza non si fa gettando la spugna. Un governo che istituisce le ronde sembra voler dire ai cittadini "fatevi giustizia da soli". Questo non è il messaggio che un governo dovrebbe dare per la sicurezza. Al contrario, dovrebbe aumentare i fondi alle forze dell'ordine, unici veri angeli delle strade.Ma questo l'UDC lo dice da tanto tempo, ecco perchè è il mio partito!
Marta

Riccardo Di Palma ha detto...

Ottima notizia.