lunedì 5 ottobre 2009

Lodo Alfano: i tre processi che rischia Silvio

Mancano 24 ore alla tanto attesa decisione della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, legge che blocca i processi penali per le quattro più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio.
Se la Corte dovesse nuovamente pronunciarsi in maniera negativa rispetto alle norme introdotte, così come avvenne nel 2004 per il Lodo Schifani, considerato incompatibile con gli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, per Silvio Berlusconi si spalancherebbero le vie di una pesante sentenza di condanna nel cosiddetto Processo Mills, dov’è indagato per corruzione in atti giudiziari.

PROCESSO MILLS E ALL IBERIAN - Se la sentenza di febbraio 2009 ha riservato al corrotto, l’avvocato inglese David Mills, ben 4 anni e sei mesi di reclusione per aver detto il falso dietro pagamento di una ingente somma, è facile intuire che anche per il corruttore, protetto dal Lodo introdotto 14 mesi fa, la vicenda riservi un finale tutt’altro che roseo. Secondo la procura, Berlusconi avrebbe versato all’avvocato inglese Mills la modica cifra di 600.000 dollari per “compiere atti contrari ai doveri d’ufficio in testimone” nel processo All Iberian, “affermando il falso e tacendo in tutto o in parte ciò che era a sua conoscenza in ordine al ruolo di Silvio Berlusconi nella struttura di società off shore creata dallo stesso Mills, struttura fiori bilancio usata nel corso del tempo per attività illegali e operazioni riservate del gruppo Fininvest”.
Mediaset, insomma, comprava diritti televisivi indirettamente da società estere che facevano riferimento a Berlusconi, a loro volta queste società rivendevano i diritti ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo ad ogni passaggio. La differenza tra il valore reale e quello finale consentiva di mettere da parte fondi neri, e pare che Silvio sia riuscito a racimolarne intorno ai 280 miliardi di lire. Una tecnica collaudata che per diversi anni, tra il 1989 e il 1996, sarebbe stata sfruttata per fregare risorse alla società e agli altri azionisti e per la quale Berlusconi sarebbe stato accusato di falso in bilancio aggravato, accusa dalla quale si sarebbe poi auto-scagionato grazie a norme ad personam che hanno depenalizzato il reato. Ma non finisce qui. Inoltre, nello stesso processo All Iberian, nel quale Mills avrebbe mentito dietro compenso di Silvio, l’attuale Presidente del Consiglio era accusato anche di finanziamento illecito ai partiti per aver versato, tra il 1991 e il ’92, 22 miliardi di lire al Partito Socialista di Bettino Craxi. Accusa dalla quale, in questo caso, si sarebbe grazie alla prescrizione evitando una condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione e il pagamento di una sanzione di 10 miliardi di lire. Oggi, dunque Berlusconi prova, col Lodo Alfano, ad evitare una condanna per aver corrotto un testimone di un processo in cui è riuscito ad uscirne indenne grazie ad una prescrizione e ad alcune norme ad personam varate dalla sua maggioranza.

STRAGI ’92 -’93 E MAFIAMa il premier rischia anche su altri versanti. Le recenti dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, una volta mafioso di spicco del quartiere Brancaccio di Palermo, killer efferato condannato a diversi ergastoli e attualmente detenuto in regime di 41 bis, potrebbero far emergere qualche scenario inquietante sul quale finora non si era riuscito ad far luce fino in fondo. Spatuzza, arrestato nel ’97 e imputato nel processo per le stragi di Milano, Firenze e Roma del ’93, secondo alcuni sta riferendo degli intrecci di inizi anni ’90 tra l’organizzazione criminale siciliana e il mondo imprenditoriale del Nord, in particolare dei rapporti instaurati in Lombardia dai suoi ex capimafia, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, arrestati proprio a Milano nel gennaio del ’94. In passato indagini della magistratura hanno già messo in luce i contatti che a Milano i Graviano avrebbero avuto con Marcello Dell’Utri, senatore ed uno dei fedelissimi del premier, già condannato a Palermo, dove ora è in corso il processo d’appello, a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Spatuzza, interrogato nell’ambito di una nuova inchiesta sulle stragi del ’93 dai pm di Firenze e Milano potrebbe far maggior luce sulle circostanze che hanno portato qualche anno fa, Berlusconi e Dell’Utri, ad essere iscritti dalla procura di Firenze nel registro degli indagati come mandanti delle stragi del ’93, procedimento poi archiviato sebbene durante l’indagine “l’ipotesi iniziale – recita il decreto di archiviazione – abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”. I giudici sottolineavano, infatti, “un’obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione (Forza Italia, ndr)”. E c’è anche la procura di Palermo in gioco. Le dichiarazioni di Spatuzza potrebbero pure fare chiarezza proprio nelle vicende del processo in cui è imputato ed è stato condannato Dell’Utri. Insieme al senatore anche Silvio, a Palermo, era stato iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Ed anche in quel caso, nel ’98, così come per le stragi, arrivò il decreto di archiviazione delle indagini preliminari. Dagli atti del processo risulta che l’ipotesi che Forza Italia sia stata fondata per fornire nuovi agganci politici alla mafia e che Berlusconi sia stato messo da Dell’Utri nelle mani della mafia fin dal 1974 non siano del tutto campate in aria.

UN PO’ DI STORIAE al riguardo sono tanti gli aneddoti da raccontare. Tullio Cannella, ad esempio, un costruttore che aveva favorito la latitanza di Leoluca Bagarella, nei primi mesi del ’94, subito dopo l’arresto dei fratelli Graviano, raggiunto da un avviso di garanzia per favoreggiamento nei confronti dei capibastone di Brancaccio, fu avvicinato da Cesare Lupo, altro costruttore e prestanome dei due boss: “Se sentono anche te non fare assolutamente il nome di Marcello Dell’Utri”, gli ordinò il “collega”. Perché questo avvertimento? Tullio Cannella ricostruirà così quell’episodio davanti ai giudici: “Lupo mi ha fatto questa richiesta pensando che io fossi al corrente dell’attività politica svolta da Marcello Dell’Utri… Rimase sorpreso quando risposi che non lo conoscevo. Di qui ho capito che i Graviano avevano interesse nella persona di Dell’Utri, tanto da richiedere con foga ad altri espressamente che non venisse toccato”. Tra tante altre descrivono questa vicenda Leo Sisti e Peter Gomez ne L’Intoccabile – Berlusconi e Cosa Nostra: “Esaminando i tabulati di un cellulare sequestrato a un commensale dei fratelli Graviano al momento del loro arresto milanese – raccontano nel libro – sono state trovate tracce di telefonate al responsabile di un club di Forza Italia a misilmeri. Anche grazie a questo indizio, è stato possibile ricostruire il tipo di appoggio garantito dai boss responsabili delle bombe di mafia dell’estate 1993 al partito di Berlusconi per le elezioni del marzo 1994. E al centro di questo cupo scenario si è trovato colui che un tempo gestiva la sede palermitana di Publitalia: Gianfranco Miccichè”. Tanti fatti che da un momento all’altro potrebbero tornare di stretta attualità.

Fonte: Giornalettismo

5 commenti:

My ha detto...

Già, tanti fatti che potrebbero tornare...in un Paese normale sarebbero già tornati e da un pezzo e questo mistificatore sarebbe da un'altra parte.
Ma siamo nella nostra bella e amata italietta, purtroppo.
Ora leggo che per una sentenza contro il "capo" o meglio le sue aziende, addirittura si vorrebbe organizzare una manifestazione di piazza ... non ci sono parole.
Un Paese occidentale più anormale del nostro io non l'ho ancora trovato.
Se qualcuno lo individua, vi prego di farmelo sapere..:-((
P.S. Ti ho linkato e lasciato un messaggio da me.
Ciao!

Xavier ha detto...

Ok per lo scambio, noi di folleRumba ti abbiamo già aggiunto ai siti amici e alla blogroll a destra

la giustiziera della notte ha detto...

Ciao! complimenti anche a te per il blog. Ti linko subito (e scusa il ritardo!)

riccardo uccheddu ha detto...

Spero proprio che i giudici rigettino il lodo Alfano, che lede in modo gravissimo il principio dell'uguaglianza di TUTTI i cittadini di fronte alla legge.
Quel principio è sancito dalla Costituzione...
Come si può accettare la formulazione di qualcosa che equivale a rendere le alte cariche dello Stato di fatto legibus solutae, sciolte da (ogni) legge? E'un assurdo logico, politico e morale.
Ti ho linkato; scusa il ritardo!
Ciao.

Andrea De Luca ha detto...

Se ci saranno aggiornamenti lo posterò