giovedì 27 novembre 2014

Un appello per aiutare Alexandra


Alexandra Panturoiu è una bellissima ragazza rumena di 22 anni che vive a Costanza, città situata sulla sponda del Mar Nero. Sua madre, la signora Mihaela, lavora da tantissimi anni in Italia, in un ristorante di Pietramelara (CE), per garantire un futuro all'unica figlia. Qualche settimana fa Alexandra ha iniziato a non stare bene. Rimaneva paralizzata e non riusciva più a parlare. Dopo una serie di analisi e visite, le è stata diagnosticata una ciste epidermoide tra il cervello ed il cervelletto, una zona estremamente difficile da operare con rischi molto elevati. Purtroppo la Romania non vanta di studi avanzati e molti medici non le hanno dato alcuna possibilità. La speranza è sopraggiunta quando la madre è giunta a conoscenza del Dr. Segiu Stoica, laureatosi in America, che crede di poterla salvare ed è disposto ad operarla. Purtroppo il costo da sostenere per questo tipo di intervento, urgente, è molto alto. Bisogna raggiungere 7000 €.

La madre, Mihaela, e l'amica, Teresa, hanno lanciato un appello per aiutare Alexandra con una semplice donazione. Non importa di quanto sia piccola, ma sarà comunque utile per salvarle la vita.

I conti di riferimento sono intestati a Panturoiu Alexandra Maria

EURO Bic Raiffeisen Bank RZBRROBU
IBAN RO27RZBR 0000 0600 1700 2455
LEI RO38 RZBR 0000 0600 1465 2432
PayPal alexuta_panturoiu@yahoo.ro

Aiutiamo Alexandra

mercoledì 26 novembre 2014

Barbara D'Urso denunciata da Ordine dei giornalisti: 'Esercizio abusivo professione'

Il presidente Enzo Iacopino pubblica su Facebook l'esposto contro la conduttrice che, sebbene non sia iscritta all'albo, "compie un’attività specifica della professione senza rispettare le regole" e "con negative ripercussioni sull'immagine di quest’ordine"


"Ho firmato la prima denuncia/esposto nei confronti della signora Barbara D'Urso. Il femminicidio non si consuma solo con l'uccisione di una donna, ma, oltre la morte, anche con l'oltraggio alla sua vita e a quello della sua carne: i suoi figli". Enzo Iacopino, presidente dell'Ordine dei giornalisti, annuncia su Facebook la decisione di presentare la denuncia "a due Procure della Repubblica (Milano e Roma), all'Agcom, al Garante per la protezione dei dati personali e al Comitato Media e minori". All'origine della decisione dell'ordine un'intervista che la conduttrice di Domenica Live ha fatto ad un amico di Elena Ceste, la donna scomparsa il 24 gennaio e trovata morta a metà ottobre nell'Astigiano. L’intervento è stato aspramente criticato sul web per le ripetute illazioni sulle relazioni della vittima.

Nella denuncia si richiama l’attenzione sul susseguirsi nel programma televisivo di “interviste con modalità che non tengono conto di esigenze quali la difesa della privacy e/o il coinvolgimento di minori”. Dopo aver richiamato i limiti al diritto di cronaca posti dal codice di deontologia e dalla Carta dei doveri del giornalista, Iacopino evidenzia che "la signora D'Urso, pur non essendo iscritta all'Albo dei Giornalisti, compie sistematicamente un'attività individuata come specifica della professione giornalistica, senza esserne titolata e senza rispettare le regole, con negative ripercussioni sull'immagine di quest'Ordine". Il 23 novembre, Iacopino aveva preannunciato l'iniziativa giudiziaria in un post intitolato "Basta soubrette, ora le denunciamo", in cui contestava la spettacolarizzazione del dolore e l'invasione della privacy nelle vicende di Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Melania Rea, Melissa Bassi, Elena Ceste "e tutti coloro i quali a queste vicende sono collegati".

"Noi giornalisti abbiamo il dovere di informare i cittadini, senza toni forti, senza speculazioni, senza strumentalizzazioni per fare audience", ha detto Iacopino nel corso di un dibattito organizzato dal Comitato Unitario delle Professioni in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. "C'è un tipo di informazione che è un'autentica vergogna - ha aggiunto - ed è quella che io chiamo la tv del dolore, stile Barbara D'Urso, dove si esibisce la vita e la morte con l'unico obiettivo di acquisire attenzione da parte di un'opinione pubblica che forse non è il meglio di questa società"

Fonte: il Fatto Quotidiano

Basta soubrette, ora le denunciamo (il post di Enzo Iacopino su Facebook)
Soubrette e informazione. La prima denuncia (il secondo post di Enzo Iacopino)

martedì 25 novembre 2014

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite. L'Assemblea Generale dell'ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo, il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni. Una vittima ogni due giorni, 179 donne uccise: un anno nero per i femminicidi in Italia, il 2013, secondo il rapporto Eures

La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci (Isaac Asimov)

Un abbraccio a tutte le donne

lunedì 24 novembre 2014

Gli effetti collaterali del Jobs Act


Di Salvatore Santoru

Recentemente il premier Matteo Renzi ha definito il "Jobs Act" fondamentale e necessario per la crescita economica dell'Italia, in un' intervento pubblicato per il noto quotidiano inglese "Economist".

Intanto, diverse critiche bipartisan sono giunte verso tale provvedimento, a partire da Landini passando per Renato Brunetta, che ha definito in un articolo sul "Giornale" un'imbroglio, e un "un pasticcio contro i lavoratori, le imprese, i giovani, il mercato del lavoro e anche contro il buonsenso".

L'ex viceministro Stefano Fassina ha dichiarato che l'obiettivo vero della misura è " la libertà di licenziamento", e il sociologo Luciano Gallino in un articolo su "Repubblica" del 18 novembre ripreso nell'edizione online dalla rivista Micromega, ne ha elencato gli effetti nefasti.


In tale articolo, Gallino ha scritto che "uno dei principali esiti del Jobs Act, a danno dei lavoratori, sarà la liquidazione di fatto del contratto nazionale di lavoro (cnl), in attesa di una legge che ne sancisca anche sul piano formale la definitiva insignificanza rispetto alla contrattazione aziendale e territoriale", e che "oltre che tra i lavoratori e le classi possidenti, le disuguaglianze aumenteranno tra gli stessi lavoratori", visto che "la facoltà conferita alle imprese, comprese decine di migliaia medio-piccole, di regolare mediante accordi sindacali anche locali sia il salario, sia altre condizioni cruciali del rapporto di lavoro, avrà come generale conseguenza una ulteriore riduzione dei salari reali e con essi della quota salari sul Pil. In fondo, è uno degli scopi del Jobs Act, anche se non si legge in chiaro nel testo".


Insomma, una misura che non promette niente di bene, al di là dei proclami demagogici dell'ex sindaco di Firenze.

Fonte: Informazione Consapevole

sabato 22 novembre 2014

Aumentano i femminicidi in Italia

Una ricerca dell'Eures ha registrato che nel 2013 le donne uccise sono di più rispetto all'anno precedente

di Stefano Mentana


Nel 2013 sono state 179 le donne vittime di omicidio. Una ogni due giorni.

Si tratta del numero più alto registrato in Italia negli ultimi sette anni, in aumento del 14 per cento rispetto al 2012, quando le donne uccise furono 157.

Questo è ciò che viene registrato dall'ultimo rapporto annuale dell’Eures (European Employment Services) sulle vittime di omicidio.

Tra le vittime, 122 sono state uccise in ambito familiare: un dato anche questo in crescita rispetto all’anno precedente, quando sono state 105. Stessa triste tendenza per le donne uccise da persone a loro prossime, con cui condividono rapporti di lavoro o di vicinato, salite a 22 rispetto alle 14 del 2012. Le donne vittime della criminalità sono invece 28.

Una novità arriva con la distribuzione geografica degli omicidi: se fino al 2012 erano sempre stati di più al nord, per la prima volta nel 2013 è il sud a detenere il triste primato, con 75 omicidi. Raddoppiano poi quelli avvenuti nel centro Italia, da 22 a 44, 11 dei quali solamente a Roma. L’Umbria, invece, è la regione in cui vengono uccise più donne ogni milione di abitanti (12,9).

Il 18,9 per cento delle vittime sono madri uccise dai figli: anche questo dato è in forte crescita rispetto allo scorso anno, quando costituivano il 15,2 del totale. Questi omicidi spesso hanno come movente ragioni economiche o i cattivi rapporti durante una convivenza dettata da ragioni di necessità.

La principale causa del femminicidio è però, come sempre, la gelosia: tra il 2000 e il 2013, infatti, il 31,7 per cento degli omicidi sono avvenuti per questa ragione.

L'aumento dei casi di donne vittime di omicidio è un dato allarmante: secondo il rapporto stilato da Eures, tra le ragioni che contribuiscono alla crescita di questo triste trend c'è la risposta del tutto inadeguata da parte delle istituzioni alla richiesta di aiuto delle donne.

Nel 2013, infatti, il 51,9 per cento delle donne uccise, prima di morire aveva segnalato di aver subìto violenze dalla persona che poi le ha uccise.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 21 novembre 2014

Opinione del Rockpoeta: Il Disonestamente Giusto

Daniele Verzetti Rockpoeta

La sentenza di ieri sera brucia ancora sulla pelle. Vorrò leggere la motivazione per capire come sia stato possibile che nessuno si sia potuto accorgere della sopravvenuta prescrizione. Resta il fatto di uno Stato che non vara leggi serie (basti pensare che non abbiamo ancora il reato di tortura) ma anche di una sentenza che doveva fare giustizia e non l'ha sostanzialmente fatta.

In queste ore continua a prevalere in me un profondo senso di disapprovazione (eufemismo elegante che simula il concetto di rabbia ed amarezza) per quanto compiuto dal Dr. Francesco Iacoviello (continuo a parlare di lui come elemento cardine dato che non mi risulta che gli avvocati dell'imputato si fossero anch'essi accorti di questo cavillo)

Disapprovazione in quanto scopro che la Cassazione ed il famigerato Dr. Iacoviello, hanno ritenuto che la prescrizione scatti dal 1986, data di chiusura degli stabilimenti mentre i giudici d'appello, avevano sottolineato che questo genere di reato, siccome si protrae negli effetti e realizzazione nel tempo, non poteva avere la prescrizione decorrente dalla data di chiusura della fabbrica nel 1986.

Si trattava e si tratta di un reato a consumazione prolungata. Ora so, parlo per iperbole, che se lancio colposamente oggi una bomba atomica su una città, risponderò salva prescrizione, solo delle morti immediate e non di quelle numerose per cancro negli anni a seguire. Buono a sapersi per i bioterroristi, salvo che non siano così narcisi dal voler rivendicare il fatto e quindi ammettere il dolo e la volontarietà.

E' vero, la legge è la legge, ma è anche pur vero che la vedo applicare in modo ligio e preciso solo e sempre verso i più deboli ed in questo caso anche interpretandola forzatamente contro i più deboli. D'altronde, qualcuno potrebbe anche affermare, cosa aspettarsi da chi ha de facto, sempre per vizi di forma, "assolto"Dell'Utri ed Andreotti e proviene dalla "gloriosa" Scuola di Carnevale…

Curiosi anche i trascorsi di Arturo Cortese Presidente della Sez.I della Cassazione, anche lui "implicato" in questa sentenza. Il giornalista D'Avanzo rilevò in passato una curiosa coincidenza con Cortese come relatore a proposito di un processo a danno di Berlusconi " D'Avanzo rileva :
"La prima singolarità affiora innanzitutto in una coincidenza. Nel collegio giudicante, il relatore (Arturo Cortese) - relatore anche oggi – aveva già affrontato un giudizio con Berlusconi imputato (corruzione della Guardia di Finanza). La responsabilità di Berlusconi (condannato in primo grado) era stata prescritta in appello. Con una decisione, secondo gli addetti, «singolare», la sentenza della Cassazione invece di «uniformarsi a criteri e parametri normali, più conformi ai precedenti consolidati e alle collaudate prassi interpretative», si mosse su un terreno «difforme da ogni precedente», come scrissero i giuristi che se ne occuparono (Questione giustizia n.2, 2002). Berlusconi da prescritto divenne assolto nel merito.
Una scelta interpretativa difforme da ogni precedente è stata di nuovo la via imboccata dal relatore e dal collegio. Così singolare e difforme da muoversi contro le convinzioni – non della procura di Milano, queste sono sciocchezze – ma dell´intero sistema giudiziario che ha affrontato la corruzione organizzata da Cesare Previti (già condannato per questo reato) e anche dei criteri e dei parametri della stessa Cassazione. Forse, invece di andare a caccia di farfalle e fanfaluche, sarebbe più interessante incuriosirsi dell´originalità della sentenza salvapreviti, dell´imprevisto orientamento della Cassazione, riflettere sui sintomi di un quietismo togato che meglio di Franco Cordero non si può descrivere: «Ogni giudice integrato nel sistema assorbe tranquillamente eventuali errori, anzi non li vede; quando li veda, non gli fanno né caldo né freddo; lavorava a nome e per conto dell´istituzione; basta che uno navighi nella corrente giusta; la storia li diluisce questi miserabili fatterelli individuali".

Per carità, questa decisione sarà stata presa in buona fede ma certo che queste coincidenze inquietano. Sarebbe interessante, anzi è decisamente importante, conoscere anche gli altri membri del collegio giudicante e sapere chi ha avallato questa sentenza così controversa, quindi eccoli: - La Corte di Cassazione è composta dal presidente Artuso Cortese, dalla relatrice Stefania di Tomassi e dai magistrati Aldo Cavallo, Piera Maria Severino Caprioglio e Enrico Giuseppe Sandrini.

Ed allora, indagini e amarezze a parte, dico soltanto che per una sola volta, avrei voluto vedere qualcuno comportarsi in modo "disonestamente giusto" e magari, solo ed esclusivamente in quest'occasione, voltarsi dall'altra parte e far finta di nulla lasciando prescrivere la prescrizione.

Daniele Verzetti Rockpoeta®


Amianto Invisibile

Amianto Invisibile
Colpo di Spugna
I morti restano
La Giustizia é assente.

Amianto "incolpevole"
Un processo lento crea la morte
Uno breve l'approva.

Polveri nei polmoni
Macigni nel cuore

Il tempo di uno spot
E la Giustizia muore.

DANIELE VERZETTI, ROCKPOETA


Fonte: L'Agorà

Daniele Verzetti Rockpoeta
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giovedì 20 novembre 2014

Eternit, la Cassazione annulla la condanna: «Reato prescritto»

L'unico imputato, il magnate svizzero Schmidheiny, era stato condannato in Appello a 18 anni di carcere per le migliaia di morti da amianto. Cancellati tutti i risarcimenti


Annullata senza rinvio perché il reato e’ estinto per prescrizione. Qusto il verdetto pronunciato dalla prima sezione penale della Cassazione nell’abito del processo Eternit. La suprema corte ha accolto la richiesta del sostituto procuratore generale di Cassazione, Francesco Mauro Iacoviello, nel corso dell’udienza del maxi-processo Eternit, ribattezzato come il “processo del secolo”. La Cassazione ha cancellato anche tutti i risarcimenti. Le motivazioni della sentenza emessa stasera verranno depositate nei prossimi mesi. La sentenza era attesa per la prossima settimana.

Processo Eternit, foto d’archivio (Lapresse)

LA REAZIONE DEI PRESENTI ED IL NODO DELLA PRESCRIZIONE - «Vergogna! Vergogna!». Queste le parole udite tra urla e fischi di protesta al momento della lettura del verdetto della Cassazione. La Corte ha stabilito poi che la prescrizione del reato di disastro doloso è maturata prima della sentenza di primo grado, e cio’ “travolge” tutte le statuizioni civili. In appello, era stato riconosciuto un risarcimento di 30 mila euro a favore di 938 parti offese. I fatti contestati si sarebbero dunque svolti fra il ’66 fino al 1986, anno in cui l’azienda ha cessato la sua attività: in quel lasso di tempo, dunque, va inquadrato il reato di disastro doloso, con la prescrizione maturata in circa 12 anni, ossia nel 1998.

IL VERDETTO ANTICIPATO - Nel processo d’Appello era stato condannato a 18 anni di carcere l’unico imputato, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, con l’accusa di “disastro ambientale doloso“. Secondo il Pg, la prescrizione doveva intervenire perché i reati sarebbero da far risalire a quando chiuse lo stabilimento dell’azienda. «La divergenza è sul momento consumativo del disastro. In primo grado si è detto che il disastro cessa quando la bonifica degli ambienti è stata interamente completata. In secondo grado i giudici hanno detto che il disastro termina nel momento in cui non ci saranno morti in eccedenza sostenendo, in pratica, che finché dura la malattia dura il disastro», ha ricordato Iacoviello. Per il Pg, invece, la tesi accusatoria portata avanti negli anni dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello avrebbe seguito «un percorso pionieristico, facendo rientrare le morti come eventi del disastro», quando, a suo modo di vedere, «le morti non fanno parte del concetto di disastro» stesso.

DELUSI I FAMILIARI DELLE VITTIME – Delusi per la richiesta della pubblica accusa i molti familiari delle vittime, presenti nell’aula magna di piazza Cavour. «Il magistrato ha spiegato che il reato si è consumato fino al 1986. Le due sentenze, quella di primo grado e l’altra d’appello anche se con motivi differenti hanno affermato altro. Ovvero, che la contestazione era “permanente” e fino alla morte delle persone colpite», hanno replicato alcuni rappresentanti dell’Afeva, l’associazione dei familiari delle vittime. Migliaia, circa 2200, furono le persone decedute per mesotelioma pleurico, il tumore provocato dall’inalazione di polveri d’amianto, nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale elvetico-belga, così come tra i cittadini di Casale Monferrato, Cavagnolo (in provincia di Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

BONANNI: «ASSOLUZIONE? SAREBBE MORTE DEL DIRITTO» – «Attendiamo la sentenza e valuteremo quella. Certo l’imputato è uno degli uomini più ricchi del mondo e se fosse assolto oggi, a fronte dell’epidemia che c’è stata, sarebbe la morte del diritto». Così Ezio Bonanni, avvocato di una delle parti civili nell’ambito del processo Eternit, commenta la decisione del procuratore generale della Corte di Cassazione Francesco Iacoviello che ha chiesto “l’annullamento senza rinvio” della sentenza di appello per intervenuta prescrizione. «Stephan Schmidheiny (condannato a 18 anni in appello, ndr) avrebbe almeno potuto chiedere scusa alle famiglie dei deceduti – ha aggiunto – Noi comunque non ci fermeremo, gli elementi documentali e probatori raccolti fin qui sono rilevanti».

(Lapresse)

ETERNIT, PG CASSAZIONE: «GIUDICE DEVE SCEGLIERE DIRITTO» - Nella sua requisitoria, il pg della Cassazione ha precisato in modo chiaro come, a suo dire, l’imputato sia «responsabile di tutte le condotte che gli sono state ascritte». Anche se, ha invitato a riflettere sulla «qualificazione del reato», facendo notare che, a suo dire, «va dimostrato che l’imputato intenzionalmente voleva provocare il disastro».

Iacoviello ha sottolineato comunque come il giudice «tra diritto e giustizia deve sempre scegliere il diritto». Certo, «la prescrizione non risponde a esigenze di giustizia, ma ci sono momenti in cui diritto e giustizia vanno da parti opposte», ha concluso.

L’Afeva e i familiari delle vittime hanno promesso battaglia già prima della sentenza in caso di un annullamento: «Sarebbe un duro colpo, ma ci sono giudici e procuratori che vogliono raggiungere la giustizia e non solo rispettare il diritto. Sappiamo che la procura di Torino ha avviato una seconda indagine per omicidio, per le vittime di questi anni. Andremo avanti», ha sottolineato il numero uno dell’associazione Bruno Pesce.

Fonte: Giornalettismo

mercoledì 19 novembre 2014

Strage di Capaci, Spatuzza condannato a 12 anni

Si chiude con quattro condanne, tra cui due ergastoli, il filone del processo nato dopo le rivelazioni dell'affiliato a Cosa Nostra, oggi collaboratore di giustizia


Gaspare Spatuzza è stato condannato a 12 anni di carcere nel processo, celebrato con il rito abbreviato, per la strage di Capaci. I boss Giuseppe Barranca e Cristoforo Cannella sono stati condannati all’ergastolo mentre per Cosimo D’Amato il gup di Caltanissetta David Salvucci ha dseciso una pena di 30 anni. Il giudice ha rinviato al processo civile la liquidazione del danno per le parti civili e ha negato la provvisionale immediatamente esecutiva.

(STR/AFP/Getty Images)

IL RUOLO DI SPATUZZA, COLLABORATORE DI GIUSTIZIA - Il gup ha accolto in parte le richieste dell’accusa che aveva sollecitato la condanna all’ergastolo per i tre boss palermitani e 12 anni per Spatuzza che con le sue rivelazioni ha permesso di aprire un nuovo filone d’indagini sulle stragi del ’92. Spatuzza, collaboratore di giustizia, nel 2009 rivelò ai magistrati di Caltanissetta, responsabili delle indagini sulle stragi mafiose, di aver recuperato l’esplosivo che sarebbe poi stato usato per la strage di Capaci, nella quale morì Giovanni Falcone.

LEGGI ANCHE: Mafia, 16 arresti tra il clan Messina Denaro

ECCO COM’È ARRIVATO L’ESPLOSIVO - Dagli stralci dei verbali, ripresi all’epoca da Repubblica, emerse come il Cannella chiese a Spatuzza, un mese prima della strage, di trovare un’auto voluminosa con la quale caricò, a Porticello, dei cilindri delle dimensioni di 50 centimetri per un metro contenenti delle bombe e legati con delle funi sulle paratie di una barca attraccata al molo. Lì era presente un certo Cosimo, identificato poi in D’Amato. Spatuzza continuò spiegando che i fusti vennero portati all’interno di una casa diroccata di una sua zia, al fianco di quella di sua madre, e usata come magazzino. Successivamente venne recuperato altro esplosivo in altri bidoni alla Cala, vicino al porto, sempre legati ad un peschereccio. Nelle sue deposizioni Spatuzza disse di non sapere a cosa serviva l’esplosivo.

(Foto di copertina: STR / AFP / Getty Images)

Fonte: Giornalettismo