martedì 28 marzo 2017

Come sta andando il congresso del PD

Da poco più di una settimana è cominciata la prima fase, quella riservata ai circoli e agli iscritti al partito: secondo i conteggi parziali Matteo Renzi è in netto vantaggio

Matteo Renzi, Michele Emiliano, Andrea Orlando (La Presse)

Lo scorso 20 marzo è cominciata la prima fase del congresso del Partito Democratico per eleggere un nuovo segretario con il voto nei circoli da parte degli iscritti. La seconda fase sarà invece aperta a tutti gli elettori e le elettrici: le cosiddette “primarie”. Il voto nei circoli si concluderà il 2 aprile e servirà a eleggere i delegati alle convenzioni provinciali (che si riuniranno il 5 aprile), che a loro volta eleggeranno i delegati alla convenzione nazionale. Questo organismo si riunirà una sola volta il 9 aprile per verificare i dati riportati nei circoli dai singoli candidati a segretario e stabilire chi di loro potrà essere ammesso alle primarie. Lo statuto del PD dice che «risultano ammessi all’elezione del segretario nazionale i tre candidati che abbiano ottenuto il consenso del maggior numero di iscritti purché abbiano ottenuto almeno il cinque per cento dei voti validamente espressi e, in ogni caso, quelli che abbiano ottenuto almeno il quindici per cento dei voti validamente espressi e la medesima percentuale in almeno cinque regioni o province autonome». Le primarie si terranno infine il 30 aprile con un turno unico.

I candidati alle primarie del PD sono tre: Matteo Renzi, ex segretario ed ex presidente del Consiglio; il ministro della Giustizia Andrea Orlando; il presidente della Puglia, Michele Emiliano. Orlando era uno dei leader dei “Giovani Turchi”, una corrente che si colloca nella sinistra del PD e di cui fa parte anche il presidente del partito, Matteo Orfini, che però a questo congresso sostiene Matteo Renzi. Emiliano ha deciso all’ultimo momento di rimanere nel partito dopo aver minacciato per giorni di uscirne e anche lui affronta Renzi da sinistra.

Dai circoli sono cominciati ad arrivare i primi dati: non sono dati ufficiali né finali ma semplici conteggi parziali, e Matteo Renzi risulta in netto vantaggio. La copertura è ancora piuttosto bassa, pari al 9 per cento dei circoli del PD:


Da qualche circolo arrivano anche dati precisi e i primi commenti. Nel circolo della “Bolognina”, dove nel 1989 Achille Occhetto fece il celebre annuncio della “svolta” del Partito Comunista Italiano, ha vinto Renzi: i votanti sono rimasti gli stessi del 2013, e cioè 80. Di questi, 45 voti sono andati a Renzi, 34 a Orlando e 1 a Emiliano. La volta precedente Cuperlo aveva ottenuto 35 voti, Civati 23, Renzi 18 e Pittella 4. Sempre a Bologna, scrive un quotidiano locale, in diversi altri circoli ha vinto invece Orlando: «Al circolo Renzo Imbeni del vecchio quartiere San Vitale, la candidatura Orlando batte nettamente Renzi 54 a 17. Stessa cosa al circolo di San Donato». Nel frattempo è arrivata anche la prima notizia di irregolarità e brogli: a Copertino, in provincia di Lecce, sono stati comunicati i risultati (a favore di Renzi) ma le votazioni non si sono mai svolte. Gli organi regionali del PD hanno quindi ottenuto l’annullamento della votazione per far celebrare il congresso in maniera regolare, con un nuovo voto e questa volta vero, nei prossimi giorni.

Nella sua newsletter del 27 marzo Renzi ha scritto di essere molto soddisfatto perché «migliaia di iscritti stanno votando, discutendo le singole mozioni e finendo con l’esprimere una preferenza». Renzi dice anche che «per il momento la partecipazione degli iscritti è ottima, superiore in percentuale a quella del 2013» e che la sua «mozione sta andando molto bene anche tra gli iscritti, ma c’è ancora da lavorare: vorrei però dire grazie a tutti perché i primi dati sono superiori alle più rosee previsioni». L’Unità scrive che «i sostenitori di Orlando hanno però altre cifre: Renzi al 62%, Orlando al 33% e Emiliano al 4%». Daniele Marantelli, deputato del PD vicino a Orlando, ha commentato: «Considerando che la candidatura di Orlando è stata presentata solo tre settimane fa e nonostante tutte le difficoltà, aver superato il 30% è un ottimo risultato che ci dà la spinta per la sfida delle primarie il 30 aprile». Emiliano ha fatto invece capire di poter trovare consensi soprattutto nel sud del paese e di puntare comunque soprattutto sulla seconda fase del congresso, cioè sulle primarie aperte.

Fonte: Il Post

In Nigeria almeno 140 morti per la peggiore epidemia di meningite dal 2009

Secondo il Centro per il controllo delle malattie della capitale Abuja, finora sono state infettate più di mille persone

Un bambino riceve la vaccinazione per la meningite. Credit: Reuters

Un'epidemia di meningite ha ucciso almeno 140 persone in alcuni stati della Nigeria. A riportarlo sono le autorità del paese.

I casi riguardano l'ultimo mese e sono stati documentati in sei stati. Finora sono state infettate più di mille persone, secondo quanto comunicato dal Centro per il controllo delle malattie della capitale Abuja.

Si tratta della peggiore epidemia in Nigeria dal 2009, quando morirono 156 persone. Il timore è che la malattia non possa più essere tenuta sotto controllo se dovesse diffondersi nei campi profughi e nelle prigioni.

Un nuovo ceppo, che potrebbe essere stato importato da un paese vicino, è ora quello prevalente in Nigeria e richiede un vaccino differente rispetto a quello classico, come spiegato dal ministro della Salute Isaac Adewole.

La causa dell'epidemia stagionale è stata attribuita alle notti freddi, al vento polveroso e al clima asciutto. Ad aggravare la situazione ci sono anche le credenze tradizionali, la scarsa igiene e la sovrappopolazione.

--- LEGGI ANCHE: Tutto quello che c'è da sapere sui vaccini

Fonte: The Post Internazionale

I danni del ciclone Debbie che ha colpito il Queensland, in Australia

Migliaia di persone sono state evacuate dalle loro case o sono rimaste senza elettricità in tutta la regione

Il ciclone ha portato venti che soffiano fino a 263 chilometri orari. Credit: Reuters

Un forte ciclone ha colpito la costa nordorientale dell'Australia, portando piogge torrenziali e il taglio dell'elettricità per decine di migliaia di case.

Il ciclone Debbie ha anche causato alcune frane tra le zone di Bowen e Airlie Beach nel Queensland, con venti che soffiano fino a 263 chilometri orari. Una persona è rimasta ferita.

Il primo ministro Malcolm Turnbull ha riferito in parlamento di aver attivato un piano di risposta al disastro.

“Stiamo per fare una serie di report sui danni e, tristemente, penso che dovremo farli anche per quanto riguarda persone ferite, se non morte", ha riferito la polizia locale.

Una donna racconta che la sua proprietà è stata completamente devastata. “Ci sono almeno 50 alberi cascati. Il tetto della casa del vicino è crollato”, ha detto alla Bbc.

Le autorità hanno avvertito i cittadini invitandoli a non lasciare le loro case.

“Vedremo l'impatto del ciclone Debbie nei prossimi tre o cinque giorni, quando si allontanerà”, ha detto la premier del Queensland Annastacia Palaszczuk.

Più di 25mila persone sono state fatte evacuare dalle loro case per quello che sarà il ciclone più devastante per il Queensland dal 2011.

Per la giornata di martedì 28 marzo si aspettano precipitazioni da 150 a 500 millimetri di pioggia.

Le autorità del Queensland hanno deciso di chiudere 181 scuole e circa 200 asili. Tutti i voli degli aeroporti di Townsville e Mackay sono stati cancellati.

L'esercito è stato allertato e negli ospedali sono stati messi a disposizione circa 600 posti letto.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 27 marzo 2017

Cosa si sa dell’omicidio di Alatri

Un ragazzo di vent'anni è morto dopo essere stato picchiato fuori da un locale in provincia di Frosinone, le indagini sono ancora in corso


Nella notte tra venerdì e sabato ad Alatri, in provincia di Frosinone, Emanuele Morganti – un ventenne originario della vicina frazione di Tecchiena – è stato violentemente picchiato fuori da un locale del centro ed è morto domenica 26 marzo per le ferite. I giornali di oggi si occupano molto di questa storia, che tuttavia è ancora poco chiara e su cui è iniziata un’indagine dei carabinieri che per ora non ha portato a nessun arresto.

Quello che dicono le prime testimonianze riportate dai giornali è che Emanuele Morganti si trovava con alcuni amici e con la sua ragazza al circolo Arci Mirò di Alatri, dove a un certo punto intorno alle due di notte ha litigato con un altro ragazzo – di origini albanesi, dicono alcuni testimoni – che aveva fatto qualche battuta inappropriata alla sua ragazza. Morganti e l’altro ragazzo sono stati bloccati dai buttafuori e portati fuori del locale, dove però il litigio è continuato, diventando sempre più violento. A un certo punto Morganti è stato colpito alla testa con un oggetto di ferro – un paletto di quelli usati per evitare il parcheggio delle auto sui marciapiedi, scrive Repubblica; una spranga o un cric, dice il Corriere della Sera – e questo gli avrebbe causato le ferite più gravi. Scrive Repubblica: “Emanuele, con fratture multiple al cranio e nella zona cervicale, è stato subito trasferito dal locale ospedale all’Umberto I di Roma, dove ieri sera i medici si sono dovuti arrendere e dichiararne la morte. I familiari hanno acconsentito alla donazione degli organi”.

Non si sa ancora chi sia stato a colpire Morganti – sia Repubblica che il Corriere della Sera dicono però che diversi testimoni avrebbero individuato questa persona – e non è ancora chiarissimo in che modo dal litigio si sia arrivati al pestaggio di Morganti, che secondo diversi testimoni è stato colpito violentemente anche una volta che era caduto a terra senza sensi dopo il colpo ricevuto (il Corriere scrive che il suo volto era irriconoscibile per via dei colpi ricevuti). Le descrizioni dei giornali passano da quelle di una rissa tra due gruppi di persone – gli amici di Morganti e quelli del ragazzo con cui litigava, con 25 persone coinvolte in tutto – a quelle di un pestaggio di molte persone ai danni di una. A questa incertezza si aggiunge che secondo qualcuno anche i cinque buttafuori del locale sembrerebbero aver avuto un ruolo nella rissa, anche se non è chiaro in che termini.

Le indagini dei carabinieri sono iniziate sabato, dopo il ricovero di Morganti. I testimoni principali sono stati interrogati subito e – scrive il Corriere – nove persone ritenute responsabili del pestaggio (tra cui quattro buttafuori del Mirò, dice sempre il Corriere) sono state fermate già sabato notte prima di essere rilasciate. Sulle indagini, Repubblica scrive invece che:


i carabinieri prima e il pm Vittorio Misiti poi hanno ascoltato per un giorno intero oltre 20 persone. Concentrati i sospetti su nove di loro — tre buttafuori albanesi e uno di Ceccano e cinque giovani del posto — gli inquirenti li hanno quindi riconvocati ieri pomeriggio in caserma. «I miei clienti hanno negato di aver picchiato la vittima», assicura il difensore dei buttafuori, Giampiero Vellucci. «Nessun fermo al momento», precisa in tarda serata il maggiore Antonio Contente. Ma la svolta appare vicina. Il pestaggio sarebbe stato ripreso anche da una telecamera di sorveglianza del Comune e ieri sono state acquisite altre immagini delle telecamere del centro storico.

Fonte: Il Post

Cos’è questa storia delle firme per la candidatura di Raggi

Un servizio delle Iene ha ipotizzato irregolarità nella presentazione della candidatura, ma sembra più che altro una formalità

(ANSA/ANGELO CARCONI)

Nella puntata del programma di Italia Uno Le Iene di domenica 26 marzo è andato in onda un servizio che ha ipotizzato alcune irregolarità nella raccolta delle firme necessarie per la candidatura a sindaco di Roma di Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle. Il servizio, realizzato dall’inviato Filippo Roma, è partito da una segnalazione di Alessandro Onorato, consigliere comunale a Roma per la Lista Marchini.

Onorato ha mostrato come nell’atto principale presentato al comune per candidare Raggi a sindaca di Roma, la data riportata sia quella del 20 aprile 2016, mentre la raccolta delle firme fu organizzata dal M5S tre giorni dopo, il 23 aprile, in un evento chiamato #FirmaDay. Il documento specifica che sono state raccolte 1.352 firme, che però il 20 aprile non erano ancora state raccolte. Un’altra stranezza segnalata da Onorato è che il documento attesta la presenza di dieci cancellieri, i funzionari pubblici incaricati di certificare le firme nel momento della loro raccolta: i banchetti organizzati per Roma dal M5S furono però venti, in una singola giornata. Sulla storia dei cancellieri non ci sono state vere spiegazioni da parte del M5S, che invece ha rivendicato la legalità dell’atto principale della candidatura a sindaco di Roma di Raggi, sostenendo che le date siano irrilevanti.

Le Iene hanno parlato con l’ufficio elettorale del comune di Roma, che ha confermato che il documento dovrebbe provare la situazione della raccolta firme nella data in cui è stato compilato, e quindi il 20 aprile. Dato che le firme sono state raccolte tre giorni dopo, l’ufficio ha convenuto che «qualche stranezza c’è». Alessandro Canali, avvocato e delegato di lista del M5S, ha spiegato che l’atto principale si apre quando le firme non sono ancora state interamente raccolte, lasciando il campo in cui bisogna indicare il numero di firme raccolte vuoto e compilandolo soltanto dopo. Canali dice che è una pratica prevista dalla legge, e che non si può fare diversamente perché l’atto principale si deve aprire prima della raccolta vera e propria delle firme. Riguardo al numero dei cancellieri, Canali ha ipotizzato che i banchetti per la raccolta firme potessero avere orari diversi, e che i cancellieri possano quindi aver presenziato in più di uno solo. Roma ha obiettato che sei banchetti avevano orario continuato, e Canali non ha saputo spiegare meglio.

L’ufficio servizi elettorali del comune di Roma, contattato dalle Iene, ha detto che «è inverosimile che il documento possa contenere delle parti in bianco». Alla richiesta di confermare che, come spiegato da Canali, sia una pratica prevista dalla legge, l’ufficio ha detto che «non è previsto né imposto nulla. Questa generalmente è la data in cui tutte le cose vengono consegnate quindi quella data deve essere esattamente la data in cui io consegno: e se io sto portando [il documento] oggi non vedo perché dovrei scrivere la data di avant’ieri». L’altro delegato di lista del M5S a Roma, l’avvocato Paolo Morricone, che ha sostenuto a sua volta che il campo sulle firme si possa lasciare in bianco e compilato dopo, sostenendo che lo fanno «tutti gli altri partiti». Roma ha chiesto a Roberto Giachetti e Alfio Marchini, due degli altri candidati a sindaco di Roma nel 2016, che hanno detto di aver compilato l’atto principale dopo la raccolta di firme.

Virginia Raggi, intervistata mentre era in vacanza, ha detto di non conoscere la questione nel dettaglio, consigliando di parlare con i delegati di lista. Il M5S di Roma ha cercato di chiarire la questione, scrivendo che «anche ipotizzando che ci sia un errore formale questo non inficia la regolarità e la legittimità della lista», citando una sentenza del TAR del Friuli Venezia Giulia del 2006 che dice che è indifferente che la data dell’atto principale sia precedente a quella della raccolta delle firme. Non sono state date ulteriori spiegazioni sulla storia del numero dei cancellieri.



Se quella sulle firme di Roma sembra soprattutto una questione formale, il M5S ha dei problemi per quanto riguarda le firme presentate per le elezioni comunali di Palermo del 2012 e per quelle regionali dell’Emilia-Romagna del 2014.

Fonte: Il Post

La Cdu di Angela Merkel vince le elezioni nel Saarland

L'Unione cristiano-democratica tedesca ha conquistato il 40,7 per cento dei voti, staccando la Spd ferma al 29,6 per cento

La candidata della Cdu nel land del Saarland Annegret Kramp-Karrenbauer insieme alla cancelliera Angela Merkel. Credit: Reuters

L'Unione cristiano-democratica tedesca (Cdu), partito della cancelliera Angela Merkel, ha vinto le elezioni nel land del Saarland. La Cdu ha conquistato il 40,7 per cento dei voti sconfiggendo i Socialdemocratici (Spd) che si sono fermati al 29,6 per cento.

L'elezione avvenuta domenica 26 marzo è un antipasto del voto di settembre nel quale a sfidarsi saranno Merkel e l'ex presidente del parlamento Ue Martin Schulz, esponente della Spd.

La regione del Saarland, un piccolo land nel sudovest del paese con un milione di abitanti, è attualmente governato da una coalizione a guida Cdu ma di cui fa parte anche la Spd.

Rispetto alle precedenti elezioni regionali, avvenute nel 2012, la Cdu è salita dal 35,2 per cento dei consenti al 40,7 di oggi. La Spd è invece scesa dal 30,6 al 29,6 per cento.

I Verdi hanno fallito il tentativo di entrare nell'assemblea regionale non raggiungendo il 5 per cento dei consensi. Seggi conquistati dal partito populista Alternative for Germany (Afd), che ha ottenuto il 6,2 per cento di voti.

A opporsi nella sfida elettorale del Saarland erano la premier uscente Annegret Kramp-Karrenbauer e la sua vice nel governo regionale, l'esponente della Spd Anke Rehilinger.

Prima delle elezioni generali di settembre si terranno le votazioni anche nei land del Schleswig-Holstein e del North Rhine-Westphalia.

Fonte: The Post Internazionale

Le più grandi proteste in Russia contro Putin dal 2012

Il 26 marzo la polizia ha arrestato un migliaio di persone a Mosca, tra cui il leader dell'opposizione Alexei Navalny. Le manifestazioni si sono tenute in circa 100 città

Le forze dell'ordine fermano un oppositore del governo durante le manifestazioni a Mosca. Credit: Maxim Shemetov

Sono 1.030 le persone fermate domenica 26 marzo 2017 e portate nelle stazioni di polizia di Mosca per aver partecipato a quelle che sono state definite come le più grandi proteste contro il presidente Vladimir Putin dal 2012.

Le manifestazioni, che si sono tenute in circa 100 città di tutto il paese, sono state organizzate dall'oppositore di Putin Alexei Navalny e non sono state autorizzate dal governo russo.

Durante le proteste lo stesso Navalny è stato fermato e caricato su un pulmino della polizia, scatenando la reazione della folla che ha assaltato il mezzo al grido di “fascisti, liberatelo!”.

Navalny dovrebbe comparire lunedì 27 marzo davanti ai giudici del tribunale Tverskoi di Mosca con l'accusa di aver organizzato manifestazioni non autorizzate. Secondo l'avvocata Olga Mikhailova, Navalny è accusato dell'organizzazione di un'azione di massa che ha causato la violazione dell'ordine pubblico e rischia fino a 15 giorni di arresto amministrativo.

Secondo quanto sostiene l'agenzia di stampa Interfax alcuni dei fermati sono stati rilasciati, mentre altri sono stati accusati di “infrazioni amministrative”. Secondo un'altra fonte citata da Interfax “46 minori sono stati individuati sui luoghi della manifestazione non autorizzata a Mosca” e sono stati tutti “consegnati ai genitori”. La polizia russa aveva riferito domenica 26 marzo di aver fermato circa 500 persone durante la manifestazione.

Navalny ha organizzato manifestazioni contro la corruzione in tutto il paese. Nel mirino il premier Dimitry Medvedev, accusato di controllare un vero e proprio impero attraverso una rete di organizzazioni no-profit.

A San Pietroburgo si sono registrati momenti di tensione accompagnati da tafferugli fra manifestanti e agenti di polizia, mentre a Novosibirsk, in Siberia, secondo i siti dell'opposizione, hanno partecipato al corteo circa duemila persone.

In altre città della regione, come Krasnoyarsk e Omsk, i manifestanti erano circa 1.500. Secondo il sito di Navalny, le proteste erano programmate in 99 città, ma in 72 le autorità locali hanno negato il permesso.

Secondo la polizia alle proteste a Mosca hanno partecipato circa 7mila persone.

Le manifestazioni del 26 marzo sono state la dimostrazione più importante contro il presidente Vladimir Putin dal 2012, quando i russi scesero in piazza nel periodo delle elezioni presidenziali.

Le reazioni

Il Cremlino ha definito le proteste del 26 marzo come una “provocazione”.

Gli Stati Uniti hanno condannato “fermamente gli arresti di centinaia di manifestanti pacifici in Russia” e hanno chiesto “al governo russo di rimetterli subito in libertà”, secondo quanto riferito in una nota da Mark Toner, portavoce del dipartimento di Stato Usa. “Fermare dei manifestanti pacifici, degli osservatori dei diritti dell'uomo e dei giornalisti è un affronto ai valori democratici fondamentali”, afferma ancora Toner.

Gli Stati Uniti si sono detti preoccupati per l'arresto di Navalny a un anno dalle elezioni presidenziali russe e intendono “seguire la situazione”.

Condanna ferma anche da parte dell'Unione europea e dall'alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini.

“Il giro di vite della polizia russa ha impedito l'esercizio delle libertà fondamentali di espressioni, associazioni e assemblea pacifica, che sono diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione russa”, ha dichiarato Mogherini. “Chiediamo alle autorità russe di rispettare pienamente gli impegni internazionali presi per la difesa di questi diritti e il rilascio senza indugi dei dimostranti pacifici che sono stati imprigionati”.

Fonte: The Post Internazionale

domenica 26 marzo 2017

Il testo della nuova dichiarazione firmata a Roma dai leader Ue

Nel 60esimo anniversario dalla firma dei Trattati di Roma i leader dell'Unione europea hanno rinnovato il loro impegno per l'integrazione sottoscrivendo questo testo

Il presidente del parlamento Ue Antonio Tajani mostra le firme della Dichiarazione di Roma. Credit: Reuters

Il 25 marzo 2017 i capi di stato e di governo dei 27 paesi dell'Unione europea si sono riuniti nella capitale italiana per celebrare i 60 anni dalla firma del Trattato di Roma.

I leader dei paesi membri hanno firmato inoltre una nuova dichiarazione per onorare il trattato del 1957, che ha aperto la strada alla nascita dell'Unione europea.

Ecco il testo del documento:

Dichiarazione dei leader dei 27 Stati membri e del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Commissione europea

25 marzo 2017

Noi, i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell'UE, siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dall'Unione europea: la costruzione dell'unità europea è un'impresa coraggiosa e lungimirante. Sessanta anni fa, superando la tragedia di due conflitti mondiali, abbiamo deciso di unirci e di ricostruire il continente dalle sue ceneri. Abbiamo creato un'Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare.

L'unità europea è iniziata come il sogno di pochi ed è diventata la speranza di molti. Fino a che l'Europa non è stata di nuovo una. Oggi siamo uniti e più forti: centinaia di milioni di persone in tutta Europa godono dei vantaggi di vivere in un'Unione allargata che ha superato le antiche divisioni. L'Unione europea è confrontata a sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno: conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche. Insieme, siamo determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità.

Renderemo l'Unione europea più forte e più resiliente, attraverso un'unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni. L'unità è sia una necessità che una nostra libera scelta. Agendo singolarmente saremmo tagliati fuori dalle dinamiche mondiali. Restare uniti è la migliore opportunità che abbiamo di influenzarle e di difendere i nostri interessi e valori comuni. Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile.

Per il prossimo decennio vogliamo un'Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Vogliamo un'Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica. Vogliamo un'Unione che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i nostri valori e si impegnano a promuoverli.

In questi tempi di cambiamenti, e consapevoli delle preoccupazioni dei nostri cittadini, sosteniamo il programma di Roma e ci impegniamo ad adoperarci per realizzare:

1. Un'Europa sicura: un'Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un'Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.

2. Un'Europa prospera e sostenibile: un'Unione che generi crescita e occupazione; un'Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un'Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell'Unione economica e monetaria; un'Unione in cui le economie convergano; un'Unione in cui l'energia sia sicura e conveniente e l'ambiente pulito e protetto.

3. Un'Europa sociale: un'Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l'integrità del mercato interno; un'Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; un'Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un'Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l'esclusione sociale e la povertà; un'Unione in cui i giovani ricevano l'istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un'Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.

4. Un'Europa più forte sulla scena mondiale: un'Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l'Africa e nel mondo; un'Unione pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un'industria della difesa più competitiva e integrata; un'Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione e complementarità con l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; un'Unione attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica globale positiva.

Perseguiremo questi obiettivi, fermi nella convinzione che il futuro dell'Europa è nelle nostre mani e che l'Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi.

Ci impegniamo a dare ascolto e risposte alle preoccupazioni espresse dai nostri cittadini e dialogheremo con i parlamenti nazionali. Collaboreremo a livello di Unione europea, nazionale, regionale o locale per fare davvero la differenza, in uno spirito di fiducia e di leale cooperazione, sia tra gli Stati membri che tra di essi e le istituzioni dell'UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Lasceremo ai diversi livelli decisionali sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenziale di innovazione e crescita dell'Europa. Vogliamo che l'Unione sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole. Promuoveremo un processo decisionale democratico, efficace e trasparente, e risultati migliori.

Noi leader, lavorando insieme nell'ambito del Consiglio europeo e tra le istituzioni, faremo sì che il programma di oggi sia attuato e divenga così la realtà di domani. Ci siamo uniti per un buon fine. L'Europa è il nostro futuro comune.

Fonte: The Post Internazionale