giovedì 18 dicembre 2014

Lutto nel mondo del Cinema, morta Virna Lisi


È morta Virna Lisi, l’attrice italiana lascia un vuoto incolmabile nel cinema italiano. L’annuncio dato da Dagospia: “La terra le sia lieve”. Era attivissima ancora oggi, amata dal grande pubblico proprio perché prolifica tuttora nelle sue produzioni, soprattuto per la tv, Virna Lisi è l’unica attrice che condivide con Margherita Buy il record di premi vinti ai “Nastri d’Argento”, sei in tutto. In carriera ha anche vinto un “Prix d’interprétation féminine” a Cannes, due David di Donatello per le interpretazione e due per la carriera, di cui uno ricevuto nel 2009.

Una notizia che ha sconvolto tutti, dato che l’attrice era ancora nel pieno delle sue attività. Nell’aprile 2014, dopo 12 anni di assenza, è tornata sul set per “Latin lover” ultimo film della Comencini. Era impegnata in nuovi progetti televisivi per Mediaset, come “È la mia famiglia”, le cui riprese erano iniziate in autunno, mentre le riprese della quarta stagione della serie “Il bello delle donne” si sarebbero dovute girare nei primi mesi del 2015.

C’è chi dice che non si sia mai ripresa dalla morte di suo marito, l’architetto Franco Pesci, avvenuta il 25 settembre 2013. Fu una storia d’amore durata ben 53 anni. L’attrice restò al suo fianco fino alla fine , rifiutando di presenziare a diversi programmi per promuovere la sua ultima fiction “Baciamo le mani”.

Virna Lisi ha legato il suo nome a titoli campioni di ascolti della storia recente di Mediaset: “Caterina e le sue figlie” (tre stagioni), “L’onore e il rispetto”, “Il sangue e la rosa”, “La donna che ritorna”, “Baciamo le mani – Palermo New York 1958″, “Madre, aiutami”, “A casa di Anna”, “Il bello delle donne”. Al cinema, sembrava indissolubile il sodalizio con Cristina Comencini, per la quale l’attrice è stata presente in tre lavori, “Va’ dove ti porta il cuore” (1996), “Il più bel giorno della mia vita” (2002) e, appunto, l’ultimo ancora in produzione, “Latin Lover”.

Fonte: Planetmagazine.it

martedì 16 dicembre 2014

Riflessioni di un lettore sull'attuale situazione italiana


Può sembrare strano, ma guardando quello che sta accadendo adesso in Italia, mi sembra di vivere al tempo del gladiatore, quando in piena decadenza l'imperatore (un inetto) indì i giochi olimpici per distogliere l'attenzione su ciò che stava accadendo all'impero. Oggi viviamo lo stesso: disoccupazione a livelli massimi; emigrazione di giovani italiani a livelli altissimi; corruzione da paura (politici, funzionari, mafiosi, terroristi tutti coinvolti in scandali); un governo che butta soldi mentre l'Italia si sgretola per una bomba d'acqua o per un fiume in piena. Facciamo affari di guerra con l'India e poi lasciamo due nostri compatrioti alla mercé di un paese che non rispetta le più piccole regole della società civile. E il governo annuncia i giochi. Mentre domani si dovranno pagare ulteriori tasse arrivate ai massimi storici; mentre chi prende la tredicesima la dovrà restituire tutta allo stato; mentre padri e madri dovranno dire ai figli che babbo Natale non passerà in Italia perché tenere le renne è roba di lusso... Tutto questo non interessa a chi ci rappresenta, loro sono lì nelle loro belle case, con le loro famiglie e continuano a mangiare, tanto sanno che il conto lo paghiamo noi. E se il figlio gli domanderà : "papà ma babbo Natale passa quest'anno?" lui risponderà : "certo papà, ha mandato un aereo di stato per portarlo qui". E il parlamento pensa ai giochi olimpici quando non ha saputo gestire nemmeno il mercatino di Natale in piazza Navona.

Riflessioni di un lettore che ha scelto di non inserire la sua firma

sabato 13 dicembre 2014

#Salvini, il populismo in cravatta verde


C’era una volta Roma Ladrona. Poi arrivò Belsito e si scoprì che non era solo sotto il Colosseo che si rubava. In principio fu “prima il Nord”. Ma un giorno venne Salvini e trasformò il motto nordista in un patriottico “prima gli italiani”. Interessante la metamorfosi della Lega Nord, che pare aver ritrovato smalto grazie al suo segretario giovane, brillante e molto macho. Contesta Renzi, ma ha avviato nel suo partito una rottamazione becera. I vecchi slogan nordisti non funzionano più? Inventiamoci una formula diversa e ugualmente stomachevole: una soluzione di nazionalismo, antieuropeismo, populismo e un tocco di sano narcisismo che non guasta mai.

L’altro Matteo, il padano che ha fulminato la Le Pen: se questo è l’inizio, tra vent’anni Salvini avrà più soprannomi di Apollo Creed. Del resto è parte della sua strategia mediatica basata sull’invasione dei salotti, con entrate a gamba tesa e voce grossa, a sputare fuoco contro l’altra “invasione”, quella dei disperati che rischiano la pelle per un po’ di sicurezza. Recita la parte del duro e puro, ma il suo palese obiettivo è diventare il capo inconstrastato dell’antirenzismo, raccogliendo il maggior numero di voti possibile.

Nella media dei sondaggi delle ultime settimane, i leghisti si assestano al 10-11%. Una percentuale inimmaginabile appena qualche tempo fa, riguardo alla quale tutti hanno delle precise responsabilità. Renzi, che non ha la forza (o il peso politico) di essere autorevole in Europa. Grillo, che in un anno è passato da “Siete tutti morti!” a “Vinciamo poi”. Il centrodestra, diviso tra schiavi di Berlusconi e trasformisti cronici. Infine la sinistra, che non è riuscita a rendersi voce della protesta contro il sistema e ha lasciato gli scontenti in balia del qualunquismo salvinista.

E questo preoccupa, perché almeno nel M5S convivono tutt’oggi anime provenienti da ambienti diversi dalla destra (anche se in Europa i grillini si alleano con Farage senza battere ciglio): invece la nuova Lega ingloba tutto in un calderone estremista votato allo sfascio. Contro l’Europa, gli zingari, gli immigrati, il governo e le istituzioni. Dall’altro lato c’è la redenzione sui meridionali, cinque anni dopo il coro sui napoletani a Pontida (e da siciliano ti dirò, Matteo: la tua solidarietà mi fa ribrezzo). C’è il progetto dell’espansione al centro e al sud verso un partito in stile Front National, un po’ di tempo dopo le magliette “Padania is not Italy”. Insomma, c’è tutto e il suo contrario.

Ma importa davvero a qualcuno? No, a quanto pare. Meglio sfogare l’insoddisfazione contro i capri espiatori di turno. Ieri erano gli ebrei e i comunisti, oggi i rom e i marocchini. Tutto regolare. Come sempre si aizzano i poveri contro i poveri, per frammentare la società e permettere ai populisti di aumentare i consensi, tenendo i cittadini nell’ignoranza e godendo di ogni disastro, dato che questo servirà a fortificare la loro posizione. Noi non possiamo accettare tutto questo, perché ciò che dobbiamo fare è esattamente opposto.

Non serve a nulla cacciare gli immigrati, vittime tanto quanto noi dello stesso capitalismo brutale. È la voglia di rivoluzione che deve unirci. Bisogna lottare contro le grandi banche, i potentati economici, la corruzione e lo sfruttamento. I nostri alleati devono essere i politici onesti (ci sono, vi dico, e non sono pochi. Solo che non fanno rumore come i loro colleghi incompetenti), i lavoratori, i giovani e quella grande maggioranza silenziosa di cittadini che giorno dopo giorno svolgono il proprio compito con umiltà e trasparenza.

“Sarà una bella società / fondata sulla libertà” cantavano i Rokes negli anni Sessanta. E anche sull’eguaglianza, sulla giustizia e sulla pace per tutti, aggiungiamo noi. Ma dobbiamo darci da fare, o quando ci accorgeremo di aver sprecato un’enorme opportunità sarà già troppo tardi. E lì saranno dolori.

Fonte: Qualcosa di Sinistra

venerdì 12 dicembre 2014

Piazza Fontana 45 anni dopo

Il 12 dicembre 1969, a Milano, 17 persone morirono in quella che è stata definita la madre di tutte le stragi

di Stefano Mentana


Il 12 dicembre 1969, quarantacinque anni fa, all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana, a Milano, esplose una bomba che uccise 17 persone e ne ferì 88.

Nelle ore successive, venne ritrovata un’altra bomba in una banca di Milano, poi ne esplosero altre tre a Roma, una in via Veneto, una all’altare della Patria e una terza al museo del Risorgimento, che ferirono complessivamente 17 persone.

I primi sospetti riguardo gli autori dell’attentato ricaddero su alcuni gruppi anarchici, di cui furono fermati diversi esponenti. Tra questi vi fu Giuseppe Pinelli, morto in circostanze misteriose il 15 dicembre dello stesso anno precipitando dal quarto piano della questura di Milano. Per questo fatto, numerosi gruppi di estrema sinistra ritennero responsabile il commissario Luigi Calabresi, ucciso nel 1972. In seguito a un processo, alcuni esponenti di Lotta Continua sono stati condannati per questo omicidio.

Per la strage di piazza Fontana fu inizialmente accusato l’anarchico Pietro Valpreda che, dopo essere stato processato, fu assolto.

Le indagini si sono poi spostate sui neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura, accusati anche loro, insieme ad altri esponenti del gruppo politico di Ordine Nuovo, di aver compiuto la strage dopo l’assoluzione di Valpreda. Gli imputati di questo gruppo, però, sono anch’essi stati assolti o le loro condanne sono cadute in prescrizione.

Oggi, a 45 anni dalla strage, dopo ben sette processi, non è stata individuata alcuna verità. Un’assenza di verdetto che ha favorito le interpretazioni che vedono in piazza Fontana l’inizio, o quantomeno una brusca accelerazione, della cosiddetta strategia della tensione: un tentativo di aumentare lo scontro politico attraverso gruppi eversivi in modo da poter inasprire le politiche repressive nel Paese.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 11 dicembre 2014

I dieci argomenti più discussi su Facebook nel 2014


Facebook ha pubblicato la lista dei dieci argomenti più discussi al mondo sul social network nel 2014. La lista si basa sul numero dei post, dei commenti, dei like, delle foto e dei video condivisi su un determinato tema.

  1. Mondiali di calcio in Brasile
  2. Virus ebola
  3. Elezioni in Brasile
  4. La morte dell’attore Robin Williams
  5. Ice Bucket Challenge per raccogliere fondi contro la Sla
  6. Conflitto a Gaza
  7. Malaysia Airlines
  8. Super Bowl
  9. Michael Brown/Ferguson
  10. Olimpiadi invernali di Sochi

Fonte: Internazionale

mercoledì 10 dicembre 2014

Riflessioni sullo scandalo "Mafia capitale"


Di Salvatore Santoru

Nei vari talk show politici in questi giorni si sta parlando molto del "recente" scandalo che ha colpito Roma, e che ha visto coinvolti diversi personaggi legati alla mafia, al terrorismo degli anni 70 e a diverse fazioni politiche.

Nello scandalo sono stati coinvolti personaggi legati alla 'ndrangheta, al terrorismo di estrema destra e sinistra, alle coop rosse, al mondo del calcio e dello spettacolo e legati sia ad ambienti di destra che di sinistra.

Le figure più rilevanti sono quelle di Massimo Carminati, un passato nei NAR e nella Banda della Magliana, e Salvatore Buzzi, già graziato da Scalfaro nel 94 per omicidio colposo, e noto per essere il fondatore e gestore della nota Cooperativa 29 Giugno.

Tale vicenda dimostra come non mai che il livello di corruzione e malaffare serpeggia come non mai nei vertici e non della politica "che conta", e ovviamente la sua trasversalità.

Difatti, nonostante c'è chi punta il dito a destra o a sinistra, in tale vicenda, così come in tante altre, si è avuta la dimostrazione che quando si tratta di denaro sporco destra o sinistra contano assai poco, tanto che un criminale legato ad ambienti eversivi del panorama "neofascista" e un' "antifascista" legato ad ambienti di sinistra radicale e non, si trovavano "casualmente" a braccetto nel fare affari illeciti.

La vicenda rappresenta solo la punta dell'iceberg di una politica, e di una società sempre di più colpite da un sistema fondato sulla corruzione e l'affarismo, che si dovrebbe al più presto eliminare al più presto, se si vuole rinnovare la società e la politica del paese.

Fonte: Informazione Consapevole

martedì 9 dicembre 2014

Perchè pubblicare il video di Mango?


La scorsa notte è venuto a mancare il cantautore Mango, vittima di un malore durante un concerto. Questa è una notizia. Mango è morto, durante un concerto. Possa riposare in pace. Possa riposare in pace anche se le ultime immagini che ricorderemo di lui sono quelle del suo malore sul palco. Certo, era quasi ovvio che qualcuno, viste le circostanze della sua morte, avesse a disposizione delle immagini dell'accaduto. Però, non condivido che ad alcune grandi testate giornalistiche (o presunte tali) sia venuto in mente di pubblicare il video online e metterlo a disposizione del pubblico. Cosa aggiungono al dolore, alla notizia, le immagini di un uomo che sta morendo? Ok la notizia, quindi l'informazione. Ma era necessario pubblicare il video? Mi chiedo il perchè della spettacolarizzazione della morte. E mi chiedo dove sia l'umanità in chi mostra queste cose. Oggi, nell'era dei siti internet e dei social network, il giornalismo di carta e quello online devono necessariamente trovare nuove forme di narrazione che si adattino al tempo e ai mezzi. Responsabilità dei media è anche questa.

lunedì 8 dicembre 2014

Verso il 70° dalla liberazione: come ci arriviamo?

Sembra un po’ presto per pensarci, d’altronde mancano 4 mesi e poco più. Però, di tempo ne abbiamo avuto tanto e di materiale ne abbiamo abbastanza per poter (forse) rispondere alle seguenti domanda: come ci stiamo arrivando al 70° anniversario della liberazione dal nazifascismo? A quel 25 aprile 2015, ci giungeremo forti, con una memoria collettiva che non intende dimenticare i valori sorti con la Resistenza, con la Liberazione, con la nascita della Repubblica e della Carta fondamentale, oppure deboli, con spettri pronti a riavvianghiarci tra le loro spire, dopo aver pensato che fossero scomparsi del tutto? Cosa ne è stato del sacrificio di tanti partigiani che hanno rischiato e/o perduto la vita pur di restituire il Paese alla democrazia, delle tante donne che – non solo come «staffette» – hanno contribuito alla causa della liberazione, del lavoro dei partiti che ci hanno donato la Costituzione Repubblicana? Spero di sbagliarmi, ma penso che la risposta sia abbastanza dolorosa: di tutto quel periodo ci è rimasto solo l’aspetto storico. Mi spiego: è ormai sapere comune il fatto che il 25 aprile l’Italia viene liberata dal nazifascismo, mediante le insurrezioni partigiane e la risalita da Sud delle truppe alleate, che il 2 giugno 1946 un referendum sancisce la nascita della Repubblica e la fine della Monarchia, che il 1° gennaio 1948 entra in vigore la Costituzione. Ciò che sta venendo meno di quel momento tragico e, allo stesso tempo, foriero di fatti positivi, è l’aspetto dei valori, degli ideali che ne sono fuoriusciti. Valori e ideali che, almeno su carta, sono cementati nei principi fondamentali della nostra Costituzione. Basta farsi un giro tra le persone per capire che stiamo vivendo un clima di dispersione, di arrendevolezza, di sconforto…

Iniziamo, per l’ennesima volta, da un triste luogo comune: l’avversione verso gli stranieri. Durante il regime fascista, una delle conseguenze dell’avvicinamento dell’Italia alla Germania di Hitler (sancito poi con il Patto d’acciaio del 22 maggio 1939) fu la pubblicazione di leggi razziali e di un “manifesto della razza” (1938) firmato da 10 scienziati italiani. In pillole: si sanciva l’esistenza di una pura razza italiana, che non doveva mescolarsi con quelle inferiori, in primis con gli ebrei. Poco tempo prima c’erano state nel Terzo Reich le famigerate «Leggi di Norimberga» e poi, durante la guerra, il più grave attentato alla dignità umana: la «Soluzione finale». Una vittoria delle truppe dell’Asse (Italia – Giappone – Germania) avrebbe dato vita ad un nuovo ordine mondiale, basato sulla diseguaglianza e sulla possibilità di legittimare definitivamente lo sterminio di popoli ritenuti inferiori: gli ebrei in primis, ma anche le popolazioni dell’Europa orientale che, nei piani di Hitler, doveva diventare il granaio dell’Impero tedesco, con gli abitanti destinati alla semischiavitù. Di ciò (e di tanto altro) cosa ci resta? Pochissimo: i partiti fascisti provano a rialzare la testa, lo straniero diventa il capro espiatorio dei nostri problemi.

Fosse solo questo il problema: nel tempo abbiamo imparato anche ad abusare dei diritti conquistati. Giusto per fare qualche esempio: durante il periodo fascista la partecipazione politica era consentita solo se ti tesseravi nell’unico partito riconosciuto: il Partito Nazionale Fascista. L’alternativa: restare in Italia e darti alla lotta clandestina (rischiando l’esilio o qualche anno di carcere duro, se non la pena di morte), oppure emigrare all’estero. E per partecipazione politica si intendono tanti diritti: il voto, la libertà di pensiero, la libertà di associazione etc. Cosa dice poi l’art.1 della nostra Costituzione? «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro» : il lavoro diventa base del nostro ordinamento, e lo Stato fa di tutto per garantirlo, è un patto tra i cittadini e le istituzioni. Pensate in quale bel mondo viviamo: fino a 70 anni fa potevano votare solo gli uomini, le donne erano solo «angeli del focolare» destinati ad occuparsi della famiglia e delle faccende casalinghe. Per carità, ciò lo era anche prima della marcia su Roma, ma con la Liberazione tutto è cambiato. Oggi invece, a votare non si va più, si preferisce l’astensione. I motivi di questa scelta sono ben condivisibili: la sfiducia nella politica, la crisi economica etc. Ma ricordiamoci ogni tanto, che senza le pallottole ed il sangue versato dai componenti della Resistenza, senza il coraggio di uomini, donne, giovani e meno giovani, oggi (forse) staremmo ancora con la tessera fascista in tasca, a votare SI o NO alle elezioni per un listone, senza possibilità di scegliere alternative nettamente opposte. Le donne oggi continuerebbero a non aver accesso a talune attività lavorative (es.: la magistratura)… Quindi, donne che vi prestate al neofascismo, come fate ad accettare un sistema di valori che vi vedrebbe subalterne? E voi uomini, come fate a condannare questa Repubblica che vi permette di parlare e pensare, al contrario di ciò che spettava ad una voce dissidente durante il regime autoritario? Si dirà che il partito fascista è fuorilegge: stiamo attenti, perchè il fascismo si esplica tranquillamente anche in partiti che hanno rappresentanti nelle istituzioni. Tornando al lavoro: prima era obbligatoria la tessera, oggi no; prima non potevi scioperare e/o protestare in altri modi, oggi si.

Di tutto ciò cosa è rimasto? Ben poco: forse i diritti vengono visti come una cosa definitivamente acquisita, ma ciò non può permettere a tutti noi il lusso di utilizzarli solo quando fa comodo. Quando si deve votare, facciamolo, qualunque sia la situazione del Paese; quando non si deve votare, partecipiamo, aderiamo ad un partito (o fondiamolo), entriamo in un’associazione (o creiamola)… insomma, non restiamo con le mani in mano, perchè il Paese è di tutti, ed ognuno di noi, in diversa misura, è responsabile di ciò che accade nella penisola. Il lavoro non si trova? Cerchiamolo, arrangiamoci, consapevoli che ciò lo facciamo non solo per noi stessi, ma per la collettività, per le future generazioni… Ovviamente, è impossibile ipotizzare un ritorno al periodo mussoliniano, anche perchè il fascismo non è esente da evoluzioni. Ma le basi restano sempre quelle, e se ieri si attaccava lo straniero per non inquinare la razza italiana, oggi lo prendi di mira perchè «colpevole» di rovinare la nostra brava gente italica. Detto ciò, sfruttiamo questi 4 mesi per recuperare i valori antifascisti e costituzionali, e festeggiare degnamente il 70° dalla Liberazione.

“Ormai tutti han famiglia, hanno figli,
Che non sanno la storia di ieri.
lo son solo e passeggio tra i tigli
Con te, cara, che allora non c’eri.
E vorrei che quei nostri pensieri,
Quelle nostre speranze d’allora,
Rivivessero in quel che tu speri,
O ragazza color dell’aurora “

Italo Calvino

“nessuna conquista è per sempre,

c’è sempre qualcuno interessato a toglierla per cui resistere è,
non solo un dovere, ma una necessità dei giovani, altrimenti non si va avanti!”

Maria Cervi

Fonte: El Nuevo Dìa

Vuoi collaborare con Informare è un dovere? Puoi mandare le tue segnalazioni e/o inviare i tuoi articoli all'indirizzo e-mail andreadl86@yahoo.it