lunedì 24 novembre 2014

Gli effetti collaterali del Jobs Act


Di Salvatore Santoru

Recentemente il premier Matteo Renzi ha definito il "Jobs Act" fondamentale e necessario per la crescita economica dell'Italia, in un' intervento pubblicato per il noto quotidiano inglese "Economist".

Intanto, diverse critiche bipartisan sono giunte verso tale provvedimento, a partire da Landini passando per Renato Brunetta, che ha definito in un articolo sul "Giornale" un'imbroglio, e un "un pasticcio contro i lavoratori, le imprese, i giovani, il mercato del lavoro e anche contro il buonsenso".

L'ex viceministro Stefano Fassina ha dichiarato che l'obiettivo vero della misura è " la libertà di licenziamento", e il sociologo Luciano Gallino in un articolo su "Repubblica" del 18 novembre ripreso nell'edizione online dalla rivista Micromega, ne ha elencato gli effetti nefasti.


In tale articolo, Gallino ha scritto che "uno dei principali esiti del Jobs Act, a danno dei lavoratori, sarà la liquidazione di fatto del contratto nazionale di lavoro (cnl), in attesa di una legge che ne sancisca anche sul piano formale la definitiva insignificanza rispetto alla contrattazione aziendale e territoriale", e che "oltre che tra i lavoratori e le classi possidenti, le disuguaglianze aumenteranno tra gli stessi lavoratori", visto che "la facoltà conferita alle imprese, comprese decine di migliaia medio-piccole, di regolare mediante accordi sindacali anche locali sia il salario, sia altre condizioni cruciali del rapporto di lavoro, avrà come generale conseguenza una ulteriore riduzione dei salari reali e con essi della quota salari sul Pil. In fondo, è uno degli scopi del Jobs Act, anche se non si legge in chiaro nel testo".


Insomma, una misura che non promette niente di bene, al di là dei proclami demagogici dell'ex sindaco di Firenze.

Fonte: Informazione Consapevole

sabato 22 novembre 2014

Aumentano i femminicidi in Italia

Una ricerca dell'Eures ha registrato che nel 2013 le donne uccise sono di più rispetto all'anno precedente

di Stefano Mentana


Nel 2013 sono state 179 le donne vittime di omicidio. Una ogni due giorni.

Si tratta del numero più alto registrato in Italia negli ultimi sette anni, in aumento del 14 per cento rispetto al 2012, quando le donne uccise furono 157.

Questo è ciò che viene registrato dall'ultimo rapporto annuale dell’Eures (European Employment Services) sulle vittime di omicidio.

Tra le vittime, 122 sono state uccise in ambito familiare: un dato anche questo in crescita rispetto all’anno precedente, quando sono state 105. Stessa triste tendenza per le donne uccise da persone a loro prossime, con cui condividono rapporti di lavoro o di vicinato, salite a 22 rispetto alle 14 del 2012. Le donne vittime della criminalità sono invece 28.

Una novità arriva con la distribuzione geografica degli omicidi: se fino al 2012 erano sempre stati di più al nord, per la prima volta nel 2013 è il sud a detenere il triste primato, con 75 omicidi. Raddoppiano poi quelli avvenuti nel centro Italia, da 22 a 44, 11 dei quali solamente a Roma. L’Umbria, invece, è la regione in cui vengono uccise più donne ogni milione di abitanti (12,9).

Il 18,9 per cento delle vittime sono madri uccise dai figli: anche questo dato è in forte crescita rispetto allo scorso anno, quando costituivano il 15,2 del totale. Questi omicidi spesso hanno come movente ragioni economiche o i cattivi rapporti durante una convivenza dettata da ragioni di necessità.

La principale causa del femminicidio è però, come sempre, la gelosia: tra il 2000 e il 2013, infatti, il 31,7 per cento degli omicidi sono avvenuti per questa ragione.

L'aumento dei casi di donne vittime di omicidio è un dato allarmante: secondo il rapporto stilato da Eures, tra le ragioni che contribuiscono alla crescita di questo triste trend c'è la risposta del tutto inadeguata da parte delle istituzioni alla richiesta di aiuto delle donne.

Nel 2013, infatti, il 51,9 per cento delle donne uccise, prima di morire aveva segnalato di aver subìto violenze dalla persona che poi le ha uccise.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 21 novembre 2014

Opinione del Rockpoeta: Il Disonestamente Giusto

Daniele Verzetti Rockpoeta

La sentenza di ieri sera brucia ancora sulla pelle. Vorrò leggere la motivazione per capire come sia stato possibile che nessuno si sia potuto accorgere della sopravvenuta prescrizione. Resta il fatto di uno Stato che non vara leggi serie (basti pensare che non abbiamo ancora il reato di tortura) ma anche di una sentenza che doveva fare giustizia e non l'ha sostanzialmente fatta.

In queste ore continua a prevalere in me un profondo senso di disapprovazione (eufemismo elegante che simula il concetto di rabbia ed amarezza) per quanto compiuto dal Dr. Francesco Iacoviello (continuo a parlare di lui come elemento cardine dato che non mi risulta che gli avvocati dell'imputato si fossero anch'essi accorti di questo cavillo)

Disapprovazione in quanto scopro che la Cassazione ed il famigerato Dr. Iacoviello, hanno ritenuto che la prescrizione scatti dal 1986, data di chiusura degli stabilimenti mentre i giudici d'appello, avevano sottolineato che questo genere di reato, siccome si protrae negli effetti e realizzazione nel tempo, non poteva avere la prescrizione decorrente dalla data di chiusura della fabbrica nel 1986.

Si trattava e si tratta di un reato a consumazione prolungata. Ora so, parlo per iperbole, che se lancio colposamente oggi una bomba atomica su una città, risponderò salva prescrizione, solo delle morti immediate e non di quelle numerose per cancro negli anni a seguire. Buono a sapersi per i bioterroristi, salvo che non siano così narcisi dal voler rivendicare il fatto e quindi ammettere il dolo e la volontarietà.

E' vero, la legge è la legge, ma è anche pur vero che la vedo applicare in modo ligio e preciso solo e sempre verso i più deboli ed in questo caso anche interpretandola forzatamente contro i più deboli. D'altronde, qualcuno potrebbe anche affermare, cosa aspettarsi da chi ha de facto, sempre per vizi di forma, "assolto"Dell'Utri ed Andreotti e proviene dalla "gloriosa" Scuola di Carnevale…

Curiosi anche i trascorsi di Arturo Cortese Presidente della Sez.I della Cassazione, anche lui "implicato" in questa sentenza. Il giornalista D'Avanzo rilevò in passato una curiosa coincidenza con Cortese come relatore a proposito di un processo a danno di Berlusconi " D'Avanzo rileva :
"La prima singolarità affiora innanzitutto in una coincidenza. Nel collegio giudicante, il relatore (Arturo Cortese) - relatore anche oggi – aveva già affrontato un giudizio con Berlusconi imputato (corruzione della Guardia di Finanza). La responsabilità di Berlusconi (condannato in primo grado) era stata prescritta in appello. Con una decisione, secondo gli addetti, «singolare», la sentenza della Cassazione invece di «uniformarsi a criteri e parametri normali, più conformi ai precedenti consolidati e alle collaudate prassi interpretative», si mosse su un terreno «difforme da ogni precedente», come scrissero i giuristi che se ne occuparono (Questione giustizia n.2, 2002). Berlusconi da prescritto divenne assolto nel merito.
Una scelta interpretativa difforme da ogni precedente è stata di nuovo la via imboccata dal relatore e dal collegio. Così singolare e difforme da muoversi contro le convinzioni – non della procura di Milano, queste sono sciocchezze – ma dell´intero sistema giudiziario che ha affrontato la corruzione organizzata da Cesare Previti (già condannato per questo reato) e anche dei criteri e dei parametri della stessa Cassazione. Forse, invece di andare a caccia di farfalle e fanfaluche, sarebbe più interessante incuriosirsi dell´originalità della sentenza salvapreviti, dell´imprevisto orientamento della Cassazione, riflettere sui sintomi di un quietismo togato che meglio di Franco Cordero non si può descrivere: «Ogni giudice integrato nel sistema assorbe tranquillamente eventuali errori, anzi non li vede; quando li veda, non gli fanno né caldo né freddo; lavorava a nome e per conto dell´istituzione; basta che uno navighi nella corrente giusta; la storia li diluisce questi miserabili fatterelli individuali".

Per carità, questa decisione sarà stata presa in buona fede ma certo che queste coincidenze inquietano. Sarebbe interessante, anzi è decisamente importante, conoscere anche gli altri membri del collegio giudicante e sapere chi ha avallato questa sentenza così controversa, quindi eccoli: - La Corte di Cassazione è composta dal presidente Artuso Cortese, dalla relatrice Stefania di Tomassi e dai magistrati Aldo Cavallo, Piera Maria Severino Caprioglio e Enrico Giuseppe Sandrini.

Ed allora, indagini e amarezze a parte, dico soltanto che per una sola volta, avrei voluto vedere qualcuno comportarsi in modo "disonestamente giusto" e magari, solo ed esclusivamente in quest'occasione, voltarsi dall'altra parte e far finta di nulla lasciando prescrivere la prescrizione.

Daniele Verzetti Rockpoeta®


Amianto Invisibile

Amianto Invisibile
Colpo di Spugna
I morti restano
La Giustizia é assente.

Amianto "incolpevole"
Un processo lento crea la morte
Uno breve l'approva.

Polveri nei polmoni
Macigni nel cuore

Il tempo di uno spot
E la Giustizia muore.

DANIELE VERZETTI, ROCKPOETA


Fonte: L'Agorà

Daniele Verzetti Rockpoeta
Blog: http://www.agoradelrockpoeta.blogspot.it/
Sito internet: http://www.danieleverzettirockpoeta.it/
Facebook: https://www.facebook.com/daniele.rockpoeta
E-mail: daniverpoeta@yahoo.it

Vuoi collaborare con Informare è un dovere? Puoi mandare le tue segnalazioni e/o inviare i tuoi articoli all'indirizzo e-mail andreadl86@yahoo.it

giovedì 20 novembre 2014

Eternit, la Cassazione annulla la condanna: «Reato prescritto»

L'unico imputato, il magnate svizzero Schmidheiny, era stato condannato in Appello a 18 anni di carcere per le migliaia di morti da amianto. Cancellati tutti i risarcimenti


Annullata senza rinvio perché il reato e’ estinto per prescrizione. Qusto il verdetto pronunciato dalla prima sezione penale della Cassazione nell’abito del processo Eternit. La suprema corte ha accolto la richiesta del sostituto procuratore generale di Cassazione, Francesco Mauro Iacoviello, nel corso dell’udienza del maxi-processo Eternit, ribattezzato come il “processo del secolo”. La Cassazione ha cancellato anche tutti i risarcimenti. Le motivazioni della sentenza emessa stasera verranno depositate nei prossimi mesi. La sentenza era attesa per la prossima settimana.

Processo Eternit, foto d’archivio (Lapresse)

LA REAZIONE DEI PRESENTI ED IL NODO DELLA PRESCRIZIONE - «Vergogna! Vergogna!». Queste le parole udite tra urla e fischi di protesta al momento della lettura del verdetto della Cassazione. La Corte ha stabilito poi che la prescrizione del reato di disastro doloso è maturata prima della sentenza di primo grado, e cio’ “travolge” tutte le statuizioni civili. In appello, era stato riconosciuto un risarcimento di 30 mila euro a favore di 938 parti offese. I fatti contestati si sarebbero dunque svolti fra il ’66 fino al 1986, anno in cui l’azienda ha cessato la sua attività: in quel lasso di tempo, dunque, va inquadrato il reato di disastro doloso, con la prescrizione maturata in circa 12 anni, ossia nel 1998.

IL VERDETTO ANTICIPATO - Nel processo d’Appello era stato condannato a 18 anni di carcere l’unico imputato, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, con l’accusa di “disastro ambientale doloso“. Secondo il Pg, la prescrizione doveva intervenire perché i reati sarebbero da far risalire a quando chiuse lo stabilimento dell’azienda. «La divergenza è sul momento consumativo del disastro. In primo grado si è detto che il disastro cessa quando la bonifica degli ambienti è stata interamente completata. In secondo grado i giudici hanno detto che il disastro termina nel momento in cui non ci saranno morti in eccedenza sostenendo, in pratica, che finché dura la malattia dura il disastro», ha ricordato Iacoviello. Per il Pg, invece, la tesi accusatoria portata avanti negli anni dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello avrebbe seguito «un percorso pionieristico, facendo rientrare le morti come eventi del disastro», quando, a suo modo di vedere, «le morti non fanno parte del concetto di disastro» stesso.

DELUSI I FAMILIARI DELLE VITTIME – Delusi per la richiesta della pubblica accusa i molti familiari delle vittime, presenti nell’aula magna di piazza Cavour. «Il magistrato ha spiegato che il reato si è consumato fino al 1986. Le due sentenze, quella di primo grado e l’altra d’appello anche se con motivi differenti hanno affermato altro. Ovvero, che la contestazione era “permanente” e fino alla morte delle persone colpite», hanno replicato alcuni rappresentanti dell’Afeva, l’associazione dei familiari delle vittime. Migliaia, circa 2200, furono le persone decedute per mesotelioma pleurico, il tumore provocato dall’inalazione di polveri d’amianto, nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale elvetico-belga, così come tra i cittadini di Casale Monferrato, Cavagnolo (in provincia di Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

BONANNI: «ASSOLUZIONE? SAREBBE MORTE DEL DIRITTO» – «Attendiamo la sentenza e valuteremo quella. Certo l’imputato è uno degli uomini più ricchi del mondo e se fosse assolto oggi, a fronte dell’epidemia che c’è stata, sarebbe la morte del diritto». Così Ezio Bonanni, avvocato di una delle parti civili nell’ambito del processo Eternit, commenta la decisione del procuratore generale della Corte di Cassazione Francesco Iacoviello che ha chiesto “l’annullamento senza rinvio” della sentenza di appello per intervenuta prescrizione. «Stephan Schmidheiny (condannato a 18 anni in appello, ndr) avrebbe almeno potuto chiedere scusa alle famiglie dei deceduti – ha aggiunto – Noi comunque non ci fermeremo, gli elementi documentali e probatori raccolti fin qui sono rilevanti».

(Lapresse)

ETERNIT, PG CASSAZIONE: «GIUDICE DEVE SCEGLIERE DIRITTO» - Nella sua requisitoria, il pg della Cassazione ha precisato in modo chiaro come, a suo dire, l’imputato sia «responsabile di tutte le condotte che gli sono state ascritte». Anche se, ha invitato a riflettere sulla «qualificazione del reato», facendo notare che, a suo dire, «va dimostrato che l’imputato intenzionalmente voleva provocare il disastro».

Iacoviello ha sottolineato comunque come il giudice «tra diritto e giustizia deve sempre scegliere il diritto». Certo, «la prescrizione non risponde a esigenze di giustizia, ma ci sono momenti in cui diritto e giustizia vanno da parti opposte», ha concluso.

L’Afeva e i familiari delle vittime hanno promesso battaglia già prima della sentenza in caso di un annullamento: «Sarebbe un duro colpo, ma ci sono giudici e procuratori che vogliono raggiungere la giustizia e non solo rispettare il diritto. Sappiamo che la procura di Torino ha avviato una seconda indagine per omicidio, per le vittime di questi anni. Andremo avanti», ha sottolineato il numero uno dell’associazione Bruno Pesce.

Fonte: Giornalettismo

mercoledì 19 novembre 2014

Strage di Capaci, Spatuzza condannato a 12 anni

Si chiude con quattro condanne, tra cui due ergastoli, il filone del processo nato dopo le rivelazioni dell'affiliato a Cosa Nostra, oggi collaboratore di giustizia


Gaspare Spatuzza è stato condannato a 12 anni di carcere nel processo, celebrato con il rito abbreviato, per la strage di Capaci. I boss Giuseppe Barranca e Cristoforo Cannella sono stati condannati all’ergastolo mentre per Cosimo D’Amato il gup di Caltanissetta David Salvucci ha dseciso una pena di 30 anni. Il giudice ha rinviato al processo civile la liquidazione del danno per le parti civili e ha negato la provvisionale immediatamente esecutiva.

(STR/AFP/Getty Images)

IL RUOLO DI SPATUZZA, COLLABORATORE DI GIUSTIZIA - Il gup ha accolto in parte le richieste dell’accusa che aveva sollecitato la condanna all’ergastolo per i tre boss palermitani e 12 anni per Spatuzza che con le sue rivelazioni ha permesso di aprire un nuovo filone d’indagini sulle stragi del ’92. Spatuzza, collaboratore di giustizia, nel 2009 rivelò ai magistrati di Caltanissetta, responsabili delle indagini sulle stragi mafiose, di aver recuperato l’esplosivo che sarebbe poi stato usato per la strage di Capaci, nella quale morì Giovanni Falcone.

LEGGI ANCHE: Mafia, 16 arresti tra il clan Messina Denaro

ECCO COM’È ARRIVATO L’ESPLOSIVO - Dagli stralci dei verbali, ripresi all’epoca da Repubblica, emerse come il Cannella chiese a Spatuzza, un mese prima della strage, di trovare un’auto voluminosa con la quale caricò, a Porticello, dei cilindri delle dimensioni di 50 centimetri per un metro contenenti delle bombe e legati con delle funi sulle paratie di una barca attraccata al molo. Lì era presente un certo Cosimo, identificato poi in D’Amato. Spatuzza continuò spiegando che i fusti vennero portati all’interno di una casa diroccata di una sua zia, al fianco di quella di sua madre, e usata come magazzino. Successivamente venne recuperato altro esplosivo in altri bidoni alla Cala, vicino al porto, sempre legati ad un peschereccio. Nelle sue deposizioni Spatuzza disse di non sapere a cosa serviva l’esplosivo.

(Foto di copertina: STR / AFP / Getty Images)

Fonte: Giornalettismo

martedì 18 novembre 2014

La storia di Rosetta e Philae da poco atterrati su una cometa lontana

Rosetta e Philae sono giunti a destinazione, a 510 milioni di chilometri dalla Terra. È la prima volta che l'uomo riesce a far atterrare qualcosa sul suolo di una cometa.

di Tommaso Perrone


Il 12 novembre 2014, dopo dieci anni nello spazio il lander Philae, trasportato dalla sonda Rosetta, è atterrato sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (67P/C-G) a 510 milioni di chilometri di distanza. È la prima volta nella storia che l’uomo riesce inviare qualcosa sul suolo di una cometa. La discesa è durata circa sette ore. Ma il viaggio di Rosetta e Philae è stato molto più complicato e lungo. Molto lungo: miliardi di chilometri.

La missione dell’Agenzia spaziale europea (Esa) ha dovuto adattarsi perché la forma della cometa si è rivelata più complessa di quello che gli scienziati pensavano all’inizio, così la sonda Rosetta ha dovuto compiere diverse manovre intorno a 67P/C-G prima di atterrare. Non si sa ancora se Philae avrà vita facile sulla tortuosa superficie della cometa fatta di crateri, dirupi e massi grandi come case, ma per l’Esa si tratta già di un grande successo perché le informazioni provenienti dal lander ci permetteranno di scoprire caratteristiche nuove sulle comete e sul loro comportamento.



La sonda Rosetta è stata chiamata così dagli scienziati europei perché confidano nel fatto che, come la stele di Rosetta permise agli archeologi di tradurre il geroglifico degli egizi dal greco, così la sonda possa contribuire a capire meglio come si formano i pianeti e come è nato il nostro sistema solare. Nel video (sopra), una spiegazione per bambini (ma anche adulti) sulla storia di Rosetta e Philae realizzato dall’Esa per comprendere meglio lo scopo e la storia della missione.

Immagine in evidenza © ESA via Getty Images

Fonte: LIFEGATE

lunedì 17 novembre 2014

Opinione del Rockpoeta: Una drammatica giornata di sole…


Mi chiamo Daniele Verzetti, in arte Rockpoeta, sono genovese e sono molto preoccupato. Abbiamo una grave emergenza: oggi è domenica 16 novembre 2014 ed in Liguria abbiamo il sole. E' un dramma perchè non sappiamo come gestire quest'evento così raro ed emergenziale.

Abbiamo paura di subire danni seri agli occhi per l'eccesso di luce. Forse la nostra pelle potrebbe scottarsi. Aggiungo che fa troppo caldo e temiamo una forte siccità.

E poi, tutti quei soldi spesi per canoe, gommoni e stivaloni. Se ora queste emergenze si riproponessero maggiormente, avremmo problemi anche a spostarci non avendo più automobili ed altri mezzi di locomozione su gomma.

Perdonate questo prologo sarcastico e denso di amarezza. Denso come il fango che ha invaso la mia terra, come i fiumi pieni di terra e detriti che hanno invaso strade e paesi ed ancora anche la mia città, Genova. 

Perdonatemi, perchè se è vero che queste tragedie sono figlie di errori (o forse sarebbe meglio dire di orrori) che hanno origine nel passato, va anche detto che hanno anche colpe molto recenti. Aver costruito sui greti dei torrenti nei decenni scorsi è una grave colpa, ma perseverare oggi con la cementificazione selvaggia, come nel caso dei box in costruzione a Piazza Rotonda a Borgoratti nel capoluogo ligure con la frana relativa verificatasi ieri, proprio in quel punto, o il voler fare 15.000 mq di centro commerciale alla Foce nell'area dell'ex Fiera, dimostra come questi siano tutti segnali di come non si voglia cambiare in alcun modo direzione.

Nel 2015 avremo le elezioni regionali. Ovvio che mi auguro che la Paita non sia nemmeno tra le possibili scelte per il Governatore della Regione. Su Cofferati, mi limito a dire che l'esperienza di Bologna non mi fa ben sperare e che sono anche stanco che si portino dei big a svernare nei comuni importanti o nelle grandi Regioni per far fare loro qualcosa.

Sostengo, inoltre, che per risolvere forse queste problematiche, ci vorrebbero alcune svolte concrete. In primis le grandi opere: no alla gronda ed al terzo valico e sì allo scolmatore da 250 milioni di euro per il Bisagno. Sì ad altre opere di medio termine e di prima necessità per cercare di difendersi al meglio in attesa di vedere conclusa la mega opera dello scolmatore. Aggiungo poi che in certi casi come terremoti, alluvioni, ecc., i soldi che i Comuni hanno e che sono assurdamente bloccati dal Patto di Stabilità, dovrebbero essere invece svincolati dallo stesso ed usati. Vi faccio un esempio concreto e reale: Ceriale, ridente località turistica della Riviera Ligure di Ponente: ebbene loro hanno un rio che esonda sempre alla minima precipitazione. Quel comune, ha detto il Sindaco, ha sia i soldi che il progetto per realizzare quanto serve per mettere gli abitanti di Ceriale in sicurezza e quindi mettere quel rio in condizione di non nuocere più, ma ovviamente, non li può usare. Questa è l'Europa, un'Europa che secondo me va riformata seriamente e non nella direzione voluta dalla BCE, da Renzi e dalla Merkel. Comunque, queste sono altre questioni, da discutere in seguito. 

Ora vi devo lasciare, i raggi del sole sono adesso troppo forti e devo chiudere le persiane per difendermi. E spero che queste barriere di luce siano sufficienti per limitare i danni...

Daniele Verzetti Rockpoeta®

Vi propongo questa mia poesia intitolata 'In ginocchio nel fango': http://agoradelrockpoeta.blogspot.it/2014/11/langolo-del-rockpoeta-in-ginocchio-nel.html

Daniele Verzetti Rockpoeta
Blog: http://www.agoradelrockpoeta.blogspot.it/
Sito internet: http://www.danieleverzettirockpoeta.it/
Facebook: https://www.facebook.com/daniele.rockpoeta
E-mail: daniverpoeta@yahoo.it

Vuoi collaborare con Informare è un dovere? Puoi mandare le tue segnalazioni e/o inviare i tuoi articoli all'indirizzo e-mail andreadl86@yahoo.it

domenica 16 novembre 2014

La bufala dei "40 euro al giorno agli immigrati". A Tor Sapienza e non solo

I soldi erogati dal ministero per l’accoglienza vanno a coprire i costi di gestione, ai migranti meno di 3 euro per le spese quotidiane. Più consistenti invece i contributi per i minori: quelli non accompagnati arrivati quest'anno in Italia sono 11mila. Di Capua (Sprar): "Per loro obbligo di tutela fino alla maggiore età, anche se non sono richiedenti asilo”


ROMA – “Gli italiani non hanno lavoro e ai rifugiati diamo 40 euro al giorno”. “Noi se stiamo senza lavoro non riceviamo un euro, a loro invece li manteniamo senza far niente”. Frasi ripetute spesso, come un mantra, in questi giorni di scontri nella periferia romana, per spiegare il clima di insofferenza dei cittadini nei confronti dei migranti ospitati nei centri di accoglienza. Ma quanto ricevono davvero i migranti, richiedenti asilo e rifugiati? E chi sono i minori non accompagnati, finiti al centro delle polemiche dopo le rivolte scoppiate nella periferia est della capitale?

40 euro date in media alle cooperative, meno di tre euro ai migranti. Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno. Un importo non definito per decreto, ma da una valutazione sui costi di gestione dei centri. Gli enti locali che decidono di partecipare al bando Sprar (Sistema di protezione e accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo), come l’ultimo del 2014/2016, hanno l’obbligo infatti di presentare un piano finanziario che deve essere approvato dalla commissione formata da rappresentati di enti locali (comuni, province e regioni), del ministero dell’Interno e dell’Unhcr. Le spese di gestione per migrante, valutate in media intorno ai 35 euro pro capite pro die, possono subire dunque delle variazioni da regione a regione, secondo il costo della vita locale e dell’affitto delle strutture. Questi soldi però, dai 35 ai 40 euro al giorno, non finiscono in tasca agli ospiti dei centri ma vengono erogati alle cooperative, di cui i comuni si avvalgono per la gestione dell’accoglienza. E servono a coprire le spese per il vitto, l’alloggio, la pulizia dello stabile e la manutenzione. Una piccola quota copre anche i progetti di inserimento lavorativo. Della somma complessiva solo 2,5 euro in media, il cosiddetto pocket money, è la cifra che viene data ai migranti per le piccole spese quotidiane (dalle ricariche telefoniche per chiamare i parenti lontani, alle sigarette, alle piccole necessità come comprarsi una bottiglia d’acqua o un caffè).

I soldi per l’accoglienza vengono presi dal fondo ordinario che il ministero dell’Interno ha a disposizione per l’immigrazione e l’asilo. “L’accoglienza dei richiedenti asilo è una risposta alla convenzione dei Diritti dell’uomo e alla nostra Costituzione – spiega Daniela Di Capua, direttrice del servizio centrale Sprar -. In questi giorni sono state dette molte cose errate che vanno chiarite. Innanzitutto i 40 euro al giorno non vengono dati in nessuno modo ai richiedenti asilo e ai rifugiati. Sono soldi erogati per la gestione dei centri, che vanno a chi si prende la responsabilità di gestirli. Servono dunque a pagare gli operatori, l’affitto ai privati degli immobili, i fornitori di beni di consumo. Una piccola quota va per gli interventi di riqualificazione professionale, come i tirocini, orientati a permettere ai migranti di vivere in autonomia una volta usciti dal sistema di accoglienza. E solo una quota residua viene data direttamente a loro. Si tratta del pocket money, pochi euro per le piccole spese quotidiane. Queste risorse fanno parte di un fondo ordinario del ministero. Non sono spese straordinarie – spiega - solo nel caso dell’Emergenza nord Africa ci fu un aumento delle accise per far fronte all'accoglienza. Cosa che non sta accadendo oggi”.

Per quanto riguarda i minori non accompagnati, il discorso è diverso e il costo pro capite varia a seconda delle rette delle singole comunità di accoglienza. “Questo dipende – spiega ancora Di Capua – dal fatto che per i minori non accompagnati si fa riferimento a una normativa diversa, rispetto agli adulti, originariamente indirizzata ai minori allontanati dalle famiglie in Italia. Gli standard in questo caso sono più elevati, così come i costi – aggiunge - La competenza è dei Comuni che si avvalgono per la gestione delle comunità di accoglienza. Queste devono assicurare anche un servizio sociale e di tutela, che comporta una spesa maggiore. Le rette possono dunque superare anche i 140 euro, ma per quelli che rientrano nello Sprar, indipendentemente dalla rette della comunità, noi eroghiamo 80 euro al massimo. Il ministero sta comunque lavorando per abbattere i costi di queste rette, pensando a una differenziazione anche per fasce d’età”.

In tutto sono 11 mila i minori non accompagnati arrivati quest’anno in Italia. Si tratta di ragazzi, di età media tra i 12 e i 17 anni, che arrivano da soli sul territorio italiano. La maggior parte sono maschi e provengono dall’Afganistan, dal Nord Africa e dalla Siria. “Alcuni di loro sono stati aiutati a fuggire da zone di guerra o di conflitto dai genitori – conclude Di Capua – e hanno diritto a fare richiesta d’asilo. Altri vengono per lavorare o sono vittime dei trafficanti. In ogni caso per tutti, anche per i non richiedenti asilo, c’è un obbligo di tutela fino alla maggiore età”. (ec)

Fonte: Redattore Sociale