giovedì 23 febbraio 2017

L’Iraq si è ripreso l’aeroporto di Mosul

È un passo importante nella battaglia contro lo Stato Islamico, che controlla ancora la zona ovest della città

T(AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images)

Giovedì 23 febbraio l’esercito iracheno ha attaccato la base militare al Ghazlani e l’aeroporto di Mosul, in Iraq, riprendendone in parte il controllo: è una vittoria importante nell’offensiva ricominciata il 19 febbraio per liberare la città dal controllo dello Stato Islamico. L’avanzata verso l’aeroporto e la base di al Ghazlani, che si trovano nella periferia sud-ovest di Mosul, permetterà di usare queste aree per organizzare e lanciare delle operazioni verso ovest dove si trovano diverse migliaia di combattenti dell’ISIS.

L’attacco è cominciato intorno alle cinque del mattino con il supporto di jet, droni e elicotteri della coalizione internazionale, e grazie all’avanzata dai quartieri liberati nei giorni scorsi. Gli uomini della polizia federale e i militari di un’unità speciale del ministero degli Interni sono riusciti a entrare nella base aerea al Ghazlani – dove, secondo quanto riferito dal generale Yahya Rasool all’agenzia di stampa Associated Press, gli scontri sono ancora in corso – e poi nella pista dell’aeroporto, respingendo gli attacchi dei miliziani dello Stato islamico rintanati negli edifici aeroportuali. Il numero esatto di jihadisti presenti all’aeroporto non è conosciuto.

L’aeroporto si trova nei pressi di una collina chiamata Abu Salif, che le forze irachene intendono conquistare per evitare che lo Stato Islamico la usi come base per i propri cecchini, già molto impiegati nella campagna per difendere Mosul. Parallelamente ai primi due attacchi le truppe sono entrare anche in due quartieri della parte occidentale della città, ancora controllata dallo Stato Islamico. Su quest’ultima operazione non ci sono molti dettagli.


L’offensiva militare per liberare Mosul – che è di fatto la capitale dello Stato Islamico in Iraq – è iniziata a ottobre, e per il momento ha portato alla liberazione dei quartieri che si trovano sulla sponda est del fiume Tigri, che divide in due la città. La campagna era in stallo da diverse settimane, cioè da quando i miliziani dello Stato Islamico erano riusciti a colpire gravemente le forze irachene con autobombe, attentati suicidi e attacchi tipici della guerriglia urbana. Domenica 19 febbraio l’offensiva è ricominciata. Le diverse forze presenti sul campo stanno avanzando sia da sud-ovest che da sud. Qualche giorno fa, durante i primi attacchi della nuova campagna, le forze militari irachene avevano liberato alcuni quartieri nella periferia sud-ovest e erano arrivati a pochi chilometri dall’aeroporto principale di Mosul.

L’obiettivo è ora riconquistare i quartieri occidentali del centro storico di Mosul. Al momento si stima che in città rimangano circa 650mila civili, spesso in condizioni di vita molto precarie, insieme ad alcune migliaia di miliziani dello Stato Islamico (all’inizio della campagna erano seimila, e le forze irachene stimano di averne uccisi un migliaio). Le forze alleate contro lo Stato Islamico possono comunque contare su circa 100mila uomini.

Fonte: Il Post

Trump ha abolito le regole sull'uso dei bagni delle scuole in base all'identità di genere

Le linee guida erano state introdotte durante l'amministrazione di Obama

Un adesivo attaccato per protesta su un bagno in North Carolina

L'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha revocato il provvedimento per cui i transgender possono usare i bagni delle scuole pubbliche in base all'identità di genere anziché al sesso biologico. Tali linee guida erano state introdotte durante l'amministrazione del precedente presidente, Barack Obama, e salutate come un'importante vittoria per la comunità LGBT.

Tuttavia, questi provvedimenti erano anche stati criticati e accusati di mettere a rischio la sicurezza e la privacy degli studenti. Un'altra critica è stata quella per cui un provvedimento di questo tipo sarebbe dovuto essere stabilito dai singoli stati, e non a livello nazionale.

La direttiva di Barack Obama è stata inoltre portata in tribunale in 13 diversi stati ed è stata bloccata in Texas da un giudice locale.

Mercoledì 22 febbraio l'amministrazione di Trump ha inviato una lettera a tutte le scuole pubbliche degli Stati Uniti in cui ha illustrato le nuove linee guida, aggiungendo che quelle precedenti creavano confusione.

Durante la campagna elettorale per le presidenziali, Donald Trump aveva dichiarato che i transgender avrebbero dovuto usare secondo lui i bagni che avessero loro stessi ritenuto più appropriati. Non è chiaro se la decisione di modificare le linee guida di Obama sia arrivata quindi per mettere ordine nel regolamento o per venire incontro alle critiche che si erano sollevate da parte di molti repubblicani dopo la sua precedente dichiarazione.

Fonte: The Post Internazionale

Scoperto un sistema solare con sette pianeti simili alla Terra

Si tratta del più grande sistema planetario mai scoperto con tanti possibili 'sosia' della Terra

Il nuovo sistema solare di sette pianeti simili alla terra scoperto dalla Nasa. Credit: nasa

Scoperto un sistema solare con 7 pianeti simili alla Terra, sei dei quali si trovano in una zona temperata in cui la temperatura è compresa fra zero e 100 gradi.

La ricerca, pubblicata su Nature, è stata coordinata dall'università belga di Liegi. Lo studio descrive il più grande sistema planetario mai scoperto con tanti possibili 'sosia' della Terra ed è stata confermata dalla Nasa.

Da pochi minuti si è conclusa la conferenza stampa straordinaria indetta dalla Nasa per il 22 febbraio 2017: sono stati scoperti sette pianeti “gemelli” della terra in un nuovo sistema solare che orbitano intorno alla stella dal nome Trappist-1, distante 39 anni luce dalla Terra. Come illustrato in conferenza dagli esperti, “Nel 2016 è stato lanciato un telescopio nello spazio. Questa scoperta ci dà un’idea del fatto che trovare un altro pianeta simile alla terra non sarà una questione di se ma solo di quando”.

Nell'orbita di Trappist-1, una nana rossa ultrafredda a una distanza stimata di circa 40 anni luce da noi sono stati scoperti in totale 7 piccoli pianeti rocciosi, con caratteristiche simili a quelle della Terra.

“Utilizzando oltre 20 giorni di osservazione abbiamo confermato che c’erano 7 pianeti in orbita attorno a questa stella”, ha spiegato l’esperto, “è una stella molto più luminosa il che dà un’idea di come siamo giunti a fare questa scoperta”.


“Il telescopio doveva essere un aiuto, è stato un miracolo dell’ingegneria che ha restituito misure molto più precise di quello che credevamo. Vediamo i pianeti che passano davanti a questa stella e sono in orbita attorno a questa stella. La dimensione dei pianeti viene data dalle misurazioni del telescopio. Ogni volta che i pianeti transitano dinanzi alla stella possiamo misurare l’orbita del pianeta”.

La configurazione è molto interessante, sono molto vicini tra loro, è come se si attirassero l’uno con l’altro. L’atmosfera ci dice molto sulla formazione, su cosa potrebbe renderli abitabili, con i telescopi spaziali e la spettroscopia che fa uuna sorta di misurazione delle impronte digitali del pianeta possiamo capire se si tratta di atmosfera dominata dall’elio o da altri elementi. Nei prossimi cinque anni potremmo avere molti dati nuovi, grazie ai nuovi telescopi”.

“Certo sarebbe importante”, conclude lo scienziato “capire se c’è presenza di acqua e quindi se possono essere abitabili. La scoperta è grande perché significa che ci sono sette pianeti potenzialmente abitabili, se non troviamo le condizioni in un pianeta, ne esistono altri sei dove cercare. Penso che questo sistema solare ha soddisfatto tutta la nostra immaginazione, sappiamo finalmente che potenzialmente ci sono altri pianeti abitabili".

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 22 febbraio 2017

Yemen, ucciso il capo di Stato maggiore delle forze governative

Le forze ribelli houthi hanno colpito la città di al-Mokha in Yemen uccidendo anche il generale Ahmed Saif al-Yafei

I ribelli armati houthi in Yemen sono appoggiati dall'Iran e si contrappongono alle forze governative sostenute da una coalizione dell'Arabia Saudita. Credit: Fawaz Salman

Il generale Ahmed Saif al-Yafei, capo di Stato maggiore delle forze governative yemenite, è stato ucciso nella mattinata di mercoledì 22 febbraio da un missile balistico che ha colpito la città costiera di al-Mokha, in Yemen, sul mar Rosso.

L’attacco è stato compiuto nelle prime ore della mattina dai ribelli armati houthi, rivali delle forze yemenite fedeli al presidente deposto Abd-Rabbu Mansour Hadi.

A riferirlo all'agenzia di stampa britannica Reuters è stata una fonte militare.

Anche l’emittente televisiva di proprietà saudita Arabiya tv ha confermato la morte del generale.

La città di al-Mokha si trova vicino allo stretto di Bab al-Mandab, attraverso il quale passa gran parte del petrolio mondiale, e dal gennaio scorso è sotto il controllo della fazione degli houti, sostenuti fra gli altri anche dall’Iran.

Nel contesto della guerra civile in Yemen, il presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi è stato appoggiato dall’Arabia Saudita dopo la sua estromissione dalla capitale Sanaa da parte delle forze houthi nel 2014.

Fonte: The Post Internazionale

L'inflazione in Italia è salita dell'1 per cento rispetto al 2016

L’Istat ha rialzato le stime sull’inflazione, a gennaio è salita dello 0,3 per cento. Pesano verdura, frutta e carburanti. I prezzi sono in aumento in tutta Europa

L'inflazione nell’eurozona è salita a 1,8 per cento su base annuale, rispetto all’1,1 per cento di dicembre 2016. Credit: Eric Gaillard

L’inflazione in Italia a gennaio ha raggiunto dell’1 per cento. Il dato è il più alto dall’agosto 2013, quando si attestava all’1,2 per cento.

Lo ha comunicato l’Istituto nazionale di statistica (Istat), che ha rivisto al rialzo le stime provvisorie diffuse a inizio febbraio, che erano dello 0,9 per cento.

L'indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic), al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,3 per cento rispetto a gennaio 2017 e dell’1 per cento nei confronti di gennaio 2016.

Secondo l’Istat, a contribuire al rialzo sono stati in particolare l’accelerazione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (benzina e gasolio), passati da +2,4 per cento di dicembre a +9,0 per cento, e degli alimentari non lavorati (+5,3 per cento, era +1,8 per cento a dicembre).

I prezzi degli energetici regolamentati – energia elettrica e gas naturale – hanno invece vissuto una flessione, da -2,8 per cento a -5,8 per cento.

Al netto di queste componenti (beni energetici e alimentari freschi), la cosiddetta inflazione di fondo ha rallentato, seppur di poco, portandosi a +0,5 per cento, da +0,6 per cento del mese precedente.

Su base annua la crescita dei prezzi dei beni è accelerata in misura significativa (+1,2 per cento, da +0,1 per cento di dicembre) mentre quella dei servizi è rallentata (+0,7 per cento, da +0,9 per cento del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a dicembre, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni è tornato negativo dopo oltre tre anni, portandosi a meno 0,5 punti percentuali.

L'inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +0,7 per cento.

Trieste e Bolzano sono le città dove il rimbalzo dei prezzi è stato più evidente (rispettivamente +2,2 per cento e +2,1 per cento) mentre in coda sono Roma (+0,7%) e Bologna (+0,6 per cento).

I prezzi sono in aumento in tutta Europa. A gennaio 2017, secondo quanto indicato dall’ufficio statistico dell’Unione europea, l'inflazione nell’eurozona è salita a 1,8 per cento su base annuale, rispetto all’1,1 per cento di dicembre 2016.

Fonte: The Post Internazionale

"Perché la protesta dei tassisti oggi a Roma è fuori da ogni logica"

Il commento di Roberto Cociancich, firmatario dell'emendamento al decreto Milleproroghe contro il quale da giorni i tassisti stanno manifestando a Roma

Un uomo usa un tirapugni durante le proteste dei tassisti a Roma. Credit: Ansa

Protestano da sette giorni a Roma e scioperano in tutta Italia i tassisti e gli ambulanti italiani. Non sono mancati gli scontri con la polizia, le esplosioni di tre bombe carta, intimidazioni contro i conducenti Ncc, tirapugni e altre violenze.

Tra i manifestanti anche esponenti dell’estrema destra, tra saluti romani e bandiere nere con il simbolo dei pirati.

Quattro persone sono state fermate per le violenze, tra cui due esponenti di Forza nuova. Una terza persona è stata fermata per l'utilizzo di un tirapugni, mentre una quarta è stata fermata in quanto responsabile del lancio delle bombe carta.

Teatro degli scontri sono stati la piazza di Montecitorio, la sede del Pd a largo del Nazareno e il ministero dei Trasporti, dove si è tenuto l’incontro tra le sigle sindacali di categoria e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio.

“Uber Uber vaffanculo” è lo slogan più intonato da tassisti, intervallato dall'inno di Mameli. E proprio il servizio di auto nere è uno dei bersagli della rabbia dei tassisti, considerato concorrenza sleale.

Nel 2015 il Tribunale di Milano aveva disposto il blocco di “Uber-pop”, il principale servizio della app Uber, quello grazie al quale tutti possono mettere a disposizione la propria automobile e improvvisarsi "tassisti". In Italia quindi, a differenza di molti altri paesi, non è possibile usufruire del servizio. I giudici avevano accolto il ricorso presentato dalle associazioni di categoria dei tassisti per concorrenza sleale.

Oggi in Italia è presente solo il servizio Uber di auto nere con conducente.

I tassisti stanno protestando contro un emendamento al decreto Milleproroghe che favorirebbe i servizi di noleggio con conducente e i servizi di mobilità basati su piattaforme online proprio come Uber, a firma Lanzillotta-Cociancich.

L'emendamento prevede che venga rimandato al 31 dicembre 2017 il termine entro cui il ministero dei Trasporti deve emanare il provvedimento contro l’esercizio abusivo del servizio taxi e Ncc. Questa ulteriore proroga è dettata dai “timori per la limitazione della libertà di concorrenza nel settore che la sua applicazione avrebbe comportato”.

Nel 2015 l’Autorità di regolazione dei trasporti aveva chiesto al parlamento di intervenire sulla materia, consentendo anche i servizi come Uber e favorendo la circolazione degli Ncc.

Gli ambulanti invece protestano per una norma contenuta nel Milleproroghe che rinvia al 2018 i nuovi bandi per la licenza degli ambulanti, nell'ambito della cosiddetta direttiva europea Bolkenstein sulla libera concorrenza.

"L'emendamento in sé dice semplicemente che ci diamo il tempo per trattare. La materia è estremamente complessa, c'è stata una stratificazione di norme che si sono succedute nel tempo", spiega a TPI il senatore Roberto Cociancich, firmatario insieme a Linda Lanzillotta, dell'emendamento in questione.

"Innanzitutto c'è un problema di coordinamento legislativo, di messa in mora da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato che ha detto che c'è un'eccessiva restrizione della concorrenza del mercato e c'è un problema di inadeguatezza del sistema, rispetto alle nuove tecnologie che oggi sono disponibili, alla cultura della sharing economy, la condivisione dei mezzi, alla possibilità di incentivare l'utilizzo di mezzi non privati per decongestionare il traffico nei centri urbani e ridurre l'inquinamento atmosferico, e consentire ai cittadini che non hanno i soldi per pagarsi il taxi o avere un'automobile, di poter avere dei mezzi alternativi di movimento", continua.

"L'emendamento diceva: prediamoci dieci mesi di tempo per sederci intorno a un tavolo. Chi fa queste manifestazioni esercita un proprio diritto, chi all'interno delle manifestazioni fa atti di intimidazioni, di violenza - e ho visto delle foto terrificanti - si pone fuori dalla legalità", sostiene Cociancich.

"Chi paralizza le città al di fuori del diritto di sciopero deve mettersi in regola, perché non è possibile che i cittadini sopportino per 6-7 giorni uno sciopero che è stato condannato anche dall'Autorità garante degli scioperi. Chi è contro è perché non vuole sedersi intorno a un tavolo con gli altri portatori di interessi, come ad esempio i cittadini, i consumatori. Non è accettabile la regola che chi è più forte e prepotente ce l'ha vinta", conclude.

Solidarietà ai tassisti dalla Lega e dal Movimento 5 stelle. La sindaca di Roma Virginia Raggi ha raggiunto la manifestazione, dichiarando il suo sostegno ai tassisti.

Anche il leader del Movimento 5 stelle “Blocchiamo la porcata del Pd contro i tassisti”. “I tassisti hanno assolutamente ragione, noi siamo assolutamente al loro fianco, i nostri parlamentari hanno presentato una mozione per abolire una proposta che li penalizza”, ha aggiunto poi il leader M5s.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 21 febbraio 2017

Perché si parla dell’Unar

L'ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali – che dipende dal governo – è stato criticato da un servizio delle Iene per aver finanziato un'associazione che praticherebbe la prostituzione maschile


Francesco Spano, direttore generale dell’Unar – l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali che dipende dalla presidenza del Consiglio dei ministri e, in particolare, dal dipartimento delle Pari Opportunità – si è dimesso dal suo ruolo dopo un servizio delle Iene in cui si denuncia un uso improprio dei finanziamenti pubblici all’ente: si dice cioè che è stato assegnato un finanziamento attraverso un bando pubblico a un’associazione a cui sono legati del circoli nei quali non si farebbe nessuna attività di promozione sociale e culturale ma si praticherebbe la prostituzione maschile.

Il servizio delle Iene
L’Unar dipende dal dipartimento per le Pari Opportunità, la cui delega è stata confermata anche nel governo guidato da Paolo Gentiloni a Maria Elena Boschi: è stato istituito nel 2003 con l’obiettivo di promuovere la parità di trattamento tra le persone e di combattere contro le discriminazioni anche attraverso la concessione di fondi a enti o associazioni che lavorano per questo scopo.

Il servizio delle Iene è stato trasmesso il 19 gennaio. Mostra l’elenco delle associazioni accreditate all’Unar in base a una serie di requisiti: ci sono, tra le altre, Amnesty International Italia, la Croce Rossa, l’Unicef, la Comunità di Sant’Egidio e poi altre associazioni meno conosciute. Tra queste c’è un’associazione a cui a fine dicembre è stato assegnato un finanziamento per “la promozione di azioni positive finalizzate al contrasto delle discriminazioni”. Il bando prevedeva un finanziamento totale di quasi 1 milione di euro che è stato suddiviso e assegnato a diversi enti. Poco più di 55 mila euro sono stati dati a un’associazione di cui le Iene non fanno il nome ma che è visibile nella graduatoria del bando: si tratterebbe di Anddos, associazione nazionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale.

Le Iene hanno intervistato in forma anonima la persona che ha segnalato loro quel preciso finanziamento: dice che all’associazione in questione sono legati dei circoli in cui ci sono saune e centri massaggi dedicati agli uomini omosessuali in cui le donne non possono entrare, in cui si fa sesso a pagamento e nei quali, sfruttando il fatto di essere un’associazione di promozione sociale e di avere agevolazioni fiscali, si svolgono attività a scopo di lucro spesso a sfondo sessuale. L’attività principale di questa associazione non sarebbe dunque quella culturale o sociale contro le discriminazioni: alcuni filmati girati dalle Iene mostrano che al termine di un massaggio vengono effettivamente proposte delle prestazioni sessuali a pagamento, e alcuni frequentatori dei circoli parlano confermando la storia. Sui siti di alcuni di questi circoli sono effettivamente segnalate tra le attività e i servizi “dark room” o “glory hole“, un buco praticato in una parete attraverso il quale è possibile svolgere determinate attività sessuali.

Nel servizio delle Iene si dice infine che il direttore del’Unar sarebbe socio di questa associazione e si dice che è stata mostrata loro anche la tessera con il numero di iscrizione. Francesco Spano ha smentito, ha ringraziato le Iene per la segnalazione e ha detto che avrebbe fatto delle verifiche. Nel servizio delle Iene ci si chiede se sia corretto finanziare associazioni di questo tipo e se non ci sia un conflitto di interessi tra il direttore che concede finanziamenti a un’associazione di cui lui stesso è socio.

Dopo il servizio
Il 20 febbraio Francesco Spano si è dimesso dal suo incarico di direttore generale dell’Unar dopo essere stato convocato a Palazzo Chigi dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. Nella nota si legge:


«Le dimissioni vogliono essere un segno di rispetto al ruolo e al lavoro che ha svolto e continua a svolgere l’Unar, istituito con il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, in recepimento alla direttiva comunitaria n. 2000/43 CE contro ogni forma di discriminazione. La Presidenza del Consiglio, per quanto non si ravvisino violazioni della procedura prevista e d’accordo con il dott. Spano, disporrà la sospensione in autotutela del Bando di assegnazione oggetto dell’inchiesta giornalistica, per effettuare le ulteriori opportune verifiche. I relativi fondi, comunque, non sono stati ancora erogati» 


Dopo il servizio delle Iene ci sono state molte reazioni: Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ha chiesto che l’Unar venga chiuso; il capogruppo della Lega in Senato e il senatore di Forza Italia Lucio Malan hanno annunciato delle interrogazioni parlamentari dicendo che l’Unar «agisce al di fuori della legge»; il Movimento 5 Stelle ha chiamato in causa Maria Elena Boschi dicendo che «deve dare immediate spiegazioni, anche al fine di chiarire se siano state compiute le opportune verifiche». Nel frattempo il Codacons ha presentato un esposto alla Corte dei Conti e alla procura di Roma in cui chiede di aprire un’indagine sull’utilizzo dei fondi pubblici da parte dell’Unar.

Il responsabile comunicazione dell’Unar Fernando Fracassi ha invece pubblicato un post su Facebook scrivendo: «Vorrei solo dire a chi con tanta enfasi sta riempiendo la mia bacheca di insulti gratuiti e mi telefona in anonimato per aggredirmi in modo violento solo perché lavoro all’Unar che purtroppo non sapete con quale dedizione noi svolgiamo il nostro lavoro, dal direttore fino all’ultimo operatore che risponde al numero verde. Non conoscete l’ufficio e vi basate solo su un servizio che distorce la realtà». E ancora: «Sono dispiaciuto per come è stato montato il servizio, noi non finanziamo associazioni ma solo progetti che abbiano esclusivamente una valenza sociale e che possano contribuire al contrasto contro le discriminazioni».

Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, ha scritto in un comunicato che il servizio delle Iene, «che in malafede dosava anonimati, vaghezza e repentini precisi dettagli, perfino lesivi del diritto alla privacy, ha innescato una macchina del fango ignobile, subito cavalcata dagli omofobi di professione, dentro e fuori il Parlamento». Ha anche detto che la sospensione del direttore «serve a ristabilire la serenità necessaria a far proseguire il lavoro importante di Unar». E ha precisato che «l’elenco dei progetti finanziati dal dipartimento della Presidenza del Consiglio contiene iniziative importanti che si occupano di marginalità e di contrasto alle discriminazioni e all’esclusione sociale (…). C’è tutto un mondo del volontariato che lavora, fa tanto, nella stragrande maggioranza dei casi senza l’ombra di un euro di finanziamento pubblico. E c’è tutto un mondo di persone lgbti che hanno bisogno di interventi sociali e di sostegno, persone che non possono essere lasciate sole. Strumentalizzare delazioni carpite, confezionarle in una narrazione piena di pruderie e illazioni solo per affossare l’Unar è un’operazione politica miope. Non si getti fango, piuttosto si chieda chiarezza. L’Unar è e deve continuare ad essere un organo di garanzia di tutti e tutte sulle politiche contro le discriminazioni».

Fonte: Il Post

Donald Trump nomina un nuovo responsabile per la sicurezza nazionale

Herbert McMaster sostituirà Michael Flynn, dimessosi dopo appena tre settimane

Donald Trump e Herbert McMaster

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nominato il generale Herbert McMaster come direttore del consiglio per la sicurezza nazionale. Il suo predecessore, Michael Flynn, si era dimesso dal proprio incarico dopo poco più di tre settimane dalla nomina per aver discusso con l'ambasciatore russo negli Stati Uniti riguardo la possibilità di rivedere le sanzioni verso Mosca senza ancora essere entrato in carica.

Per gli Stati Uniti, infatti, i privati cittadini - come lo era Flynn quando ancora non era entrato in carica - non possono portare avanti trattative diplomatiche.

Inizialmente Trump aveva pensato al vice ammiraglio Robert Harward per ricoprire l'incarico, ma quest'ultimo aveva preferito declinare l'offerta, facendo ricadere la scelta su Herbert McMaster, definito da Trump come una persona particolarmente esperta e di talento, che ha combattuto in Afghanistan e Iraq.

Fonte: The Post Internazionale