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martedì 24 novembre 2009

La fretta e il timore di Berlusconi per il processo breve


Silvio Berlusconi va di fretta. Ed è anche normale dopo la bocciatura del lodo Alfano. Proprio per questo, potrebbe far presentare un 'nuovo lodo Alfano'. Soprattutto dopo le notizie sulle indagini di mafia che potrebbero coinvolgerlo in arrivo da Caltanissetta e Firenze. Parlo ovviamente del processo breve. Si fanno i conti sui tempi di approvazione. Iniziamo col dire che al Senato non se ne parlerà prima di Natale, se tutto va bene. Mentre alla Camera non ci sarà l'ok prima di febbraio. Ma Silvio vuole accelerare i tempi e con un giustificato timore mira verso un decreto di legge.

Alfano in realtà gli ha dato una risposta negativa. Silvio, dal canto suo, gli ha detto testuali parole: "O noi risolviamo questo problema subito, oppure tu te ne vai, perché sappi che ci sono molti altri che possono fare il ministro della Giustizia al posto tuo". Una vera e propria minaccia!

E' comprensibilissimo che Berlusconi vuole stringere i tempi. L'urgenza del premier è legata alle indagini sulle stragi di mafia del '92-93. In questi giorni l'Espresso ha pubblicato un'imputazione per mafia (in pratica un concorso esterno o peggio un coinvolgimento nelle stragi). Silvio deve aver letto questa cosa o quantomeno glielo hanno riferito. Dunque, cosa potrebbe succedere? Semplice: Berlusconi dovrà per forza di cose pensare alle elezioni anticipate. Non avrebbe altre opzioni. Poi ci sono anche i processi Mills e Mediaset, pronti a produrre condanne per corruzione e frode fiscale. Almeno questi due dovranno essere chiusi. Avete capito? Il processo breve serve semplicemente a questo, a nient'altro!

Berlusconi, però, teme anche gli scontri interni nella maggioranza (vedi Fini) e il presunto stop di Napolitano per incostituzionalità. Giovedì, quando verrà presentato anche il testo, vedremo cosa succederà.

lunedì 23 novembre 2009

Influenza A: muore donna già vaccinata

Una donna di 45 anni è morta all'ospedale san Giovanni di Dio di Agrigento, per influenza A. Soffriva già da tempo - secondo quanto hanno riferito i medici - di patologie respiratorie, che l'influenza A ha aggravato. E' la prima vittima in provincia di Agrigento, ma è anche la prima persona che muore dopo essere stata vaccinata. Ed è questo il dato rilevante.
Infatti, la donna si era vaccinata proprio a causa delle sue patologie e probabilmente non si aspettava di cadere vittima della malattia. Allora la domanda comincia a diventare lecita: ma a che cosa serve il vaccino?
In ogni caso il numero totale delle vittime dell'influenza A, nonostante stiano cercando di gonfiare le cifre, si mantiene poco superiore alle 70 persone, tutte gravemente ammalate o obese.

Fonte: Julienews.it

Anche a me sorge spontanea una domanda banale e semplice: a che cavolo serve il vaccino?

Francia, quotidiano di prorietà russa licenzia corrispondenti critici su Berlusconi e Putin

Il quotidiano francese France Soir avrebbe licenziato le corrispondenti da Roma e Mosca perché critiche nei confronti del potere politico. Lo afferma Le Monde, che ha contattato le dirette interessate. Liquidate perché troppo "negative" sull'operato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del premier russo Vladimir Putin. Dallo scorso gennaio lo storico quotidiano francese è di proprietà di Alexandre Pougatchev, figlio del banchiere russo Sergueï.
La collaboratrice da Roma Ariel Dumont è stata licenziata il 13 novembre, dopo che le era stato detto di non scrivere più nulla su Berlusconi. La giornalista dice di essere stata "molto prudente". Nonostante ciò, è stata più volte rimproverata di "anti-berlusconismo" e costretta a "riscrivere un pezzo sulla Mostra di Venezia" in cui parlava del film 'Videocracy' e delle critiche di Michael Moore al presidente del Consiglio. A Nathalie Ouvaroff, corrispondente da Mosca, negli ultimi mesi sono stati rifiutati tutti i pezzi politici. Accusata di essere "troppo critica" nei confronti di Putin, è stata dirottata su argomenti sociali. Ma anche questi non sono risultati graditi, e la collaborazione è stata interrotta senza alcuna spiegazione.

La direttrice generale delegata, Christiane Vulvert, uscita indenne dal riassetto voluto da Pougatchev, ha spiegato che le collaborazioni con Dumont e Ouvaroff non sono state affatto interrotte. "Non rimproveriamo loro nulla, tentiamo semplicemente di equilibrare i servizi dall'estero per ragioni di budget. Non dobbiamo alle corrispondenti alcun indennizzo poiché occasionalmente ci avvaliamo ancora della loro collaborazione".

Carceri sovraffollate, le proteste pacifiche dei detenuti

Pescara, Genova, Lucca. Nelle ultime ore, le carceri di queste città hanno visto le proteste pacifiche delle persone detenute, che hanno battuto oggetti contro le sbarre e le inferriate delle loro celle e urlato «Sovraffollamento». I numeri parlano da soli e fotografano una situazione fuori da ogni norma degna di uno stato di diritto. Nel carcere di Pescara le persone detenute sono 195, in una struttura che potrebbe ospitarne al massimo 120. A Genova i posti letto sono 430 e le persone detenute quasi il doppio, 780. A Lucca la situazione è ancora peggiore: la capienza regolamentare è di 82 posti, i detenuti sono più di 200. Un quadro di disagio che non produce alcuna sicurezza, figuriamoci rieducazione, ed è invece comprensibilmente una polveriera di tensioni e proteste.

«Non è certo un segnale positivo quanto è avvenuto la notte scorsa nel carcere genovese di Marassi e questa notte in quello di Lucca, dove ci sono state alcune pacifiche proteste da parte di alcuni detenuti per il crescente sovraffollamento», ha dichiarato Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. «L'insofferenza dei detenuti verso il crescente sovraffollamento è un segnale negativo, che ricade principalmente sulle già gravose, pericolose e stressanti condizioni di lavoro delle donne e degli uomini della Polizia penitenziaria, che lavorano con grande professionalità e alto senso del dovere a contatto con i detenuti e nella prima linea delle sezioni detentive 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. Mi auguro che il Governo adotti con urgenza provvedimenti concreti per il sistema penitenziario nazionale».

Il Sappe rivolge dunque al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, l'auspicio che incontri quanto prima il Sappe stesso e le altre Organizzazioni sindacali del Corpo per «recepire alcune osservazioni e proposte da inserire possibilmente nella stesura finale dell'annunciato Piano Carceri, il cui esame è dato per imminente in Consiglio dei Ministri».

Fonte: L'Altra Notizia

domenica 22 novembre 2009

Campagna antinestlé, nuove accuse

Dopo 15 anni di campagna di boicottaggio, la multinazionale svizzera, Nestlé, prosegue in attività che violano, secondo la Rete internazionale di boicottaggio, il Codice sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno promulagato dall'OMS.

Il marchio Nestlé è tornato alla ribalta delle cronache dall'Africa lo scorso settembre dopo una denuncia presentata dal quotidiano londinese Times.
Il Times aveva scoperto che la filiale della multinazionale svizzera nel paese dell'africa australe acquistava latte da 8 fornitori, tra cui anche la fattoria della moglie del presidente Robert Mugabe.

Nulla da dire, se non fosse che i beni di Mugabe e della sua famiglia siano sottoposti ad embargo dalla comunità internazionale, compresa l'Unione Europea. Poco dopo, le pressioni esercitate da gruppi per la difesa dei diritti umani e dalla Campagna di boicottaggio internazionale contro la Nestlé, hanno costretto la multinazionale ad interrompere le relazioni commerciali, proprio con quegli 8 fornitori.

La Campagna nasce nel 1994, per difendere l'allattamento al seno nei paesi a basso reddito. L'azienda imponeva, infatti, alle mamme africane l'abbandono del tradizionale allattamento per sostituirlo con il latte in polvere. Esistono poi i casi come quelli che riguardano la Costa d'Avorio e le denuncie (nel 2005), contro l'uso di minori ridotti in schiavitù nelle piantagioni di cacao. Ma l'attività della contestata multinazionale elvetica in Africa è molto più ramificata e radicata.

Nestlé ha iniziato ad operare nel continente nel 1927 e oggi conta 27 aziende che impiegano più di 11.500 persone in diversi paesi. Dal sito della multinazionale, appare evidente la volontà di mettere in luce l'immagine di un'azienda impegnata nello sviluppo e nella ricerca a favore delle popolazioni locali: «Siamo diventati una fonte di stabilità e di crescita economica per l'Africa» scrive di sé nel suo sito... E' davvero così?

Fonte: Nigrizia

Fini ai ragazzi: «È uno stronzo chi dice che gli stranieri sono diversi »

«Chi dice che gli stranieri sono diversi è uno stronzo...». Secco il giudizio del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, riferito a chi sostiene che le persone che vengono da altri Paesi siano diverse. Fini, incontrando un gruppo di ragazzi di origine straniera tra gli 8 e i 19 anni al centro «Semina», che ospita l'associazione «Nessun luogo è lontano», si è rivolto ai giovani chiedendogli se qualcuno gli fa pesare il fatto di non essere italiani: «C'è qualche stronzo che dice qualche parola di troppo? - ha detto - Se qualcuno pensa che siete diversi, qualche parolaccia se la merita. Voi la pensate e io la dico».

LA REPLICA DI CALDEROLI - Ma al presidente della Camera replica immediatamente il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, interpellato dall'Ansa: «Fini ha perfettamente ragione a dire che è stronzo chi dice che lo straniero è diverso. Ma è altrettanto stronzo chi illude gli immigrati». «È infatti una stronzata, per usare il linguaggio di Fini - spiega Calderoli -, illudere gli extracomunitari che il nostro è il Paese di "Bengodi" e che c'è lavoro per tutti, visto che il lavoro manca in primo luogo ai nostri cittadini. Fare questo è pura demagogia e allora si spalancano le porte a migliaia di persone destinate a finire nella rete delle illegalità, della criminalità o dello sfruttamento». «E non è dando il voto - aggiunge - che si risolvono i problemi dell' integrazione». «Uguali sì - conclude Calderoli - lo sono tutti gli uomini quando nascono, ma l' integrazione e l' accoglienza prevedono non delle belle frasi ma degli atti concreti e molta intelligenza nel sapere costruire. E, per finire, l'uguaglianza d'origine prevede che ci sia anche un cammino di civiltà condivisa, senza la quale si crea solo lo scontro tra popoli e tra culture».

MATTEOLI - Ma c'è anche chi come il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli giustifica il linguaggio usato da Fini. «Mi rendo conto che il presidente della Camera di solito è sempre molto moderato, ma ormai alcuni vocaboli, purtroppo, sono entrati nel linguaggio comune, anche in televisione... E poi bisogna capire il contesto... Francamente non mi pare che sia un problema politico» sottolinea Matteoli. Il ministro delle Infrastrutture spiega di aver «parlato con Fini» e offre la sua lettura di prima mano: «Bisogna capire il contesto: Fini parlava in una borgata romana, davanti a molti figli di immigrati». «Mi ha detto - continua Matteoli - di aver chiesto a un certo punto: "C'è qualcuno di voi che viene offeso, che si sente discriminato?". A quel punto un bambino ha risposto: "A me mi chiamano negro". "E tu rispondigli stronzo", è stata la replica di Fini». «Francamente - insiste Matteoli - non mi pare che sia un problema politico».

Fonte: Corriere della sera

Fini ha usato una parola molto forte. Però si è fatto capire bene e, se devo essere sincero, mi è anche piaciuto che l'abbia detto. In fondo chi pensa questo un po stronzo lo è. Siamo tutti uguali!

sabato 21 novembre 2009

La privatizzazione dell'acqua


Con 320 si e 270 no è passato alla Camera il via libera alla “privatizzazione” dell’acqua. Salvo imprevisti, il prossimo 24 novembre diverrà legge di Stato. In Italia, dunque, l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali.

Cosa succederà adesso? In pratica dal 1 gennaio 2011 tutte le gestioni dovranno necessariamente interrompersi per lasciare spazio a gare ad evidenza pubblica indette dalle amministrazioni locali. Le società partecipate possono mantenere contratti stipulati senza gara formale fino alla scadenza, nel caso in cui le amministrazioni cedano loro almeno il 40% del capitale. Diverso il discorso per quanto riguarda le società quotate che hanno tre anni in più per adeguarsi, a patto che abbiano almeno il 40% di quota di partecipazione pubblica al 30 giugno 2013, quota che scende al 30% al 2015.

Il problema che però riguarderà noi cittadini, saranno le nostre tasche: potrebbero esserci aumenti che vanno dal 40% al 60%, facendo lievitare i costi in bolletta di circa 10 euro in più ogni mese. Ovviamente sono solo ipotesi premature, ma la cosa che più preoccupa è che potrebbero esserci aumenti ancora più consistenti.

Ma il problema non sta solo nei costi. Per quanto ci ostiniamo a considerarci come uno dei paesi più sviluppati, in Italia sono ancora 2,5 milioni le persone che vivono senz’acqua, 9 milioni senza fogne e 20 senza depuratori. Un tantino troppi...

Siccome l'acqua è una risorsa fondamentale, il timore è, a mio parere, rappresentato dalle probabili infiltrazioni della malavita organizzata nella gestione e nella distribuzione. Le cronache recenti testimoniano la facilità con cui mafia, n’drangheta e camorra si siano inserite nell’ambito della privatizzazione della conduzione del ciclo dei rifiuti, ma nel decreto Ronchi nulla impedisce a sedicenti aziende private affiliate ai clan, di proporsi come candidate ai bandi che indiranno le amministrazioni locali. Purtroppo questa è un ipotesi sicuramente più realistica.

L'acqua si è trasformata in una merce ma la cosa ben più grave è che è stato violato un diritto fondamentale umano. Forse uno dei più importanti.

Caso Marrazzo, morta Brenda. La Procura indaga per omicidio

La transessuale coinvolta nello scandalo che ha travolto l'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, è stata trovata carbonizzata nel suo appartamento in via Due Ponti 1F, sulla Cassia. Potrebbe essere morta soffocata per le esalazioni da fumo. La procura di Roma ha disposto l'autopsia e gli inquirenti che procedono per omicidio volontario hanno anche disposto gli esami tossicologici. Nel corso del sopralluogo compiuto dai magistrati è stato sequestrato un computer. Sembra che nell'appartamento di via due Ponti Brenda non ricevesse i clienti. Il corpo di Brenda non presenta segni di violenza. La situazione, riferiscono le stesse fonti, è ancora poco chiara: l'intervento è avvenuto su segnalazione dell'incendio nel seminterrato dove è stato ritrovato il corpo che si presume possa essere Brenda. L'identificazione certa avverrà solo attraverso l'esame autoptico.

Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, ieri sera la donna aveva detto alle sue 'colleghe' di avere paura, raccontando di avere ricevuto minacce. Per questo, avrebbe manifestato l'intenzione di suicidarsi. Più volte, Brenda ha ripetuto: "Non ce la faccio più, così non riesco ad andare avanti".

Alcuni testimoni raccontano di avere sentito nella notte delle voci e trambusto provenire dal suo appartamento. Intorno alle ore 5,30 un principio di incendio ha richiamato l'attenzione dei vicini, che hanno chiamato i vigili del fuoco. In casa sono state trovate alcune valige, forse pronte per la fuga.

"L'hanno ammazzata, non so chi. Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo", ha dichirato Barbara, una transessuale amica di Brenda . "Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantynès, poi lo abbiamo lasciato in casa a vedere la televisione", dice Barbara.

Questa mattina, al rientro, le altre trans rinetrate dalla notte in strada hanno commentato: "Non era né drogata, né ubriaca". Al vaglio l'ipotesi di suicidio, ma non si esclude la pista dell'omicidio. Sul posto è al lavoro la polizia scientifica. Sul luogo sono arrivati anche i Ros e Giancarlo Capaldo, il procuratore aggiunto che si occupa del caso Marrazzo, con lui anche il pm Rodolfo Sabelli.

Pochi giorni fa, nella notte tra l'8 e il 9 novembre, Brenda era stata rapinata e picchiata da un gruppo di ragazzi sulla Cassia: i carabinieri, chiamati al 112, l'avevano trovata ubriaca e con delle escoriazioni. All'arrivo dei militari, la trans aveva cercato poi di farsi del male da sola sbattendo la testa su un'auto in sosta; portata in ospedale aveva cercato di aggredire i sanitari e si era ferita con delle forbici.

"È un fatto veramente inquietante - ha detto l'avvocato Luca Petrucci, legale dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo commentando la notizia della morte di Brenda - Non posso pensare che la settimana scorsa questa persona è stata aggredita e rapinata e che da poche ore è stata bruciata: vanno approfondite le cause anche se non ho alcun elemento per aggiungere qualcosa in più rispetto a quello che apprendo dai media dico che forse le indagini stanno scoperchiano una sistema simile a quello della Uno Bianca dove si mettevano tra l'altro a tacere i testimoni".

venerdì 20 novembre 2009

Playing for change


Parliamo un po di musica. Non è un argomento che troverete spesso nel mio blog, ma mi ha colpito moltissimo il progetto Playing for Change. E' un progetto multimediale di musica creato dal produttore e ingegnere del suono Mark Johnson con la sua Timeless Media Group, che cerca di mettere insieme musicisti provenienti da tutto il mondo (alcuni molto famosi). Playing For Change è una fondazione che costruisce scuole di musica per i bambini di tutto il mondo. Il progetto è iniziato nel 2004 con l'obiettivo di "ispirare, collegare, e portare la pace nel mondo attraverso la musica". Questo è il sito della fondazione: http://www.playingforchange.com/



Ecco altri brani:





I media coltivano dentro di noi il panico


Prima di leggere l'articolo vero e proprio voglio parlarvi di una teoria mass-mediologica (quindi sociologica): la teoria della coltivazione. E' una teoria degli effetti cumulativi dei mass media che studia le conseguenze della televisione sulla popolazione. Venne sviluppata negli anni 70 da George Gerbner, decano della Scuola di comunicazione Annenberg presso l'Università della Pennsylvania. Gerbner svolse tra gli anni '60 e '70 vari studi sugli effetti della televisione sulla popolazione negli Stati Uniti e giunse alla conclusione che la televisione produce un effetto di cumulazione che porta lo spettatore a vivere in un mondo che somiglia a quello mostrato dal teleschermo. La tesi fondamentale della teoria attribuisce al mezzo televisivo la capacità di fornire allo spettatore (per questo si parla di coltivazione) una visione del mondo comune e condivisa, operando in tal senso nella direzione di una unificazione della realtà. Con la massiccia presenza in tutto il mondo di un palinsesto televisivo globalizzato, la teoria della coltivazione indica nella televisione uno strumento di omogeneizzazione culturale a livello mondiale, in cui i messaggi televisivi formano un sistema coerente che crea la corrente del nostro modo di pensare.

Vi starete sicuramente chiedendo il perchè di questa interessante digressione. Il perchè è molto semplice. E' stato chiaramente dimostrato che i messaggi televisivi influenzano le nostre scelte. I mass media ultimamente lo stanno facendo benissimo. Più volte al giorno ci bombardano con messaggi più o meno simili e ripetitivi. E spesso non solo fastidiosi, ma soprattutto allarmistici.

Il caso è quello dell'influenza A. Si è detto di tutto su questa influenza che non capiamo ancora bene cos'è. Vaccinatevi è la parolina magica che riecheggia in tv. Ma penso che gli italiani sono intelligenti da capire se farlo o meno. Anche se, a mio modestissimo parere, non serve il vaccino. Infatti, se vi andate a cercare le notizie in rete, scoprirete tante cosette interessanti. Come ad esempio il fatto che nel 1976 negli USA fu prodotto un vaccino simile a quello dell'attuale influenza suina, anche allora con una gran fretta per un pericolo di pandemia, ed il risultato fu un’epidemia di reazioni avverse gravi (sindrome di Guillan-Barrè, una malattia neurologica), per cui la campagna di vaccinazione fu subito sospesa.

Se vi andate a cercare le notizie scoprirete anche che l’influenza A provoca pochi decessi tra i giovani e la mortalità riguarda prevalentemente persone con già patologie più o meno gravi o soggetti deabilitati.

Eppure i mezzi di informazione hanno creato il panico. Di certo se i media non continuassero a disseminare panico parlando di persone morte a causa dell'influenza A, forse si respirerebbe una maggiore tranquillità.
Coltivano in noi (riprendendo la tesi di Gerbner) il messaggio di vaccinarci, quando poi non è così urgentemente necessario...

giovedì 19 novembre 2009

Animali come sacchi di patate. Canili-lager, è tam tam sul web

Un tam tam sul web, fra siti e blog, per risvegliare l'attenzione. Le associazioni dei volontari che operano nei canili e in generale gli animalisti si mobilitano dopo la notizia di una gara al ribasso che ha permesso a un maxi-canile di Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza, di aggiudicarsi 420 cani, ospitati da una decina d'anni in due strutture in Basilicata, promettendo di mantenerli per un euro e sessanta centesimi al giorno. Un passaparola - commenti, foto, messaggi - per ribadire l'urgenza di una soluzione alla questione dei canili lager ma anche un grazie a Repubblica per aver parlato pochi giorni fa della vicenda di Cassano allo Ionio. Con quell'euro e sessanta al giorno sarebbero garantite alimentazione, spese veterinarie, accalappiamento dei randagi nei territori della Comunità, smaltimento dei corpi degli animali morti, anche quelli non selvatici né esotici, insomma mucche, pecore e simili.
Infliggere sofferenze agli animali rappresenta un reato ai sensi dell'articolo 544 ter del Codice penale. Una legge del 2004, la 189, stabilisce che i maltrattamenti sugli animali sono da considerare reato - multe e fino a 18 mesi di carcere. Nonostante questa, o grazie a questa, dal 2006 a maggio 2009 le indagini della Forestale hanno portato alla denuncia di 137 persone e a quasi 6000 sequestri fra cani, gatti e altri animali. L'Italia è piena di luoghi usati come depositi di cani. Chi li gestisce, percepisce fra i 2 e 5 euro al giorno dai Comuni per il mantenimento. E tiene le bestie in condizioni immonde, le fa accoppiare per liberare i cuccioli, ri-accalappiarli e riprendere il giro. Un affare da un miliardo e mezzo di euro. Concentrato prevalentemente al Sud.

Gran parte della responsabilità è nella non applicazione della "legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo", la 281 del 14 agosto 1991. Sulla quale i Verdi, ad esempio, stanno per lanciare una campagna. Perché con la mancata applicazione della legge, spiega a Repubblica.it il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, "si alimenta il business dei canili lager, come dimostra una lunga serie di sequestri, e si alimentano le zoomafie e il traffico illegale di animali". Le conseguenze sono nelle cronache dei mesi scorsi. Un ragazzino ucciso dai randagi a Modica, in Sicilia, a marzo; una turista aggredita nella stessa zona, pochi giorni dopo; un bimbo sbranato ad Acireale, a luglio. Per citare solo alcuni casi.

All'epoca il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, aveva puntato l'indice contro "l'inattività colpevole dei sindaci del centro-sud", ribadendo la gravità dell'emergenza randagismo e spiegando che dal 2001 a oggi, in base alla 281, sono stati stanziati 30 milioni di euro mai utilizzati dalle pubbliche amministrazioni. Lo ribadisce oggi Bonelli: "Ci sono responsabilità enormi degli enti locali, delle Regioni e dello Stato che non hanno né applicato la legge né fatto investimenti. Se funzionasse il piano di prevenzione e sterilizzazione, la situazione sarebbe ben diversa". A Martini i Verdi chiedono fra l'altro di eliminare le gare al ribasso perché - spiega Bonelli - "entrano in conflitto con la modifica dell'articolo del Codice penale 544 bis e ter che punisce il maltrattamento degli animali".

La sterilizzazione è uno dei pilastri della 281. Lo ricorda Annamaria Procacci, consigliere nazionale dell'Enpa, l'Ente nazionale protezione animali, e tra i firmatari della legge. "Il controllo delle nascite fu lo strumento d'avanguardia che permise di eliminare la pratica della soppressione, in uso fino a quel momento". Ma, spiega ancora, la 281 "ha molti nemici". "I peggiori sono gli amministratori locali e anche le asl. Le Regioni devono tradurre in legislazione e in politiche regionali la prevezione del randagismo, asl e assessorati hanno il compito di vegliare sul benessere degli animali".

Lo Stato, continua Procacci, "si occupava di dividere fra le Regioni un fondo per l'applicazione della legge. Qualche anno dopo scoprimmo che la gran parte delle Regioni non si curava nemmeno di riscuotere i fondi: era più facile dire 'le risorse non ci sono'. Invece c'erano, ma era più comodo quell'alibi". Sulla vicenda, l'Enpa annuncia un esposto alla Procura della Repubblica e "chiediamo anche di interloquire con la Corte dei Conti, per sapere come mai 300mila euro, destinati alla Regione Basilicata per le politiche sul randagismo, non sono mai stati utilizzati". La battaglia continua.

Un bianco Natale senza immigrati. Per le feste il comune caccia i clandestini


A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L'amministrazione di destra - sindaco e tre assessori leghisti, altri tre Pdl - ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l'operazione "White Christmas", come il titolo della canzone di Bing Crosby, usato per ripulire la cittadina dagli extracomunitari.

Un nome scelto proprio perché l'operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l'ideatore dell'operazione, l'assessore leghista alla Sicurezza Claudio Abiendi "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, mille e 500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. "Se non dimostrano di averlo fatto - dice il sirndaco Franco Claretti - la loro residenza viene revocata d'ufficio".

L'idea dell'operazione intitolata al Natale nasce dopo l'approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell'Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. "Da noi non c'è criminalità - tiene a precisare Claretti - vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia".

A Coccaglio fino a giugno e per 36 anni ha governato la sinistra. "È solo propaganda - dice l'ex sindaco Luigi Lotta, centrosinistra - Io ho lasciato un paese unito, senza problemi d'integrazione. L'unico caso di cronaca degli ultimi anni, un accoltellamento tra kosovari, nemmeno residenti da noi, c'è stato sotto la nuova amministrazione".

L'idea di accostare la caccia agli irregolari al Natale, ha provocato le proteste di un pezzo di città. "Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov'era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa", replica Abiendi, che si definisce "tra i fondatori della Lega Nord, nel 1992". Poi enumera i risultati dell'operazione "Bianco Natale": "Dal 25 ottobre abbiamo fatto 150 ispezioni. Gli irregolari sono circa il 50% dei controllati". E ora al modello Coccaglio guardano anche i sindaci leghisti dei comuni vicini, due (Castelcovati e Castrezzato) l'hanno già copiato. Lo scorso 24 ottobre, alla prima convention di sindaci leghisti, a Milano, la "White Chistmas" ha avuto l'appoggio convinto dello stato maggiore del partito. "Il ministro Maroni è un uomo pratico - dice ora Claretti - ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici". Sul riferimento al Natale, il sindaco accetta le critiche. "Forse è stato infelice. Ma l'operazione scadrà proprio quel giorno lì".

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