martedì 21 ottobre 2014

Chiamateli #extracomunitari o #immigrati, io li chiamo #fratelli


Oggi mi sono fermato a parlare. Con un signore anziano. Ogni mattina, quando vado all’università lui è lì, vicino a una pasticceria. Ogni pomeriggio, quando rientro, lui è sempre lì. Con un cappellino a dirti buonasera, sulla sua sedia a rotelle, perché gli manca una gamba. Ogni giorno passo e lo vedo li con un sorriso, malinconico. Ogni tanto mi fermo e gli lascio qualcosa in quel suo cappellino che forse è più vecchio di lui.

Oggi ho deciso di fermarmi. Gli ho chiesto come si chiamava, lui, un po’ spaventato, ha iniziato a dire di no con la testa. Io gli ho detto che volevo solo sapere se aveva bisogno di qualcosa, lui si tranquillizza. Non parla italiano, giusto qualche parola, mi dice che viene dalla Romania, che è qui con i suoi figli e i suoi nipoti, che non capisce molto quello che dico. Nemmeno io capisco tutto quello che mi dice, ma ora vedo che lui, prima spaventato, ora vuole parlare, cerca di dirmi quanti figli ha, cerca di dirmi tutto ciò che riesce ad esprimere col suo italiano povero ma pieno di tutta la ricchezza che due parole riescono a contenere.

Alla fine gli chiedo di nuovo se ha bisogno di qualcosa, lui mi dice ancora di no, ma un no diverso, un no non più spaventato, ma con un sorriso non più malinconico ma di felicità e di gratitudine, come se quella “chiacchierata” avesse fatto più di quello che gli ho messo nel cappellino. Mi sono avviato verso casa con la consapevolezza che ero io a dover ringraziare lui, per avermi insegnato tanto. Innanzitutto che bisogna sorridere, sempre, anche nelle difficoltà. Che c’è tanta malinconia e solitudine nel vivere lontano da casa e non parassitismo come tanta gente purtroppo dice, tanto che basta un semplice ‘ha bisogno di qualcosa’ per far ritornare il sorriso. E poi, cosa più importante, che basta fermarsi, che bastano due parole per capire che siamo tutti fratelli.

Si parla spesso di immigrati. E, ancora più spesso, se ne parla senza cognizione di causa. Perché è facile scaricare colpe su chi è più debole. ‘Perché’, recita una canzone dei 99 Posse, ‘il nemico del povero è il più povero, e cosi all’infinito’. È una logica che conviene troppo a chi comanda. È la strada più facile. Ma la strada più facile non significa che sia la strada più giusta.

Provate a immaginare un uomo, una mamma con il suo bambino, un ragazzo, che decide di lasciare il proprio Paese, di imbarcarsi per un viaggio senza sapere se arriverà a destinazione o se lascerà le sue lacrime in mare. Immaginate la disperazione che spinge a tutto questo. Immaginate di essere voi, a dover lasciare casa, famiglia, amici. Immaginate di arrivare in un Paese che non conoscete, di cui non sapete la lingua, dove non avete un posto dove dormire. Immaginate di non sapere a chi rivolgervi se non state bene. Immaginate la paura, l’angoscia di rivolgersi a un medico o a un ospedale, per paura di essere denunciati come ‘irregolari’. Irregolari. Odio questa parola. Perché per me non ci sono persone irregolari. Per me, ci sono uomini. La natura non conosce frontiere. L’uomo non è e non sarà mai illegale.

Fonte: Qualcosa di Sinistra

lunedì 20 ottobre 2014

La (strana) evoluzione della Lega Nord

La Lega Nord nacque come partito regionalista, radicato nel territorio e volto a far valere le istanze del Nord. Fu una fusione di vari movimenti regionalisti che trovò la sua sintesi nel suo storico leader Umberto Bossi. Nacque come partito pronto a combattere lo spreco e la malapolitica. Giusto per dirne una: l’epoca di Tangentopoli. L’inchiesta «Mani Pulite» portò all’arresto di tanti esponenti di tutti i partiti tranne la Lega che, almeno fino ad un certo punto, potè permettersi il«lusso» di vantarsi di essere l’unica formazione politica pulita, senza condannati. Soprattutto, basti pensare alla caduta del primo governo Berlusconi («il mafiosone di Arcore», dirà qualcuno). Nel tempo però, si svilupperà la vera natura della Lega. Il partito di Bossi più volte dimostrerà di disprezzare il tricolore e qualsiasi altro simbolo ufficiale dell’Italia («con il tricolore mi ci pulisco il ****, dirà sempre quel “qualcuno”), di vedere il Sud (dal Lazio alla Sicilia, ndr) come «confine» dell’Italia nella migliore delle ipotesi (perchè poi ci sono le espressioni del tipo «Napoli è una fogna», come disse tempo fa un noto parlamentare “padano”). E poi: secessione, il sogno della grande Padania, figlia di una stirpe celtica benedetta dall’acqua del dio Po. Insomma, la Lega Nord si era modellata come partito basato su un mix di concretezza (“legalità”, parola che detta oggi fa ridere; “gli interessi del Nord” etc.), utopia (secessione, Stato padano, popolo discendente da una stirpe celtica, dio Po), razzismo e integralismo (Nord contro Sud, avversità verso persone con carnagione diversa da quella italiana, respingimenti etc.).

Oggi stiamo vedendo una evoluzione della Lega Nord. Se ci fate caso, alle ultime elezioni europee, gli unici partiti che sono cresciuti in modo significativo sono stati: Lega Nord e Partito Democratico. Il motivo, dal mio punto di vista, è il cambio di classe dirigente nel loro interno (nel PD l’affermarsi di Renzi, nella Lega Nord è esploso l’astro di Salvini). E quando una forza politica cresce, evidentemente la strada intrapresa è quella giusta. Dunque, perchè fermarsi? Così, Matteo Salvini ha continuato sulla sua nuova strada: non più solo il Nord come campo di battaglia politica, ma anche il Sud («perchè mangiare le arance marocchine quando ci sono quelle di Sicilia?», dirà sul suo profilo).

Dunque, ecco nascere una futuribile forza politica leghista a Sud. E poi: la battaglia contro le persone aventi un colore di pelle diversa. Dal razzismo vero e proprio, al razzismo – differentismo: gli immigrati non devono venire in Italia perchè ci rubano il lavoro, vengono ospitati in centri a 33,45, 54 etc. euro al giorno… E poi delinquono, mentre gli italiani sono tutte brave persone. Dunque, non cacciamoli come faceva Maroni, facciamo una cosa diversa: respingiamoli ed aiutiamoli a casa loro. Premesso che è un progetto molto semplice, visto che si tratta di dare soldi a stranieri (!!!!) che vivono in condizioni economiche disperatissime, spesso sotto regimi che violano quotidianamente i diritti umani fondamentali, la domanda che bisogna porci è: ma che cosa sta diventando la Lega Nord? Per tutta risposta, mi verrebbe da dire: non è più un partito regionalista, bensì elettorale. Subito una piccola parentesi: parlerò in termini di scienza politica, consapevole del fatto che – pur avendoci fatto un esame – la mia è un’opinione, un tentativo di dare una spiegazione. In poche parole: non intendo affatto paragonarmi agli esperti del settore. Chiusa tale parentesi, torniamo alla questione. Il partito elettorale è un tipo di formazione politica che, piuttosto che basarsi su una ideologia o su, comunque, un determinato tipo di valori, cerca di raccogliere voti assecondando gli umori delle persone. Così, ci sarà il periodo in cui si sarà contrari ai matrimoni gay, ma poi arriverà il momento in cui si capirà che la maggioranza degli italiani è favorevole. Ergo: anche io sarò d’accordo a che gli omosessuali contraggano matrimonio. Fino ad oggi, l’unico vero partito elettorale è stato Forza Italia. Ora, Salvini ci prova con la Lega Nord. D’altronde, basta vedere la manifestazione del 18 ottobre 2014 a Piazza Duomo: il«nuovo corso» si mescola al «vecchio». Ma questa amalgama non sembra riuscire perfettamente. In effetti, al di là della vicinanza «fisica» che può esserci tra due striscioni con su scritto: Prima gli Italiani! / Italia merda! Secessione!, come si potranno mai accomunare due pensieri così divergenti? Per carità, già nel 1994 la Lega Nord si alleò con Alleanza Nazionale, due opposti in fatto di “senso dell’unità nazionale”. Ma ora qui si sta chiedendo uno sforzo gigantesco: trasformare LN in un partito elettorale, che vede il Sud come parte dell’Italia, che vede gli immigrati in una visione razzista – differentista, che li vede come persone da aiutare a casa loro e – contemporaneamente – criticare azioni di esportazione della democrazia (che sarebbe comunque un aiuto a casa di altri), del tipo guerra in Iraq ed Afghanistan.


Insomma, c’è un bel po’ di confusione.

P.S: la fase del “Trota” è evoluzione oppure… ?

Fonte: El Nuevo Dìa

martedì 14 ottobre 2014

La Catalogna rinuncia al referendum, ma ci sarà una consultazione popolare


Il governatore della Catalogna Artur Mas al parlamento catalano, il 1 ottobre 2014. (Albert Gea, Reuters/Contrasto)

Il governatore della Catalogna, Artur Mas, ha annunciato che il referendum per l’indipendenza previsto per 9 novembre sarà cancellato. Al suo posto si terrà lo stesso giorno una “consultazione di cittadini”, che però non sarà “definitiva”. I risultati saranno resi pubblici il 10 novembre.

In una conferenza stampa a Barcellona, Mas ha assicurato che, anche se non si potrà applicare il decreto per indire il referendum sull’indipendenza, da lui firmato il 27 settembre, “sarà possibile votare” e “ci saranno le schede e le urne”. Mas ha anche ammesso che non è stato raggiunto un accordo con il partito della Sinistra repubblicana di Catalogna per presentare una lista congiunta. “Il grande problema è che in questo momento manca il consenso; non escludo che lo troveremo in futuro”.

Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, che considera il referendum incostituzionale, ha accolto la notizia positivamente e ha invitato le autorità catalane al dialogo. Il 29 settembre la corte costituzionale spagnola aveva accolto il ricorso presentato dal governo di Madrid e aveva sospeso per cinque mesi il referendum sull’indipendenza della Catalogna in attesa di un giudizio sulla sua legittimità.

Da anni la Catalogna, la regione più ricca e industrializzata del paese, con un pil di 200 miliardi di euro pari al 20 per cento del pil nazionale, chiede di rivedere il sistema delle autonomie. L’11 settembre 2014 – giorno della Diada, che ricorda la conquista di Barcellona da parte dei Borbone nel 1714 – quasi due milioni di persone erano scese in piazza per chiedere la convocazione ufficiale del referendum.

Fonte: Internazionale

domenica 12 ottobre 2014

L'avanzata dell'ISIS e l'inizio della Terza Guerra Mondiale


Di Salvatore Santoru

In una recente intervista rilasciata a Luke Rudkowski, ex giornalista BBC e fondatore di “We Are Change”, lo scrittore e ricercatore David Icke ha spiegato che il mondo si sta dirigendo sempre di più verso una nuova guerra su scala globale, e l'avanzata dei fondamentalisti dell' ISIS aggiunge un'ulteriore tassello a tutto ciò.



Nell'intervista Icke ripercorre l'ascesa del gruppo terrorista, avvenuta in pochissimo tempo e ricorda che tale gruppo è "incredibilmente" ben armato e finanziato, con oltre 2 miliardi di dollari, cosa che può risultare alquanto "strana" per un gruppo del genere.

Tale questione era stata già ricordata tra l'altro da un articolo di Maurizio Molinari su "la Stampa" del 21 settembre scorso, in cui si affermava anche che i maggiori finanziamenti a ISIS derivano dal Quatar e dal Kuwait, paesi che "paradossalmente" risultano alleati degli Stati Uniti che combattono la stessa ISIS, paesi che hanno anche finanziato la cosiddetta "rivoluzione" in Siria, da dove i terroristi ISIS hanno iniziato la loro sanguinaria conquista del Medio Oriente.


Continuando nell'intervista Icke afferma che sia l'avanzata di ISIS che l'eventuale prossima Terza Guerra Mondiale servano all'instaurazione del cosiddetto "Nuovo Ordine Mondiale", ovvero la costruzione di un'unico stato globale di stampo presumibilmente totalitario, a cui aspirano diverse lobby di potere internazionali.


Secondo il ricercatore inglese sia la guerra in Libia che l'attuale situazione siriana sono parte di tale piano, e la Terza Guerra Mondiale coinvolgerà anche Cina e Russia, quest'ultima sempre di più in pessimi rapporti con gli States e l'UE a causa della questione ucraina.


Nell'intervista Icke cita anche il probabile ruolo che avrà Israele in tale situazione, ipotizzando che a causa di un'eventuale attacco ISIS allo stato ebraico, ciò risulterebbe come casus belli della guerra vera e propria.

Su quest'ultimo punto, c'è anche da dire che la questione israelo/palestinese risulta indubbiamente importante in tale "piano", come avevo anche ricordato in un articolo di luglio.


Interessante su tale tematica è la descrizione della Terza Guerra Mondiale fatta in un carteggio ( sulla cui autenticità non si è del tutto certi), nel 1871 da Albert Pike , un generale e avvocato statunitense nonché gran maestro massone di grado 33º del Rito Scozzese Antico ed Accettato, e Giuseppe Mazzini, rivoluzionario italiano e membro della società segreta "Carboneria" :


"La Terza Guerra Mondiale dovrà essere fomentata approfittando delle divergenze suscitate dagli agenti degli Illuminati fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico. La guerra dovrà essere orientata in modo che Islam (mondo arabo e quello musulmano) e sionismo politico (incluso lo Stato d'Israele) si distruggano a vicenda, mentre nello stesso tempo le nazioni rimanenti, una volta di più divise e contrapposte fra loro, saranno in tal frangente forzate a combattersi fra loro fino al completo esaurimento fisico, mentale, spirituale ed economico ".


Fonte: Informazione Consapevole

sabato 11 ottobre 2014

La mia opinione sul ragazzo seviziato a Napoli

L'autolavaggio del quartiere Pianura, a Napoli, dove è avvenuta l'aggressione

Dei ragazzi che prendono in giro un adolescente, perchè grasso, è già vergognoso. Ma dei ragazzi che infilano il tubo di un compressore dell'autolavaggio nel culo di un quattordicenne, perforandogli l'intestino, è di una assurdità e crudeltà incredibile. Ed è ancora più assurdo e crudele che un genitore definisce questo episodio un gioco, uno scherzo. Di cosa stiamo parlando? Quello che è accaduto a Napoli, pochi giorni fa, è un crimine verso la dignità umana, una violenza a tutti gli effetti per umiliare e discriminare un ragazzo, solo perchè con qualche chilo di troppo. E quella madre che cerca di difendere il proprio figlio è soltanto una madre che non vuole provare il senso di colpa per aver cresciuto un mostro. I figli so' piezz e core, ok. Ma esiste una differenza, un'enorme differenza, tra uno scherzo e un atto di violenza. Un genitore che non condanna la violenza, la maleducazione, il bullismo, e anzi giustifica tutto ciò, non fa altro che confermare di aver cresciuto un figlio che non sa cosa sia il rispetto per il prossimo. Quanto è accaduto a un minorenne, 'colpevole' di essere grasso, è indegno per una società civile. Il degrado socio-culturale degli ultimi anni insieme alla crisi di valori stanno producendo una deriva inaccettabile.

Fortunatamente il ragazzo migliora e sta reagendo bene. La mia piena solidarietà a Vincenzo e alla sua famiglia. La speranza è che quel mostro paghi questo 'scherzo'.

martedì 7 ottobre 2014

L'istituto zooprofilattico sbugiarda Report: analisi su più pizze, nessun rischio


Non sono fuori norma le sostanze contenute nella pizza napoletana. Lo riferisce l’agenzia Ansa, secondo cui l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno ha esaminato tre pizze e, dalle analisi effettuate nei laboratori di Portici, la quantità di benzoapirene rilevata è ”inferiore a 0,5 nanogrammi per grammo”, a fronte dell’1,51 indicato ieri dalla trasmissione Report.

”Hanno analizzato soltanto la parte bruciata sotto la pizza. Considerando l’intero prodotto i risultati sono quelli ottenuti nei nostri laboratori”.

Insomma chiaro cosa ha fatto Report? Il solito maledetto Sputtanapoli. Per fortuna più si va avanti e piu’ si reagisce. E anche stavolta Napoli e i napoletani sono scesi in campo sui social (e anche nella realtà vista le decisione dell’Istituto zooprofilattico di ripetere gli esami) per difendere un proprio prodotto tipico che non conosce – ne conoscerà – crisi.

Fonte: identità insorgenti

Link: Non bruciamoci la pizza (puntata sulla pizza tratta da 'Report')

'Report' che denigra un prodotto simbolo come la pizza napoletana mi ha sorpreso. Eppure lo consideravo un programma di informazione seria. Mangio la pizza da quando sono nato, almeno tre volte a settimana, e non sono ancora morto di tumore. Perchè continuare a fare disinformazione sul nostro territorio? Perchè continuare ad alimentare allarmi ingiustificati? Tutto ciò è grave. Oltre che triste.

Leggi anche: Pizza cancerogena? L'ironia corre sul web (da Napoli Repubblica)

domenica 5 ottobre 2014

Celentano ci ricorda che l’Italia non è un Paese per onesti

LA LETTERA DI CELENTANO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

“Caro Presidente Napolitano,
mi scusi, se con tutti i grattacapi che immagino lei abbia, anch’io mi accodo con una richiesta di grazia per Fabrizio Corona. Pensi che io non l’ho mai conosciuto, ma ho seguito le sue vicissitudini attraverso i giornali e la televisione. E ogni volta, quando lo vedevo e lo sentivo parlare, avvertivo come un qualcosa che spaccava in parti uguali due sentimenti fra di loro contrastanti: da un lato mi irritava la sua spavalderia nell’ostentare tanta sicurezza, dall’altro avvertivo un senso di profonda tenerezza come chi, bisognoso di affetto, improvvisamente si rendesse conto di quanto grande fosse il sacrificio che lo attendeva per aver rincorso una ribalta attraverso il gioco di una carta sbagliata: di uomo forte, rude, che deve piacere alle donne e che non piange mai, neanche quando il giudice lo condanna, perché fotografi e giornalisti sono lì pronti a immortalare la lacrima che invece lo salverebbe da una pena così eccessiva.

Capisco che il giudice applichi la legge, ma ciò che non capisco è perché la applica quando vuole lui. Lei signor Presidente, lo sa meglio di me: i criminali veri sono tanti, e non si contano quelli che in galera passano molti meno giorni di quanti ne ha già passati l’esuberante Fotografo. Certo, lui ha sbagliato come ognuno di noi, chi più e chi meno sbaglia, probabilmente anche a Lei sarà capitato. Quando si è giovani è facile farsi prendere dalla voglia di arrivismo, anch’io ne sono stato più volte sfiorato, e quando accade si sbaglia SEMPRE. E forse è proprio perché anch’io devo aver sbagliato che Le chiedo, solo per pochi attimi, di calarsi nella sofferenza di chi sta pagando anche con la salute un prezzo spropositato rispetto agli errori commessi. E che, se proprio vogliamo addentrarci in quella che secondo i giudici sarebbe la parte più scabrosa da cui nasce la furia di tale condanna, a ben guardare Corona non ha fatto né più né meno ciò che fanno tutti quelli che chiamano “Paparazzi”: “l’incriminato” si apposta, fotografa Trezeguet con una donna che non è la moglie. Anziché proporre lo scandalo ai giornali (come fanno tutti) lui, il Re dei paparazzi, ha un’idea diversa. Va dal calciatore e gli dice: “ti ho beccato con una donna che non è tua moglie, se vuoi, il servizio lo posso vendere a te anziché ai giornali”. Trezeguet, che non è scemo, intuisce la convenienza dell’affare e accetta, come del resto avrebbero fatto tutti compreso il sottoscritto. E non mi meraviglierei se insieme al pagamento di 25mila Euro il Calciatore avesse espresso “all’esuberante” una certa riconoscenza per la genialità di aver conseguito un’opera di ONESTA’ in ciò che, secondo i giudici, sarebbe il male dei paparazzi. Per cui tutti in galera tranne Corona, che pur sotto pagamento ha evitato uno scandalo in famiglia. 

Signor Presidente, a Lei che è nella condizione di aggiustare i passi di coloro che sbagliano, chiedo solo un po’ di pietà e di concedere la grazia a quel Ragazzo che “nel male ha agito bene”, come disse Gesù. Infierire, significherebbe assistere alla stupida amputazione di un’Anima che sta per RISORGERE.

Caro Presidente la ringrazio!

LA MIA RISPOSTA ALL’APPELLO DI CELENTANO

Caro Sig. Adriano Celentano,

Le vorrei ricordare che Fabrizio Corona non è stato condannato, in via definitiva, dai giudici per ESUBERANZA ma per svariati reati: aggressione a pubblico ufficiale, estorsione e tentata estorsione, estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali, detenzione e spendita di banconote false e detenzione e ricettazione di una pistola. Inoltre, ha dei procedimenti in corso per bancarotta ed evasione fiscale, corruzione, diffamazione, truffa e appropriazione indebita. (fonte Wikipedia)

Sig. Celentano, Corona non è un assassino ma Le vorrei ricordare che non è nemmeno un prigioniero politico condannato ingiustamente per le proprie idee. Non è Gao Zhisheng, non è Gramsci, non è Mandela ma un delinquente comune.

Sig. Celentano, secondo lei Corona dovrebbe ricevere la grazia perchè delinquente detenuto in un Paese di delinquenti a piede libero ? Una sorta di premio per essersi fatto beccare al contrario di altri ?

Sig. Celentano, ci sta dicendo forse che dovremmo rassegnarci a convivere con la disonestà ? A premiare i delinquenti considerandoli dei furbi, dei diversamente onesti o proprio degli esuberanti.

La sua richiesta al Presidente Napolitano mi indigna profondamente perchè io, così come molti altri cittadini, sono un italiano che ha la colpa di essere onesto in un Paese governato dalla disonestà. Le vittime siano noi, perchè facciamo davvero fatica a vivere in Italia e non certo chi ha commesso svariati reati. Se ha del tempo chieda al Governo di avere un occhio di riguardo anche per noi giovani onesti costretti ad emigrare o a vivere in povertà qui.

Le porgo i miei piu’ cordiali saluti.

Gio’ Chianta

Fonte: Il Malpaese

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sabato 4 ottobre 2014

Tutti gli sprechi dei comuni italiani

Burocrazia interna, polizia locale, istruzione pubblica, territorio e viabilità, ambiente e rifiuti e politiche sociali. Anche gli asili nido: ecco dove finiscono i soldi (nostri)


Nel 2010 la Sose, una società per l’89% del Tesoro e per l’11 della Banca d’Italia, ha cominciato a raccogliere con l’aiuto dell’Ifel (il centro studi dell’Anci) una miriade di numeri su sei comparti dei bilanci comunali: burocrazia interna, polizia locale, istruzione pubblica, territorio e viabilità, ambiente e rifiuti e politiche sociali, compresi gli asili nido. I risultati ufficiali saranno messi a disposizione fra un mese. Piero Fassino, presidente dell’Anci, l’ha già detto: «I dati sono del 2010, mentre l’incidenza maggiore sulla spending review arriva dal triennio 2011-2013 segnato da drastici tagli: raccomando al governo di non prendere provvedimenti in base a quelle tabelle». C’è subito da dire però che questi dati vanno presi con le dovute precauzioni, visto che usare questi numeri per separare gli “spendaccioni” dai “risparmiosi”, senza tenere conto di quantità e qualità dei servizi offerti, potrebbe generare disastri, portando ad identificare tra i risparmiosi quelli che non offrono i servizi e tra gli spendaccioni quelli che invece i servizi li offrono. Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella del Corriere della Sera hanno analizzato i dati.


Foto: TIZIANA FABI/AFP/GettyImages

UMBRIA LA REGIONE “PEGGIORE” - A prima vista salta all’occhio la virtuosità dei Comuni calabresi, che spendono il 10,65% in meno del fabbisogno standard complessivo al quale avrebbero diritto. Cioè della somma che, tenendo conto di un mucchio di fattori più o meno penalizzanti (esempio: solo chi sta in montagna può capire il peso sociale, scolastico, economico di certe nevicate) viene indicata come necessaria perché tutti i cittadini siano sullo stesso piano. Per contro, la peggiore risulta essere, nonostante un livello dei servizi superiore, l’Umbria, dove i Comuni spendono il 9,71% più del fabbisogno calcolato. Dice tutto il confronto fra Perugia e Lamezia Terme. La prima è la città con oltre 70 mila abitanti che ha la peggiore performance in assoluto, con una spesa che nel 2010 ha superato del 31% il fabbisogno standard. La seconda batte tutti sul fronte opposto: nel 2010 ha speso il 41% in meno. Come mai? Stella Rizzo spiegano che “forse perché spendeva pochissimo per funzioni essenziali quali la riscossione dei tributi (35 mila euro contro un fabbisogno di 446 mila), gli asili nido (641 mila euro contro 930 mila) e il «sociale»: 2 milioni 522 mila contro 7 milioni 439 mila. Scelte imposte dal peso esorbitante di servizi burocratici come l’anagrafe, lo stato civile e il servizio elettorale: 1.162 mila contro un fabbisogno tre volte più basso, 468 mila. Il contrario di Perugia, più parsimoniosa nelle spese per la burocrazia ma assai più esposta sul fronte dell’ambiente (36,2 milioni contro i 6,2 stimati come fabbisogno standard), dello smaltimento dei rifiuti (31,7 milioni contro 22,5) e dei trasporti pubblici (25,3 milioni contro 4)”.

LE SPESE VANNO CONTESTUALIZZATE - La Sose piega che le regioni meridionali “da un lato risultano spendere più dello standard nel settore dei servizi generali di amministrazione e controllo e dall’altro spendere meno dello standard nel settore dei servizi sociali”. Casal di Principe risulta tra i municipi più virtuosi della Campania. Basta dire che la sua spesa 2010 era inferiore al fabbisogno standard del 41,6%. Ma se andiamo a vedere come spendeva quell’anno i denari pubblici, scopriamo che per gli uffici preposti a raccogliere le tasse comunali, c’erano briciole. Fabbisogno stimato da Sose: 113.242 euro. Euro impiegati: 167. Cioè 678 volte di meno. Per quanto riguarda l’ambiente, il fabbisogno stimato era di 445.949: ne spesero un quarto. I soldi servivano per la burocrazia municipale. Costosissima. C’è sempre da dire che le spese devono essere contestualizzate, ad esempio nel 2010 l’ente provinciale casertano spese il 35% in più del previsto investendo nel settore ambientale 57 milioni: cinque volte più del fabbisogno standard calcolato da Sose: 11 milioni 581.147 euro. Spreconi? Dipende da come sono stati investiti soldi. Ma che quella terra sventurata abbia bisogno di più quattrini per il risanamento di ogni ipotetica media nazionale è fuori discussione.

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LA POLIZIA LOCALE - Rizzo e Stella poi prendono ad Esempio Roma, Napoli e Milano e analizzano i costi della polizia locale. Il fabbisogno standard di Roma è fissato in 323 milioni: nel 2010 spese il 14,5% in più. All’opposto Milano, che sborsò per i vigili il 38,3% in meno ma anche Napoli, che «risparmiò» il 29%. Per quanto riguarda le multe i 5.998 vigili di Roma elevavano manualmente 929.442 contravvenzioni (154 a testa: tre a settimana), i 3.179 colleghi milanesi 1.178.780: 370 pro capite, più di una al giorno. Per non parlare delle 79.870 sanzioni di diverso genere fatte a Milano contro le 27.990 di Roma e le appena 963 di Napoli. O dei 255 arresti effettuati dai «ghisa» ambrosiani a fronte dei 110 dei «pizzardoni» capitolini e dei 64 dei «caschi bianchi» partenopei. Per quanto riguarda gli affitti il comune di Roma pagava nel 2010 per i locali occupati dalla polizia municipale canoni per tre milioni e mezzo contro i 30.017 euro di Milano: 117 volte di più. Per quanto riguarda i soldi investiti per la sicurezza, i dati sono lampanti: il Campidoglio ha investito 2,9 milioni di euro, mentre Palazzo Marino 6,4. Questo ha delle ripercussioni notevoli sul controllo del territorio. Basi pensare che la polizia locale di Milano per un territorio di 181 chilometri quadri, dispone di 1.359 telecamere. A Napoli i chilometri quadrati comunali sono 1.117, e i vigili hanno 100 telecamere. Il primato negativo però ce l’ha Roma: il Comune con la superficie più vasta d’Italia, 1.285 kmq, di telecamere ne ha solo 45. Cioè una ogni 48 chilometri.

(Photocredit: AFP/AFP/Getty Images)

Fonte: Giornalettismo