mercoledì 10 febbraio 2016

Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle Foibe


Oggi, 10 febbraio, si celebra il Giorno del ricordo, una solennità civile nazionale italiana, istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92 in onore delle vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Tale legge è stata approvata «al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». Non possiamo dimenticare un'altra brutta pagina della nostra storia.

Per approfondire: Massacri delle foibe (da Wikipedia)

Primarie Usa 2016: primarie New Hampshire, vincono Donald Trump e Bernie Sanders


Prime vittorie di Donald Trump e Bernie Sanders alle primarie di Usa 2016 nelle primarie del New Hampshire

Primarie Usa 2016: primarie New Hampshire vincono Donald Trump e Bernie Sanders Alle primarie del New Hampshire Donald Trump e Bernie Sanders hanno ottenuto le loro prime vittorie alle primarie di Usa 2016. Il miliardario di NYC ha vinto con un significativo margine distacco tra i Repubblicani, mentre il senatore democratico ha trionfato nello Stato del New England che confina con il suo Vermont.

DONALD TRUMP

Donald Trump ha vinto nettamente le primarie del New Hamphire. A differenza dell’esordio nei caucus dell’Iowa, il miliardario di Manhattan ha ottenuto un risultato superiore ai sondaggi, arrivando a conquistare circa i il 35% dei voti in un’elezione dove ben 5 candidati hanno superato il 10%. Donald Trump ha staccato di poco meno di 20 punti il suo avversario più vicino, il governatore dell’Ohio John Kasich, vincendo in ogni gruppo demografico di rilievo. La sua coalizione sociale si basa su elettori a reddito medio-basso e con un grado di istruzione inferiore, ma il candidato repubblicano ha dimostrato di saper vincere anche tra gli elettori più ricchi così come più istruiti, e nel gruppo maggioritario dell’elettorato Gop, quelli che si autodefiniscono abbastanza conservatori. Il successo di Donald Trump è particolarmente significativo: innanzitutto ha dimostrato di non essere un candidato trainato solo da un’enorme bolla mediatica, che si può sgonfiare al momento del voto, come parzialmente successo in Iowa ed eccessivamente enfatizzato dai media. Oltre che consolidare le sue credenziali elettorali, il risultato delle primarie del New Hampshire ha evidenziato una divisione dei suoi avversari che sembra rafforzare ulteriormente le sue chance di nomination. Il secondo posto è stato conquistato da John Kasich, il governatore dell’Ohio che ha superato Ted Cruz, Jeb Bush e Marco Rubo grazie al voto degli indipendenti e dei moderati. Kasich è l’avversario meno forte per Trump, visto il suo profilo centrista che sembra poter funzionare solo nel Nordest o in alcuni grandi Stati del Midwest. Il governatore dell’Ohio è inoltre il candidato con la minor dotazione finanziaria. Il deludente risultato di Marco Rubio, il repubblicano che aveva ottenuto il maggior spin mediatico dopo i caucus dell’Iowa pur arrivando terzo, è un’altra vittoria per Donald Trump. Il senatore della Florida è arrivato solo quinto, superato da Ted Cruz e anche da Jeb Bush, e ha probabilmente pagato la sua negativa performance nel dibattito TV di sabato scorso. Grazie al netto successo alle primarie del New Hampshire Donald Trump ha conquistato la testa nel conteggio dei delegati: ai 7 vinti in Iowa ne ha sommati 10, contro i 3 di Kasich e i 2 di Bush e Cruz. Ora conduce per 17 a 10 sul senatore del Texas.

BERNIE SANDERS

Bernie Sanders ha trionfato nelle primarie del New Hampshire, surclassando Hillary Clinton. Il senatore del Vermont ha sfiorato il 60%, distanziando l’ex segretario di Stato di oltre 20 punti percentuali. Numeri impressionanti, in primarie democratiche che sono state meno partecipate rispetto a quelle repubblicane, e anche rispetto alle elezioni del 2008 vinte da Hillary Clinton. 8 anni fa la candidata democratica aveva battuto a sorpresa Barack Obama conquistando il voto dei bianchi a reddito medio-basso. Nel 2016 invece questo gruppo demografico è stato stravinto da Bernie Sanders, come già successo in Iowa. Il senatore del Vermont ha trionfato grazie a un consenso plebiscitario tra i giovani, che si sono schierati per lui 83 a 17, e alla sua forza tra gli elettori che si dichiarano indipendenti.Tra i partecipanti alle primarie registrati come democratici c’è stato un sostanziale pareggio tra Sanders e la Clinton. Questi due ultimi dati evidenziano una peculiarità della vittoria del senatore del Vermont, avvantaggiato dalla particolare demografia del New Hampshire, uno Stato bianco, con molti indipendenti e con un elettorato democratico schierato a sinistra come capita in New England. La vicinanza col Vermont ha inoltre avvantaggiato Bernie Sanders, che però ha conquistato un trionfo semplicemente inimmaginabile un anno fa. Il suo messaggio sulla disuguaglianza economica, la sua battaglia per una svolta compiutamente socialdemocratica degli Stati Uniti, con università pubbliche con rette gratuite o molto più basse rispetto alle attuali e un sistema sanitario basato su un’assicurazione statale universale, hanno toccato una corda profonda dell’elettorato progressista. La campagna del senatore del Vermont ha poi sfondato grazie al suo messaggio contro l’establishment politico schiavo degli interessi della finanza e della grande industria, come mostra anche l’enorme rete di piccoli donatori su cui non poteva contare neppure Barack Obama nel 2008. Le chance di nomination appaiono ancora relativamente basse, ma Hilary Clinton dovrà conquistare in modo chiaro Nevada e South Carolina per evitare rischi per la sua campagna. La forza dell’ex segretario di Stato rimane il suo elevato consenso nelle minoranze etniche, che finora si sono dimostrate particolarmente distanti rispetto a Bernie Sanders, anche perchè culturalmente sono politicamente più moderate rispetto ai bianchi democratici.Il senatore del Vermont ha ottenuto 13 delegati contro i 9 di Hillary Clinton, così passando in testa nel calcolo di quelli elettivi finora assegnati.

Photo credit: DON EMMERT/AFP/Getty Images

Fonte: Giornalettismo

Colpito un ospedale di Medici senza Frontiere a Daraa, in Siria

Raid aerei hanno danneggiato la struttura sanitaria. Tre persone sono rimaste uccise e sei ferite

L'ospedale di Medici senza frontiere di Tafas dopo i raid aerei. Credit: Medici senza frontiere

Un ospedale supportato da Medici senza frontiere (Msf) nel distretto di Daraa, nel sud della Siria, è stato colpito dai raid aerei nella notte di venerdì 5 febbraio 2016.

A renderlo noto sul suo sito è Msf stessa, che riferisce della morte di tre persone e del ferimento di almeno altre sei. Tra di essi anche un infermiere che lavorava nella struttura.

“Mi stavo recando in ospedale per aiutare con l’ammissione dei pazienti colpiti dai raid aerei, ma appena sono arrivato, sono rimasto io stesso ferito. È successo tutto molto in fretta. Ho visto una sorta di esplosione e un flash di luce, poi sono svenuto per circa cinque minuti. I miei colleghi mi hanno visto steso a terra, coperto di sangue e mi hanno portato dentro in fretta. Sono rimasto ferito sia a un braccio che a una gamba dai frammenti del proiettile”, ha riferito l'uomo all'organizzazione non governativa.

Più di 20 mila residenti della cittadina di Tafas hanno lasciato le proprie case e si sono rifugiati nelle campagne circostanti per sfuggire ai raid aerei.

Il bombardamento ha colpito l’ospedale da campo di Tafas, a circa 12 chilometri dal confine con la Giordania, danneggiando parzialmente l’edificio che lo ospita e mettendo fuori gioco il prezioso servizio di ambulanza.

Si tratta solo dell’ultima struttura medica, in ordine di tempo, colpita dai raid aerei nel sud della Siria in un’escalation di attacchi verificatasi negli ultimi due mesi.

Msf sottolinea che questo ennesimo incidente contribuisce a impoverire un sistema sanitario già allo stremo e impedisce a molte persone di accedere alle cure mediche di cui hanno un disperato bisogno.

L'organizzazione medica internazionale - presente in oltre 70 paesi in tutto il mondo e attiva in molti scenari di guerra - denuncia che, mentre il conflitto siriano entra nel sesto anno, i bombardamenti nel sud del paese sono in aumento, così come il numero delle vittime.

L’uso di bombardamenti indiscriminati ha un impatto devastante sia sui civili che sulle strutture mediche. Malgrado i numerosi appelli delle organizzazioni internazionali perché i raid aerei vengano fermati, sembrano essere diventati piuttosto la norma. Dall’inizio del 2016, 13 strutture mediche sono state colpite, confermando che ospedali e cliniche non sono più posti dove i pazienti possono guarire in tutta sicurezza.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 9 febbraio 2016

Il “contratto” per i candidati del M5S a Roma

Chi lo firma si impegna a dimettersi e versare 150 mila euro se Grillo e Casaleggio decideranno che ha "danneggiato" l'immagine del Movimento

(ANSA/ MARCO ISOLA)

Lunedì 8 febbraio sulla Stampa il giornalista Jacopo Jacoboni ha pubblicato il testo di una specie di “contratto” che i candidati del Movimento 5 Stelle al comune di Roma saranno obbligati a firmare prima delle prossime elezioni amministrative. Con il contratto, in sostanza, chi sarà eletto si impegna a versare 150 mila euro al Movimento nel caso in cui Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio gli contestino un “danno di immagine” al partito. Tra lunedì e martedì l’esistenza del contratto è stata confermata da diversi esponenti del M5S.

Il punto più controverso del testo, lungo tre pagine e diviso in dieci punti, è proprio quello sulla “multa” da 150 mila euro, che recita così: «Il candidato accetta la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5S nel caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto».

In sostanza significa che gli eletti al comune di Roma potranno essere multati per qualunque atto che Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio riterranno lesivo dell’immagine del Movimento. Il contratto aggiunge anche una clausola – probabilmente illegale – secondo cui, sempre a richiesta di Casaleggio e Grillo, gli eletti saranno anche obbligati a dimettersi. Queste sanzioni potranno scattare anche in seguito a una votazione online tra gli iscritti al partito, che però non è obbligatoria. I leader del Movimento si riservano il diritto di imporre sanzioni in completa autonomia.

Il contratto specifica anche: «Le proposte di atti di alta amministrazione, e le questioni giuridicamente complesse verranno preventivamente sottoposte a parere tecnico legale a cura dello staff coordinato dai garanti del M5S». In altre parole gli eventuali eletti del Movimento non potranno prendere decisioni importanti sull’amministrazione comunale se gli atti non saranno prima approvati da Grillo e Casaleggio. I due leader potranno anche nominare in completa autonomia lo staff che curerà la comunicazione del gruppo consiliare del M5S ed eventualmente anche quello del sindaco.

La pubblicazione del contratto lunedì era stata inizialmente accolta con un certo scetticismo: una simile dipendenza degli eletti da un struttura esterna e privata è probabilmente un caso unico nella storia della moderna democrazia. Esistono casi di vincolo di mandato, in Portogallo e in alcuni paesi in via di sviluppo, ma l’idea che gli atti amministrativi debbano essere approvati da qualcuno non eletto è piuttosto inedità. Probabilmente la richiesta di danni, l’obbligo di dimettersi e quello di far approvare gli atti a Grillo e Casaleggio non verrebbero accolte da alcun tribunale. Il regolamento del consiglio comunale di Roma specifica che gli eletti esercitano le loro funzioni “liberamente e senza vincolo di mandato”.

La deputata del M5S Roberta Lombardi, che ha scritto il contratto, lo ha difeso in diverse interviste dicendo anche che è stato studiato proprio per potere reggere in tribunale. Anche Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e membro del “direttorio” del M5S, ha difeso il contratto in un’intervista al Corriere della Sera dicendo: «Non ne possiamo più di questi eletti con noi che passano con il PD».

Esiste un parziale precedente a questo contratto, cioè il documento che hanno sottoscritto i candidati M5S alle elezioni europee del maggio 2014. Nel documento veniva specificato che chi riceveva una condanna penale in primo grado o veniva ritenuto “gravemente inadempiente” rispetto al codice di comportamento del Movimento avrebbe dovuto versare una penale di 250 mila euro. Il documento, però, non è esplicito su chi dovrebbe esercitare quest’azione. Il contratto per le elezioni amministrative di Roma è invece molto più chiaro: la penale e le dimissioni possono essere richieste per qualunque atto percepito come “danno di immagine” a insindacabile giudizio di Grillo e Casaleggio.

Fonte: Il Post

Scontro tra treni in Germania

L'incidente è avvenuto in Baviera e avrebbe causato la morte di quattro persone e il ferimento di circa cento passeggeri


Due treni per il trasporto di passeggeri si sono scontrati nei pressi della città termale di Bad Aibiling, in Baviera, nel sud della Germania. Secondo la polizia tedesca nello scontro sarebbero rimaste uccise almeno quattro persone e ci sarebbero circa cento feriti.

Lo scontro sarebbe avvenuto, secondo le ricostruzioni diffuse dai media locali, in seguito al deragliamento di uno dei due treni, che avrebbe causato il rovesciamento di diversi vagoni.

La polizia locale starebbe cercando di liberare i passeggeri rimasti incastrati all'interno del treno. Dei cento feriti di cui si ha notizia, 15 sarebbero in condizioni critiche e 40 avrebbero riportato gravi infortuni.

Fonte: The Post Internazionale

Attentato dell'Isis contro la polizia a Damasco

Non è chiaro quante persone siano state coinvolte nell'attacco, si parla di numerosi morti e feriti. Si tratta del secondo attacco nella capitale dall'inizio dell'anno


Il ministero dell’Interno siriano ha reso noto che martedì 9 febbraio 2016 un attentatore suicida a bordo di un’auto si è fatto esplodere nei pressi di un club per agenti di polizia, in un quartiere residenziale di Damasco. Non è chiaro quante persone siano rimaste uccise nell'attacco.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, un gruppo di informazione con base nel Regno Unito che si occupa di registrare le violenze nel paese, ha diffuso la notizia della morte di otto agenti e del ferimento di almeno 20, dopo che il veicolo è saltato in aria nel parcheggio del club. L’attacco è avvenuto a Masaken Barza, un quartiere della classe media dove si trovano numerosi uffici governativi.

Il ministro dell’Interno ha dichiarato che le forze di sicurezza hanno impedito all’attentatore suicida di entrare nel complesso, che è pattugliato da numerosi agenti, e che l’esplosione è avvenuta presso i cancelli della struttura.

L'Isis ha rivendicato l'attentato in una dichiarazione diffusa sui social media. L'attentatore sarebbe Abu Abdul Rahman al-Shami.

Nella rivendicazione si legge che al-Shami "ha trasformato la tranquillità dei suoi nemici in orrore", per vendicare la sofferenza cui sono sottoposti i suoi correligionari sunniti. Stando a questa rivendicazione, le vittime dell'attentato sarebbero 20 e i feriti almeno 40.

La televisione di stato siriana aveva erroneamente riportato che l’attacco era avvenuto in un mercato affollato nella stessa area. Più tardi, ha smentito la notizia.

L’ultimo attentato di rilievo nella capitale siriana era avvenuto il 31 gennaio in un sobborgo a sud di Damasco, Sayyida Zeinab, dove si trova uno dei principali santuari sciiti della Siria. L’attacco aveva ucciso più di 70 persone, inclusi alcuni miliziani sciiti, ed era stato rivendicato dallo Stato islamico.

Gli attacchi suicidi nel centro della capitale siriana si sono ridotti nel corso degli ultimi due anni. Tuttavia, le forze ribelli continuano a sparare colpi di mortaio dai sobborghi a est di Damasco.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 8 febbraio 2016

Breve storia di Giuseppe Sala

Le cose fondamentali da sapere sull'ex capo di Expo, da domenica sera candidato del centrosinistra a sindaco di Milano

Giuseppe Sala. (Piero Cruciatti / LaPresse)

Giuseppe Sala, ex commissario unico e amministratore delegato di Expo 2015, ha vinto domenica 7 febbraio le primarie con cui il centrosinistra ha scelto il suo candidato a sindaco. Sala ha ottenuto il 42,2 per cento dei voti (cioè 25.600), superando Francesca Balzani con il 33,9 per cento (20.516 voti), Pierfrancesco Majorino con il 23 per cento (13.916 voti) e Antonio Iannetta con lo 0,7 per cento (443 voti). Il centrodestra non ha ancora scelto ufficialmente un candidato a sindaco di Milano.

Sala ha 57 anni ed è nato in provincia di Monza. È laureato alla Bocconi, ha lavorato a lungo in Pirelli – fino a diventare amministratore delegato della parte pneumatici – e poi in Telecom, prima di essere scelto da Letizia Moratti nel 2009 per fare il direttore generale del Comune di Milano. All’epoca Repubblica lo descriveva «un personaggio schivo e riservato», e questa era la sua fama: «umile e sobrio», «in Telecom faceva il pompiere», si legge negli articoli di quegli anni insieme al fatto che la sua nomina fu consigliata a Moratti da Bruno Ermolli, amico e collaboratore di Silvio Berlusconi, “il più potente lobbista del nord Italia“. Un anno e mezzo dopo Moratti gli chiese di lasciare l’incarico e occuparsi di Expo, che all’epoca sembrava destinato a diventare una grande occasione sprecata tra indecisioni sull’identità da dare all’iniziativa e interminabili lentezze dei lavori collegati. Chi decise di promuoverlo da semplice rappresentante del comune nel consiglio di amministrazione di Expo 2015 S.p.A. a commissario unico delegato del governo fu però Enrico Letta, nel 2013, per cercare di salvare il salvabile di un’iniziativa che stava diventando un problema, tra le molte accuse di corruzioni e illegalità nell’assegnazione degli appalti e un diffuso scetticismo della città.

Il successo dell’Esposizione – sicuramente di immagine e rinnovamento per la città, mentre sulle cifre si discute ancora – ha trasformato Sala in sei mesi in un personaggio nazionale, e la decisione di Giuliano Pisapia di non ricandidarsi a sindaco ha generato immediatamente voci e retroscena su una sua possibile candidatura, rafforzate da frequenti pubbliche affermazioni di stima nei suoi confronti da parte di Renzi. Quella candidatura è diventata ufficiale con un discorso che Sala ha pronunciato lo scorso dicembre sul palco della Leopolda.




Sala ha promesso più volte che non aprirà la sua eventuale giunta al Nuovo Centro Destra, ripetendo spesso durante la campagna elettorale che bisogna fare in modo che «questa città non ritorni nelle mani del centrodestra». La sua campagna elettorale alle primarie è stata sostenuta, tra gli altri, da alcuni dei più importanti personaggi del centrosinistra milanese, tra gli altri: l’avvocato Umberto Ambrosoli, candidato del PD alle ultime elezioni regionali, l’oncologo Umberto Veronesi, capolista del PD in Lombardia alle politiche del 2008, il ministro Maurizio Martina, molto influente da queste parti, e Bruno Tabacci, primo assessore al Bilancio della giunta Pisapia. Sala ripete spesso di avere grande considerazione di Majorino – «conosco bene Pier da sette anni, abbiamo fatto molte cose insieme» – ed è il stato candidato che più degli altri fa riferimento costante alla “città metropolitana”, il nuovo ordinamento che dall’anno scorso ha sostituito la provincia: Sala spiega così la sua contrarietà ai mezzi pubblici gratuiti – e quelli che vivono a Sesto?, dice – e pensa che quei soldi andrebbero investiti altrove, insieme a quanto ottenuto vendendo una serie di partecipazioni societarie del comune di Milano che Sala non reputa più essenziali, come quella nella società che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate. Per lo stesso motivo Sala crede che non sia prioritario estendere l’Area C ma che bisogni invece prolungare ulteriormente la rete della metropolitana.

La proposta più famosa di Sala la descrive lui stesso come un sogno, tecnicamente possibile ma complicatissimo da realizzare: riaprire le vie d’acque della città, i Navigli (è un progetto che ciclicamente torna da anni nei dibattiti cittadini). Ci sono però nel suo programma anche proposte più concrete, come l’abbattimento dei tributi locali per le imprese neocostituite, l’elaborazione di servizi specifici per freelance e partite IVA, “una grande operazione di riconversione dei sistemi di riscaldamento degli edifici” e un investimento di 100 milioni di euro per riqualificare le case popolari del comune, comprese le 2.000 oggi ancora sfitte.

Fonte: Il Post

La legge sulle unioni civili è a rischio?

Se lo chiedono in molti dopo che Grillo ha detto che i senatori del M5S avranno "libertà di coscienza": ma l'approvazione in Senato del ddl Cirinnà sembra piuttosto sicura


Sabato 6 febbraio Beppe Grillo ha annunciato un po’ a sorpresa sul suo blog che i senatori del Movimento 5 Stelle avranno libertà di coscienza sul voto per il ddl Cirinnà, la legge che propone di introdurre per la prima volta in Italia le unioni civili ed è attualmente in discussione al Senato. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, da sempre contrario alla legge, ha accolto positivamente la decisione di Grillo, scrivendo su Twitter che ora sulla Cirinnà, la cui approvazione era data per certa fino a qualche giorno fa, «si riapre la partita». Nel pomeriggio ha chiesto formalmente al PD di eliminare la norma sulla stepchild adoption dal testo del ddl.


In realtà i numeri complessivi e le intenzioni di voto dei senatori M5S sembrano rendere ancora oggi molto probabile l’approvazione della legge. La maggioranza necessaria è di 161 senatori. Secondo le ultime notizie, il testo attuale dovrebbe avere i voti di tutti o quasi i 112 senatori del PD. A questi vanno aggiunti circa 15 senatori che appartengono al gruppo misto e provengono da SEL, dal M5S e da Scelta Civica. In teoria, dovrebbero votare a favore anche i 19 senatori di ALA, il gruppo creato dall’ex senatore di Forza Italia Denis Verdini e che vota spesso a sostegno del governo, oltre a diversi senatori di Forza Italia di area liberale a cui Silvio Berlusconi ha lasciato libertà di coscienza, dopo essersi personalmente espresso a favore della legge (dovrebbero essere almeno cinque). In tutto fanno circa 150 voti, undici in meno della maggioranza necessaria a far approvare la legge.

A questi numeri, però, vanno aggiunti tutti i senatori del M5S che decideranno di votare la legge, cioè quasi certamente la maggioranza del gruppo, composto da 35 senatori. In queste ultime ore è circolato molto tra gli account Twitter dei senatori del M5S l’hashtag #iovotosì per segnalare il proprio appoggio al ddl Cirinnà. Secondo le indiscrezioni pubblicate sui giornali italiani, almeno 30 senatori sui 35 iscritti al gruppo voteranno la legge portando così i favorevoli a quota 180 voti, molto al di sopra della soglia dei 161. Questa settimana lo stesso numero di senatori favorevoli hanno votato contro la pregiudiziale di costituzionalità della legge avanzata dalle opposizioni, e quindi a favore della legge.

Il voto segreto potrebbe effettivamente rendere più facile ad alcuni esponenti cattolici del PD di votare contro la legge senza esporsi alle critiche: anche il PD ha lasciato libertà di voto ai suoi senatori, ma in una riunione interna poche settimane fa il gruppo ha approvato all’unanimità il testo della legge che sta per essere votato. Secondo molti, però, il voto segreto potrebbe danneggiare anche NCD, il partito guidato da Angelino Alfano. Alcuni ipotizzano che una decina dei senatori di NCD potrebbe sfruttarlo per votare la legge in modo da assicurare la tenuta del governo di cui fanno parte.

Riassumendo: se tutti i senatori del M5S votassero contro, la legge potrebbe essere respinta. Ma questo sembra uno scenario molto lontano: almeno quindici senatori del M5S hanno già detto che voteranno sì e a loro bisognerà a aggiungere i cosiddetti “franchi tiratori” di NCD che decideranno di appoggiare il governo. Anche se ci saranno defezioni di cattolici dal PD, il DDL sembra avere ancora una maggioranza relativamente sicura, intorno ai 180 voti.

Fonte: Il Post