lunedì 16 gennaio 2017

Messico, sparatoria al festival di musica elettronica: 5 vittime, anche un italiano

I due episodi sarebbero avvenuti nel corso di due eventi del festival di musica elettronica BPM. Almeno 5 morti e 15 feriti

L'interno del club Blue Parrot di Playa del Carmen, in Messico.

Due sparatorie sono state segnalate in Messico nella notte tre domenica 15 e lunedì 16 gennaio 2017, provocando almeno 5 morti e 15 feriti. Tra i morti ci sarebbe anche un italiano, insieme a due canadesi e un colombiano.

I due episodi si sarebbero verificati in due club di Playa del Carmen, circa 70 chilometri a sud di Cancun. 

Nel primo caso, i partecipanti alla serata conclusiva del festival di musica elettronica BPM presso la discoteca Blue Parrot hanno detto di aver udito degli spari. Il decesso di cinque persone è stato reso noto dagli organizzatori del Festival.

Una seconda sparatoria sarebbe avvenuta invece al The Jungle, dove era in corso un altro evento legato al festival.

Immagini video presumibilmente riprese a Playa del Carmen mostrano la folla scappare dal Blue Parrot.

Le sparatorie nei club non sono infrequenti in Messico e sono spesso legate alla presenza nelle discoteche di membri delle gang criminali locali.

Il BPM festival, giunto alla sua decima edizione, è molto popolare in particolare tra i turisti stranieri.

(Qui sotto le immagini video riprese presumibilmente a Playa del Carmen. Credit: YouTube)



Fonte: The Post Internazionale

Un aereo è precipitato sulle abitazioni in Kirghizistan

Il cargo turco proveniente da Hong Kong e diretto a Istanbul è caduto sulle case uccidendo decine di persone

Un aereo merci in volo da Hong Kong a Istanbul è caduto nel nord del Kirghizistan. Credit: Vladimir Pirogov 

Un cargo turco proveniente da Hong King e diretto a Istanbul è precipitato nel nord del Kirghizistan uccidendo almeno 32 persone, lunedì 16 gennaio 2017.

Il Boeing 747 è caduto sulle abitazioni nei pressi dell’aeroporto di Manas, circa 25 chilometri a nord della capitale Bishkek.

Tra le vittime, per lo più residenti locali, ci sono anche alcuni bambini.

Il volo TK6491 doveva fare scalo a Manas e si è probabilmente schiantato in fase di discesa a causa della scarsa visibilità per via della nebbia, ma le ragioni dell’incidente non sono state ancora confermate.

L’aereo si è abbattuto sul villaggio di Dacha-Suu intorno alle 7:30 del mattino ora locale (2:30 ora italiana), distruggendo almeno 15 case.

Un testimone ha riferito all’agenzia di stampa Afp che molte persone erano ancora a letto al momento dell’incidente e che sono rimaste uccise intere famiglie.

A bordo del velivolo c’erano almeno quattro persone. Uno dei piloti del cargo risulta disperso.

Le squadre di soccorso sono alla ricerca dei sopravvissuti e diversi feriti sono stati già trasportati in ospedale.

(Qui sotto le riprese video del sito del disastro aereo. Credit: YouTube)



Fonte: The Post Internazionale

sabato 14 gennaio 2017

Cos’ha deciso il governo sui vaccini

Il governo li ha resi gratuiti, tutti quanti, aggiornando l'elenco delle prestazioni sanitarie essenziali che andranno garantite in tutte le regioni

(Dal profilo Twitter "nompuf")

Il 12 gennaio il presidente del consiglio Paolo Gentiloni ha firmato – dal Policlinico Gemelli di Roma in cui è ancora ricoverato – l’approvazione dei nuovi LEA, i livelli essenziali di assistenza, che comprendono anche un nuovo Piano nazionale sui vaccini.

I LEA sono l’insieme dei servizi e delle attività che i cittadini possono ottenere tramite il Servizio sanitario gratuito: sono cioè le prestazioni che tutti le regioni devono fornire gratuitamente (o quasi) e uniformemente, perché considerate indispensabili. La list dei LEA non veniva aggiornata dal 2001: alcuni servizi erano diventati poco utili o obsoleti (e sono stati quindi tolti), molti altri sono stati aggiunti perché nel frattempo si sono rivelati importanti. Le principali novità sono per i servizi e che riguardano i vaccini – che saranno gratuiti, tutti quanti, anche se facoltativi – i tumori, la celiachia, l’autismo, la procreazione assistita e il trattamento di malattie rare, invalidanti o croniche. Oltre che da Gentiloni il documento sui nuovi LEA è stato firmato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin – che ne ha parlato con diversi giornali – e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.


I nuovi LEA non sono però ancora in vigore: come ha spiegato il Sole 24 Ore la firma di Gentiloni è un d.p.C.m., un decreto del presidente del Consiglio dei ministri; mancano l’approvazione della Corte dei conti (solo una formalità) e la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, che dovrebbe arrivare entro fine gennaio.


Per i nuovi LEA sono stati stanziati 800 milioni di euro, oltre a quelli per il Piano nazionale vaccini – una sorta di allegato che sarà finanziato con 100 milioni di euro nel 2017 e con più di 300 milioni di euro nel biennio 2017-2018.

Cosa sono i LEA
Comprendono servizi tra loro molto diversi, accomunati dall’essere considerati così importanti da non poter essere negati ai cittadini, in nessuna regione. La versione precedente a questa fu definita, sempre con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, nel novembre 2001, quando al governo c’era Silvio Berlusconi. I LEA sono garantiti ai cittadini grazie a finanziamento pubblico, e in certi casi con il pagamento di una “quota di partecipazione” praticamente simbolica (il ticket).

Insieme all’aggiornamento dei LEA firmato il 12 gennaio da Gentiloni è stata anche costituita la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA. Avrà lo scopo di monitorare i contenuti del LEA per evitare che passino altri 15 anni senza che sia aggiornato. Il sistema dei LEA prevede tre tipi principali di servizi: “assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e lavoro” (un insieme di servizi di tutela della collettività e di profilassi delle malattie parassitarie o infettive), assistenza distrettuale (ad esempio assistenza farmaceutica e consultoria ad anziani, disabili o malati gravi) e assistenza ospedaliera.

Cosa c’è dentro i nuovi LEA
È stato aggiornato l’elenco delle malattie rare, invalidanti e croniche (si stima che vi ci potranno accedere circa 300mila persone che ad oggi ne erano), sono state aggiunte nuove terapie di cura –che nel frattempo erano state scoperte o si erano dimostrati utili – e sono stati aggiunti, tra gli altri il vaccino contro il papillomavirus, l’anti-pneumococco e l’antimeningococco B. Sono stati anche inseriti alcuni tipi di screening neonatale, per esempio quello per individuare un’eventuale sordità congenita, e cure, trattamenti e percorsi diagnostici per gli affetti da autismo. Come ha scritto Repubblica:


Tra le varie attività che entrano nel Lea ci sono tutte le prestazioni di procreazione medicalmente assistita (Pma), compresa l’eterologa, che già veniva passata da alcuni sistemi sanitari regionali ma non da tutti. Poi viene rivisto profondamente l’elenco delle prestazioni di genetica, è introdotta la consulenza genetica e sono inserite prestazioni di elevato contenuto tecnologico (come la adroterapia contro certi cancri) o di tecnologia recente, come la radioterapia stereotassica.


Entra anche l’enteroscopia con microcamera ingeribile, ovvero la possibilità di effettuare una gastroscopia attraverso l’ingestione di una pillola contenente una microcamera. Ci sono poi novità per le protesi, come quelle per la comunicazione e le attrezzature domotiche, oltre a carrozzine speciali.


E i vaccini?
Fino ad oggi erano a pagamento in alcune regioni e gratis in altre. Con il nuovo Piano, saranno resti gratuiti per tutti. Come ha spiegato Lorenzin al Corriere della Sera: «Con il nuovo Piano nazionale vaccini, collegato ai Livelli essenziali di assistenza, i vaccini saranno gratis per tutti e senza pagamento del ticket, perché i vaccini non sono da considerarsi una cura ma attengono alla prevenzione collettiva della popolazione». Lorenzin ha aggiunto:


I nuovi vaccini facoltativi verranno offerti gratuitamente in ogni Asl secondo il calendario e in base a età e categorie a rischio. Ora bisogna vaccinarsi. La prevenzione è la migliore strategia di un sistema sanitario. I nuovi nati hanno diritto a cicli di base e successivi richiami per difterite, tetano, pertosse, epatite B, polio, haemophilus influenzae, morbillo, parotite, rosolia, varicella come è stato finora. Si aggiungono anti meningococco C e B, pneumococco, rotavirus. Molte famiglie hanno difficoltà economiche per affrontare la spesa, il problema viene superato.

Fonte: Il Post

Ecco qual è il luogo abitato più freddo della Terra

La media invernale si attesta intorno ai 50 gradi sotto lo zero, ma alcune volte precipita fino a meno 70. Il record lo stabilì nel 1924 con -71 gradi

Una macchina e gli alberi completamente gelati nel villaggio di Oymyakon. Credit: Twitter

In queste settimane le temperature in diversi paesi dell'Europa hanno sfiorato perfino i meno 30 gradi, con nevicate anche a bassa quota e ondate di gelo provenienti dai paesi balcanici.

Tuttavia, se paragonate alle temperature glaciali registrate in uno sperduto villaggio situato nella Repubblica di Sacha, nella Siberia orientale, sono poca cosa.

Sicuramente quest'ultimo si aggiudicherebbe ancora una volta il primato di paese abitato più freddo della Terra.

Nonostante le rigidissime temperature invernali, a Oymyakon vivono 500 persone che lottano quotidianamente con il clima gelido e proibitivo. Il freddo è così intenso da condizionare la loro vita quotidiana.

Nella maggior parte dei casi, gli abitanti sono costretti a trascorrere gran parte del tempo rintanati in casa o negli uffici. Le ore di luce nel periodo invernale sono appena tre e la loro alimentazione è quasi interamente a base di pesce e carne, a causa dei terreni gelati dove è praticamente impossibile coltivare frutta e verdura.

Con queste temperatura, spesso anche le batterie dei cellulari vanno in tilt e le auto devono restare sempre accese o essere custodite in garage riscaldati, per evitare che si congelino.

Le medie invernali nel villaggio di Oymyakon si attestano intorno ai 50 gradi sotto lo zero, ma capita che arrivino perfino a sfiorare i meno 70 gradi. Nel 1924 il villaggio stabilì il record: le temperature erano arrivate a meno 71 gradi.

Ma non è sempre così. Durante il periodo estivo, le temperature nel villaggio sfiorano i 22 grandi, con 21 ore di luce. È a quel punto che i suoi abitanti possono finalmente uscire in strada.

Sicuramente la cittadina siberiana non è annoverata tra le mete di viaggio più gettonate dai turisti nel periodo invernale, ma questo non impedisce a coraggiosi avventurieri di raggiungerla. Come ha fatto il fotografo Amos Chapple che ha trascorso sei settimane a "immortalare la bellezza della regione".

(Qui sotto un edificio completamente ghiacciato a Oymykon. Credit: Twitter)


Fonte: The Post Internazionale

L'Isis ha attaccato Deir ez-Zor, in Siria

La città sull'Eufrate e prossima al confine iracheno è divisa a metà tra i quartieri in mano alle forze governative e quelli controllati dall'Isis

I quartieri di Deir ez-Zor in mano al governo siriano son assediate dall'Isis da quasi due anni.

I miliziani del sedicente Stato islamico hanno lanciato un attacco sulle aree in mano alle forze governative di Deir ez-Zor, in Siria, sabato 14 gennaio 2017.

Secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, i jihadisti si sono scontrati con i soldati del regime e la città è stata colpita da almeno sei grandi esplosioni.

Si tratta dell’attacco più violento degli ultimi mesi. Le vittime potrebbero essere decine.

L’aeronautica di Damasco ha reagito bombardato postazioni dell’Isis.

La città orientale siriana si trova sulle rive del fiume Eufrate ed è il capoluogo dell’omonima provincia, confinante con l’Iraq.

L’Isis controlla buona parte della regione e più di metà della città. Da quasi due anni assieda i quartieri rimasti in mano alle forze governative.


Fonte: The Post Internazionale

Ritrovata una ragazza rapita 18 anni fa quando era solo una neonata

Kamiyah Mobley aveva appena otto ore quando una donna che si era finta un'infermiera l'aveva portata via da un ospedale in Florida

Kamiyah Mobley neonata e la sua rapitrice Gloria Williams. Credit: Ufficio dello sceriffo di Jacksonville 

Kamiyah Mobley fu rapita nel luglio del 1998 quando era solo una neonata. Qualcuno l’aveva portata via da un ospedale di Jacksonville, in Florida, e non se ne era saputo più nulla fino a oggi.

Kamiyah era cresciuta con un altro nome, in un’altra città, in un altro stato e convinta che sua madre fosse un’altra donna e non quella che l’aveva partorita.

La polizia l’ha ritrovata dopo 18 anni grazie a una soffiata e l’esame del DNA ha confermato la vera identità della ragazza.

Le autorità di Walterboro, in South Carolina, hanno accusato di rapimento una donna di 51 anni, Gloria Williams.

Williams si era presentata come un’operatrice ospedaliera del Centro medico universitario di Jacksonville e aveva rapito la piccola Kamiyah quando aveva appena otto ore.

Aveva detto alla madre della bambina, Shanara, che la figlia aveva la febbre e doveva essere visitata. L’aveva portata via dalla stanza e nessuno aveva più visto né lei né la neonata.

La famiglia Mobley l’ha cercata a lungo e il caso ha attratto notevole attenzione mediatica. La polizia di Jacksonville non ha mai smesso di cercarla e ha dato seguito a oltre 2.500 segnalazioni, fino a quella giusta, arrivata lo scorso anno.

Ma nonostante la famiglia di Kamiyah sia estasiata all’idea di aver ritrovato la figlia viva e in buona salute, spetta ora alla ragazza decidere se vorrà conoscere i suoi genitori biologici: ha passato tutta la sua vita credendo di essere la figlia di Gloria Williams e, benché avesse il sentore che ci fosse qualcosa di oscuro nel suo passato, non ha alcun ricordo di Shanara.

(qui sotto lo Sceriffo di Jacksonville Mike Williams annuncia il ritrovamento di Kamiyah Mobley. Credit: YouTube)



Fonte: The Post Internazionale

venerdì 13 gennaio 2017

Ci sono guai anche per Renault?

La procura di Parigi ha avviato un'indagine per sospette violazioni delle leggi sulla produzione di sostanze inquinanti dei suoi motori diesel

(PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

La procura di Parigi ha avviato un’indagine sulla casa automobilistica francese Renault, per verificare se abbia truccato in qualche modo i dati sulle emissioni dei suoi motori diesel. La decisione è stata annunciata dai media francesi nella mattina di oggi, a poche ore di distanza dalle accuse formulate dall’EPA, l’agenzia di controllo e protezione dell’ambiente statunitense, nei confronti di FIAT Chrysler (FCA), sospettata di avere utilizzato sistemi per far risultare a norma le emissioni di circa 104mila veicoli diesel, venduti negli Stati Uniti a partire dal 2014. Il titolo di Renault in borsa ha perso circa il 4 per cento nella mattina di oggi e poi ha recuperato qualcosa, mantenendosi comunque in negativo e realizzando uno dei suoi peggiori risultati degli ultimi mesi.

Le Figaro scrive che l’indagine su Renault richiederà molto tempo e non è chiaro quali potrebbero essere i suoi sviluppi. L’azienda ha comunque respinto ogni accusa e in un comunicato scrive che i suoi veicoli “sono conformi alle norme in vigore” sulle emissioni, sia per quanto riguarda le leggi francesi sia per quelle dell’Unione Europea. Al momento Renault si è quindi limitata a “prendere atto” della decisione di aprire un’indagine nei suoi confronti, e attenderà i prossimi sviluppi.

Già nell’autunno del 2015 quando era iniziato il cosiddetto “dieselgate”, con l’apertura di un’indagine nei confronti di Volkswagen da parte dell’EPA, molti osservatori avevano fatto notare che sarebbe stata solo questione di tempo prima che si aprissero nuove indagini, nei confronti di altri produttori. Le norme per la verifica delle emissioni prevedono, nella maggior parte dei casi, test sui motori da eseguire in laboratorio dove raramente sono riprodotte con efficacia condizioni realistiche, paragonabili a quelle che si verificano guidando per strada. L’inchiesta su Volkswagen era proprio nata in seguito a una serie di test condotti in ambito universitario per dimostrare la discrepanza tra quando dichiarato dai produttori sulle emissioni dei loro motori, e l’effettiva produzione d’inquinanti su strada.

La notizia di ieri sulle accuse nei confronti di FCA da parte dell’EPA ha portato qualche conseguenza anche in Europa. Il ministero dei Trasporti del Regno Unito, per esempio, ha chiesto all’EPA di condividere quante più informazioni possibile sui dati raccolti nei confronti dei veicoli diesel di FCA e sulla loro produzione di inquinanti. Il governo britannico potrebbe in seguito aprire proprie indagini e verifiche nei confronti della casa automobilistica, che ha comunque già respinto ogni accusa dicendo di avere rispettato le leggi sulle emissioni negli Stati Uniti.

FCA era già stata al centro dell’attenzione a inizio settimana, quando la Commissione Europea aveva invitato l’azienda a collaborare con le autorità tedesche, che hanno avviato indagini sui veicoli diesel Fiat 500X, Fiat Doblò e Jeep Renegade. Anche in questo caso il sospetto è che questi modelli utilizzino un software che falsa i risultati sulle emissioni nelle fasi di test, condizione fermamente respinta da FCA e dal suo amministratore delegato Sergio Marchionne.

Fonte: Il Post

È stata condannata la giornalista ungherese che fece lo sgambetto a due migranti

L’operatrice dell’emittente N1TV era stata ripresa mentre aggrediva dei profughi che cercavano di sfuggire agli agenti al confine tra Serbia e Ungheria

Un fotogramma del video che incastra l'operatrice. Credit: Marko Djurica

All'inizio di settembre 2015, l'operatrice ungherese Petra Laszlo divenne famosa per aver fatto uno sgambetto a un rifugiato siriano in fuga verso l'Ungheria mentre correva con suo figlio in braccio.

Ben presto quel gesto divenne famoso poiché ripreso da altri giornalisti presenti, suscitando una generale ondata di sdegno.

L’operatrice dell’emittente N1TV era stata ripresa mentre aggrediva prendendo a calci i migranti che al confine tra Serbia e Ungheria cercavano di sfuggire agli agenti che volevano bloccarli.

Il migrante oggetto dello sgambetto era Osama al-Abdelmohsen che correva con in braccio suo figlio piccolo. Come ripreso dalle immagini, la donna, dopo aver fatto cadere a terra i fuggitivi, tirò ancora un calcio.

Petra Laszlo è stata condannata a tre anni di libertà vigilata per comportamento scorretto dal tribunale di Szeged.

Il giudice, Illes Nanasi, che ha analizzato il video fotogramma per fotogramma, ha motivato la condanna spiegando che la condotta dell’operatrice “è andata contro le norme sociali” e che i fatti contrastano con le scuse della donna.

La donna non si è presentata in tribunale a Szeged perché secondo il suo avvocato, Ferenc Sipsos, avrebbe ricevuto minacce di morte. Ma è intervenuta in collegamento video, cercando di difendersi. e annunciando di voler fare appello. «E capitato tutto nel giro di due secondi – ha detto, aggiungendo di essersi sentita sotto attacco. Tutti gridavano, è stato molto spaventoso».

Alle prime accuse la donna si difese asserendo di non essere una razzista senza scrupoli, ma di essere andata nel panico quando il cordone della polizia era saltato. "Qualcosa è scattato in me, ho pensato che mi stavano attaccando e ho cercato di difendermi».

Nel 2015 László aveva dichiarato a un giornale russo che aveva intenzione di trasferirsi con la sua famiglia in Russia poiché non si sentiva più al sicuro in Ungheria.

Una settimana dopo l'incidente, i soldati ungheresi avevano completato la chiusura del confine lungo 175 chilometri con un recinto rinforzato con filo spinato.

Fonte: The Post Internazionale