domenica 24 luglio 2016

L’attentatore di Monaco progettava la strage da un anno

Secondo la polizia tedesca, David Ali Sonboly si era documentato sulla strage di Utøya e aveva visitato una città tedesca in cui nel 2009 un ragazzo uccise 15 persone

Il parcheggio del centro commerciale Olympia Einkaufszentrum (SVEN HOPPE/AFP/Getty Images)

La polizia tedesca ha diffuso nuovi dettagli sul ragazzo tedesco che ha compiuto la strage di Monaco di Baviera del 22 luglio, durante la quale sono state uccise 9 persone. La notizia più importante è che il ragazzo –– che la polizia ha identificato solo come David S. e che secondo i giornali tedeschi si chiamava David Ali Sonboly – stava programmando la sparatoria da circa un anno. Nel 2015 inoltre Sonboly inoltre era stato ricoverato per due mesi in una clinica psichiatrica, e da allora era in terapia. Thomas Steinkraus-Koch, portavoce del procuratore di Monaco, ha aggiunto che la procura non ha trovato prove di motivazioni politiche.

Sonboly aveva 18 anni ed era un ragazzo tedesco di origine iraniana. Venerdì ha ucciso nove persone e ne ha ferite 35 sparando contro la gente che si trovava nel centro commerciale Olympia, e poi si è suicidato. L’arma usata da Sonboly era una pistola Glock con il numero di serie cancellato: di recente la polizia ha scoperto che Sonboly – che non aveva il porto d’armi – l’aveva acquistata illegalmente su Internet. Robert Heimberger, capo della polizia criminale bavarese, ha aggiunto che l’anno scorso Sonboly era andato a vedere la cittadine di Winnenden, vicina a Stoccarda, dove il 11 marzo 2009 un 17enne di nome Tim Kretschmer uccise 15 persone e ne ferì 11 a colpi di pistola nella sua ex scuola, prima di suicidarsi. Durante la visita a Winnenden Sonboly scattò delle fotografie trovate dalla polizia.

Il giorno dopo l’attacco, perquisendo l’appartamento in cui Sonboly viveva con i genitori, la polizia aveva trovato articoli di giornali e un libro che mostrano l’interesse del ragazzo per i “mass shooting negli Stati Uniti e la strage di Utøya compiuta dal norvegese Anders Breivik. Il libro trovato dalla polizia si intitola Amok im Kopf: Warum Schüler töten, che significa “La follia omicida in testa: perché gli studenti uccidono”. La polizia ha dedotto che l’attacco sia stato programmato per il 22 luglio proprio perché era il quinto anniversario della strage di Utøya.

La procura di Monaco ha detto che le persone uccise e ferite da Sonboly, tra cui sette adolescenti e un uomo di 20 anni, non erano suoi conoscenti. Ha poi aggiunto che Sonboly giocava spesso a videogiochi in cui il giocatore deve sparare a una serie di nemici, tra cui Counter-Strike: Source. Non è stato trovato alcun legame invece tra Sonboly e lo Stato Islamico, come alcuni giornali avevano suggerito nelle prime ore dopo l’attacco. Come ha fatto notare la giornalista del New York Times ed esperta di terrorismo Rukmini Callimachi, diversi account di social network legati allo Stato Islamico hanno elogiato la strage di Monaco: ma questo non significa che il gruppo terroristico lo abbia rivendicato.

Fonte: Il Post

C'è stato un attentato suicida a Baghdad, almeno 21 vittime

L'attentatore si è fatto esplodere nei pressi di un checkpoint non lontano da un quartiere sciita della capitale irachena. L'attacco è stato rivendicato dall'Isis

Il luogo dell'attacco suicida nei pressi del quartiere a maggioranza sciita di Baghdad, nel nord dell'Iraq. Credit: Khalid al Mousily

Domenica 24 luglio, un attacco suicida a Baghdad, in Iraq, ha causato la morte di almeno 21 persone e il ferimento di altre 32. Lo hanno reso noto i funzionari iracheni, i quali hanno precisato che l'attentatore si è fatto esplodere nei pressi di un checkpoint nell'area nord di Baghdad.

L'attentato è stato rivendicato dall'Isis.

Un ufficiale di polizia citato dall'agenzia di stampa AP ha raccontato che l'uomo ha azionato il suo dispositivo facendosi saltare in aria vicino a uno degli ingressi del quartiere sciita di Khadimiya, uccidendo almeno otto civili e tre poliziotti. Il bilancio delle vittime è stato confermato anche dal personale medico locale.

Le forze di sicurezza e le aree pubbliche, soprattutto nei quartieri a maggioranza sciita, sono uno dei principali bersagli del sedicente Stato islamico, che controlla settori chiave nell'Iraq settentrionale e occidentale.

Fonte: The Post Intenazionale

Cosa è successo il 23 luglio a Kabul

Un riassunto di quello che è successo oggi nella capitale dell'Afghanistan, dove l'Isis ha rivendicato un duplice attentato costato la vita a oltre 80 persone

I momenti immediatamente successivi all'attacco suicida che ha colpito una manifestazione della minoranza sciita degli Hazara. Credit: Hedayatullah Amid

Almeno 80 persone sono rimaste uccise e diverse altre ferite dopo che un duplice attacco suicida ha colpito una manifestazione pacifica organizzata da un gruppo appartenente alla minoranza sciita degli Hazara a Kabul, in Afghanistan.

L'attentato è stato rivendicato dall'Isis tramite la sua agenzia di stampa, Amaq. Se effettivamente verificato, si tratterebbe del primo attacco compiuto da parte del sedicente Stato islamico a Kabul, il più grande verificatosi finora in Afghanistan.

Oltre 230 persone sono gravemente ferite, secondo quanto riferito da un portavoce del ministero della Salute Pubblica afghana, ma la cifra è destinata ad aumentare.

Il fatto più grave dell'attentato di oggi compiuto dall'Isis è che rischia di mettere in moto l'inizio di una lunga serie di scontri tra sunniti e sciiti, un conflitto etnico che l'Afghanistan era perlopiù riuscito a emarginare nel corso degli ultimi anni, diversamente da altri paesi, in primis Iraq, Siria e Pakistan, dove la violenza settaria ha prevalso e ha dominato la scena politica.

La divisione tra sunniti e sciiti, ampiamente dibattuta e di cui abbiamo spiegato le principali differenze in questo articolo d'approfondimento, è un importante strumento sul quale l'Isis fa leva per incrementare le tensioni interne e per destabilizzare i paesi verso i quali ambisce espandersi geopoliticamente.

Il popolo sciita degli Hazara, che costituisce circa il 9 per cento della popolazione totale in Afghanistan e rappresenta la terza minoranza più numerosa del paese, ha storicamente subito forti discriminazioni, specie al tempo dei Taliban. La lingua madre degli Hazara è il persiano.

Il corteo di manifestazione degli Hazara colpito oggi a Kabul dall'Isis marciava per protestare contro il piano del governo afghano per un'importante rete elettrica che sarebbe dovuta passare attraverso una provincia abitata dagli Hazara.

Nonostante il presidente afghano Ashraf Ghani avesse tentato di trovare una soluzione alla questione istituendo una commissione ad hoc, lo scorso giugno è stato approvato il progetto per una rete elettrica più piccola ma pur sempre nella stessa area geografica, motivo per cui il popolo Hazara è sceso in piazza nuovamente quest'oggi a Kabul.

L'attacco del 23 luglio rivendicato dall'Isis nella capitale afghana è un segnale importante delle mire espansionistiche dei miliziani jihadisti nel resto della nazione.

Il più recente attentato contro gli sciiti in Afghanistan risaliva al 2011, quando una duplice esplosione a Kabul e a Mazar-i Sharif causò la morte di 80 fedeli - la maggior parte dei quali appartenenti al gruppo etnico degli Hazara - riunitisi per commemorare il giorno sacro dell'Ashura.

Gli afghani Hazara sono fortemente discriminati e nel 2015 almeno sette di loro sono stati rapiti e decapitati da miliziani estremisti nella provincia di Zabul. Tra l'altro, una buona parte dei migranti afghani che intraprende il viaggio della speranza verso l'Europa appartiene al popolo Hazara, e molti di loro richiedono l'asilo perché perseguitati politicamente.

- CHI SONO SCIITI E SUNNITI

Fonte: The Post Internazionale

sabato 23 luglio 2016

Cosa sappiamo e cosa non sappiamo della sparatoria a Monaco

Dieci persone sono state uccise, uno dei quali è l'attentatore che si è tolto la vita da solo e almeno 16 sono i feriti della sparatoria del 22 luglio

Fiori nei pressi del centro commerciale Olympia di Monaco. Credit: Michael Dalder

Nel pomeriggio del 22 luglio dieci persone sono morte in una sparatoria nei pressi di un centro commerciale di Monaco di Baviera. Non sono chiari i motivi dell'attacco. Ecco tutto quello che sappiamo e che non sappiamo finora:

--- Quello che sappiamo:

- Dieci persone sono state uccise, uno dei quali è l'attentatore, Ali Sonboly, che si è tolto la vita da solo e almeno 16 sono i feriti della sparatoria in un centro commerciale nella capitale bavarese, di cui tre in maniera molto grave.

- tra le vittime ci sono anche dei bambini.

- il killer è stato identificato come un 18enne con doppia nazionalità tedesca e iraniana, nato e cresciuto in Germania.

- la polizia inizialmente ha definito la sparatoria come un sospetto attacco terroristico ma non ci sono conferme.

- è stata avviata una massiccia operazione di polizia, con l'ausilio delle unità anti-terrorismo.

- inizialmente la polizia stava dando la caccia a tre sospetti attentatori, poche ore più tardi però ha comunicato che l'attentatore con buona probabilità era da solo, e si era tolto la vita poco dopo aver ucciso 9 persone.

- i primi colpi sono stati sparati alle 17.52 (ora locale) contro un McDonald vicino al centro commerciale Olympia (OEZ) nella zona nord del quartiere Moosach.

- il corpo senza vita dell'attentatore si trovava a circa un chilometro dalla scena della sparatoria.

- un video diffuso in seguito sembra mostrare un uomo armato che si trova sul tetto del centro commerciale che urla: "Io sono tedesco!"

- l'uomo non era noto alla polizia e non risulta collegato alle reti del terrorismo internazionale.

- Angela Merkel riunirà il Consiglio di Sicurezza, composto da alcuni ministri, oggi a Berlino.

- i residenti sono stati avvertiti tramite un sistema di allarme via smartphone di evitare i luoghi pubblici, rimanere nelle loro case ove possibile, e accendere la TV e la radio.

- la stazione centrale di Monaco di Baviera è stata chiusa e il sistema di metropolitane e reti di autobus è stato interrotto inizialmente ma poi è tornato funzionante.

- gli ospedali in tutta Monaco di Baviera sono in allerta emergenza e agiscono in modalità " catastrofe".

- gli abitanti di Monaco hanno aperto le porte di casa propria, offrendo rifugio alle persone che si trovano in strada per Monaco. Sui social network è stato lanciato l’hashtag ‪#‎OffeneTür‬, ‪#‎apriteleporte‬. Anche le moschee di Monaco hanno deciso di aprire le porte per ospitare le persone che si trovano nella città.

--- Quello che non sappiamo:

- Nessuno ha finora rivendicato la responsabilità dell'attacco e non vi è alcuna indicazione finora circa il movente della sparatoria.

- non è noto se dietro l'attentato ci sia una matrice islamista, la polizia ha detto di non essere ancora in grado di accertarlo

- nessuno è stato finora arrestato.

- non è ancora chiaro se la sparatoria, descritta come uno "scatto fuorioso" dalla polizia, sia stata coordinata e pianificata in precedenza.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 22 luglio 2016

L'appello dei bambini siriani: invece dei Pokémon trovate e salvate noi

Le immagini sono state diffuse su Twitter dall'account ufficiale dell'organo di comunicazione delle forze rivoluzionarie siriane

Un bambino siriano con in mano un foglio con il disegno di un Pokémon.

Se nel resto del mondo l'ossessione per Pokémon Go sta dilagando ogni giorno che passa, e in alcuni casi sta perfino sfuggendo di mano, in un paese come la Siria dilaniato da cinque anni di guerra civile, i personaggi della saga animata sono stati impiegati per un altro scopo.

Nessuna applicazione scaricata su smartphone, ma un foglio da disegno su cui sono stati riprodotti Pikachu, Squirtle o altri, e in basso un messaggio in arabo molto chiaro che recita così: "Trovateci e venite a salvarci". 

A esibire quei fogli da disegno alcuni bambini siriani protagonisti della campagna di sensibilizzazione lanciata su Twitter dall'organo di comunicazione delle forze rivoluzionarie siriane (The Revolutionary Forces of Syria Media Office) attraverso l'hashtag #PokemonInSyria.

Più che un appello, questa iniziativa suona come una provocazione lanciata al fine di spostare l'attenzione sul conflitto siriano, che finora ha provocato almeno 450mila morti, e sulle condizioni di vita dei bambini costretti a vivere sotto la costante paura della morte.

Qui di seguito i tweet

"Siamo a Kafer Nbl, a Idlib, venite a salvarci!"





Fonte: The Post Internazionale

La strage di Nizza era stata pianificata in anticipo con cinque complici

Cinque presunti complici di Bouhlel sono stati arrestati dalla polizia francese. Decisive sono state le prove rinvenute sul cellulare e sul computer dell’uomo

Fiori lasciati sulla Promenade des Anglais in onore delle vittime della strage di Nizza. Credit: Reuters

La polizia francese ha arrestato quattro uomini e una donna tra i 22 e i 40 anni, con l’accusa di aver aiutato Mohamed Lahouaiej-Bouhlel a compiere la strage di Nizza.

Lo ha reso noto il pubblico ministero parigino François Molins in una conferenza stampa, tenutasi giovedì 21 luglio: “I cinque individui consegnati oggi alla giustizia sono stati arrestati e messi sotto custodia. Il loro coinvolgimento sembra essere stato decisivo per la preparazione dell’attacco”.

Nella città del sud della Francia, in occasione della festa nazionale francese del 14 luglio scorso, Bouhlel ha investito con un grosso camion bianco la folla che si era radunata sulla Promenade des Anglais per assistere ai fuochi d’artificio, causando la morte di 84 persone e più di 200 feriti. L’Isis aveva poi rivendicato l’attacco.

Secondo le indagini, Bouhlel non sarebbe un semplice squilibrato che ha deciso di agire da solo, ma avrebbe beneficiato del supporto logistico dei cinque sospettati. L’attacco è quindi stato il frutto di una pianificazione durata mesi.

Tre degli uomini arrestati, identificati come i franco-tunisini Ramzi A., Mohamed Oualid G., e il tunisino Chokri C., sono indagati come complici in “omicidio di gruppo con legami terroristici”. Un albanese di norme Artan e una donna franco-albanese identificata come Enkeldja sono sospettati di aver fornito a Bouhlel le armi che portava con sé nel camion.

Nessuno di questi nomi era conosciuto in precedenza dall’intelligence francese, se non per crimini minori.

La rete di complici è stata scoperta grazie alle prove presenti sul telefonino e sul computer di Bouhlel. Infatti, oltre a diversi messaggi dei mesi precedenti, fra cui uno nel quale esultava per gli attacchi del gennaio 2015 contro Charlie Hebdo, il tunisino che ha compiuto la strage di Nizza era in contatto con i complici anche immediatamente prima dell’attacco.

Intanto, in Francia continuano le polemiche dovute al fatto che le forze di polizia non erano presenti all’ingresso dell’area pedonale della Promenade al momento dell’attacco.

Il ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve, al centro delle polemiche, ha quindi avviato un’indagine sulla sicurezza disposta sulla Promenade il 14 luglio scorso.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 21 luglio 2016

A Nizza la polizia ha sbagliato qualcosa?

Un'inchiesta di Liberation sostiene che l'ingresso alla Promenade des Anglais non fosse adeguatamente sorvegliato, come dice invece il governo


Dalla strage di Nizza di giovedì 14 luglio – quando un uomo ha investito la folla con un camion uccidendo 84 persone – e nonostante gli appelli del presidente francese François Hollande all’unità della nazione, ci sono forti contrasti tra governo e opposizione sulle misure di sicurezza in vigore quella sera, contrasti che sono stati alimentati anche da un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Libération mercoledì 20 luglio, che sostiene che la Promenade des Anglais non fosse stata sufficientemente protetta dalla polizia nazionale e che il governo abbia mentito sulla collocazione degli agenti a sua disposizione quella sera.

Che cosa è successo, in breve
Intorno alle 22.30 di giovedì 14 luglio Mohamed Lahouaiej Bouhlel, un uomo di origini tunisine ma residente in Francia, ha investito con un camion centinaia di persone che stavano partecipando alle celebrazioni per l’anniversario della presa della Bastiglia, sulla Promenade des Anglais, la passeggiata sul lungomare della città che per l’occasione era stata in parte pedonalizzata. La passeggiata era stata chiusa al traffico all’altezza di Boulevard Gambetta (un viale che dal centro della città arriva perpendicolare alla Promenade) e lì era presente un blocco della polizia per deviare le auto. Il Bouhlel, dopo aver investito alcune persone nel tratto della Promenade des Anglais aperta al traffico, è riuscito a superare il blocco della polizia, procedendo poi per altri 500 metri circa, prima che la polizia riuscisse a fermarlo uccidendo il guidatore e unico passeggero. Il camion è andato avanti in tutto per circa due chilometri prima di fermarsi, procedendo a una velocità di circa 50 chilometri all’ora e guidando a zig zag per travolgere quante più persone possibile.

L’allerta via radio ai poliziotti presenti al blocco all’inizio di Boulevard Gambetta sulla presenza di un camion ad alta velocità sulla Promenade des Anglais che stava investendo delle persone è stata data da alcuni agenti della polizia municipale che non erano coinvolti direttamente nel servizio di sicurezza previsto per il 14 luglio e che si trovavano nella zona del Centre universitaire méditerranéen, circa 400 metri più indietro dell’inizio dell’area pedonale, sempre sulla Promenade des Anglais Il camion, al momento dell’allerta, aveva già investito diverse persone e quando gli agenti del blocco sono stati avvisati era già arrivato su di loro. Gli agenti del blocco non hanno dunque fatto in tempo a estrarre le loro armi e a sparare. I primi poliziotti che lo hanno fatto per primi sono quelli che si trovavano tra l’hotel Westminster e l’hotel Negresco, uno dei palazzi più conosciuti del lungomare, circa 200 metri dopo il posto di blocco della polizia. Dopo la sparatoria – anche Bouhlel ha risposto agli spari con una pistola che aveva con sé – il camion ha proseguito ancora per 300 metri, quando è stato raggiunto da altri poliziotti che hanno nuovamente sparato verso la cabina uccidendo il conducente.

Governo e opposizioni
Subito dopo l’attacco Christian Estrosi, vicesindaco di Nizza, presidente della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra e membro del partito di centrodestra Les Républicains ha chiesto come fosse possibile che «il camion è potuto entrare nella zona pedonale», e ha esplicitamente accusato il governo presieduto dal socialista Manuel Valls di non aver previsto delle misure di sicurezza sufficiente la sera dell’attentato e di aver mobilitato solo un piccolo numero di poliziotti della Polizia nazionale, quella che dipende dal ministero degli Interni.

Il governo sostiene invece che Estrosi e il sindaco di Nizza erano invece a conoscenza delle misure di sicurezza che erano state stabilite perché ogni decisione era stata presa in collaborazione tra comune e prefettura. Cinque giorni dopo la strage, all’Assemblea nazionale durante un dibattito sul prolungamento dello stato di emergenza, il primo ministro Manuel Valls ha categoricamente escluso qualsiasi falla nei servizi di sicurezza: «Non permetterò che si dica che ci sono state delle falle dove non ce ne sono state. Non potrò mai accettare le frasi vergognose di chi insinua che tutto questo si sarebbe potuto evitare, perché dire questo significa screditare le nostre forze di sicurezza che combattono ogni giorno e che ottengono dei risultati». Il giorno dopo, sempre nell’aula del parlamento, il primo ministro ha evitato di rispondere direttamente alla domanda di un deputato centrista che aveva messo in discussione la mancanza di polizia «con armi pesanti» all’ingresso della zona pedonale. Valls ha semplicemente ricordato che in base ai registri sul luogo erano presenti 85 agenti della Polizia nazionale alle 19, 89 alle 20, 92 alle 21 e 64 tra le 22 e le 23.

L’inchiesta di Libération
L’inchiesta di Libération è stata pubblicata mercoledì 20 luglio e dice che la presenza della polizia sulla Promenade des Anglais la sera del 14 luglio fosse in realtà molto più leggera di quanto dichiarato ufficialmente dal governo. Per sostenere questa tesi fa riferimento a molte testimonianze raccolte, alle fotografie scattate pochi minuti prima dell’irruzione del camion (una di queste è stata pubblicata in prima pagina) e a una fonte di polizia che ha potuto vedere le immagini della video-sorveglianza.


Libération riporta il comunicato stampa della prefettura del 16 luglio in cui si dice che in occasione dei festeggiamenti del 14 luglio l’incarico di sorvegliare il perimetro della zona e i suoi punti più sensibili era stata affidato «alle squadre della Polizia nazionale rafforzate dalle squadre della polizia municipale». E questo anche nel punto in cui il camion è entrato nella zona pedonale, «con un divieto di accesso messo in atto con il posizionamento di veicoli che bloccavano l’accesso alla strada. Il camion ha forzato il passaggio salendo sul marciapiede». Sabato 16 luglio, il ministro degli Interni Bernard Cazeneuve, dopo un consiglio della Difesa, aveva ribadito questa versione: «La Polizia nazionale era presente e molto attiva sulla Promenade des Anglais». E ancora: «I veicoli della polizia rendevano impossibile l’ingresso sulla Promenade des Anglais».

All’angolo tra Boulevard Gambetta e Promenade des Anglais (dove cominciava la zona pedonale), dice Libération, c’erano però solo due agenti della polizia municipale, la strada era sbarrata con delle semplici barriere mobili e non c’era alcun agente della Polizia nazionale. Quando l’attentatore Mohamed Lahouaiej Bouhlel è salito sul marciapiede con il camion e ha cominciato a spostarsi verso la folla ha incontrato i primi uomini della Polizia nazionale solo al centro della zona pedonale, circa 370 metri più avanti, vicino all’hotel Westminster e già oltre la metà del tragitto che ha percorso in tutto e che si è concluso al Palais de la Méditerranée.


Il quotidiano scrive: «Contrariamente a quanto afferma il ministero dell’Interno, l’ingresso al perimetro pedonale della Promenade des Anglais non era protetto dalla Polizia nazionale, la sera del 14 luglio. Questa mancanza di trasparenza mina la fiducia nell’esecutivo». Libération sostiene insomma che nelle dichiarazioni successive all’attacco, il governo abbia enfatizzato o sia stato evasivo sulla presenza della Polizia nazionale nel luogo della strage mascherando la reale situazione.

Come ha risposto il ministro degli Interni all’inchiesta
Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, nella notte di mercoledì, il ministro degli Interni ha pubblicato un comunicato stampa in cui ha denunciato «l’etica dei giornalisti che hanno firmato questi articoli» nei quali viene suggerito «che il prefetto delle Alpi Marittime, il ministro degli Interni e il primo ministro hanno cercato di distorcere la verità». Quello che Cazeneuve ha contestato non sono però le informazioni date da Libération. Lunedì 18 luglio Les Républicains hanno chiesto l’apertura di un’inchiesta parlamentare e oggi, giovedì 21 luglio, il ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve ha chiesto alla direzione della Polizia nazionale di fare una «valutazione tecnica del dispositivo di sicurezza» che c’era a Nizza la sera del 14 luglio: «Questa indagine amministrativa stabilirà la realtà di questo dispositivo, visto che le controversie inutili proseguono».

Fonte: Il Post

22 corpi di migranti rinvenuti nel Mediterraneo

Delle 22 vittime trovate sul fondo di un gommone da Medici Senza Frontiere al largo della costa libica, 21 sono donne. Sono 209 le persone messe in salvo

Migranti su un gommone durante un'operazione di salvataggio della marina militare italiana. Credit: Reuters

I corpi esanimi di 21 donne e un uomo sono stati trovati su un gommone al largo del Mediterraneo, intorno alle 10 di stamattina giovedì 21 luglio.

L’Acquarius, una nave dell’organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere (Msf) stava pattugliando il Mediterraneo centrale e soccorrendo due gommoni alla deriva, quando è avvenuto il tragico rinvenimento.

La maggior parte delle persone a bordo veniva da paesi dell’Africa occidentale, in particolare Nigeria e Guinea.

In totale, durante l’operazione, sono state salvate 209 persone, inclusi 50 bambini. Nonostante ciò, 22 migranti hanno perso la vita.

I membri di Msf che hanno trovato l’imbarcazione non troppo distante dalla costa libica sono stati testimoni di una scena agghiacciante: i corpi delle vittime sono stati infatti trovati sul fondo del gommone in una “piscina d’acqua e benzina”.

Jens Pagotto, capo della missione per le operazioni di ricerca e di soccorso di Msf, ha dichiarato che “non è ancora esattamente chiaro cosa sia successo, ma hanno sofferto una morte orribile. Sembra che le esalazioni derivanti da questo miscuglio di acqua e benzina abbia fatto perdere loro conoscenza”.

In totale, finora, nel 2016 sono arrivati 79.861 migranti in Italia via mare. Quasi 3mila invece sono morti o dispersi nel Mediterraneo, secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

Fonte: The Post Internazionale