giovedì 2 luglio 2015

De Luca, il Tribunale accoglie il ricorso: può nominare la giunta

Accolto dal Tribunale di Napoli il ricorso d'urgenza presentato dal neogovernatore, che ora potrà presiedere al primo consiglio. Il Tribunale dovrà poi decidere nel merito della vicenda


È stato accolto dal Tribunale ordinario di Napoli il ricorso d’urgenza presentato da Vincenzo De Luca, governatore eletto della Regione Campania sospeso per effetto della legge Severino. Ora De Luca, già quattro volte sindaco si Salerno, potrà partecipare alla prima seduta del Consiglio regionale (che era stato rinviato) e nominare la nuova Giunta regionale. Il Tribunale dovrà poi decidere nel merito della vicenda. A congelare l’efficacia della sospensione disposta in base alla legge Severino è stata la Prima sezione civile. Ora si attende la discussione del ricorso, che è stato presentato dagli avvocati del governatore Lorenzo Lentini, Giuseppe Abbamonte e Antonio Brancaccio.

DE LUCA, ACCOLTO IL RICORSO: STOP AL VUOTO DI POTERE - La decisione odierna, assunta con un provvedimento monocratico del presidente della sezione Guglielmo Cioffi, sblocca il vuoto di potere che si era determinato dopo la proclamazione del nuovo presidente della Regione, sospeso prima dell’insediamento dell’esecutivo. De Luca ora, oltre a partecipare al primo Consiglio regionale, può nominare la giunta e firmare gli atti. Il neogovernatore era stato sospeso in virtù della legge Severino su incandidabilità e ineleggibilità dei condannati. Lo scorso mese di gennaio è stato condannato in primo grado ad un anno per abuso d’ufficio.

DE LUCA, ACCOLTO IL RICORSO: ORA GIUNTA ENTRO IL 12 LUGLIO - La sospensione di De Luca era arrivata venerdì scorso, prima dell’insediamento, decisa dal Consiglio dei Ministri. Sabato era poi stato notificato dal prefetto di Napoli il decreto di sospensione al consigliere regionale più anziano, Rosa D’Amelio. Da quel momento era partita una sorta di corsa contro il tempo. La prima seduta del Consiglio Regionale era prevista per lunedì 29 giugno. In quella sede si sarebbe dovuto prendere atto della sospensione del neogovernatore e tutti i poteri sarebbero passati ad un vicepresidente nominato da De Luca. L’ex sindaco di Salerno avrebbe potuto nominare la giunta approfittando di un parere chiesto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi all’Avvocatura dello Stato. Ma nessuna giunta è stata nominata. È arrivato l’annullamento della convocazione del primo Consiglio. Ora la data ultima per insediare la giunta è fissata al 12 luglio.

Fonte: Giornalettismo

Il naufragio del traghetto nelle Filippine

Almeno 36 persone sono morte in seguito al naufragio del traghetto Kim Nirvana, al largo della costa di un'isola delle Filippine

Il traghetto naufragato nelle Filippine. Credit: Robert Dejon

Almeno 36 persone sono morte in seguito al naufragio del traghetto Kim Nirvana, avvenuto al largo della costa dell'isola di Leyte, nelle Filippine centrali. In totale c'erano 173 persone a bordo: 118 persone sono state soccorse e i dispersi sono 19.

Al momento del naufragio, il mare era mosso e la causa più probabile del rovesciamento del traghetto è il maltempo. La guardia costiera delle Filippine ha mandato sette scialuppe di salvataggio e ha detto che le operazioni di soccorso non sono ancora state completate.

Il naufragio è avvenuto a circa un chilometro dal porto di Ormoc e alcuni superstiti sono riusciti a raggiungere la costa a nuoto.

Il traghetto era diretto verso le isole Camotes, nella provincia di Cebu. Alcuni superstiti hanno raccontato all'agenzia giornalistica Associated Press che la prua si è sollevata all'improvviso e poi il traghetto si è capovolto.

"Nessuno è riuscito a saltar giù dal traghetto perché è successo tutto molto velocemente", ha raccontato Mary Jane Drake, una delle superstiti.

La mappa con il luogo del naufragio. Credit: Bbc


Fonte: The Post Internazionale

La Grecia ha bisogno di quasi 52 miliardi di euro per ristrutturare il suo debito, secondo l’Fmi

Secondo il Fondo monetario internazionale la Grecia ha bisogno di altri 52 miliardi di euro. Alla vigilia del referendum, l’Fmi ha pubblicato un’analisi sulla situazione dell’economia di Atene


La Grecia ha bisogno di finanziamenti straordinari da quasi 52 miliardi di euro per i prossimi tre anni per evitare il default. Lo sostiene un nuovo documento pubblicato oggi dal Fondo monetario internazionale (Fmi).

Atene, aggiunge l’Fmi, ha bisogno di un alleggerimento del suo debito pubblico, definito “insostenibile”, per stabilizzare la sua economia. Il Fondo monetario internazionale, che fa parte dell’ex troika che ha già concesso alla Grecia i due piani d’aiuto, ha stabilito quindi che le riforme e i prestiti dell’Unione europea previsti dal terzo piano di salvataggio attualmente in discussione non sarebbero sufficienti a risollevare l’economia greca.

L’analisi del Fondo monetario internazionale arriva alla vigilia dal referendum sulla proposta dei creditori in Grecia, che si terrà domenica 5 luglio.

Fonte: Internazionale

mercoledì 1 luglio 2015

Roma. Un militare si finge poliziotto e stupra una ragazza. Tutti zitti?


di Luca Fiore

Sarebbe un militare di 31 anni in servizio presso l'Arsenale della Marina lo stupratore arrestato oggi per violenza sessuale aggravata, in relazione allo stupro di una minorenne avvenuto nei pressi di piazzale Clodio a Roma la notte tra il 29 e il 30 giugno.
Il militare è stato infatti riconosciuto dalla vittima quale autore della violenza subìta la sera precedente. In quell'occasione l'uomo, fingendosi poliziotto, con il pretesto di infliggere una sanzione alla giovane, in quanto l'aveva vista bere birra all'aperto assieme a due coetanee, le aveva intimato di mostrargli i documenti e di seguirlo al commissariato per gli accertamenti. A quel punto però, il sedicente poliziotto, dopo aver assicurato a un palo la bicicletta con cui era arrivato sul posto, l'ha condotta, a piedi, in via Teulada e, all'altezza del parcheggio di via Casale Strozzi, l'ha trascinata con forza nel parchetto sito nelle vicinanze e l'ha violentata.
Le indagini avrebbero consentito di ricostruire la dinamica della vicenda e il percorso effettuato dal fermato assieme alla vittima. L'appostamento nei pressi del luogo ove era stata parcheggiata la bicicletta utilizzata dal violentatore per i suoi spostamenti, ha consentito di individuarlo dopo che era stato fermato il fratello - poi denunciato per favoreggiamento - inviato a recuperare il mezzo. Inoltre secondo alcuni media con noti agganci in Questura le telecamere di un locale di via Mirabello, a Roma, avrebbero ripreso lo stupratore mentre fuggiva dopo lo stupro: il video ritrae un uomo muscoloso, alto circa un metro e 75, che indossava una maglietta gialla e un paio di pantaloni chiari e che corrisponderebbe al sospettato. Secondo un comunicato emesso dagli inquirenti durante la perquisizione effettuata presso la casa del fratello dell’arrestato, sono stati rinvenuti e sequestrati un paio di pantaloncini, appena lavati, e corrispondenti a quelli descritti dalla vittima.
Colpisce in questa ennesima vicenda di strupro contro una donna sia la figura sociale dello strupratore sia la insolita "prudenza" dei mass media. Non vogliamo pensare a quale sarebbe stata la gestione di questa vicenda se lo strupratore fosse stato un immigrato. Per coerenza con quanto abbiamo letto e sentito in questi tempi, qualcuno dovrebbe proporre un assalto riparatore all'Arsenale della Marina o l'invio di ruspe per demolire la caserma. Assai evidente intanto il tentativo da parte di alcuni media di sorvolare sull'identità dell'uomo arrestato, un militare definito eufemisticamente un 'dipendente del Ministero della Difesa in forza presso l'Arsenale della Marina'. Evidente anche l'imbarazzo di molti improvvisati commentatori che sui social network, spiazzati dal fatto che il sospettato non sia un immigrato e che quindi non si possano invocare le salviniane 'ruspe', concentrano le proprie attenzioni sulle presunte responsabilità e sulle abitudini sessuali della vittima, "una sedicenne ancora in giro a mezzanotte"...


Fonte: contropiano.org

Gli attacchi nel nord del Sinai, in Egitto

Un gruppo affiliato all'ISIS ha attaccato l'esercito egiziano: si parla di almeno 50 morti tra soldati egiziani e miliziani islamisti

Immagine dall'account Twitter di Al Jazeera

Cinque postazioni militari egiziane nel nord del Sinai sono state attaccate da circa 70 militanti islamisti, nella mattina di mercoledì 1 luglio. L’attacco è stato rivendicato da un gruppo di militanti affiliati all’ISIS. In quest’area si svolgono da tempo scontri tra i militanti islamisti e l’esercito egiziano: il gruppo affiliato con l’ISIS è il più attivo e ha rivendicato molti degli attacchi suicidi avvenuti nella regione nell’ultimo periodo. Oggi è stata attaccata anche una stazione di polizia nella città di Sheikh Zuweid, dicono alcuni testimoni, secondo fonti della sicurezza la strada per raggiungere la città sarebbe stata minata dai militanti. Inizialmente si era parlato di 30 morti solo fra i membri dell’esercito. Secondo i media locali il numero delle vittime potrebbe essere molto più alto. Haaretz dice che sono morte almeno 50 persone, fonti egiziane dicono che almeno 11 dei morti sono soldati egiziani.

Il generale Mohammed Samir, portavoce dell’esercito egiziano, ha affermato che il combattimento è continuato a lungo e che tra gli attacchi di questa mattina ce ne sarebbe stato anche uno suicida con un’autobomba. Israele ha chiuso i suoi passaggi con l’Egitto, quello di Nitzana e quello di Kerem Shalom. L’esercito egiziano sta usando anche elicotteri e aeroplani F-16 per aiutare le truppe coinvolte negli attacchi. L’esercito egiziano ha detto che durante l’attacco sono stati distrutti tre veicoli militari egiziani equipaggiati con fucili antiaerei.

Fonte: Il Post

Boko Haram, le ragazze rapite costrette a fare le terroriste

BBC ha diffuso nuove testimonianze sulla sorte delle ragazze di Chibok


Boko Haram hanno costretto diverse ragazze rapite di Chibok a trasformarsi in terroriste. 218 giovani studentesse sequestrate dopo l’assalto alla scuola di Chibok risultano ancora scomparse, e secondo le testimonianze raccolte dalla TV britannica BBC le ragazze si trovano ancora nelle mani dei Boko Haram.

BOKO HARAM RAGAZZE RAPITE – Rapite, stuprate, costrette a sposarsi con i guerriglieri, e addestrate a diventare terroriste come i loro mariti. Sarebbe questa la tragica sorte in cui sono cadute le ragazze della scuola di Chibok, rapite dai Boko Haram più di un anno fa. Nell’aprile del 2014 276 giovani studentesse, in prevalenza cristiane, sono state sequestrate e poi portate nei loro campi nascosti nelle foreste della Nigeria settentrionale dall’organizzazione fondamentalista che qualche mese fa si è affiliata all’ISIS. Il rapimento delle ragazze di Chibok a opera dei Boko Haram suscitò un enorme clamore, e rimane l’episodio più noto dell’ormai infinita teoria di iniziative terroristiche compiute dai fondamentalisti islamici nigeriani. Una giovane ragazza che ha scelto di presentarsi con un falso nome, Miriam, le ragazze rapite dai Boko Haram sarebbero state sottoposte a un cruento lavaggio del cervello subito dopo il loro sequestro. Alcune delle 218 ancora scomparse sarebbero diventate terroriste impegnate in diversi omicidi, a cui sarebbero state costrette dagli stessi guerriglieri. Diverse di loro sarebbero state addestrate all’insegnamento del Corano, e educare a picchiare i prigionieri dei Boko Haram in caso di citazioni errate del libro sacro della religione islamica. 

BOKO HARAM ISIS –La BBC ha raccolto la testimonianza di Miriam, una ragazza della scuola di Chibok scappata dal campo di prigionia dei Boko Haram, anche se non è in grado di verificarne la veridicità. Altre donne intervistate dalla TV britannica e sfuggite all’organizzazione terroristica dopo esserne state prigioniere hanno ricostruito la vita delle studentesse nigeriane in termini piuttosto simili. Anche Amnesty International aveva diffuso informazioni simili a quelle della BBC in merito alla sorte delle ragazze rapite di Chibok. L’azione dei Boko Haram nella cittadina nigeriana aveva generato una significativo eco mediatica, e l’hashtag #bringbackourgirls era stato condiviso cinque milioni di volte. La sorte delle 276 studentesse rapite aveva evidenziato l’orrore dell’organizzazione terrorista nigeriana, che da gennaio 2014 dovrebbe aver ucciso circa 5500 civili. Dal 2009 invece le vittime della violenza dei Boko Haram sarebbero circa 20 mila. Boko Haram da circa quattro mesi si sono affiliati all’ISIS. Il sedicente califfato islamico guidato da al-Baghdadi si è così ampliato anche alle aree settentrionali della Nigeria controllate dai terroristi. A differenza dell’ISIS gli obiettivi della violenza dei Boko Haram sono meno ambiziosi, e più legati a tematiche di politica interna. Il successo dello Stato islamico ha però spinto i terroristi nigeriani a utilizzare il “brand” ISIS, con la speranza di potersi rafforzare militarmente ed economicamente.

Photocredit: Dan Kitwood/Getty Images

Fonte: Giornalettismo

#Tsipras: lezione di democrazia


di Gianluca Bogino

La scelta che il popolo greco si troverà ad affrontare il 5 luglio appare comunemente come una scelta legata all’uscita della Grecia dall’Euro. Ma non si tratta di questo.

Il governo Tsipras ha chiesto al popolo di esprimersi sulle richieste dei creditori e sull’accordo proposto. Dire di no non vuol dire uscire automaticamente dalla moneta unica. Tuttavia potrebbe conferire al governo di Atene la legittimazione indiscutibile per trattare una fine definitiva (o quasi) delle politiche di austerità. Che poi, possiamo vederlo empiricamente, non hanno prodotto nessun risultato in Europa, e anzi hanno solo creato situazioni sociali insostenibili.

La domanda che si pongono tutti è se i creditori sarebbero ancora seduti ad un tavolo per trovare un accordo in caso di vittoria del no. Il coro unanime dell’opinione pubblica recita pessimismo. Se questo dovesse essere vero, allora l’Europa è già morta.

Una classe dirigente che antepone le proprie politiche al giudizio del popolo non è degna di governare e di chiamarsi democratica.

Allo stesso modo un Europa che non si interessa della situazione e della volontà di una parte dei propri cittadini, non è degna di chiamarsi unione. Un’Europa che è disposta ad amputare il cuore della propria cultura pur di preservare i vari interessi economici individuali, non ha motivo di esistere.

Ma la vera testimonianza di democrazia di Alexis Tsipras è apprezzabile soprattutto nel metodo. Il leader si SYRIZA era stato eletto dicendo “mai più Troika”. Accettando l’accordo proposto andrebbe a violare in parte, nonostante alcuni traguardi raggiunti, il proprio programma elettorale. Ebbene, prima di fare questo il governo ha deciso di sottoporre la decisione al popolo. Un gesto di grande coerenza, di integrità politica e di rispetto per l’elettorato. Ma soprattutto una grande lezione di democrazia per la politica europea.

E per la politica italiana soprattutto. Ricordiamoci che abbiamo eletto una maggioranza parlamentare con una coalizione che si chiamava “Italia bene comune” e lo stesso partito nucleo della coalizione ha espresso un governo che attua politiche diametralmente opposte al proprio programma elettorale. Abbiamo votato un programma di centro sinistra, ma viene portato avanti un programma che potrebbe essere espressione del centro destra.

Tsipras potrebbe anche dimettersi in caso di vittoria del si. Lo ha detto chiaramente “non sono un uomo per tutte le stagioni”. Un’altra dimostrazione di grande coerenza personale.

Quando ancora il premier greco era solo un ragazzino con un cognome difficile che si presentava come candidato alla presidenza della Commissione Europea, ho scritto un articolo su di lui per il giornale della scuola. Dissi che oggi come oggi è difficile apprezzare davvero un politico e innamorarsi del suo progetto. Dissi che da tempo non avevo più un riferimento politico in cui credere. Conclusi dicendo “ora credo in Alexis Tsipras”.

E’ passato il tempo, è cambiato il governo greco, è cambiato il presidente della Commissione. Ma io torno a ripeterlo più forte che mai. Credo in Alexis Tsipras.

Fonte: Qualcosa di Sinistra

Il punto sulle trattative tra la Grecia e i creditori

Il 30 giugno la Grecia non ha versato la rata del prestito di 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale, diventando il primo Paese insolvente d'Europa

Manifestanti pro-euro durante una protesta ad Atene, il 30 giugno 2015. Credit: Yannis Behrakis

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha ceduto alle ultime proposte dei creditori internazionali. Secondo quanto emerge da una lettera ai creditori ottenuta e pubblicata dal Financial Times, Atene chiede solo alcuni cambiamenti, tra cui mantenere la riduzione del 30 per cento sull'Iva nelle isole greche e posticipare sino a ottobre l'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni.

Il 30 giugno la Grecia non ha versato la rata del prestito di 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale, diventando il primo Paese insolvente dell'Unione europea. Tecnicamente il default non è automatico, ma la Grecia si ritrova ora vicinissima al fallimento e - finché il debito non sarà ripagato - non potrà accedere a ulteriori prestiti del Fondo monetario internazionale.

Per pagare il debito, Tispras ha chiesto di attivare un nuovo piano di salvataggio e di ricevere 29,1 miliardi di euro nei prossimi due anni. Se non si raggiunge alcun accordo con l'Eurogruppo, la Grecia potrebbe essere costretta a lasciare l'eurozona e tornare alla dracma, oppure adottare una valuta parallela.

Il 1 luglio alle ore 17.30 l'Eurogruppo - il centro di coordinamento europeo che riunisce i ministri dell'Economia e delle Finanze dell'eurozona - si riunirà nuovamente in teleconferenza, per discutere l'ultima proposta di Tsipras.

Hollande ha detto che era compito dei Paesi dell'eurozona fare di tutto per far restare la Grecia nell'euro e che bisognava evitare "commenti intransigenti". La cancelliera tedesca Angela Merkel, tuttavia, ha detto che Berlino non intende rinegoziare ulteriori fondi per la Grecia prima del referendum del 5 luglio, che permetterà ai cittadini di decidere se accettare o meno la proposta dei creditori riguardo il pagamento del debito. Secondo alcune fonti, Tsipras potrebbe annullare il referendum per facilitare gli accordi con l'Eurogruppo.

Sono arrivate parole dure anche dal ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, che ha detto: "La Grecia si trova in una situazione difficile semplicemente per il comportamento del governo greco. Incolpare qualcuno al di fuori della Grecia può essere utile solo in Grecia, ma non ha nulla a che fare con la realtà. Il governo greco non sta facendo alcun favore alla Grecia se continua a dire falsità. Nessun altro è da incolpare per la situazione in cui sono".

Il referendum del 5 luglio inoltre non è stato considerato valido dal Consiglio d'Europa, organizzazione internazionale che monitora il rispetto dei diritti umani nei suoi 47 stati membri e il cui parere non è vincolante. Secondo il Consiglio d'Europa, il referendum non rispetta gli standard internazionali perché è stato convocato in tempi troppo ristretti.

Inoltre, il testo del referendum è stato criticato perché troppo tecnico e di difficile comprensione. "Deve essere accettato l'accordo proposto dalla Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale - presentato dall'Eurogruppo il 25 giugno 2015 - e composto da due parti che costituiscono una proposta unificata? Il primo documento si intitola 'Riforme per il completamento dell'attuale programma e oltre' e il secondo 'Analisi preliminare per la sostenibilità del debito". A questa domanda i cittadini possono rispondere con un sì (in greco NAI) o un no (OXI).

Leggi anche: La crisi in Grecia, spiegata senza giri di parole

Qui sotto la lettera del premier greco Alexis Tsipras ai creditori:


Fonte: The Post Internazionale