mercoledì 7 dicembre 2016

97 vittime in Indonesia per un terremoto di magnitudo 6.5

Lo US Geological Survey ha riferito che il sisma si è verificato a una profondità di 17 chilometri. Nessun allarme tsunami è stato emesso

Una moschea crollata nella citta di Meuredu, Pidie Jaya, nella provincia di Aceh. Credit: Antara/Reuters

Un terremoto di magnitudo 6.5 ha colpito la provincia indonesiana di Aceh, nell'estremità settentrionale dell'isola di Sumatra. Le autorità hanno riferito che il bilancio è arrivato a 97 morti e diverse decine di feriti, ma potrebbe aumentare ancora.

Secondo quanto riferito da un portavoce dell'autorità indonesiana per i disastri, almeno 200 tra abitazioni e negozi sono stati distrutti, oltre a 14 moschee. Una scuola e un ospedale hanno subito gravi danni.

Lo United States Geological Survey, un'agenzia scientifica statunitense, ha riferito che il sisma si è verificato a una profondità di 17 chilometri. Nessun allarme tsunami è stato emesso.

Il luogo del terremoto è lo stesso dove nel 2004 sono morte oltre 160mila persone in seguito al disastroso maremoto.

In Indonesia si verificano con una certa frequenza fenomeni di questo genere, poiché il paese si trova lungo il Ring of Fire, il cosiddetto anello di fuoco, confine tra le placche tettoniche australiane e quelle del Pacifico. In quest'area ogni anno si sviluppano 15mila scosse sismiche.

Fonte: The Post Internazionale

Cade Sirte, l'ultima roccaforte dell'Isis in Libia

Le forze libiche, sostenute dai raid aerei statunitensi, hanno preso il controllo della città, conquistata dal Sedicente stato islamico nei primi mesi del 2015

Membri delle forze libiche festeggiano la riconquista della città di Sirte. Credit: Hani Amara

Dopo quasi sette mesi di combattimenti le forze libiche, sostenute dai raid aerei degli Stati Uniti, sono riuscite a sottrarre la città di Sirte, in Libia, dalle mani dell'Isis. Martedì 7 dicembre i militari hanno assunto il controllo dell'ultimo quartiere sotto il controllo dei miliziani, Ghiza Bahriya, dopo ore di scontri.

Negli ultimi giorni decine di donne e bambini sono riusciti a fuggire dagli edifici in rovina dove si erano barricati i miliziani, secondo quanto riferito dalle forze libiche. Alcune donne sono state utilizzate per compiere attacchi suicidi venerdì 2 dicembre dopo che i jihadisti avevano garantito una via d'uscita sicura a loro e ai loro figli.

Sirte era l'ultima grande roccaforte del Sedicente stato islamico in Libia e la caduta della città lascia l'Isis priva di un territorio sotto il suo controllo. Tuttavia i miliziani continuano a essere attivi in diversi punti del paese.

Le forze libiche, guidate dalle brigate di Misurata, hanno festeggiato la vittoria, ma un portavoce ha detto che la campagna continuerà finché l'intera area non sarà messa in sicurezza. Alcuni ufficiali libici hanno avvertito che un certo numero di combattenti dell'Isis è riuscito a lasciare la città.

Le truppe libiche rispondono al governo di unità nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite a Tripoli. Quasi tutti gli 80mila abitanti di Sirte hanno lasciato la città da quando l'Isis ha preso il controllo dell'area nei primi mesi del 2015.

Fonte: The Post Internazionale

Un volo di linea è precipitato in Pakistan

Un aereo della International Pakistan Airlines in volo da Chitral verso la capitale Islamabad con a bordo 48 persone si è schiantato nel nord del paese

Un aereo di linea con a bordo oltre 40 passeggeri è precipitato nel nord del Pakistan. Credit: polizia locale 

Un aereo della Pakistan International Airlines in volo da Chitral, nel nord del Pakistan, alla capitale Islamabad con a bordo oltre 42 passeggeri, cinque membri dell'equipaggio e un ingegnere è precipitato. Finora, sono stati recuperati 21 corpi che non è stato possibile identificare a causa delle loro condizioni e, secondo le autorità, è da escludere che ci siano dei sopravvissuti.

Inizialmente, il portavoce della compagnia aerea aveva reso noto che il volo PK 661 era scomparso dai radar.

Unità dell'esercito pakistano, inclusi elicotteri, erano stati immediatamente mobilitati e inviati nella zona di Havelian, circa 35 chilometri a nord di Islamabad, e il sito dello schianto una località nei pressi del villaggio di Patola.

Il sito Dawn.com, citando fonti aeroportuali, riferisce che a bordo del volo si trovavano 31 uomini, nove donne e due bambini inclusi tre stranieri. Inoltre, tra i viaggiatori c'erano il cantante evangelista Junaid Jamshed insieme alla sua famiglia e il vice commissario del distretto di Chitral Osama Warraich.

I voli della compagnia aerea pakistana erano stati vietati nell'Unione europea nel 2007 per via di preoccupazioni circa la sicurezza degli aeromobili: un anno prima un aereo era precipitato uccidendo le 44 persone a bordo.

L'aereo era partito intorno alle 15:30 ora locale e sarebbe dovuto atterrare all'aeroporto Benazir Bhutto della capitale pakistana intorno alle 16:40.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 6 dicembre 2016

L'esercito siriano avanza nei quartieri ribelli di Aleppo

Le Nazioni Unite voteranno una risoluzione per il cessate il fuoco, mentre Russia e Stati Uniti annunciano nuovi colloqui per decidere sul ritiro dei ribelli

A tre settimane dall’inizio dell’ultima offensiva l’esercito di Assad ha conquistato due terzi delle aree precedentemente controllate dall’opposizione. Credit: Omar Sanadiki.

Funzionari degli Stati Uniti e della Russia si incontreranno nei prossimi giorni a Ginevra per scegliere i modi e i tempi per il completo ritiro dei ribelli dai quartieri orientali di Aleppo.

Lo ha annunciato lunedì 5 dicembre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov: “Durante le consultazioni tra Russia e Stati Uniti sarà trovato un accordo e saranno stabilite nel concreto le vie per il ritiro di tutti i combattenti dai quartieri di Aleppo est”.

Mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu sta lavorando per una risoluzione che chieda il cessate il fuoco nella città, ormai al collasso, l’esercito di Assad continua ad avanzare.

Nella notte di domenica l’esercito ha conquistato il quartiere ribelle di Qadi Askar e a tre settimane dall’inizio dell’ultima offensiva si è impossessato di due terzi delle aree precedentemente controllate dall’opposizione.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, il quartiere di Shaaar sarebbe di fatto circondato dalle forze lealiste: “Il regime ha aperto diversi fronti per fare restare i ribelli a corto di munizioni e costringerli alla resa”, sostiene il direttore Rami Abdel Rahman.

Continuano i bombardamenti dell’aviazione russa e siriana, che hanno costretto gli abitanti rimasti a rifugiarsi negli scantinati e a spegnere le luci per non attirare l’attenzione.

La caduta di Aleppo rappresenterebbe la peggior sconfitta per i ribelli in cinque anni di guerra civile.

Decine di migliaia di cittadini residenti hanno abbandonato negli ultimi giorni i quartieri orientali per fuggire dai combattimenti e dalla fame, mentre gli aiuti umanitari stanno finendo.

Secondo i dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, nell’ultima offensiva su Aleppo hanno perso la vita 319 persone, tra cui 44 bambini. I razzi lanciati dai ribelli sui quartieri occidentali hanno ucciso 69 persone, inclusi 28 bambini.

Fonte: The Post Internazionale

Renzi si dimetterà dopo l'approvazione della legge di bilancio al Senato

Su richiesta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio ha congelato le proprie dimissioni fino al via libera alla manovra

Il premier italiano Matteo Renzi durante la conferenza stampa in cui ha annunciato le sue dimissioni. Credit: Alessandro Bianchi

Durante i colloqui che si sono svolti nella serata di lunedì 5 dicembre tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi, il capo dello Stato ha chiesto al presidente del Consiglio di congelare le sue dimissioni fino all'approvazione della legge di bilancio da parte del Senato, che è attesa entro venerdì 9 dicembre.

“Il presidente della Repubblica, considerata la necessità di completare l’iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al Presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento”, si legge in una nota diffusa dal Quirinale dopo l'incontro.

Il governo dovrebbe porre una fiducia tecnica sulla legge di bilancio al Senato, assicurandosi la sua approvazione senza che possano essere apportate modifiche. Questo renderebbe necessaria la navetta, cioè una nuova votazione del testo modificato alla Camera.

Resta l'interrogativo sulle eventuali elezioni anticipate e su chi assumerà l'incarico dopo l'uscita di scena del premier Renzi, dopo la vittoria del No al referendum sulla riforma costituzionale. I nomi più accreditati sono il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, il presidente del Senato Piero Grasso e il ministro per le Infrastrutture e i trasporti Graziano Delrio. Ma si parla anche del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il ministro della Cultura Dario Franceschini.

Intanto il Partito democratico ha rimandato a martedì 6 dicembre la riunione che deciderà le sorti della leadership del centrosinistra, mentre il piano del premier è quello di puntare alle elezioni in primavera. In una trasmissione televisiva il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha dichiarato che è pronto a scommettere che si andrà a votare già a fine febbraio.

L'opposizione è spaccata. Il Movimento cinque stelle e il segretario della Lega nord Matteo Salvini invocano le urne, mentre l'ex premier Silvio Berlusconi sostiene che tocca al Pd formare un nuovo esecutivo, dal momento che detiene ancora la maggioranza in parlamento, e si dice pronto a fornire il suo contributo sulla legge elettorale.

Intanto, la riunione dei ministri delle Finanze dell'eurogruppo ieri si è conclusa con la richiesta al futuro governo italiano di prendere le misure necessarie per rispettare il patto di stabilità. La cancelliera Angela Merkel si è detta dispiaciuta delle dimissioni di Renzi, aggiungendo di aver sempre sostenuto le sue politiche di riforma.

--- LEGGI ANCHE: Cosa succede ora che ha vinto il no al referendum costituzionale

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 5 dicembre 2016

E adesso che succede?

Quali sono i punti fermi in mezzo a tonnellate di scenari, ipotesi, retroscena, dopo la vittoria del No al referendum

(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Dopo la vittoria del No al referendum costituzionale, Matteo Renzi ha detto che lunedì riunirà il Consiglio dei ministri per l’ultima volta e poi andrà al Quirinale per dimettersi da capo del governo. La fine del governo Renzi, nato circa 1.000 giorni fa, apre una fase di grande incertezza per l’Italia sia dal punto di vista politico che dal punto di vista economico: cercare di prevedere cosa accadrà è impossibile, ma qualcosa sappiamo.

Come da prassi, il presidente della Repubblica accetterà le dimissioni del governo Renzi e gli chiederà di restare in carica dimissionario per occuparsi dei cosiddetti “affari correnti” fino all’insediamento del nuovo governo. Poi il presidente inizierà le consultazioni per capire se in Parlamento esista una maggioranza di deputati e senatori interessata a sostenere un nuovo governo, ed eventualmente chi possa guidarlo: Sergio Mattarella vedrà i leader di partito e i capi dei gruppi parlamentari, e poi prenderà una decisione. Potrebbe decidere a quel punto di affidare a qualcuno l’incarico di formare un governo, se una parte maggioritaria del Parlamento dovesse manifestare questa intenzione, oppure sciogliere le camere, porre fine alla legislatura e indire le elezioni anticipate.

È importante qui ricordarsi che il Partito Democratico ha ancora la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e al Senato, insieme ad Area Popolare: saranno loro a decidere se sostenere o no un altro governo. Potrebbe essere un governo guidato da un politico (si fanno da mesi i nomi di Dario Franceschini e Graziano Delrio), oppure da un tecnico (un altro nome che circola è quello dell’attuale ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan); il nuovo governo potrebbe ricevere un mandato pieno dal Parlamento oppure il solo compito di guidare la scrittura di una nuova legge elettorale prima di andare alle elezioni anticipate. Non lo sappiamo: probabilmente il primo momento in cui si avrà una qualche indicazione sarà la riunione della direzione nazionale del Partito Democratico, prevista per martedì. Sulla base di quanto detto da Renzi dopo la sconfitta, un suo reincarico è da escludere.

La questione della legge elettorale è molto importante. In questo momento in Italia sono in vigore due leggi diverse: una per la Camera e una per il Senato, che l’esito del referendum costituzionale conferma nella forma e nelle funzioni. Quella che vale per la Camera è l’Italicum, che Renzi si era comunque impegnato a cambiare dopo il referendum e sul quale pende un imminente giudizio della Corte Costituzionale; quella che vale per il Senato è il cosiddetto “Consultellum”, cioè il “Porcellum” come modificato dalla Corte Costituzionale, cioè in sostanza un proporzionale puro. Sono due leggi elettorali poco coerenti – una delle quali potrebbe venire mutilata nel giro di pochi giorni – che oggi renderebbe praticamente certo un esito elettorale simile a quello del 2013: nessun partito con la maggioranza assoluta e necessità di formare una grande coalizione.

Per quanto riguarda le altre possibili conseguenze economiche, una delle più importanti è l’approvazione della legge di bilancio, che è stata approvata alla Camera e dovrebbe passare in seconda lettura al Senato. Non è necessario che ci sia un governo in carica con pieni poteri per farla approvare, ma in passato i governi (come quello Berlusconi nel 2011 e quello Monti nel 2012) hanno atteso l’approvazione della legge prima di presentare le proprie dimissioni al presidente della Repubblica. Il governo aveva promesso di inserire alcune modifiche nella legge di stabilità durante la seconda lettura al Senato (per esempio un emendamento per limitare il numero di slot machine), ma non è chiaro se questi provvedimenti saranno portati avanti anche con un governo dimissionario.

Investitori e giornali internazionali sono preoccupati anche per il destino di otto banche italiane che si trovano in grosse difficoltà e che nei prossimi mesi dovranno procedere a complicati aumenti di capitale. Il Monte dei Paschi, in particolare, sta tentando di portare a termine un’operazione particolarmente difficile. Diversi esperti hanno sostenuto nelle scorse settimane che, in caso di caduta del governo, queste operazioni sarebbero state molto più incerte. È difficile prevedere cosa accadrà, ora che Renzi ha annunciato le sue dimissioni, ma in molti ritengono che lo scenario peggiore – ossia un fallimento dell’operazione più importante, quella di Unicredit che dovrà raccogliere 13 miliardi di euro – sia ancora abbastanza remoto.

In ogni caso, nei prossimi giorni è probabile che l’euro subirà delle perdite rispetto al dollaro e che lo spread tra i titoli di stato italiani e i bund decennali tedeschi continui a rialzarsi, come ha fatto nelle ultime settimane: in estrema sintesi vorrà dire che per lo Stato italiano prendere soldi in prestito sarà più costoso.

Fonte: Il Post

Ha vinto il No, Renzi si dimette

Ha annunciato le sue dimissioni da presidente del Consiglio e andrà lunedì al Quirinale

Il presidente del consiglio Matteo Renzi con la moglie Agnese Landini, poco dopo il suo discorso a Palazzo Chigi (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Il referendum costituzionale è stato vinto dal No e Matteo Renzi lunedì si dimetterà da presidente del Consiglio. Gli elettori hanno votato in maggioranza per respingere la riforma della Costituzione approvata dal Parlamento e proposta dal governo di Matteo Renzi. L’affluenza è stata del 68,58 per cento e con 61.551 sezioni scrutinate su 61.551, il Sì ha raccolto il 40,88 per cento dei voti (13.429.357), mentre il No ha ricevuto il 59,12 per cento dei voti (19.418.356). Tra gli italiani all’estero, quando mancano pochissimi voti da contare, il Sì ha vinto con il 64,69 per cento dei voti (721.244) e il No ha ricevuto il 35,13 per cento dei voti (393.634).

Fonte: Il Post

sabato 3 dicembre 2016

Referendum del 4 dicembre: come e dove votare

Le cose da sapere per votare al referendum costituzionale: orari, documenti necessari e modalità di voto

(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Il referendum costituzionale, in cui gli elettori dovranno decidere se approvare o respingere la riforma della Costituzione approvata dal Parlamento e proposta dal governo Renzi, si terrà domani, domenica 4 dicembre Delle modifiche proposte si è parlato molto: qui invece abbiamo raccolto le principali informazioni pratiche sull’orario del voto e il quesito. Se invece ancora siete indecisi sul contenuto della riforma, qui c’è la prima parte della guida del Post dedicata alle modifiche al Senato (qui la seconda e qui la terza parte della guida).

Quando e come si vota
I seggi apriranno alle 7 e chiuderanno alle 23. Per votare bisognerà esibire, oltre ad un documento di identità – che sia la carta di identità, la patente o il passaporto – la propria tessera elettorale. Nel caso in cui la tessera elettorale fosse stata smarrita, oppure non abbia più spazi liberi per apporre nuovi timbri, si potrà chiedere una nuova tessera agli uffici comunali che saranno aperti al pubblico sabato 3 dicembre, dalle ore 9 alle ore 18, e domenica 4 dicembre per tutta la durata delle operazioni di voto (dalle 7 alle 23).

Il quesito del referendum
La scheda gli elettori troveranno al seggio, che potete vedere nel fac-simile qui sotto, mostra il seguente quesito: «Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?». Al quesito gli elettori dovranno rispondere mettendo un segno sul SÌ se sono d’accordo con la riforma, o sul NO se sono contrari.


Non è previsto un quorum: non si richiede, cioè, che alla votazione partecipi la maggioranza degli aventi diritto al voto. Il risultato del referendum sarà quindi valido indipendentemente da quante persone andranno a votare. Lo scrutinio dei voti inizierà subito dopo la chiusura delle votazioni. Contemporaneamente, si svolgerà anche lo scrutinio delle schede consegnate per posta dall’estero. I risultati degli scrutini saranno pubblicati in tempo reale sul sito del ministero dell’Interno.

Fonte: Il Post