sabato 1 agosto 2015

Corte dei conti, l’allarme: “Pressione tasse locali al limite”

La presentazione della relazione sulla finanza locale di oggi è l'occasione per lanciare l'sos


Tra il 2010 e il 2014, i Comuni hanno subito tagli per circa “8 miliardi”, compensati da “aumenti molto accentuati” delle tasse locali “per conservare l’equilibrio in risposta alle severe misure correttive del governo”. Questo l’allarme lanciato dalla Corte dei Conti nella relazione sulla finanza locale. In poche parole, oggi il peso del fisco è “ai limiti della compatibilità con le capacità fiscali locali”. Una realtà tristemente nota ai cittadini, ora messa nero su bianco anche dalla Corte dei conti.

TROPPE TASSE “Sul fronte delle entrate – si legga in premessa nella relazione – il radicarsi di un meccanismo distorsivo, per cui il concorso degli Enti locali agli obiettivi di finanza pubblica pesa, in ultima istanza, sul contribuente in termini di aumento della pressione fiscale, trova origine nei pesanti e ripetuti tagli alle risorse statali disposti dalle manovre finanziarie susseguitesi dal 2011, cui fa eco il cronico ritardo nella ricomposizione delle fonti di finanziamento della spesa, necessaria per garantire servizi pubblici efficienti ed economici. Cio’ aggrava e rende permanente l’inefficienza delle gestioni, nonostante l’incremento consistente delle entrate proprie (+15,63% rispetto al 2013) che fa crescere l’autonomia finanziaria oltre la soglia del 65% ed assorbe la diminuzione progressiva e costante dei trasferimenti (-27,29%)”. I magistrati contabili osservano anche che “la crescita dell’autonomia finanziaria degli enti, tuttavia, non sembra produrre benefici effetti ne’ sui servizi, ne’ sui consumi e sull’occupazione locale, in assenza di una adeguata azione di stimolo derivante dagli investimenti pubblici” e che “andrebbe dunque recuperato il progetto federalista che lega la responsabilita’ di ‘presa’ alla responsabilita’ di ‘spesa’, realizzando una necessaria correlazione tra prelievo ed impiego”. Progetto “a cui e’ sicuramente funzionale la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard, necessaria per superare definitivamente il criterio della ‘spesa storica’, ma che i piu’ recenti interventi normativi non sembrano sostenere adeguatamente, andando nella direzione di una maggiore flessibilita’ dei bilanci, di una effimera ricostituzione della liquidita’ con oneri di rimborso a lunghissimo termine e di un alleggerimento degli oneri connessi alla neonata disciplina dell’armonizzazione contabile”. Lo riporta l’Ansa.

Fonte: Giornalettismo

Mafia Capitale: “Un Pd famelico”. Buzzi parla per ore con i magistrati


Parla per ore Salvatore Buzzi, il boss della Coop 29 giugno e principale imputato per l’inchiesta su Mafia Capitale. Ai magistrati che in trasferta sono andati a interrogarlo ben cinque volte nel carcere di Nuoro dove è stato trasferito, avrebbe reso noti nomi e cognomi di politici e funzionari del Comune e della Regione ai quali avrebbe corrisposto tangenti in cambio di appalti. A venire coinvolti dalle dichiarazioni di Buzzi, non sarebbero però solo l’apparato e la giunta comunale di Roma, ma anche quella della Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti. In cinque giorni di interrogatori in carcere in Sardegna, due avvenuti a giugno e altri tre alla fine di luglio, Buzzi avrebbe “vuotato il sacco”. Certo, si tratta delle dichiarazioni di un imputato e che andranno tutte verificate in sede dibattimentale. Il carcere di Bad e'Carros a Nuoro è un pessimo carcere, dal quale si ha voglia di venire via prima possibile.

Tra le rogne emerse per Zingaretti rispunta il famigerato palazzo della Provincia al Torrino, comprato per 263 milioni di euro dal costruttore vicino al centro-sinistra Parnasi, prima della costruzione, quando Zingaretti era presidente della Provincia di Roma. “Secondo Odevaine presero soldi il capo di gabinetto Venafro, il segretario generale Calicchia e Peppe Cionci per Zingaretti”, avrebbe detto Buzzi ai magistrati. Cionci è un imprenditore che si è occupato di finanziamenti per le campagne elettorali di Zingaretti e di Ignazio Marino. Il governatore del Lazio, il 9 luglio scorso, aveva ribadito in Consiglio regionale la decisione presa dalla Regione di costituirsi parte civile nel processo che inizierà il 5 novembre prossimo al Tribunale di Roma.

Ma ieri sera il Tg de La7, ha resocontato con dovizia di particolari le rivelazioni di Buzzi. Nel mirino c’è anche la gara per il riscaldamento negli ospedali del Lazio: un appalto per un miliardo e 250 milioni oggetto di una spartizione in piena regola con sei lotti assegnati alla maggioranza e uno all'opposizione, il tutto coordinato dal capogruppo Pdl in consiglio regionale Gramazio. Stesso criterio sarebbe stato applicato nella gara d’appalto da 100 milioni di euro per il Cup, il Centro Unico di Prenotazioni della sanità laziale. Le reazioni politiche a queste rivelazioni di Buzzi anche sulla Regione Lazio non si sono fatte attendere. “Zingaretti eviti il teatrino, si dimetta oggi e lasci il Lazio libero di decidere se continuare a essere governato da chi ha stupito Buzzi per la propria voracità" afferma in una nota diffusa questa mattina Valentina Corrado, capogruppo del M5S Lazio.

Ma Buzzi nei cinque interrogatori ha parlato anche delle relazioni con il Comune di Roma, dove, a suo dire, assessori e funzionari sono “famelici”. “Non ci crederà, dottore –avrebbe detto Buzzi ai magistrati- noi il Pd non l'avevamo mai pagato in quella maniera”. “Ho sempre finanziato volontariamente la campagna elettorale del Pd ma così mai”.

Buzzi parla di soldi versati all'ex capogruppo Pd D'Ausilio, “gli ho dato 22mila euro tramite il suo capo segreteria Nucera” e per l'ex presidente del consiglio comunale Coratti. “Il cda Ama è roba nostra, ci devi pagare”, ha riferito. Manutenzione del verde, raccolta rifiuti e foglie, gestione immigrati, assistenza ad anziani e minori, pulizia delle strade dopo gli incidenti: per ogni appalto preso si restituisce il 3, il 4, il 5 per cento. L'ex vicesindaco Luigi Nieri avrebbe chiesto di far assumere 4 persone nelle cooperative legate alla holding 29 Giugno.

Buzzi fa una sorta di elenco contabile che i magistrati intendono verificare: 1.000 euro al mese a Figurelli, caposegreteria di Coratti, 2.500 al mese ad un ingegnere dell'ente Eur. A Tassone,ex presidente del Municipio a cui fa capo Ostia e tutto il Waterfront, 26mila euro per le potature di Ostia e 6.000 per le spiagge. Al membro del Cda Atac Andrea Carlini, esponente anche della direzione regionale Pd, 10mila euro per la pulizia degli autobus. Poi, 1.500 al mese al capo del servizio giardini Turella, che in casa ne nascondeva quasi 600mila. “Il presidente del Consiglio regionale Leodori sapeva che l'assessore Patanè ci chiedeva soldi per la gara del multimateriale - prosegue Buzzi - pagai Tredicine ma Ozzimo no, tutelava le coop e l'abbiamo aiutato per la campagna elettorale”. Il più vorace, ma anche vendicativo, secondo Buzzi, sarebbe l'ex amministratore delegato dell’Ama (azienda municipale per i rifiuti) Panzironi messo lì dal sindaco Alemanno: quasi 1 milione in 3 anni. Panzironi avrebbe sollecitato il finanziamento della Fondazione Nuova Italia di Alemanno ma quando Buzzi si è opposto gli avrebbe tolto l'appalto, già aggiudicato, per la manutenzione dei cimiteri.

Fonte: contropiano.org

De Magistris: 'Matteo Renzi vuole radere al suolo tutta la scuola pubblica'

Il sindaco annuncia l'assunzione di 370 maestre nelle scuole comunali che verranno aperte a Napoli.


Luigi De Magistris è un convinto assertore del rispetto dei diritti della Costituzione. Quanto dice in una intervista concessa a Repubblica sull'azione di Renzi verso la scuola pubblica ne consolida il pensiero. L'ex magistrato, già sostituto Procuratore della Repubblica al Tribunale di Catanzaro, sferra un durissimo attacco a Matteo Renzi reo, a suo dire, di voler distruggere completamente la scuola pubblica con una riforma folle ed insensata. Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris affida al suo profilo Facebook una considerazione che, nel dibattito tra favorevoli e contrari alla riforma, lo piazza di diritto tra quest'ultimi. La reprimenda diretta al premier è dura e senza sconto alcuno.

L'affondo di Luigi De Magistris a Renzi
Ciò che sta facendo Renzi è soltanto un taglio indiscriminato ai comuni in modo tale che i servizi essenziali non funzionino. Inoltre, con l'attuale riforma scolastica, sta radendo al suolo l'intera scuola e il settore dell'istruzione italiano che per anni è stato il fiore all'occhiello di tutta la Pubblica Amministrazione. Invece lui strangola i comuni con tagli dissennati che però non fermeranno i napoletani. La Costituzione è sacra perché nata dalla Resistenza, continua il sindaco partenopeo, e verrà difesa a oltranza per dare risposte occupazionali a quei precari che rimarranno fuori dal piano di assunzioni. Questa è una riforma che va contro la Costituzione, conclude l'ex magistrato.

370 nuove maestre
Nel capoluogo campano si va in direzione opposta rispetto al neoliberismo imperante dell'attuale esecutivo con l'apertura di nuovi asili nido e il potenziamento della refezione che consentirà di dare l'avvio a nuove assunzioni (saranno 370 in tutto) dove il 50% proverrà dai precari e l'altro 50% da un nuovo concorso. Ciò è stato reso possibile anche dal parere interministeriale che ha sbloccato una situazione incancrenitasi con diversi ricorsi e controricorsi al Tar. Il finale del messaggio del sindaco sul suo profilo inneggia alle nuove maestre, alle nuove scuole e alla libertà d'insegnamento sancita dalla Costituzione.

Fonte: Blasting News Italia

La sorellastra e la matrigna di Bin Laden morte in un incidente aereo

Quattro persone tra cui le due parenti del fondatore di Al Qaeda sono morte nello schianto di un jet privato nel sud del Regno Unito


Il 31 luglio 2015 un jet privato Embraer Phemon 300 partito dall'aeroporto di Milano Malpensa si è schiantato su un parcheggio nei pressi dell'aeroporto di Blackbushe, nella regione britannica dell'Hampshire, causando la morte delle 4 persone a bordo.

Secondo quanto rivelato dal quotidiano britannico Daily Mail - che cita fonti saudite -, all'interno del velivolo si trovavano la matrigna - Rajaa Hashim -, la sorella - Sana bin Laden - e il cognato - Zuhair Hashim - dello storico leader del gruppo terrorista Al Qaeda Osama bin Laden, morto nel 2011. La quarta persona a bordo era il pilota giordano dell'aereo.

Secondo quanto ha rivelato la polizia britannica, a causare lo schianto dell'aereo sarebbe stato un incidente ed esclude qualsiasi matrice terrorista.

L'AvGen Limited, società che monitora i voli nel Regno Unito, ha riferito che l'aereo - di proprietà della famiglia bin Laden - avrebbe iniziato a perdere rapidamente quota mentre si avvicinava alla pista dell'aeroporto di Blackbushe, finendo per schiantarsi al suolo in pochi secondi.

Non è la prima volta che membri della famiglia Bin Laden sono morti a causa di incidenti aerei. Già il padre di Osama bin Laden, Mohammed bin Awad bin Laden, era morto nel 1967 in seguito allo schianto al suolo dell'aereo su cui viaggiava nel sudovest dell'Arabia Saudita. Dopo di lui anche il fratello di Osama bin Laden, Salem bin Laden, era morto nel 1988 in un incidente aereo presso San Antonio, in Texas.

Fonte: The Post Internazionale

Oltre 250 combattenti curdi uccisi in una settimana di raid della Turchia


Circa 260 combattenti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) sono rimasti uccisi e centinaia feriti in una settimana di raid dell’aviazione turca contro le basi dei ribelli. L’ha scritto l’agenzia di stampa ufficiale di Ankara Anatolia.

Senza citare le sue fonti, l’agenzia riferisce che tra i feriti ci sarebbe anche Nurettin Demirtaş, fratello del leader della formazione curda Partito democratico del popolo (Hdp) Selahattin Demirtaş. Ankara ha lanciato il 24 luglio una grande operazione contro il Pkk e contro il gruppo Stato islamico in Siria. Negli ultimi attacchi di ieri, gli F 16 turchi hanno distrutto 65 obiettivi della guerriglia curda, compresi depositi di armi e rifugi.

Fonte: Internazionale

venerdì 31 luglio 2015

Istat, disoccupazione ancora su: 12,7%. Record di giovani senza lavoro: 44,2%

Dopo il calo della fiducia di consumatori e imprese, ancora dati preoccupanti per l'economia italiana


Ancora segnali preoccupanti per l’economia italiana. L’Istat nei dati preliminari ha rilevato, a giugno, un tasso generale di disoccupazione del 12,7, in crescita rispetto al mese precedente di 0,2 punti, arrivando al 12,7%.Secondo l’Istituto nazionale di statistica nei dodici mesi il numero di disoccupati è aumentato del 2,7% (85mila in più i senza lavoro), il tasso di disoccupazione è salito di 0,3 punti percentuali.

ISTAT, DISOCCUPAZIONE GIOVANILE AL 44,2% - Ma sale anche la disoccupazione giovanile, al 44,2% a giugno: tocca il livello più alto dall’inizio delle serie storiche mensile e trimestrali, nel primo trimestre 1977. La disoccupazione giovanile aumenta di 1,9 punti dal mese precedente, ma al tempo stesso si riduce il tasso di inattività di 0,2 punti, fino al 74%.

ISTAT, INATTIVI IN CALO NEGLI ULTIMI 12 MESI - Stando a quanto fa sapere l’Istat, l’aumento del numero di disoccupati negli ultimi 12 mesi (il dato degli 85mila in più) è «associato ad una crescita della partecipazione al mercato del lavoro, testimoniata dalla riduzione del numero di inattivi». A giugno gli inattivi sono 131mila in meno rispetto allo stesso mese del 2014 (-0,9%) e c’è un leggero calo anche rispetto a maggio (-0,1%).

ISTAT, OCCUPAZIONE FEMMINILE IN CRESCITA NEL TRIMESTRE - Nel secondo trimestre sono in crescita sia il tasso di occupazione sia il tasso di disoccupazione rispetto ai tre mesi precedenti, in salita entrambi di 0,1 punti. Nella media del periodo aprile-giugno 2015, il tasso di occupazione maschile rimane invariato, mentre cresce quello femminile (+0,2 punti). La disoccupazione cresce per gli uomini (+0,3 punti) e diminuisce per le donne (-0,1 punti).

EUROSTAT, DISOCCUPAZIONE GIOVANILE AL 20,7% IN UE - Per quanto riguarda la media europea, Eurostat oggi fa sapere che il tasso di disoccupazione a giugno è rimasto stabile, all’11,1% nell’Eurozona e al 9,6% nell’Ue a 28 Paesi. In entrambi i casi, il dato è perfettamente invariato rispetto a maggio ed è in calo rispetto al 2014 (la disoccupazione 12 mesi fa era pari all’11,6% nell’Eurozona e al 10,2% in Ue). Resta elevato anche in Europa il livello della disoccupazione registrata fra i giovani sotto i 25 anni: il 22,5% in Eurozona e il 20,7 in Ue.

(Foto di copertina: Ansa / Ciro Fusco)

Fonte: Giornalettismo

Renzi va sotto sulla Rai. Ma la spartizione avanza


Il governo va sotto nonostante i “responsabili” di Denis Verdini. È accaduto al Senato e su un provvedimento importante – in chiave di controllo dei media – come il rinovo delle cariche del consiglio di amministrazione della Rai.

L'emendamento su cui è avvenuto il “fattaccio” sembra secondario – la delega al governo per la riforma del canone – ma mette in discussione l'esistenza stessa di una maggioranza stabile. La Commissione di Vigilanza, con la blindatura offerta dai verdiniani, aveva approvato infatti il punto centrale del provvedimento: la nomina di sette dei nove consiglieri di amministrazione con le modalità previste dalla teoricamente aborrita “legge Gasparri” (un nome, una garanzia), compresi i nuovi poteri per l'amministratore delegato, ahinoi previsti da una che non è stata ancora approvata.

Procedura piuttosto originale, sul piano costituzionale, e che doverbbe trovare l'opposizione del presidente della Repubblica, se si sentisse investito – come dovrebbe essere – della funzione di “guardiano della Carta”.
È evidente che tanta fretta – quei poteri diventeranno effettivamente esercitabili solo quando quell'altra legge verrà approvata, se mai lo sarà – è giustificata da un'intento indicibile: la spartizione delle poltrone ai vertici della Rai tra Pd e Forza Italia, soprattutto per quanto riguarda la statutaria maggioranza dei due terzi necessaria ad eleggere l'a.d. Scopo esplicito: tener sotto controllo la principale fonte di informazione del paese in vista delle sempre più probabili elezioni politiche nel 2016.

L'”incidente” del finire in minoranza, sembra evidente, è merito della minoranza “dem”, che ha fatto blcco con Cinque Stelle, Sel e Lega contro il provvedimento. Ma quel "coraggio" non è stato sufficiente a mettere in discussione il punto centrale del provvedimento (nomine e poteri). Testo che oggi approda comunque in aula a palazzo Madama e che, se approvato in questa forma, dovrà necessariamente essere rivisto alla Camera per poi tentare, in un secondo e obbligatorio passaggio al Senato, l'ennesimo blitz con voto di fiducia.

Dalla prossima settimana i giochi si sposteranno tra Palazzo San Macuto e Palazzo Chigi. Il premier dovrebbe indicare nei prossimi giorni il nome del dg e del presidente. Secondo i rumors, non è escluso un tandem tutto al femminile. Per la guida aziendale circolano i nomi di Marinella Soldi di Discovery e Tinni Andreatta, attuale direttore della fiction della tv pubblica, ma sarebbero in corsa anche uomini di prodotto come Andrea Scrosati di Sky o Andrea Castellari di Viacom. Per la presidenza si fa il nome di Luisa Todini, imprenditrice che è stata anche parlamentare di Forza Italia (anche se la loro prima scelta è Antonio Pilati), ma pare più probabile che si opti per un volto noto della Rai (probabilmente un ex, come ad esempio il sempre disponibile Giovanni Minoli).

Quanto ai consiglieri, la maggioranza dovrebbe averne quattro, due il centrodestra. Circolano, tra gli altri, i nomi di Antonio Campo Dall'Orto, Ferruccio De Bortoli, Marcello Sorgi, Bianca Berlinguer. Al M5S, in questo schema, dovrebbe andare un solorappresentante: la figura in pole position è quello di Carlo Freccero. Prestigioso, competente (l'unico, nel mazzo di nomi che circola) e certamente indipendente. Ma solo.

Fonte: contropiano.org

Caso Azzollini, la resa del PD e la vittoria di Alfano

Il partito di Renzi salva il senatore NCD e riaccende le polemiche al suo interno. Di Battista: 'Berlinguer si starà rivoltando nella tomba'.


Di Pietro Giunti

Oltre il caso Azzollini, il vuoto. C’è qualcosa che va ben oltre la grazia regalata dal PD al senatore del Nuovo Centrodestra. C’è il disarmante comportamento di una classe politica che nemmeno si nasconde più dagli occhi dell’opinione pubblica. Cambiano gli esecutivi ma i meccanismi restano gli stessi. Persino l’immagine del nuovo proposta da Renzi è finita con l’annebbiarsi, con il suo governo alla perenne ricerca di sostegni esterni (vedi Verdini). Dopo che il Senato ha votato no all’arresto dell’uomo di Angelino Alfano, la bagarre è nuovamente scoppiata. Non una novità nel Partito Democratico, alla perenne ricerca di una resa dei conti interna tra correnti.

L’ammissione di Debora Serracchiani
“La decisione della giunta si rispetta e io, se fossi stato un senatore, avrei votato sì all’arresto”. Le parole di Debora Serracchiani, esponente di spicco della segreteria renziana democrat, non lasciano spazio a interpretazioni. Che si tratti di dichiarazione di circostanza o di un’ammissione di responsabilità, poco importa. Il punto cruciale è il comportamento dei senatori di Palazzo Madama che hanno rinnegato il sì all’arresto sancito dai colleghi del PD della giunta per le immunità. Un soccorso nemmeno tanto velato all’alleato Angelino Alfano, che aveva messo sul piatto la fiducia all’esecutivo in cambio della libertà di Azzollini. “Una vergogna per salvare la casta” l’ha definita Felice Casson, componente della minoranza PD e della stessa giunta per le immunità.

Alessandro Di Battista e il PD del malaffare
Mentre erano in corso i festeggiamenti per l’esito del voto benevolo per il senatore di NCD, il Movimento 5 Stelle è tornato alla carica con Alessandro Di Battista. “Renzi è sotto ricatto - ha scritto in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook - ricattato da NCD, il partito più indagato nella storia della Repubblica, che non gli farà passare le sue ‘schiforme’ se in cambio non riceverà indecenti favori come quello di oggi”. Ormai il clima instauratosi è di perenne campagna elettorale anche se, salvo sorprese, difficilmente si tornerà alle urne prima della naturale scadenza della legislatura. “Berlinguer si starà rivoltando nella tomba - ha affermato - il PD (o gran parte di esso) è diventato un punto di riferimento del malaffare”.

Il mercato delle vacche nelle istituzioni
“Il caso Azzollini grida vendetta perché svela l’idea che il Parlamento e alcune decisioni politiche, vengono piegate ai giochi di potere”. A sottolinearlo è Marco Furfaro, membro del Coordinamento nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà. “Il PD si è arreso al ricatto di Alfano - ha proseguito - altrimenti sarebbe saltato il governo”. “C’è un principio - ha sottolineato l’esponente di SEL - che viene meno al di là di tutto: prima di ogni maggioranza, di ogni governo, di ogni questione di potere, viene il principio che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Piegare questo principio alla tenuta delle maggioranza è la cosa più schifosa e più vecchia del mondo”. “Mi stupisce davvero tanto - ha concluso Furfaro - che colui che si era candidato per rottamare vecchi schemi e inciuci (Renzi ndr), sia adesso il principale esponente di questo sistema degno della Prima Repubblica e della gestione del potere di Berlusconiana memoria”.

Fonte: Blasting News Italia