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martedì 22 luglio 2014

Chi ci guadagna dal conflitto israelo-palestinese?


Di Salvatore Santoru

In questi giorni il conflitto israelo-palestinese è tornato a infuocare lo scacchiere mediorientale.
Sul versante dell'informazione come sempre si assiste ai continui battibecchi tra una parte (filopalestinese) e l'altra (filoisraeliana), con relativi utilizzi di propaganda da ambo le parti.

Sono molto pochi quelli che cercano di andare al di là di ciò, per inquadrare e vedere meglio la situazione da un punto di vista più ampio.

Credo che per comprendere meglio gli eventi attuali bisogna un minimo conoscere anche le radici storiche di essi, e capire quali siano gli interessi in gioco di entrambi gli schieramenti o di chi li sostiene.

Sostanzialmente, lo stato ebraico può contare su un fortissimo appoggio da parte degli Stati Uniti D'America e della NATO, mentre Hamas e altre fazioni dell'islamismo palestinese sui paesi arabi, come le monarchie del Golfo.

Interessante su questo punto è il fatto che molti degli stessi paesi che finanziano e sostengono Hamas, sono in ottimi rapporti d'affari con gli stessi USA, che sono l'alleato più importante e influente di Israele.

Senza queste interferenze esterne sicuramente la situazione sarebbe diversa e migliore, e il raggiungimento della pace risulterebbe molto più semplice.

In fin dei conti, da questo conflitto ci perdono entrambi i popoli, mentre chi ci guadagna sono ovviamente i grandi fabbricanti di armi ( sopratutto statunitensi ), e le grandi lobby di potere.

Esemplare è il caso della cosiddetta "lobby sionista" negli States, la quale ha avuto una considerevole influenza nell'orientare la recente politica estera statunitense nel Medio Oriente e tutt'ora ha una notevole influenza nel paese.

Con questa lobby si fa riferimento a organizzazioni come l'AIPAC, il Washington Institute for Near East Policy o i famigerati neocons, le cui priorità sono la difesa e il sostegno incondizionato a Israele prima di tutto.

Dall'altra parte ci sono, come già detto, i vari paesi arabi che finanziano l'islamismo politico ( Hamas e altri gruppi), che negli ultimi tempi sta raccogliendo sempre più consensi, grazie anche all'impotenza e alla corruzione dell'ANP.

Su Hamas bisogna dire che secondo alcuni storici, tra cui gli israeliani Avner Cohen e Zeev Sternhell, la stessa organizzazione islamista sarebbe stata foraggiata e fondata dai servizi segreti israeliani (Mossad) per destabilizzare il movimento di dissidenza palestinese e spingerlo verso l'islamismo radicale.

In un articolo del Wall Street Journal del 2009, dove tra l'altro si citano le tesi di Cohen, è anche scritto che "invece di frenare gli islamisti Israele per anni li ha tollerati e in alcuni casi sostenuti come contrappeso ai nazionalisti laici ".

Guardando meglio la situazione verrebbe da dire che è in atto la solita strategia del "dividi et impera" : mentre palestinesi e israeliani si odiano e si fronteggiano a vicenda, c'è chi ci lucra sopra.

I palestinesi vengono privati della terra e diventano bersagli della politica espansionista e guerrafondaia del governo israeliano, ed inoltre vengono strumentalizzati dalle fazioni dell'islamismo radicale che si perpetuano e acquistano sempre più consenso in suddette situazioni.

Gli israeliani subiscono attentati e vengono strumentalizzati dalla propaganda più oltranzista sionista che li incita a pretendere sempre più terre.
Inoltre per giustificare anche le politiche più dure del governo israeliano, viene fatto, come affermato più volte dallo scrittore statunitense di origine ebraica Norman Finkelstein, ampio ricorso strumentale al ricordo della Shoah, usato per tenere gli israeliani e gli ebrei in uno stato di continua paura e tensione, e in questo modo anche per legittimare moralmente azioni che difficilmente sarebbero giustificate.

Si può dire che i due popoli, in diverso modo, siano entrambi vittime della situazione.

Facendo delle considerazioni storiche, bisogna ricordare che la costruzione di Israele era stata praticamente già "pianificata" nel 1917 grazie alla "dichiarazione Balfour", con cui il ministro degli esteri inglese Arthour Balthur rassicurava al referente del movimento sionista Lord Rothschild che la Gran Bretagna era pronta a sostenere la creazione di uno stato ebraico in Palestina.

Bisogna anche ricordare che il principale finanziatore del movimento sionista ottocentesco fu Edmond James de Rothschild, e che furono ancora gli stessi Rothschild e altri potenti magnati dell'alta finanza e della grande industria che diedero il via all'acquisto di molti terreni in Palestina.

D'altronde il capostipite della stessa influente e potente dinastia finanziaria di origine ebraica, Mayer Amschel, è noto per aver detto che : "La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere".

Inoltre inizialmente lo stesso movimento sionista era eterogeneo, e non sempre aveva quell'anelito espansionista che contraddistingue il "sionismo reale", e a tal proposito si potrebbe ipotizzare che la diffusione del sionismo più estremista e lo stesso caos mediorientale e israelo-palestinese facciano comodo ai potentati finanziari,industriali e militari internazionali, i quali hanno tutto da guadagnarci.

Essendo inoltre la nostra società basata sul potere del denaro, è chiaro che ad avvantaggiarsi di tutto questo siano maggiormente i banchieri o i più potenti industriali.

Non a caso sempre Mayer Amschel Rothschild disse : "Permettetemi di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi importa chi fa le sue leggi".

Avanzando un'ipotesi "complottista", si potrebbe credere che l'attuale situazione faccia comodo a certe potenti élite di potere che spingono verso la costruzione del nuovo ordine mondiale.

Inoltre si potrebbe pensare che questa situazione, insieme a quella siriana, potrebbe facilmente degenerare in una nuova guerra su scala mondiale.

Da tempo nell'informazione alternativa si parla di un carteggio avvenuto nel 1871 tra Albert Pike , un generale e avvocato statunitense nonchè gran maestro massone di grado 33º del Rito Scozzese Antico ed Accettato e Giuseppe Mazzini , il rivoluzionario italiano appartenente alla società segreta " Carboneria ", dove si parla della pianificazione di tre guerre mondiali , utili per l'instaurazione del " Nuovo Ordine Mondiale " , e dove la III guerra mondiale è descritta così:

"La Terza Guerra Mondiale dovrà essere fomentata approfittando delle divergenze suscitate dagli agenti degli Illuminati fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico. La guerra dovrà essere orientata in modo che Islam (mondo arabo e quello musulmano) e sionismo politico (incluso lo Stato d'Israele) si distruggano a vicenda, mentre nello stesso tempo le nazioni rimanenti, una volta di più divise e contrapposte fra loro, saranno in tal frangente forzate a combattersi fra loro fino al completo esaurimento fisico, mentale, spirituale ed economico ".

Comunque sia, l'unica cosa che sembra certa è che a perderci in questo conflitto sono entrambi i popoli a vantaggio degli interessi delle grandi potenze e di certi gruppi di potere mondiali e non.

Fonte: Informazione Consapevole

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sabato 28 giugno 2014

La Grecia sempre più sull'orlo del baratro per volere della troika: ora tutto è in vendita


Di Salvatore Santoru

La Grecia, culla della civiltà mediterranea e europea, si trova sempre di più vicina al baratro.
Come riportato da un articolo dell'Unità, tutto è in vendita: isole (compresa quella di Elafonisos, nella foto), porti, aeroporti, strade e anche acquedotti.


Come scritto nel sito Tribuno del Popolo, con queste privatizzazioni a buon mercato si dovrebbero recuperare non meno di 22,3 milioni di euro e il tutto entro il 2020.

La disoccupazione e la povertà sono alle stelle, e secondo l'Unicef oltre 600mila bambini sono a rischio povertà ed esclusione sociale.

Questa situazione è stata causata dalle politiche di lacrime e sangue imposte dal governo per volere della troika, ovvero l'organismo che governa l'Unione Europea e che risponde ai dettami dell'alta finanza internazionale.

Tutto questo dimostra come non mai il fallimento delle politiche adottate dall'Unione Europea, eppure secondo i suoi più accaniti sostenitori ne è la prova del successo.

Su ciò basta ricordare cosa disse l'ex presidente del Consiglio italiano Mario Monti, a proposito della situazione greca che precipitava sempre di più : "la Grecia è la dimostrazione del successo dell'euro".



Il pensiero di Monti si può capire alla luce del fatto della sua appartenenza nei circoli che contano, dalla Commissione Europea al Bilderberg, gruppo che nelle questioni europee ha avuto sempre una grande importanza, e infine alla Goldman Sachs, una delle più potenti banche d'affari internazionali.

Bisogna precisare che sostanzialmente Monti è sempre stato un'esecutore delle politiche di questi poteri forti, e quindi relativamente un'esponente di basso livello, sempre prone a seguire i diktat di essi.

Essenzialmente la stessa Unione Europea è basata sul potere di grandi organismi sovranazionali come il Fondo Monetario Internazionale, che sostanzialmente fa gli interessi dell'oligarchia finanziaria mondiale.

Non è un caso che alcuni dei maggiori esponenti dell'UE siano stati collegati al mondo dell'alta finanza, si pensi  all'attuale presidente della BCE Mario Draghi o agli stessi Monti e Papademos, accomunati dall'essere stati appartenenti alla Goldman Sachs.


Si potrebbe dire che in fin dei conti l'UE sarebbe meglio chiamarla come "Unione antieuropea", visto che le sue politiche sono orientate perlopiù sul fare gli interessi dei grandi gruppi di potere finanziario e industriale, a scapito dei popoli europei che in teoria dovrebbe rappresentare .

Tornando alla Grecia, per capire meglio la situazione consiglio la visione di "Debtocracy", un documentario dei giornalisti Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanouuscito, uscito nel 2011 e che si concentra principalmente sulle cause della crisi greca e su alcune possibili soluzioni future per superarla.



Di solito gli opinionisti europeisti considerano la crisi greca come mero risultato della politica "spendacciona" e corrotta dei governi che si sono succeduti negli anni novanta.

Bisogna riconoscere che effettivamente c'è stata una situazione del genere, ma anche che questi governi erano sostanzialmente alla mercè dell'UE e della finanza internazionale, e quindi la strategia dell'alta finanza e della troika di far pagare il popolo per politiche volute da suoi "burattini" è indubbiamente cinica.

Tra l'altro, ciò che di solito non viene detto è che la Grecia fu costretta ad entrare nell'UE contro la volontà popolare (come l'Italia) e per far ciò il ministro delle finanze dell'epoca, Nikos Christodoulakis, fu costretto a truccare i conti, come fecero, stando alle sue parole, un pò tutti i paesi (Italia compresa).

Difatti è a partire dalle sue basi che l'UE è fondata sull'errore e il suo progetto ora come ora dovrebbe essere fermato, e magari porre le basi per una diversa Europa, che rifiuti il modello tecnocratico su cui è basata l'attuale unione.

Ora la Grecia e l'Europa passo dopo passo devono risalire dagli inferi in cui gli oligarchi finanziari e i loro emissari e servitori l'hanno portate, rifiutare gli obsoleti modelli causa del loro male e allo stesso tempo porre le basi per una Grecia e un'Europa veramente libere e indipendenti.


Fonte: Informazione Consapevole

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venerdì 16 maggio 2014

Giro d’Italia, la vergogna di una RAI asservita al potere

Il giro d'Italia, nella giornata di ieri, ha fatto tappa a Vairano Patenora (CE), precisamente nella frazione di Vairano Scalo. Ma alcune scelte dell'organizzazione del giro e della RAI hanno indignato la popolazione di Vairano e diversi esponenti della politica locale. Vi riporto l'articolo dell'amico Thomas Scalera dal sito Vairano News.



Complimenti agli organizzatori della Gazzetta e della RAI che hanno fatto una gran bella frittata durante il passaggio del giro d’Italia per Vairano Scalo. Era prevista una carovana che doveva arrivare 2 ore prima, era prevista una manifestazione davanti al monumento dello storico incontro di Vairano.

Ebbene con la grande delusione dei tanti bambini intervenuti la CAROVANA è passata dritta senza fermarsi, contrariamente a quanto sapevano gli amministratori e il Sindaco.

Ma non basta.

Sapete cosa ha fatto mamma RAI? Durante il passaggio per la piazza, davanti a Taverna Catena ha mandato la PUBBLICITA'. Una vergogna.

Hanno semplicemente occultato il luogo dell’Unità d’Italia, probabilmente per un intervento di qualche importante politico del luogo che da sempre osteggia la VERITA' STORICA.

L’intera popolazione è sconcertata, tutti sono basiti e delusi compreso il Sindaco Bartolomeo Cantelmo che ha rilasciato questa dichiarazione:



Sarebbe il caso che l’amministrazione chieda spiegazioni all’organizzazione perché quello che è accaduto è assolutamente da condannare.

La dichiarazione di Martone del gruppo Torre non ha tardato ad arrivare: “E’ l’ennesimo schiaffo ai vairanesi, quindi, a questo punto, penso che il 22 il Consiglio Comunale debba prendere atto di PRENDERSI TUTTO IL PALAZZO DI TAVERNA CATENA, perché qui c’è qualcuno che vuole OCCULTARE la verità, ma non potrà riuscirci. Poi se il Ministro Franceschini, grazie ai suoi agganci sul posto, vorrà ostacolarci vuol dire che coinvolgeremo le imprese di costruzione locali e TAVERNA CATENA ce l’aggiustiamo noi, senza aspettare l’elemosina di nessuno.”

Chiediamo alle forze politiche di Vairano, TUTTE, di mandarci il loro video di protesta perché l’ennesimo colpo basso dato a Vairano non può passare così impunito. Oggi siamo stati colpiti tutti, ma soprattutto è stata ASSASSINATA ancora una volta la VERITA’.

Di seguito i Video:

Thomas Scalera:



Gianpiero Martone (gruppo Torre):



Enzo Orabona (Partito Democratico):

“La mia rabbia e il mio sdegno per quanto accaduto sicuramente e concordo con il Sindaco prima di sentenziare oppure prima di fare della facile demagogia vanno chiariti i perché dell’accaduto una cosa da notare dopo il passaggio a Vairano i ciclisti sono caduti sarà un segno?“

Fonte: Vairano News

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L'articolo del giornalista Stefano Peccerillo sul quotidiano 'La Gazzetta di Caserta' di oggi:

Clicca per ingrandire

giovedì 24 aprile 2014

Nuovi scontri nell’est del paese


Manifestanti filoucraini a Mariupol, il 23 aprile 2014. (Evgeniy Maloletka, Ap/Lapresse)

  • Il governo ucraino ha detto di aver ripreso il controllo del municipio di Mariupol, nell’est del paese, che era occupato dai manifestanti filorussi. Lo ha confermato il ministro dell’interno di Kiev, Arsen Avakov. Negli scontri ci sono stati cinque feriti, scrive l’Afp. Gli attivisti dell’autoproclamata “repubblica popolare di Donetsk” però sostengono di avere ancora il controllo dell’edificio.
  • Il 24 aprile secondo il ministero dell’interno ucraino, sono entrati i carriarmati a Sloviansk, un’altra città controllata dai filorussi. Un posto di blocco ha preso fuoco.
  • Nella notte i separatisti hanno attaccato la base militare di Artemivsk, vicino a Sloviansk. Un soldato ucraino è rimasto ferito negli scontri a fuoco, ma le sue condizioni non sembrano gravi.
  • Il governo ucraino ha detto di aver ripreso il controllo anche di Sviatogorsk, un’altra città nell’est del paese, nel corso di una delle “operazioni antiterrorismo” che sono ricominciate il 23 aprile dopo la tregua di Pasqua.
  • Il ministro dell’energia dell’Unione europea, Guenther Oettinger, e il suo collega ucraino sono a Bratislava, in Slovacchia. L’obiettivo del vertice è di trovare un modo per far arrivare gas naturale dalla Slovacchia all’Ucraina e diminuire la dipendenza energetica dalla Russia.
  • Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha detto che se gli interessi dei cittadini russi verranno minacciati la Russia “si vendicherà”, come è successo nell’Ossezia del Sud.
  • Il 23 aprile un gruppo di attivisti filorussi ha detto di aver preso in ostaggio Simon Ostrovsky, un giornalista statunitense di Vice. L’uomo è accusato di essere “una spia americana”.

Fonte: Internazionale

sabato 19 aprile 2014

TTIP, globalizzazione e neoliberismo


I media generalisti non parlano per niente del TTIP, il trattato transatlantico tra Europa e USA che riduce le norme e le regole del commercio a favore delle multinazionali e delle corporations.

Secondo Monia Benini con il “TTIP, l’Europa ha sottratto la sovranità ai paesi membri e sta negoziando un accordo letale per le nostre imprese, per l’occupazione, per la salute e l’ambiente. E il tutto per ingrassare il ventre delle multinazionali”.

Il TTIP si propone di aumentare i flussi commerciali tra Europa e Stati Uniti riducendo le regole e norme che per ora “frenano” le multinazionali.

Precisando si mira alla riduzione dei dazi e delle norme che limitano il commercio dei beni.

Il TTIP spingerà ancora più in avanti il processo di globalizzazione che come molti sanno è una delle cause dell’odierna crisi, la più grave dal dopoguerra.

Il TTIP aprendo “praterie” ancora più vaste al processo di globalizzazione: farà “tabula rasa” delle produzioni locali e regionali. Un “mostro” che sta andando avanti e che porterà a compimento il processo di globalizzazione.

Questo accordo tra Europa e Stati Uniti serve ad ottenere il massimo livello di liberalizzazioni e di flussi commerciali con l’intento di aprire il mondo ad una nuova stagione di neoliberismo sfrenato, dopo quello degli ultimi decenni che ci ha portato insieme alla finanziarizzazione dell’economia al disastro di una crisi orripilante sotto certi aspetti.

I negoziati si occupano anche di appalti pubblici, regole per l’agricoltura, norme legali per disciplinare i rapporti tra lo stato e le aziende.

Sono in gioco le regole e le limitazioni sull’ambiente, sulla sicurezza riguardo alla vendita degli alimenti e tanto altro ancora.

Naturalmente i media italiani tacciono sull’argomento e su pochi siti di controinformazione se ne parla: si sa in’Italia adesso siamo presi dalla “sbornia” della campagna elettorale e notizie come il TTIP non rientrano nel mainstream mediatico.

Questo come altri è un chiaro caso di “silenzio” mediatico, una tecnica di manipolazione mediatica che rientra nella complessiva strategia di distrazione di massa, massa impegnata nel tam tam quotidiano di notizie offerto dai media, dalla ultima esclusione dalla casa del Grande Fratello, dalle notizie di gossip o da quant’altro.

Fonte: SYSTEM FAILURE

Leggi anche: Tutti i rischi del Trattato transatlantico

giovedì 17 aprile 2014

Cosa sta succedendo in Ucraina


C’è da chiedersi cosa accadrebbe in Russia se un gruppo di autonomisti provasse a fermare una colonna di blindati, in Ucraina è accaduto che i blindati siano tornati indietro o addirittura che siano finiti nelle mani dei rivoltosi.


SCENE INCREDIBILI - I militari di una colonna ucraina bloccata da manifestanti filorussi a Kramatorsk hanno deposto le armi prima di fare marcia indietro. Scene analoghe nella vicina Slaviansk, dove 300 soldati si sarebbero arresi, secondo fonti filorusse citate da Interfax. «Bravi, bravi» ha gridato la folla. Pochi chilometri più in là invece gli ucraini avrebbero addirittura lasciato sei blindati nelle mani dei «nemici» prima d’andarsene a piedi.

UNA GUERRA INVISIBILE - A differenza dei confronti in Crimea, nella parte orientale dell’Ucraina il confronto si traduce in uno show di forza da parte dei militari ucraini, che hanno messo in campo i blindati e fatto sorvolare la regione dai caccia, quasi del tutto frustrato dalla decisione di non ricorrere alla forza contro i manifestanti, spesso armati, che dovrebbe rimuovere.

I RUSSI NON SI SPAVENTANO - Questo i russi lo sanno e quindi ne approfittano, almeno fino a che gli ucraini non decideranno d’intervenire sul serio, si è visto nel caso dell’aeroporto di Kramatorsk ce le improvvisate milizie filo-russe non offrono molta resistenza all’esercito ucraino, che non sarà gran cosa, ma che rimane nettamente superiore ai miliziani. Il timore di Kiev è che l’uso della mano pesante offra a Mosca il pretesto per intervenire, un intervento che gli ucraini non avrebbero la forza di bloccare.

LE DIPLOMAZIE AL LAVORO - Nel frattempo procedono i contatti multilaterali per giungere a una soluzione negoziata tra Mosca e Kiev, perché è chiaro che i manifestanti russi in Ucraina non sono nessuno senza l’appoggio del Cremlino, che deve chiarire se ha interesse ad ulteriori annessioni territoriali ai danni dell’Ucraina o se in qualche modo accetta che possa avere una sovranità priva da ingerenze russe sulle provincie orientali a maggioranza russa. Lavrov cerca di porre la situazione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU come se il Cremlino fosse preoccupato per la salute dei russi in Ucraina e invoca per loro protezione e un regime federale che non può certo essere imposto al paese dall’esterno.

NEMMENO I RUSSI RIDONO - Richieste difficilmente accettabili da parte di un altro paese sovrano, che però la Russia a continua a trattare come se fosse governato da una sanguinaria dittatura golpista nonostante l’evidente prudenza del governo di Kiev. I prossimi giorni diranno qualcosa di più sull’evoluzione del confronto, che però a differenza di quanto visto in Crimea sembra godere di un consenso locale molto più modesto, sia quantitativamente che qualitativamente.

Fonte: Giornalettismo

mercoledì 16 aprile 2014

Cina: migliaia di lavoratori scioperano nella fabbrica dei grandi marchi


In Cina migliaia di lavoratori sono scesi in piazza nella città di Dongguan, chiedendo maggiori tutele sociali. Gli operai in sciopero sono della fabbrica Yue Yuen Industrial (Holdings), nota azienda che produce calzature per marchi internazionali come Nike, Adidas e Timberland.
I lavoratori lamentano il livello dei pagamenti per le pensioni, l'assicurazione sanitaria, le indennità di alloggio e di risarcimento danni, chiedendo una retribuzione più equa e maggiori diritti.
Sicuramente questo fatto, fa ben sperare per il futuro e l'ora di dire basta al crescente cannibalismo di queste multinazionali senza scrupoli, pronti a sfruttare la vita e la dignità delle persone.
Quando di voi hanno visto lievitare i prezzi al dettaglio dei prodotti, mentre in questi anni le varie produzioni si spostavano nei paesi a minor costo. Il problema non sono i costi della manodopera, ma la sete di denaro che il capitalismo ha prodotto.
L'aumento dei ricavi si è fatto sempre più ampio, mentre molti diritti sono calpestati e con l'intenzione di ripristinare una forma di schiavitù, che molti, illudendosi non credono.

In queste ore gli scioperi continuano e si potrebbero allargare presto.

Fonte: WEB SUL BLOG

lunedì 14 aprile 2014

Quasi cento morti in una serie di attentati


Dopo un attentato a Maiduguri, nel nordest della Nigeria, il 25 marzo 2014. (Afp)

Almeno settanta persone sono morte il 14 aprile alla periferia di Abuja, la capitale della Nigeria, in una serie di esplosioni avvenute presso un capolinea degli autobus a Nyanya.

“Stavo aspettando di salire su un autobus quando ho sentito un’esplosione assordante e poi ho visto del fumo. Le persone correvano in preda al panico”, ha raccontato una donna. Poi c’è stata un’altra esplosione. 

Non c’è stata ancora nessuna rivendicazione, ma i sospetti vanno verso il gruppo islamico Boko Haram, che la settimana scorsa ha ucciso decine di civili nel nordest del paese.

Il 10 aprile sospetti militanti islamici hanno ucciso almeno 60 persone in un attacco contro il villaggio di Kala Balge, mentre il giorno prima a Dikwa avevano ucciso otto persone in una scuola di formazione per insegnanti.

Boko Haram, che vuole creare uno stato islamico nel paese più popoloso dell’Africa diviso quasi equamente tra cristiani e musulmani, in dieci anni ha compiuto almeno 160 attentati e causando 2.600 morti.


(Fonte: Jeune Afrique)

Da maggio il presidente Goodluck Jonathan ha ordinato l’invio di truppe supplementari nel nordest della Nigeria, ma i ribelli si sono ritirati nella zona collinare di Gwoza, al confine con il Camerun, da dove hanno intensificato la loro campagna lanciando attacchi contro le forze di sicurezza e i civili accusati di sostenere il governo.

Fonte: Internazionale

giovedì 27 marzo 2014

Qatar: il mondiale di calcio uccide più dell’11 settembre


Moriranno più operai nel costruire gli stadi e le infrastrutture per il mondiale di calcio del 2020 in Qatar, di quante siano state le vittime degli attacchi dell’undici settembre. Con questo efficace paragone il più grande sindacato del mondo richiama l’attenzione su un rapporto che racconta la strage che si sta consumando nell’emirato in nome del dio pallone.


LA DENUNCIA - Il rapporto dell’ITUC (International Trade Union Confederation) si apre con la frase «Il Qatar è un paese senza coscienza» e prosegue quindi a spiegare le condizioni di vita di buona parte della forza lavoro straniera nell’emirato, quella impegnata nella costruzione di stadi e infrastrutture per i mondiali del 2020. Un rapporto che si fonda sul racconto di esperienze personali e testimonianze, ma anche sui numeri dei morti forniti dalle rispettive ambasciate, che non lasciano spazio al dubbio.

IL MONDIALE DELLE POLEMICHE - Il mondiale in Qatar ha suscitato polemiche fin dalla sua scelta, sia perché il paese non ha tradizioni calcistiche, sia perché il torneo si dovrebbe tenere nell’estate del Golfo, caratterizzata da temperature che viaggiano tra i 40° e i 50°. A questo Doha ha spiegato che intende porre rimedio climatizzando gli stadi, ma la polemica ha continuato a infuriare e Doha ha allora pensato di spostare il tutto in inverno, ipotesi improponibile perché finirebbe in mezzo ai campionati nazionali. Non bastasse, è scoppiato il Qatargate, lo scandalo che vede il Qatar accusato di aver corrotto quanti erano deputati alla scelta della sede dei mondiali.

LEGGI ANCHE: «Non si può morire per un Mondiale di calcio»

LA STRAGE - Secondo l’ITUC, la più grande confederazione sindacale del mondo, saranno più di 4.000 i migranti che moriranno lavorando per il mondiale, ma molti di più nel frattempo vivranno come animali, confinati e ammassati in un universo fatto di sistemazioni residenziali pessime, violenze, e truffe da parte dei datori di lavoro, che spesso dimenticano persino di pagare i magri stipendi che l’emirato offre agli immigrati di serie B, quelli che provengono dai paesi asiatici e portano le braccia di cui ha bisogno il boom edilizio trainato dal grande evento.

LA SCENEGGIATA DELL’EMIRO - Il Qatar di fronte alle critiche, che non sono nuove, ha creato due istituzioni incaricate di vigilare e di far rispettare regole e diritti umani, il Qatar Foundation Mandatory Standards (QFMS) e il Supreme Committee Workers’ Welfare Standards (SCWWS), che secondo l’ITUC non sono altro che una truffa, visto che non sono dotate di poteri reali e che dal loro apparire non hanno combinato niente. Un modus operandi già visto all’opera in altri paesi del Golfo, dove su impulso dei governi fioriscono i comitati per l’implementazione dei diritti che hanno la sola funzione d’esistere e di dimostrare che le monarchie assolute al potere sono disponibili a riforme che non arriveranno mai.

Fonte: Giornalettismo

mercoledì 12 marzo 2014

La Crimea dichiara l’indipendenza


Un cosacco di fronte al parlamento della Crimea a Simferopol, l’11 marzo. (Vadim Ghirda, Ap/Lapresse)

L’11 marzo il parlamento della Repubblica autonoma di Crimea ha adottato una dichiarazione d’indipendenza dall’Ucraina.

Il documento cita a sostegno della sua legittimità la sentenza della Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite del 2010 sull’indipendenza del Kosovo dalla Jugoslavia, “secondo cui la dichiarazione d’indipendenza di una parte di un paese non viola le norme internazionali”.

Secondo un comunicato del parlamento la dichiarazione entrerà in vigore se il referendum del 16 marzo deciderà in favore dell’annessione alla Federazione russa.

Il governo provvisorio ucraino ha definito illegale la dichiarazione, che è stata invece sostenuta dal ministero degli esteri russo. Secondo l’agenzia russa Ria Novosti il parlamento russo esaminerà l’eventuale richiesta di ingresso della Crimea nella Federazione russa il 21 marzo.

Altri aggiornamenti:

  • Il segretario di stato statunitense John Kerry ha rifiutato un incontro con il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, dichiarando che non ci saranno altre trattative se Mosca non accetterà le proposte degli Stati Uniti per mettere fine alla crisi in Ucraina.
  • Il ministro degli esteri francese Laurent Fabius ha dichiarato che i paesi occidentali potrebbero adottare delle sanzioni contro la Russia entro la fine della settimana.
  • Il presidente ucraino Viktor Janukovič, rifugiatosi in Russia e deposto dal parlamento, ha dichiarato in una conferenza stampa a Rostov di essere ancora il capo di stato legittimo e di voler tornare presto a Kiev. Janukovič ha definito illegittime le elezioni presidenziali anticipate in programma il 25 maggio.
  • Il parlamento ucraino ha rivolto un appello agli Stati Uniti e al Regno Unito perché usino tutti i mezzi “diplomatici, politici, economici e militari” per far rispettare il memorandum di Budapest del 1994 che garantisce la tutela dell’integrità territoriale dell’Ucraina in cambio della consegna del suo arsenale nucleare, di cui Washington e Londra sono cofirmatari insieme alla Russia.
  • All’aereoporto di Simferopol, in Crimea, molti voli internazionali sono stati cancellati. I collegamenti con Mosca sono ancora regolarmente in funzione.
  • La Nato ha annunciato che condurrà voli di ricognizione con aerei spia Awacs sulla Romania e sulla Polonia, senza però entrare nello spazio aereo dell’Ucraina.

Fonte: Internazionale

venerdì 7 marzo 2014

Le ultime sulla Crimea


Sostenitori della Russia a Simferopol, nella Repubblica autonoma di Crimea, il 7 marzo 2014. (Vasily Fedosenko, Reuters/Contrasto)

  • Il 7 marzo il parlamento russo ha dichiarato che accetterà la decisione della Crimea di annettersi alla Russia, se questo sarà l’esito del referendum che si terrà il 16 marzo. La Russia appoggia le istanze autonomiche della Crimea, malgrado le sanzioni approvate il 6 febbraio dal Consiglio d’Europa contro Mosca e le minacce di sanzioni più grandi.
  • Il 7 marzo il presidente russo Vladimir Putin e lo statunitese Barack Obama hanno avuto una telefonata di più di un’ora sulla situazione in Ucraina.
  • Un gruppo di parlamentari della Crimea ha incontrato rappresentanti del Cremlino a Mosca il 7 marzo.
  • Il 7 marzo Dmytro Jaroš, leader del movimento di estrema destra Pravij sektor, si è candidato alle elezioni presidenziali ucraine del 25 maggio.
  • Il 6 marzo il Consiglio europeo, riunito a Bruxelles, ha deciso di sospendere le trattative sul regime dei visti con la Russia e ha condannato la decisione del parlamento della Crimea di annettersi alla Russia e l’ha definita “illegittima”.
  • Un gruppo di osservatori dell’Osce che cercava di entrare in Crimea per monitorare la situazione è bloccato dal 6 marzo alla frontiera da uomini armati non identificati e costretto a tornare indietro.

Fonte: Internazionale

sabato 1 marzo 2014

Putin invia le truppe russe in Ucraina


Il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto l’approvazione del Consiglio della Federazione, il Senato russo, per l’invio di un contingente militare in Crimea, “alla luce della situazione che si è creata in Ucraina e i rischi per la vita dei cittadini russi in Crimea”: lo ha reso noto il Cremlino. Più di 10mila persone sventolanti bandiere russe hanno intanto protestato oggi a Donetsk, città nell’est dell’Ucraina considerata la roccaforte del deposto presidente Viktor Yanukovych. Lo hanno reso noto i cronisti presenti sul posto. I manifestanti hanno dichiarato di sostenere “le aspirazioni della Crimea a riunirsi alla Russia”, alludendo alla repubblica autonoma più a sud dove Kiev ha accusato Mosca di aver lanciato “un’invasione armata”.

LA RUSSIA SI PRENDE LA CRIMEA – Aumenta il rischio di un intervento militare russo in Crimea. La Duma, la camera bassa di Mosca, ha chiesto al presidente Vladimir Putin di adottare le misure necessarie per stabilizzare la situazione in Crimea, repubblica autonoma ucraina. Lo riferisce l’agenzia Interfax citando il presidente della Duma. Intanto Mosca accelera verso l’eventuale annessione della russofona Crimea e l’aumento del numero di residenti con passaporto russo: il parlamento esaminerà la proposta di legge del partito di centro sinistra Russia Giusta, per facilitare l’assorbimento di nuovi territori nel Paese: basterà un referendum, come quello già indetto in Crimea, senza trattati internazionali. La mossa virtualmente potrebbe essere estesa anche alle due regioni secessioniste della Georgia, Abkhazia e Ossezia del sud, già riconosciute da Mosca. Il Partito Russia Giusta ha presentato inoltre un altro disegno di legge per facilitare la concessione della cittadinanza russa agli ucraini: la proposta sara’ esaminata l’11 marzo. Le minacce a cittadini russi all’estero, o le violazioni dei loro diritti, potrebbero essere usate come pretesto per un intervento militare, come successe in Ossezia del sud dopo l’offensiva militare lanciata dall’allora presidente Saakashvili.

LE FORZE RUSSE IN CRIMEA – La Russia ha inviato 6mila uomini e 30 blindati in Crimea, repubblica autonoma dell’Ucraina in preda a tensioni separatiste. Lo ha denunciato il ministro della Difesa di Kiev. Igor Peniouk ha dichiarato nel corso di una riunione del Consiglio dei Ministri che la Russia aveva cominciato a inviare rinforzi senza “preavviso né permesso dell’Ucraina, contravvenendo ai principi di non ingerenza nelle vicende degli stati di frontiera”. Le autorità ucraine hanno denunciato da ieri “un’aggressione armata della Russia” in Crimea, che ospita la flotta russa sul Mar Nero. E’ stato anticipato dal 25 maggio al 30 marzo il referendum sullo status della Crimea: lo ha confermato il portavoce del premier filo russo della Crimea Serghei Aksenov.

GLI SCALI IN MANO RUSSA – Lo spazio aereo sulla penisola di Crimea e’ chiuso, e non vi risultano pertanto voli: lo hanno riferito fonti aeroportuali a Simferopoli, capitale della Repubblica autonoma ucraina. Frattanto le forze russe hanno assunto il controllo di un altro scalo in Crimea: stando a quanto trapelato da ambienti dello stato maggiore locale, si tratta dell’aeroporto militare di Kirovskoye, nella parte orientale della penisola, utilizzato prevalentemente dagli aerei cargo. Unita’ di Mosca o milizie filo-russe gia’ presidiavano l’aeroporto militare di Belbek, alle porte di Sebastopoli, e quello internazionale della capitale. Ieri inoltre tredici velivoli carichi di soldati erano atterrati nello scalo di Gvardeyskoye, sempre nei pressi di Simferopoli.

LE BASI DI MISSILI - Nel frattempo le truppe russe stanno cercando di assumere il controllo di una base di missili anti-aerei nella penisola ucraina di Crimea, prima linea di difesa contro eventuali raid dei jet da guerra di Mosca o l’arrivo di altri aerei da trasporto con a bordo truppe. Lo riferisce l’agenzia russa Interfax citando fonti militari di Kiev. In Crimea, secondo Kiev sarebbero gia’ presenti 6.000 militari russi. Duemila sono arrivati ieri sera a bordo di 13 aerei da trasporto militari. Mosca ha denunciato che “uomini armati non identificati mandati da Kiev hanno tentato di occupare l’edificio del ministero dell’interno della Repubblica autonoma di Crimea nelle prime ore di oggi”, un’azione sventata dalla “risoluta azione delle unita’ di autodifesa” filorusse. “La pericolosa provocazione ha causato feriti”, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri, secondo cui tali eventi “confermano il desiderio dei ben noti circoli politici di Kiev di destabilizzare la situazione nella penisola”. – “Invitiamo coloro che emanano ordini del genere da Kiev ad esercitare la prudenza. Vediamo il tentativo di aggravare la gia’ tesa situazione in Crimea come estremamente irresponsabile”, accusa Mosca. Non vi sono per ora altri riscontri dell’episodio.

Fonte: Giornalettismo

venerdì 28 febbraio 2014

Ucraina, ecco perché ora rischia la secessione

Non c’è pace per l’Ucraina. Non c’è pace perché non bastava cacciare il presidente Yanukovich per risolvere problemi che hanno radici lontane nel tempo. Così, se a Kiev ritorna una calma apparente con la nascita di un nuovo esecutivo di espressione filo-europea con componenti vicini a quella che fu la pacifica Rivoluzione Arancione di Yulia Timoshenko, recentemente liberata, la tensione si è spostata nelle regioni orientali e in Crimea.

È scontro in Crimea. Soprattutto in Crimea la tensione è alle stelle. Proprio questa mattina il governo di Kiev ha accusato Mosca di aver occupato militarmente gli aeroporti di Belbek e Sinferopoli. Il governo russo ha smentito qualsiasi coinvolgimento delle proprie truppe regolari. Secondo il Cremlino, l’occupazione in corso è avvenuta ad opera di milizie locali filo-russe. Tuttavia, Mosca non è rimasta a guardare e lungo i confini con l’Ucraina ha avviato una enorme esercitazione militare che coinvolge ben 150mila soldati e più di un centinaio di aerei, un numero sufficiente per occupare almeno parte della stessa Ucraina.

Gli interessi russi in Ucraina. Sotto il profilo geopolitico, Mosca ha necessità di mantenere l’Ucraina nella sua orbita o, per lo meno, garantirsi la sua neutralità per svolgere un ruolo di stato-cuscinetto tra la Nato/Ue e i suoi confini occidentali. Questo garantirebbe, inoltre, il passaggio del gas russo verso l’Europa centrale e occidentale a prezzi contenuti. Ma non va dimenticato anche l’aspetto “etnico” del problema Ucraina.

La questione etnica. I confini ucraini sono stati disegnati da Mosca quando Kiev non era altro che una delle tante città dell’impero sovietico. Nel disegnare i suoi confini, il regime sovietico ha tenuto conto solo in parte della composizione etnica (esattamente come è avvenuto in Jugoslavia in alcune zone di confine tra Serbia e Croazia, Tra Serbia e Bosnia e tra Crozia e Bosnia). L’Ucraina attuale è divisa, di fatto, in tre parti. Le regioni occidentali, corrispondenti alla “vecchia” Galizia orientale, le regioni centrali, e le regioni orientali (Crimea inclusa). Sotto il profilo etnico le regioni orientali sono abitate prevalentemente da russi o russofoni (in Crimea la popolazione russa è il 67%), quelle centrali hanno una composizione etnica mista e quelle occidentali sono essenzialmente ucraine ad eccezione delle province che confinano con la Moldavia e la Transnistria. Storicamente il territorio ucraino è stato per molti secoli diviso lungo la linea del fiume Nipro. La Galizia orientale è appartenuta per secoli all’Impero Austroungarico (sotto il quale si sono sviluppati i primi sentimenti nazionalistici ucraini). Subito dopo la prima guerra mondiale, ha goduto di una brevissima indipendenza che è terminata con l’occupazione polacca alla quale ha fatto seguito, solo dopo il 1945, l’annessione all’Impero sovietico. Le regioni orientali, invece, hanno fatto parte per secoli all’Impero russo e poi alla nascente Urss, subendo un ulteriore processo di russificazione intorno al 1922-23.

Crimea, fonte di guai. Discorso a parte va fatto per la Crimea. Da secoli abitata da russi, è stata annessa alla repubblica sovietica di Ucraina nel 1954 per volere di Nikita Cruscev in segno di amicizia tra il popolo russo e quello ucraino suggellato dal Trattato di Pereyaslav tra i cosacchi ucraini e l’Impero russo 300 anni prima. La Crimea ha da sempre svolto un ruolo geopolitico fondamentale per la Russia. Prima era approdo naturale delle navi mercantili che attraversavano il Bosforo, poi è divenuta una penisola strategica sotto il profilo militare con la nascita dell’Urss. Qui ancora oggi sono ancorate le navi dell’Armata russa.

Per tutto questo il problema dell’Ucraina non si risolve con la liberazione della Timoshenko e con la cacciata di Yanukovic. Perché lì non si tratta di una banale cacciata del tiranno di turno. Il problema è ampio e può trovare una parziale soluzione solo ridisegnando i confini di un grande paese spaccato.

Fonte: Diritto di critica

mercoledì 26 febbraio 2014

Ucraina-Russia, venti di guerra. Putin muove i blindati in Crimea

La nuova Ucraina muove i primi passi nel dopo-Yanukovich, in un clima di grande tensione anche per la comparsa dei blindati russi nelle strade di Sebastopoli, la città della Crimea che ospita la flotta di Mosca nel Mar Nero. La notizia, rilanciata da siti russi e locali, ha suscitato allarme, anche perche' poche ore prima il presidente del Parlamento e Capo dello Stato ad interim, Oleksander Turchinov, aveva lanciato l'allarme sui "pericolosi segnali di separatismo" emersi in alcune aree della repubblica ex sovietica. I carri armati starebbero presidiando il quartier generale della base navale russa. Il leader dell'estrema destra russa Oleg Tagnibok aveva preannunciato l'arrivo alla base navale dell nave russa Nikolai Filchenkov, con a bordo 200 soldati.

Il porto ucraino di Sebastopoli, nella penisola di Crimea, è strategico per la Russia, e questa non e' una notizia. Ma e' diventato ancora piu' strategico, di importanza cruciale, dal marzo del 2011, quando esplose il conflitto siriano. E da li', infatti, che Mosca coordina lo sforzo militare in Siria, e i movimenti nella sua base navale di Tartus e nel porto di Latakia, entrambi nel paese mediorientale. Ed e' il porto di Sebastopoli, sede della flotta russa del Mar Nero e diviso a meta' con le navi da guerra di Kiev (eredità dell'Urss), che assicura ai russi, attraverso il passaggio dagli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, uno sbocco nel mare caldo del Mediterraneo e nell'Oceano indiano in inverno, quando le acque nei porti del Baltico e del Mar Bianco congelano. La prevista formazione del nuovo governo transitorio e' stata rinviata a giovedi' un supplemento di consultazioni. Intanto, pero', il Parlamento ucraino ha approvato una mozione per chiedere al Tribunale penale internazionale all'Aja di processare Viktor Yanukovich per crimini contro l'umanita', una volta che il deposto presidente filo-russo verra' catturato. Con lui dovranno essere giudicati anche l'ex ministro dell'Interno, Vitaly Zakharchenko, e l'ex procuratore generale di Kiev, Viktor Pshonka.

La Rada suprema, come e' chiamato il Parlamento, ha anche fatto rimuovere la stella sovietica che da decenni adornava una guglia del palazzo. Intanto l'ex capo di gabinetto di Yanukovich, Andriy Kliyuev, ha denunciato di esser stato rapinato dell'auto e ferito a una gamba da un gruppo di 20 persone. Sul fronte politico, l'ex campione del mondo di pugilato Vitaly Klitschko ha ufficializzato la volonta' di candidarsi alle presidenziali anticipate del 25 maggio, data in cui e' stato annunciato che si terranno anche le elezioni comunali. Da Mosca, il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha messo in guardia sulla pericolosita' del tentativo di costringere l'Ucraina a scegliere da quale parte stare, se con l'Occidente o con Mosca. "E' pericoloso e controproducente", ha avvertito. Una delegazione di senatori russi domani sara' in Crimea. Il Cremlino ha inoltre denunciato la decisione di convocare per il maggio elezioni presidenziali anticipate, definendola una violazione dell'accordo tra le forze di opposizione e Yanukovich che prevedeva prima la riforma della Costituzione. Dalle statue di Lenin, alla stella d'oro: l'Ucraina del dopo-Yanukovich cancella le tracce del passato sovietico. Ma il Parlamento di Kiev ha rimosso la stella d'oro a cinque punte dalla guglia del palazzo, nel centro della capitale. Lo ha annunciato lo stesso Tyahnibok, in un video pubblicato su YouTube, in cui e' mostrata la rimozione della stella dal pennone della bandiera ucraina.

Nelle proteste degli ultimi mesi, che hanno portato alla deposizione del presidente filo-russo, Viktor Yanukovich, numerose statue di Lenin sono state abbattute e danneggiate dai manifestanti. L'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, ha ribadito in una conferenza stampa a Kiev che i Ventotto vogliono preservare l'integrita' territoriale ucraina. In settimana, poi, l'Ue presentera' un primo pacchetto di aiuti a breve termine, ha annunciato Elmar Brok, presidente della Commissione Esteri dell'Europarlamento.

L'arcivescovo della Chiesa greco-cattolica Sviatoslav Shevchuk, oggi a Roma, ha lanciato un appello all'Europa che "non deve avere paura degli ucraini respingendoli alle frontiere. Abbiamo bisogno di aiuti economici ma anche di solidarieta' diplomatica. I nostri giovani stanno costruendo in Ucraina l'Europa". Anche l'Ucraina ha i suoi desaparecidos, ha inoltre avvertito l'arcivescovo, parlando di tante persone scomparse nel Paese, "rapite dalle forze speciali, i berkut, assoldate dal governo".

UCRAINA: PORTO SEBASTOPOLI CRUCIALE, DA LI' MOSCA VA IN SIRIA

Il porto ucraino di Sebastopoli in Crimea e' strategico per la Russia, e questa non e' una notizia. Ma e' diventato ancora piu' strategico, di importanza cruciale, dal marzo del 2011, quando esplose il conflitto siriano. E da li', infatti, che Mosca coordina lo sforzo militare in Siria, e i movimenti nella sua base navale di Tartus e nel porto di Latakia, entrambi nel paese mediorientale. Ed e' il porto di Sebastopoli che assicura ai russi, attraverso il passaggio dagli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, uno sbocco nel mare caldo del Mediterraneo e nell'Oceano indiano in inverno, quando le acque nei porti del Baltico e del Mar Bianco congelano. L'accordo in base al quale l'Ucraina concede il porto ai russi scade nel 2017, ma nel 2010 Vladimir Putin e il presidente oggi deposto Viktor Yanukovich firmano un accordo per il prolungamento di venti anni della concessione.

Fonte: affaritaliani.it

martedì 25 febbraio 2014

La strage dei ragazzi uccisi perché studiavano


29 ragazzini uccisi perché studiavano la cultura degli infedeli, il movimento islamico di Boko Haram continua la sua mattanza alimentando la dura repressione da parte del governo nigeriano.


L’ATTACCO - Sono arrivati di notte al college di Buni Yadi, nello stato Nord-orientale di Yome e hanno ucciso una trentina di ragazzi prima di dare fuoco alla scuola. Secondo gli ufficiali nigeriani molti dei corpi dei ragazzi sono stati ritrovati ormai ridotti in cenere.

LA STRAGE - Il college, una scuola secondaria statale, è diventato un obbiettivo perché fonte di cultura occidentale o comunque non sufficientemente islamica per i gusti del gruppo estremista, che durante l’azione ha ucciso solo i ragazzi, risparmiando le ragazze che invece non sono state toccate. Una notizia positiva in un panorama pessimo, perché Boko Haram ultimamente aveva cominciato a rapire le ragazze per utilizzarle, come già altri gruppi terroristici africani, come addette alla logistica o alle distrazioni sessuali dei guerrieri.

LEGGI ANCHE: Nigeria, è guerra con Boko Haram

UN’ECATOMBE - Il bilancio delle vittime dei Boko Haram negli ultimi anni è fatto di decine d’attacchi del genere e di migliaia di vittime, per lo più civili, lasciate sul terreno. Non meno spietata la repressione dei governativi, che rispondono spesso sparando nel mucchio e uccidono, se possibile, più degli stessi Boko Haram, alimentando la rabbia verso il governo centrale nelle regioni settentrionali, albergo di una maggioranza musulmana e casa dei Boko Haram, nome che significa d’altronde «l’educazione occidentale è peccaminosa» e che spiega l’accanimento contro le scuole, le vaccinazioni e certi aspetti sgraditi della cultura occidentale.

L’OFFENSIVA DEL GOVERNO - Solo la settimana scorsa e in una sola azione il gruppo si è reso responsabile della distruzione di un intero villaggio e dell’uccisione dei suoi 200 abitanti, segno evidente che la grande offensiva decisa e molto pubblicizzata dal presidente nigeriano Jonathan Goodluck l’anno scorso non ha dato i frutti sperati, innescando anzi un ciclo di sanguinose rappresaglie contro i civili.

Fonte: Giornalettismo

lunedì 24 febbraio 2014

La crisi ucraina in undici punti


Un monumento in onore delle vittime degli scontri tra polizia e manifestanti a Kiev, il 24 febbraio 2014. (Bulent Kilic, Afp)

Dopo le proteste e le violenze della settimana scorsa, l’Ucraina ha emesso un mandato d’arresto per il presidente Viktor Janukovič. Gli scontri della settimana scorsa hanno causato almeno 77 morti e centinaia di feriti.

Ecco i momenti chiave della crisi ucraina, ricostruiti dalla Bbc.

  • 14 febbraio: grazie a un’amnistia 234 manifestanti arrestati a dicembre vengono rilasciati.
  • 16 febbraio: i manifestanti lasciano il municipio di Kiev, occupato il 1 dicembre, e altri palazzi del governo nella regione.
  • 18 febbraio: almeno 18 persone, tra cui sette poliziotti, vengono uccise. I manifestanti riprendono il controllo del municipio. Le forze dell’ordine circondano piazza Indipendenza, dove rimangono circa 25.000 contestatori.
  • 20 febbraio: nonostante la tregua dichiarata dal governo, gli scontri non si fermano. Il numero delle vittime sale a 77. Secondo alcuni testimoni i poliziotti e anche alcuni cecchini sparano contro i manifestanti. I ministri degli esteri di Germania, Francia e Polonia partono per Kiev per incontrare il presidente Janukovič. Anche la Russia manda un rappresentante diplomatico.
  • 21 febbraio: Viktor Janukovič firma un patto con i leader dell’opposizione. L’accordo prevede la formazione di un governo di unità nazionale, il ritorno alla costituzione del 2004 (che limita parzialmente i poteri del presidente) e le elezioni anticipate. Alle trattative partecipano anche i ministri degli esteri di Francia, Germania e Polonia e il rappresentante diplomatico russo. In piazza nel frattempo proseguono gli scontri. Nell’ovest del paese i manifestanti continuano a occupare i palazzi del governo.
  • 22 febbraio: i manifestanti occupano il palazzo del governo senza incontrare resistenza. I leader dell’opposizione chiedono elezioni anticipate. Il presidente Janukovič fa perdere le sue tracce e secondo indiscrezioni è scappato a Kharkiv, nel nordest del paese. Il parlamento vota la sua decadenza, e convoca le elezioni anticipate per il 25 maggio. Janukovič va in televisione e denuncia il “colpo di stato” contro il suo governo. La leader dell’opposizione Julia Timoshenko viene liberata dal carcere e torna a Kiev. Era in prigione dal 2011.
  • 23 febbraio: il parlamento nomina lo speaker dell’aula, Oleksandr Turčinov, presidente ad interim. Turčinov, alleato di Julia Timoshenko, stabilisce che entro il 25 febbraio il parlamento dovrà formare un governo di unità nazionale.
  • 24 febbraio: il ministro dell’interno ucraino, Arsen Avakov, annuncia che è stato emesso un mandato d’arresto per il presidente Viktor Janukovič e altri funzionari pubblici. Sono accusati di aver commesso una “strage di cittadini innocenti”.

Fonte: Internazionale

sabato 22 febbraio 2014

Ucraina, è guerra. Ecco perché la protesta è divenuta rivolta

Un massacro annunciato. In Ucraina si sta consumando in queste ore l’inizio di una probabile, quanto mai annunciata, guerra civile. I manifestanti pro-Europa hanno alzato la posta e ora vogliono le dimissioni del presidente. Il risultato? Scontato: cento morti nelle ultime 24 ore, più di 60 poliziotti fatti prigionieri, palazzi del potere sgomberati, cecchini dell’esercito appostati sui tetti.


Gli equilibri cambiati. Le tensioni in Ucraina hanno covato per anni, silenziosamente. Ma da questo autunno, qualcosa è cambiato. La rivoluzione arancione oggi appare solo come un vecchio ricordo. Il governo di Kiev ha deciso di rivolgere lo sguardo al vecchio padrone russo, perdendo – di fatto – quello status di Stato-cuscinetto tra Mosca e la Ue/Nato. Il governo ha sancito la fine della neutralità del Paese slavo, gettando l’Ucraina nel caos.

Un problema di confini. Gli attuali confini ucraini furono stabiliti da Mosca quando fu istituita la Repubblica sovietica di Ucraina nel 1917, e furono ritoccati al termine della seconda guerra mondiale (e con l’annessione della Crimea nel 1954). Questi confini includono anche territori abitati da popolazioni non ucraine. Nelle province orientali, in Crimea e lungo il confine con la Transnistria (Moldavia) la popolazione è russa o filo-russa. Nelle regioni centrali (dove è situata la capitale) la popolazione è mista, mentre nelle province occidentali la prevalenza etnica è decisamente a favore degli ucraini. Di conseguenza, di fronte ad un paese da sempre spaccato in due (i russi rappresentano complessivamente il 22% della popolazione), lo spostamento di Kiev verso Mosca ha messo in allarme gli abitanti delle province occidentali che guardano decisamente a Bruxelles e a Washington più che alla Russia. Il motivo è certamente economico ma anche storico: sotto il dominio russo e poi sovietico, gli ucraini hanno subito un duro processo di russificazione, non dissimile da quello subito dalle popolazioni baltiche di Estonia, Lituania e Lettonia. Gli ucraini temono che un nuovo abbraccio con Mosca possa essere mortale.

L’Europa teme lo stop del gas. Il problema è quindi di equilibri violati. Il rischio per tutti è che una guerra civile in Ucraina possa mettere in crisi l’Europa che cerca faticosamente di uscire dalla crisi. Infatti, proprio nel territorio ucraino passano fondamentali gasdotti e oleodotti che riforniscono l’Europa centrale e occidentale (oltre la Romania). Il nostro Paese (con la Grecia, la Bulgaria e L’Austria) è esente da rischi legati ad eventuali interruzioni di energia, rifornendosi di gas dalla Russia grazie al gasdotto South Stream (sviluppato da Eni e Gazprom) che attraversa il Mar Nero. Il rischio di uno stop delle forniture di gas non può in alcun modo lasciare l’Europa indifferente. La neutralità dell’Ucraina nella lotta tra ovest ed est (che prosegue nonostante il crollo del Muro di Berlino), è un valore imprescindibile per ripristinare gli equilibri e scongiurare la catastrofe. Ma la pace per le strade di Kiev passa solo attraverso un accordo tra Russia e Ue che potrebbe ridurre gli spazi di manovra del governo ucraino. Se un accordo non si dovesse trovare, ci potrebbe essere il rischio di un’escalation militare in un panorama geopolitico non molto diverso rispetto a quello della recente guerra in Georgia. Con l’unica, fondamentale differenza: le dimensioni del territorio ucraino.

Fonte: Diritto di critica

venerdì 21 febbraio 2014

Tutto quello che c’è da sapere sulle proteste in Venezuela


Le barricate a San Cristóbal, nello stato di Táchira, in Venezuela, il 19 febbraio. (Carlos Eduardo Ramirez, Reuters/Contrasto)

  • Le proteste contro il governo di Nicolás Maduro, il successore di Hugo Chávez, in Venezuela sono cominciate il 2 febbraio con la contestazione di una squadra di baseball cubana sull’isola Margarita. Nei giorni successivi gli studenti universitari hanno manifestato chiedendo maggiore sicurezza. Le proteste sono cominciate nello stato di Táchira, ma poi si sono estese al resto del paese.
  • Dopo dieci giorni di tensione, il 12 febbraio tre persone – due manifestanti e un membro di un collettivo filogovernativo – sono state uccise a colpi di arma da fuoco negli scontri scoppiati al termine di una manifestazione dell’opposizione che chiedeva le dimissioni di Maduro.
  • I motivi delle manifestazioni sono l’alto tasso di criminalità, la carenza di prodotti di base come latte e carta igienica, i frequenti blackout e l’inflazione che ha superato il 50 per cento.
  • L’opposizione venezuelana è divisa. Il candidato che aveva sfidato Maduro alle presidenziali del 2013, Henrique Capriles, ha rifiutato di partecipare alle proteste del 12 febbraio, sostenendo che le manifestazioni non sono il modo giusto per far cadere il governo, lasciando la scena a un altro leader dell’opposizione Leopoldo López, ex sindaco di Chacao, che è emerso come leader alternativo dell’opposizione.
  • Maduro ha condannato le manifestazioni e ha parlato di un tentativo di colpo di stato orchestrato dai nazifascisti.
  • Il 13 febbraio il presidente Maduro ha emesso un ordine di arresto per Leopoldo López, con l’accusa d’incitamento alla violenza e danni alla proprietà pubblica, omicidio e terrorismo per aver guidato le manifestazioni contro il governo del 12 febbraio. Queste ultime due accuse sono decadute, ma è rimasta in piedi l’accusa di istigazione alla violenza. Lòpez rischia dieci anni di carcere.
  • Dopo qualche giorno di latitanza, López si è consegnato alle autorità durante una manifestazione contro Maduro il 18 febbraio. Lo stesso giorno nella capitale c’è stata una manifestazione di sostegno al governo.
  • Il segretario di stato americano John Kerry ha espresso preoccupazione per l’arresto di un centinaio di studenti dopo la manifestazione del 12 febbraio.
  • Il 17 febbraio tre diplomatici statunitensi sono stati espulsi dal paese con l’accusa di cospirare contro il governo.
  • Il 21 febbraio il ministro dell’interno Miguel Rodríguez Torres ha annunciato che saranno mandati altri tremila soldati nello stato di Táchira, al confine con la Colombia, dove sono cominciate le proteste.

Fonte: Internazionale

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sabato 15 febbraio 2014

Il mistero della collina di Giano Vetusto (CE)


Ho letto una notizia molto interessante sul sito Noi Caserta che ha subito catturato la mia attenzione. A Giano Vetusto, in provincia di Caserta, c'è una particolare collina che, se osservata dall'alto o da lontano, ricorda la forma di un cono. La collina presenta dei bordi perfettamente circolari, mentre la pendenza su tutto il sentiero che corre lungo la collina è regolare. Sulla collina è stato ritrovato un masso che, forse, fu lavorato a mano dall'uomo. Sulla cima, invece, è stata trovata una pietra differente per tipologia e materiale dalle altre, incastonata nella roccia. Manufatti umani? Chissà. Una delle ipotesi è che la collina in un passato molto remoto fosse probabilmente una piramide, utilizzata da qualche antica popolazione, anche perchè nella zona sono stati ritrovati parecchi reperti archeologici. Ovviamente è solo un ipotesi. C'è un video, realizzato da Livio Tv, che illustra questa particolare collina:



Nella descrizione del video vi è scritto: "Quello delle colline attorno a Giano Vetusto è un luogo magico, contornato da splendide campagne, costellato da decine di siti archeologici e testimonianze varie dell'antichità. Gli antichi greci come i latini sapevano scegliere bene i luoghi dove trascorrervi una vita all'insegna della tranquillità e salubrità. Un cittadino turco con la passione per le antichità, ha giurato che si tratti di un Kurgan (cumolo), un sistema di tombe realizzato da un'antica popolazione iranofona: gli Sciti".

Inoltre, a Castel Morrone, paese a non molti chilometri di distanza da Giano Vetusto, sono presenti un paio di colline molto simili. Qui il video:



Tornando alla collina di Giano Vetusto, si tratta di una collina con una forma caratteristica semplicemente naturale o al di sotto di essa c'è qualche antica costruzione? Non si può escludere nulla. In ogni caso c'è da dire che la zona è ricca di reperti archeologici e tracce dall'antichità. Basti pensare all'antichissimo tempio dedicato al dio Giano Bifronte (che da proprio il nome al paese di Giano Vetusto) e il sito archeologico dell'antica Cales (nei pressi di Calvi Risorta), la più importante città degli Ausoni, antica popolazione italica.

giovedì 13 febbraio 2014

La sovrappopolazione mondiale, tra mito ideologico e realtà


Di Salvatore Santoru

Al giorno d'oggi si fa un gran parlare del problema della " sovrappopolazione " . Stando alla teoria più in voga del momento , l'umanità non sarebbe più sostenibile per il pianeta e occorre fare in modo che venga dimezzata . Questa teoria non è nient'altro che una nuova variante delle idee di Thomas Malthus , il quale affermava che la crescita della povertà e della fame nel mondo è dovuta quasi solamente alla crescita demografica mentre non indagava gli aspetti relativi alle contraddizioni economiche e sociali del problema . 

Malthusianesimo e eugenetica

Il malthusianesimo è stata un'ideologia molto popolare nell'Ottocento e nel primo Novecento e influenzò profondamente Herbert Spencer , il fondatore del darwinismo sociale , ideologia che costituì un fondamentale supporto teorico alla teoria e alla pratica dell' eugenetica .

A partire dal 1899, negli USA furono avviate politiche eugenetiche che consistevano perlopiù nella sterilizzazione coatta delle persone considerate deboli o " inadatte " : sopratutto disabili fisici o mentali , persone affette da disturbi psichici , appartenenti a minoranze etniche e addirittura epilettici .

In seguito le pratiche eugenetiche si diffusero sempre di più oltre i confini statunitensi e raggiunsero l'apice in Germania con il famigerato programma dell' Aktion T4 , basato sulla sterilizzazione coatta e sull'uccisione sistematica di individui disabili fisici e mentali e affetti da problematiche psichiche e sociali .

Finita la II guerra mondiale l'eugenetica era ormai caduta in disuso , ma nonostante ciò continuò ad essere applicata nella Svezia sino al 1975 e gli ultimi esperimenti diretti di tal tipo furono eseguiti in Svizzera nel 1985 .

Questione ambientale

Tra i cosiddetti neomalthusiani è molto diffusa l'idea che l'essere umano rappresenta in quanto tale un pericolo per l'ambiente nel suo insieme e per questo bisogna al più presto dimezzarne radicalmente la diffusione , e ambire alla " crescita zero " demografica . Alcuni sostengono che bisogna adottare politiche radicali di controllo delle nascite per questo , anche di stampo autoritario prendendo esempio della " politica del figlio unico " cinese .
Queste proposte , tanto semplicistiche quanto pericolose , non rappresentano la soluzione al problema , le quali cause vanno ricercate perlopiù negli estremi squilibri e danni causati dal modello di sviluppo economico attuale , incentrato sulla crescita economica sregolata e sul disprezzo verso la natura e l'ecosistema nel suo complesso . Inquinamento , urbanizzazione selvaggia , deforestazione , specie animali in via di estinzione e molto altro sono l'altra faccia dello sviluppo e del progresso economico ottenuto a scapito del benessere ecologico e della stabilità ambientale .

Questione economica

Ultimamente con l'avvento della cosiddetta " rivoluzione verde " , che al di là del nome portò a un'aumento vertiginoso di sfruttamento ambientale , inquinamento e distruzione delle biodiversità , e sopratutto con l'adozione su vasta scala dello stile di vita consumista la situazione è gravemente peggiorata .
E qua entra in gioco anche la stessa sovrappopolazione : infatti dall'adozione dell'attuale modello di sviluppo in soli cent'anni la popolazione mondiale è aumentata di quasi 6 miliardi .
Vista in quest'ottica il problema stesso della sovrappopolazione risulta diverso e la sua versione ideologica corrente si dimostra un mito . Il problema non è tanto o solo la crescita demografica in sè , ma è l'attuale modello di sviluppo che è del tutto instostenibile e che sta distruggendo l'ambiente e gli equilibri ecologici .

Sarebbe troppo facile dare la colpa di tutto questo a tutti gli esser umani indistintamente e non menzionare per esempio il ruolo delle multinazionali e dei poteri economici in generale .
Infatti , dalla metà del XX secolo in poi , il potere delle corporations si è fatto praticamente assoluto e onnipresente , ed è stata avviata una gigantesca campagna propagandistica ( la pubblicità commerciale con cui siamo " bombardati " ogni giorno ) per giustificare e imporre lo stile di vita consumista in Occidente , e oggi sempre di più nel mondo intero . 

Conflitti d'interesse

Un fatto interessante è che ora le stesse corporations che per anni e anni hanno devastato , inquinato , sfruttato l'ambiente e contributo al massacro di animali e alla deforestazione selvaggia , propagandato l'uso di energie non rinnovabili e dannose come il carbone , il petrolio e il nucleare e tanto altro , ora si " tingano " di verde e propongano una forma molto ambigua di " sviluppo sostenibile " .

Interessante anche il fatto che il gruppo dei Rockfeller , proprietario della compagnia petrolifera più inquinante e distruttiva del mondo , la Exxon ( un tempo chiamata " Standard Oil " ) e finanziatore della rivoluzione verde ( che contribuì ad aumentare la popolazione mondiale ) , sia impegnato da tempo sulla lotta alla sovrappopolazione mondiale , e sia arrivato negli anni 70 a finanziare il Club di Roma .
Oggi più che mai David Rockfeller , uno tra gli uomini più ricchi e potenti del mondo , è uno dei principali sostenitori della teoria della sovrappopolazione ( su Youtube si può vedere un suo " memorabile " discorso all'ONU su questo tema ) ... molto interessante la sua " carriera " : un passato come amministratore della Chase Manhattan Bank , azionista della già citata Exxon e della General Elettric , e infaticabile lobbista e membro fisso di organizzazioni elitarie come il Council on Foreign Relations , la Trilateral Commision e il Bilderberg

La decrescita economica come soluzione

Il modello di sviluppo economico selvaggio oltre ad aver portato a innumerevoli danni ambientali , ha contribuito enormemente alla diffusione di malattie fisiche ( diabete e obesità in primis ) e al malessere in generale . Oggi come non mai viviamo in uno stato di opulenza , ma d'altro canto il cancro è diffuso come non mai ( e la sua causa principale al giorno d'oggi è l'inquinamento ) , le diseguaglianze economiche e sociali son diventate enormi , l'insoddisfazione e lo stress regnano sovrani , le dipendenze ( da fumo , alcool , cibo , gioco d'azzardo , prodotti tecnologici , sostanze stupefacenti ecc ) son aumentate vertiginosamente , ed inoltre ci si è imbarcati in un circolo vizioso di guerre combattute per il controllo delle risorse .

Questo sistema basato sull'illusione della crescita economica illimitata è totalmente insostenibile e urge un forte cambiamento del sistema economico e sociale dominante , e di conseguenza degli stili di vita dipendenti da esso .

La soluzione è la decrescita economica , la teoria elaborata dall'economista e filosofo Serge Latouche secondo cui la società deve transitare dal modello attuale di sviluppo economico basato sulla quantità , sullo spreco e sulla massificazione totale a uno basato sull' abbondanza frugale , la qualità e il benessere umano nel rispetto dell'ecosistema e dei suoi limiti .

Un nuovo paradigma

Latouche da anni sostiene che la decrescita deve essere volontaria e sopratutto felice , e come questa sia l'alternativa maggiormente praticabile alle inevitabili crisi economiche e finanziarie su cui il nostro sistema attuale è basato .

Decrescita felice e consapevole quindi piuttosto che decrescita traumatica e infelice come avverrà se non si cambia paradigma e si rimette in discussione l'intero sistema dominante a partire dalle sue basi .

Tutto ciò non significa assolutamente tornare al Medioevo , ma anzi proiettarsi verso un futuro migliore dove il benessere umano conterrà più degli standard economici e dell'avidità commerciale eretta a norma .

La società prospettata da Latouche e dai sostenitori della decrescita è basata sulla valorizzazione dell'essere umano in quanto tale , sulla tutela dell'ambiente e degli animali non umani e la difesa delle biodiversità , e non sulla demonizzazione della tecnologia o dello sviluppo umano in sè , come spesso si pensa .

Difatti la tecnologia e lo sviluppo economico non verrebbero cancellati ma , anzi , migliorati e portati a un'indispensabile maturazione dove non ci sia più spazio per la cultura dello spreco , che è stata la base del modello di sviluppo moderno e a cui ci siamo abituati dopo anni e anni di " lavaggio del cervello " da parte della pubblicità commerciale .

Il modello di sviluppo moderno che viene criticato dai sostenitori della decrescita si è basato totalmente sulla promozione di tutto ciò che è dannoso per l'ambiente e per lo stesso essere umano .

Il cambio di paradigma dovrà essere prima di tutto un cambiamento individuale del proprio stile di vita : ad esempio , optare qualche volta per un'alimentazione sana e naturale invece del classico cibo spazzatura , optare per una scelta etica e sana dal punto di vista alimentare come il vegetarianismo o il veganismo , non farsi ipnotizzare dalle illusioni vendute dalle pubblicità commerciali e dai mass media in generale e tanto altro .
La questione è un pò più complicata e da approfondire , comunque è chiaro che il problema principale non è amputabile alla crescita demografica o solo ad essa , ma sopratutto al modello di sviluppo o alla degenerazione di esso portata , cose che tra l'altro anche lo stesso Latouche ha affermato.

Fonte: Informazione Consapevole

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