lunedì 26 ottobre 2009

"Mi gridavano frocio e comunista". Picchiato a sangue a Ostia

'Frocio comunista'. E poi il pestaggio. Violento. Vigliacco. In tre lo hanno assalito alle spalle e lo hanno scaraventato per terra. Calci in faccia, sulla schiena fino a spaccargli il setto nasale e una costola. A salvargli la vita la vicinanza al commissariato di Ostia, la sua corsa disperata verso il posto di polizia. Là Fausto (il nome è di fantasia per proteggerne l'identità), con il volto trasformato in una maschera di sangue, ha denunciato tutto prima di essere portato all'ospedale per essere sottoposto alle radiografie e alle cure dei medici. E' quanto scrive Il Messaggero.

"E' la storia dell'ennesima aggressione a sfondo omofobo a Roma - continua il quotidiano - Anche se la vittima questa volta non è omosessuale". A tradirlo, forse, il suo look non omologato alle mode del momento. Fausto, trent'anni, vive sul litorale romano a Ostia e scrive come freelance per la rivista musicale 'Rumore'. E spesso con le critiche ci va giù forte. Venerdì aveva trascorso una bella serata. Era stato a Roma, al Circolo degli Artisti in via Casilina Vecchia per seguire il concerto del gruppo pop londinese 'Micachu and the shapes'.

Alla fine del concerto, con la sua borsa con appunti, penne e riviste, il ritorno verso Lido con i mezzi pubblici. Ed è là che inizia il suo incubo. Sono circa le 4 quando Fausto, jeans attillati, giacchetta british doppiopetto e ai piedi le 'frankenstein' scende dall'autobus notturno in via dei Romagnoli. Attraversa il cavalcavia pedonale e si ritrova davanti alla stazione Lido Nord.

Là, appoggiati ad un muretto tre ragazzi capelli corti, jeans e felpe"
. "Quando mi hanno visto - racconta Fausto con la voce bassa e impastata e il volto tumefatto per le percosse - mi hanno fatto il saluto romano. Io ho fatto finta di niente e ho proseguito a camminare per la mia strada. Ma li ho sentiti che dicevano qualcosa ma non ho capito cosa". "Per tornare a casa - si legge ancora - Fausto deve percorrere via dei Promontori uno stradone lunghissimo. E lui lo fa a passo veloce. Poi però si volta indietro e vede che quei tre lo stanno seguendo dall'altra parte del marciapiede. Prosegue. Passa un incrocio, ne passa un altro. Si volta ancora indietro e vede che uno dei tre è passato dal suo lato della strada. Si preoccupa.

Si volta ancora senza mai fermarsi e vede che anche un altro è dietro di lui. A quel punto ha paura, e anche se si trova all'altezza di una chiesa e non è lontano da casa, prende dalla tasca della giacca il telefonino per chiamare qualcuno. Ma non fa in tempo a utilizzarlo. I tre gli sono già addosso". "Sono arrivati alle spalle - racconta ancora sotto choc - mi hanno urlato 'frocio comunista' e poi mi hanno massacrato di botte". Una carica di calci in testa e alla schiena.

"Pensavo che mi avrebbero ammazzato" dice ancora Fausto. "Poi però - prosegue l'articolo - la vittima riesce a divincolarsi, si alza e corre. Il commissariato di Ostia è là, a poche decine di metri, in via Genovese Zerbi. Fausto arriva con il fiatone che gli toglie la voce, i jeans strappati, il volto coperto di sangue. E racconta tutto alla polizia. Con gli agenti torna sul luogo dell'aggressione e là recupera le chiavi di casa, il telefonino cellulare e gli occhiali. Poi viene subito trasportato in ospedale Giovan Battista Grassi dove i medici gli diagnosticano la frattura del setto nasale, una costola rotta, traumi allo zigomo. Sulla violenta aggressione - conclude - stanno indagando gli agenti del commissariato di Ostia".

4 commenti:

Alessandro Arcuri ha detto...

"Sulla violenta aggressione - conclude - stanno indagando gli agenti del commissariato di Ostia".

Quanto ci metti che verrà fuori che l'aggressione non è né a sfondo sessuale e neppure razzista o politica? Scommetti che la classificheranno come "delinquenza comune"?

SCIUSCIA ha detto...

E' una comune aggressione omofoba, il fatto che la vittima sia stata un gay è del tutto casuale.

Danx ha detto...

Certo che è delinquenza comune.
I giovani e mica solo quelli di oggi, usano scuse quali il colore o il vestiario per attaccar rissa.
Probabilmente in un mondo dove si riesce a ottenere qualcosa solo conformandosi, i "diversi" son visti come pericolosi alieni. O forse in un mondo dove si vive solo per consumare, non c'è spazio per la ricerca di altri piaceri più...umani e meno bestiali, come la riflessione e la ricerca della bellezza o di hobby costruttivi. Ci si deve mostrare superiori, con le mani, perchè nelle nostre periferie davvero non c'è niente. Le biblioteche non sono mica pubblicizzate come i cinema tutto sangue e velocità o come appunto i centri commerciali dove si entra umani e si esce consumatori alienati senza spirito critico.
Se la società fosse più umana dando spazi idonei, salubri a tutti, molti giovani crescerebbero meglio e non finirebbero a stare seduti sui muri ad imitare dei guerrafondai senza cervello.

Andrea De Luca ha detto...

che schifo