sabato 19 dicembre 2009

Il capitalismo distrugge il mondo


Il fallimento del vertice sul clima di Copenaghen ampiamente previsto è puntualmente arrivato. La Cina, che nella folle corsa alla occidentalizzazione della sua economia alla quale ha sacrificato il suo paesaggio, la sua cultura, la sua stessa identità e milioni di vite umane distrutte dall'inquinamento e dal feroce sfruttamento schiavistico delle fabbriche, non ha voluto accettare di moderare la crescita del suo PIL, il nuovo Idolo Molok. Gli USA, che consumano la massima parte delle risorse del pianeta e che sono restii a porre freni vincoli e regole alle multinazionali dalle quali sono controllati, sono giunti all'appuntamento mondiale di Copenaghen con una posizione debolissima di un Barak Obama che è oramai la larva di se stesso o almeno della immagine di se che aveva offerto durante la campagna elettorale.

Il capitalismo sta distruggendo il pianeta nel quale viviamo usando anche il regime "comunista" più potente e più ricco del mondo, avviato in una folle corsa verso una produzione senza fine per consumi, senza fine allo scopo di creare non benessere per il miliardo di esseri umani cinesi, ma una casta di qualche migliaia di miliardari-mandarini che contempleranno le ombre degli schiavi che brulicano notte e giorno nelle città immerse nello smog dall'alto di grattacieli copiati da New York. La fuoriuscita dell'economia cinese dal socialismo per un liberismo selvaggio ed atroce nelle sue crudeltà sociali è il micidiale additivo di cui il mondo non aveva bisogno per precipitare verso la fine.

La natura si ribella e già ne avvertiamo terribili segnali nello scioglimento dei ghiacci e nella intensificazione degli uragani. L'inquinamento delle città produce mortalità da cancro in misura oramai epidemiologica. Il capitalismo e la sua diffusione nel pianeta è la catastrofe, una bomba ad orologeria che farà saltare ogni equilibrio. I rifiuti velenosi delle industrie hanno avvelenato l'Africa e i mari che la bagnano mentre una immensa isola di rifiuti di plastica naviga negli oceani e uccide i pesci. Nei prossimi anni andrà sempre peggio ma sarà sempre difficile trovare un punto di accordo per congelare la situazione e poi invertire la tendenza. Non esiste una forza morale capace di aggregare le forze necessarie a ricondurre la speranza di un clima "normale".

Soltanto una vittoria del socialismo e la realizzazione di un modello di sviluppo diverso basato sopratutto sui consumi collettivi e sulla riduzione dei consumi individuali potrebbe combattere il crescente degrado del mondo. Ma questo è fuori dalle concrete prospettive politiche anche se la crisi finanziaria del capitalismo è assai lontana dall'essere chiusa e la disoccupazione dilagante in tutto l'Occidente ne è la spia. Insomma, la fine della storia profetizzata da Fukuyama come vittoria del capitalismo e suo trionfo sull'umanità è davvero alle porte ma è la fine dello stesso pianeta.

Pietro Ancona

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3 commenti:

viandante ha detto...

Provo a rispondere.

Innanzitutto, lasciamo stare Fukuyama, l'amico, da quello che ricordo, ha una visione storicistica della sociologia. Tra l'altro nemmeno troppo originale se pensi a Hegel.

Non puoi partire dagli eventi di Copenhagen e dedurne l'orrore del capitalismo. E' scientificamente sbagliato, non hai le fonti e fai delle assunzioni troppo forti (per dire, solo la relazione capitalismo-ambiente che tu fai in un paragrafo, solo quella sono fiumi e fiumi di libri).

Vorrei esser parte, in qualche modo (non sono in Italia), del popolo viola di caserta, ma ragionando così andiamo dalla parte del torto e si passa per estremisti (a ragione).

viandante ha detto...

Ah, un altra cosa.

Chiedere alla Cina di abbassare il pil non significa ridurre l'inquinamento.

Le tecnologie più sofisticate, e quindi meno inquinanti, sono comprese nel Pil pure quelle. "Ridurre" il Pil significa anche ridurre ricerca e sviluppo per inquinare di meno.

Per quanto riguarda gli schiavi. Io ho lavorato in Cina per 4 mesi. Quelli che vivono nelle aree rurali sono più di 1 miliardo. "Ridurre" il Pil significa andargli a chiedere: 1) di rinunciare allo sviluppo; 2) di rinunciare alle infrastrutture; 3) di rinunciare a ospedali, servizi dello stato, etc.; 4) Etc. etc.

Piffe ha detto...

Sono daccordo con la sua analisi ambientale. Però dire che il socialismo risolva i problemi.... Quale socialismo? Occorrerebbe invece che l'umanità fosse capace di dotarsi di un governo sopra le parti. Io ne dubito ma lo spero per le future generazioni...