domenica 31 ottobre 2010

E il Bunga Bunga coinvolse anche il Milan...

La Juventus ieri sera ha battuto il Milan a San Siro. Stamattina 2 dei 3 più importanti quotidiani sportivi ('La Gazzetta Sportiva' e 'Tuttosport') hanno ironizzato sulla sconfitta subita dal Milan riportando nei titoli l’ultimo scandalo che coinvolge Silvio Berlusconi: guardare per credere! Berlusconi ha toccato il fondo. E il suo Milan pure.

La prima pagina de 'La Gazzetta Sportiva'


La prima pagina di 'Tuttosport'

sabato 30 ottobre 2010

Nessuna via di fuga dal Vesuvio

Non c’è pace sotto al Vesuvio. Un ospedale ipermoderno cresce sotto il tiro di lapilli e cenere, a 100 metri dalla linea rossa di massimo rischio. Un piano di evacuazione progettato vent’anni fa e mai finito non ha ancora raggiunto i cittadini che dovrebbe salvare. Forse perchè se lo conoscessero, riderebbero: alla strada della salvezza mancano ancora parecchi pezzi, i lavori sono fermi da dieci anni.

Il parco nazionale del Vesuvio non ha pace. Da ogni lato la Montagna è aggredita, tirata in ballo, giudicata: chi ci vede Gomorra, chi una terra sfortunata. O l’uno e l’altro. Alle pendici di sud-est cittadini e militari si fronteggiano davanti ai cancelli di Cava Vitiello, tra camion dell’immondizia bruciati e i sospetti di interessi camorristi. Sul versante ovest, sul litorale, l’abusivismo riporta nodi irrisolti al pettine. Ville extralusso e alberghi di nuova costruzione contendono le falde del vulcano alle case più modeste – ma non meno abusive – dei privati cittadini. Entrambi sono fuori posto, nel territorio dichiarato da anni patrimonio dell’umanità dall’Unesco e tutelato come parco nazionale da forestali, finanzieri, carabinieri e polizia. Per le case di privati cittadini è già pronto il decreto di demolizione, voluto dalla giunta Caldoro per “svoltare” dalle nefandezze dell’era Bassolino: per ville e resort milionari, come la Crowne Plaza, c’è solo silenzio, nemmeno tanto imbarazzato. Due pesi e due misure, che da una giunta all’altra non cambiano.

A nord ovest la Montagna diventa, suo malgrado, colpevole di tentata strage. Gli uomini, dimenticando le sue lezioni passate (la più recente è quella del 1944), stanno costruendo alle sue pendici una mega struttura sanitaria, l’Ospedale del Mare. Oltre 450 posti letto, 18 sale operatorie, con annesso un albergo per le famiglie dei malati, un centro commerciale, un centro direzionale e un parcheggio da 1300 posti auto. Un miracolo dell’architettura antisismica, che al modico costo di 190 milioni di euro garantirà alla popolazione il più avanzato e capiente nosocomio del Mezzogiorno (e tra i più grandi d’Europa). Sempre che non finisca sotto cenere e lapilli. Perchè la superstruttura, in cantiere dal 2005 tra progettazioni irregolari, rescissioni del contratto di appalto e dubbi vari, sorge a 7,7 km dal cratere del vulcano. Esattamente nel cono dei danni probabili in caso di eruzione, se si considera un vento di scirocco abbastanza frequente nel Sud Italia. La protezione civile sostiene che sia in zona sicura: è situato 100 metri al di fuori dalla linea rossa, che delimita le aree considerate a rischio massimo nel caso del grande botto.

Diversi vulcanologi hanno fatto notare che la linea rossa rappresenta solo un limite amministrativo, visto che ricalca i confini dei comuni coinvolti: alla lava e ai lapilli potrebbero invece interessar poco. In ogni caso, nello stesso piano di valutazione dei rischi redatto dalla Protezione Civile, il terreno di edificazione dell’Ospedale del Mare è definito “a rischio differito” (zona gialla): dove in ogni caso dev’essere attuata una progressiva evacuazione, semplicemente con tempi meno urgenti (per motivi logistici).

Tutto ciò si traduce in una domanda banale. Ha senso costruire un ospedale, progettato per durare decenni, nell’area che probabilmente sarà la prima a subire l’esplosione del vulcano? Mentre medici, pazienti e infermieri (almeno mille) vengono evacuati, chi si prenderà cura dei feriti dell’eruzione?

Certo, potrebbe andar bene. I cittadini potrebbero imboccare prontamente le vie di evacuazione predisposte nel piano della protezione civile e raggiungere zone sicure in poco tempo. Vivono 600mila persone all’interno della zona rossa, che secondo l’ente dominato da Guido Bertolaso verrebbero messe in salvo in poche ore. Peccato che nessuno sappia quali sono queste vie di fuga, e qual’è il piano di evacuazione: cosa fare, insomma, quando le cose precipiteranno. Un primo studio, realizzato negli anni Novanta, indica la statale 268 come la salvezza di Napoli: dal quartiere Ponticelli attraversa i comuni vesuviani per finire ad Angri, in provincia di Salerno. Due sole corsie, una per senso di marcia, limite tra i 50 e i 70 km orari. Peccato che sia ancora da ultimare: molte rampe di accesso si interrompono bruscamente su un campetto di calcio, o di fronte ad edifici abusivi. Alcune semplicemente nel nulla della campagna.

Oggi la Protezione Civile parla di un nuovo piano, più accurato e articolato: nè sindaci nè vulcanologi hanno potuto vederlo. Speriamo arrivi presto: o almeno, che arrivi tra le mani dei cittadini, sotto forma di cartelli o indicazioni stradali. Per ora, nemmeno il tom tom può salvarli dal Vesuvio.

Scritto da Sirio Valent in data 30 ottobre 2010.

venerdì 29 ottobre 2010

giovedì 28 ottobre 2010

Ecco il Bunga Bunga, il nuovo mostro mediatico

Tutti ne parlano: sul web ormai è la parola più ricercata. Ecco a voi il Bunga Bunga, il nuovo mistero (mostro) italiano.

Dopo che Ruby, la minorenne marocchina legata al presunto scandalo a sfondo sessuale che coinvolgerebbe Silvio Berlusconi, ha nominato il Bunga Bunga, raccontando che sarebbe un rito erotico che il "nostro" premier avrebbe copiato dall'amico Gheddafi, tutti gli italiani stanno cercando di capire di cosa si tratta.

Forse è solo una barzelletta (di quelle che iniziano con "ci sono tre esploratori..."), qualcuno parla di una danza (sullo stile più spinto del Waka Waka). Altri addirittura di un nuovo metodo per praticare sesso di gruppo.

Secondo il sito salvagente.it la prima a parlare del Bunga Bunga fu la giovane Noemi Letizia in un intervista. Alla domanda «Qual è la sua barzelletta preferita tra le tante che il premier le racconta?» la giovane di Casoria rispose: «Vi sono due ministri del governo Prodi che vanno in Africa, su un'isola deserta, e vengono catturati da una tribù di indigeni. Il capo tribù interpella il primo ostaggio e gli propone: "Vuoi morire o bunga-bunga?". Il ministro sceglie: 'Bunga-bunga'. E viene sodomizzato. Il secondo prigioniero, anche lui messo dinanzi alla scelta, non indugia e risponde: "Voglio morire!". Ma il capo tribù: "Prima bunga-bunga e poi morire"».

Resta il fatto che il Bunga Bunga ora dai fascicoli dell'interrogatorio di Ruby, dalla Procura di Milano è uscito prepotentemente e sicuramente per settimane diventerà un tormentone. Già immaginiamo le parodie su youtube e le vignette satiriche.

E forse il Bunga Bunga riuscirà dove altri hanno fallito: non far parlare più nei salotti televisivi del caso dell'omicidio di Sara Scazzi.

mercoledì 27 ottobre 2010

In una selva di antenne


Sapevate che l’Italia è il paese del mondo con il maggior numero di ripetitori radiotelevisivi? Sono (almeno quelli ufficialmente dichiarati) circa 63mila contro i 10mila degli Stati Uniti. Ma secondo l’Associazione italiana per la protezione contro le radiazioni (Airp) si tratta di “cifra calcolata per difetto”: numerosi sono gli impianti operativi ma mai autorizzati, oppure operativi malgrado siano stati sottoposti a sequestro per eccessive emissioni. Il primato regionale tocca alla Lombardia, con seimila tra antenne e ripetitori, seguita da Trentino Alto Adige, Piemonte, Liguria, Puglia e Campania. Ma il primato locale – a livello europeo – tocca a Pescara, anzi al quartiere San Silvestro: su un colle dalla vista una volta mozzafiato si registra una micidiale concentrazione di onde elettromagnetiche provocate dagli impianti di 67 emittenti, “ventisette delle quali superano complessivamente il limite che la legge fissa in 8 volt/metro”, dati rilevati dall’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente.

Il risultato? Trecento ripetitori concentrati in un fazzoletto di terra, a San Silvestro, dove la vista spazia non più sul mare ma su una selva di parabole d’ogni foggia e dimensione: antenne, tralicci, ripetitori che servono a trasmettere i segnali delle tv pubbliche e private e di una miriade di radio. Conseguenza: questo record europeo è pagato a caro prezzo dai quattromila residenti dove un bosco di pini d’Aleppo è stato trasformato in foresta di antenne che “coprono” la ricezione in gran parte dell’Abruzzo del Molise.

Ma il punto è soprattutto un altro, aveva ammesso a suo tempo (quando non era ancora inglobato nello Sviluppo economico) il ministero delle Telecomunicazioni: l’area «risulta estremamente critica per quanto riguarda i problemi sanitari legati ai fortissimi livelli di campo elettromagnetico, non facilmente riconducibili a livelli di tollerabilità». Contorto ma chiaro, no? E infatti la magistratura era intervenuta, a maggio 2008 con il più grande sequestro mai operato: 27 ripetitori sigillati per «violazione delle norme sull’inquinamento atmosferico» come si legge nel decreto del Gip Maria Michela Di Fine su richiesta del sostituto procuratore Andrea Papalìa.

Già, ma com’è andata a finire? Che il sequestro «non prevede l’oscuramento dei segnali qualora i titolari delle emittenti (già raggiunti da informazione di garanzia), convocati sul posto dagli investigatori, riducano subito le emissioni entro i limiti», secondo il comandante provinciale del Corpo forestale dello Stato, Guido Conti. Il risultato è che non è stato fatto nulla, che dal 1989 si susseguono le denunce di neoplasie, aritmie cardiache, vuoti di memoria, distacchi di retina, malori di ogni genere. Le denunce si moltiplicano, le iniziative parlamentari anche. Tutto inutile, sino ad una documentata denuncia sul sito www.italiaterranostra.it di due settimane fa da cui ha preso le mosse l’ennesima interrogazione radicale rivolta al ministri dell’Ambiente, della Salute e dello Sviluppo economico.

Nel documento si pongono quattro domande secche: 1) per quali ragioni ai sequestri disposti dalla magistratura nel 2008 non è stato dato seguito e, anzi, le emittenti fuorilegge hanno potuto continuare, tuttora, ad inquinare impunemente; 2) per quali ragioni il ministero dello Sviluppo economico (che oggi ingloba le telecomunicazioni) ha continuato a concedere autorizzazioni in contrasto con la normativa vigente e anche dopo le ammissioni dello stesso dicastero sugli evidenti problemi sanitari; 3) se si intende intervenire urgentemente con la chiusura effettiva degli impianti fuori norma e il decentramento degli impianti lontano da zone residenziali; 4) perché non sia stato mai realizzato un censimento definitivo dei ripetitori radiotelevisivi in Italia; come si intende porre immediatamente riparo a questo vuoto e avviare un monitoraggio indipendente dalle dichiarazioni degli esercenti pubblici e privati, verificando il numero di antenne fuorilegge e i livelli di tollerabilità consentiti.

Fonte: Terranews

martedì 26 ottobre 2010

Grande Fratello o delitto efferato?


L’assassinio di Sarah Scazzi continua ad occupare i salotti televisivi e le pagine di quotidiani e settimanali. Ma tra i fiumi di inchiostro e le ore spese a parlare di come, perché, quando e dove sia stato compiuto il delitto, ancora non si è arrivati a rispondere alla vera domanda: qual è il movente che ha spinto Michele Misseri e la figlia Sabrina ad uccidere la 15enne?

Spero non si offenda nessuno, ma della vicenda che riguarda l’efferato delitto di Sarah Scazzi, francamente, ne abbiamo pieni gli occhi e le orecchie. Non per il caso in sé, attenzione: è un delitto brutale, perché consumato in una famiglia come tante altre, in un paese di poche migliaia di anime, da persone che potevano essere i vicini di casa di ognuno di noi. Un omicidio che le autorità competenti sono chiamate a risolvere. Sono altri gli elementi che facciamo fatica a digerire, e che ormai ci danno la nausea al solo pensiero. Starete pensando: vuoi o non vuoi, anche l’autore di questo articolo sta parlando di questa vicenda, quindi eccone un altro che predica bene e razzola male. Può darsi, ognuno si prende le sue colpe, me compreso. Quello che dirò in questo pezzo credo però abbracci il pensiero di molti di voi. Rivelo un dato, che serve da antipasto e che è utile per capire quanto la televisione stia nuotando beatamente in quello stagno di nome Avetrana: 10 ore. È questo il tempo giornaliero che viene dedicato dai telegiornali, dalle trasmissioni di intrattenimento, dai programmi di prima e seconda serata al dramma della piccola Sarah. Tante, troppe: non credete? La linea sottile fra informazione e intrattenimento è stata eliminata con un colpo di gomma da cancellare e sostituita con quello che in termini giornalistici viene definitivo “infotainment”, ovvero l’unione dei due elementi sopracitati. Con quali risultati? Beh, se si moltiplica il numero di viaggi organizzati nella piccola cittadina pugliese e il sindaco è costretto a chiudere le strade che portano alle abitazioni della vittima e del suo assassino Misseri non serve cercare altre risposte o interpretazioni.

La luce rossa sempre accesa – Quella delle telecamere, che dal 26 agosto, giorno della sparizione di Sarah, non si sono mai spente. Hanno ripreso il volto scavato della mamma Concetta, le lacrime e le mani sporche dello zio-assassino Michele, il fazzoletto bianco stretto fra le mani per asciugare il pianto a dirotto della cugina Sabrina e le urla della sorella Valentina, che pochi giorni fa si è scagliata contro i cronisti pescecani. L’Italia: un paese in cui la morte si trasforma in caccia allo scoop (e questo blog ne ha parlato poche settimane fa, quando la pur bravissima Federica Sciarelli, conduttrice di “Chi l’ha visto?”, non ha resistito alla tentazione di dare in diretta alla madre di Sarah la notizia battuta dalle agenzie secondo la quale il corpo della figlia era stato ritrovato a pochi chilometri dalla loro casa), in cui tutto è finzione, in cui, come diceva il sociologo canadese Erving Goffman in un suo famoso saggio (“La vita quotidiana come rappresentazione”, 1959 ndr), non esiste più differenza fra palcoscenico e retroscena. Cosa rende diversi il “Grande Fratello” e questo delitto efferato? Niente, a quanto pare. Tutto è sotto gli occhi di tutti in qualsiasi ora del giorno, così come successo precedentemente (anche se in misura minore) per Novi Ligure, Cogne, Erba, Garlasco e Perugia.

Nel lontano 1932… – Il “circo mediatico” messo in piedi per il delitto di Avetrana è colpa delle nuove tecnologie e della sempre maggiore velocità dell’informazione? Ni. Perché quando nel lontano 1932 venne rapito e poi ucciso negli Stati Uniti il figlio del famoso aviatore Charles Lindbergh (autore nel 1927 della storica traversata aerea dell'Oceano Atlantico) si assistette all’esodo di massa dei più importanti cronisti dei maggiori quotidiani di allora, che documentarono con precisione chirurgica la notizia del ritrovamento del corpo senza vita del piccolo Charles August due mesi dopo. A quel tempo Internet non esisteva, la televisione muoveva i primi passi e ancora non era diventata la “compagna” di tutti noi. Eppure la voglia di fare uno scoop sembra essere la stessa, ieri come oggi.

Nove personaggi in cerca d’autore – Mi perdonerà Pirandello per aver storpiato il titolo del suo dramma più famoso. Ma in questa storia ci sono troppi personaggi sulla scena (9, per la precisione, se includiamo anche i genitori e il fratello maggiore di Sarah) e troppe versioni dei fatti. Di Michele e Sabrina Misseri sappiamo praticamente tutto, forse non ci hanno detto il loro numero di scarpe, ma arriveremo anche a quello. Di Cosima (la madre di Sabrina) e della sorella Valentina non abbiamo elementi a sufficienza: la prima, 55 anni portati male, è stata dipinta come una sorta di despota di casa Misseri. Una che comandava il marito a bacchetta, che lo costringeva a mangiare gli avanzi senza nemmeno le posate e poi a lavare i piatti sporchi la mattina dopo, all’alba. Pare sia lei la burattinaia scaltra di questa storia, lei che conosceva da subito il pozzo in cui Sarah era sepolta. Valentina invece è il cane da guardia della madre, che ce l’ha a morte con i giornalisti perché se la sorella è in carcere, a suo avviso, la colpa è loro (bisognerebbe ricordarle che ad accusarla è stata il padre, ndr). Ci sono poi Mariangela, l’amica del cuore di Sabrina che ha però di fatto accusato la stessa giovane, il bell’Ivano, il ragazzo conteso da Sabrina e Sarah e Claudio, il fratello di Sarah, che prima si è fatto ospitare da tutte le trasmissioni delle reti pubbliche e private, e poi ha vomitato livore sui giornalisti. Lui, che in camera ha appeso il poster di Renato Vallanzasca, ha detto giorni fa ai cronisti: “È meglio Vallanzasca di voi, che avete frugato nelle nostre vite”.

Ma il movente? – Tante versioni dei fatti, come detto pocanzi, ma ancora nessuna notizia del reale (non virtuale) movente dell’assassinio. È stato veramente solo il raptus di Misseri per le minacce di Sarah (“Dico a tutti che mi hai molestata”, avrebbe detto la vittima prima di morire al suo assassino) la causa scatenante di tanta violenza? Pare, francamente, un castello di carta pronto a volare via al primo soffio di vento. Si è scavato nella vita di quest’uomo, scoprendo che ha iniziato a lavorare prestissimo, “affittato” dal padre a soli 6 anni per sgobbare nelle masserie. Si è parlato di molestie subite in tenera età, che lo avrebbero spinto a ripetere le stesse su Sarah; poi c’è stata la macabra confessione repentinamente ritrattata (“L’ho violentata dopo averla uccisa. Anzi no, non l’ho fatto”) e l’accusa alla figlia Sabrina, descritta come la vera mente dell’uccisione. L’impressione è che qualunque sia la conclusione del caso resterà sempre qualche domanda e qualche dubbio per addetti ai lavori e non.

Amanda Knox, “Io vengo con te” – Ricorderete tutti il delitto di Perugia. La notte fra il 1° e il 2 novembre di tre anni fa moriva la giovane Meredith Kercher. Per l’omicidio sono stati condannati a 26 anni di carcere Raffaele Sollecito, l’ivoriano Rudy Guede e Amanda Knox, all’epoca fidanzata di Sollecito. La ragazza si è sempre dichiarata innocente, e in questi giorni esce un libro, dal titolo “Io vengo con te”, pubblicato dal parlamentare del Pdl e presidente dell’Associazione Italia-Usa Rocco Girlanda. Il testo è un diario delle conversazioni che Girlanda ha tenuto con la Knox in questi anni, e nel libro vengono rivelati aspetti meno conosciuti della sua personalità. Personaggi al centro di fatti simili diventano eroi da copertina. È sbagliato, credo: si possono scrivere libri su tanti altri argomenti. La società, o meglio questo eterno reality show, sembra però imporci le sue regole, a cui dobbiamo solamente obbedire.

Giorgio Velardi

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Corruzione: l'Italia peggio del Rwanda!


Notizia fresca di oggi: l'Italia è al 67° posto nell'indice sulla corruzione stilato, come ogni anno, dall'ong Transparency International. Meglio di noi paesi come il Rwanda e le Isole Samoa. I Paesi più onesti sono la Danimarca e la Nuova Zelanda. In fondo alla classifica, ci sono Iraq, Afghanistan e Somalia alle prese con i conflitti o paesi governati da una giunta militare come la Birmania. Gli Stati Uniti perdono qualche posizione e si collocano al 22° posto.

Qualche commento?

lunedì 25 ottobre 2010

La Polverini cancella le aree protette

Il Piano casa in Lazio si sta allargando a dismisura, ha inglobato anche 1559 ettari di aree protette. L’allarme viene lanciato da Legambiente con un dossier cartografico. A rischio ci sarebbero anche le aree agricole, i centri storici e le zone destinate alle piccole e medie imprese. «C’è di tutto un po’ nella nuova proposta di piano casa presentata dall’Assessore Ciocchetti e approvata dalla Giunta Polverini, con una sola parola d’ordine: niente regole per costruire e premi per tutti», denuncia l’associazione ambientalista.

Il nuovo testo del Piano Casa, secondo Legambiente, viola la vigente normativa regionale sulle Aree agricole che (considerandole aree meritevoli di tutela, alla pari dei Beni culturali, dei Beni paesaggistici e dei Beni ambientali) avrebbe dovuto rappresentare un freno al processo di urbanizzazione che negli ultimi vent’anni ha radicalmente modificato la fisionomia del territorio laziale. Dal 1990 al 2005 ben 129.000 ettari su 225.940 ettari totali a destinazione agricola sono stati infatti “riconvertiti” all’edilizia. Una cifra non da poco: 129.000 ettari significa una quantità di territorio pari alla città di Roma. Il testo del nuovo Piano Casa andrebbe nella stessa direzione.

Altre vaste porzioni di aree agricole vengono infatti destinate alla trasformazione urbanistica, considerate alla stregua delle aree edificabili. C’ è poi il capitolo parchi. Secondo le analisi fatte da Legambiente, il Piano casa estende la “platea” di applicazione a quasi 1600 ettari di parchi regionali e aree protette. Nel testo, infatti, viene specificato che gli interventi si possono fare anche nelle «aree naturali protette» e in particolare «nelle zone di promozione economica e sociale individuate dai Piani di Assetto vigenti delle Aree naturali protette, ovvero, in assenza dei Piani d’Assetto, delle zone B individuate dalle Leggi istitutive delle Aree naturali protette, ai fini dell’applicazione delle disposizioni di salvaguardia».

Della norma è particolarmente preoccupato il presidente di Legambiente in Lazio, Lorenzo Parlati: «Si tratta con ogni evidenza dell’aspetto più grave e inquietante della manovra voluta dalla Giunta Polverini. Noi diciamo basta con lo sfascio del territorio e del paesaggio».

Fonte: Terranews

domenica 24 ottobre 2010

Bertolaso torna a Terzigno e dice che la discarica è “realizzata secondo criteri europei”. Non è vero

Ghe pensi mì. Anzi, ghe pensa lù. E balle colossali. Il Governo ha deciso di inviare a Terzigno la Protezione civile, con a capo il sottosegretario Guido Bertolaso. In dieci giorni, dice Berlusconi, tutti i problemi saranno risolti.

A Terzigno esiste una discarica all’interno del Parco nazionale del Vesuvio. E’ destinata ad esaurirsi a gennaio-febbraio. La gente tumultua per l'annunciata apertura di un’altra discarica sempre a Terzigno, quella di Cava Vitellio (sarà la più grande d’Europa), anch’essa nel Parco nazionale del Vesuvio. Il Governo conferma che verrà realizzata. L’unica novità è che la Protezione civile tornerà a gestire la vecchia discarica.

Bertolaso aggiunge che la Protezione civile ha realizzato la discarica di Terzigno “secondo tutti i criteri predisposti dalla normativa europea”.

E’ una grande, grandissima balla. Volete sapere cosa ha da dire l’Unione Europea sulla discarica di Terzigno? Accomodatevi, prego: l’ha visitata nella scorsa primavera.

In seguito alle tonnellate di lagnanze per l’emergenza rifiuti, una delegazione della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo si è recata in Campania.

Qui di seguito pubblico tali quali le sue considerazioni sulla discarica già esistente a Terzigno, quella che secondo Bertolaso è così ben progettata. All’epoca la gestiva ancora la Protezione Civile: l’Asia è subentrata solo un paio di mesi fa. In fondo trovate il link al documento completo. Il grassetto l’ho aggiunto io.

“La discarica di Terzigno è situata in un Parco nazionale che è anche un sito del patrimonio UNESCO”.

“Allo stato attuale, essa non risponde né ai requisiti della direttiva discariche, in particolare l’articolo 11 sulle procedure di ammissione dei rifiuti, né a quelli della direttiva habitat”.

“Nonostante siano state recentemente realizzate le infrastrutture del caso, il sito presenta una serie di carenze gravi e manifeste, tra le quali figurano anche elementi di carattere geologico“.


Menomale che secondo Bertolaso è una discarica modello… Ma non è ancora finita: vi propongo altri brani della relazione dedicati alla discarica di Terzigno.

“Nella relazione della Protezione civile si afferma che lo studio d’impatto ambientale realizzato è stato approvato dal ministero dell’Ambiente. Alla luce di quanto osservato nel corso della visita, è legittimo dubitare dell’obiettività e della validità di tale studio”.

“La struttura attualmente operativa (SARI) insiste su una vecchia discarica abusiva che è stata sottoposta a un intervento di bonifica piuttosto superficiale e quindi predisposta per ricevere rifiuti”

“Tra i rifiuti visibili, il capo della delegazione ha scorto immediatamente un pneumatico e un bidone contrassegnato per rifiuti tossici, segno che il materiale non era stato separato adeguatamente prima di essere depositato in discarica”

“Si ritiene che, in caso di attività sismica (il Vesuvio è giustappunto un vulcano, ndr) potrebbero palesarsi seri rischi presso i siti delle discariche di Terzigno e si indica come altamente plausibile l’evenienza di importanti perdite, con possibili conseguenze gravi per le comunità e i corsi d’acqua della valle sottostante”.


La relazione definisce “un’aberrazione” l’esistenza di una discarica in un parco nazionale, e “totalmente inappropriato” costituirne un’altra nello stesso luogo. Ma

“la delegazione ha ricevuto rassicurazioni sul fatto che la discarica di Vitiello non sarà costruita”.

E questa è un’altra grande, grandissima balla raccontata agli europei e agli italiani.

Il documento completo: la relazione della commissione del Parlamento Europeo a proposito dei rifiuti in Campania, da cui ho estratto brani relativo a Terzigno

Su Reuters Italia rifiuti, Berlusconi promette la soluzione in 10 giorni

Su Agi News Bertolaso e la discarica di Terzigno rispondente ai criteri europei

Su Il Fatto Quotidiano le discariche della Campania prossime all’esaurimento

Fonte: Blogeko

sabato 23 ottobre 2010

Napoli a fuoco

Gli scontri tra manifestanti e polizia a Terzigno stanno diventando un rituale notturno, almeno per altre nove notti prima che tutto torni a posto come promesso da Silvio Berlusconi. E l’iniziale ritardo dei media nel raccontare quello che stava succedendo ha ceduto il passo a una presenza stabile di giornalisti, fotografi e operatori nella zona, che ogni mattina all’alba riferiscono i bilanci della notte. Se i primi giorni per mostrare quello di cui scrivevamo le immagini a disposizione erano ben poche, adesso sono molte e spesso violentemente spettacolari, complice l’uso di fuochi d’artificio da parte dei manifestanti (fuochi d’artificio contro lacrimogeni, guerra aerea in cui davvero rischia di scapparci il morto).

Fonte: Il Post






venerdì 22 ottobre 2010

Cosa fare per non ricevere a casa il libro di Berlusconi


Recatevi sul sito http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_trasparenza.asp e inserite il seguente testo:

"Con riferimento all'annuncio del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro "Due anni di governo", mi preme comunicarVi che, essendo un mio diritto (in base alla legge per la tutela della privacy n. 675/1996 ed il relativo D.P.R. n. 501/1998, nella fattispecie articolo 13 comma e), NON DESIDERO ASSOLUTAMENTE RICEVERLO: la spesa relativa che si risparmierà venga messa a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione e/o del Ministero della Sanità.
Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti."

Accoltellati tifosi a Milano e a Napoli. Ma si parla solo di Napoli...

Questa notte a Napoli, dopo la partita di Coppa Uefa Napoli-Liverpool, sono stati accoltellati tre tifosi della squadra inglese. Molti giornali e tv mettono i fatti di Napoli in primo piano. Eppure la stessa e identica cosa sarebbe accaduta anche a Milano la scorsa notte dove tre tifosi del Tottenham, dopo la partita della squadra inglese contro l'Inter, sarebbero stati accoltellati da alcuni tifosi nerazzurri. Eppure a livello nazionale si parla solo di Napoli. A me personalmente non va molto giù questa cosa. Come mai? Sono solo altri segnali di un accanimento mediatico contro la città

giovedì 21 ottobre 2010

L'Italia sempre più in basso. Che tristezza

Il nostro paese brucia tra le fiamme e le manganellate di Terzigno, le cariche ai pastori sardi, i licenziati, i cassaintegrati, la scuola pubblica a pezzi, il possibile sciopero generale a seguito delle due grandi manifestazioni organizzate dal Popolo Viola e dalla Fiom, il lodo Alfano Retroattivo per salvare per l'ennesima volta il culo a Berlusconi.

Inoltre, notizia proprio di oggi, nella classifica annuale di Reporters sans frontières per la libertà di stampa l’Italia mantiene il 49° posto a pari merito con il Burkina Faso. Vengono attaccate trasmissioni libere come Annozero e Report. I talk show e i tg ci bombardano 24 ore su 24 col delitto della povera Sarah per assicurarsi lo scettro dello share. E buona parte degli italiani segue il Grande Fratello, la trasmissione più stupida che esista.

L'Italia sempre più in basso. Che tristezza

mercoledì 20 ottobre 2010

E se domani Berlusconi...

Il Lodo Alfano Retroattivo, approvato oggi dalla commissione Affari Costituzionali del Senato, protegge ANCHE dai processi relativi a fatti ANTECEDENTI all'assunzione delle seguenti cariche istituzionali: Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica.


Premesso ciò, secondo voi, scaduto il settennato di Napolitano, Berlusconi aspira a diventare:

A) Pensionato ad Antigua
B) Detenuto a San Vittore
C) Presidente della Repubblica
D) Ei fu (San Silvio da Arcore)

Teatro, cinema e follia: intervista ad Ascanio Celestini

Attore di strada e di teatro, Ascanio Celestini è approdato al cinema con un lavoro sui manicomi dal titolo “La Pecora nera”. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare gli esordi della sua carriera teatrale e per capire se, come recita il detto popolare, sia vero che “i matti non esistono”.

Come nasce la tua passione per il teatro?
Ho iniziato a fare teatro all’università, grazie anche al mio interesse per l’antropologia: studiavo lettere e volevo fare il giornalista ma seguivo soprattutto i corsi di storia delle religioni, delle tradizioni popolari e di etnologia. Nelle leggende che studiavo c’erano molte delle storie che da bambino avevo ascoltato raccontare da mia nonna e si trattava soprattutto di storie di streghe: apparentemente erano fiabe di magia ma a me venivano raccontate come vicende vere.

La fiaba come specchio della realtà.
Nella mia famiglia c’era una tradizione secondo la quale il bisnonno di mia nonna aveva catturato una strega e per questo eravamo al sicuro dalle fatture per sette generazioni. C’era poi una modalità particolare nel raccontare queste storie di donne che, dal punto di vista di mia nonna, erano a modo loro emancipate. La strega-donna-emancipata non era un soggetto politico, non si tagliava i capelli, non indossava i pantaloni ma si rendeva libera all’interno della tradizione: cucinava come le altre donne ma preparando pozioni magiche, non era oggetto ma soggetto sessuale, cuciva non vestiti ma fatture. Si trattava, quindi, di un’emancipazione molto concreta che mia nonna ritrovava raccontando queste vicende.

Quali sono stati i primi passi sul palco?
Per fare teatro dovevo frequentare una scuola che me lo insegnasse, cosa che ho fatto per pochi mesi perché poco dopo l’istituto ha chiuso. A quel punto, nel 1995, ho iniziato a recitare con la compagnia del Monte Vaso, un posto tra Pisa e Livorno, dove facevo teatro di strada. Tre anni dopo sono tornato a Roma per fare il servizio civile e ho iniziato a lavorare da solo: prima ho messo in scena “Baccalà”, un racconto che spesso avevo proposto anche in strada, poi “Cicoria”, spettacolo realizzato insieme all’attore Gaetano Ventriglia. Nel 1999 ho proseguito con “Vita morte e miracoli” e nel 2000 con “Radio clandestina”.

Nelle sale cinematografiche adesso c’è il tuo film “La pecora nera”. Da dove nasce l’idea di raccontare i manicomi e la follia?
Nel 2002 ho iniziato a fare interviste negli ex ospedali psichiatrici in giro per l’Italia, con l’idea di raccogliere storie sulla fine dei manicomi, chiusi dopo la legge 180 del 1978. L’intero processo di smobilitazione delle strutture in realtà è durato vent’anni e alcuni piccoli reparti ancora sopravvivono. Con la legge 180 venne sancito che il manicomio era un’istituzione criminale. Detto questo, esistono tutt’ora strutture private, l’elettroshock è ancora considerata una terapia, la contenzione fisica esiste. Anche i manicomi criminali esistono ancora ma hanno cambiato nome, si chiamano Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), in Italia ce ne sono cinque.

E gli psicofarmaci?
Gli psicofarmaci sono usciti dai manicomi perché sono stati superati molti effetti collaterali e sono diventati dei normalizzatori della vita quotidiana.

Le persone con un disagio psichico oggi come vengono considerate dalla società?
Negli anni Sessanta e Settanta c’era lo slogan “i matti non esistono” perché il matto era considerato un rivoluzionario e come tale doveva essere riportato con le sue contraddizioni all’interno della società. Anche oggi possiamo dire che “i matti non esistono”, ma nel senso che non c’è una persona che possa definirsi esclusivamente matta, ammesso che sia così chiara come malattia. E per capire quanto sia labile il concetto di “malato”, basta pensare alla calvizie: fino a qualche tempo fa si cercava di curarla in tutti i modi possibili e di coprirla con parrucchini di ogni tipo, oggi ci sono persone che invece si rasano a zero. C’è dunque una percezione della malattia che produce il disagio. Prendiamo il caso dei tumori: nel senso comune quasi non vengono considerati patologie ma sventure individuali eppure, se si va a guardare il numero di quanti ogni anno muoiono di cancro, la si potrebbe definire una vera e propria epidemia, ben più seria delle varie Sars, influenze aviarie e suine. Ogni malattia, dunque, ha un modo proprio di essere vissuta e soprattutto percepita all’interno della società.

(Pubblicato dall’autore su Roma Sette.it il 19.10.2010)

Scritto da Emilio Fabio Torsello in data 20 ottobre 2010.

martedì 19 ottobre 2010

Puzza e tensione a Terzigno

Aria irrespirabile e tensione alle stelle: è questa la situazione a Terzigno, nel napoletano, da qualche giorno. La gente si oppone all'apertura di una seconda discarica. Da giorni i manifestanti hanno bloccano via Zabatta che impedisce l'accesso alla discarica «Sari». Scontri con le forze dell'ordine, cariche e lanci di pietre. Scene di guerriglia vera e propria. In diverse strade è stata riversata a terra la spazzatura. Incendiati alcuni cassonetti. Non si respira più. C'è in pericolo la salute dei cittadini. Alcune persone si sono sentite male. Altre sono andate nei paesi limitrofi da amici e parenti.

E mentre a Terzigno la protesta contro l'apertura di una seconda discarica prosegue, restano e crescono i cumuli di rifiuti a Napoli...

lunedì 18 ottobre 2010

Le ville di Berlusconi ad Antigua



Si scatenano le polemiche per il servizio trasmesso dalla trasmissione Report di Milena Gabanelli in onda su Rai 3. Il tema è stato quello delle «ville di Berlusconi» e gli «affari offshore» ad Antigua.

Nonostante le pressioni dell’avvocato del premier Ghedini che ne aveva chiesto la sospensione il quale oggi annuncia azioni legali poiché sostiene che gli investimenti di 22 milioni di euro del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad Antigua sono trasparenti e le ville sono state acquistate regolarmente.

Ma se tutto è regolare ed il presidente Berlusconi ha regolarmente acquistato un terreno in Antigua pagandolo con regolare bonifico e indicandolo nella denuncia dei redditi e l’immobile è attualmente e regolarmente intestato al presidente Berlusconi e non a fantomatiche società offshore allora perché tante polemiche? Si insomma se non si ha nulla da temere perché alimentare polemiche? Di solito chi dice la verità non ha nulla da temere.



domenica 17 ottobre 2010

Imbecillità e razzismo negli stadi italiani


L'anno scorso, più o meno di questi tempi, scrissi un post con questo stesso titolo. Lo utilizzo anche oggi, ma stavolta per scrivere semplicemente che a Cagliari, durante la partita Cagliari-Inter, alcuni imbecilli hanno rivolto cori razzisti all'attaccante dell'Inter Samuel Eto'o, che hanno costretto l'arbitro a sospendere la partita per qualche minuto. Non voglio neanche esprimere la mia opinione visto che non si allontana molto da quella che ho espresso nel post con lo stesso titolo dello scorso anno. Andatevelo a rileggere magari. Oggi dico solo che tutto ciò è schifoso. E pensare che venivamo da scene come questa:

sabato 16 ottobre 2010

La Russa il fascista

Volete sapere l'ultima di La Russa? Ebbene, vuole riportare in Italia, in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, le salme di Vittorio Emanuele III e di Umberto II, gli ultimi due re d'Italia. «Si tratta di un gesto che rinsalda la comune appartenenza alla nostra storia italiana», le sue parole.

Ma anche no! Invece di pensare ai re, La Russa dovrebbe pensare a riportare a casa i nostri soldati dall'Afghanistan. Inoltre, La Russa dimentica (o fa finta di non sapere) che Vittorio Emanuele III ha firmato le leggi razziali ed è scappato dall'Italia lasciando il paese allo sbaraglio e in mano ai nazisti. E' la storia che lo dice, non di certo io.

Non c'è niente da fare, La Russa non riesce proprio a farsi piacere la nostra Repubblica nata nel dopoguerra e non perde occasione di far sventolare il proprio vessillo fascista.


venerdì 15 ottobre 2010

“Cibi che non daremmo mai ai nostri figli”

L’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) ha accusato diverse nazioni ricche — tra cui Stati Uniti, Unione Europea, Canada e Giapponedi inviare ai paesi poveri alimenti che non soddisfano gli standard nutrizionali internazionali. Rilevamenti scientifici, scrive MSF, hanno dimostrato che gli alimenti con valori nutrizionali troppo bassi riducono poco o nulla il problema della malnutrizione, in particolare per quanto riguarda bambini e donne.

“Inviano cibi che non daremmo ai nostri figli come aiuti alimentari per i bambini che soffrono di malnutrizione nell’Africa sub-sahariana e in diverse parti dell’Asia”, ha scritto il presidente di MSF Unni Karunakara. “Bisogna smetterla con questo doppio standard.”

L’accusa arriva a poche ore dalla Giornata Mondiale dell’Alimentazione che si terrà domani 16 ottobre. MSF ha scritto una lettera aperta al governo degli Stati Uniti, indirizzata al segretario di Stato Hillary Clinton, al direttore dell’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale Rajiv Shah e al segretario dell’Agricoltura Tom Vilsack. Nella lettera, la direttrice esecutiva di MSF Sophie Delaunay riconosce l’apporto degli Stati Uniti, che da soli provvedono a metà degli aiuti alimentari mondiali, ma ne lamenta l’inadeguatezza rispetto ai bisogni delle persone che li ricevono. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i composti di soia e cereali come il CBS (Corn-Soya Blend, un mix di mais e soia) inviati nei paesi poveri sarebbero quasi inefficienti a combattere la malnutrizione di un bambino sotto i due anni.

La malnutrizione colpisce circa 195 milioni di bambini in tutto il mondo — la cui maggior parte vive in territori in cui non si stanno svolgendo guerre — ed è responsabile di circa un terzo degli 8 milioni di morti infantili che avvengono ogni anno. I leader mondiali sono lontani dall’obiettivo fissato nel 1990 di dimezzare il numero di persone malnutrite entro il 2015. Diversi paesi dell’Asia del sud dell’Africa subsahariana come Ghana, Etiopia e Angola hanno fatto molti passi avanti, ma sono casi isolati rispetto a tutto il mondo. Secondo le Nazioni Unite, due terzi delle persone malnutrite vivono in soli sette paesi: Bangladesh, Cina, India, Indonesia, Pakistan, Congo ed Etiopia.

La mappa dei paesi sottoalimentati, secondo i dati ONU e FAO



Fonte: Il Post

giovedì 14 ottobre 2010

Scorie nucleari, dubbi e segreti

Ogni betoniera è un sospetto. Il perimetro della vecchia centrale nucleare di Sessa Aurunca sul Garigliano è blindato. Il passo è concesso solo ai mezzi da cantiere che ormai da due anni lavorano alla realizzazione di un deposito per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi di seconda categoria. La fine dei lavori è prevista per il 2011, ma c’è chi sospetta qualcos’altro. «La Sogin sta occultando ai cittadini informazioni essenziali e la verità - sostiene Angelo Bonelli, leader del movimento Verde -. Più volte abbiamo chiesto di poter visitare l’impianto ma l’accesso ci è stato sempre negato».

Secondo Francesco Borrelli, Commissario regionale dei Verdi Campani, Sessa Aurunca si prepara ad ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari. Di tutte le centrali disseminate sul territorio italiano, solo nel Comune tra Caserta e Latina si starebbero effettuando lavori per la costruzione di nuove vasche di contenimento. E a chiedersi il perché è anche il Comitato antinucleare del Garigliano: «Non si capisce che senso abbia costruire un’ulteriore vasca di contenimento dove stoccare scorie già messe in sicurezza, se poi a sua volta quest’opera dovrà essere demolita e i rifiuti tossici spostanti in un deposito nazionale».

A parlare è Giulia Casella, presidente del circolo di Legambiente di Sessa Aurunca intitolato ad Alfredo Petteruti, uno dei padri dell’ambientalismo locale, la quale aggiunge: «La vasca che stanno realizzando non sarà sufficiente a contenere tutte le scorie della centrale». La portavoce del Comitato antinuclearista sospetta che alla fine le vasche realizzate saranno più di una: «La sigla con cui viene chiamato il deposito “D1” - dice Casella - fa presupporre che prima o poi ne verranno realizzati degli altri».

I vertici della Sogin e il Ministero dello Sviluppo hanno assicurato che così non sarà, ma i dubbi continuano a farsi strada tra le gente, cosi come i timori relativi ad un’eventuale dispersione di radiottività.

Fonte: Terranews

Il calcio ai piedi dell'uomo nero


Torniamo a parlare dei fatti di Genova. L' articolo è a cura dell'amico giornalista Giorgio Velardi.


Doveva essere una serata di festa per il pubblico di Genova. Si era parlato, nei giorni scorsi, di un’Italia “al pesto”, perché in attacco Prandelli aveva deciso di schierare la coppia blucerchiata Cassano-Pazzini per far male alla Serbia. Il male, però, lo hanno fatto i tifosi della nazionale allenata da Vladimir Petrovic al calcio. A tutto il calcio. Scene, quelle che abbiamo visto ieri sera in tv, che sono arrivate come una pugnalata al cuore. Il perché è presto detto: lo sport, il calcio in questo caso, è divertimento, non guerra. Di quella ne abbiamo piene le tasche e le bare, in ultimo quelle dei nostri 4 soldati caduti sabato in Afghanistan. A Genova si è giocato per soli sei minuti, dopo oltre quaranta ad attendere che la partita cominciasse. Ma c’è di più, perché la domanda che sarà balenata nella testa di tutti i tifosi azzurri è stata: come hanno fatto individui di questo tipo ad arrivare in Italia e ad entrare allo stadio con dei fumogeni? Sarà capitato anche a voi di andare ad un concerto in uno stadio, con Carabinieri e Polizia schierati a requisire i tappi delle bottigliette d’acqua (poi all’interno i bar le vendono chiuse!) per evitare che vengano utilizzate come sassi. Ecco, mi chiedo: a me sequestrano un tappo, mettono le mani nello zaino, e ultrà feroci come quelli serbi portano all’interno di Marassi dei petardi? Solita storia italiana, solita barzelletta. Ma chiudiamo qui questa parentesi, non è il caso di fare polemiche. Noi, almeno, ci consideriamo un po’ più civili ed educati.

Il perché di tanta violenzaIl calcio non c’entra. Anzi, è l’ultimo dei motivi che hanno spinto gli ultrà serbi a scatenare il putiferio a Marassi. Alla base di quanto accaduto ci sono motivi politici. Sarebbe un discorso lungo e complesso da spiegare qui. In sintesi si può dire che la data zero è il 1999, quando l’Onu riconobbe l’indipendenza del Kosovo, dandole un governo e un parlamento provvisori sotto il proprio controllo. Nel 2008, invece, la Corte di Giustizia internazionale considerò legale la dichiarazione di indipendenza del 17 febbraio, riconosciuta da 69 paesi (di cui 22 dell’Unione Europea). Il Kosovo è abitato in buona parte da cittadini di etnìa albanese: ecco perché ieri sera a Genova si è dato fuoco a diverse bandiere dello stato balcanico. E quel “tre” mostrato da Stankovic e compagni ai propri tifosi non era l’anticipazione del possibile risultato a tavolino della partita, ma il simbolo del nazionalismo serbo che non riconosce lo stato kosovaro come autonomo.

Bogdanov, tutti sapevano – Lo hanno arrestato alle 2.40 del mattino, nascosto nel vano motore di uno dei pullman che avrebbero dovuto riportare a casa gli ultrà serbi. La fotografia più nitida di Italia-Serbia, che resterà a lungo nella mente degli spettatori italiani e non solo, è quella de “l’uomo nero”, Ivan Bogdanov. Ma chi è questo energumeno con il volto coperto da un passamontagna ed il corpo tatuato, che con un paio di cesoie in mano ha tagliato le reti di protezioni dello stadio di Genova? E’ un hooligan noto da tempo alla polizia serba. Secondo quanto riferito dall'emittente tv B92, Bogdanov (detto “Coi”) è uno dei leader della tifoseria della Stella Rossa, appartenente alla fazione estremista e militante degli “Ultra Boys”. L’ultrà, precisa B92, ha concluso la scuola media (che in Serbia dura fino a 18 anni) ed è attualmente disoccupato. Con la giustizia ha avuto a che fare almeno in quattro occasioni: per la partecipazione a una rissa, per lesioni e aggressione a pubblico ufficiale in servizio, per comportamento violento e per possesso di droga. Nel marzo 2005, durante una perquisizione della sua abitazione a Belgrado, la polizia aveva trovato 11, 06 grammi di marijuana. In quell'occasione Bogdanov aveva ammesso di aver acquistato la marijuana per 1.200 dinari (12 euro al cambio attuale) per uso personale.

La vicenda-Stojkovic – Che la serata fosse iniziata male lo si era capito quando il portiere serbo Vladimir Stojkovic ha chiesto al c.t. Petrovic di non giocare. La causa? L’estremo difensore è stato avvicinato da un gruppo di ultras della sua nazionale, che lo hanno minacciato incrociandolo fuori dall'albergo dopo aver cercato di assaltare il pullman della squadra. Stoikovic è stato pesantemente criticato per la papera (in condivisione con l’ex difensore dell’Udinese Lukovic) che ha spianato la strada all'Estonia nel match di qualificazione a Euro 2012 giocato venerdì, ma non solo. Su di lui pesa anche la rivalità fra la Stella Rossa e il Partizan, le due squadre di Belgrado. Stojkovic ha infatti iniziato la carriera nella Stella Rossa (gli fu addirittura donata una tessera, la numero 134, di socio onorario della società), per poi passare in questa stagione al Partizan. Cosa che non è andata giù alle frange più violente del tifo organizzato. Durante la conferenza stampa Prandelli ha rivelato che il portiere è entrato nello spogliatoio dell’Italia tremando, scosso per l’accaduto.

Il Gay Pride di domenica249 fermati e 157 feriti, più l’assalto alle sedi del Partito Democratico e del Partito Socialista Serbo. Dati da brivido, che forse avrebbero dovuto far riflettere in vista di questa partita. Sono i numeri dei violenti scontri di domenica a Belgrado, a margine del Gay Pride. Era già accaduto nel 2001, quando un gruppo di facinorosi cercò di forzare i cordoni disposti dagli agenti di polizia. Lo svolgimento regolare di questo avvenimento sarebbe stato un test della (presunta) maturità democratica e del grado di tolleranza sociale della Serbia, impegnata a dimostrare di essere idonea a entrare nell’Unione Europea. Evidentemente, però, i serbi sono ancora lontani anni luce da una almeno vaga propensione alla democrazia.

I precedenti – In Bosnia, nel 2007, il Partizan Belgrado giocò i preliminari di Coppa Uefa contro il Zrinjski Mostar. Gli scontri al termine della partita costarono al Partizan la squalifica dalla competizione. Non è l’unico episodio, perché nel settembre 2009 un tifoso del Tolosa fu ucciso a Belgrado dagli hooligan del Partizan prima di un match di Europa League. Un sostenitore della squadra serba del Vozdovac venne invece ucciso da un rivale del Rad nel 2009: l'assassino fu condannato a 30 anni di carcere. Nell'aprile scorso un tifoso della Stella Rossa rimase gravemente ferito da un colpo di pistola sparato dentro lo stadio durante la semifinale di coppa di Serbia con l'Ofk.

I giornali serbi La stampa serba condanna all’unanimità le violenze degli hooligan. Molti giornali parlano di "vergogna" sia per il calcio serbo che l'intero paese. “Vergogna nazionale, questa è la morte della Serbia” titola a caratteri cubitali il tabloid belgradese Kurir. "La mafia, attraverso il calcio, distrugge il paese intero", dice da parte sua Press, secondo cui "i servizi di sicurezza hanno informazioni in base alle quali dietro a tali violenze ci sarebbe il boss mafioso Darko Saric, che dopo gli scontri al Gay Pride vuole creare il caos in Serbia".”Serbia rossa di vergogna” è il titolo di Vecernje Novosti, che parla di “quasi linciaggio” per il portiere Vladimir Stojkovic. '”Terrore a Genova: gli hooligan hanno aggredito Stojkovic e hanno ucciso il calcio serbo" titola in grande Blic, l'altro quotidiano della capitale.

Giorgio Velardi

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Articolo correlato: La vergogna di Genova

mercoledì 13 ottobre 2010

La vergogna di Genova


Quello che è successo ieri sera allo stadio Marassi di Genova prima della partita Italia - Serbia è stato squallido, vergognoso. E la cosa che fa ancor di più riflettere e che già nel pomeriggio c'erano stati momenti di tensione. Lanci di razzi e fumogeni hanno costretto persino a far chiudere alcune attività commerciali nel centro di Genova. Sono state assaltate molte auto, addirittura alcuni hanno fatto irruzione nel pullman della loro nazionale e hanno aggredito diversi calciatori. Uno di questi, il portiere, non è sceso neppure in campo perchè si dice sia rimasto traumatizzato. Un bilancio pesantissimo. Dunque, disordini e tensioni c'erano già molte ore prima del fischio d'inizio. E qui mi chiedo: come è possibile che questi pseudo tifosi arrivino a Genova e combinino quello che gli pare senza essere intercettati prima? Non nascondiamoci: era una partita ad alto rischio, lo si sapeva benissimo ma nessuna prevenzione è stata fatta. La questura era in vacanza? E perchè questi tifosi dopo si sono recati tranquillamente allo stadio per la partita? Mistero.

Oltretutto nessun controllo, nessuno. Se i geniali artefici dei provvedimenti per la sicurezza negli stadi (?) volessero spiegarcelo gliene sarei davvero grato. No, perchè spesso vengono vietate trasferte ai tifosi per molto, ma molto meno. E spesso ai tornelli sequestrano bottiglie di acqua minerale e anche l'accendino. E come è possibile che ieri sera alcuni di questi siano entrati con fumogeni, spranghe di ferro, pietre, coltelli e forbici? C'è qualcosa che non torna, no. Maroni sei solo un buffone.

A questo poi aggiungiamoci che si sarebbero dovuti commemorare i 4 militari morti in Afghanistan. Quello che è successo è stata anche un offesa alla loro memoria.

Ieri sera sugli spalti erano presenti anche tante scolaresche. Uno spettacolo indecoroso per molti bambini che avrebbero voluto vedere semplicemente la partita dei loro beniamini, e non episodi di teppismo e violenza. La parte di tribuna vuota dello stadio occupata in precedenza dai bambini è l'immagine riassuntiva di questa ennesima pagina nera per il calcio.


Per quanto riguarda la cronaca post-partita, gli scontri tra tifosi e forze dell'ordine sono continuati fino a notte fonda. Arrestati 17 tifosi serbi, tra cui il capo-ultrà, Ivan (nella foto), che è stato il vero protagonista della serata di ieri. Vorrei fare comunque una precisazione. Molti di questi tifosi sono gli stessi che giorni fa avevano creato disordini e tensioni a Belgrado, gli ultranazionalisti, per opporsi al primo gay pride organizzato in Serbia. Mentre in tribuna, sempre loro, rivendicavano con cori e striscioni l'appartenenza del Kosovo alla Serbia, bruciando le bandiere albanesi. Il calcio, come potete dunque immagine, c'entra davvero poco, anzi nulla. C'erano esclusivamente motivi politici negli scontri di ieri. Questi esaltati hanno scelto un evento dal forte impatto mediatico come una partita di calcio per farsi conoscere all'Europa per la loro imbecillità. Erano partiti con l'idea ben precisa di far sospendere la partita. E ci sono riusciti. Complimenti (ironici).

Andrea De Luca

In questo video l'arresto del capo ultrà serbo Ivan:



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Ho raccolto alcune opinioni di amici e blogger e le ho inserite in questo post:


- 'Quattro idioti che fanno scacco matto a un esercito spianato? Suvvia! In Inghilterra, come in Italia, c'è il divieto di fumare negli stadi, solo che la non si fuma davvero, qua da noi, come per tutte le cose, i divieti sono semplicemente dei consigli'. (Andrea Borla)


- 'Stasera ci siam trovati davanti ad uno dei piu orrendi spettacoli a cui si possa assistere: da una festa dello sport (che veniva annunciata tale, levando tutti i riferimenti a caduti e buffonerie varie), la serata si è tramutata in una festa dell'osceno, una manica di antisportivi ha tenuto in scacco una notte di sport e uno stadio intero, per quale motivo (giusto o sbagliato che sia) politico: il rifiuto del riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo, ritenuto da molti ancora una regione della Serbia. Adesso io mi chiedo, ma realmente avete fatto migliaia di km solo per far annullare una partita ufficiale di qualificazione agli europei di calcio del 2012? (rendendo di fatto vani i vostri tentativi nazionalistici e ridicoli di porre all'attenzione di non si sa chi tale questione?). Se si fosse messo uno striscione, appoggiata la causa con nobiltà d'animo, senza beccarsi i sarcastici applausi da Stankovic, Krasic e soci, la partita avrebbe seguito il suo naturale corso, di quello striscione si sarebbe parlato per giorni, si sarebbero sollevate questioni. Se scegli la violenza scegli di non interagire! Mi dispiace per i serbi,ma questa non e la via'. (Nino Savastano)


- 'Ci sono due elementi che saltano agli occhi stamane, dopo la serata di ieri: (1) le prese di posizione su come quello di ieri sia stato un "colpo al cuore del calcio malato" (http://www.repubblica.it/sport/calcio/nazionale/2010/10/13/news/analisi_mura-7994066/) e (2) i tatuaggi dell'ultranazionalista serbo.

Sul punto (1) mi viene da osservare quanto voi umani tendiate a giudicare per sineddoche, ovvero a prendere una parte e applicarla a tutto quanto. Quello di ieri è stato un episodio e come tale va analizzato, rispetto al contesto in cui è nato e si è sviluppato. Fine. Sulla malattia del calcio, che invero c'è, nessuno può lamentarsi del fatto che il calcio è ormai lo sport meno sportivo di tutti, non sono certo i tifosi ad averlo fatto diventare tale. Pertanto è inutile sorprendersi che finisca per raccogliere in sé istanze che - di volta in volta - con lo sport non hanno niente a che fare.

Sul punto (2), credo non sia giusto dare tutto questo risalto a un "coglione qualsiasi", con foto e titoloni, sentendo dire a destra e a sinistra che quello «è stato il protagonista della serata». Certo lo è stato. Ma l'amplificazione mediatica non fa altro che gratificare il soggetto e renderlo, nelle teste accaldate dei suoi simili, un esempio da emulare. Brutta cosa'. (Il grande marziano)


- 'La riflessione che mi viene in mente è che queste persone che hanno preso parte ai disordini di Italia - Serbia al Ferraris di Genova sono degli emeriti criminali ed anche della peggior specie. Di quelli che vanno isolati perché pericolosi per l'integrità della collettività. Vi prego di non chiamarli tifosi e neanche facinorosi. Nè bulli e neanche vandali. Ribadisco che sono criminali che hanno messo in scena un crimine premeditato, il che rende la cosa ancora più grave. Si potrebbe anche avere un minimo di comprensione per aver subito molti (o comunque gravi) torti, eppure sarebbe un gesto da condannare perché si parla pur sempre di torti sportivi (e non, quindi, di motivi estremamente gravi volendo sempre considerare il calcio un gioco). Questi criminali sono una vergogna per il calcio intero, e penso in particolar modo per la Serbia: vanno identificati e va loro impedito di partecipare ad alcuna manifestazione sportiva futura finché avranno vita, perché la loro violenza non ha avuta giustificazione alcuna. Ciò che mi chiedo è come abbiano fatto a portare i petardi all'interno dello stadio, ma non penso che qualcuno sappia rispondermi, purtroppo. Se la Serbia avrà la partita persa a tavolino ed una punizione esemplare non sarò per nulla dispiaciuto'. (Alessandro Picarone)


Vi invito a leggere, inoltre, dei post di alcuni amici blogger:




- http://cavaale.blogspot.com/2010/10/il-paese-dei-balocchi.html (Alessandro Cavalotti del blog Ale Cava)




Se qualcuno vuole mandarmi una sua opinione può farlo a questo indirizzo mail: andreadl86@yahoo.it
Provvederò ad aggiornare il post

martedì 12 ottobre 2010

La gente è pazza, la gente è malata!

Anche Homer Simpson si metterebbe le mani nei pochi capelli che ha. Dopo tutto quello che ho letto e ho sentito in questi ultimi giorni sono giunto ad una conclusione: la gente ha disturbi mentali, e anche gravi. Il mio sfogo è riferito al fatto che in questo ultimo periodo sono accaduti alcuni episodi di cronaca che ci hanno lasciato basiti e sconvolti. Il caso di Sarah Scazzi innanzitutto. Uno zio uccide la nipote, abusa di lei sessualmente e la butta giù in un pozzo. Roba da fare invidia persino ad un film dell'orrore. Faccio fatica anche a pensarci. Oppure il caso di una infermiera romena colpita con un pugno fortissimo da un passante in una stazione della metro di Roma. La donna è in coma e lotta tra la vita e la morte. Il motivo del gesto vallo a capire. Ancora: un baby sitter ha abusato sessualmente di una bimba di 2 anni. 2 anni signori, 2 anni! Con quale coraggio? Ma poi su una bimba così piccola?

La mia opinione è banale, semplice, esplicita e dura: comincio a pensare che la gente sia pazza sul serio, sia malata. Punto e basta. Scusate lo sfogo.

lunedì 11 ottobre 2010

Il mondo teme la Cina, dicono i giornali cinesi

Così come il governo cinese, che ha definito “un’oscenità” l’assegnazione del premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo, anche la stampa in Cina commenta criticamente la decisione del Comitato norvegese. Lo scrive la Reuters, che cita alcuni passi degli articoli pubblicati sui giornali a commento della premiazione.

“L’assegnazione del premio Nobel per la pace al ‘dissidente” Liu Xiaobo non è altro che un’altra espressione del pregiudizio verso la Cina, e nasconde uno straordinario terrore nei confronti dell’ascesa della Cina e del suo modello”, scrive il Global Times, popolare tabloid che guida gli attacchi dei mezzi di informazione contro la decisione del Comitato. Liu Xiaobo è un noto sostenitore della democrazia multipartitica, una strada che farebbe precipitare la Cina verso un “rapido collasso”, così come accaduto “con l’ex Unione Sovietica e la Jugoslavia”.

Il Ta Kung Pao, un altro giornale cinese con redazione a Hong Kong, ha definito il premio a Xiaobo “umorismo nero”: la dimostrazione che il Nobel è una cosa poco seria. “Questo premio è carta straccia”. Gli stessi concetti erano stati espressi qualche giorno fa in un editoriale pubblicato anche in inglese sul sito del giornale: Xiaobo viene definito “un criminale”.

Ieri la moglie di Liu Xiaobo, Liu Xia, aveva dato notizie di sé attraverso il suo account Twitter, confermando di essere stata arrestata dalle forze dell’ordine cinesi come sospettato dopo la sua scomparsa. Ha incontrato il marito in prigione e poi è tornata a Pechino dove, scrive la CNN, è segregata nel suo appartamento senza la possibilità di fare telefonate e vedere persone.

“Fratelli, sono tornata. Sono stata arrestata l’8. Non so quando potrò vedere tutti. Hanno messo mano al mio cellulare, e non posso ricevere telefonate. Ho visto Xiaobo. Il 9 la prigione gli ha dato la notizia del premio. Il resto ve lo dirò più avanti. Per favore aiutatemi a diffondere. Grazie.”

Se Liu Xiaobo non sarà liberato in tempo per il 10 dicembre, il giorno della consegna dei Nobel, Liu Xia potrebbe ritirare il premio a Oslo per il marito. Le autorità cinesi potrebbero però decidere di negare il permesso a Liu Xia per lasciare temporaneamente il paese.

Fonte: Il Post

domenica 10 ottobre 2010

Cosa blocca il wifi pubblico in Italia

Se vi è capitato di trovarvi all’estero con uno smartphone e cercare di collegarvi a internet in una piazza o in un parco, vi siete probabilmente resi conto del gran numero di reti wireless libere, cioè utilizzabili senza che sia necessario conoscere e inserire alcuna password. Allo stesso modo, avrete notato la quantità di bar, ristoranti e caffetterie che rende disponibile gratuitamente la connessione a internet ai propri clienti. Se la stessa cosa non succede in Italia, è a causa di un cavillo contenuto in una norma anti terrorismo approvata ormai cinque anni fa.

Nel 2005, all’indomani degli attentati terroristici a Londra, il parlamento italiano approvò il cosiddetto decreto Pisanu: una serie di norme che avrebbero dovuto permettere alle forze dell’ordine di prevenire e individuare eventuali minacce all’Italia. Una di queste norme stabilisce che qualsiasi soggetto fornisce al pubblico un accesso a internet (una biblioteca, un internet point, un bar ma anche un privato cittadino) è obbligato a registrarsi in questura come fornitore del servizio e richiedere un documento di riconoscimento a ogni utente che accede alla rete. In sintesi: in Italia chiunque lascia una rete wireless aperta dovrebbe registrarsi in questura e richiedere un documento a chiunque accede a quella rete. La norma ha di fatto ucciso la diffusione delle connessioni wireless in Italia, sia dal punto di vista dell’offerta del servizio che da quello della sua domanda. Alle imprese non restavano che due strade: la prima, quella percorsa per esempio da McDonald’s, era offrire la connessione wireless ai propri clienti previa una lunga e articolata procedura di registrazione; la seconda, quella percorsa da privati e piccole attività commerciali, era lasciare la connessione aperta e confidare nella scarsa frequenza dei controlli.

La storia però è più lunga di così. Secondo il decreto Pisanu, infatti, la norma sulle reti wireless sarebbe dovuta decadere nel 2007. Negli ultimi anni, però, il balzello è finito nel cosiddetto decreto Milleproroghealtra anomalia italiana che meriterebbe un capitolo a sé – ed è stata quindi rinnovata per tre volte, una volta dal governo Prodi e due volte dal governo Berlusconi. Oggi, a quasi cinque anni dall’entrata in vigore della norma, si può certamente stilare un bilancio degli effetti di una misura severa al punto da non trovare paragoni nemmeno nelle restrizioni delle libertà personali introdotte dall’amministrazione Bush negli Stati Uniti subito dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre.

L’anno scorso, in corrispondenza della scadenza della norma, un centinaio di dirigenti d’azienda, giornalisti, blogger, politici, giuristi e docenti universitari aveva sottoscritto una carta – la “Carta dei Cento” – che chiedeva appunto di abolire il balzello sulle reti wireless contenuto nel decreto Pisanu. La proposta non ebbe successo e la legge restò in vigore. Quest’anno però sembra che in Parlamento ci siano condizioni diverse e più favorevoli.

Tre deputati hanno presentato infatti una proposta di legge allo scopo di abolire la norma contenuta nel decreto Pisanu. I tre sono Linda Lanzillotta di Alleanza per l’Italia, Paolo Gentiloni del Partito Democratico e Luca Barbareschi di Futuro e Libertà. I loro gruppi parlamentari sembrano intenzionati a sostenere la proposta di legge. Anche l’Italia dei Valori e l’UdC hanno dichiarato di essere favorevoli all’abolizione della norma sulle reti wireless, e sarebbero arrivati segnali di apertura pure dalla Lega Nord. Ieri, poi, c’è stata la presa di posizione dei Club della libertà a favore dell’abolizione. Insomma, salvo che il ministro degli interni non debba dare parere negativo, sembra che esistano le condizioni parlamentare per liberare finalmente l’Italia da uno dei suoi tantissimi inutili balzelli antimoderni. La discussione è cominciata due giorni fa. Queste le motivazioni dei tre deputati promotori dell’iniziativa.

“La normativa italiana rappresenta un notevole ostacolo alle nuove modalità di fruizione e accesso alla rete da parte dei cittadini e anche per l’erogazione di nuovi servizi da parte delle pubbliche amministrazioni ed enti pubblici. Servizi informativi georeferenziati trovano applicazione e utilità in molteplici campi, con forti ricadute non solo sulla vita dei cittadini ma anche sull’intero sistema economico di un territorio. A causa dell’art 7 del decreto Pisanu, ad esempio, In Italia nessuna biblioteca, azienda privata o pubblica può dare libero accesso alla propria rete wi-fi se prima non ha fotocopiato o scansionato il documento di identità dell’utilizzatore, si è attrezzata per controllare gli accessi alle singole postazioni e i software utilizzati dagli utenti; con la conseguenza di negare di fatto la possibilità di utilizzo libero della rete wi-fi. A fronte di risultati quasi inesistenti in termini di sicurezza, i costi delle norme oggetto del nostro esame sono invece altissimi. Esse hanno costituito un ostacolo alla crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet: nel momento in cui la rete si apre sempre di più al prossimo grazie alle tecnologie wireless, alla diffusione di device mobili sempre più economici e performanti, in Italia abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiose. L’assenza di una rete diffusa costituisce ostacolo talvolta insormontabile per l’accesso a servizi pubblici della Pubblica Amministrazione, a servizi di infomobilità, a servizi innovativi per la fruizione di beni culturali, ambientali e servizi per il turismo, all’erogazione di servizi specifici destinati a diversamente abili, a nuove forme di fruizione di servizi pubblici in ambienti pubblici come aree verdi, biblioteche, ospedali e ai servizi di sicurezza”

Fonte: Il Post

sabato 9 ottobre 2010

Non vi bastano?


Oggi sono morti altri 4 militari in Afghanistan. Fassino ha testualmente detto che 'la presenza militare in Afghanistan non risolve tutti i problemi ma certo è ancora necessaria'. Mah! Necessaria a chi?

E la chiamano missione di pace, la chiamano civilizzazione, lo chiamano spirito di sacrificio! Balle!

Uomini uccisi da una guerra che non ci appartiene, uccisi da interessi che vanno oltre ogni forma morale di intenti, uccisi dalla politica.

Quanti morti ancora? Quanti padri di famiglia, figli, fratelli devono morire prima di capire che tutto questo non ha senso?

FATELI TORNARE A CASA!

E' lo Stato che uccide i militari!

venerdì 8 ottobre 2010

Italia ultima nella Rete

Le telecomunicazioni sono il settore più delicato d’Italia, dove regna il maggiore conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi, i suoi guai giudiziari una conseguenza indiretta. In questo ultimo decennio la priorità del suo governo è stato il digitale terrestre che agli italiani è costato in media 80 milioni di euro l’anno di contributi pubblici per favorire l’acquisto dei decoder. L’attuale neo ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, nel 2009 aveva presentato un piano per internet molto ambizioso. L’obiettivo era fornire entro il 2012 connessioni a 20 mega, prevalentemente in fibra ottica, a più del 95 per cento della popolazione, mentre la restante parte si sarebbe dovuta accontentare di 2 mega via wireless. Costo previsto 1,5 miliardi di euro, di cui 800 milioni promessi subito ma mai stanziati.

Fondi prima ridotti a 300 milioni infine diventati 100. Un vero peccato perché lo stesso Romani aveva spiegato al Parlamento che «una vera banda larga a disposizione dei cittadini e delle imprese, aumenta le opportunità e le possibilità di business, crea posti di lavoro, avvicina cittadini e pubblica amministrazione, permette all’Italia di rimanere al centro del mondo e attrae investimenti». Anche perché tutti gli studi di settore ritengono che per ogni euro speso in banda larga, le imprese ne ricavano almeno il doppio. Un buon investimento, quindi, anche per rilanciare l’economia. E invece anche nella banda larga l’Italia è il fanalino di coda d’Europa: peggio di noi stanno solo Grecia, Bulgaria e Romania. Il 13 per cento della popolazione, e parliamo di 7,8 milioni di italiani, non accede ad internet o ha una banda insufficiente (con velocità massima di 640 kb/s).

Significa che quasi 8 milioni di persone non possono usufruire dei moderni servizi della società dell’informazione, come la web tv. Male anche la fibra ottica e la cosiddetta banda ultra larga (50 mega) che l’Unione europa chiede sia fornita al 50 per cento della popolazione entro il 2020. Basta pensare che in Francia, Germania, Spagna, Stati Uniti la fibra ottica viaggia a 100 mega già da diversi anni, grazie agli investimenti pubblici in un’unica infrastruttura nazionale. In Italia invece gli operatori privati hanno cercato più volte di consorziarsi ma per ora procedono in ordine sparso e ognuno sta creando la propria rete. Internet a 100 mega nel nostro Paese è arrivato a settembre grazie alla fibra stesa da Fastweb che collega 2 milioni di unità abitative in sette città (Milano, Roma, Genova, Torino, Bologna, Napoli e Bari).

Anche Telecom ha varato il suo piano da 9,7 miliardi e offrirà la banda ultra larga nelle quattro principali città italiane entro la fine del 2010 con l’obiettivo di arrivare nel 2018 a collegare con la fibra il 50 per cento della popolazione italiana. Ma così facendo resteranno escluse ancora per molto dalla nuova tecnologia le città e le regioni minori che infatti hanno avviato propri progetti per superare il divario digitale. Come le Regioni Trentino e Marche che finanziano di tasca loro la posa della fibra. Intanto il divario resta. Tanto che Vodafone ha appena lanciato un programma per fornire entro tre anni internet a 2 mega in 1.800 comuni italiani.

Oppure Tiscali che con il colosso cinese Zte stenderà la fibra in Sardegna. Per l’utente finale la fibra ottica significa scaricare un file da 800 megabyte in pochi secondi, al posto dei 30 minuti di una normale connessione. E pensare che in alcune zone di Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e Stati Uniti internet viaggia già a 1 gigabyte (mille mega) al secondo.

Fonte: Terranews

giovedì 7 ottobre 2010

L'errore grave della Sciarelli e lo 'scoopismo'


Siamo a 'Chi l'ha visto', la trasmissione di Rai 3 che si occupa di sparizioni e ritrovamenti. La conduttrice Federica Sciarelli, in diretta, annuncia il ritrovamento del corpo di Sarah Scazzi, la 15enne di Avetrana (TA), scomparsa da una quarantina di giorni. In diretta la conduttrice ha dovuto operare una scelta difficile, un po come accade per un arbitro di calcio che deve decidere in una frazione di secondo se c'è rigore o no. La Sciarelli ha sbagliato. Ha sbagliato semplicemente perchè ha dato la notizia in diretta televisiva. Sembra una banalità, ma non lo è assolutamente. Se proprio voleva dare la notizia, poteva chiudere un attimo il collegamento (magari inventando una scusa) e aspettare che alla madre venisse raccontato quanto stava accadendo. Poi poteva informare i telespettatori. In una rete pubblica, la madre di una ragazza finora soltanto scomparsa apprende in diretta che sono in corso le ricerche del cadavere della figlia, e lo fa mentre è in collegamento dalla casa di una persona che in quel momento era interrogata da dieci ore (e che poi ha confessato l’omicidio). Una situazione imbarazzante, tragica e soprattutto terribile per la madre della ragazza, come si nota dal suo volto. La conduttrice di 'Chi l'ha visto' ha commesso un gravissimo errore. Verrà richiamata, anche dal punto di vista deontologico oltre che dall’azienda.



Spesso nel giornalismo (non solo d'inchiesta) si ricorre a dare la notizia importante ed improvvisa, talvolta mettendo in secondo piano spiacevoli conseguenze. Mi spiego meglio: è quello che in gergo giornalistico viene definito 'scoopismo'. Con questo termine si fa riferimento alla trasformazione del legittimo desiderio di arrivare alla notizia prima e meglio degli altri in un fenomeno che non è esente da degenerazioni e forti rischi distorsivi. In altre parole, lo 'scoopismo' è una esagerazione della ricerca della verità. Quello che è successo ieri sera a 'Chi l'ha visto' è un classico esempio di 'scoopismo'. Ma oltre che di 'scoopismo' parlerei anche di buon senso e correttezza, caratteristiche che in pochi istanti sono mancati alla Sciarelli ieri sera.

Voi cosa ne pensate?