giovedì 18 marzo 2010

Photoshop gioca brutti scherzi!


Questa foto che vedete è stata scelta per pubblicizzare la manifestazione del Pdl di sabato. Ma se guardate con attenzione la foto vi accorgerete di un particolare curioso. Notato niente? Si vedono chiaramente alcuni palloncini viola in basso. Probabilmente la foto è stata presa da una manifestazione del Popolo Viola. Nel pubblicarla non si sono accorti dei palloncini. Un episodio curioso e abbastanza comico! Forse è stato qualche comunista a procurarsi questa foto?

mercoledì 17 marzo 2010

Il compagno Berlusconi

Eccola l'ultima declinazione iconografica del nostro premier. Un presidente disposto a tutto pur di conquistare al proprio carisma quella metà degli italiani che ancora gli resistono. Anche a trasfigurarsi nel peggiore dei suoi nemici.

Affrontato sul più nobile dei colli romani il giudizio di Ponzio Pilato, nonostante i Sommi sacerdoti togati ancora se ne stiano lì ad infierire su di lui, in anticipo sull'imminente Pasqua (quale migliore occasione per battere sul tempo quel tal Cristo re dei giudei?) l'Unto del Signore decide per portare a compimento la propria Passione. Volete un comunista? Eccomi, sono qua, mi faccio comunista io - ma, per l'amor di Dio mio padre, amatemi!

La sindonica immagine è apparsa sul sito del Pdl/Promotori della libertà. Per promuovere la manifestazione di sabato prossimo, "L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio". Perché è inutile: quando c'è da chiamare la gente in piazza, la destra sa di giocare su un terreno che non le appartiene. E deve ricorrere alla persuasione di gesti che fanno leva su una memoria collettiva impressa anche in coloro che, per distrazione, noia o opportunismo, dimenticano, o fingono di dimenticare, che questa Repubblica è figlia della Resistenza. E che durante la Resistenza non erano i compagni quelli che stavano dalla parte sbagliata.

E chissà che la maggiore ossessione di Berlusconi non venga proprio da qui, dalla proiezione di quell'intimo debito, da lui avvertito come insostenibile.

martedì 16 marzo 2010

Berlusconi indagato a Trani per concussione

La scena politica italiana in piena campagna elettorale non è riempita dai programmi che i vari partiti intendono proporre ai cittadini per migliorare i governi delle regioni, ma per l’ennesima volta da un processo che riguarda Silvio Berlusconi. Infatti il presidente del Consiglio dei ministri, da stasera è formalmente indagato anche dalla procura di Trani nell'inchiesta Rai-Agcom. Lo si è appreso dal contenuto della risposta che la procura di Trani ha fornito all'istanza presentata stamani dai legali del premier, Filiberto Palumbo e Niccolò Ghedini, che chiedevano se il premier fosse indagato.

Le indagini riguardano presunte pressioni da parte del premier Berlusconi su Giancarlo Innocenzi, commissario Agcom nominato dal centrodestra, per bloccare alcune trasmissioni tv a lui scomode, come Annozero di Michele Santoro. Il premier, che in mattinata ha chiesto tramite i suoi avvocati di sapere se è indagato, ha detto di essere «scandalizzato». «A Trani - ha detto in un'intervista al Gr1 - ci sono state palesi violazioni di legge: è una iniziativa grottesca» che tuttavia «non mi preoccupa affatto» poichè «sono intervenuto a destra e a manca» contro i processi in tv e le mie sono «posizioni non soltanto lecite ma doverose».

A far discutere sia politici che magistrati è poi la decisione del ministro della Giustizia Angelino Alfano di inviare a Trani. La maggioranza dei consiglieri, sia laici che togati, del Csm ha infatti chiesto di accertare se vi siano delle interferenze nelle indagini in corso che riguardano «personaggi politici di rilievo nazionale», chiaro riferimento al premier.

Intanto il cda della Rai, nonostante la recente decisione del Tar del Lazio, ha confermato lo stop ai talk show politici. La decisione è stata presa a maggioranza (cinque voti contro il ripristino dei programmi e quattro a favore). La decisione è stata aspramente criticata dall'opposizione. Soprattutto alla luce della pronuncia del Tar che, accogliendo il ricorso di Sky e Telecom Italia, ha chiesto lo stop al regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte che blocca i talk show in periodo elettorale nelle tv private nazionali.

Il cda di viale Mazzini ha contemporaneamente dato mandato al direttore generale, Mauro Masi di acquisire al più presto dalla Commissione Parlamentare per l'Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi le valutazioni di competenza, cui la Rai dovrà adeguarsi. La decisione è stata duramente criticata dai membri nominati dall'opposizione che hanno invece sostenuto le ragioni della ripresa dei talk show: «Esprimiamo il nostro voto contrario - scrivono i consiglieri Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten a conclusione del Cda - perché si tratta di una decisione dilatoria che non sana la forzatura di interpretazione del regolamento compiuta quando a maggioranza fu decisa la sospensione di quattro trasmissioni di approfondimento».

Il presidente della Rai, Paolo Garimberti si è detto amareggiato per l'esito della riunione del Cda di oggi. Amareggiato, «per la divisione» evidente in seno al Consiglio, e «per la mancata ripresa dei talk show». Garimberti si era già detto favorevole a riprendere le trasmissioni sospese e ritiene abbastanza frustrante che si sia ancora appesi su questa vicenda, con il tempo che non gioca a favore. Il presidente Rai auspicava che la lettera del presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, recapitata oggi, potesse sbloccare la situazione.

Soddisfatta dalla decisione del cda Rai la maggioranza. A giudizio di Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, «la decisione del Consiglio di amministrazione Rai è corretta sia nel metodo (nel riconoscere che, allo stato, un regolamento c'è, ed è quello, peraltro positivo, approvato dalla Commissione di vigilanza) sia nel merito».

Fonte: Julienews

lunedì 15 marzo 2010

domenica 14 marzo 2010

Risultati del sondaggio 'Alle prossime elezioni regionali di marzo cosa voterai?'











Italia Dei Valori
47 (30%)

Partito Democratico
34 (22%)

Non andrò a votare
20 (13%)

MoVimento 5 stelle(Grillo)
18 (11%)

Rifondazione Comunista
7 (4%)

Lega Nord
6 (3%)

Sinistra Ecologia Libertà
5 (3%)

Radicali
4 (2%)

Non so
3 (1%)

Popolo della Libertà
3 (1%)

Fiamma Tricolore
2 (1%)

Forza Nuova
2 (1%)

Udc
1 (0%)

Alleanza per l'Italia
0 (0%)

Comunisti Italiani
0 (0%)

Altro
0 (0%)


Voti totali 152

I sondaggi non hanno un valore statistico, si tratta di rilevazioni non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione.

Berlusconi attacca il Popolo viola

Ieri è accaduto un fatto importante che è passato per lo più inosservato. Per la prima volta, parlando della manifestazione di piazza del Popolo e attaccando "l'ammucchiata stravagante", Berlusconi ha citato pubblicamente il Popolo viola. Lo ha fatto nel corso un'intervista telefonica al Tg 4 di Emilio Fede con queste parole: "...Con il solito Di Pietro, ormai leader incontrastato della sinistra, che ha ammanettato insieme l'estrema sinistra, il Popolo viola, il partito democratico di Bersani e i nuovi giustizialisti della Bonino".

Insomma il Popolo viola è ormai entrato a pieno titolo nella blacklist di Berlusconi (insieme al segretario del maggior partito di opposizione, alla candidata governatrice del Lazio e ai soliti comunisti dell'estrema sinistra).

Fonte: San Precario

sabato 13 marzo 2010

13 marzo 2010: la svolta, la riscossa, la rinascita della sinistra?


Sabato 13 marzo 2010. Roma, piazza del Popolo. Le opposizioni e il Popolo Viola insieme in una grande manifestazione. 200 mila persone per protestare contro il governo, per la difesa della costituzione, per la democrazia, per la libertà di informazione e per il lavoro. Che questa giornata sia ricordata finalmente come la svolta, la riscossa, la rinascita della sinistra?



Nichi Vendola



Antonio Di Pietro



Pierluigi Bersani



Emma Bonino

Gas radon, prima del terremoto può diminuire o aumentare

Una scoperta firmata da studiosi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell’Università Roma Tre (Paola Tuccimei, Silvio Mollo, Sergio Vinciguerra, Mauro Castelluccio, Michele Soligo) ha permesso di isolare i meccanismi fondamentali che determinano la diminuzione e l’aumento del rilascio del gas radon prima di un terremoto. Il lavoro in fase di pubblicazione su Geophysical Reaserch Letters (GRL) è stato finanziato dal progetto TRIGS (www.trigs.eu), sotto il sesto programma quadro della Commissione Europea e del “New and Emerging Science and Technology Pathfinder”. Il lavoro spiega che la diminuzione di gas radon può essere il precursore di processi di fratturazione e quindi anomalie negative di rilascio di gas dovrebbero essere considerate indicatrici di imminenti rotture.

A Sergio Vinciguerra, coautore della ricerca facciamo alcune domande:

Dalla vs ricerca risulta che la deformazione e la rottura di rocce durante un terremoto può portare sia alla diminuzione che all’aumento del radon. Ci può spiegare la dinamica di questi due fenomeni apparentemente contraddite?
A differenza di quanto comunemente si ritiene, particolarmente alla luce dei recenti dibattiti sul terremoto de L’Aquila, oltre che ad aumenti di emissione di radon prima di un evento sismico si è spesso osservate ad anomalie negative, cioè diminuzioni di emissione, in diversi contesti geologici.

E’ noto che le rocce hanno un contenuto molto variabile di porosità (cioè dei vuoti al loro interno). Quelle rocce, come basalti o graniti ad esempio, che contengono piccolissime quantità di vuoto sottoposte a un carico daranno luogo a rotture con aumento di emissione del radon. Ma in tantissimi casi, sia in aree vulcaniche (basti pensare ai tufi) che in zone di faglia (ad es. arenarie e conglomerati o molte rocce carbonatiche) le rocce contengono un alta percentuale di vuoti, spesso superiore anche al 30%. Queste rocce sottoposte a carico ‘imploderanno’ chiudendo inizialmente i vuoti disponibili, fino a che raggiunta una soglia di densificazione critica, si assisterà alla formazione di fratture. In termini di rilascio di gas, come il radon, questo si tradurrà inizialmente in una diminuzione di emissione (meno vuoti, meno spazi per i gas) e soltanto quando si formeranno fratture, che rappresentano nuove ‘vie’ per i gas, l’emissione di radon aumenterà rispetto al suo valore di fondo.

In conclusione sono stati isolati i meccanismi fisici nelle rocce responsabili della diminuzione e dell’aumento dell’emissione di radon osservati sul terreno prima di eventi sismici o vulcanici.

Come avete effettuato le prove di laboratorio che vi hanno portato a queste conclusioni?
Si è misurata l’emissione del radon con un radonometro dotato di un detector per particelle alfa, appartenente all’Università di Roma3.

I campioni sono stati deformati con una pressa uniassiale acquisita con il progetto europeo TRIGS e appartenente al laboratorio HP-HT dell’INGV di Roma 1, presso cui sono state effettuate anche le analisi al microscopio elettronico.

Sono stati studiati campioni di tufo rosso a scorie nere proveniente dall’apparato vulcanico di Vico (Lazio). Questa litologia presenta alta concentrazione di radon e una porosità iniziale del 47% (in termini pratici metà della roccia è costituita da vuoti). Si è quindi misurata l’emissione naturale di radon e il cambiamento dopo cicli di carico crescente. La struttura del campione collassa sotto carico riducendo l’emissione di radon, ma a una soglia critica di densificazione appaiono delle fratture che determinano una impennata nel rilascio dello stesso.


La vostra scoperta può essere utilizzata come un segnale premonitore di evento sismico?
La nostra scoperta ha permesso di isolare i meccanismi fondamentali che determinano la diminuzione e l’aumento dell’emissione di radon prima dei processi di rottura, che avvengono durante terremoti o eruzioni vulcaniche. Stiamo estendendo l’analisi ad altre litologie con diversi contenuti di vuoti per studiarne l’emissione di radon in funzione del carico applicato. Questo ci permetterà nei prossimi anni di sviluppare un modello per i cambiamenti di emissione di radon osservati e fornire un supporto quantitativo all’interpretazione delle anomalie di questo gas prima di eventi sismici e vulcanici. Colgo l’occasione per precisare che solo attraverso l’integrazione di studi sistematici, come questo, di un fitto monitoraggio del radon e degli altri segnali precursori e una conoscenza dettagliata del contesto geologico, che il nostro istituto ha sviluppato negli anni è possibile giungere al riconoscimento di segnali premonitori, con bassi margini di errore.

Il Professor Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sottolinea che il terremoto è una frattura delle rocce che costituiscono la crosta terrestre. Alla frattura si arriva in seguito ad un lungo processo di deformazione di quella che sarà la zona epicentrale. La deformazione provoca variazioni delle proprietà fisiche e chimiche delle rocce.

Queste variazioni sono chiamate fenomeni “precursori” perché talvolta precedono un terremoto. Il loro studio è fondamentale per capire come avviare il processo di deformazione. Tale processo è strettamente connesso alla dinamica interna molto energetica del nostro Pianeta. Quindi lo studio dei fenomeni precursori può farci capire come funziona la Terra. In questo senso il lavoro è un progresso fondamentale.