sabato 9 aprile 2016

La difesa di Bruno Vespa

Ha spiegato sul Corriere della Sera la sua scelta di intervistare il figlio di Totò Riina, tirando in ballo Enzo Biagi e Michele Santoro

(ANSA/CLAUDIO PERI)

Sul Corriere della Sera di oggi il giornalista e conduttore televisivo Bruno Vespa ha difeso la scelta di avere ospitato nel suo programma tv Porta a Porta il figlio del noto boss mafioso Totò Riina, Salvatore Riina. Nei giorni precedenti e successivi alla trasmissione, Vespa era stato molto criticato, e accusato da più parti di voler “legittimare” la mafia. Rosy Bindi, a capo della Commissione parlamentare antimafia, si era opposta alla messa in onda della puntata dicendo che Porta a Porta si prestava «a essere il salotto del negazionismo della mafia». La puntata è andata regolarmente in onda mercoledì 6 aprile.

Nella lettera al Corriere, Vespa ha spiegato che siccome «la Storia è stata in larga parte scritta dai Cattivi, compito dei cronisti è intervistarli per approfondire e intervistare l’immagine della Cattiveria». Vespa ha anche fatto notare che in passato altri noti giornalisti della RAI come Enzo Biagi e Sergio Zavoli avevano intervistato terroristi o mafiosi senza attirarsi grosse critiche, e che di recente Michele Santoro ha ospitato a più riprese Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino noto per essere stato vicino alla mafia, a sua volta condannato per riciclaggio e sotto processo per associazione a delinquere.


Caro Direttore,
se Adolf Hitler risalisse per un giorno dall’inferno e mi offrisse di intervistarlo, temo che dovrei rifiutare. Vedo, infatti, che dopo il «caso Riina» vengono messi in discussione i parametri di base del giornalismo. La Storia è stata in larga parte scritta dai Cattivi. Compito dei cronisti è intervistarli per approfondire e mostrare l’immagine della Cattiveria. Aveva ragione nel gennaio del ’91 il governo Andreotti a voler bloccare (senza riuscirci) la mia intervista a Saddam Hussein alla immediata vigilia della prima Guerra del Golfo perché il dittatore iracheno era un nostro nemico? Chi ha intervistato per la Rai il dittatore libico Gheddafi o quello siriano Assad avrebbe dovuto puntare sui crimini commessi da entrambi invece di focalizzare il colloquio sulla loro politica estera?


Quando l’editore del libro di Salvo Riina ha offerto una intervista esclusiva al Corriere della Sera , a Oggi e a Porta a porta , non immaginavo né di fare il colpo della vita, né di creare un turbamento sensazionale. Ho letto il libro, ho detto ai miei colleghi che era l’opera di un mafioso a 24 carati e ho informato quell’eccellente professionista che è il nuovo direttore di Raiuno che avremmo potuto mostrare per la prima volta il ritratto della più importante famiglia mafiosa della storia italiana vista dall’interno. Decidemmo allora di far seguire all’intervista un dibattito con parenti delle vittime di Riina e con dirigenti di associazioni che coraggiosamente si battono contro la mafia. Così è avvenuto.



Fonte: Il Post

L’Italia ha richiamato il suo ambasciatore in Egitto

Dopo il fallimento dell'incontro a Roma tra investigatori italiani ed egiziani che si stanno occupando della morte di Giulio Regeni


Venerdì il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha detto di aver richiamato in Italia Maurizio Massari, l’ambasciatore italiano in Egitto. Il richiamo, ha spiegato una nota del ministro degli Esteri, è stato deciso in seguito al fallimento di un incontro a Roma tra una delegazione italiana coordinata dal procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e gli investigatori egiziani che stanno indagando sulla morte del dottorando Giulio Regeni, trovato morto al Cairo il 3 febbraio.



L’incontro tra gli investigatori dei due paesi si è svolto tra giovedì e venerdì. Nelle scorse settimane, gli italiani avevano fatto richiesta di alcuni materiali investigativi raccolti dalle autorità egiziane. L’incontro e la consegna sarebbero dovuto avvenire all’inizio di questa settimana, ma è stato rimandato su richiesta dell’Egitto. I giornali italiani hanno scritto che il gruppo di Pignatone si aspettava la consegna di moltissimo materiale, fino a 2mila pagine di documenti, e per questo aveva anche convocato una decina di traduttori. I materiali consegnati non sono però stati quelli che gli italiani si attendevano. Un funzionario italiano ha detto all’ANSA: «Altro che duemila pagine. Non c’è stato neanche bisogno di utilizzare tutti i traduttori poiché abbiamo avuto a disposizione pochissime carte, molte delle quali, tra l’altro, già le conoscevamo». I giornali parlano della consegna di un documento lungo una trentina di pagine.

In un comunicato, la procura di Roma ha precisato che tra la documentazione mancava in particolare il traffico sulle celle telefoniche: gli italiani avevano richiesto un elenco di tutte le utenze che avevano agganciato la cella telefonica in corrispondenza al luogo dove era sparito Regeni e un altro delle utenze relative alla cella del luogo del ritrovamento del corpo. Secondo ANSA, gli egiziani non hanno consegnato neanche le registrazioni delle telecamere di sorveglianza dei negozi della zona di Dokki, dove è sparito Regeni; non hanno consegnato i referti completi dell’autopsia effettuata in Egitto, i verbali di alcuni testimoni – come l’autista di taxi che ha ritrovato il corpo di Regeni – e i tabulati telefonici di una decina di conoscenti di Regeni, tutto materiale richiesto dagli investigatori italiani.

Nel suo comunicato, comunque, la procura di Roma ha scritto: «È stata ribadita da ambedue le parti la determinazione nell’individuare e assicurare alla giustizia i responsabili di quanto accaduto, chiunque essi siano; è stato confermato che, per questa ragione, nessuna pista investigativa è esclusa». Secondo il Corriere, i magistrati egiziani hanno anticipato a venerdì il loro ritorno in Egitto previsto per sabato.

Come reazione al fallimento dell’incontro, il ministero degli Esteri italiano ha richiamato in Italia l’ambasciatore Massari. Massari è stato richiamato per “consultazioni”, cioè per ricevere personalmente dal ministro degli Esteri nuove istruzioni su come comportarsi una volta ritornato in Egitto. Si tratta di una mossa in genere utilizzata per mettere pressione diplomatica nel corso di una disputa internazionale. L’ultima volta che l’Italia ha richiamato un suo ambasciatore è stato nel febbraio 2014, quando l’allora ministro degli Esteri Federica Mogherini richiamò l’ambasciatore in India in seguito all’ennesimo rinvio del processo a carico dei due fucilieri di Marina La Torre e Girone.

Fonte: Il Post

Cortei in Francia contro la riforma del lavoro

Quella che si è tenuta oggi in tutte le principali città della Francia è la sesta mobilitazione in un mese contro la legge sul diritto del lavoro proposta dalla ministra Myriam el Khomri. Sindacati e collettivi studenteschi chiedono al parlamento di bocciare la riforma, che secondo loro lede i diritti acquisiti dei lavoratori. Per esempio, rende troppo poco oneroso licenziare.

Manifestanti in marcia a Rennes, nella Francia occidentale. (Damien Meyer, Afp)

Un cartello con scritto “Popolo ribelle, in piedi!”, fotografato al corteo di Strasburgo. (Frederick Florin, Afp)

Una donna con una bandiera di Che Guevara sta per unirsi alla manifestazione convocata a Nizza, nel sud della Francia. (Eric Gaillard, Reuters/Contrasto)

Fonte: Internazionale

Arrestato in Belgio Mohamed Abrini, ricercato per gli attacchi di Parigi

Potrebbe essere "l'uomo col cappello" degli attentati a Bruxelles. Le autorità confermano "una serie di arresti", ma non forniscono dettagli

Mohamed Abrini. Credit: VRT

Venerdì 8 aprile, Mohamed Abrini, il cittadino belga ricercato per aver partecipato agli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015, è stato arrestato dalle autorità belghe.

La notizia è stata diffusa dalla televisione belga VRT. Secondo diverse emittenti televisive del Belgio, Abrini sarebbe stato coinvolto anche negli attentati di Bruxelles dello scorso 22 marzo in cui sono rimaste uccise oltre 30 persone e potrebbe essere “l’uomo col cappello”, ripreso dalle telecamere insieme agli attentatori dell’aeroporto di Zaventem.

Le autorità hanno confermato che “sono stati effettuati vari arresti collegati agli attacchi di Bruxelles e Parigi”, ma non hanno fornito ulteriori dettagli.

Un secondo uomo arrestato, invece, sarebbe stato visto insieme a Khalid Bakraoui nella stazione metropolitana prima dell’altro attentato. Secondo la televisione VRT alcune telecamere a circuito chiuso di un centro commerciale lo avrebbero ripreso mentre acquistava i borsoni utilizzati per trasportare l’esplosivo per gli attentati.

Mohamed Abrini era nella lista dei più ricercati d’Europa dopo essere stato identificato in un video in macchina insieme a Salah Abdeslam, il terrorista arrestato il 18 marzo, quattro giorni prima che gli attentatori colpissero la capitale belga.

Abrini è stato arrestato nel comune di Anderlecht. Se confermato, sarebbe il primo successo per i servizi di sicurezza belgi, aspramente criticati dall’opinione pubblica belga dopo gli attentati di Parigi e Bruxelles.

Secondo gli inquirenti, la sera del 13 novembre Abrini era con Abdeslam alla guida della Renault Clio poi usata per gli attacchi nella capitale francese.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 8 aprile 2016

Il caso Guidi si sta ingarbugliando

Cerchiamo di capire meglio le presunte pressioni ricevute dal ministro Delrio per favorire gli interessi del compagno di Guidi, raccontate dai giornali di oggi

L'ex ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi e il ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio nel 2014. (ANSA/FABIO FRUSTACI)

Giovedì 7 aprile l’ex ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi è stata interrogata dalla procura di Potenza nell’inchiesta sull’estrazione del petrolio in Basilicata. Guidi non è indagata, ma è stata sentita dai magistrati in qualità di persona informata dei fatti. A condurre l’interrogatorio sono stati il procuratore capo Luigi Gay, il procuratore aggiunto Francesco Basentini e il procuratore sostituto Laura Triassi, che hanno sentito Guidi per circa tre ore: il contenuto della conversazione tra gli inquirenti e l’ex ministro è protetto da segreto. Dopo il colloquio con i procuratori, Guidi ha detto: «Vorrei ringraziare i magistrati per avermi dato la possibilità in tempi brevi di chiarire questa vicenda così spiacevole per me. Ho risposto a tutte le domande. Dal punto di vista giuridico ho appreso definitivamente di essere persona offesa».

Secondo quanto scrive Repubblica, la procura di Potenza «giudica verosimile» la tesi secondo la quale Guidi sarebbe stata raggirata «da una lobby che ha provato a tagliarla fuori dalle decisioni strategiche». Scrivono sempre i giornali che Guidi ha deciso di rispondere alle domande sul suo compagno Gianluca Gemelli, indagato dalla procura di Potenza, nonostante per legge avesse la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere (dal momento che Gemelli è il suo convivente e padre di suo figlio). Negli ultimi giorni infatti secondo le ricostruzioni dei giornali, basate su conversazioni con conoscenti di Guidi, l’ex ministro avrebbe cambiato strategia nei confronti di Gemelli, scegliendo di prenderne le distanze.

Da diversi giorni i quotidiani stanno pubblicando sempre più estratti dalle carte legate all’inchiesta, e nuove intercettazioni – anche con contenuti personali, di dubbia rilevanza penale – di Guidi, di Gemelli e degli altri membri di quello che è stato definito “il clan di Gemelli”, un presunto gruppo di persone che agivano coordinatamente per fare pressioni su membri del governo e altre persone con cariche pubbliche per favorire i propri affari. In particolare, in alcune intercettazioni pubblicate giovedì dai giornali Guidi si lamenta con Gemelli del trattamento ricevuto e delle eccessive richieste di favori.

Cosa c’entra il ministro Delrio?
I giornali, sempre basandosi sulle carte giudiziarie e su indiscrezioni che hanno origine nella procura di Potenza, stanno ricostruendo i membri e le attività del presunto “clan di Gemelli”. Uno dei nomi principali è quello del vice presidente di Confindustria Ivan Lo Bello, descritto da Repubblica come mentore di Gemelli. Repubblica scrive che le carte giudiziarie indicano che Lo Bello, su richiesta del “clan”, fece pressioni al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio perché confermasse Alberto Cozzo come commissario straordinario dell’autorità portuale di Augusta, in provincia di Siracusa. L’episodio si riferisce a uno dei tre filoni d’inchiesta aperti dalla procura di Potenza, quello che i giornali definiscono “siciliano” e che riguarda il presunto “traffico di influenze” attraverso il quale Gemelli avrebbe ottenuto la gestione di uno dei due pontili militari del porto di Augusta e il permesso di far attraccare a quel molo le petroliere.

Per raggiungere questo obiettivo, sempre secondo l’accusa, nel maggio del 2015 Gemelli avrebbe voluto Cozzo come commissario: il suo mandato stava però per scadere, e aveva bisogno che venisse riconfermato. Oltre a Lo Bello, Repubblica scrive che Gemelli avrebbe chiesto aiuto anche “al suo lobbista preferito”, Nicola Colicchi, un imprenditore di Palermo consulente della camera di commercio di Roma. Un’altra figura coinvolta in questo episodio, secondo la procura, è il capo di stato maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi, a sua volta indagato nell’inchiesta e accusato di aver aiutato Gemelli sulla questione del porto di Siracusa in cambio di uno sblocco di fondi nell’ambito della Legge Navale, per il quale era necessaria la firma del ministro Guidi. Un intermediario per questo sblocco di fondi, sempre secondo le ricostruzioni dei giornali, era Valter Pastena, consulente del ministero dello Sviluppo Economico a sua volta indagato. In un sms tra Colicchi e Gemelli citato da Repubblica e risalente al 12 maggio 2015, però, il primo scrive al secondo che Delrio vorrebbe nominare un’altra persona, Raffaele Macauda, per sostituire Cozzo. Secondo l’accusa, Delrio sarebbe stato convinto da Lo Bello a confermare invece Cozzo. Scrive Repubblica, citando direttamente una non meglio descritta “nota degli investigatori”:


«È di rilevante contenuto una conversazione tra Nicola Colicchi e il Capo di Stato Maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi proprio in merito all’intervento di Lo Bello, ai rapporti esistenti tra quest’ultimo ed il ministro Delrio (che su invito del primo avrebbe addirittura dato indicazioni al Vice Capo di Gabinetto di strappare un decreto già predisposto, lo stesso decreto, probabilmente, cui facevano cenno Cozzo e Gemelli e che avrebbe previsto la nomina di Macauda a capo dell’Autorità Portuale, in attesa che si attuasse la riforma definitiva) ed alla possibilità di far divenire “operativo” quel medesimo rapporto a proprio vantaggio» 


L’ipotesi quindi sarebbe che un membro del governo sarebbe stato in qualche modo ricattato pur di ottenere una decisione favorevole, usando un documento stilato da uno o più dipendenti delle forze dell’ordine o della magistratura.

In un’intervista pubblicata venerdì da Repubblica, Delrio ha detto: «A questo punto voglio sapere se davvero pezzi dello Stato tramano contro altri pezzi dello Stato. Voglio sapere se davvero un carabiniere ha preparato dei dossier falsi contro un ministro della Repubblica. Ho deciso di presentare su questo un esposto alla procura di Roma. Voglio la verità». Delrio ha ammesso che Lo Bello andò «un paio di volte» a parlargli, ma ha detto che il contenuto delle loro conversazioni riguardava l’aeroporto di Catania: «Non ricordo assolutamente che mi abbia mai parlato di Cozzo. Di certo non lo ha sponsorizzato, me lo ricorderei». Riguardo alla conferma di Cozzo, Delrio ha spiegato: «Io ho prorogato i commissari in attesa che entri in vigore la riforma dei porti con i nuovi meccanismi di nomina delle autorità portuali. Il che accadrà entro un paio di mesi». Delrio ha poi aggiunto che l’unica persona che effettivamente gli parlò di Cozzo fu il sindaco Maria Concetta Di Pietro, del Movimento 5 Stelle: «Le ho detto che non mi sembrava così bravo».

C’è anche un’altra circostanza in cui compare il nome di Delrio, nell’inchiesta della procura di Potenza, In una telefonata intercettata, Pastena dice a Gemelli: «i carabinieri sono venuti a portarmi in ufficio un regalo. Usciranno le foto di Delrio a Cutro con i mafiosi..». Pastena si riferirebbe a un episodio del 2009, quando Delrio era sindaco di Reggio Emilia e partecipò a una processione a Cutro, in provincia di Crotone, considerato uno dei feudi della ‘ndrangheta. Delrio ha spiegato la sua partecipazione dicendo: «Le due città [Reggio Emilia e Cutro, ndr] sono gemellate. Ero lì con la fascia tricolore. Sono andato a una cerimonia, per qualche metro ho seguito la statua locale della Madonna. E basta. Hanno provato a invischiarmi in quella roba, ma non hanno trovato niente perché era impossibile trovare qualcosa. Mai un avviso di garanzia».

Cosa si dice nelle altre nuove intercettazioni
Una delle intercettazioni che ha ricevuto più attenzioni è quella nella quale Gemelli, al telefono con Cozzo, commenta un’interrogazione parlamentare sull’attività dell’autorità portuale del porto di Augusta presentata nell’aprile del 2015 da Claudio Fava, deputato di Sinistra Italiana e figlio di Giuseppe, giornalista ucciso dalla mafia nel 1984. Nell’intercettazione, pubblicata dai giornali venerdì, Gemelli dice:


«Fava è amico della Chinnici, sono tutti questi dell’Antimafia, sai tutti questi… eh il giro quello è… Antimafia praticamente, perché questi qua… guarda quelli che utilizzano i cognomi dei martiri per fare carriera, fanno ancora più schifo degli altri… l’ho sempre dichiarato, lei, la Borsellino, questa è gente che proprio andrebbe eliminata… però dicono sono bravissime persone… e va beh, se lo dite voi!»


I giornali riportano poi un sms inviato da Colicchi a Gemelli riguardo alla Legge Navale del 2014, che avrebbe dovuto stanziare 5,4 miliardi di euro alla flotta della Marina italiana. Colicchi avrebbe scritto a Gemelli: «Gianluca per favore potresti chiedere a Federica se firma il documento legge navale? È ancora li…». Qualche ora dopo, Colicchi avrebbe scritto un nuovo sms: «Firmata legge navale!!! Firmata legge navale!!!», anche se non è chiaro, dalle ricostruzioni dei giornali, a chi lo avrebbe inviato. L’episodio in questione si riferisce al presunto scambio di favori tra Gemelli e De Giorgi, e scrive Il Sole 24 Ore che gli investigatori credono che nello sblocco dei fondi Colicchi avrebbe voluto far ottenere dei vantaggi anche per Finmeccanica: non è però assolutamente chiaro, secondo lo stesso Sole 24 Ore, in che modo questo sarebbe stato possibile.

Altre intercettazioni pubblicate venerdì aggiungono informazioni piuttosto frammentarie sul rapporto – apparentemente non sereno – tra Guidi e Claudio De Vincenti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri ed ex vice ministro di Guidi, citato dai giornali come possibile successore del ministro. Scrive Repubblica che Guidi avrebbe detto in una conversazione intercettata, riferendosi a De Vincenti: «È la mia rovina. Devo stare molto attenta perché sa tutto», e che in un’altra avrebbe sostenuto che De Vincenti e Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, «sono stati messi lì da quel quartierino».

Fonte: Il Post

E' iniziato il trasferimento dalla Grecia alla Turchia di un secondo gruppo di migranti

Altri 140 migranti sono stati trasportati dalla Grecia alla Turchia, come previsto dall’accordo tra l’Ue e la Turchia

Il traghetto partito da Lesbo e diretto in Turchia. Credit: Giorgos Moutafis

È iniziato questa mattina il trasferimento di un secondo gruppo di migranti dalla Grecia alla Turchia, come previsto dall’accordo tra l’Unione europea e la Turchia per bloccare i flussi migratori. I primi 45 sono già arrivati in Turchia, fanno sapere le autorità. Secondo la Bbc saranno 140 in tutto le persone trasferite con i traghetti oggi. I trasferimenti erano iniziati lo scorso 4 aprile.

Tre migranti si sono tuffati in acqua per cercare di fermare il traghetto partito da Lesbo con a bordo 45 pakistani, ma sono stati ripescati dalla Guardia costiera. Proteste anche al porto di Mytilene. Alcuni migranti a rischio espulsione hanno iniziato uno sciopero della fame a Lesbo.

Da quando è iniziato il processo di trasferimento, le richieste di asilo in Grecia sono salite.

Secondo il piano, per ogni migrante siriano tornato in Turchia, un altro con i requisiti per la protezione internazionale, viene portato in Europa.

Un portavoce dell’agenzia Frontex ha detto che dei migranti pakistani trasferiti oggi nessuno aveva scelto di fare domanda di protezione internazionale, di conseguenza tutti sarebbero stati trasferiti.

Dei migranti trasferiti oggi, i non siriani saranno portati nei centri di deportazione, mentre eventuali siriani saranno portati nei campi per rifugiati, prendendo il posto di quelli che sono stati già reinsediati in Germania. 

Le organizzazioni per i diritti umani sono concordi nel dire che la Turchia non è un paese sicuro per i migranti. Amnesty International denuncia il fatto che i migranti bloccati a Lesbo e sulle altre isole greche non hanno praticamente accesso ad alcuna assistenza legale né ad informazioni sul loro destino.

Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, ha sollecitato l'Unione europa a mantenere le sue promesse, tra cui l'erogazione di 3 miliardi di euro.

L’organizzazione internazionale per le migrazioni, Oim, dice che nel 2016 in Grecia sono arrivati 152,137 migranti.

Fonte: The Post Internazionale

Da oggi in Colombia i gay possono sposarsi

Sei giudici costituzionali su nove si sono espressi a favore dei matrimoni gay. Nel 2015 la corte costituzionale aveva già permesso le adozioni omosessuali

Attivisti festeggiano la decisione della Corte costituzionale colombiana. Credit: Reuters

La Corte costituzionale colombiana ha dato il via libera ai matrimoni omosessuali in Colombia, una nazione tradizionalmente conservatrice e a maggioranza cattolica.

Sei giudici su nove hanno votato contro la legge attualmente in vigore che prevede che a contrarre il matrimonio possano essere solo coppie eterosessuali e che assegna al parlamento e non alla corte costituzionale il compito di legiferare sulla materia.

“Ai gay devono essere garantiti gli stessi diritti degli eterosessuali e quindi anche la possibilità di contrarre matrimonio”, ha commentato Alberto Rojas, uno dei giudici che si è espresso a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Un piccolo gruppo di manifestanti si è riunito davanti alla corte per celebrare la decisione: “Questa decisione dice a tutti i conservatori che i diritti e l’uguaglianza non possono essere bloccati. Ma la lotta davanti a noi è ancora lunga”, sostiene l’attivista Luis Felipe Rodriguez.

Adesso la Colombia è la quarta nazione dell’America Latina a permettere i matrimoni gay, insieme a Argentina, Brasile e Uruguay. Messico City e altri stati del Messico hanno approvato leggi che permettono matrimoni omosessuali e la corte costituzionale ha stabilito che dovranno essere applicate a livello nazionale.

Per la prima volta nel 2011 la corte costituzionale colombiana aveva riconosciuto le coppie omosessuali come famiglie e aveva ordinato al parlamento di approvare una legge che riconoscesse loro gli stessi diritti delle coppie eterosessuali.

Se il parlamento non fosse riuscito a passare una legge sul tema entro il giugno 2013, le coppie gay avrebbero potuto automaticamente formalizzare la loro unione davanti a un giudice o un notaio.

Ma i principi stabiliti dalla corte erano vaghi e molte coppie sono rimaste in un limbo normativo.

Nel 2015 la corte costituzionale aveva già autorizzato le adozioni per le coppie gay, ma un senatore ha proposto un referendum popolare per abrogare la legge. Adesso gli attivisti temono la stessa sfida per i matrimoni omosessuali.

Secondo un’indagine condotta da un’università di Bogotà di orientamento conservatore, nella capitale il 70 per cento dei residenti è contrario all’adozione per le coppie omosessuali e il 57 per cento disapprova i matrimoni gay.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 7 aprile 2016

Federica Guidi: «Ho appreso definitivamente di essere persona offesa»


L'ex Ministro dello Sviluppo economico ha parlato con i pm e ha lasciato il palazzo di giustizia di Potenza senza incontrare i giornalisti e senza fare dichiarazioni. Il verbale dell'interrogatorio, durato oltre tre ore, è stato secretato

L’ex Ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha parlato con i pm e ha lasciato il palazzo di giustizia di Potenza senza incontrare i giornalisti e senza fare dichiarazioni. Guidi, appena finito il confronto con i pubblici ministeri che indagano sul petrolio in Basilicata, è risalita sull’auto con la quale era giunta a Potenza ed è ripartita. – “Vorrei prima di tutti ringraziare i magistrati per avermi dato la possibilità in tempi così brevi di chiarire questa vicenda così spiacevole per me. Ho risposto a tutte le loro domande. Dal punto di vista giuridico ho appreso definitivamente di essere persona offesa” ha fatto dire la Guidi a una nota rilasciata dopo la deposizione davanti ai pm di Potenza.

FEDERICA GUIDI APPARSA COME “SERENA E TRANQUILLA”

La ex titolare del dicastero dello Sviluppo economico ha risposto a tutte le domande. “Assolutamente”, ha commentato il capo della squadra mobile di Potenza Carlo Pagano ai cronisti. Il verbale dell’interrogatorio, durato oltre tre ore, è stato secretato. Prima di essere ascoltata dagli inquirenti, un collaboratore dell’ex ministro aveva fatto sapere che stava valutando se parlare alla stampa, ma che lo avrebbe concordato con la procura. Evidentemente ha ritenuto di evitarlo. L’ex ministro dello Sviluppo economico è arrivata stamane al Tribunale lucano accompagnata da uno staff di cinque persone. All’arrivo un suo collaboratore aveva dichiarato che Guidi era “serena e tranquilla” e che aveva portato con sé agende e materiale di lavoro relativo ai suoi due anni al Mise.

(copertina foto di ANSA/ GIUSEPPE LAMI)

Fonte: Giornalettismo