lunedì 31 gennaio 2011

Carte in regola contro le mafie

Chi l’ha detto che i professionisti sono tutti al soldo dei boss? La giornata di ieri a Modena, organizzata dal Comitato unitario delle professioni della città emiliana, in collaborazione con Libera e Libera informazione, è stata una piccola rivoluzione. Avvocati, ingegneri, commercialisti, architetti, medici, hanno sottoscritto un documento destinato a fare scuola. Un impegno concreto delle categorie professionali per contrastare il dilagare delle mafie nella provincia di Modena. «Ci hanno chiesto se abbiamo una realtà dove ci sia uno stato di grave compromissione con le mafie. La realtà modenese – ha dichiarato Pietro Balugani, ingegnere e presidente del Cup di Modena - non è del tutto compromessa. Tuttavia, la percezione che abbiamo, dovuta anche alle situazioni di regioni vicine come la Liguria o la Lombardia, ci fa capire che il corpo sociale può finire infettato dalla criminalità organizzata. Vogliamo dare senso a problematiche che ci riguardano come professionisti ma ancor prima come cittadini. Noi ci siamo e siamo disposti a fare la nostra parte nel contrasto al crimine organizzato».

I professionisti modenesi vogliono: «Contribuire attivamente a contrastare il processo di infiltrazione e radicamento della mafia – si legge nella Carta eitca – per garantire una crescita civile dell’intero Paese». Undici articoli semplici e chiari. Una chiamata professionale alle “armi” da parte di quelle categorie che, in molte indagini, risultano spesso colluse con i boss. La longa manus della criminalità organizzata, in grado di farne fiorire gli affari illeciti, garantendo ricchezza e impunità. Una situazione che ai professionisti di Modena non va affatto bene. «Il Professionista, gli Ordini e Collegi della Provincia di Modena e i loro rappresentanti – recita l’articolo 1 della Carta etica – riconoscono fra i valori fondanti della professione intellettuale il rifiuto di ogni rapporto con organizzazioni criminali». Si impegnano a realizzare una Commissione permanente con lo scopo: «Di confrontarsi e collaborare con altre realtà territoriali per garantire solidarietà, a chi dovesse risultarne vittima, contro tutte le mafie, nazionali e transnazionali, e contro ogni forma di corruzione».

Inoltre, un impegno a promuovere attività di contrasto alle mafie, come la formazione educativa nelle scuole. L’impegno a fornire “suggerimenti” legislativi agli amministratori locali e ai privati: «Che garantiscano la massima trasparenza negli appalti e nella gestione dei servizi». La promozione della crescita professionale salvaguardando, però, la sicurezza del lavoro e contrastando il lavoro nero. Infine, l’invito rivolto agli ordini professionali per controllare la condotta dei singoli iscritti. Un “vigilanza” che può portare alla sospensione cautelare se non addirittura alla radiazione di un professionista. Una svolta, quella imposta dal Cup di Modena, di assoluta rilevanza. Infatti, l’avvocato, il commercialista o il medico indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, oppure condannato con sentenza passata in giudicato, andrà in contro alle sanzioni dell’Ordine di appartenenza.

Una buona prassi che, se adottata a livello nazionale, darebbe un contributo significativo al contrasto del crimine organizzato. Sulla questione l’ingegner Balugani è fiducioso: «Ho recentemente parlato con la presidenza nazionale del Cup, che ha lodato la nostra iniziativa e di questa ne farà un’iniziativa nazionale. Per il Cup questa dovrà essere una battaglia di tutti perchè si tratta di tutelare la civiltà di un territorio, di tutto il Paese».

Un campanello di allarme per i boss che da sempre hanno utilizzato i professionisti per i propri sporchi affari. Una piccola rivoluzione culturale portata avanti dai “colletti puliti”.

Fonte: Terranews

domenica 30 gennaio 2011

Il bello è che ancora gli danno retta


Massimo D'Alema rilascia un'intervista in cui spiega per filo e per segno come si fa ad uscire dal berlusconismo, senza tuttavia menzionare il rimedio di più facile attuazione: smetterla, una buona volta, di dare retta a quelli come lui, che non hanno stroncato il berlusconismo sul nascere quando potevano farlo. E che, invece di trovare una scusa e sparire, ancora continuano a parlare.

sabato 29 gennaio 2011

Non tutto il web è una TV

Solo i fornitori di servizi media audiovisivi (in modalità lineare e on demand), cui è applicabile la recente disciplina di attuazione del testo unico dei servizi dei media audiovisivi e radiofonici (delibere AGCOM 606 e 607 del 2010) hanno l'obbligo di iscriversi nel Registro degli operatori di Comunicazione.

È questo il senso del chiarimento che l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, a seguito dei dubbi e delle perplessità emersi nei giorni scorsi, ha ritenuto di fornire agli operatori del settore attraverso un aggiornamento delle FAQ pubblicate sul proprio sito.

La FAQ n. 16 e la relativa risposta, fugano ogni dubbio: "16) Chi è tenuto ad iscriversi al Registro degli operatori della comunicazione (ROC)?

Sono tenuti all'iscrizione solo i soggetti che, rientrando nel campo di applicazione dei regolamenti, hanno ottenuto l'autorizzazione per l'effetto del silenzio-assenso o hanno presentato la SCIA. Per chi è già iscritto si tratta solo di aggiornare le informazioni già esistenti. Chi, invece, non è tenuto a richiedere l'autorizzazione non è neppure tenuto all'iscrizione al Registro, ma potrà proseguire l'attività".

Tempestivo, utile ed opportuno il chiarimento dell'Autorità che si è preoccupata - ed occorre dargliene atto - di evitare di lasciare gli operatori in una condizione di incertezza interpretativa. Le web radio e web TV che non realizzano, annualmente, ricavi superiori ai 100mila euro non sono, allo stato, dunque, tenute ad iscriversi nel ROC.

Utile anche - sebbene, probabilmente, meno risolutivo di quello relativo alla portata dell'obbligo di iscrizione al ROC - il chiarimento fornito dagli uffici dell'Autorità in relazione all'applicabilità della nuova disciplina sulla fornitura dei servizi media audiovisivi agli UGC. Si tratta di un'altra questione della quale tanto si è discusso in Rete e che, pure, ha sollevato numerosi dubbi interpretativi.

Stando a quanto, ora chiarito, dall'Autorità attraverso la risposta alla FAQ numero 21, i due regolamenti contenenti la disciplina dell'attività di fornitura di servizi media audiovisivi non si applicherebbero ai "siti che diffondono contenuti generati dagli utenti (cd UGC)" in quanto "le delibere dell'Autorità (606 e 607/2010/CONS, ndr), in piena aderenza con i principi stabiliti dalla direttiva e dal decreto, ne hanno esplicitamente previsto l'esclusione dal campo di applicazione dei regolamenti, tranne nel caso in cui sussistano, congiuntamente, due condizioni in capo ai soggetti aggregatori: sia la responsabilità editoriale, in qualsiasi modo esercitata, sia uno sfruttamento economico".

Scrivono al riguardo gli uffici dell'Autorità: "Mentre lo sfruttamento economico è facilmente individuabile, affinché si determini la responsabilità editoriale, sono invece richiesti due elementi concorrenti: l'esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi, ivi inclusi i programmi-dati, sia sulla loro organizzazione in un palinsesto cronologico, nel caso delle radiodiffusioni televisive o radiofoniche, o in un catalogo nel caso dei servizi a richiesta".

Preziosa, infine, la conclusione della risposta: "Pertanto, i siti che non selezionano ex ante i contenuti generati dagli utenti, ma effettuano una mera classificazione dei contenuti stessi, non rientrano nel campo di applicazione della norma".

Con il suo chiarimento, l'Autorità sembra dunque escludere che Google, Dailymotion, Vimeo e le altre piattaforme UGC - se stabiliti in Italia - siano soggetti alla disciplina dettata dal c.d. Decreto Romani.

Il controllo di conformità dei contenuti caricati dagli utenti rispetto alle policy dei diversi operatori, così come l'eventuale successiva rimozione di taluni contenuti, dunque, non sarebbero sufficienti a riconoscere in capo alla piattaforma UGC la responsabilità editoriale che, sola, fa scattare l'applicabilità della nuova disciplina sulla TV.

Si tratta di una conclusione che chiarisce la portata della disposizione - invero piuttosto ambigua - contenuta nei due regolamenti di recente pubblicati, secondo cui "nel caso in cui sussistano, in capo ai soggetti che provvedono all'aggregazione dei contenuti medesimi, sia la responsabilità editoriale, in qualsiasi modo esercitata, sia uno sfruttamento economico" questi ultimi sarebbero soggetti alla stessa disciplina dettata per la TV.

Ad un tempo, gli uffici dell'Autorità, con il loro chiarimento, ridimensionano - o, forse, addirittura, svuotano di significato - la portata delle dichiarazioni del Commissario Mannoni, secondo il quale "YouTube fa una gerarchizzazione dei propri contenuti...anche se magari solo con il suo algoritmo e in automatico, e questo equivale a un controllo editoriale".

Bene, dunque, i chiarimenti anche se, forse - specie con riferimento alla questione relativa agli UGC - sarebbe opportuno, anche alla luce delle inopportune dichiarazione del Commissario Mannoni, intervenire direttamente sulle disposizioni contenute nei due regolamenti per fugare ogni dubbio interpretativo presente e futuro.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it

venerdì 28 gennaio 2011

Virus informatico Stuxnet negli impianti nucleari iraniani, si teme una Chernobyl

L’Iran rischia una Chernobyl. Gli esperti nucleari russi che stanno mettendo in funzione la centrale nucleare di Bushehr, sul Golfo Persico, si sono rivolti addirittura al Cremlino perchè convinca gli iraniani (che hanno molta fretta) ad aspettare.

I russi dicono in sostanza di non poter garantire la sicurezza della centrale a causa dei danni prodotti da Stuxnet, il virus informatico che ha colpito i nascenti impianti nucleari iraniani e che – ha scritto domenica il New York Timesè stato partorito da uno sforzo congiunto dei servizi segreti americani ed israeliani.

La storia è sul quotidiano britannico Telegraph, che dice di aver preso visione del disperato Sos inviato per iscritto dagli esperti nucleari russi al Cremlino.

Il programma nucleare iraniano è da tempo oggetto di tensioni internazionali. Secondo Israele, gli Usa e i Paesi occidentali in generale, farebbe da paravento all’intenzione di costruire una bomba atomica. Gli iraniani giurano che non è vero.

Non tocca a questo blog stabilire chi ha ragione: e in ogni caso, fosse per me, civile o militare il nucleare non lo userebbe nessuno.

Sta di fatto che – secondo la ricostruzione del New York Times – Usa e Israele, che hanno armi e centrali nucleari, hanno spedito agli iraniani il virus Stuxnet per mettere Ko la gestione informatizzata degli impianti. Missione compiuta, pare.

Le operazioni per mettere in funzione la centrale iraniana di Bushehr sono iniziate in autunno. Le autorità iraniane smentiscono i danni da Stuxnet: secondo la loro tabella di marcia, l’energia nucleare deve entrare nella rete elettrica entro l’estate.

Ne fanno una questione di prestigio internazionale – scrivono i tecnici russi nel loro Sos al Cremlino – e non sono disposti ad accettare alcun ritardo.

Sempre i russi dicono di non essere in grado di garantire l’avvio in sicurezza della centrale dopo il passaggio di Stuxnet nei computer.

Affermano che gli iraniani, premendo per far comunque entrare in funzione la centrale, non mostrano la responsabilità professionale e morale richiesta per il loro ruolo ed anzi disprezzano la vita umana. Infine, sostengono che se la Russia permettesse il proseguimento delle operazioni a Bushehr potrebbe ritrovarsi sotto accusa per un’altra Chernobyl.

Speriamo proprio di no. Ma se mai dovesse accadere, la responsabilità non sarebbe solo del mancato intervento russo e della colpevole testardaggine iraniana.

Sul New York Times il virus Stuxnet, cruciale per rallentare il programma nucleare italiano, creato da americani e israeliani

Un articolo di novembre su Italia News iniziato il processo per mettere in funzione la centrale nucleare di Bushehr

Fonte: Blogeko

giovedì 27 gennaio 2011

27 gennaio: Giorno della Memoria. Per non dimenticare...


Oggi è il Giorno della Memoria, per commemorare le vittime del nazismo e del fascismo, dell'Olocausto. Il 27 gennaio del 1945 furono aperti i cancelli della città polacca di Auschwitz e fu svelato l'orrore del campo di sterminio, delle deportazioni, del genocidio nazista che causò la morte di milioni di persone, soprattutto ebrei.

Ricordare la Shoah, conservare nel tempo la memoria di un periodo nero della nostra storia, per non dimenticare l'orrore e le vittime.

mercoledì 26 gennaio 2011

Abbassare la maggiore età: un pretesto per salvare Berlusconi

Qualche giorno fa si era parlato di abbassare la maggiore età da 18 a 16 anni. In un paese che va a rotoli è una questione prioritaria...

Ma vi siete chiesti il motivo? L'ipotesi più ricorrente, se messa in atto attraverso una legge applicabile retroattivamente, potrebbe essere quella di salvare Silvio Berlusconi dall’accusa di prostituzione minorile. Ruby, in questo modo, da minorenne si 'trasformerebbe' in maggiorenne. Più chiaro e semplice di così...

L'idea è di Gaetano Pecorella e, al primo impatto, sembrava quasi una bufala, se non fosse che a rilanciarla è sceso in campo anche Fabrizio Cicchitto.

Per caso stanno lavorando anche ad un'ipotesi per poter salvare Berlusconi dall’accusa di concussione mossa dai PM comunisti?

martedì 25 gennaio 2011

E se la fidanzata di Berlusconi fosse lei?


Avete notato che, ultimamente, quando parlano male di Berlusconi la Santanchè si agita, si indigna e soprattutto lo difende? Dite la verità: ci avete pensato eh?

lunedì 24 gennaio 2011

Berlusconi attacca ed insulta Lerner



Berlusconi non perde proprio quel maledetto vizio di telefonare in diretta e di attaccare ed insultare. Questa sera lo ha fatto nella trasmissione 'L'infedele' condotta da Gad Lerner. Massima solidarietà al giornalista per l'oscena aggressione verbale che ha subito dal Presidente del Consiglio.