venerdì 6 marzo 2015

La qualità nell’informazione


Il giornalismo, come molte professioni intellettuali, è di difficile misurazione e classificazione, ambito dove la misura si incentra essenzialmente su parametri qualitativi e poco su quelli quantitativi.

Un fatto che spesso si scontra con le difficoltà attuali di monetizzare, nel difficile passaggio da carta a digitale, che generano “click whore”, articoli prodotti con il solo scopo di attirare traffico al sito del quotidiano che badano alla quantità invece che alla qualità dell’informazione.

Dovendo, volendo identificare alcuni parametri che vanno a costituire la qualità dell’informazione e dei giornali credo che il primo parametro da considerare sia nella capacità di soddisfare la necessità di comprendere il perché dei fatti, delle notizie. Il bisogno, nell’attuale fase di obesità dell’informazione, è di capire non di vedere, l’informazione deve spiegare non mostrare o riportare i fatti che, peraltro, spesso sono già diffusi in Rete dalle piattaforme sociali prima che da giornali e giornalisti…

Indubbiamente il fact checking, ovvero l’attribuzione di procedure specifiche di controllo di qualità dell’informazione prima della sua diffusione, è un altro aspetto che l’attuale corsa allo scoop sul filo del minuto rende elemento indispensabile per la definizione di qualità dell’informazione.

Ritenere che il lavoro giornalistico non si concluda con la pubblicazione ma riconoscere che la pubblicazione può essere l’inizio e non la fine del processo giornalistico/informativo, come recentemente ha sostenuto Alan Rusbridger, Editor-in-chief del The Guardian , è sia un elemento di apertura partecipativa al pubblico, ai lettori, che aspetto di processo che influenza la qualità del prodotto, del lavoro giornalistico, e dunque dell’informazione, per integrazioni e/o correzioni se del caso.

http://www.ahref.eu/it/ricerca/le-grandi-domande/come-evolve-il-concetto-di-qualita-nellinformazione/la-qualita-nellinformazione.html

Come evolve il concetto di qualità nell’informazione?

Una buona domanda è condizione necessaria, anche se non sufficiente, per trovare qualche buona risposta. Il problema è dunque quello di chiarire se questa domanda possa essere una buona domanda. Di certo, è una domanda urgente. La quantità dell’informazione disponibile sta crescendo vertiginosamente, con i media sociali, internet, la digitalizzazione e la crescita della velocità di accesso ai contenuti che si trovano in rete. Il fatto è che internet ha reso enormemente meno costoso pubblicare. La funzione di filtro qualitativo, nell’epoca analogica, era affidata a pochi grandi “custodi” del sapere: editori, università, autorità culturali. Oggi, in un contesto in cui tutto si pubblica senza troppe difficoltà, quella stessa funzione si svolge nel momento della fruizione dei contenuti.

La ricchezza quantitativa di informazione diventa anche un problema in termini di giudizio critico, qualitativo. Ogni punto di vista è legittimo e ogni valutazione della qualità è possibile. Questo può arricchire e nello stesso tempo disorientare. Può aprire la cultura alla molteplicità delle libere espressioni e può rendere più difficile ritrovarsi su un terreno culturale comune, tollerante e rispettoso, col rischio che soltanto chi può parlare a voce più alta riesca a farsi udire nel rumore generalizzato.

Il rischio però è un modo preoccupato per definire il concetto di opportunità. Il rischio è un elemento integrante dell’innovazione. E quando una società se lo prende, vuol dire che è arrivata al momento in cui vuole cambiare. Un fatto è certo: la società ha assunto entusiasticamente la rete, ne ha sperimentato il valore d’uso, ci ha trovato liberazione e ricchezza di idee. Quindi ha visto più opportunità che rischi. Anche per questo, soprattutto per questo, l’evoluzione della rete non può e non deve essere fermata, temuta, manipolata, diretta, negata. Va presa di petto, con coraggio, con piglio attivo e costruttivo.

Se c’è un fenomeno di fondo nella cultura della rete è proprio la sua capacità di instillare la visione del cambiamento e di incentivare l’azione di chi lo cavalca, partecipando all’evoluzione dell’insieme. La qualità dell’informazione in rete, dunque, non si impone: la si arricchisce con il pensiero e l’iniziativa. Solo vivendo criticamente la rete se ne scoprono i problemi, si immaginano possibili soluzioni, si sperimentano iniziative per realizzarle.

Links alle fonti:

http://www.ahref.eu/it/ricerca/le-grandi-domande/come-evolve-il-concetto-di-qualita-nellinformazione/la-qualita-nellinformazione.html

http://www.ahref.eu/it/homepage/ricerca/le-grandi-domande/come-evolve-il-concetto-di-qualita-nellinformazione/come-evolve-il-concetto-di-qualita-nellinformazione.html

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1 commento:

Davide Bassan ha detto...

Articolo molto interessante, complimenti.

Anch'io, nel mio piccolo, tramite il mio blog (www.webinformazione.blogspot.it) cerco di fare buona informazione in Rete; perchè un cittadino informato è un cittadino sovrano!