martedì 8 febbraio 2011

Egitto: Governo indebolito ma la protesta non si ferma

L'Egitto sta cedendo alle proteste dei manifestanti. Inizia a fare delle concessioni al popolo in rivolta, ma la folla assiepata al Cairo in piazza Tahrir rimane salda sulle sue posizioni, continua il presidio nella spianata centrale della capitale. E se si guarda al futuro del paese, si nota una situazione di vuoto istituzionale con l'opposizione debole e frammentata e un esecutivo che ormai si sta sfaldando. Tutto questo sembra favorire l'ingresso dei partiti islamisti, ipotesi che sembra preoccupare gli Stati Uniti, ma fa esultare l'Iran e il blocco anti-Israele.

È stato liberato Wael Ghonim, il direttore marketing per il Medio Oriente e l'Africa di Google. Questa è la concessione che ha avuto più impatto sugli osservatori internazionali, ma altre hanno riguardato direttamente la vita dei cittadini. Sono stati aumentati del 15 per cento i salari dei dipendenti pubblici e le pensioni e un fondo di 840 milioni di dollari per coprire i danni alle attività commerciali in seguito ad atti di vandalismo e a saccheggi. Il coprifuoco è stato ridotto di un'ora, inizierà alle 20 e terminerà alle 6. E poi la giustizia. Mubarak ha ordinato un'inchiesta sulle violenze dei giorni scorsi e ha espresso solidarietà ai familiari delle vittime. Davanti al giudice è finito l'ex ministro degli interni Habib al Adly che potrebbe essere incriminato per aver disposto il ritiro delle forze dell'ordine durante i disordini, per aver ordinato ai poliziotti di usare pallottole vere e non di gomma e per aver aperto le porte delle carceri.

Tutto questo non è bastato a placare la protesta. Con 297 morti alle spalle, secondo le stime di Human Rights Watch, i manifestanti si apprestano a presidiare piazza Tahrir, il luogo simbolo della protesta, per il quindicesimo giorno di fila. La situazione è apparentemente calma con il primo ministro Ahmed Shafiq che ha assicurato che non vi saranno conseguenza per gli attivisti. Ma in realtà la tensione aleggia nell'aria. I manifestanti non si fidano di queste parole e si chiedono come mai sia ancora in vigore la legge d'emergenza. Si sono intensificati i controlli ai checkpoint: «La sicurezza ci registra ai checkpoint, ci guardano in modo diverso – sostiene Saad Shibahi, autista di Alessandria – È abbastanza per farci stare in allerta». Dalla piazza fanno sapere che la protesta continuerà e nella notte hanno pure inscenato lo "zar" contro Mubarak, un antico ballo arabo che veniva utilizzato per scacciare gli spiriti maligni.

Ma la folla deve affrontare anche un altro problema. Si tratta della successione a Mubarak. Il popolo di Facebook ha nominato il segretario generale della Lega Araba Amr Moussa come candidato. Ma sono altri gli attori emersi da questa rivolta. Su tutti Mohammed ElBaradei, l'ex capo dell'Agenzia internazionale per l'Energia Atomica rientrato nel paese per proporsi come il leader dell'opposizione. È l'uomo che è emerso da queste rivolte, ma le sue possibilità sembrano deboli perché viene visto da molti come un tecnocrate che ha sfruttato l'onda del malcontento per salire al potere. Poi i nasseriani liberali che si sono ritirati dal dialogo con Suleiman, ma il loro seguito non è tale da impensierire i rivali. E ancora i Fratelli Musulmani che hanno tenuto un profilo basso durante le rivolte. Sembrano loro la forza più forte di un'opposizione ancora troppo frammentata.

Gli Stati Uniti temono un possibile ingresso nel governo del partito islamista e il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs precisa: «Noi saremo partner di un Governo che terrà fede ai trattati e agli impegni presi». Un monito ai futuri governanti per fare rispettare gli accordi del 1979 sui rapporti con Israele mai accettati dai Fratelli Musulmani. Invece in Iran il movimento riformista dell'Onda verde ha annunciato che lunedì organizzerà una manifestazione per le strade di Teheran in sostegno alla rivoluzione egiziana. E il ministro degli esteri Ramin Mehmanparast ha aggiunto: «Le proteste popolari sono volte a chiedere giustizia, ad agire contro la tirannia e l'oppressione, a fermare la dipendenza dell'Egitto e a restituire all'Egitto la sua dignità». È in atto da parte dell'Iran un tentativo di sganciare il governo del Cairo dalle ingerenze straniere, soprattutto americane.

lunedì 7 febbraio 2011

L’Italia su Facebook

Un’infografica di Vincenzo Cosenza colloca sul territorio nazionale i dati degli iscritti a Facebook in Italia. Il 4 febbraio Facebook ha compiuto sette anni di vita e oggi può contare su 600 milioni di utenti registrati in tutto il mondo. In Italia sono 18 milioni: 12 di questi lo usano ogni giorno.



(si ingrandisce con un clic)

Fonte: Il Post

domenica 6 febbraio 2011

L'incredibile collezione di "guarda caso" di Luca Barbareschi

All'inizio di febbraio Luca Barbareschi va a parlare con Silvio Berlusconi; guarda caso, qualcuno inizia a mormorare che l'attore sarebbe in procinto di abbandonare FLI per tornare nel PdL, ma lui nega, definisce quelle voci delle illazioni e precisa che al limite si potrebbe dimettere dalla carica di deputato; a questo punto qualcun altro fa osservare che, guarda caso, se Barbareschi dovesse dimettersi al suo posto subentrerebbe Giovanni Marras, primo dei non eletti in Sardegna e berlusconiano di ferro; subito dopo, guarda caso, l'attore si astiene nella votazione sulla competenza della Procura di Milano nell'ambito dell'affare Ruby, dichiarando però, guarda caso, di aver sbagliato a pigiare il pulsante; anche se la sua collega di partito Angela Napoli sostiene, guarda caso, di aver visto Barbareschi premere il bottone giusto facendo una foto col cellulare, salvo cambiare e schiacciare quello sbagliato appena compiuta l'operazione; nel frattempo, guarda caso, durante una riunione tra Fini e Barbareschi volano penne e parole grosse.

Dite la verità: non pare anche a voi una serie di "guarda caso" che sfida tutte le leggi della statistica?

sabato 5 febbraio 2011

Basta panni stesi, bonghi, zoccoli e “defunti”: viaggio nell’Italia dei divieti

Italia Paese dei divieti: in tutta la penisola i comuni si stanno sbizzarrendo nel vietare le usanze più disparate, dai panni stesi alle finestre, all’apertura dei kebab, all’uso degli zoccoli. C’è un paese in provincia di Brescia che ha addirittura chiesto ai cittadini di non morire, perché non c’è più spazio nel cimitero.

L’ultima in ordine di tempo è la decisione del comune di Genova di vietare i panni stesi alle finestre nelle strade principali. Niente più lenzuola, magliette, mutande stese “a vista”. Pena una multa salata. Ma scorrendo lo stivale sono diverse le ordinanze quantomeno “bizzarre”.

A Bologna, ad esempio, il comune ha deciso di punire con una multa di 500 euro chi suona il bongo in ore notturne. Per chi lava i vetri, chiede l’elemosina o mangia in strada il minimo sarà, invece, un’ammenda di 100 euro.

A Torino la guerra si fa contro le antenne: un’ordinanza comunale impone che siano piazzate sui tetti e abbiano una colorazione che si mimetizzi con quella dei muri esterni o sia in materiale trasparente.

A Lucca nel mirino ci sono invece i Kebab: la città ha detto stop all’apertura dei kebab all’interno delle mura del centro storico. Eccezione per quelli già esistenti che però potranno restare.

A Capri il comune ha deciso di vietare l’utilizzo degli zoccoli in legno. Perché? Fanno troppo rumore.

A Roncadelle (Bs), infine, un’ordinanza ha chiesto ai cittadini di non morire. Il sindaco giustifica così la decisione: “Non si può ampliare il cimitero”.

venerdì 4 febbraio 2011

Intersos: emergenza siccità in Somalia, serve aiuto subito


"Servono camion per il trasporto dell’acqua nella zone piu' remote, serve bonificare i pozzi contaminati, riaprire quelli in secco. Serve cibo per chi non e' riuscito a salvare il raccolto. E' urgente portare aiuto ai pastori che hanno perso migliaia di animali, e' necessario contrastare le malattie che nascono quando manca l’acqua. Diarrea, colera, tifo, proliferano in mancanza di condizioni igieniche di base". Marco Procaccini, operatore umanitario di INTERSOS per la Somalia, racconta come si vive oggi nel paese flagellato da 20 anni di guerra e ora da una siccita' prolungata che sta lentamente devastando l’agricoltura. Ma i fondi disponibili per la risposta all’emergenza in Somalia non bastano. Serve di piu', adesso.

INTERSOS e' presente in Somalia dal lontano 1994, ed e' una delle organizzazioni non governative internazionali che riesce a portare soccorso e supporto in aree considerate ad accesso estremamente critico, a causa della difficilissima condizione di sicurezza. Hassan Mahdi, responsabile INTERSOS, da Jowhar racconta che ‘nella regione meridionale del Medio Scebeli, dove INTERSOS gestisce un ospedale Regionale si parla di circa 73 mila famiglie colpite dalla siccita', e piu' di 600 mila animali gia' morti per l’assenza di acqua e di pascoli. Nella regione di Bay, a ovest di Jowhar, migliaia di pastori vagano con le loro mandrie alla ricerca d’acqua con perdite continue e inarrestabili di bestiame’ riporta Mohamed Luqman da Baidoa, che spiega: ‘stiamo assistendo centinaia di donne e bambini, i piu' colpiti dall’emergenza siccita', il nostro staff visita i villaggi, distribuisce cibo ad alto contenuto nutritivo, valuta le condizioni di salute dei bambini piu' piccoli e quelli che piu' gravi, a volte a rischio sopravvivenza, vengono portati nel nostro ospedale di Jowhar dove ricevono le prime cure, e' una corsa contro il tempo’.

Anche nella regione del Basso Shebeli, anche se si continua disperatamente a coltivare sulle rive di un fiume sempre piu' secco, numerose famiglie scelgono di cercare riparo nei campi per i rifugiati in Kenya, Ethiopia e Yemen (650 mila rifugiati Somali gia' presenti). Vendono quei pochi beni che ancora posseggono per pagare un viaggio in camion fino alla frontiera e sperare in una vita migliore.

Il ventennale conflitto che dilania la Somalia dalla caduta di Siad Barre in poi e le ricorrenti emergenze umanitarie che si sono ripetute ciclicamente hanno ridotto il paese ad una situazione terribile. Nell’indice dei Failed States, i cosiddetti Stati falliti, la Somalia vince sempre con circa due milioni e mezzo di persone in emergenza umanitaria, di cui quasi un milione, soprattutto donne e bambini, in malnutrizione acuta. La siccita' prolungata si aggiunge come risultato degli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici. Nelle regioni maggiormente colpite dalla crisi, solo il 15% della pioggia prevista e' effettivamente caduta al suolo. Nell’epicentro della crisi siccita', la regione centro-meridionale di Hiran, e' il nono anno consecutivo che le piogge non raggiungono il minimo necessario, con conseguenze terribili sui raccolti e gli animali al pascolo. Agricoltura e pastorizia sono le due attivita' principali di tante aree della Somalia e tra le sole attualmente possibili.

Le prossime settimane saranno cruciali per mettere un freno a una nuova catastrofe umanitaria. Dipende anche dal nostro Paese, dalla nostra capacita' di reagire e di portare aiuto concreto alla popolazione.

Per aiutarci a portare cibo e cure ai bambini malnutriti si può donare sul sito INTERSOS

Per informazioni e interviste in italiano con il coordinatore Hassan Mahdi dalla Somalia:
Ufficio Stampa INTERSOS
comunicazione@intersos.org

giovedì 3 febbraio 2011

Federalismo, pareggio in bicamerale: parere respinto

Il voto in bicamerale sul federalismo finisce con un pareggio, che equivale a un parere negativo alla proposta del relatore. Secondo l’articolo 7 del regolamento della Commissione, infatti, il decreto dunque si intende respinto, almeno in commissione. Si legge infatti nel Regolamento: “Le deliberazioni delle commissioni sono adottate a maggioranza dei presenti, considerando presenti coloro che esprimono voto favorevole o contrario. In caso di parità di voti, la proposta si intende respinta”.

mercoledì 2 febbraio 2011

La Corte Costituzionale boccia una parte della legge sul ritorno al nucleare

I ricorsi delle Regioni battono il Governo 2-1. Nel senso che poco fa la Corte Costituzionale ha bocciato una parte del decreto legislativo per il ritorno all’energia nucleare, stabilendo che è necessario il parere della Regione interessata dall’ubicazione di un impianto.

In precedenza la Corte Costituzionale, accogliendo un’istanza presentata da alcune Regioni, aveva bocciato un’altra parte della legge, quella relativa all’urgenza del nucleare. Aveva invece respinto il ricorso presentato dalle Regioni che verteva sul loro ruolo nel decidere dove collocare gli impianti.

Oggi appunto la terza sentenza, sempre in materia di sedi degli impianti e competenze delle Regioni. Il Governo dunque per ora perde 2-1, ma la telenovela giuridico-atomica non è ancora finita.

La Corte Costituzionale ha reso pubblica poco fa la sentenza n.33, relativa ad una parte del decreto legislativo 15 febbraio 2010 n. 31, “Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi”,

Oggetto del contendere era – di nuovo – il ruolo delle Regioni. In particolare, erano in discussione le parti del decreto relative alla possibilità per lo Stato di scavalcare le Regioni contrarie ad accogliere un impianto sul proprio territorio.

La Corte Costituzionale ha stabilito in sostanza che le Regioni hanno la possibilità di far sentire la propria voce nel momento in cui il Governo sottopone alla Conferenza unificata Stato-Regioni l’elenco dei siti idonei ad accogliere gli impianti: di lì in poi, l’energia è una questione di interesse nazionale – semplifico, a costo di tagliare con l’accetta – e il Governo ha il diritto di dire l’ultima parola.

Tuttavia, ha aggiunto la Corte, il decreto sul ritorno al nucleare è incostituzionale nella parte in cui non prevede che la Regione sede di un impianto esprima il proprio parere sul rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio dell’impianto stesso. La Regione anzi, ha detto la Corte, dev’essere adeguatamente coinvolta, anche se il parere che le è richiesto non deve essere ritenuto vincolante.

Non so con che faccia qualcuno si azzarderà mai ad imporre una centrale nucleare ad una Regione che ha avuto modo di esprimere un no chiaro, tondo ed ufficialissimo.

La telenovela giuridico-atomica non è finita, dicevo. Resta ancora in piedi un ricorso promosso dalla Puglia, contro la toppa a mio avviso decisamente raffazzonata che il Governo ha cucito sulla sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha bocciato l’urgenza del ritorno al nucleare. Le Regioni possono vincere la partita 3-1, sicuro.

Sentenza della Corte Costituzionale n. 33 del 2011: ricorso di alcune Regioni sul decreto per il ritorno al nucleare

Fonte: Blogeko

martedì 1 febbraio 2011

La disoccupazione aumenta. E' record dal 2004!


Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a dicembre è salito al 29%, con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,4 punti percentuali rispetto a dicembre 2009, segnando così un nuovo record negativo. Si tratta, infatti, del livello più alto dall'inizio delle serie storiche mensili, ovvero dal gennaio del 2004. Preoccupante.